Il mio socio della carboneria dell’educazione diffusa mi ricorda ogni tanto che sono un articolatore compulsivo. In realtà molti scritti sono da repetita iuvant, dei collages di vecchi articoli che penso siano sempre validi. È uno dei modi per sentirmi vivo e, per quel poco che vale, buttare qua e là qualche sassolino che potrebbe anche, prima o poi (più poi, credo) colpire nel segno. Oggi, ripensando al mio divertissement di qualche tempo fa, “La Comoedia della Civita Educante” che ripropongo qui per i curiosi,
mi divertirò a raccontare le piccole storie di città e paesini più o meno aspiranti “educanti”che ho incontrato direttamente.
Già nel lontano periodo di esordio dell’idea dell’educazione diffusa alcune città si erano buttate con entusiasmo in prove di esperimenti sul campo come il Quartiereducante di Milano, un analogo nome di un quartiere per una simile prova a Recanati -tra l’altro la mia città natale-,un tentativo ad Urbino a seguito di un nostro intervento ad un seminario presso una scuola, pure a Roma in uno dei municipi più popolosi e popolari oltre ad altre città che ora non sto ad elencare, visto che sono scomparse del tutto dal nostro orizzonte.
Passata la sbornia del primo amore, glissando su quelle rare esperienze all’inizio positive e in parte ancora in qualche modo attive e più o nemo speranzose come Gubbio, Cagliari e Castellucchio (Mantova) e Suzzara, le cose si sono diradate e oggi vale la pena raccontare solo degli episodi che meritano soprattutto per la loro caratteristica spesso tragicomica.
Le nostre esperienze piccole e grandi negli anni venti ( di questo secolo ovviamente) fino a pochi mesi fa che mi hanno anche visto direttamente coinvolto riguardano le città di Parma, Pesaro, Cattolica, Montelabbate, Rimini, Santarcangelo di Romagna, Grottammare e le ancora silenziose Vallefoglia, Riccione, San Giovanni in Marignano e Misano Adriatico. Sinceramente ho girato spesso invano come una trottola. In attesa del risveglio, forse improbabile, delle ultime quattro il racconto si concentra sulle prime in ordine di tempi:
Venezia: (2021) Una bellissima idea di città educante, tra scuole, la Giudecca, un teatro, due università, un collettivo di quartiere e addirittura un disegnatore francese che già si concretizzava in un progetto decisamente all’avanguardia e perfettamente realizzabile finì miseramente per dissapori tra alcuni partners coinvolti, per problemi concreti di Covid aggravati da una becera questione di no vax in tempi di pandemia. Una occasione perdutissima e soprattutto di grande speranza per una città come Venezia sempre più inesorabilmente preda del mercato e dell’overtourism.

Santarcangelo di Romagna (2021-2022) Su invito di una nostra amica appassionata e veramente impegnata nel cambiamento radicale in ambito educativo abbiamo avuto un incontro con un’ assessora cui abbiamo, nel dicembre 2021, descritto l’idea e il progetto (tra l’altro asseriva di conoscerlo già) ricevendo un riscontro (apparente?) di interesse e l’invito a risentirci non più tardi dell’inizio dell’anno successivo (gennaio 2022). Fugit irreparabile tempus. Passano invano ulteriori contatti epistolari con ulteriore documentazione. Nessuna risposta, di nessun tipo nei mesi successivi. Neppure ad una mia decisa ma correttissima PEC inviata all’amministrazione qualche tempo fa. Il ghosting da allora fu totale. E pensare che proprio un editore della città (nella Rivista dell’Istruzione) ci aveva tante volte ospitato per illustrare la nostra idea pedagogica!

Rimini (2023-2024-2026) Nel biennio indicato la città ci concesse ospitalità nonché il patrocinio per due seminari di successo con provenienze da tutta Italia sulle tematiche dell’educazione diffusa e della città educante presso il Museo della Città. Memori di questa accoglienza abbiamo quest’anno fatto una proposta di co-progettazione per inizitative divulgative o sperimentali di cui facevamo degli esempi non esclusivi, su cui discutere. La risposta laconica e non proprio aperta ci è stata inviata con una formula molto scontata da una funzionaria che si firma “per la segreteria” dell’assessora ai servizi educativi. Ecco il testo: ” ringraziando per la proposta, dopo un’attenta valutazione, con la presente spiace comunicare che i progetti illustrati non rientrano nelle attuali linee di programmazione dell’Assessorato alle politiche educative e, pertanto, non siamo in grado di sostenerne la realizzazione. L’occasione ci è gradita per porgere cordiali saluti.” Abbiamo replicato sorpresi e con una certa decisione, allegando una significativa Lettera Aperta che avevamo già pubblicato in merito a tutto l’insieme del sentiment publico, bipartisan, verso le vere innovazioni in campo educativo in Italia.


Cattolica (2024-2025) Il Comune si è all’inizio coinvolto nella partecipazione ad un bando nazionale per un progetto di formazione e sperimentazione di educazione diffusa legato alla dispersione scolastica ed all’innovazione pedagogica. Il concorso non ha avuto l’esito sperato anche se è stata una bella occasione per progettare insieme e riflettere sulle tematiche specifiche della controeducazione e della città educante. È seguito l’anno successivo un intervento, con discreto successo di pubblico e interesse, per l’illustrazione e la storia dell’idea dell’educazione diffusa nell’ambito di una serie di conferenze dal titolo “Infanzia presente”. Una successiva proposta da parte della nostra Associazione di coinvolgimento in ulteriori eventi sull’educazione non ha ancora avuto riscontri.

Parma (2024-2025-2026) In questa città abbiamo condiviso essendo anche ammessi alla prima fase, un bando europeo denominato EYC 27 Call for Ideas nella tematica scelta di una sperimentazione urbana di educazione diffusa che coinvolgesse i giovani e le scuole oltre alla città ed ai suoi luoghi. Il titolo del progetto era OLTREPASSARE LA SCUOLA, PROVE DI EDUCAZIONE DIFFUSA. Dopo qualche tempo ci viene comunicata, senza alcuna motivazione e alcuna valutazione esplicita, una specie di “messa in riserva”. Alla richiesta di spiegazioni ufficiali solo risposte vaghe e decisamente del tutto non convincenti.

Pesaro: (2018…2025…2026) La vicenda di Pesaro (un’altra della serie “nemo propheta in patria” neppure adottiva) ha un’origine già nel 2017 con un boicottaggio collettivo storico al limite del dileggio e della presa per i fondelli di cui abbiamo a suo tempo pubblicato la storia che non sto a ripetere per pudore. Cambiata amministrazione (stesso segno paraprogressista ma persone diverse) siamo tornati alla carica e stavolta sembrava ci fosse molta più attenzione. L’ospitalità per una conferenza “storica” e illustrativa dell’idea dell’educazione diffusa nella Sala del Consiglio Comunale, sebbene poco e male pubblicizzata, faceva ben sperare in seguiti ben più concreti. Una successiva proposta al Comune, tramite la sua assessora che appariva moltissimo ben disposta verso le nostre idee, per una Conferenza pubblica sulle innovazioni educative insieme alla verifica per possibili sperimentazioni sul campo di un prototipo di educazione diffusa ci vede in trepida e speranzosa attesa.


Grottammare (2025-2026). Abbiamo accolto anche un invito a dialogare con un piccolo comune adriatico dell’ascolano. Un primo incontro proficuo faceva ben sperare. Se non fosse che il tempo preso dall’amministrazione per una riflessione, nel marzo 2026, prima di una adesione a qualche proposta concreta sta diventando veramente lunghissimo. Speriamo nell’esito della profonda riflessione.
Montelabbate (2026) Anche dal mio comune di residenza per ora c’è solenzio. Dopo la risposta di interesse ad una nostra proposta di qualche mese fa, per un incontro pubblico illustrativo del nostro progetto, che faceva ben sperare, siamo in attesa.
Fa veramente specie che la gran parte delle amministrazioni interpellate e coinvolte si dichiari progressista e appaia, fino ad una prova contraria in cui confidiamo, così tiepida, per non dire a volte anche gelida nei confronti di una delle poche realtà veramente radicalmente innovativa in campo educativo e che ha trovato perfino maggiore accoglienza intellettuale e accademica solo oltralpe.
Fa specie ma non meraviglia più di tanto dalle italiche sponde se, d’altro canto, perfino un certo establishment intellettuale che si definisce radicalmente progressista non disdegna l’attuale sistema scolastico con piccoli, rari e superficiali accorgimenti riformatori su aspetti sindacali e programmatici. Praticamente, perdonatemi il truce accostamento provocatorio, si vorrebbe un impalcato per una scuola gentilgramsciana?
PostScriptum: Alcune realtà sono attualmente in presunta controtendenza anche grazie all’impegno di alcune nostre associate impegnatissime e determinate. Si sta costruendo un progetto sperimentale complesso di Educazione Diffusa all’interno dello storico progetto della Scuola Elica di Cagliari (IIS Satta) e un’altro nella città di Suzzara (MN) destinato però per ora ad attività di prolungamento pomeridiano. Non ultima la “chiamata” inaspettata ad un incontro a breve, seguita ad una nostra proposta inviata al Comune di Genova.
Qualcosa si ri-muove? Basterebbe che la nostra idea generasse anche spontanee e “nascoste” sperimentazioni piccole e grandi in affinità con l’educazione diffusa come capitò nella storia della pedagogia “sovversiva” a tante altre proposte di sistemi radicalmente alternativi.
Ci conviene partire dalle scuole coraggiose? Dai dirigenti sovversivi? Dai comitati di quartieri che vorrebbero essere educanti? O da soli per offrire percorsi alternativi sempre pubblici ma cooperativi e autogestiti?
Una spes ultima dea….





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