Categorie
Filosofia filosofia pop mecenati pesaro Popsophia rocca costanza Turismo

Popsofisticherie short

Quest’anno dedicheremo, come promesso, poche righe alla saga di Popsophia che vediamo drasticamente ridotta a soli 2 (due) giorni! Non ne conosciamo il motivo (economico? stanchezza del pubblico? stanchezza degli sponsores?) Invece emergono le solite costanti: volontariato a gogo, per non dire sfruttamento giovanile, strumentalizzazione delle scuole sotto l’ombra del perfido, ipocrita strumento dell’alternanza scuola-lavoro, ospiti soliti noti o insoliti noti (né di destra né di sinistra?) che migrano dalla tivù e dai social ai palchi estivi della penisola e…novità delle novità accesso programmato con tanto di coda. Il titolo ci pare invece azzeccatissimissimo (oltre che scontatamente lapalissiano nel ipercelebrato tema sessantottino) come direbbe Leopardi con i suoi sarcastici superlativi: “Vietato vietare”. A cinquant’anni dal nostro sessantottino diploma di Liceo Classico e dopo tre anni di assenza in diretta (ma non in differita) ho visitato Rocca Costanza l’ultima serata. Interessante e originale Sansonetti e il “suo” ’68 se si eccettua uno scivolone linguistico sulla commissione MacCarthy rinominata “McCartney” e invece scontate le menate para filosofiche alternate da stacchetti musicali dell’anfitrione LucreziaPopErcoli in simil format Musicultura   con uno scivolino dativo tra “le” e “gli” e una recitazione assai impostata. Musica a palla forse per nascondere qualche defaillance vocale e musicale e una strana ma piacevole “Non, je ne regrette rien”  nonostante il timbro e uno strano slang franco-marchigiano.

Gli anfitrioni istituzionali pesaresi hanno invece fatto un singolare andirivieni.

Giovanni Contardi per ReseArt

8 Luglio 2018

Grafica_Pesaro.jpg

img_6022-e1437813876746

Affinità elettive tra Sarzana e le Marche?

Ci ritornano in mente comunque prepotenti le solite domande inevase sollevate dal “chi è” Popsophia : “Dalle notizie raccolte in rete sembra una impresa political culturale familiare, nella miglior tradizione democristiana che traspare anche dalla storia pubblica dei fondatori. La presidenza,  la direzione  artistica di cui non si può dire non sia intraprendente e vivace pare siano tutte in famiglia. I fondi pubblici non mancano da anni e la kermesse gode l’ ampia presenza di vips radical chic o per dirla alla francese “bobos” a dritta e a manca, tanto per coprire tutti i palati e non scontentare, neo-democristianamente, nessuno, senza prendere vere parti politiche o culturali. Non abbiamo ancora scoperto chi sono i soci del sodalizio e se vi siano tra loro dei privati cittadini, esperti o personalità della cultura: non abbiamo trovato alcun elenco pubblico. Forse ci sono solo le imprese mecenati social e altri enti ad usum delphini. Non pare vi sia un Comitato artistico o scientifico nè un regolamento. Lo Statuto, scarno ed essenziale, si mantiene in superficie. Ma il sodalizio, ci si tiene a dirlo e a scriverlo è No profit : una parola miracolosa. Non mancano negli eventi, come abbiamo già detto, i comuni, la regione, le scuole, gli studenti, le greggi di volontari gratisetamoredei, le imprese e il mercato a caccia di visibilità e di sgravi fiscali.”

Categorie
controeducazione edilizia scolastica edlizia scolastica Education Educazione Scuola

Costruire scuole

Costruire scuole. Perseverare…

Ho voluto proditoriamente ripetere il titolo di due miei articoli di qualche tempo fa per tornare sull’argomento principe della parte architettonica del racconto scritto con Paolo Mottana “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”. Sulla stessa scia del persevereare diabolicamente a costruire nuovi reclusori scolastici,  magari per poi vantarsene in improbabili seminari o kermesses elettorali, come accaduto in quel di Pesaro, si muove anche il mio piccolo comune amministrato,contrariamente al capoluogo, dal “nuovo che avanza” (il classico rovescio della stessa medaglia).La municipalità, pur nell’ambito degli adempimenti sulla  vulnerabilità sismica, ha intrapreso  la strada della demolizione di un vecchio edificio scolastico di scuola primaria (che forse avrebbe potuto essere anche riutilizzato in altre funzioni di aggregazione sociale di cui si sente la mancanza) per costruirne un’altro nuovo sullo stesso sito (sic!) da tempo problematico, urbanisticamente asfittico e non proprio rassicurante in fatto di sicurezza. Certamente non hanno letto il nostro racconto sulla Città educante  ma nemmeno il libro  “Educazione diffusa. Per salvare il mondo e i bambini”. Una delle delibere approvate (delibera originale scuola elementare) parla addirittura di un intervento “che tiene in considerazione le moderne linee guida per la progettazione di una scuola innovativa”! Non ho altro da aggiungere all’evidenza dei fatti se non invitare gli ineffabili amministratori, come feci per quelli di Pesaro che analoga, pessima cosa stanno facendo, a studiare e riflettere sulla opportunità di percorrere altre strade che siano veramente innovative in fatto di “scuola” e approfittare per avviare una virtuosa fase di transizione verso la città educante del futuro.

Les saltimbanques

 

Ricordo le mie parole di poco più di qualche giorno fa:

“È proprio vero allora che  in Italia non c’è nessun partito o movimento che sieda in Parlamento che prospetti qualcosa di diverso dall’attuale sistema scolastico, più o meno riformato, fintamente rivoluzionato o edulcorato e adattato alle proprie ideologie. Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore. Il nuovo che avanza, cinquestelle compresi, non si discosta dalla visione liberal liberista dell’educazione e dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e imperante del libero mercato. Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante. I programmi aleatori, apparsi e scomparsi nel tempo sono in fondo chiari anche nella loro fumigine e propongono una serie di domande retoriche fondamentali: che tipo di scuola si prefigura? e quale educazione? l’edilizia scolastica rimane edilizia scolastica solo con più investimenti per rabberciare l’esistente e costruire ancora nuove scuole?  Una idea vera e nuova di educazione aborrisce il mercato per ragioni di libertà e di autonomia del pensiero che si forma. Oltrepassare l’idea attuale di scuola è l’unica via per liberare i cittadini e le città dalle prigioni dei luoghi comuni e soprattutto dai flautimagici della politica che faticano o non vogliono intravvedere le autentiche strade per cambiare radicalmente il  misero esistente”.

Nulla di nuovo sotto il sole, ahinoi.

 

 

img_4773.png

I cataloghi di un moderno mercante di scuole

 

 

Categorie
Architecture Education education facilities Educazione Scuola

Gli spazi che insegnano.Venditori di scuole, di banchi, di indulgenze e di fumo.

In occasione del nostro bell’ incontro sulla Città educante  Cattolica del 5 Maggio scorso alla presenza di assessori illuminati, amministratori e autorità non omologati e molta gente comune, vogliamo riproporre come brutto contraltare la disavventura subita una settimana fa in quel di Pesaro durante la passerella di venditori di belle scuole e di bei banchi, di fumi ed indulgenze. Eppure Pesaro  ci aveva  ben acconto nella sua Biblioteca San Giovanni giusto un mese fa (ma non c’erano politici, né autorità messe dalla politica né radical chic o prodotti da spoil system ).

Un nostro amico esperto autorevole di scuola ha così descritto, confortato da decine di opinioni simili, la nostra partecipazione all’incontro con la proposta decisamente controcorrente dell’ “Architettura dell’educazione diffusa”: “Ho visto anche il servizio ed è chiaro il tipo di manipolazione dell’informazione che è stato fatto escudendovi dalla tribuna televisiva ed emarginando il vostro pensiero al riguardo”.

Dal servizio Rai Tg Marche del Seminario sugli “Spazi che insegnano” organizzato dal Comune di Pesaro per il 26 Aprile u.s. una sintesi significativa dell’evento. Celebrazione e propaganda per la nuova scuola a Pesaro, concezioni obsolete dell’architettura scolastica e degli spazi. Tempo concesso solo alle interviste del progettista pro domo sua e del patetico “esperto di banchi” ma in realtà venditore di banchi. Tutto il funzionalismo ingenuo (o in mala fede?) che aborriva il mio maestro architetto Aldo Rossi in un clima molto politicante.Ed io con la proposta controcorrente di educazione diffusa e città educante dove sono? Sparito. Non oso pensare che non sia stata una libera scelta redazionale o un problema di montaggio(!),

Gli spazi che insegnano. Ecco come è andata il 26 Aprile scorso a Pesaro.

Sembrava tutto preordinato. Dovevo aspettarmelo già dalla stranezza dell’invito come prosecuzione di  una mia diatriba del Settembre scorso circa la promessa non mantenuta dal Comune di Pesaro  di un convegno ad hoc sulla “Scuola diffusa” e le nuove idee tra educazione e architettura della città. Forse con qualche senso di colpa (?) provarono ad infilarmi ad un altro convegno di qualche mese fa ma senza seguito.

Ora è stata la volta degli “Spazi che insegnano” occasione ad hoc per celebrare un nuovo edificio scolastico a Pesaro. Credendo di poter portare alla discussione  la mia esperienza e le idee del Manifesto della educazione diffusa non ho esitato. Ma, col senno di poi, so di aver commesso un grave errore.

Infatti questa è stata la sequenza:

Introduzione e saluti delle autorità, avvio dei moderatori (a mio avviso bravi e competenti) e poi, e mi è testimone tutta la platea, è andata così:

  • Lunga ed esauriente passerella descrittiva delle decine e decine di  progetti fatti  e venduti dall’architetto incaricato di  realizzare la scuola a Pesaro, con rare note teoriche sull’architettura educativa se non ribadire che non si potrà mai fare a meno delle aule.
  • Il mio intervento, tra l’architetto e l’esperto di arredi, cercava di spiegare un progetto arduo e complesso, ma è stato interrotto anzitempo da un cenno del moderatore .Ho obbedito senza possibilità di mostrare il trailer del Manifesto della educazione diffusa, ed alcune considerazioni finali dovendo chiudere  di corsa verso l’ultimo relatore.

  • Interviene alla fine un signore che viene presentato come esperto e consulente di arredi scolastici. Ci informa su come sono cambiati  gli arredi in genere, i  banchi, le sedie, su come si possano aggregare modularmente  tra di loro per creare spazi flessibili ed adattabili, con attenzione alla prossemica e all’ergonomia (ricordo ancora  le lezioni universitarie alla fine degli anni ’60 e mi sgomento di sentirle citare come innovazioni alla soglia degli anni ’20 del nuovo secolo).Poi si scopre che era anche un venditore di banchi e di sedie.

    Qualche raro intervento dal pubblico, a volte stimolante e curioso, ha tirato su le  sorti della serata. Dulcis in fundo  gli inviati del TG3, evitandomi accuratamente come fossi un fantasma, si sono affrettati ad intervistare l’ architetto delle cento scuole e l’esperto dei banchi e delle sedie. Nessun cenno alla scuola diffusa, alla Città educante, al Manifesto della educazione diffusa ed alla nuova concezione di architettura scolastica.

Mi son chiesto allora con sgomento: che cosa c’entro io e  le mie idee di scuola, educazione diffusa e città educante con un architetto che vende progetti di edilizia scolastica e un consulente per la scelta degli  arredi?

Ho sbagliato a partecipare? Una ingenuità? A Cesena nel convegno sulla “Scuola diffusa” nel Settembre scorso  si dibatteva di ricerca tra Università, Comune di Bologna, esperti ricercatori, Indire, Amministratori locali, e anche studiosi sognatori come noi sicuramente rispettati e ascoltati anche per questo. Ci consola il fatto che Università, associazioni di insegnanti e genitori, istituti scolastici, biblioteche pubbliche e private ci chiedano continuamente di raccontare e spiegare la nostra idea di scuola. Venerdi 5 Maggio a Cattolica al Centro Polivalente, Sabato 13 Maggio a Riccione, il 15 Maggio presso una scuola di Recanati, poi all’Università di Macerata e così via…

Giovanni Contardi

Categorie
Architettura edifici scolastici edilizia scolastica Educazione Scuola

Gli spazi che insegnano.Noblesse oblige.

Gli spazi che insegnano. Seminario di studio a Pesaro.

Proprio ieri presso la sala del Consiglio Comunale si è svolto il seminario di studi sull’architettura scolastica a Pesaro. In esordio il saluto delle autorità, gli assessori e il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale che hanno avuto il merito di mettere insieme voci diverse in campo educativo e degli spazi per l’apprendimento. Sono intervenuti l’architetto trentino che sta progettando un edificio scolastico a Pesaro con grande esperienza nel campo, l’esperto di arredi scolastici innovativi, rappresentante dei produttori di arredi per le scuole e infine una voce fuori dal coro che ha illustrato l’idea futuribile di una scuola senza mura e di una città educante contenuta nel “Manifesto della educazione diffusa” dove si trovano spunti per una nuova concezione dell’architettura e dei luoghi per educare nella città futura.

fullsizeoutput_2682

Due idee contrapposte che presto potrebbero sostituirsi, con le spinte delle esperienze dal basso, per giungere a come dovrebbe essere l’educazione del futuro, aperta, diffusa e mobile in una concezione di disegno urbano partecipativo che fa della città un insieme di luoghi per educare ed apprendere in modo permanente limitando radicalmente il ricorso a nuove costruzioni di edifici scolastici. I moderatori  hanno tentato di mediare tra le proposte e considerazioni trovando rari punti di contatto  tra le idee distanti e contrapposte, tra le più pragmatiche, omologate e mercantili e quelle più utopiche aperte ad un futuro possibile. Nello spirito celebrativo dell’evento, in occasione del progetto di una nuova scuola a Pesaro, prevale ancora l’idea dell’edificio dedicato e chiuso, delle aule e dei consueti spazi seppure oggi debbano giocoforza essere ipertecnologici, eco, efficienti  ed open.  Per fortuna era curioso, attento ed anche interlocutorio con entrambe le proposte sul tavolo il poco pubblico presente. E’ intervenuto il TG3 Rai con interviste mirate- casualmente?- ai soli relatori decisamente in linea con la concezione ancora egemone della scuola. Una concezione ancora resistente in molti architetti e troppo educatori dell’ “edilizia scolastica” che concentra in manufatti specializzati per tante, troppe ore del giorno alunni e insegnanti con l’unica consolazione di avere begli arredi ergonomici, grandi vetrate, living spaces a mo’ di centri commerciali, ed altri spazi del modernismo contemporaneo ma sempre rigorisamente e rigidamente dentro le mura. Perchè, come ha detto l’architetto interpellato “non è possibile rinunciare alle aule”. Ma le nostre piccole gocce impertinenti scaveranno la pietra non inamovibile della scuola di oggi.

Giuseppe Campagnoli

La città educante

L’edilizia scolastica

Sono intervenuti:

Giuliana Ceccarelli assessore alla Crescita

Enzo Belloni assessore all’operatività

Marcella Tinazzi dirigente dell’USP di Pesaro

Moderatori:

Margherita Finamore architetto servizio nuove opere del comune

Valter Chiani dirigente del servizio politiche educative del comine

Relatori:

Gianluca Perrottoni architetto

Marco Canazza esperto di arredi scolastici

Giuseppe Campagnoli studioso di architettura scolastica

Categorie
Architettura città edifici scolastici Educazione

La città che educa (2). Un progetto reale.

fullsizeoutput_21d2

Ancora disegni e impressioni del progetto di città che educa. Le porte, le vie, le radure, i boschi, le case, le botteghe, le piazze senza mura e senza barriere. 

imagespesaro-1pesaro

Poiché nessun architetto giovane o attempato ha ritenuto di aderire al mio appello per contribuire gratisetamoredei al nostro meritorio progetto per una architettura di città educante che superi totalmente l’edilizia scolastica, procederò in solitaria. Dobbiamo immaginare  la trasformazione fisica di una città in città educante. Il luogo che mi ha visto operare come docente, dirigente scolastico  e architetto (sempre costruttivamente “bastian contrari” e sempre, prima o poi, ostracizzati) è Pesaro. Una città di provincia in tutti i sensi. Da quello che culturalmente e turisticamente di solito accade non sembra avere le aperture intellettuali e nemmeno economiche della vicina Romagna mentre conserva molti difetti delle Marche cui appartiene.  Lavorerò proprio sul corpus di Pesaro per collocare la mia idea controarchitettonica di scuola diffusa e quella controeducativa del mio amico Paolo Mottana. I “portali” avranno una proposta di collocazione reale e le loro forme, disegnate ad hoc, verranno a dialogare con la città e i suoi luoghi emergenti partendo dalla configurazione medievale del centro storico per riportare i luoghi dell’apprendere al centro della vita urbana.  Le reti di mobilità verranno ridisegnate a toccare i poli significativi per la cultura e l’educazione, sfruttando una cosa buona che la città ha fatto, ma non completato, per sè stessa, la bicipolitana. Si potranno così consentire gli spostamenti sostenibili dei nuovi protagonisti della città che educa. Il centro storico, cuore della città educante, che ora farà pulsare la sua linfa anche verso periferie rinate, dove non vi saranno più casamenti scolastici murati ma giardini, orti, laboratori, biblioteche e teatri, non sarà più appannaggio di un terziario fatto di banche, assicurazioni, uffici, botteghe e negozi d’élite o di retroguardia commerciale ma potrà ridiventare vivo di abitazioni, laboratori artigiani, di piccoli musei e platee, di pizzicagnoli e mercanti a chilometro zero e costi sostenibili, di aule vaganti e radure dialoganti. La pianta di Pesaro è già pronta per essere benevolmente sconvolta e rivitalizzata in una proposta che si potrà realizzare a piccoli passi con una enorme economia di scuole non costruite e non più gestite a mezzo servizio con costi abnormi , di spazi recuperati e fruiti liberamente e a tempo pieno, di benefica commistione tra pubblico e privato, di felici migrazioni di persone che apprendono da un luogo e l’altro della città e della campagna. Il progetto richiederà tempo ma, alla fine, credo se ne potranno apprezzare gli spunti che vanno oltre l’utopia, verso una reale fattibilità. Sarebbe una bestemmia intellettuale e politica ostacolare o ignorare quell’idea di città e di scuola. Quelle amministrazioni e quei gruppi che ci hanno dato credito stanno già apprezzando il loro gesto ed il loro coinvolgimento. E con il 2017 come dice il mio amico Paolo Mottana “scuoteremo il mondo!”

Giuseppe Campagnoli

2 Gennaio 2017

Controeducazione e ultrarchitettura della città. 

La città educante.

Categorie
arte educazione artistica Eventi Pesaro istruzione artistica studenti

Arte della moda a Pesaro

Unknown

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una notizia che riguarda l’indirizzo di Fashion Design del Liceo Artistico di Pesaro. Non è la prima volta che allievi dell’istruzione artistica italiana e pesarese si fanno valere nel mondo del lavoro creativo  e dell’arte. Forse non c’era bisogno di una “Buona Scuola” per ottenere risultati importanti nel campo delle formazione artistica come è avvenuto anche quando le scuole dell’arte applicata si chiamavano Scuole d’arte o Istituti d’arte: forse anche meglio allora di oggi, svilite come sono da una licealizzazione imposta ma non condivisa da riforme azzardate e superficiali.

Giuseppe Campagnoli

14 Dicembre 2016

IMG_5454.JPG

IMG_5493.JPG

IMG_5469.JPG

“Sabato 3 Dicembre scorso si è tenuto un incontro tra tutte le classi dell’Indirizzo Fashion Design e Andrea Orazi un ex allievo uscito dalla scuola nel 2005. Diplomato presso l’allora Istituto d’Arte Mengaroni lo studente ha proseguito gli studi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) conseguendo il titolo “diploma di laurea di alta formazione artistica”. Successivamente ha insegnato all’Istituto Europeo di Design (IED) per poi approdare alla Maison Versace di Milano dove attualmente è corresponsabile (prèmiere d’atelier) della linea abiti da sera, nunziali e tutti i capi di alta moda Della maison. Durante la riunione, alla presenza delle insegnanti dell’ex studente Prof. Cinzia Paccaroni e Maria Massa ed alle altre insegnanti della sezione Barbara Billi e Cristina Vecchioni, Andrea Orazi ha raccontato il suo percorso di formazione e lavorativo addentrandosi nelle pieghe delle modalità di lavoro e di relazione all’interno di un atelier di alta moda così famoso e prestigioso. Gli studenti, affascinati dalla sua disponibilità, competenza e dalla sua passione, hanno posto domande e chiesto di approfondire alcuni aspetti che li coinvolgevano particolarmente finanche al dettaglio personale. Il messaggio è stato che solo con umiltà, determinazione, onestà e lavoro si può realizzare il sogno della moda e che le nostre scuole, a dispetto di tutto, sono ancora solide ed efficaci”

Categorie
Architettura edifici scolastici edilizia scolastica Edilizia Scolastica education facilities Scuola Varia umanità

Oltre le aule.Nemo profeta in patria.

Un successo di qualità delle idee.

 

IMG_1198

 

 

FullSizeRender.jpg

 

“La scuola diffusa nella città educante” Cesena 12 Settembre 2016 Sala Rosa Cinema San Biagio. Si è parlato anche di Controeducazione. Sabato scorso un articolo con una intervista sulla scuola diffusa e la controeducazione di Paolo Mottana (docente ordinario di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca) su  http://www.criticaletteraria.org

Il Seminario è stato un successo  di qualità, degli esperti, degli organizzatori e del pubblico. Presto una sintesi dell’incontro, che avrà un seguito, sulla sezione del nostro sito dedicata all’architettura per la scuola e la cultura. 

E’ comunque d’obbligo fare un  passo indietro  per descrivere come vanno le cose oggi, tra luci ed ombre, nella scuola italiana. In tempo di riapertura delle scuole sarebbe stato interessante dibattere di edilizia scolastica o meglio di architettura scolastica e di scuola diffusa anche nella nostra regione. Alla fine della primavera del 2016 proposi all’amministrazione comunale di Pesaro,magari con la collaborazione del mondo scolastico e accademico, di organizzare un seminario nel mese di Settembre sulle tematiche degli spazi per l’educazione.La stessa proposta avevo esposto anche nella vicina Romagna.
Da Pesaro rinvii e promesse ma a tutt’oggi nulla di fatto. Il Centro di documentazione educativa del Comune di Cesena, grazie alla Prof.ssa Giornelli, accoglie invece la proposta e insieme al dipartimento di architettura Aldo Rossi dell’Università di Bologna, organizza una giornata di studi sull’argomento incentrata anche su idee innovative e futuribili come quella della scuola diffusa oltre le aule.
Il sottoscritto aveva invitato , per tempo, a divulgare la notizia del Seminario di Cesena anche alle confinanti scuole marchigiane, interpellando l’amministrazione scolastica statale nella sua sede regionale.

Non ho trovato la notizia neppure sulla bacheca degli uffici scolastici regionale e provinciali. E’ veramente un peccato. Questa riflessione amara ci fa anche rimpiangere la bella, anche se discussa, esperienza de “Le Marche una regione laboratorio” promossa e realizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche di allora e che impegnò negli anni tra il 2003 e il 2010 tutta la scuola marchigiana presentandosi ricca di spunti di ricerca, di esperienze sul campo e di connessioni con il mondo dell’università e delle imprese sane.

IMG_1179

La storia non finisce qui. Dulcis in fundo, due settimane  fa mi era stato chiesto, pare su segnalazione dell’ineffabile (pentita?) assessora all’istruzione pesarese, di partecipare, naturalmente, per me, gratis et amore dei , ad una kermesse intitolata “Città Liberi tutti” in programma a Pesaro da prossimo 24 Settembre. Gli organizzatori dell’evento, dopo avermi interpellato e richiesto la disponibilità,  l’altro ieri, con un scusa via mail, hanno pensato bene di liberarsi di un relatore forse non proprio in linea con la filosofia un po’ radical chic ma tuttosommato conformista della kermesse che pare rispecchiare quella della gestione culturale e popsofistica della città. Mi spiace per Pesaro e per le Marche, forse anche per l’Italia.

Intanto ecco il corto dell’intervento al Seminario di Cesena  di Giuseppe Campagnoli.

https://youtu.be/c17QJLn1jdo

 

Giuseppe Campagnoli

 

Categorie
associazioni Eventi culturali Eventi Marche Eventi Pesaro Popsophia Varia umanità

#popsophisticherie?

IMG_0264

Chi paga e chi tifa..

#popsophisma

Hanno fatto il colpaccio di avere una riserva sulle pagine de La Repubblica il giornale di pseudofilocentrocentrosinistra ora un po’ più liberaleggiante. Sono arrivati sugli italici altari mediatici. I popsophaici saranno contenti e no profit. Quest’anno, poiché abbiamo detto ed espresso tutto su questa saga popolarfurbesca negli anni passati e il giro è sempre lo stesso a parte dei cambi di mezzibusti, presentiamo una raccolta ragionata in tre puntate degli incensi e delle critiche (spero ve ne saranno abbastanza vista la capacità di censura preventiva  dello staff prosoposophaico..) pubblicate in rete e sulla stampa.

Le danze inizieranno da giovedì 14.

Researtù

IMG_0261

Il ritorno della forza!

Categorie
arte Arte d'oggi associazioni beni culturali Comunicazione Costume cultura Cultura Pesaro Educazione all'arte eventi filosofia pop lucrezia ercoli

I sophismi di Christo,Ludovico Einaudi e Popsophia.

IMG_6023

15/06/2016 Wahlenbergbreen Glacier, Svalbard, Norway Greenpeace holds a historic performance with pianist Ludovico Einaudi on the Arctic Ocean to call for its protection Through his music, acclaimed Italian composer and pianist Ludovico Einaudi has added his voice to those of eight million people from across the world demanding protection for the Arctic. Einaudi performed one of his own compositions on a floating platform in the middle of the Ocean, against the backdrop of the Wahlenbergbreen glacier (in Svalbard, Norway). The famous musician travelled on board Greenpeace ship Arctic Sunrise on the eve of a significant event for the future of the Arctic: this week's meeting of the OSPAR Commission, which could secure the first protected area in Arctic international waters. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No ventas -No Archivos - Uso editorial solamente - Uso libre solamente para 14 días después de liberación. Foto proporcionada por GREENPEACE, uso solamente para ilustrar noticias o comentarios sobre los hechos o eventos representados en esta imagen. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No sales - No Archives - Editorial Use Only - Free use only for 14 days after release. Photo provided by GREENPEACE, distributed handout photo to be used only to illustrate news reporting or commentary on the facts or events depicted in this image. 15/06/2016. Glaciar Wahlenbergbreen, Svalbard, Noruega Greenpeace organiza un concierto histórico con el pianista Ludovico Einaudi en el océano Ártico para pedir su protección El prestigioso compositor y pianista italiano Ludovico Einaudi ha unido su voz, a través de la música, a la de los ocho millones de personas de todo el mundo que piden la protección del Ártico, con la interpretación de una pieza creada especialmente para la ocasión sobre una plataforma flotante en mitad de ese océano, frente al glaciar Wahlenbergbreen (en Svalbard, Noruega). Einaudi ha viajado al Ártico a bordo del barco de Greenpeac image

Christo, Ludovico Einaudi e Popsohia (o #Popsophismi?) hanno in comune l’effimero, il mercantile e il culturalmente inutile di certe performances. Quello che noi abbiamo chiamato in altre occasioni bricolage artistico assurge a bricolage culturale e mediatico, il peggio del peggio della degradazione delle arti, della filosofia e della musica (che abbiamo anche apprezzato in passato, in altri contesti e con meno ipocrisia) per delle kermesses disneyane e saltimbanchesche dove spesso il pop di popolare sta nel bluff culturale populista e nella diseducazione indotta per la gente, appunto, per il popolo abituato a digerire tutto purché sia sensazionale e “strano”.

Per una volta ci troviamo d’accordo perfino con Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio e continuiamo ad esserlo con i commenti di Flavio Caroli sulle mostre ed i mostri sparsi per questa Italiota supponente post moderna. Non si offendano gli anfitrioni di cotali avvenimenti, la critica è sempre un sano contributo alla crescita, al condurre l'”errore” all’erranza creativa, alla trasparenza ed all’autocritica. sempre che non ci si irrigidisca male propria prosopopaica presunzione.

E11C137A-BD2D-4DC5-9335-FFF7AEFD9283

Mente confusa o confusamente?

Christo è un gran saltimbanco delle forme e della provocazione. Ha capito da tempo un certo mercato globale dell’arte, inventato dai liberisti d’oltre oceano che hanno lanciato come arte tutto e il contrario di tutto, scambiando per arte perfino la nota denuncia puntuale di Duchamp su ciò che può e deve essere considerato arte. La nostra pagina ARTE.ARTE!ARTE?  descrive bene il pensiero di chi ha passato una vita ad insegnare l’arte e a dirigere scuole d’arte avendone titoli e passione. Avevamo messo Ludovico Einaudi in contrapposizione con un altro saltimbanco del mercato come Giovanni Allevi e ora ce lo ritroviamo nel mercato dell’effimero, seppure mascherato da campagna ecologista. Sappiamo bene come rock stars, attori, scrittori etc. si avvantaggino economicamente  grazie alle loro perfette campagne  di solidarietà e mecenatismo a 360 gradi!

Ma ora scendiamo dalle stelle e torniamo al nostro piccolo orticello provinciale. Qui una versione local sono le ammucchiate-eventi come quello del no profit (?) Popsophia che rubando consensualmente un’idea, in fondo buona ma ben più nota, dai nostri cugini d’oltralpe, sta imperversando per tutta la regione, anche grazie a fondi pubblici e volontariato gratuito, macinando ineffabili consensi istituzionali e anche, ahinoi, di popolo coltivato nelle riforme scolastiche del ’68.  Se per ogni evento simil artistico o pseudo culturale ci si chiede: “cui prodest?” nel caso del baraccone di Popsophia ripetiamo, sperando che giovino, le nostre ricorrenti domande ancora senza risposta.E intanto il tormentone ricomincia a Pesaro dal tramonto che speriamo forse in una promettente metafora.

13495560_1209602532403530_1161200050070197749_o.jpg13501694_1209602232403560_8034517979530013981_n.jpg

Foto di dominio pubblico  tratte dal web

Le paternità di Popsophia

© PoPsoPhia

Il marchio registrato della rivista Lo Sguardo

MRS-visuel-2005mars

La settima stagione di Pop Philosophia in Francia (dal 2008!)

“Lorsque Gilles Deleuze inventa le concept de « pop’philosophie », ce n’était pas pour désigner une nouvelle forme de philosophie, qui ferait de la « pop culture » son objet ou son but. La « pop’philosophie » que Deleuze avait en tête ne se voulait pas philosophie de tel ou tel objet, de tel ou tel moment, ou de tel ou tel phénomène puisé dans l’air du temps ou le flux de l’époque. Au contraire, il y avait quelque chose d’aristocratique, et en même temps d’un peu pervers, dans l’idée de « pop’philosophie » : une manière d’être encore plus philosophique qu’avant, encore plus abstrait, encore plus conceptuel.”…
Da Laurent de Sutter

Nel nostro piccono endroit provinciale le domande parafilosofiche sono invece:

  1. Chi paga?
  2. Chi ci guadagna?
  3. Perché un’associazione culturale no profit dovrebbe usare il reclutamento-sfruttamento di volontarigratisetamoredei?
  4. Perché le scuole e le istituzioni si prestano a questo gioco?
  5. Perché i temi nonostante il prefisso Pop non sono poi così popolari?
  6. E gli artisti? Chi sono molti di questi carneadi?
  7. E le vedettes e i mezzi busti peripatetici della Kultura dominante? Perché sempre gli stessi? Vengono gratisetamoredei?
  8. E la trasparenza?
  9. Dove troveremo un bilancio dettagliato e  pubblico degli eventi?

NOTA BENE: PER AVER ESPRESSO I MEDESIMI DUBBI E LEGITTIME PERPLESSITÀ’ LO SCORSO ANNO SIAMO STATI BLOCCATI E CENSURATI SU QUASI TUTTI I PROFILI E I SITI DI POPSOPHIA. IL NOSTRO MESSAGGIO E’ STATO COMUNQUE RECEPITO DA MOLTI.

PER LA POPTRASPARENZA, LA POPDEMOCRAZIA E ANCHE..LA POPFILOSOFIA SIAMO PRONTI AD INTERVISTARE LE MENTI FORMIDABILI DELLA KERMESSE, SENZA PELI SULLA LINGUA, PONENDO LE NOSTRE 9 DOMANDE 9 E, MAGARI, DISCUTENDO DEL PIU’ E DEL MENO, DELLE ARTI E DELLE LETTERATURE, NONCHE’ DELLE POP SOPHISTICHERIE! SE NON CI SARA’ CONCESSO,COME TEMIAMO, QUESTO ONORE RISPONDEREMO DA SOLI CON LE INFORMAZIONI CHE I NOSTRI BLOGGERS RACCOGLIERANNO IN GIRO.

Giuseppe Campagnoli 23 Giugno 2016

Categorie
arte cultura Education eventi Politica Turismo

La cultura, l’arte e il turismo in Italia. La musica è finita?

cropped-cropped-img_8650.jpg

Proprio ieri discutevo con alcuni operatori pubblici e privati del settore cultura e turismo raccontando di come ho avuto l’opportunità di godere del periodo di manifestazioni turistiche e culturali estive a Nantes (Pays de Loire)  notando delle enormi differenze con quanto accade da noi, come del resto avevo già sperimentato in Belgio nel 2012. Gli eventi culturali  locali e regionali sono in un quadro unico e modulare  e le risorse economiche, umane e culturali sono convogliate in uno sforzo comune esteso spesso anche a tutta la regione. Tutti quelli che meritano (associazioni, artisti, botteghe,enti turistici..)secondo rigorosi e specifici protocolli hanno diritto a contributi pubblici ed i privati coinvolti spesso si impegnano con forti connotazioni no profit. In Italia  c’è ancora la concorrenza spietata nell’associazionismo e in chi aspira a partecipare della torta degli eventi turistici e delle manifestazioni cuoturali alimentata dalla politica e dalle lobbies culturali locali e nazionali. C’è il nepotismo e la raccomandazione, ci sono i soldi dati sempre agli stessi, escludendo altri forse ben più meritevoli e di talento. Non si farebbe meglio a pensare più in grande coinvolgendo più soggetti evitando al contempo di far fare la parte del leone ai soliti noti non sempre all’altezza? Gli eventi di una città e di una piccola regione potrebbero essere raccolti sotto una unica insegna, un marchio di qualità,una strategia e un programma, con  una unica regia che coinvolgesse le diverse proposte culturali e le rendesse compatibili con un disegno unitario sicuramente più economico e certamente più di qualità. Purtroppo la lungimiranza della politica e di chi amministra le città e le regioni non va oltre il campanile e il proprio lustro personale (sovente espresso con l’esibizionismo mediatico) o di consorteria e una cosa che altrove è naturale qui forse non avrà mai casa. Oltre a dare spazio a discutibili artisti e maneggioni della cultura incensandoli e spingendoli agli onori di una cronaca miope pare non si riesca a fare altro. Qualche amministratore e manager culturale non potrebbe spendere il suo tempo estivo (e anche invernale) in giro per l’Europa ad osservare, partecipare e, perché no?, copiare le buone pratiche che paesi e città, spesso meno dotati di noi, hanno avuto la capacità e l’occhio lungo di realizzare? Una regia regionale e un progetto culturale comune che coinvolgesse tutti i territori ottimizzando le idee e le risorse sarebbe proprio un’utopia? E’ così difficile pensare ad un programma unico turistico e culturale integrato senza sovrapposizioni e con ampia possibilità di scelta gestibile dall’utente attraverso una card regionale per gli accessi, le prenotazioni, l’accoglienza e la mobilità? ReseArt ne avrebbe di idee…

Giuseppe Campagnoli 24 Aprile 2016

Categorie
analfabetismo arte Arte d'oggi artisti Educazione all'arte mostre d'arte

Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio.

Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio giratoci dal nostro Giovanni Contardi

Abbiamo scritto spesso, io e i miei colleghi autori di questo blog, di artisti autodidatti  e improvvisati e dei bluff che il mercato, compresi ahimè gallerie e musei ritenuti prestigiosi, in Italia e all’estero, ci offrono ad ogni piè sospinto (CFR: L’arte a distanza del MoMa). Passi la filosofia mercantile riguardo all’arte che impera in paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l’Asia, Il medio oriente e più raramente il Regno Unito e i paesi scandinavi. Ma che in Italia, il paese ritenuto a ragione la culla della qualità di molte arti, dove fare arte si insegna più e meglio di altri paesi in prestigiose scuole pubbliche e private o in “botteghe” apprezzate in tutto il mondo della vera cultura, si dia spazio al “di tutto di più”, al neoanalfabetismo della creatività ed al bricolage artistico è proprio una bestemmia! Per una sollecitazione che mi è venuta da uno squallido battibecco più da gossip che da persone colte suscitato nel web da un mio intervento, ho l’occasione, che non posso perdere, di mostrarvi un esempio emblematico corredato dalle immagini e dal back ground culturale dichiarato dall’artista nel suo curriculum vitae. Un artista cui è stato paradossalmente intitolato anche uno spazio pubblico museale di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano che contiene alcune sue opere “donate” per essere di fatto esposte gratis ai cittadini che pagano le tasse anche per questo. Mi hanno raccontato che  una giunta municipale illuminata , nello stesso comune negli anni 90, aveva deliberato la rimozione di un’opera posta difronte alla residenza comunale per destinarla successivamente, nella sua degna collocazione, come “pirolo” per il traffico in una rotatoria! C’è una mostra in corso nella città di Pesaro presso una struttura espositiva pubblica-privata sponsorizzata da aziende e dalla pubblica amministrazione. E’ consuetudine di ReseArt di stigmatizzare i peccati risparmiando i peccatori (che comunque sono facilmente individuabili per chi lo volesse). Potete visitare la mostra e dirci cosa ne pensate oppure trovare una galleria di opere e la biografia nell’ineffabile sito personale del de cuius.

image

No comment.

Voglio concludere lasciando al lettore l’ardua sentenza nel riproporre una citazione che ritengo estremamente illuminante su che cosa debba essere l’arte e come fare per riconoscerla:

“Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti. L’arte parla da sola e deve essere universalmente compresa; non  ha bisogno che qualcun altro la spieghi altrimenti è come una macchina con libretto di istruzioni.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza. La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.” da Maurizio Ferraris

Giovanni Contardi Aprile 2016

Categorie
ebraismo eventi islam Pesaro eventi religioni Varia umanità

Tutti con la kippah!

image

La grande sinagoga di Trieste

Un segno di solidarietà anche da chi non crede, affinché le religioni diventino solo un fatto intimo e personale.Da un’idea di Gad Lerner. Per combattere la paura e il terrorismo della superstizione e della violenza. Una iniziativa laica rilanciata da ReseArt che parteciperà il 27 pomeriggio al concerto organizzato dal Comune di Pesaro con la collaborazione del Liceo Artistico “Mengaroni” e del Sistema Musei alla sinagoga sefardita della città.

TUTTI CON LA KIPPAH!

IMG_0583

Categorie
cultura edifici scolastici Educazione istruzione riforma scolastica Scuola italiana Varia umanità

La scuola italiana:una storia infinita.

Mi accingo a leggere la storia della scuola italiana di Giuseppe Ricuperati (Storia della scuola in Italia Editrice La Scuola Brescia 2015). Ho assistito alla presentazione del volume a Pesaro, a cura dello stesso autore, per la Società di Studi Storici. Confesso lo sgomento per la scandalosa latitanza della gente di scuola (presidi,”provveditori”, insegnanti, amministratori locali..) rappresentata  soltanto da sparuti gruppetti. A tal proposito vorrei riproporre dei pensieri pubblicati tempo fa su La Stampa per annunciare (alla fine della mia lettura) una recensione partecipata e propositiva del libro in questione soprattutto per la parte “moderna e contemporanea”.

image

Mea culpa sulla scuola. 1 Maggio 2014

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

La solita riforma. 10 Luglio 2014

Ancora una volta si parla di cambiare la scuola.. Ma non ho sentito le parole cultura, istruzione, investimento. Solo di aumento di ore per gli insegnanti. L’ennesima riforma scolastica? Questa volta si parla anche di orario dei docenti. Il problema è semplice. Si propone di estendere l’orario «certo» dalle 18 alle 36 ore settimanali. Nulla di male se poi questo orario corrispondesse a quello attualmente in vigore tra lavoro certo (lezioni e riunioni obbligatorie) e sommerso (preparazione, correzioni compiti etc.) e nulla di male se lo stipendio mensile diventasse dilivello europeo. Ma sarà poi così? O sarà l’ennesimo taglio infingardo a uno dei settori strategici per unanazione che vuol crescere, abbassando ulteriormente qualità e rigore? Da ex studente e docente (oltre 40 anni ) e anche dirigente scolastico (17 anni) ammetto che è necessaria e urgente una riforma del sistema anche per quel che riguarda la carriera dei docenti ma dico altresì che occorre osservare e trasformare tutto il campo e non i singoli orticelli. Abbiamo assistito ai balletti sulla scuola negli ultimi quarant’anni di riforme annunciate, false riforme, restaurazioni e promesse dirivoluzioni sottili. Se i nuovi rottamatori facessero sul serio dovrebbero riflettere sul fatto che nei paesi europei più avanzati e di buon senso in fatto di scuola fare il docente è una professione ambita perché frutto di una preparazione e selezione adeguata e ad hoc, dotata di mezzi abbondanti e di emolumenti, a parità di impegno e competenze, corrispondenti a quasi al doppio di quelli italiani. Cosa si vuol fare? Si vuole mettere in campo l’ennesima guerra tra i poveri e continuare a far credere aduna opinione pubblica sempre più analfabeta che il mestiere della scuola è quello che può godere di tre mesi di vacanze? Oppure si deciderà di mettere le mani veramente nella cultura e nell’istruzione italiana una volta per tutte?

La scuola oltre le mura. 9 Dicembre 2014

Ho riletto criticamente le serie di articoli pubblicati dai media sull’edilizia scolastica cui anche il sottoscritto ha contribuito, apparendo forse utopico. Ne ho tratto la sensazione di una certa disforia e una percezione di quella non rara «aria fritta» che un mio buon maestro napoletano di architettura attribuiva in particolare agli rchitetti e agli psicopedagogisti. Ho lasciato la professione militante anche per questo. Ho trovato nei testi che trattano di architettura scolastica molti luoghi comuni e mode intellettuali. Amore per l’erba del vicino e parole spesso narcisisticamente prese a prestito da uninfondato complesso di inferiorità verso il mondo anglosassone e scandinavo. Non è di un edificio specializzato che occorre parlare ma su quali siano i luoghi per apprendere. Altrimenti ripeteremmo quello che Papini considerava un errore: pensare a uno stabilimento, un monumento immobile anche se tecnologicamente innovativo. Si sa che a respingere l’uomo in formazione può essere il paludato ambiente neoclassico come l’ipertecnologia di una «machine à enseigner» piena di tubi, vetri e ferri. Nessuno pare aver letto gli oltre 5000 progetti di scuole del concorso lanciato da Open architecture network nel 2009 con il titolo «Better classroom design». Là si potevano trovare spunti per un dibattito meno provinciale evitando di ripetere le giaculatorie che si sentono da anni sulle innovazioni tecnologiche, l’ecosostenibilità, le scuole belle, verdi, gialle, rosse e blu. L’errore sta nel pensare per edifici dedicati e separati, nel far coincidere la scuola con un manufatto. Le aule, i laboratori, le palestre sono già nel territorio: basta adattarli, collegarli e usarli. Molti oggi restano ancora aggrappati all’edificio e timidamente si spingono a superare il concetto di aula, arredo, corridoio, cosa già fatta ai primi del’900 nel suo «Chiudiamo le scuole» dal discusso Papini. Perché non raccogliere la sfida di una scuolaoltre le mura e senza le mura?

Ci siamo venduti l’abbecedario? 23 Gennaio 2015

Il 5% degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre. La scuola è diventata la speranza di soluzione per tutto. Guai a fallire la sua riformaRiprendo gli studi di Tullio de Mauro e le analisi internazionali indipendenti sulle competenze degli italiani al 2015 per una riflessione spaventata su un aspetto fondamentale dello «stato presente dei costumi degli italiani»: l’alfabetizzazione primaria.L’aspetto terrificante della questione, nonostante molti sostengano che Internet abbia aumentato le conoscenze e le competenze dei navigatori italiani è che il 5%degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre e non riesce ascrivere che in uno stampatello «cuneiforme »; il 40 % ha difficoltà evidenti nella lettura; il 30% gravi difficoltà a comprendere ciò che legge. Solo il 20% è in grado di usare la lingua e la comunicazione in modo efficace. Questo si riflette in modo determinante su tutte le altre competenze, anche quelle logico-matematiche,creative o meramente operative. Come farebbe la maggioranza degli italiani a prendere delle decisioni sensate e a scegliere nella vita, nella politica, nel sociale,a distinguere semplicemente tra ciò che è bene o ciò che è male per sé stessi eper la collettività, senza possedere «gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea»? Fino alla istituzione della nuova scuola media unica (1963) uno studente medio al compimento dei 14 anni (!!) era in grado di leggere e comprendere, oltre ai classici fondamentali della letteratura italiana come Manzoni, Dante, Leopardi,Foscolo anche scrittori come Pavese. Oggi so, per esperienza professionale conclamata, che non è per nulla così, ahimè anche all’università e tra molti docenti in servizio nella scuola italiana. Le responsabilità ci sono ma vanno individuate con cognizione di causa. Di fatto è così. Un nuovo fallimento nel rifondarla sarà il fallimento per tutto il resto.

Giuseppe Campagnoli

Categorie
ambiente cittadini città Cultura Pesaro ecologia Varia umanità

Ciclabilis mirabilis

Pesaro: Dicembre 2015, bicipolitana ecologica. Ciclabilis mirabilis.Scorci e scene da un percorso suburbano bi-ciclabile. E’ tutto ecologico?

 CICLABILIS MIRABILIS

Categorie
Architettura edilizia scolastica oltre le aule pesaro Scuola

Oltre le aule.Le belle scuole?

Avevamo convocato una riunione “en plein air” presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro” per lanciare il progetto “Oltre le aule” per una scuola diffusa nella città e nel territorio. Le premesse dell’evento erano nel post “Scuole senza mura” a suo tempo pubblicato  su questo blog. A fronte di 240 invitati del mondo della scuola e della cultura e oltre 20 adesioni ufficiali, nessuno di fatto si è presentato. Qualcuno ha anticipato correttamente che non avrebbe potuto partecipare (2 persone) il Sindaco di Pesaro ci ha pregato di verificare la sua agenda presso la Segreteria e almeno ha dato la sua disponibilità e mostrato il suo interesse interloquendo con noi. Constatato di essere soli abbiamo donato i libri destinati ai partecipanti alla Biblioteca che ci è stata grata. L’ultima possibilità per il progetto è quella di provocare un incontro con il Sindaco di Pesaro per presentargli l’idea nata ormai più di 8 anni fa. Speriamo bene.

Giuseppe Campagnoli  8 Settembre 2015

La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0

Oltre le aule

IMG_5272

Categorie
arte artisti cultura grafica pubblicitaria

Massimo Dolcini alla Pescheria.Pesaro 18 Luglio 2015

Un bel ricordo di Massimo Dolcini nello spazio della Pescheria di Pesaro. Da Sabato 18 Luglio 2015 “Lo Sguardo di Massimo” a cura di Ludovico Pratesi.

Ho lavorato con lui negli anni ’90 su una pubblicazione legata ad una mostra dedicata dalla Fondazione Scavolini al mobile pesarese e ho avuto la fortuna di “ingaggiarlo” quando dirigevo l’Istituto d’Arte Mengaroni per uno spot pubblicitario della scuola. Fu un’esperienza coinvolgente ed entusiasmante per un prodotto innovativo ed ancora oggi originale ma ahimè lasciato in un cassetto dai miei successori alla guida del Mengaroni. Ho ancora in mente lo slogan coniato per l’occasione: “L’arte di usare la testa” e le facce degli studenti testimonials collettivi del messaggio promozionale pieno di cultura e di arte, ma anche di ironia e creatività.

Giuseppe Campagnoli 17 Luglio 2015

IMG_5833

L’arte di usare la testa

Categorie
arte cultura eventi Filosofia marche pesaro Pop

Pop-sofisma dell’internazionalità.

Chiudiamo la nostra querelle su Popsophia con una breve nota prima di rallentare per la pausa estiva, fare restyling al sito che ora è provvisorio e rinviare a Settembre le ulteriori nostre inchieste “artistiche”.

La rassegna stampa di Popsophia dal 9 al 17 Luglio 2015 non evidenzia echi internazionali dell’evento. La stampa che si è occupata di Popsophia pare tutta locale o giù di lì. Ecco l’ultimo estratto in PDF. Popsophia brilla quindi per la censura verso  chi non ha apprezzato alcune cose proposte dall’evento e vorrebbe trasparenza sui contributi pubblici e sul volontariato che puzza un po’ di sfruttamento delle scuole e di tanti giovani precari. Il sensazionalismo e il trionfalismo sono fuori posto e decisamente provinciali. A proposito di pressappochismo: nessuno ci ha ancora ragguagliato sul fantomatico corso settembrino per Popsophisti!

Giuseppe Campagnoli 17 Luglio 2015

IMG_5950

Rassegna stampa

Categorie
cultura Eventi culturali Filosofia filosofia pop marche Musica

Touche pas à Popsophia.La censura.

IMG_5897

Finisce la saga di Popsophia con un breve strascico di miserie umane. E’ noto che ReseArt non cerca nè pubblicità né danaro e neppure gloria ma cerca solamente di dire ciò che pensa, nel bene e nel male, nei campi di cui si occupa. Recentemente si è occupato della kermesse di Popsophia a Pesaro, una specie di festival della filosofia Pop sulla scia epigona di quello che da più tempo si fa in Francia e Belgio. La manifestazione ha goduto e gode anche di fondi pubblici (tra cui è da annoverare anche l’Enel di cui lo stato è l’azionista maggiore) e questo fa si che l’attenzione sui risultati debba essere maggiore. ReseArt ha recensito l’idea, la pratica, gli eventi e i personaggi non sempre in termini negativi. Gli articoli si possono trovare raccolti nella pagina REPORTAGES.

I posts sono stati divulgati su Twitter, Facebook e Google Plus mentre i videoclips girati e montati in originale da ReseArt si trovano su Youtube. Le condivisioni degli scritti sono state estese alle pagine ed ai social di Popsophia e di vari media. Il risultato è stato che ReseArt è stato bloccato dalla consolle di Popsophia su tutti i social e anche dalle newesletters cui si era iscritto. Questo non è accaduto solo per noi ma anche ad altri incauti cittadini che hanno osato esprimere giudizi non positivi pur sempre in modo corretto. Abbiamo ricevuto posts e mail in tal senso e questo ci ha confortato e ci ha convinto di essere sulla giusta strada. Qui di seguito riportiamo un esempio lasciando anonimo l’autore:

“Buongiorno,

mi chiamo A.S. e vi scrivo per ringraziarvi per aver commentato e criticato il festival Popsophia e in particolare l´edizione di quest´anno. Sono maceratese, conosco perció il festival e sono rimasta atterrita dalla scelta del tema nonché dalla completa frivolezza del programma.
Mi fa molto piacere vedere che altre persone abbiano avuto la mia stessa reazione. Anche io come voi sarei molto felice di sapere piú dettagliatamente da dove vengono i soldi che confluiscono in questo festival dal contenuto quanto meno discutibile. Vi scrivevo quindi per chiedervi se avete nuove informazioni a riguardo e se durante il festival ci sia stato un qualche tipo di protesta. Io non vivo stabilmente nelle Marche, quindi non ho avuto modo di andare. A tal proposito, vi inoltro il breve scambio di mail con la “direttrice artistica”. Che, di fronte alla mia mail di critica – seppur aspra – si é sentita in diritto di cancellarmi dalla newsletter. Bell´esempio di apertura al dialogo. A seguito di questo, non sapendo bene come reagire, avevo scritto a Blob, chiedendo una posizione pubblica di Ghezzi a riguardo, che a quanto so non é arrivata. Non conosco la vostra redazione, ma di nuovo, grazie di aver criticato pubblicamente Popsophia.Ciao, A.S.”

Non è tutto oro quindi quel che riluce. Gli sponsors, con cui pure abbiamo condiviso i nostri commenti e le nostre riserve, tacciono come di solito fa la politica finché è conveniente  fare come Ponzio Pilato, salvo che non intervengano dubbi sui finanziamenti pubblici a tutte le manifestazioni culturali della regione (criteri, qualità, turn over, pari opportunità).

IMG_5963

Dopo l’estate, tirati per la giacchetta, faremo una piccola ma approfondita inchiesta sulle sponsorizzazioni di Popsophia, sull’uso dei volontari (come all’EXPO?) sulle caratteristiche no profit dell’Associazione e sull’obbligo di trasparenza da chi riceve fondi pubblici. Ci porremo domande, analizzeremo anche il coinvolgimento delle scuole (sempre utile mano d’opera gratuita) e di altri enti e privati. Abbiamo assistito in prima persona in passato ad esempi non virtuosi di contaminazione tra pubblico e privato e di sfruttamento dei contesti culturali ed educativi non proprio “no profit”. Nel caso di specie chi potrà mettersi delle medaglie se le metterà e le luciderà mentre chi dovrà fare ammenda la farà e lascerà spazio ad altri. A presto.

Giuseppe Campagnoli

Da Wikipedia: La pop philosophie (ou pop’philosophie, selon la graphie d’origine) est une notion inventée par Gilles Deleuze durant les années 1970, qui connaît un regain d’intérêt au début du xxie siècle sur la scène culturelle parisienne. Sa seule caractéristique stable consiste dans l’affirmation d’une connexion possible entre la philosophie et la « pop culture », entendue comme l’ensemble des productions culturelles de masse du monde contemporain. Mais la définition précise de cette articulation évolue largement entre les années 1970 et les années 2000.

Semaine de la Pop Philosophie  2007-2015 à Brussels et Marseille

Logo-18638-Semaine-05-08-135

Categorie
arte cultura eventi Filosofia

Laurent de Sutter. Arte e voluttà.

IMG_0238

Così abbiamo percepito la lettura di Laurent de Sutter in quell’italiano creativo e suggestivo che ha dato quel quid di eso-erotico in più alla disquisizione sull’arte dello spogliarsi  pensando alla Belle Epoque, a Lautrec e al Lido che in tempi passati abbiamo frequentato anche noi. Allora son venute in mente le immagini e i suoni che condividiamo volentieri.

IMG_5967IMG_5958IMG_0235

Categorie
cultura eventi Filosofia lucrezia ercoli pesaro Popsophia popsound rocca costanza

Le pop sophie. Pesaro 12 Luglio 2015.

IMG_5948

Abbiamo chiuso anche noi la kermesse di Popsophia e ribadiamo la nostra idea che si tratti di pop-sophismi. Tra vernissages di quell’arte che arte non è ma solo esibizione e virtuosismo, tra sofisticherie linguistiche modaiole di una parafilosofia che tutto è fuorché pop mi vendo una battuta provocatoria (ma poi non così tanto) sul programma di ieri lanciata da un mio amico giornalista all’ingresso: dove sono le “crepes” di Paolo? e le Pop-pe di Sophia? Paolo Crepet di fatto ha dato il meglio di sé forse perché lontano dalle gigionerie dalla TV. Condividiamo, a volte forse perché lapalissiano, tutto quello che ha detto sull’amore, sulla religione, su Facebook, sull’eroe Bob Dylan zingaro e poeta, sui talent show che distruggono anche quei rari talenti che incautamente li frequentano, sull’essere coerenti negli ideali, sui giovani, sulla scuola, su Basaglia, su Trieste e sui suoi avi pesaresi. Abbiamo anche avvertito fortemente, dal linguaggio corporale, la sua insofferenza a talune domande un po’ melense e banali, poste per di più con una impostata cantilena irritante. Abbiamo notato pure con piacere che Paolo Crepet le ha aggirate con abilità e buonsenso, tirando dritto sui suoi più sensati ragionamenti. Abbiano percepito anche il   fastidio malcelato per l’accostamento del suo dissertare ai testi del furbesco Mogol, spacciati per poesia e letti da una brava e fine dicitrice che a volte si faceva sfuggire un certo piglio da Gollum (ci si aspettava al termine di ogni verso un sibilante “tesssoroo”).  Il tutto per introdurre la teoria di covers del canzonettista Battisti ben eseguita ma ormai obsoleta. Ma finalmente le “Crepes” di Paolo c’erano ed erano squisite!

IMG_5955

Alla fine della giostra ecco l’italiano poco comprensibile per la dizione e per gli svarioni sugli accenti  (e pensare che i francofoni ne hanno un culto speciale!) del pop-filosofo-prodige belga Laurent de Sutter che legge una traduzione criptica, involuta  e inadatta ad un pubblico eterogeneo e sostanzialmente pop del suo scritto.Il riscatto solo dalla musica tecnicamente apprezzabile dei Popsound e dalle sinuosità della pop spogliarellista che d’ora in poi meriterebbe d’ufficio il nome di PopSophia!

IMG_5958

Ma non è ancora finita. Dulcis in fundo la scuola estiva per diventare pop-filosofi! Abbiamo visto il depliant con ancora molte domande aperte , rivolteci anche da qualche lettore, glissando, per ora, sulla qualità:

1) Chi sono i docenti e chi il direttore? Quali qualifiche hanno?
2) Che cos’è la certificazione ministeriale?
3) Chi riconoscerà i crediti formativi e come?
4) E’ assodato che il corso sarà riconosciuto come attività di aggiornamento per i docenti
5) Quali sono le agevolazioni speciali per studenti e docenti e in base a quali criteri?

IMG_5949IMG_5950

Giuseppe Campagnoli 13 Luglio 2015