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Arte ed educazione

“L’educazione e l’istruzione in campo artistico in Italia sono un sistema dal passato glorioso ma dal presente in via di estinzione per mancanza di progetto organico e di risorse. Il mercato dell’improvvisazione e del casual la fa invece da padrone.” Il declino dell’educazione alle arti nel nostro Paese: una situazione a cui è necessario porre rimedio con buone idee e buone pratiche, prima che sia troppo tardi.

 

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Ho scritto molte volte sul tema dell’educazione e dell’istruzione artistica in Italia. Ho l’impressione che, da quanto sta accadendo, io abbia vestito gli amari panni di Cassandra.

L’argomento si lega in maniera inscindibile con le problematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e con quelle della produzione artistica e progettuale contemporanea.

Insieme a dei volonterosi colleghi abbiamo provato inutilmente a creare una rete di soggetti privati e pubblici da impegnare nella ricerca finalizzata alla promozione di un sistema organico dedicato all’educazione, alla formazione e all’istruzione in campo artistico attraverso la valorizzazione delle preziose esperienze storiche italiane attualmente in fase di smantellamento. Il progetto sta incontrando enormi difficoltà anche per la tendenza a curare il proprio orticello piuttosto che tutto il campo e per l’abitudine tutta italiana di evitare accuratamente di “fare sistema”.

È ormai assodato che il concetto di educazione e formazione si riferisce all’acquisizione di uno dei linguaggi fondamentali della vita dell’uomo accanto alla comunicazione scritta e orale alla formazione scientifica e logica mentre l’istruzione afferisce alla costruzione di competenze professione o anche alla pratica disinteressata dell’arte e alla sua comprensione.

I due percorsi debbono essere egualmente solidi nel sistema educativo e dell’istruzione italiana, per assicurare conoscenze e pari opportunità a tutti i cittadini da utilizzare per la comprensione e la fruizione delle diverse forme d’arte e per la scelta di professioni in campo artistico e progettuale.

Abbiamo assistito in questi tempi alla proliferazione di associazioni, enti, che si dichiarano tutti interessati al mondo della formazione artistica o della tutela del patrimonio italiano mentre vanno a caccia di fondi a destra e a manca, ottenendoli molto spesso per vie “politiche” in cambio di risultati non proprio esaltanti.

Nella esperienza personale raramente ho ancora trovato un sodalizio che non guardasse prioritariamente a un suo privato orticello di corporazioni e lobbies politiche, professionali o imprenditoriali. Sarebbe sicuramente più proficuo unire gli sforzi per studiare e rifondare l’intero campo del sistema educativo italiano dedicato all’arte recuperando e rivalutando tutta l’esperienza pregressa. 

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Beni culturali ed equità.

 

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Equità e cultura. La Stampa 10 Gennaio 2013

Giuseppe Campagnoli

Non ci sarebbe bisogno di raccolte fondi per il recupero del nostro patrimonioculturale, storico e artistico se solo si facessero pagare le tasse – equamente – a tutti. Vi sono delle Associazioni e degli Enti culturali «storici» in Italia che pervicacemente continuano a muoversi sulla strada dell’ipocrisia promuovendo iniziative, appelli, ricerche di fondi per il recupero e il mantenimento del nostro patrimonio culturale, storico e artistico senza far parola dell’unica forma veramente efficace di tutela: l’equità. Sono Enti e Associazioni nate spesso per la salvaguardia in primis di patrimoni molto «privati» con la scusa del pubblico. Non si dice quasi mai che le risorse verrebbero miracolosamente trovate se solo si facessero veramente pagare le tasse a chi le deve, se si combattesse incisivamente l’evasione, se si tassassero pesantemente tutti i patrimoni immobiliari, finanziari e le rendite sopra i 300 mila euro l’anno. In una più ampia prospettiva si dovrebbe fare finalmente una politica dei redditi tale da abbassare il differenziale (lo hanno detto perfino due papi della chiesa cattolica) tra minimi e massimi a uno o due punti. Si dovrebbe determinare la diversità  solo in base  alla reale preparazione in funzione delle condizioni di partenza e dei bisogni effettivi, alla responsabilità del lavoro svolto (qualunque esso sia) e dai risultati conseguiti, sia nel pubblico che nel privato. A ciascuno secondo le proprie capacità e i propri bisogni.Si dovrebbe imporre ai privati di reinvestire nella ricerca nella cultura e nell’innovazione il surplus di ricavi, rendendo di fatto tutto il mondo dell’impresa sostanzialmente «no profit» senza pregiudicare i fattori di rischio e gli investimenti iniziali da compensare in forma adeguata. I principi di equità così fondati garantirebbero sicuramente, tra le altre cose, la conservazione, la tutela ela promozione, anche in chiave turistica, dell’intero patrimonio artistico e storico italiano.

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L’arte della sicurezza: un salto di qualità.

 

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L’Associazione S.E.T.A. si rilancia.

In quasi otto anni dalla sua fondazione l’Associazione S.E.T.A (Safety Education & Training Agency) ente no profit marchigiano che si occupa di educazione e formazione alla sicurezza, alla sostenibilità, alla protezione civile e di tutela del patrimonio culturale e artistico, ha lanciato e svolto varie attività formative anche con discreto successo di risultati. Tra queste emergono un progetto europeo sulla gestione della sicurezza e della prevenzione e protezione in vari ambiti (Workshop Grundtvig Educivis); una attività di formazione dedicata alle scuole aquilane coinvolte nel sisma del 2009 (Araba Fenice); un progetto di rete  in e-learning per docenti italiani e argentini sulla didattica della sicurezza (Perla); un corso di Perfezionamento sulla educazione alla sostenibilità, alla protezione civile ed alla tutela del patrimonio artistico in collaborazione con l’università Ca’ Foscari di Venezia, un percorso di formazione sulla sicurezza alimentare (Alibe) poi sfociato in una candidatura ad un Erasmus plus  ed altre iniziative di formazione in ambito scolastico o destinate alle amministrazioni locali riconosciute anche dal Ministero dell’Istruzione. Oggi l’associazione vanta l’accreditamento presso la Regione Marche quale ente di formazione professionale e sta rinnovando la sua azione anche  in partnership  con le Università di Macerata e Camerino sui comuni argomenti istituzionali.

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L’architettura della scuola e l’educazione alle arti.

In questo autunno 2015 ReseArt rilancia due temi importanti per la cultura italiana e non solo. Uno riguarda i luoghi fisici della città dove si fa cultura e si insegna, l’altro la formazione e l’educazione alle arti dei cittadini in età scolare e non.

Il dossier  completo di ReseArt su questi temi:

 

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L’iniziativa “Scuola senza mura” timidamente lanciata ai primi di Settembre viene riproposta a partire dalla ricerca di amministrazioni sensibili, studenti, docenti e personale della scuola, cittadini, associazioni e privati interessati a fungere da sponsor culturali e/o finanziari e a collaborare per organizzare una giornata di scuola diffusa (La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0nella città con workshops tematici ed una simulazione di una giornata scolastica senza le aule ordinarie. Chiunque fosse concretamente interessato può scrivere e proporre la propria adesione (come sponsor, volontario, partner etc.) a: researt49@gmail.com all’attenzione del Prof. Giuseppe Campagnoli.

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La formazione artistica.

La formazione artistica non è solo la storia dell’arte

Apprezzabile la sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni culturali, come da “intesa del 28 maggio”, nell’intento di tornare sui propri passi rispetto a quanto la riforma Gelmini ha imposto all’insegnamento della storia dell’arte. Nel mio ruolo di “Referente” del gruppo di studio sulla “Formazione Artistica” dell’Associazione ARTEM DOCERE, ho contribuito all’azione instancabile e meritoria del sodalizio per stimolare e sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché rivedesse le sue scelte sulla cultura artistica in Italia. L’Associazione ha confezionato per il Ministero e reso pubblico un ampio e corposo dossier che pare abbia avuto una prima risposta limitatamente all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Ma questo non basta. L’insegnamento della storia dell’arte è solo un aspetto del grande campo dell’educazione in generale e della formazione artistica. Entrambi devono contribuire a consolidare nei cittadini la capacità di “leggere”, “comprendere”, e “applicare” un vero e proprio linguaggio con precise conoscenze e abilità in campo creativo, così come avviene in quello della lettura, della scrittura e dei saperi scientifici.

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Insegnare la storia delle arti.Chi e come?

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Entro (forse per qualcuno a gamba tesa) nella diatriba, a volte tutta scolastica e anche un po’ corporativa, sull’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole italiane. Prendo spunto dall’ultimo intervento dell’associazione ArtemDocere, in ordine di tempo, senza voler dire una parola sui tecnicismi degli orari e delle afferenze tra le classi di concorso, i titoli di studio e le discipline. Analizzando gli attuali titoli di accesso a questo insegnamento che meriterebbe più attenzione e competenza da parte di tutti, mi voglio esprimere in una triplice veste, che credo garantisca una posizione affatto sospetta: una formazione di tipo classico, architetto, ex docente di discipline geometriche e architettoniche ed ex dirigente di scuole ad indirizzo artistico.

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Ritagli

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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A breve un e-book gratuito su iBook e iTunes che raccoglie un lustro di articoli e saggi di giuseppe campagnoli sul quotidiano La Stampa  come scrittore-lettore e sulla rivista telematica Educatiodue.0 edita da RCS Libri e diretta da Luigi Berlinguer. Tutto gratis et amore dei o piuttosto amore scolae, artis et architecturae. Chi volesse divertirsi a leggerlo potrà farmi pervenire qualche commento e ” recensione” su questo blog o su FB. Grazie!! Ho concluso la mia attività di articolista volontario perché sto concludendo il terzo e ultimo libro (probabilmente un e-book autoprodotto, visto che nemo propheta in patria e che tutti sono ormai scrittori!) sull’architettura scolastica: “Aprite le aule!”.

Giuseppe Campagnoli

28 Maggio 2015

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Contro tutte le correnti!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Ara Pacis “in vitro”

Cominciamo il 2015 con  una prima serie di considerazioni rigorosamente controcorrente e politically incorrect sulle varie arti che trattiamo in questo blog.

Arte delle arti 

I BLUFF DELL’ ARCHITETTURA, DELLA MUSICA E  DELLE ARTI CONTEMPORANEE. Ho scritto molte volte e forse invano di che cosa credo debba essere considerato arte e cosa no, che cosa debba essere considerato architettura e che cosa solo una macchina o uno strumento urbano tecnologico. Anche per la musica vale lo stesso discorso sia  classica o popolare. La differenza sta spesso tra il virtuosismo, l’abilità manuale e l’ispirazione poetica (dal poiein di classica memoria). Molti grandi poeti cantanti sapevano suonare male o poco mentre molti mediocri artisti erano e sono, quando va bene, solo dei grandi talenti della manualità meccanica e vocale sostenute dalle moderne tecnologie.  La pittura, la scultura, la decorazione, l’architettura, la musica, la danza e varie altre attività espressive dell’uomo  diventano arte sotto certe condizioni. Queste condizioni non sono presenti nei numerosi artisti locali che hanno riempito la maggior parte degli spazi pubblici e delle provincialissime “pinacoteche moderne” che molti  comuni piccoli e grandi vantano, ma non sono presenti anche in molti nomi delle arti e dell’intrattenimento nazionale e internazionale. La capacità mediatica e di convincimento di critici, televisioni, giornali e social networks ha creato molte stars fasulle e inconsistenti, gradite al mercato e non rispondenti per nulla a quelle che io chiamo le regole d’oro dell’opera d’arte: la fisicità, la gratuità, l’universalità, la immediata capacità di trasmissione estetica  (versus l’anestetico), la grande cultura che trapela sottotraccia dall’autore, dalla sua scuola certa e consolidata. Quando l’architettura, ad esempio, travalica la funzione specifica del suo essere fisico e tecnico e trasfigura verso l’estetico, raccontando o evocando storie ed emozioni in tutti (e dico tutti) diventa arte. Altrimenti è un oggetto d’uso come un’automobile o un tavolo, una nave o un martello, piacevole o sgradevole che sia. Ciascuno credo debba essere in grado di riconoscere  con sicurezza se un poeta è anche un artista, così come un cantautore, un musicista, uno scrittore, un architetto, un danzatore.

Arte della politica 

IMPRONTA ECOLOGICA, GLOBALIZZAZIONE, EQUITA’, DEMOGRAFIA IN EUROPA. Secondo una interpolazione delle formule scientifiche, ormai assodate, sull’impronta ecologica e la sostenibilità demografica l’Europa non potrebbe sostenere più di 200.000.000 di abitanti in condizioni di vita solo accettabili se fossero equamente distribuite risorse e ricchezza. Oggi siamo circa 713.000.000! E la crisi? E le migrazioni da altri continenti che paradossalmente hanno molte più risorse naturali vanificate e rese inutili o accaparrate da moderni colonialismi, da guerre tribali, religiose ed economiche, e sovrapopolazione? Vogliamo riflettere senza ipocrisie e pensare a soluzioni concrete per il futuro? Le nazioni della vecchia Europa, sempre più in crisi e sempre meno ricche, per evitare che si avveri il presagio sociologico di Alexander Mitscherlich o Ulrich Beck, debbono pianificare, insieme agli Stati economicamente avanzati del mondo e all’ONU, una politica urgente e non più rinviabile di sostegno effettivo all’emancipazione politica e sociale delle regioni da cui partono i flussi migratori favorendo la fine di conflitti tribali, religiosi ed economici e soprattutto imponendo l’estinzione della colonizzazione occidentale ancora attuata pervicacemente da multinazionali, da imprese occidentali e orientali e, non raramente, da ONG ed enti di beneficenza e cooperazione abilmente dissimulati. Lo spazio vitale e le risorse del mondo sarebbero sufficienti per tutti a patto che si possano attuare sensate politiche demografiche, educative e culturali valorizzando in chiave moderna l’ambiente, le tradizioni e le  storie di ogni popolo. Nella metafora dei vasi comunicanti della ricchezza e povertà i livelli si debbono progressivamente avvicinare fino quasi a pareggiarsi. Le parole comode di tanta politica, religione e filosofia: carità, elemosina, solidarietà si debbono rapidamente trasformare in sforzi verso garanzie di pari opportunità, emancipazione ed equità sociale.

Arte del cibo 

MAC DONALD’S, EATALY E SLOW FOOD. Le mode esistono anche nel mangiare. Se il colosso Mac Donald’s cede timidamente al “local” rispetto al “global” e propone piatti quasi a km 0 fondati sulla tradizione dei luoghi in cui opera, Eataly si vanta di essere rigorosamente global e trasferisce il “meglio del cibo” italiano ovunque nel mondo non preoccupandosi dell’inquinamento dovuto al trasporto né del fatto che, come dicevano i nostri anziani contadini e pescatori, i prodotti del mare e della terra non possono essere consumati nemmeno a qualche decina di metri di distanza dai loro luoghi perché si perderebbe l’odore, lo spirito intrinseco della loro origine e tutta la cultura che si respira, come ambiente, arte e storia nei siti della loro nascita e cura. Ho provato, per curiosità e dovere di cronaca, un pasto in una Hamburgeria di Eataly ed ho ricevuto cibo nella media, servizio come un qualsiasi fast-food a prezzi non proprio popolari. Un grande bluff? Certo è che la globalizzazione che sradica le cose belle e buone dal loro contesto geografico  fa enormi danni alla cultura e alla salute per un mito del cibo “etnico” che ha mostrato, nel tempo, tutti i suoi limiti di qualità e di sostenibilità. Slow Food suggerisce, pur nei limiti della sua dimensione di impresa in questo mercato fondato sul profitto e sulla libera impresa, qualche strada percorribile per la determinazione della libertà dei popoli in merito al diritto ad una sana ed adeguata alimentazione. Note critiche emergono comunque su alcuni aspetti come viene evidenziato nelle pagine di Wikipedia: “Nonostante i lodevoli obiettivi ci sono altri problemi che non vengono affrontati. Ad esempio, senza alterare in modo significativo la giornata di lavoro delle masse, la preparazione del cibo in una maniera slow food può essere un onere aggiuntivo a chi prepara il cibo (spesso donne). Al contrario, la società più benestanti possono permettersi il tempo e le spese di sviluppo di ‘gusto’, ‘conoscenza’ e ‘discernimento’. L’obiettivo dichiarato di Slow Food di preservare se stesso dal “contagio della moltitudine” può essere visto come elitario”.

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Mecenati pro domo sua?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Scrissi tempo fa una lettera a La Stampa di Torino criticando bonariamente il mecenatismo “peloso” dell’industriale ciarliero Diego Della Valle quando donò un nuovo edificio scolastico al suo paese d’origine. Il gesto era apprezzabile per la comunità, se si fa eccezione per qualche neo dovuto al fatto che l’edificio pare fosse stato progettato dalla consorte in un discutibile stile american neoclassic e che sia stato intitolato al fondatore della dinastia Della Valle. Tutti conoscono la successiva saga dell’intervento di sponsorizzazione del restauro del Colosseo. Oggi leggiamo di una analoga iniziativa del patron del cachemire italiano Brunello Cucinelli che nel “Progetto per la Bellezza” della sua Fondazione vuole contribuire a salvare il paesaggio e la natura. L’idea era quella di trasformare una pianura fatta di capannoni industriali  negli anni ’70-’90, dismessi e abbandonati o ridestinati a depositi e magazzini, in un parco interurbano di giardini, orti e frutteti attrezzati da “oratori laici” e strutture di accoglienza e ricreazione sociale. Il progetto si dovrebbe concludere nel 2015 anche con il restauro di un borgo medievale (paese della moglie) la creazione di un teatro e di una scuola per arti e mestieri. Demolire il cemento invece di costruire e risanare qualificandole aree deindustrializzate da politiche e imprenditorialità incoscienti ed analfabete, non è un cattiva idea. Occorrerebbe  spingere con “decisione” le imprese piccole e grandi ad investire il plusvalore non utilizzato in ricerca e innovazione in una specie di “tassa attiva” per incrementare la loro efficienza sociale distogliendo risorse al profitto per destinarle al territorio e al salvataggio e valorizzazione del paese in cui anche una industrializzazione senza regole e discrezione ha provocato danni su danni al patrimonio ambientale, culturale e artistico.  Un risarcimento “in nuce” che sarebbe premiato con reali agevolazioni e investimenti pubblici (sulla linea di una interpolazione virtuosa delle teorie  economiche della nostra ricercatrice e docente espatriata nei lidi britannici Mariana Mazzucato e del “neomarxista” Piketty)

L’efficienza sociale

Mi vengono in mente le nostre  aree industriali della teoria di valli che si protendono dalle colline al mare come la Valle del Tronto, quella del Tenna, del Chienti e del Potenza, la Vallesina e la Valle del Misa, non ultima quella che vediamo dalle nostre finestre, la Valle del Foglia,  cui ci riferiamo a mo’ di esemplificazione. (“Chi è causa del suo mal” La Stampa Maggio 2013) Non ho visto nessun programma veramente concreto e nemmeno futuribile in questa direzione dalle amministrazioni “progressiste” o sedicenti “dalla parte dei cittadini” della nostra provincia come delle altre. Sarebbe invece la prima cosa da fare per le aree degradate e sfruttate dallo slogan speculativo dei “pochi maledetti e subito” senza prospettive e reali programmi pluriennali di sviluppo e sostenibilità dei nostri ineffabili piccoli e grossi industrialotti di provincia. Sarebbe veramente un sogno che si creasse un’alleanza trasversale tra i sindaci delle valli per pianificare con ampio respiro il futuro dei nostri territori, puntando sul recupero, sulla salvaguardia e sulla trasformazione di tutte le aree nella direzione degli unici settori plausibili per un paese come l’Italia: l’agricoltura di prossimità e il turismo, la cultura e l’educazione, il tempo libero e la ricreazione, la vera arte e il vero artigianato. Credo ci potrà salvare solo una joint venture virtuosa tra un  pubblico divenuto efficiente, efficace, economico ed onesto ed un privato divenuto più colto e lungimirante. Ci piacerebbe un privato più attento al sociale che al profitto e senz’altro anch’esso, vista la corruzione subliminale e palese che si fa in due e l’evasione (di sopravvivenza delle persone o dei beni?) diffusa che si fa da soli, decisamente più onesto. Noi avremmo nel cassetto un progetto di ampio respiro di “ridisegno urbano” per i nostri territori, sicuramente esportabile altrove e fondato sul verde, l’agroalimentare, il turismo e la mobilità compatibili, l’arte e la cultura. Chissà se qualche sindaco illuminato rifletterà ed agirà dopo aver letto questo nostro accorato appello ed invito?

Giuseppe Campagnoli

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Chi è causa del suo mal…

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Ripropongo, ad uso e consumo di quelle che si definiscono “nuove”, “trasparenti” ed “ecologiche” amministrazioni locali un vecchio/nuovo articolo apparso anche su La Stampa di Torino perchè poteva ben riguardare tanti esempi diffusi nel nostro italico territorio. Il pezzo, questa volta è corredato da una immagine che non ha bisogno di commenti ma che dovrebbe far riflettere su ciò che è urgente fare per eliminare tutte quelle anestetiche macchie grigie di un paesaggio che avrebbe ancora (non so per quanto tempo) delle forti connotazioni di bene ambientale e storico-artistico. Quelle macchie oscure sono state colpevolmente realizzate con la scusa di uno sviluppo che non era e non sarà certamente più compatibile con l’insieme dei beni naturali e storici. Lo è stato invece per chi ci si è arricchito nel tempo e continua forse a farlo anche oggi.

Chi è causa del suo mal

Viviamo in un’area del centro nord una volta ricca di un importante distretto produttivo monotematico.

Quasi 15 anni fa fu commissionato dalle amministrazioni locali uno studio sullo sviluppo industriale della zona nel ventennio successivo. Gli esperti dissero che se non ci si fosse riconvertiti ad altre attività sarebbe stata la fine. Nessun imprenditore seguì il consiglio tecnico pensando solo al proprio immediato alto profitto e ora è successo quello che era stato previsto. Fin dagli anni 90 abbiamo assistito a imprese commerciali improvvisate che poi hanno dovuto chiudere nel giro di un anno e si era in tempi in cui il credito veniva erogato senza tanti complimenti. Solo uno sprovveduto avrebbe potuto pensare che la pacchia sarebbe durata più di 10 anni.

Anche oggi si vedono numerosi esercizi commerciali con gli stessi prodotti nel raggio di 100-200 metri! E’ la concorrenza? No. E’ la follia. Si è buttata a mare l’agricoltura disseminando le campagne di falsi agriturismi (in parte sovvenzionati a fondo perduto) turismo e cultura lasciati a una libera impresa spesso impreparata e votata ad alti profitti in tempi brevi. Le banche nel frattempo hanno fatto il loro dubbio lavoro dando soldi a chi non li meritava e dato il colpo di grazia ad un mercato già viziato dall’improvvisazione imprenditoriale e dalla mancata pianificazione produttiva… La tragedia è che ci stanno rimettendo le persone preparate, oneste e non venali che si trovano sia nel pubblico che nel privato tra quelli che lavorano il tempo necessario, raggiungono gli obbiettivi, guadagnano il giusto e pagano tutte le tasse spesso per avere i servizi inefficienti per colpa di chi non le paga.

Per risollevarsi occorre puntare prima sull’istruzione, sulla ricerca, sulla limitazione all’iniziativa privata imprenditoriale e commerciale quando provocano danni alla collettività.

Per risollevarsi occorre  investire  nei soli settori che in Italia possono rendere: agricoltura, cultura, turismo, artigianato, manifattura di qualità! Non sarebbe stato difficile! E non è ancora impossibile.”

Giuseppe Campagnoli

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Arte, arte, arte!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Giannini: inaccettabile il taglio della storia dell’arte nelle scuole
Firmata un’intesa Mibac-Miur per accrescere la conoscenza del patrimonio culturale

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ROMA
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, Stefania Giannini, e quello dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, hanno firmato questa mattina a Roma, presso il Museo dell’Alto Medioevo, il protocollo d’intesa tra i due ministeri per l’accrescimento della conoscenza e del patrimonio culturale per la formazione dei giovani nelle scuole.

«La storia dell’arte è un tratto genetico della nostra cultura ma è stata trascurata. È inaccettabile che questa materia sia stata messa tra le cenerentole a rischio taglio, che poi si è effettivamente verificato». Così ha commentato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a margine della firma.

«Con il ministro Franceschini – ha spiegato Giannini – prendiamo quindi l’impegno di reintrodurre nelle scuole laddove è stata depotenziata la storia dell’arte. Al mio ingresso al Miur ricordo che una delle prese d’atto che mi aveva amareggiato fu proprio quella di scoprire quanto la storia dell’arte fosse stata eliminata o ridotta nelle scuole. Occorre quindi rivisitare gli ordinamenti didattici – ha concluso Giannini – e questo è un punto all’ordine del giorno e il governo è stato sollecitato a riguardo».

«Tra il ministero dei Beni Culturali e il ministero dell’Istruzione c’è un impegno comune per reintrodurre dove è stata tolta, e valorizzare dove è stata ridotta, la storia dell’arte nelle scuole – ha ribadito Franceschini -. Non si può infatti pensare di non far studiare l’arte nelle scuole. Le scelte politiche sbagliate vanno corrette».

Ricevuto da
Nicola Ghiaroni ArtemDocere