Categorie
Architettura didattica edifici scolastici Education Educazione istruzione Politica riforma scolastica Scuola

Il racconto continua: l’educazione diffusa per una città educante

La scuola diffusa: oltre le  aule. Una storia da raccontare.

 

Tutto cominciò negli anni settanta, quando tra la progettazione di scuole materne, medie ed elementari ispirate a principi di apertura e di flessibilità degli spazi verso l’esterno, gli insegnamenti sulla città analoga che si autocostruisce collettivamente e determina il suo stile di Aldo Rossi, le letture di Ivan Illich e Paulo Freire e i ricordi personali della crescita in una scuola rurale con il metodo Freinet iniziò la mia storia di architetto, di insegnante e di direttore di scuole d’arte. Tanta strada da lì in poi fino alla pubblicazione del Manifesto della educazione diffusa, agli appunti di architettura della città educante che presto diventeranno un libro dettagliato e pieno di suggerimenti e consigli per le trasformazioni urbane necessarie ad una città che accoglie ed induce l’educazione diffusa. Non ultimo una specie di manualetto di istruzioni che Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli stanno preparando ad uso di insegnanti, scuola, educatori, famiglie e associazioni.

 

La mia classe en plein air. Giuseppe Campagnoli 2013

Senza titolo.jpg

Nel tempo, la ricerca sull’architettura per l’apprendimento e su quella che in Italia si chiama ancora edilizia scolastica e altrove education facilities o school building ha avuto evoluzioni e involuzioniin una specie di andirivieni culturale. Oggi anche nelle avanguardie degli innovativi spazi per la scuola non tutto oro è quel che riluce e per mia esperienza ho constatato, come diceva Manfredo Tafuri, che almeno 9  libri su 10 vanno letti in diagonale. Accade così anche nei progetti e nella ricerca. Non ho visto nella saggistica e negli esperimenti concreti in Europa e nel mondo nulla di veramente nuovo e rivoluzionario. Il cambiamento può nascere da un’idea che era già in nuce nel mio libro “L’architettura della scuola” edito da Franco Angeli, Milano nel 2007. Il volumetto suggeriva, dopo anni di ricerche e progetti, una concezione innovativa degli spazi per l’apprendere. E’ il momento di intraprendere la strada per un dibattito più ampio e, auspicabilmente, una sua sperimentazione concreta.

Senza titolo.png

Nel capitolo  “I principi stilistici e architettonici per una progettazione non di maniera” del mio libro L’architettura della scuolasi legge, tra l’altro:  “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”. “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”  Da qui, dopo quasi tre anni di studi e la partecipazione ad un Concorso Internazionale bandito da Achitecture for Humanity: “The classroom for the future” hanno avuto origine i primi documenti teorici  sulla “Scuola diffusa” pubblicati su Educationdue.0 nel  2011 e nel 2012 cui hanno fatto seguito altri interventi su riviste specializzate e sulla stampa. Due piccoli pamplhetdi architettura autoprodotti hanno completato il quadro. L’incontro cruciale con il professore di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca Paolo Mottana e la sua Controeducazione ha chiuso il cerchio magico della mia storia tra educazione ed architettura.

Categorie
ambiente Architettura associazioni controeducazione cultura didattica Educazione innovazione istruzione Scuola Scuola italiana

Cosa vuol dire educazione diffusa?

 

thumbs_94-In-lontananza-Notre-Dame-2

Educazione diffusa non vuol dire uscire ogni tanto dalle scuole per fare più o meno le stesse cose che si facevano nelle aule, nelle aule speciali, nei laboratori come non vuol dire spostare banchi e sedie e metterli in circolo, a zig zag, uno sopra l’altro e neppure intensificare la perniciosa “progettite” di una pletora di attività esterne estemporanee e spesso solamente ricreative. Educazione diffusa non significa neppure fare le cose consuete o timidamente innovative nei diversi luoghi della città così come sono, senza trasformazioni significative senza mutamenti progressivamente radicali degli spazi, delle forme, delle loro funzioni e usi, dei loro significati. Educazione diffusa non significa sostituire la lezione frontale o altre forme di didattica più o meno avanzata con altrettante sperimentazioni che si pongono sulla stessa linea delle pedagogie imperanti nel mercato educativo in genere di importazione nordeuropea o anglosassone valutate sempre con entusiasmo dai classificatori ufficiali internazionali che rispondono all’imperante modello economico. Significa invece ribaltare lentamente ma decisamente i paradigmi fondamentali dell’educazione, dell’istruzione, della formazione, dell’ insegnamento e dell’apprendimento verso l’esperienza, la ricerca, l’erranza, l’apprendimento incidentale  istintivo e ricco di emozione verso la creatività, la passione e il coinvolgimento, gli unici che in fin dei conti restano non solo nella memoria ma nel nostro io più profondo e permanente.

IMG_0583

Molti sostengono di aver praticato o di praticare tuttora l’educazione diffusa ma in realtà si tratta solo di timide uscite dal seminato istituzionale, comunque tollerate e digerite ampiamente da tutto il sistema del controllo dell’istruzione che a volte si spinge anche a concedere premi e riconoscimenti perchè  sa bene che comunque tali pratiche (spesso considerate best practices) cambieranno poco o nulla dell’apparato educativo che conviene a questo tipo di società del consumo totale e universale. Altri credono, tra i quali molto frequenti gli esperti e docenti delle discipline scientifiche e matematiche, (che, paradossalmente, sono stati proprio i primi nella scuola italiana, a godere di insegnamenti universitari di didattica specifica) che non si possa, per il successo scolastico e professionale, prescindere assolutamente da un insegnamento basato sulla propedeuticità, sulla rigida progressione delle nozioni, sulla ripetizione e sulla restituzione pedante dei saperi, sull’esercizio matto e disperatissimo, proprio in genere delle sole prestazioni materiali e fisiche.

1

Occorre svuotarsi di tantissimi stereotipi e cattivissime abitudini, pensare che la nostra mente non può essere costretta dentro schemi e paratie più o meno stagne perché essa agisce in tutte le direzioni simultaneamente in ogni sua parte e connessione e che tutti i linguaggi hanno eguale dignità ed importanza in questo contesto senza gerarchie o classificazioni. Il resto viene da sé: la passione, il talento, l’apprezzamento e l’uso di ciò che si è appreso interessandosi, agendo, coinvolgendosi, risolvendo problemi e contribuendo a trasformare e far crescere la città e l’ambiente in ogni suo aspetto ritornando a farne parte attiva in ogni età della vita.

IMG_5461

Nel corpus del Manifesto della educazione diffusa, ma soprattutto nelle sue appendici e nei modelli suggeriti o nei racconti di ciò che si sta realmente facendo in questa direzione, c’è la spiegazione di che cosa realmente sia l’educazione diffusa e di come si possa cominciare a praticarla. C’è un primo approccio agli strumenti possibili che dovranno essere approntati e predisposti facendo anche tesoro di tutte le altre esperienze pedagogiche innovative e rivoluzionarie che nel tempo hanno provato a mutare radicalmente i concetti di educazione ed istruzione,  per far sì che, comunque sia, anche se in forme, tempi e luoghi diversi, non vengano meno i saperi indispensabili alla vita ed alle sue diverse forme, soprattuto di relazione e di comunità , immerse in una società. he deve cambiare, in modo attivo e partecipe.  C’è l’indicazione di come non si possa assolutamente fare  meno di un ripensamento globale della città, dei territori e  delle loro architetture, dell’abitarli e viverli.

 

Nell’educazione diffusa c’è l’idea di come, nel tempo ma in modo deciso e senza compromessi, si debba fare a meno dell’edilizia scolastica a favore dell’uso dei portali collettivi ben descritti nel testo e che introdurranno e faranno da basi per il diffondersi nella città educante. Anche per questo sono irrinunciabili il sodalizio culturale e la sintonia politica (quella nobile) tra il mondo della scuola pubblica, quello delle amministrazioni illuminate, dell’associazionismo culturale, sociale e del volontariato, dell’architettura e dell’educazione nonché di tutti i cittadini coraggiosi e consapevoli. Non vi sarà educazione diffusa se non si agisce, senza compromessi, timidezze o ipocrisie,  sull’attuale modo di pensare la scuola, la società e il territorio che li ospita. Tutto questo comporta per forza una serie di atti contrari ma  finalmente positivi. Non è facendo finta di innovare quello che c’è, perché resti alla fine tale e quale, che si potrà oltrepassare questa scuola come è nelle nostre idee.

Giuseppe Campagnoli

13 Marzo 2019

 

Categorie
Architettura città cultura didattica Educazione Scuola Ultrarchitettura

L’educazione diffusa allo Sponzfest 2018

 

Un’ambasciatrice d’eccezione ha portato il Manifesto della educazione diffusa in seno allo Sponzfest di quest’anno: “Lo Sponz Fest, nella sua edizione del 2018, vuole indagare l’oscurità delle selve, l’emersione del rimosso, insomma, l’ampio versante del selvaggio liberatorio che ci salva tutti, approcciandolo lungo molteplici strade: con gli incontri della Libera Università per Ripetenti, con le istallazioni artistiche e gli scatenamenti musicali e festivi, con l’esplorazione dei territori selvatici e, infine, con l’esperienza di una notte selvaggia che evocherà le paure e i rimpianti più ancestrali per esorcizzarli durante il culmine dell’edizione” 

Nell’ambito dell’intenso programma del festival 2018 dedicato alla “selvatichezza” voluto e diretto da Vinicio Capossela, oltre la musica, lo spettacolo, le arti varie e le performances, l’iniziativa di presentazione del libro  scritto da Ester Manitto sull’esperienza straordinaria vissuta con AG Fronzoni che è sfociata nel progetto di scuola diffusa in seno agli istituti di alta formazione artistica di Milano (NABA ,Marangoni..) ha avuto come corollario una vetrina sull’educazione diffusa e sulla città educante ormai pronte a rendersi concrete con la pubblicazione del Manifesto operativo della educazione diffusa.

 

 

Scrive Ester  Manitto circa la sua esperienza a Milano:

“Perché “La scuola diffusa”? Spostare i confini e imparare facendo.Gli episodi che mi hanno consentito di sviluppare le riflessioni e quindi le proposte didattiche che da qualche anno sperimento con i miei allievi hanno origine, in parte, da quando, nel 1987 studentessa di A G Fronzoni, ebbi modo di apprezzare il metodo didattico che egli aveva formulato nella sua scuola-bottega.
Fu Albe Steiner che nel 1967 chiamò A G Fronzoni a insegnare all’Umanitaria: da allora Fronzoni si dedicò all’insegnamento per tutta la vita, e nel 1984, quando fondò la sua scuola-bottega mise in pratica il programma che avrebbe voluto applicare già negli istituti dove aveva insegnato fino ad allora, ma che a causa dei rigidi schemi scolastici non poteva applicare pienamente. Diede così vita a una scuola diversa da quelle esistenti. Per fare questo trasse ispirazione dal concetto di “bottega” rinascimentale, il luogo, dove gli allievi si recavano a “imparare facendo” sotto la guida di un Maestro.” 

La mia scuola diffusa

“La scuola diffusa” nella città di Milano è il mio progetto didattico che intende creare percorsi educativi per gli studenti che scelgono di studiare design, comunicazione visiva, arte, moda a Milano. Orientare questi giovani fuori dai perimetri psicofisici degli istituti diventa quasi un’esigenza considerando che Milano è la capitale del design. La scuola diffusa, è un progetto che prende forma per generare connessioni con la realtà della città di Milano (e non solo) anche grazie alle manifestazioni permanenti e periodiche che si susseguono nella vasta offerta metropolitana.
L’idea de “La scuola diffusa” nasce da un ragionamento maturato con l’esperienza. Gli studenti che frequentano le scuole di design a Milano prevalentemente provengono da svariate parti d’Italia, d’Europa e del mondo, pertanto la loro conoscenza di Milano è scarsa se non addirittura nulla. Creare per loro percorsi didattici mirati è un’occasione formativa molteplice che consente sia di approfondire i loro interessi, sia di conoscere meglio la città dove vivono e studiano per sentirsi un po’ meno estranei.
L’intento del mio programma è di suggerire itinerari per imparare a percepire il d’intorno come un sistema educativo, come se fosse la città di Milano medesima, attraverso le sue infinite peculiarità, a diventare università.
Gli itinerari de “La scuola diffusa” generalmente includono luoghi deputati al design, all’arte, alla moda, studi di professionisti, Fondazioni dei maestri del design, show-room, gallerie d’arte, negozi, laboratori, mostre, fornitori, eventi, manifestazioni, ma anche eccellenze relative alla cultura italiana.”

Questa è la prova che l’educazione diffusa può svilupparsi e nascere in qualsiasi contesto di apprendimento e di vita, in grandi città come in piccoli centri, in aree di esperienza che toccano le arti, la scienza, il design, la lettura, la scrittura, la musica e tanto altro e che i luoghi per una città educante ci sono già: basta usarli, trasformarli, ridisegnarli e renderli vivi e stimolanti. Il disegno di una città educante è collettivo, corale, progressivo e continuamente mutante.

Lo scriveva in una accezione di educazione diffusa ante litteram anche l’architetto, anarchico, educatore ed economista Colin Ward di cui, nella presentazione del volume  “L’educazione incidentale”   Elèuthera Milano 2018, si dice: “Famiglia e scuola sono sempre stati considerati i luoghi per eccellenza dove bambini e bambine, ragazzi e ragazze, acquisiscono un’educazione. Colin Ward decide invece di esplorare un particolare aspetto dell’educazione che prescinde da queste istituzioni: l’incidentalità. Ecco allora che le strade urbane, i prati, i boschi, gli spazi destinati al gioco, gli scuolabus, i bagni scolastici, i negozi e le botteghe artigiane si trasformano in luoghi vitali capaci di offrire opportunità educative straordinarie. Questa istruzione informale, volta alla creatività e all’intraprendenza, rappresenta pertanto una concreta alternativa a un apprendimento strutturato e programmato che risponde più alle esigenze dell’istituzione e del docente che alle necessità del cosiddetto discente. Si configura così un approccio al tempo stesso nuovo e antico alla trasmissione delle conoscenze in grado di fornire un’efficace risposta a quella curiosità, a quel naturale e spontaneo bisogno di apprendere, che sono alla base di un’educazione autenticamente libertaria.”

Concludo con le immagini ed alcune frasi emblematiche tratte dai volumi che raccontano insieme, anche a distanza di luoghi e di tempi, ma in una rara sintonia di intenti, un’ idea che parrebbe utopistica ma non lo è affatto perchè ciò che sta accadendo oggi, lentamente ma decisamente, è la sua applicazione reale in vari modi nella città e nel territorio dell’educazione.

Giuseppe Campagnoli

25 Settembre 2018

 

 

“Dalla didattica della progettazione alla didattica di uno stile di vita”

” Mai più aule tra i muri e studenti che volgono lo sguardo teso alla fuga al di là dei vetri chiusi”

” Ora entriamo in quella che lei definisce la “Casa Matta” , una delle cinque basi o tane dove si riuniscono le ragazze e i ragazzi e le bambine e i bambini per ritrovarsi con i mentori e per prendere decisioni, discutere, concordare progetti…”

“Ogni angolo della città è un’aula scolastica, ogni strada uno spazio di incontro e di sperimentazione di relazioni vitali, ogni contesto urbano o rurale in cui viviamo è un luogo di apprendimento,ogni occasione è propizia a stimolare l’autonomia e la partecipazione diretta alla vita sociale”

 

Categorie
analfabetismo Architettura controeducazione didattica edifici scolastici edlizia scolastica Educazione istruzione ministro dell'istruzione Scuola

Sperimentare la scuola diffusa nella città

IMG_1687

Trasformare l’educazione e la città dal basso.

Dopo la pubblicazione del Manifesto della educazione diffusa  la campagna di adesioni sta proseguendo ed anche i contatti per avviare iniziative e progetti. Per agevolare la messa in pratica di proposte sperimentali provo a fare una estrema sintesi delle principali ineluttabili azioni concrete da poter mettere in campo fin da ora.

    • Il primo passaggio fondamentale è la costituzione della Rete di coordinamento della educazione diffusa con la fondazione di una associazione, un comitato e una direzione scientifica che garantiscano le competenze nelle aree educative e pedagogiche, amministrative e di pianificazione e progettazione architettonica. Dalla rete nasceranno gruppi formali e informali (alcuni sono già presenti sui socials) per avviare o progettare esperienze di educazione diffusa.

 

    • A livello periferico e locale occorre costruire micro-reti di educazione diffusa e comunità educanti composte da almeno un istituto scolastico, un comitato di genitori, enti pubblici, associazioni, botteghe, teatri, mercati, biblioteche e librerie, musei, professionisti volontari e singoli cittadini. Il tutto potrebbe già operare negli spazi disponibili nelle norme per le sperimentazioni e l’autonomia scolastica.

 

    • I primi firmatari del Manifesto supporteranno le iniziative in nuce proponendo incontri formativi e di progettazione nei territori a loro prossimi.

 

    • I gruppi di supporto alla sperimentazione locale, costituiti attraverso la rete di coordinamento, attiveranno la progettazione volontaria di architetture tese a  trasformare gli spazi individuati nella città educante in altrettanti luoghi di apprendimento, ricerca e condivisione e per proporre idee alle amministrazioni locali in sostituzione della obsoleta e superata edilizia scolastica verso il concetto di basi, portali e agorà da dove partire, tornare e sostare per scambiare, condividere, verificare le esperienze vissute nelle peregrinazioni educanti per la città il territorio (cfr. Il disegno della città educante)

 

    • La sperimentazione si avvierà includendo sempre più parti di attività di “scuola aperta” diminuendo gradualmente l’orario rigido al chiuso per sostituirlo con  momenti flessibili di attività per aree tematiche all’esterno e nei luoghi educanti della città, per tutto l’arco dell’anno solare.

 

    • Strumenti come protocolli e convenzioni sono già delle collaudate modalità per coinvolgere ed impegnare enti, associazioni, privati, sponsors. Potranno essere attivate dai gruppi locali apposite campagne di donazione e di contribuzione o attivare la partecipazione a bandi nazionali o europei.

Importantissima è infine l’azione di sensibilizzazione nei territori con incontri e seminari divulgativi, performances, mostre, street socials, concerti, spettacoli teatrali e ogni altra iniziativa pubblica utile a far conoscere l’idea e promuovere le esperienze di educazione diffusa. 

Pesaro 18 Settembre 2018

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Architettura arte arte della politica associazioni Auguri città cultura didattica Economia edilizia edilizia scolastica Educazione Educazione all'arte equità sociele Filosofia filosofia pop geopolitica giuseppecampagnoli istruzione artistica marche migranti ministro dell'istruzione montelabbate Musei oltre le aule pedagogia Scuola scuole d'arte Sociale sviluppo sostenibile verità

Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

fullsizeoutput_2682

A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

BD7BACAB-A85B-43F7-A36E-31287C9CD276

Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

Categorie
Architettura didattica edilizia scolastica Edilizia Scolastica education facilities istruzione renzi riforma scolastica Scuola italiana Varia umanità

La nostra scuola innovativa.

head-bambiniarchitetti.jpg

E’ uscito un singolare bando di concorso ministeriale per idee di edilizia scolastica innovative. L’innovazione starebbe nel costruìre altre scuole con aule, corridoi, atri, arredi, banchi etc.? L’innovazione starebbe nell’aggiungere altri edifici in una concezione ormai obsoleta degli spazi per apprendere? Una specie di gara d’appalto (le regole sono quelle) indistinta sulla scorta di criteri generici e sostanzialmente vecchi limitata a delle specifiche aree geografiche.

Ecco lo spirito in nuce:

“In esecuzione del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 3 novembre 2015, n. 860, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 155, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è avviato il presente concorso di idee, da svolgersi secondo le modalità di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. L’obiettivo è quello di acquisire idee progettuali per la realizzazione di scuole innovative da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento e dall’apertura al territorio. Il concorso di idee si svolge in un’unica fase consistente nell’esame e nella valutazione, da parte di apposita Commissione giudicatrice di esperti, delle proposte ideative presentate dai concorrenti e finalizzata alla individuazione delle migliori idee per singole aree territoriali regionali. Il concorso di idee è unico ma suddiviso in 52 aree territoriali, individuate da ciascuna Regione sulla base della procedura avviata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 7 agosto 2015, n. 593…”

“Nella presentazione della propria proposta progettuale i candidati dovranno tenere conto delle seguenti finalità:

– realizzazione di ambienti didattici innovativi, a partire dalle esigenze pedagogiche e didattiche e dalla loro relazione con la progettazione degli spazi.

In particolare:

▪ permettere agilmente l’allestimento di setting didattici diversificati e funzionali ad attività differenziate (lavorare per gruppi, lavorare in modo individualizzato, presentare elaborati, realizzare prodotti multimediali, svolgere prove individuali o di gruppo, discutere attorno ad uno stesso tema, svolgere attività di tutoraggio tra pari tra studenti ecc.);

▪ permettere lo svolgimento di attività laboratoriali specialistiche tanto per ambito disciplinare che per tipologia di strumentazione necessaria (ad esempio dotazioni tecnologiche o periferiche specifiche);

– sostenibilità ambientale, energetica ed economica: rapidità di costruzione, riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, alte prestazioni energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, facilità di manutenzione;

– presenza di spazi verdi fruibili che arricchiscono l’abitabilità del luogo; – relazione della soluzione progettuale con l’ambiente naturale, con il paesaggio e con il contesto di riferimento anche in funzione didattica. In particolare, gli spazi verdi e l’ambiente naturale dovranno essere in continuità o facilmente accessibili dagli spazi della didattica quotidiana formando in tal modo una estensione concretamente fruibile dell’ambiente educativo integrato della scuola;

– apertura della scuola al territorio: la scuola come luogo di riferimento per la comunità; – coinvolgimento dei soggetti interessati e loro partecipazione attiva; – permeabilità e flessibilità degli spazi, fruibilità di tutti gli ambienti;

– attrattività degli spazi anche al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica;

– concezione dell’edificio come strumento educativo finalizzato allo sviluppo delle competenze sia tecniche che sensoriali;

– attenzione alla presenza di spazi per la collaborazione professionale e il lavoro individuale dei docenti;

– presenza di spazi dedicati alla ricerca, alla lettura e alla documentazione, con particolare riguardo all’ottimizzazione degli stessi rispetto alle possibilità di utilizzo di dispositivi tecnologici digitali individuali o di gruppo e alle potenzialità offerte dalla connettività diffusa; Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

– concezione e ideazione degli spazi nell’ottica del benessere individuale e della socialità, anche attraverso la previsione di aree sociali e informali in cui la comunità scolastica può incontrarsi e partecipare ad attività interne o aperte al territorio.”

Dopo le ineffabili Linee Guida sull’edilizia scolastica di qualche mese fa ora le #scuoleinnovative  Noi della “Scuola diffusa” contrapponiamo al conformismo didattico e pedagogico condito di futurismo neoliberista, un’idea di più ampio respiro, veramente innovativa e rivoluzionaria legata davvero al territorio e alla città che recupera il recuperabile degli spazi esistenti senza disperdere risorse per restauri e messe in sicurezza dispendiosi quando non impossibili, e nuove costruzioni pensate da professionisti che spesso sanno poco o nulla di scuola ma sono sicuramente alla moda per ipertecnologia e ipersostenibilità.

cover225x225-2

Ecco invece, in nuce la nostra proposta di “Scuola diffusa” che dopo un decennio di studi è finalmente approdata nel dibattito nazionale sugli spazi per la cultura e l’istruzione

“Ripercorreremo, dopo aver citato i passi del libro-madre che hanno fatto sviluppare l’idea la storia e le tappe fondamentali che hanno condotto a questo seminario di studi. Nel capitolo “I principi stilistici e architettonici per una progettazione non di maniera” del libro L’architettura della scuola si legge, tra l’altro: “Trattando di cultura e di scuola il locus non può non essere il cuore della città” e ancora “ pensiamo che nel progettare una scuola o un museo o una biblioteca sono più presenti i significati e i contenuti che la “meccanica” funzione” oppure meglio: “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”. “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”

Categorie
didattica docenti edilizia scolastica Educazione istruzione la buona scuola ministro dell'istruzione riforma scolastica Scuola italiana Varia umanità

La Buona scuola. Quale modello di orario?

Ecco dove dovrebbero andare le risorse: gli spazi della scuola, il superamento delle rigidezze organizzative, l’inserimento dei linguaggi dell’arte nei curricula.

Da Education2.0  Organizzazione della scuola  3 Marzo 2016 Giuseppe Campagnoli

IMG_5272

giuseppe campagnoli 2014  Allegoria (o Allegria?)  della buona scuola

Dalle informazioni raccolte presso i miei ex colleghi dirigenti e docenti sull’applicazione dell’organico, del PTOF e sulle altre “innovazioni” organizzative introdotte dalla “Buona Scuola” ho percepito un clima da arte dell’arrangiarsi. Le poche buone pratiche nascono casualmente, spesso come frutto della creatività nel risolvere le emergenze e della necessità di attuare giocoforza alcune indicazioni contenute nella legge. La malattia endemica della scuola, la “progettite” (cfr. un mio studio del 2003 di quando dirigevo l’Ufficio Studi dell’USR per le Marche) non è regredita negli ultimi 15 anni ma è peggiorata e si indirizza in mille rivoli di progetti e iniziative a volte inutili e risibili, mentre l’uso delle risorse non pare né pianificato né ottimizzato. Sembra che i docenti “in più” e a disposizione finiscano sovente a fare i tappabuchi e i “badanti” in classe oppure, se va meglio, per coprire le esigenze aleatorie della diffusa e storica “iperprogettualità” che vede i collegi dei docenti esercitarsi in funamboliche quanto improbabili e spesso intempestive programmazioni e in una concreta guerra tra poveri. Era già difficile con il POF, figuriamoci con il PTOF. Ma, invece dei piagnistei, nonostante la “cattiva scuola” pare continui, vediamo di fare proposte, anche visionarie.

Categorie
Architettura didattica edifici scolastici edilizia scolastica Educazione istruzione pedagogia Varia umanità

Gli spazi innovativi della scuola. Non interessa proprio nessuno?

In allegato un recente saggio intitolato “Gli spazi della scuola: le proposte rivoluzionarie dell’attivismo nell’organizzazione degli spazi educativi e le ricadute successive” di Mariagrazia Marcarini, utile documento nell’ambito del Progetto “La scuola senza mura”.

La scuola militante tace. Gli amministratori locali e scolastici pensano alle loro buro-crazie quotidiane, ai loro eventi effimeri e improduttivi oltre che a turare le falle di un sistema ormai perduto, sia nel fisico che nelle idee.

Nessuno, a parte i membri del folto gruppo di Facebook, “La scuola senza mura” si sta interessando seriamente all’idea di spazi scolastici al di fuori delle ottocentesche mura di una scuola ormai obsoleta. Perché?

image

Gli spazi della scuola. Mariagrazia Marcarini

Mariagrazia Marcarini PhD Università di  Bergamo – Pedagogista, Formatrice, Tutor – Comune di Milano Settore Scuole Paritarie Esperta di architettura e pedagogia.

La scuola en plein air: a quando?

Clip di ReseArt per La scuola senza Mura: oltre le aule.

Categorie
amministratori Architettura cultura didattica edilizia scolastica Education giuseppecampagnoli la buona scuola mecenati Varia umanità

Costruire scuole.

images

Un articoletto del 12 Ottobre 2010 su La Stampa in linea con il nostro progetto dedicato all’edilizia scolastica e, ahimè, ancora attuale nonostante la “Buona scuola” neodemocristiana dell’attuale governo.

 È un lavoro delicato, da affidare a una categoria specializzata e non estranea a quel mondo. Perché si tratta di edifici “poetici”, non centri-servizi.

“Il decantato plesso «Collodi» di Casette d’Ete nelle Marche (monumento personale ai mecenati  Della Valle) e il padano look della scuola leghista del comune di Adro meritano qualche riflessione sulla scuola «ideale». Siamo di fronte a due monumenti diversi ma simili per forza propagandistica e diseducativa. Da una parte il moderno mecenatismo che, superando la storia dell’architettura, le tradizioni tipologiche italiane e la pedagogia, propone modelli post neoclassici di importazione, dall’altra il provocatorio stile di regime che non si vedeva dai tempi del fascismo. Per anni mi sono occupato (da architetto, insegnante, preside e ricercatore) della scuola come «luogo»fisico e intellettuale. Le mie idee sugli spazi della scuola, condivise dalla ricerca più avanzata mi spingono a non tacere questi due episodi che sono ulteriori denunce su come si sia trasformata la nostra Italia se trattain questo modo edifici pubblici così «poetici» come le scuole. La scuola italiana è vittima da decenni di ministri alla rincorsa della propria «riforma epocale» e di idee tese a concepirla più come servizio/azienda che come una comunità educativa. L’architetto che si cimentasse con uno spazio così importante e difficile da concepire, perché necessita di proporre significati autonomi rispetto al potere politico o economico che lo generasse, dovrebbe appartenere a una categoria specializzata e in possesso di curriculum specifici in materia di edilizia scolastica e del mondo della scuola. L’imprenditore “benefattore” avrebbe dovuto lasciar realizzare l’opera ad altri che non la sua parente-architetta, magari con la condivisione di cittadini e utenti, avendo rispetto della scuola e della sua autonomia. L’amministrazione leghista avrebbe dovuto non cedere alla tentazione di firmare di verde ogni filo d’erba che verde già è per sua natura e avere rispetto dei propri cittadini, tutti.”

Non servono commenti.

Giuseppe Campagnoli

Categorie
arte didattica disegno Scuola storia dell'arte

A proposito di insegnamento della storia dell’arte

Riportiamo un intervento, su Orizzonte Scuola, della presidente dell’Associazione ArtemDocere Marinella Galletti in merito al potenziamento dell’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte nelle scuole.

P1100413

Insegnamento Disegno e Storia dell’Arte

Categorie
didattica Educazione equità sociele ministro dell'istruzione pinocchio Scuola

Tempo di esami.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

IMG_5501

 

Ho insegnato e insegnato ad insegnare per oltre 40 anni. Ho contribuito a formare qualche bravo e, soprattutto, onesto artista, architetto, medico, filosofo, artigiano, operaio e  contadino.

La frase che mi ha dato ragione di una vita spesa a scuola è stata quella di uno studente che, non molto tempo fa, mi disse: “Grazie Prof. di avermi insegnato a vivere!” Ho avuto un moto di commozione e di orgoglio insieme, alla faccia del misero stipendio e anche della reputazione pubblica sempre meno gratificante. Non credo che tanti altri professionisti possano dire altrettanto. E allora perchè tanta disattenzione verso le cose di scuola e tante false e incompetenti promesse? Perchè tanta ignoranza da parte dei cittadini? Perchè non si vuole investire in risorse e intelligenze quel che serve per questo mirabile ponte verso la vita? Gli esami che iniziano in questi giorni possano far riflettere come sia inutile la competizione, come sia iniquo misurare e classificare e come invece sia proficuo, saggio e ispirato a principi di equità aiutare ciascuno a crescere, apprendere, scegliere immondo consapevole e anche rigoroso. E’ difficile ma si può. Non certo con lo slogan della “buona scuola” e con gli esami aritmetici ad ogni angolo. La cooperazione e non la competizione producono successo. Lo ha capito anche il mondo ipercompetitivo del mercato per non scomparire ed è tutto dire…

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Architettura arte arte della politica Articoli cultura didattica Ecomomia economia sostenibilità edilizia scolastica Varia umanità

Ritagli

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Ritagli.pdf

A breve un e-book gratuito su iBook e iTunes che raccoglie un lustro di articoli e saggi di giuseppe campagnoli sul quotidiano La Stampa  come scrittore-lettore e sulla rivista telematica Educatiodue.0 edita da RCS Libri e diretta da Luigi Berlinguer. Tutto gratis et amore dei o piuttosto amore scolae, artis et architecturae. Chi volesse divertirsi a leggerlo potrà farmi pervenire qualche commento e ” recensione” su questo blog o su FB. Grazie!! Ho concluso la mia attività di articolista volontario perché sto concludendo il terzo e ultimo libro (probabilmente un e-book autoprodotto, visto che nemo propheta in patria e che tutti sono ormai scrittori!) sull’architettura scolastica: “Aprite le aule!”.

Giuseppe Campagnoli

28 Maggio 2015

Categorie
Arte d'oggi artisti didattica educazione artistica fotografia Video

Gioca l’arte!!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Partecipa al workshop prodotto da ReseArt! Contribuisci per aiutarci a realizzarlo!

Il seminario è previsto per Settembre 2015

Per iscriversi o contribuire:

http://www.kisskissbankbank.com/gioca-l-arte-joue-l-art

Microsoft Word - Gioca l'arte! Brochure.docx

Categorie
crescita cultura didattica Ecomomia Education Educazione formazione riforma scolastica Scuola

Riforma della scuola. Paura?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Scuole elementari 1906

Siamo alle solite. La scuola è il motore della società? Allora rimandiamone la riforma o minimizziamola. Come temevamo l’elefante ha partorito il topolino!

La riforma degli annunci mirabolanti si sta riducendo alla solita serie di misure palliative e inutili. Il corpus della scuola non verrà nemmeno sfiorato e sarà tanto se si risolverà, con una italica ricetta ipocrita e minimalista, l’annosa questione dei docenti precari autogenerati nel tempo da una scellerata organizzazione delle risorse umane e, anche, da una incomprensibile sudditanza verso sindacati autoreferenziali che hanno spesso difeso, ammettiamolo, lo status quo  e la quantità, fingendo di puntare alla qualità del servizio pubblico che può essere garantita solo con autentica formazione ricorrente e obbligatoria, valutazione e merito.  Se il fondamento di uno stato moderno è la scuola e se da lì parte tutto il resto siamo alle solite. L’Italia non ripartirà mai veramente. La chiave del successo degli stati emergenti in Europa e nel mondo è la scuola, la cultura, l’educazione e la formazione continua. Gli investimenti nei sistemi scolastici, nelle risorse umane e nelle infrastrutture (edilizia, servizi etc…) negli altri paesi sono, nell’insieme, quasi tripli, rispetto al nostro. Non faremo molta strada se accontenteremo solo le imprese e i lavoratori autonomi a discapito dei servizi pubblici fondamentali e dei contribuenti più assidui e sicuri. Consiglio di confrontare i nostri più recenti articoli con i fatti che stanno accadendo in questi giorni in seno al nostro governo.

Il paese di balocchi

Sulla buona scuola avevamo già scritto

Dare i numeri sulla buona scuola

La scuola buona o la buona scuola?

 Giuseppe Campagnoli 4 Marzo 2015

Categorie
didattica mobbing pedagogia università

Storie universitarie di ordinaria follia. Non solo scuola.

di Giuseppe Campagnoli

IMG_3305-0