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La chiusura di un dossier

Con la sintesi ragionata della prefazione al volume “Una vita in antroposofia” di Grégoire Perra ed Élisabeth Feytit concludo definitivamente il dossier di spunti e riferimenti su una delle esperienze “pedagogiche alternative” alla scuola pubblica. Gli articoli hanno suscitato tanto clamore tra gli adepti di alcune esperienze pedagogiche private in Italia e tra chi poco conosce i risvolti di alcune realtà che annoverano numerosissimi esempi nel nostro territorio.

La prefazione è di Richard Monvoisin, insegnante di didattica delle scienze e pensiero critico all’Università Grenoble-Alpes.

Scrive tra l’altro Moinvoisin:

“Mi chiedo spesso se sia morale, in termini assoluti, avere un figlio. Mi chiedo anche se l’aspettativa della vita che stai generando sia quella giusta”. Quale educazione per il suo futuro in un mondo sempre più confuso e pericoloso e in una natura sempre più minacciata? I brandelli che restano della mia etica mi spingono ad offrire loro tanti abbracci e baci a mo’ di placebo, ma anche il massimo possibile di strumenti pratici ed intellettuali, perché possano contrastare le sirene della propaganda, aggirare le trappole della pseudoscienza, rompere con gli stereotipi sociologici e spingere lontano dai loro cervelli tutti gli psicologisti all’orizzonte.”

Dopo altre premesse analoghe aggiunge:

“Da qui il mio forte interesse per le cosiddette pedagogie alternative. Certo, il mio lato giacobino difende gli indubbi valori dell’istruzione pubblica, della sua utile miscellanea sociale, del sapere comune di base, della connotazione civile e pubblica, ma conosco molto bene, avendolo vissuto nella mia pelle, il carattere deleterio che la scuola istituzionale può assumere in ambito di relazioni docente/discente, classi sovraffollate, livellamento dei saperi, mancanza di mezzi, pantomime politiche della rappresentanza. La mia opinione sulla questione, corrisponde in qualche modo ad alcuni, seppure rari, aspetti che difendo, per esempio, nelle medicine “alternative”. Affrettiamoci comunque ad accantonare senza esitazione ciò che non funziona nella soffitta delle false teorie, ma cerchiamo di apprendere qualcosa da tutto ciò che partecipa ai positivi effetti cosiddetti “placebo”, come i trattamenti di lunga durata, piacevoli e ammalianti di alcune terapie per riversarlo saggiamente nella salute pubblica. In tema di educazione credo si debba fare lo stesso ragionamento : sogno di mantenere un involucro comune, popolare e libero, con insegnanti ben pagati e mezzi sostanziosi per educare piccoli gruppi in luoghi e con esperienze diversificate. Non dimentichiamo l’attualità delle idee di John Dewey, Paolo Freire, Francisco Ferrer o Célestin Freinet, che portano un vento di libertà. Si comprende bene però che “alternativa”, non significa necessariamente giusta, valida ed efficace, seppure a volte organizzata ed efficiente.

Nella gamma delle pedagogie alternative falsamente emancipatrici, le scuole Steiner-Waldorf probabilmente sono in prima fila. Perché per quanto attraente e ben organizzata, la pedagogia di Steiner è purtroppo un’illusione sorprendente, decisamente notevole. Chiunque consideri di mettere il proprio figlio in una scuola del genere trarrebbe beneficio dal pensarci e ripensarci sette volte sette ma soprattutto, dal leggere le testimonianze seguenti che non sono né isolate né spurie. Queste righe ripercorrono il cammino di Grégoire Perra, non solo un ex allievo della scuola Steiner-Waldorf, ma egli stesso maestro di questo tipo di istituto, prima di abbandonarlo definitivamente. Questo signore spiega a chi vuole ascoltarlo insieme alla sua intervistatrice Élisabeth Feytit che in queste scuole, con il pretesto della massima libertà, il bambino è molto poco guidato, e spesso lasciato alla propria inerzia o alle proprie intemperanze che non sono spesso di natura ma di induzione ambientale, familiare o generazionale.”

I saperi, la mistica, i demoni.

Nei contenuti dei saperi ad esempio, miti e leggende si intrecciano con l’insegnamento della storia. I cicli che dovrebbero governare lo sviluppo del nostro bambino e poi ragazzo sono cicli cosmici, postulati dagli autori della fantascienza spirituale teosofica, una dottrina spiritualista sincretista del 1875. Lo studio dei generi femminile e maschile si traduce in termini essenzialisti: le “curve” femminili sono luciferine mentre i “dritti” maschili derivano da Ahriman demone, terrestre, freddo ed etereo.

Dentro l’educazione fisica è ospitata l’euritmia, una sorta di rituale di danza che prende rapidamente una piega curativa: la serie di movimenti eseguiti sarebbe consigliata, tra l’altro , per patologie acute, croniche o degenerative del sistema nervoso e circolatorio, senza peraltro che siano state oggetto di valutazioni. Inoltre, la cura che vi viene propagandata in genere non ha alcun fondamento scientifico perché in definitiva si accetta la premessa posta dal fondatore di questo tipo di scuola quando afferma che le malattie non sono malattie, in senso stretto, ma “debiti karmici”, tipi di colpe contratti in una vita precedente. Quanto al cancro, che sarebbe una stimolazione troppo forte degli organi da parte di Lucifero, l’angelo caduto, sarebbe facilmente combattuto con il vischio che una volta fermentato preserverebbe dall’influenza nefasta del demone.

Il fondatore.

Approfondendo, scopriamo che il nome Steiner, che ha originato la pedagogia di queste scuole, è il cognome di Rudolf, occultista austriaco del primo Novecento, autore di tante opere incomprensibili che ho letto e riletto e i cui lineamenti sono la gerarchia delle razze, gli esseri ascesi in cielo, una natura di tipo divino e l’importanza fondamentale dei cicli astrologici. Quello stesso Steiner, che mutua da Goethe il suo romanticismo antiscientifico rifiutando ogni approccio sperimentale per fantasticare di un mondo cosmo-razzista nella dottrina chiamata Antroposofia.”

La biodinamica.

Il presunto illuminismo di Steiner permea anche un’agronomia magica, la biodinamica, che, rivelatasi in una sorta di epifania, segue ritmi planetari e insiemi di forze occulte. Uno strumento noto è, per esempio, l’achillea legata in una vescica di cervo, tutti interrati durante l’inverno metà sotto terra, metà sopra, poi diluiti in un mucchio di letame. Lo stesso Steiner spiega questo metodo in una sua lezione del 1924 : “Il cervo è una creatura animale (…) in un rapporto particolarmente stretto (…) con ciò che in questo ambiente è cosmico in natura, (…) così che la vescica del cervo è quasi un’immagine speculare del cosmo. (…) C’è in questa sostanza una forza di radiazione eccezionalmente straordinaria.. ”. Allo stesso modo, sterco di vacca sepolto in un corno, camomilla in un budello bovino o corteccia di quercia nel cranio di un cavallo di meno di un anno diventano elementi più o meno astrali, eterici o spirituali.”

E il fine della pedagogia?

“Queste scuole si propongono, parafrasando Steiner, di educare alla libertà”. Ma non una libertà qualunque, se non quella di assorbire un certo numero di sinuosi concetti pscudoscientifici, sulla semplice base di una reverenza verso un “mistico illuminato”. Secondo il fondatore, solo alcuni “eletti” sono degni di ricevere questo mondo “ideale”. Nella visione apocalittica di Steiner, quando la civiltà attuale andrà in totale decadenza ed imploderà rimarranno solo le scuole steineriane, specie di isole di cultura che saranno il modello e le avanguardie della prossima civiltà.”

Il testimone.

“In tutto questo le parole di Grégoire Perra sono oneste, coraggiose e utili dopo anni di affiliazione.

Oneste e coraggiose perché non è da tutti sopportare, umanamente, moralmente e finanziariamente le vendette della gente del mondo a cui apparteneva. Infine, necessarie perché il modello di società presentato in queste scuole deve apparire per quello che è: un guazzabuglio nebuloso, mistico, conservatore e classista. È solo a costo di leggere faticosamente le parole di Grégoire Perra intervistato da Élisabeth Feytit, che i genitori possono poi confermare o revocare con cognizione di causa una scelta utile per i propri figli. Il filosofo Ogien diceva che solo i nostri figli potranno un giorno assolverci dalla colpa morale di averli messi al mondo e di averli spinti a formarsi in un modo piuttosto che in un altro. Il libro “Una vita in antroposofia” è un contributo utilissimo per questo.”

Se poi le esperienze raccontate, verificate con altrettante testimonianza dalle diverse realtà attuali, si dimostrassero erronee, esagerate o non fondate affatto su principi non verificabili in natura, sarà nostra cura rettificare o integrare i nostri scritti. Finora, dopo diversi articoli e interventi, non è successo razionalmente nulla di tutto ciò. Solo qualche dissociazione senza alcuna approfondita difesa adeguatamente “spiegata” o motivata delle scuole di cui si tratta.

La redazione di ReseArt

17 Settembre 2021

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Flauti magici: altari e contraltari

Villaggio educante

Proprio perché pesantemente stimolati da certe reazioni scomposte e “non petitae” agli articoli che, partiti da una descrizione del mondo delle cosiddette scuole alternative, in tempi non sospetti, ci ha fatto imbattere pesantemente nelle scuole steineriane, prosegue il nostro dossier sul tema, riportando articoli e saggi su quella “pedagogia” che risulta molto diffusa, ma spesso poco nota nei suoi risvolti ai più, anche in Italia.

La mia è una ostinazione, credo benefica, che dall’esempio di queste scuole si estende per affinità a tutto quell’universo di “pedagogie” private, liberiste, spiritiste, econaturiste e molto spesso decisamente settarie e ostili al concetto di società educante. Aprire un dibattito serio e chiarificatore appare quanto mai utile e urgente, soprattutto di questi tempi.

Propongo per iniziare un articolo approfondito dalla versione francese del giornale liberal Slate ( ma ne hanno scritto anche Libération, Le Monde, Charlie Hebdo etc. sempre con toni preoccupati ed allarmati) che mette in luce attraverso racconti e testimonianze gli aspetti discutibili di questo mondo scolastico particolare che abbiamo scoperto ispirare di riflesso e più o meno apertamente anche tante altre esperienze in via di preoccupante espansione, soprattutto di questi tempi, da non confondere assolutamente con l’educazione diffusa che ha dei principi profondamente lontani da certe idee nella migliore delle ipotesi un po’ hippy o frikkettone e caratterizzata proprio dal voler fare virtuoso repertorio di tante esperienze pedagogiche storiche senza volerne abbracciare o seguire una in particolare.

Aggiungo all’attenzione anche un articolo da Il Manifesto del 2016, forse poco profondo ma comunque utile a capire volti e risvolti di talune realtà e, per finire in bellezza, alcuni passi da una interessante Dissertazione:

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945” di Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

Si scrive nell’articolo di Slate del 4 gennaio 2021:

“Montessori, Freinet, Decroly, Steiner… le cosiddette pedagogie “alternative” attirano sempre più genitori desiderosi di offrire ai propri figli un’educazione che sperano sia più adatta alle loro esigenze ma che spesso se non si inseriscono nella scuola pubblica o in una società educante diventano settarie quando non addirittura pericolose. ( N.d.r: descolarizzare non significa tout court abolire la scuola istituzionale ma significa costruire una intera società educante pubblica, costruita e sostenuta dalla collettività e no profit. Tra queste “nuove” pedagogie, se le teorie e le pratiche di Montessori e Freinet per esempio si sono ben inserite a livello sperimentale nella scuola pubblica contribuendo a significativi seppure parziali e sparpagliati cambiamenti, quella delle scuole Steiner-Waldorf richiama particolare attenzione per la dimensione spirituale ed esoterica, più o meno confessata e legata al profilo del suo creatore, Rudolf Steiner, fondatore anche dell’antroposofia.)

“La Francia, paese laico, conta oggi una ventina (In Italia paese bigotto in varie forme e superstizioso sono circa 97 e nessuno ne parla!) di scuole di questo tipo, alcune delle quali addirittura convenzionate con lo Stato. In apparenza, si tratta di asili nido e scuole che fanno presto ad attrarre genitori con una forte nota artistica ed ecologica. “Quando abbiamo visitato per la prima volta la scuola Trille des Bois di Ottawa [in Canada, ndr], è stata una delizia”, racconta Bettina, che da settembre a dicembre 2018 le ha affidato il suo piccolo Max. Era quello che cercavamo: un Scuola francofona con una buona reputazione, proprio accanto a noi. A prima vista, la scuola è un simpatico bozzolo pastello con decorazioni fatte a mano. Dato che le persone sono gentili, non facciamo domande. In nessun momento viene menzionata la pedagogia Steineriana».


https://www.liberation.fr/checknews/2018/10/30/l-anthroposophie-est-elle-une-secte_1688775/

Marc Giroud, che era un educatore alla scuola Steiner-Waldorf negli anni ’80, spiega: “Quando ti addestri come educatore Steiner, studi solo un autore, Steiner. È un dogma educativo. Sei lì per realizzare uno scopo escatologico, che giustifica anche la menzogna o il tacere. Impariamo a nascondere questa caratteristica di base alle persone che ci affidano i loro figli. Per questo ci sono solo discorsi di facciata».

“Ciò che può essere regolamentato a scuola è regolamentato a scuola”

Nel 2018-2019, Marianne ha vissuto con il figlio di 2 anni e mezzo in un ecovillaggio nel sud della Francia dove la scuola materna è un asilo Steiner sotto contratto con lo Stato. “Ero rimasto affascinato dalla struttura e decorazione tutta in legno… ho poi capito, cercando su internet, che è un copia e incolla di tutte le scuole steineriane del mondo.

Se la decorazione degli interni è un micro segnale di attrazione che può sembrare insignificante, Marianne si rende presto conto che qualcosa non va. “I rituali in genere sono presi molto sul serio, c’è una grande solennità in ogni momento”.

Furono i pasti dati in mensa che per primi cominciarono a preoccuparla: “Sapevo che si trattava di una dieta vegetariana. Non che escludesse anche latte e formaggio. Una sera mio figlio mi ha detto che non doveva più consumare latticini. Era preoccupato, dovevo rassicurarlo. E poi, la mensa offriva solo molto raramente i dolci: sono importanti le piccole leccornie per i bambini. Gli è stato detto che era superfluo, che avevano tutto ciò di cui avevano bisogno nel loro corpo. Idem se semplicemente non avessero fame: il cuoco gli ha insegnato che il digiuno fa bene al loro corpo energico… A volte, quando chiedevo a mio figlio cosa avesse mangiato, rispondeva “crackers”.” Marianne riferisce anche che suo figlio era uno dei rari bambini ad essere stato vaccinato fatto che (l’esserlo stato) era piuttosto disapprovato.

Bettina si accorge subito che il comportamento del suo ragazzo cambia: “Il primo giorno era entusiasta di andare a scuola. Divenne presto disilluso. Ha iniziato a piangere al mattino dicendo che non voleva più andare. ” Le maestre avevano detto a Bettina e al marito che “ciò che si può aggiustare si aggiusta a scuola” e che non sarebbero state informate di tutte le azioni del loro bambino. “In realtà, gli insegnanti coltivano l’idea di un giardino segreto per i bambini e insegnano loro a non condividere con i genitori”, afferma Bettina.

“Gli educatori lasciano che avvenga la violenza tra i bambini”.

Racconta Marianne “Un giorno mio figlio mi ha detto: ‘Mamma, devo smettere di amarti e prendermi cura di me stesso’. Potete immaginare lo choc per la madre di un bambino di appena 3 anni! Per il suo compleanno, l’insegnante le ha regalato un piccolo folletto. Quando è tornato a casa, mio figlio si è ritirato, abbracciava molto forte il folletto. Lo mise in un punto strategico della stanza e mi disse: “Mamma, questo è il mio riparatore personale”. Mi spiegò che ormai era a lui che doveva affidare i suoi dolori e non più a me, suo padre o i suoi nonni… Ho fatto sparire il folletto e ho spiegato a mio figlio che spetta a noi, i grandi elfi, riparare i disturbi dei nostri figli.”

Ciò che viene passato sotto silenzio, ciò che non dovrebbe uscire dalla scuola, è senza dubbio in parte la violenza tra i bambini e il mancato intervento pacificatore degli insegnanti. Ciò si adatta perfettamente al piano perseguito dagli educatori: “Gli antroposofi credono nella reincarnazione”, spiega Marc Giroud. Per loro, i bambini hanno scelto i loro genitori, la loro scuola e cosa succede a loro. Questo è ciò che volevano in compenso del loro karma inteso come pagamento per cattive azioni commesse in una vita precedente. Gli educatori permettono che avvengano violenze tra bambini. Un intervento inappropriato, sostengono, respingerebbe il bambino nel suo karma e non potrebbe compensare in seguito. ”

Grégoire Perra, ex antroposofo ed ex insegnante della scuola Steiner-Waldorf, conferma: “I bambini vengono volutamente lasciati liberi e incustoditi. Devi lasciare che il karma faccia il suo corso e lasciare che le anime si scontrino.”

Marianne testimonia di atti simili: “La mia finestra si affacciava sul cortile della scuola. Un giorno ho sentito mio figlio gridare: veniva picchiato. Il giardiniere non è intervenuto e ha continuato a suonare il flauto sull’altalena… Mio figlio mi ha detto che questa violenza era normale e regolare… Ho deciso di ritirarlo da scuola».

Differenze razziali e abusi

Alcuni bambini sarebbero trattati meno bene di altri riferiscono i genitori. Grégoire Perra spiega che i figli di genitori non antroposofici o che arrivano a scuola dall’esterno sono spesso più vittime di violenza: “Tutto è permesso per i figli degli antroposofi”.

“Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità.”

Élisabeth Feytit, documentarista, podcaster indipendente e coautrice con Grégoire Perra di Une vie en anthroposophie – La face cachée des écoles Steiner-Waldorf edito da La Route de la Soie, aggiunge: “Numerose testimonianze dei genitori indicano che alcuni bambini sono trattati meno bene degli altri, specie se non bianchi». Questa differenza di trattamento sarebbe intrinseca all’antroposofia: “L’antroposofia deriva in particolare dal teosofismo della signora Blavatsky che sostiene le differenze razziali fin dall’inizio. Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità. Secondo lui, oggi, è la razza ariana a dover dominare. Ci sono bambini non bianchi nelle scuole Steiner-Waldorf, ma sono considerati meno avanzati dei bianchi”.

Grégoire Perra ricorda: “I figli del mio ex compagno sono afrocolombiani. Sono stati vittime di molestie durante tutta la scuola senza alcuna reazione da parte degli insegnanti. Il più giovane riceveva regolarmente insulti come “La tua pelle del colore della cacca” dai suoi compagni. È consuetudine che gli insegnanti diano agli studenti una cartolina con un disegno che si suppone rappresenti la loro anima. Alla figlia della mia ex ragazza è stata offerta l’immagine di una bambina bianca e bionda. È stato molto doloroso per lei”. Commenta: “E’ un razzismo che non ha nemmeno coscienza di sé. Per loro è normale farlo”

“Non ho mai visto bambini litigare così”

Bettina ha potuto osservare la violenza diffusa nel cortile: “Era la corte dei miracoli, non ho mai visto bambini litigare così! C’erano bambini di 3-4 anni che prendevano a pugni un bambino a terra. Ricordo faccine di bambini contorte dall’aggressività. Non ho mai visto un adulto intervenire. Mi è capitato di provare a fermarli: i bambini erano sorpresi, come se fosse normale.”

Il culmine è stato il giorno della festa di Natale (!) della scuola: “È l’unico momento in cui i genitori sono invitati. Max iniziò a litigare come un bullo con i suoi amici in mezzo alla classe. È stato orribile. Mi alzai, gli altri lo guardavano con aria assente. I bambini mi hanno detto “ma noi giochiamo al drago, giochiamo al mostro”. Un padre disse: “Così sono i ragazzi”. Mi sentii offesa. L’ insegnante mi mise una mano sulla spalla e disse: “Lasciali. Guarda come interpreta bene il suo ruolo Max ora. È un ragazzo vero”. È stata l’ultima volta che ha messo piede in quella scuola.”

Marianne prosegue : “Hanno una concezione della giustizia completamente diversa dalla nostra. Non ci sono limiti e tuttavia, qualunque cosa si possa dire, i bambini cercano punti di riferimento e cercano l’approvazione o la disapprovazione degli adulti mentre sono lasciati a se stessi”.

Le scuole Steiner che abbiamo contattato per saperne di più sulla loro pedagogia non hanno risposto alle nostre richieste.”

Sono solo eccezioni di una regola virtuosa e innovatrice? Sono casi isolati di abusi? Dall’analisi delle teorie originali di Steiner non sembrerebbe e non sarebbe tutto oro ciò che riluce nella propaganda.

Da noi in Italia la pubblicistica è molto rara e solo occasionale. Vorrei a tal proposito riportare stralci di un vecchio articolo de Il Manifesto sulle esperienze scolastiche che vengono definite “Fuori classe” tra cui quella steineriane ed altre similari.

Fuori classe crescono

Leonardo Clausi

Il Manifesto 09.04.2016

Pedagogia. Da Tilda Swinton ai modelli steineriani in Italia, fino alle attività all’aperto dei bambini, lontano dai banchi. Tutto quello che avremmo voluto trovare nella vera «buona scuola», non di propaganda

La pubblica istruzione si rovescia, purtroppo e non di rado, in distruzione privata (nel senso della libertà e sviluppo interiori dell’individuo). Tra i tanti che sono sopravvissuti a un simile iter c’è chi si dà da fare per evitare una simile esperienza ai figli propri e altrui. In Scozia, per esempio, esiste una scuola superiore dove non ci sono esami né test, dove ci si siede poco dietro i banchi, non ci sono cattedre e dove i compiti in classe vengono spesso svolti fuori della classe, in tutti i sensi. Drumduan Upper School è stata fondata dalla magnetica Tilda Swinton, madre di due gemelli adolescenti, Xavier e Honor. Con un altro genitore, l’amico Ian Sutherland McCook, nel 2013 l’attrice ha creato la prima scuola superiore di chiara ispirazione steineriana, che ribalta il modello autoritario e competitivo che ostinatamente permane nella scuola cosiddetta tradizionale, ispirandosi ad idealità diverse da quelle – utilitaristiche – che dovrebbero «preparare il giovane alla vita adulta». Lo ha fatto dopo che i figli avevano finito la propria esperienza nella scuola elementare steineriana. Un salto pericoloso, tra due realtà pressoché antitetiche, e che può lasciare disorientati. Ma una scuola superiore steineriana non c’era, né era in preparazione. I due si sono dunque messi in moto per crearne una. E ci stanno riuscendo: Drumduan ha passato brillantemente il feroce scrutinio delle ispezioni da parte dell’Ofsted, l’agenzia britannica autonoma garante dell’efficienza scolastica, la cui occhiuta pressione spinge le scuole fin quasi a falsificare i propri risultati, pena il taglio dei fondi governativi (in una società meritocratica che si rispetti, tali fondi vanno ai più meritevoli e, di norma, le scuole che danno i migliori risultati si trovano nelle zone più benestanti).

Il risultato di questo regime di controlli, risultati e tabelle è spesso un clima di forte tensione non solo in classe, ma nella common room, la sala dei professori. Come gli ospedali, le scuole sono ormai affette da un’elefantiasi burocratica dove medici e insegnanti passano il tempo a compilare moduli, perché i tagli da samurai del cancelliere Osborne, ultimi di una perdurante serie, li costringono a fare un lavoro che non è il loro. E a farne le spese, come al solito, sono gli studenti.

Iniziative come quella di Swinton & McCook sono dunque doppiamente utili: non solo per la salute mentale di figli, genitori e insegnanti, ma anche per indicare una possibile alternativa all’istruzione tradizionale. Ed è incoraggiante vederne fiorire di simili anche in Italia, pure se per ora si limitano alle materne e alle medie inferiori. Tra le regioni italiane, leader in questo senso è senz’altro la Toscana, dove figurano due realtà – una ancora ai primi passi, l’altra consolidata – esemplari per merito e metodo. La prima è il Giardino d’infanzia Maggiociondolo. A poca distanza dal borgo medievale di Vicopisano, Maggiociondolo s’ispira alla pedagogia Steiner Waldorf e si trova in un villaggio di campagna, una vecchia casa colonica ristrutturata e un tempo adibita a frantoio. Fondato nel 2014 e diretto da Gaia Belvedere, accoglie una ventina di bambini da tre a sei anni. È gestito dall’Associazione pedagogica Violaciocca, presieduta da Belvedere e di cui fanno parte anche i genitori dei bambini, perché, come accade nelle realtà educative che si ispirano al pensiero di Rudolf Steiner, i genitori partecipano attivamente al progetto educativo».

La pedagogia di riferimento è quella del fondatore della prima scuola steineriana a Stoccarda nel 1919 e oggi diffusa in tutto il mondo. Se in alcune sue parti va senz’altro presa con le molle, sull’educazione e lo sviluppo del bambino l’antroposofia di Steiner, classica figura d’intellettuale tedesco «irrazionalista» d’inizio Novecento, è saggia e preziosa. «Aveva capito da una parte l’importanza dell’educazione come strumento di rinnovamento sociale e che le potenzialità dei bambini, ancora latenti, potessero essere di grandissimo valore – spiega Belvedere – L’ obiettivo fondamentale è quello di risvegliare le facoltà del bambino e di aiutarlo a diventare se stesso, libero da pregiudizi e capace di orientare la sua vita verso le mete che egli stesso si dà». Da analoghe premesse, già nel 1988 era partita l’esperienza dell’Asilo del Sole e della Libera Scuola Michelangelo (medie ed elementari) a Colle Val d’Elsa (Siena). Per la fondatrice, Rosa Stella Fallaha, tra genitore e scuola tradizionale «s’interpone l’’istituzione’ ostacolando un dialogo sincero; una sorta di gerarchica situazione sui saperi, con il genitore che non può ’ostentare’ una maggior conoscenza culturale o pedagogica, neppure se riferite al proprio figlio». Si rischia un muro contro muro fra genitori e insegnanti insomma, in cui questi ultimi spesso tendono a chiudersi in un atteggiamento di sprezzante rifiuto di qualsiasi autocritica o analisi. E con i primi che migrano: troppe volte verso la scuola privata, altre verso una realtà pedagogica più aperta e, spesso, autogestita.

Una ricerca che ha portato Sandro Furlanis, geologo veneto, e la sua famiglia proprio a Colle Val d’Elsa: «Cercavamo una scuola che fosse comunità, che stimolasse la partecipazione e che soprattutto mettesse al centro delle attenzioni e strategie pedagogiche ogni singolo individuo con le sue specificità, mancanze, talenti.». Un mondo di differenza rispetto alla stanca burocrazia che spesso affligge la scuola pubblica. E, soprattutto, una ricerca che non aveva niente dell’atteggiamento da clientela insoddisfatta assunto sempre più spesso da famiglie più o meno abbienti che poi diventano giocoforza munizioni nella guerra a favore di una privatizzazione scolastica già dilagante in tutta Europa. Qui in gioco c’è la serenità di genitori e figli uniti nella – e non divisi dalla – scuola. E uniti in una terapia comunitaria, dove alle riunioni con i genitori sidiscutono progetti comuni, facendo cadere le note barriere e reticenze e «nessuno si sente abbandonato, solo, anzi. Viene indirettamente stimolato ad autoeducarsi, a partecipare alla gestione della scuola di cui siamo tutti soci alla pari.». Elementi che, sommati all’«amore evidente del maestro per il suo lavoro, a quel suo insegnare per scelta e non per opportunità, e quindi per ogni singolo ragazzo, l’utilizzo di moltissima arte in tutte le materie, il peso dato ai lavori manuali, il costante lavoro per favorire una sana socialità del gruppo classe e della scuola», creano una realtà pedagogica diversa. Quella di una scuola «non privata, ma autogestita!». Dalla Sicilia alla Scandinavia, passando per la Scozia, la scuola pubblica prenda nota. A meno che non voglia essere inghiottita dalla marea montante del «soddisfatti o rimborsati» tipico della compravendita, dove a una precaria soddisfazione dei genitori-acquirenti corrisponde la solida frustrazione dei figli.”

Per chi non volesse rimanere in superficie, consiglio anche per curiosità la lettura di questa tesi interessante:

Between Occultism and Fascism: Anthroposophy and the Politics of Race and Nation in Germany and Italy, 1900-1945.

Ecco qui alcuni passi significativi:

Antroposofia in Germania e in Italia.

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945

Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

“Il rapporto tra nazismo e occultismo è stato a lungo oggetto di speculazione e polemica accademica. Questa tesi esamina l’interazione tra i gruppi occulti e il regime nazista così come con quello fascista italiano, con l’attenzione centrale al ruolo delle teorie razziali ed etniche. Il fulcro della tesi è uno studio di caso del movimento Anthroposophist fondato da Rudolf Steiner, una tendenza esoterica che ha dato origine a istituzioni culturali alternative molto diffuse, tra cui Waldorf scuole, agricoltura biodinamica, e metodi olistici di medicina e nutrizione.Due capitoli iniziali analizzano l’emergere delle dottrine razziali dell’antroposofia, lil suo essere un movimento spirituale sedicente non politico e le sue relazioni esterne. Quattro capitoli centrali riguardano il ruolo dell’ antroposofia nella Germania nazista, con una ricostruzione dettagliata di specifiche istituzioni antroposofiche e le loro interazioni con varie agenzie naziste. I capitoli finali forniscono un ritratto comparativo del movimento antropografico italiano durante il periodo fascista, con particolare attenzione al ruolo degli antroposofi di influenzare e amministrare la politica razziale fascista. Basata su un’ampia gamma di fonti archivistiche, la tesi offre una base di studio e approfondimento della storia trascurata dei moderni movimenti occulti, gettando nuova luce sulle attività dei regimi nazisti e fascisti. L’ analisi si concentra sull’interazione dell’ideologia e della pratica e sui modi concreti in cui le visioni diverse del mondo tentarono di creare basi istituzionali all’interno del disordine organizzativo del Terzo Reich e dello stato fascista e mostra come i disaccordi sull’ideologia razziale siano stati incorporati nelle lotte di potere tra fazioni concorrenti all’interno della gerarchia nazista e fascista. Lo studio pone domande impegnative sulle implicazioni politiche delle correnti spirituali alternative e le varie tendenze controculturali.”

“I seguaci italiani dell’antroposofia finirono per occupare posizioni di primo piano all’interno del fascismo nell’apparato della burocrazia razziale e della sua propaganda. Come sostiene la recente tendenza storiografica, si enfatizza l’origine origini interna italiane del pensiero razziale fascista mentre si nota anche un’insolita influenza del pensiero tedesco attraverso l’antroposofia.”

“Nelle conclusioni della tesi si afferma tra l’altro che gli antroposofi hanno quasi uniformemente preferito una narrazione unilaterale della loro storia del movimento durante il Terzo Reich, vedendo se stessi e i loro antenati come vittime del nazismo. Questo punto di vista ha coperto e scoraggiato una significativa riflessione interna e un confronto con i meno rassicuranti aspetti del passato dell’antroposofia. La mancanza di un impegno storico critico ha a sua volta contribuito alla preponderante presenza di elementi di estrema destra all’interno antroposofia. L’ immagine pubblica ricostruita e predominante dell’antroposofia oggi è di solito identificata con le inclinazioni liberali e di sinistra, in particolare in fatto di educazione e coscienza ambientale. Questo passaggio da destra a sinistra nel corso della secolare esistenza dell’ antroposofia, è stato accelerato dalla politica e dalle trasformazioni culturali che hanno associato i seguaci di Steiner alla crescita dei Verdi tedeschi (che forse anche per questo sono rimasti con tratti di forte ambiguità).Gli antroposofisti tedeschi tuttavia generalmente giocarono un ruolo minore nella politica razziale nazista, mentre quelli italiani ne furono direttamente coinvolti. Uno dei i risultati forse sorprendenti di questo studio è che le idee di razza hanno avuto un più influenza immediata sul fascismo piuttosto che sul nazionalsocialismo.”

Un’ultima questione centrale del l’incontro tra occultismo e fascismo ruota intorno alla categoria contestata della modernità.

Di questo si occupa la parte finale delle conclusioni del saggio.

Ma ora, per fortuna c’è l’educazione diffusa che supera le visoni contrapposte stataliste e privatiste in un nuovo senso pubblico e collettivo che oltrepassa d’un colpo solo quella normata, reclusoria, gerarchica e normativa delle istituzioni e quella privata, liberista e poco laica delle sette educative spesso misticheggianti e dogmatiche:

Cito dall’omonimo Manifesto:

L’educazione diffusa si sperimenta iniziando da un gruppo di genitori motivati, di insegnanti appassionati e possibilmente un dirigente didattico coraggioso che abbiano voglia di vedere di nuovo allievi vivi, che gioiscono dell’imparare e dell’essere riconosciuti come soggetti a pieno titolo nel mondo.

L’educazione diffusa permette di riconoscere in ognuno una persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere e impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa e disimpegno.

L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale), contro ogni discriminazione e contro la censura di qualsiasi tipo.”

https://comune-info.net/manifesto-educazione-diffusa/

Una galleria emblematica.

Le parti originali dell’articolo sono state tradotte da Giuseppe Campagnoli

11 Settembre 2021

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Opium

Buona primavera. Deus…sive Natura.

Ci raccomandiamo allo spirito che condividiamo di Charlie Hebdo proprio in questi momenti in cui molti cercano qualcosa oltre la natura.

CAVANNA

Hé, Vous !

Vous,
les chrétiens,
les Juifs,
les musulmans,
les bouddhistes,
les hindouistes,
les shintoïstes,
les adventistes,
les panthéistes,
les « Témoins de ceci-cela,
les satanistes,
les gourous,
les mages,
les sorciers,
les yogis,
les qui coupent la peau de la quéquette
aux petits garçons,
les qui cousent le pipi aux petites filles,
les qui prient à genoux,
les qui prient à quatre pattes,
les qui prient sur une jambe,
les qui ne mangent pas ceci-cela,
les qui se signent par la droite,
les qui se signent par la gauche,
les qui se vouent au diable parce que
déçus de Dieu,
les qui prient pour que tombe la pluie,
les qui prient pour gagner au Loto,
les qui prient pour que ça ne soit pas le sida,
les qui mangent leur dieu en rondelles,
les qui ne pissent jamais contre le vent,
les qui font l’aumône pour gagner le ciel,
les qui lapident le bouc émissaire,
les qui égorgent le mouton,
les qui se figurent survivre en leurs enfants,
les qui se figurent survivre en leurs œuvres,
les qui ne veulent pas descendre du singe,
les qui bénissent les armées,
les qui bénissent les chasses à courre,
les qui commenceront à vivre après la mort…

Vous tous,
qui ne pouvez vivre sans un Père Noël et
sans un Père Fouettard,

vous tous,
qui ne pouvez supporter de n’être rien de plus
que des vers de terre avec un cerveau,

vous tous,
qui avez besoin de n’être pas nés pour mourir
et qui êtes prêts à avaler tous les mensonges ras-
surants,

vous tous,
qui vous êtes bricolé un dieu « parfait» et « bon »
aussi stupide, aussi mesquin, aussi sanguinaire,
aussi jaloux, aussi avide de louanges que le plus
stupide, le plus mesquin, le plus sanguinaire, le
plus jaloux, le plus avide de louanges d’entre
vous,

vous tous, oh, vous tous,

FOUTEZ-NOUS LA PAIX!

Faites vos salamalecs dans le secret de votre
gourbi, fermez bien la porte, surtout, et ne cor-
rompez pas nos gosses.

Foutez-nous la paix, chiens! CAVANNA
CHARLIE HEBDO Mercredi 30 juin 1993

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Gli struzzi in vacanza

 

Bisogna parlare ancora del terrorismo?

Propongo qui una traduzione, senza alcun commento, dei passi essenziali dell’editoriale di oggi di Par Riss su Charlie Hebdo. “Qualcosa è cambiato dal 7 Gennaio 2015. Dibattito e domande sul ruolo della religione in tutti gli attentati sono scomparsi. Un fine lavoro di propaganda dopo il nostro attentato, che traeva chiatramente origine dalle vignette su Maometto, è arrivato a dissociare tutti gli attentati seguenti dalle questioni religiose. Oggi pochi si interrogano sul ruolo dell’Islam nel l’ideologia di Daech. Chi osasse rimettere in discussione il nesso dei fatti religiosi con il terrorismo viene trattato da anticlericale. Si è sostituita in toto la geopolitica come spiegazione degli attentati. Le cause sarebbero la guerra in Irak, il petrolio, la politica di Obama e Trump e si evita di parlare di religione e soprattutto di Islam. Spesso si contrappongono i termini Islam e islamico come se fossero estranei uno all’altro. Si fa di tutto per risparmiare ai musulmani moderati l’affronto di un legame con la violenza jihadista. Ma quando si stigmatizzano i fatti dell’inquisizione o delle crociate, della pedofilia o di altri crimini connessi alla religione e ai suoi proseliti o ministri  non si scinde questo fanatismo dal resto della Chiesa Cattolica. È stato un elemento della storia della chiesa anche se molti cristiani lo denunciarono e combatterono. Ogni fatto che avviene a causa degli integralisti musulmani comporta invece l’istituzione di una specie di cordone sanitario per risparmiare alla religione di Maometto la minima critica. Il benessere intellettuale sembra essere prevalente così come quello del consumismo e delle vacanze. Non ci pensiamo troppo. D’altra parte con i loro camions e le loro cinture esplosive gli assassini lo fanno al posto nostro.”

Charlie non è un giornale di destra.Charlie è iperlaico, anarcoide, libertario, anticapitalista,contrto le superstizioni e le ipocrisie, scomodo per tutti.

Giuseppe Campagnoli 28 Agosto 2017

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Il Corano ( .القرآن ) e gli altri libri sacri sono i libri di testo della sottomissione e del potere?

 

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Some words are very dangerous words written by dangerous men.

 

Il Corano ( .القرآن ) e gli altri libri sacri sono i libri di testo della sottomissione e del potere. Se qualcuno provò, da rivoluzionario e non da profeta, a riscrivere regole di eguaglianza e di libertà oltre che di fratellanza, fu tacciato di impostore e rivoluzionario sedizioso e messo al patibolo. Quando provò a dire che non doveva esistere ricchezza e povertà e che l’elemosina era il segno dell’iniquità fu rinnegato e   imprigionato. Nella mente dei suoi adepti risuscitò. In realtà è il suo messaggio rivoluzionario che sopravvisse alla triste e violenta realtà finche non fu strumentalizzato, distorto e adoperato a fini di potere.

 

Ed ecco a titolo di esempio la più buffa e ridicola delle regole che poteva valere tra le tribù del deserto. Ma è apprezzata molto dal mondo suino che dall’islam non ha nulla da temere mentre nell’occidente civile è ai primi posti delle mattanze di esseri viventi.

 

“[134] Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ci proibisce tutto quello che è un male per noi. In moltissime lingue il maiale è sinonimo di sporcizia fisica e morale. Maiale, maialata, porco, porcheria, porcata, porcile, troia, troiata: quanto di peggio possa esprimere il comportamento umano viene espresso con colore ed efficacia per mezzo di questi termini. Basterebbe questa semplice considerazione per rendere l’idea della ripugnanza che dovrebbero ispirare le carni suine. Purtroppo la grande convenienza economica dell’allevamento fa sì che i non musulmani se ne cibino, con grave pregiudizio per la loro salute fisica e spirituale” (sic!)

In questi tempi terribili dove l’esclamazione di ancestrale memoria “mamma li turchi!” sembra tornata attuale, non solo per i credenti cristiani o ebrei o di altre religioni  (tutte più o meno colpevoli insieme al potere secolare e mercantile di tutte le orrende disgrazie del mondo) ma anche per chi si dice continuamente ateo od agnostico, occorre saper discernere con freddezza e scienza oltre che coscienza tra ciò che è generato da rivendicazioni di torti coloniali, guerre e calamità indotte dalle multinazionali occidentali e non solo e ciò che invece è generato da un presunto orgoglio di superiorità indotto a partire dal 600 dopo Cristo da un crescendo di potere, prima militare e confessionale e poi anche economico ( la turpe tratta degli schiavi la complice sudditanza dal petrolio) che ha portato alla conquista dell’occidente prima in forma militare, poi  finanziaria e ora, forse anche geografica e fisica con una serie di invasioni non sempre costrette dal disagio, attraverso le subdole azioni di cui il Corano, chiaro e trasparente come l’acqua, parla ad ogni piè sospinto, senza bisogno di alcuna intermediazione linguistica o culturale. L’ essenza del libro e delle regole per i suoi adepti non è mai mutata  nel tempo, così come per certi aspetti anche per l’antico testamento ancora in voga in altri lidi. Non nascondiamoci dietro un dito. Ce lo insegna bene, prima vittima sacrificale per aver detto la verità, Charlie Hebdo che non perde occasione, non certo da destra, di metter il mondo (non solo il perfido occidente) in guardia da certi pericoli  estremamente sottovalutati in nome di una integrazione che tutti sappiamo bene impossibile perché auspicata a senso unico. Il massimo che si potrebbe ottenere senza danni è una convivenza pacifica parallela,  distante e diffidente.

 

Abbiamo letto durante l’infanzia (giocoforza) la Bibbia e i Vangeli; li abbiamo riletti in adolescenza insieme ai filosofi classici, dell’umanesimo dell’illuminismo e dell’idealismo fino a Marx. Abbiamo letto più volte anche il testo orginale del Corano (tradotto dalla lingua araba senza commenti e interpretazioni).Ora siamo convintamente agnostici ma i tempi che corrono ci invitano ad approfondire le “norme” di una religione che è ridiventata drammaticamente d’attualità, nel bene e nel male. Abbiamo selezionato poche ma significative  frasi originali di alcuni versetti del Corano , molti dei quali  si ripetono come un mantra ad ogni piè sospinto, quasi dovessero ipnotizzare il lettore. Questi versi, così come sono trascritti, potrebbero avere riflessi devastanti sulla vita civile e sociale e sui diritti umani in generale mentre altri, contraddittoriamente, smentiscono platealmente qualsiasi guerra santa, rinviando ogni castigo per i “miscredenti” al giudizio universale. Sono testi che non sembra debbano  essere interpretati, a meno che le metafore non siano talmente criptiche da non essere affatto immediate. Queste parole sono rimaste intatte nel tempo senza una evoluzione e  a volte appaiono, a vista. poter costituire un problema per la libertà e la democrazia del mondo moderno e civile anche se, a tratti, per le palesi ambiguità potrebbero essere “girate” ad uso e consumo di chi vorrebbe giustificare guerre sante e violenza soprattutto contro chi non avrebbe capito che Mosè e Gesù non erano altri che i due primi messaggeri della divinità, in seguito corretti e superati definitivamente da Muhammad. Noi non siamo dei teologi ma sappiamo leggere. Si capisce bene anche, ad ogni riga, ad ogni citazione e ad ogni esempio, che il testo si rivolge ad una platea di tribù di pastori per incitarli anche alla difesa-offesa contro i nemici di quei luoghi in quei tempi. Si capisce bene qua e là  il saccheggio culturale da testi di religioni precedenti fin da Zoroastro. Studi linguistici accurati avrebbero anche mostrato come il Corano non sarebbe altro che la miscellanea di diversi testi biblici ed evangelici diffusi all’epoca di Maometto (che non era affatto illetterato, come invece miracolisticamente si vorrebbe far credere) in medio oriente.

 

Da molti versetti  per le tematiche più attualizzabili abbiamo tratto poche frasi e concetti  inequivoci e chiarissimi. Anche la Bibbia del Vecchio Testamento e il Talmud riportano molti concetti simili perché legati ai tempi in cui furono scritti o detti. In verità non il Vangelo, altri testi filosofici e il Capitale di Marx che mirabilmente moderni coincidono e si integrano in epoche così distanti.

 

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Preghiera per i miscredenti.Londra e Manchester…

 

 

Dopo i fatti terribili di terrorismo, da Manchester a Londra, Nizza a Berlino e altrove, non semper chiari, spesso manipolati dai media a loro uso e consumo,  ogni volta riproporrò come un mantra il riassunto in italiano del bell’editoriale  di RISS su Charlie Hebdo:  sarcastico, ironico terribile e profondamente vero nel suo essere surreale. Le motivazioni dei mandanti del terrore collettivo sono prevalentemente materiali e politiche ma quelle degli esecutori,spesso individuali e a volte “dormienti”, poi folgorati dalla religione o dalla pazzia latente, comunque presente “in nuce” nella loro cultura familiare fondamentale o nei loro geni e nel loro ambiente, sono spesso  da mistici o dei depressi esaltati.


Preghiera per i miscredenti

Che dire dei fatti di Parigi, Bruxelles, Londra, Manchester, Berlino? Nel 2015 abbiamo scoperto il terrorismo islamico e le frasi stereotipate si rincorrono: “non cambieremo il nostro stile di vita”, “quello non è il vero islam”, “certi atti sono commessi da squilibrati”, “vogliono distruggere la nostra spensieratezza”.

“Dopo ogni attentato ci si chiede cosa c’entri la religione. Si dice che l’attentatore non era praticante, che rea un folle e che la religione non c’entra. Si cerca sempre di togliere di mezzo la religione. Si dice che l’attentatore si sia radicalizzato troppo in fretta per mettere il suo atto in conto alla religione. Ma la storia delle religioni è piena di conversioni improvvise. Da Henri IV con il suo “Parigi val bene una messa” a Costantino convertito al cristianesimo una notte prima della battaglia del ponte Milvio dove vinse trucidando centinaia di nemici senza avere un camion frigorifero. E che dire di Paolo di Tarso che da persecutore di cristiani si convertì in un colpo e divenne santo? Queste conversioni ad alta velocità non hanno mai sorpreso nessuno. E allora perché un nizzardo  non avrebbe il diritto di convertirsi all’islam in qualche giorno? Molti lo hanno fatto nella storia per dare un senso al loro patetico destino. Ci colpisce che questi crimini siano messi in atto come delle preghiere. senza bisogno di una cattedrale o di una moschea sontuosa o una sinagoga millenaria. Basta crederci e e con qualche salmo o versetto in testa si può pregare persino al Polo Nord, nel deserto o sul’Everest.La fede ha solo esigenze spirituali. E anche l’atto terroristico. Non c’è bisogno di tanti mezzi o addestramento speciale: basta un coltello, un camion, come un semplice tappeto in direzione della Mecca,una piccola bibbia in tasca o una torah appena svolta per pregare. Uccidono come pregano, in contatto diretto con Dio. Nessuno potrà mai controllare o prevenire questo. Polizia ed eserciti possono agire solo sulle cose visibili non su quelle invisibili della mistica. E’ impossibile conoscere ciò che una persona nasconde nel fondo della sua coscienza e che non condivide nemmeno con la sua famiglia. Il crimine avviene all’improvviso, senza poterlo prevedere e dà l’impressione che sia l’atto di un folle. Le vie del Signore sono impenetrabili, il mistero dà alla religione la sua forza e nessuna polizia potrà chiedere documenti. Solo quando diventa razionale di quella ragione delle società moderne, perde il suo potere. Il misticismo è fondamentalmente antidemocratico perché è incompatibile con il contro potere e con lo spirito critico sui quali è fondata la democrazia. Che possiamo fare per difenderci? Delle barriere di traverso sulla Promenade des Anglais, o sui mercatini di Natale, un’applicazione “Alerte Attentat” o dei riservisti in più. Ora tocca a noi avere fede.”

Avere fede nel buon senso e nell’uomo, nella ragione e non nell’istinto: avere fede nell’ ultima dea che è la speranza che in passato qualche volta non ci ha tradito, lasciandoci qualche pausa per vivere oltre le guerre, la fame, lo sfruttamento e il perfido mercato. Ma oltre ad avere fede e speranza avere anche il buon senso della vigilanza e della prevenzione, individuale e collettiva.

Giugno 2017

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Corano immigrazione intolleranza islam religione religioni terrorismo

Islam e paura. Rispetto umano?

Bisogna poter avere la libertà di criticare le religioni dovunque, di chiedere perchè ci su metta il velo, ci si genufletta, si giungano le mani, non si mangino crostacei o maiale e se tutto ciò non sia una imposizione di altri uomini o una libera scelta, a volte bizzarra per la ragione, ma comunque libera. Bisogna non aver paura di dire ciò che si pensa senza offendere la dignità delle persone. Questo è uno dei diritti fondamental dell’uomo.

Per questo traduco e ripropongo un  interessante  editoriale apparso su Charlie Hebdo a cura di Par Riss.

CHE CAVOLO CI FACCIO QUI?

“Da tempo gli specialisti cercano di capire le ragioni degli attentati in Europa e nel mondo intero. La polizia inefficiente? Un senso di appartenenza sfrenato? Gioventù disoccupata? Islamismo senza freni ? Le cause sono numerose e ognuno sceglie quella che gli conviene o che si adatta alle sue convinzioni. I fautori dell’ordine se la prendono con la polizia, gli xenofobi con gli immigrati, i sociologi fanno appello ai danni del colonialismo, gli urbanisti stigmatizzano i ghetti, gli economisti indicano la crisi e i politici se la prendono con Daech. A voi la scelta.

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In realtà gli attentati sono solo la parte emersa di un enorme iceberg. Sono l’ultimo stadio di un processo che si è innescato da tempo e su vasta scala. Noi ci attacchiamo alle macerie dell’aeroporto, alle candele accese davanti ai fiori sui marciapiedi. Nel frattempo nessuno osserva ciò che accade a Saint Germain-en-Laye. La settimana scorsa l’Istituto di Scienze politiche di questa città ha ospitato Tariq Ramadan. E’ un professore, quindi sarebbe al posto giusto. E’ venuto a discutere del suo oggetto di studi, l’islam, che è anche il suo credo.

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Terribili premonizioni.

Sono vicino a Londra e all’Europa accogliente come non lo sono a quella di certa storia coloniale, del mercato e dell’economia, ma invito a riflettere su tutto con freddezza oltre i luoghi comuni delle interpretazioni di tanti mezzibusti e opinonisti spesso improvvisati e di tanta vulgata. Occorre riflettere ed agire con senso della storia e senza pregiudizi ideologici. I fatti, ciò che li provoca e chi li provoca contano e anche le ragioni diverse che spingono ad agire  per lo stesso orribile fine chi finanzia il terrore , chi lo pratica in nome della fede o di altre balzane e terribili idee e chi lo copre con omertà e ipocrisia.

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Settembre 2005. Stavo rientrando in treno da Milano dopo un viaggio a Parigi (!) con la mia famiglia. Nello stesso scompartimento di un Eurostar viaggiava con noi un ragazzo poco più che ventenne, un po’ palestrato di carnagione scura, ben vestito e curato. Durante il viaggio inizia una conversazione del più e del meno e scopriamo che il giovane è un egiziano nato in Italia che vive e lavora a Milano e sta andando a Roma per imbarcarsi verso casa a trascorrere le vacanze. Il discorso, prima leggero e superficiale, piano piano, si addentra in questioni sociali, politiche e religiose. I luoghi comuni reciproci sull’occidente e l’oriente, il colonialismo e l’imperialismo si fanno più concreti e allarmanti quando il ragazzo ci tiene a far sapere quanto noi occidentali siamo di facili costumi, corrotti ed empi. Ma soprattutto tiene ad informarci del fatto che i nostri giovani a suo avviso sono tutti dediti alla bella vita, all’uso d sostanze ed al divertimento dissoluto mentre i giovani mussulmani ben più morigerati e sani si starebbero ben preparando, sapendo anche che il loro martirio verrebbe certamente premiato, per una guerra contro chi ritenessero un nemico della loro civiltà e del loro credo. Si stavano preparando, a suo dire, sia dal punto di vista psicologico che fisico.

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Aggiunge poi con linguaggio appropriato che la nostra civiltà e le altre religioni sarebbero troppo secolari e tolleranti e per questo destinate prima o poi a soccombere per avverare le predizioni del profeta. Argomento le mie ragioni opposte, dal punto di vista agnostico e dell’etica naturale, appellandomi all’illuminismo, alla storia, al progresso, alla libertà, alla tolleranza ed all’equità  sociale. Dall’altra parte un muro.

All’epoca avevo ritenuto le idee del giovane pericolose ma un po’ surreali come quelle di molti giovani ancora acerbi. Non c’erano state le primavere arabe né la Siria. Oggi, col senno di poi, ritorno spesso con il pensiero a quell’incontro come fosse stata una tragica premonizione chiedendomi : quanti altri ne avrei potuto incontrare?

Giuseppe Campagnoli

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L’arte dissimulatoria.

La città ideale.

L’islam radicale e quello moderato. Il terrore, la paura e l’oppio dei popoli, ricchezza, povertà, elemosina e iniquità sociale. Renzi che rifonda la vecchia DC in salsa berlusconiana. Raggi che si comporta come se fosse ancora all’opposizione e sciorina le malefatte precedenti ma poco o nulla dice su ciò che farà e come lo farà ma, di fatto, ancora non fa. Trump e Clinton le due facce di una stessa medaglia yankee. Erdogan e Putin terribili ducetti orientali. La Brexit di cui tutti si sono pentiti postumi. Buone vacanze. A Settembre!

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ReseArt e Charlie Hebdo

Ripubblichiamo di seguito a questo intervento laconico  tutti i nostri post su Charlie Hebdo in ricordo dei terribili fatti di vile violenza. In anteprima vignette e fotografie in tema

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Meglio Marhaban che As-salamu alaycum!

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Assistevo oggi ad una trasmissione radiofonica sui culti in Italia e nel mondo. Si parlava in particolare di islam e si sosteneva dagli imam e dai rappresentanti intervistati  che il Corano e l’Islam sarebbero validi per tutti i tempi e per tutti i luoghi, salvo poi contraddirsi nell’ammettere, con ovvio intento gigionesco,  che si debba adattare ai vari contesti culturali. Ma come? In molte prescrizioni coraniche valide ancor oggi i credenti dovrebbero agire come se i cristiani e gli ebrei dovessero seguire ancora i dettami della Bibbia di migliaia di anni fa, fatti per popolazioni di nomadi incolti del deserto, in tempi dove la violenza e le guerre tra tribù erano all’ordine del giorno anche per cause futili e le genti dovevano essere “guidate” anche ricorrendo a racconti mistici, fantastici ed esotici.Molto passa per il verbo e la lingua:  il Corano e le sue pseudo-interpretazioni  si servono molto dell’espressione scritta e orale come veicolo di proselitismo e di identità. Per quel poco che ne so, infatti, la lingua  araba mi pare si sia involuta più che evoluta nella direzione di una lingua ufficiale del culto anche nelle sue forme quotidiane. Un cittadino che professi la religione cattolica o cristiana che ne incontrasse un’altro non direbbe mai “La pace sia con te” o “sia lode al Signore” a meno che non sia un frate o un prete. La religione in occidente e, in parte, in estremo oriente, evoluta attraverso l’umanesimo, l’illuminismo o il materialismo storico, è diventata sempre di più un fatto privato e personale, o per lo meno si è trasformata, lentamente e con qualche resistenza che permane, in quella direzione.

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Quando incontrassi un arabo, una africano, un siriano, un pakistano, un israeliano, guarderei alla sua etnia ed alla sua cultura e lo saluterei con un “marhaban”,ciao, salve! o “Sabahu-al- khayr”, buongiorno! Non userei mai “as salamu alaykum” o “shalom” (la pace sia con te) che si augurava quando la guerra era implicita nel vivere quotidiano (in certi,troppi, posti ahimè lo è diventata ancor oggi). I cristiani per esempio hanno da tempo superato l’uso di una lingua confessionale (come il latino dei padri della chiesa) che era comunque appannaggio degli alfabetizzati e delle classi colte per quasi tutto il medioevo europeo proprio grazie al dominio, anche politico, della religione in quei tempi. I laici e i non religiosi oggi usano la lingua senza alcun riferimento esplicito alle loro convinzioni filosofiche o etiche ma con una implicazione meramente culturale e comunicativa. Il ragionamento è identico a quello che facemmo a proposito di altri segni pubblici del proprio credo dal velo islamico, al crocefisso, dall’indice verso il cielo ad altre forme distintive della  fede da voler imporre, in un certo senso, palesemente o subliminalmente urbi et orbi, nel privato come nel pubblico. Ma quanti mussulmani sanno che la lingua adottata come “lingua del profeta e di dio”  deriva dall’aramaico e pare sia stata di fatto costruita e codificata da due cristiani di al-Hira più di cento anni prima di Maometto? La cultura come la natura non “facit saltus“nemmeno in nome di una supposta divinità! E far superare con la libertà e l’eguaglianza, l’ignoranza indotta e mantenuta alle genti ed ai popoli è l’unica via possibile per la pace. Allora è più di buon auspicio per la convivenza salutarsi con un “salve” piuttosto che con un “la pace sia con te”.

Giuseppe Campagnoli 17 Maggi8o 2016

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LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

La peste del nostro secolo, il terrorismo, generato dall’ ignoranza, dall’ intolleranza, dallo sfruttamento e dalla povertà va combattuta come una epidemia. A mali estremi estremi rimedi. Noi in Italia conosciamo bene l’omertà e la capacità di coperture delle nostre mafie, insegnamo  che per eradicare la mafia integralista islamica occorre tagliare tutti i legami politici, geografici e finanziari, le complicità ambientali e familiari e le ipocrisie del politically correct.

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Sorgente: LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

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L’epidemia della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

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Education, job, freedom and peace against violence of sharia, religions and global markets.

Non sto qui a spiegare che cosa sia la Sharia. Bastano Wikipedia e tutte le conferenze e gli scritti che ne trattano in giro per il mondo. Invece vorrei associarmi ad una idea che, se perseguita e sviluppata, potrebbe disinfestare il mondo dal terrorismo e dalle farneticazioni di tipo islamico. Le armi vincenti saranno l’istruzione, la cultura e il lavoro.

Massicce infusioni di conoscenza ed istruzione faciliteranno la strada verso il lavoro, la salute e la pacifica convivenza attraverso la liberazione totale dalle nefaste credenze e superstizioni ancora legate all’ignoranza delle tribù di pastori del deserto di tanti secoli fa o delle congreghe chiesastiche dell’occidente.

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Laici, agnostici, atei…tempi duri per il libero pensiero!

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ReseArt  ha sempre detto, scritto e disegnato ciò che pensa della natura, della filosofia, delle religioni e delle superstizioni. Ha sempre liberamente accolto il pensiero di tutti e offerto uno spazio per scrivere delle arti del mondo. Le religioni e le varie credenze o consorterie, politiche o mistiche che siano, si combattono e si abbracciano alternativamente, in modo palese o sottotraccia, anche quali strumenti di altri poteri ben più prosaici (economia, politica, mercato globale) per garantire lo status quo delle disuguaglianze nel mondo spesso fingendo di combatterle con la beneficienza, l’elemosina o la carità, a seconda delle latitudini. La guerra contro il pensiero libero è sbarcata anche sui social e le società più retrive (ahimè spesso collocate nei paesi più poveri del mondo) fanno di tutto per combatterla anche con i mezzi più feroci o più subdoli, utilizzando il terrorismo fisico o quello virtuale  del web con mezzi che violano frequentemente i più elementari diritti dell’uomo. ReseArt abbraccia  la petizione lanciata su Change Org in questi giorni e ne fa anche una sua bandiera di libertà.

Chi volesse informarsi ed eventualmente aderire può recarsi su: https://www.change.org/p/mark-zuckerberg-stop-deleting-arab-atheists-and-seculars-groups-and-pages

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Giuseppe Campagnoli

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Tutti con la kippah!

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La grande sinagoga di Trieste

Un segno di solidarietà anche da chi non crede, affinché le religioni diventino solo un fatto intimo e personale.Da un’idea di Gad Lerner. Per combattere la paura e il terrorismo della superstizione e della violenza. Una iniziativa laica rilanciata da ReseArt che parteciperà il 27 pomeriggio al concerto organizzato dal Comune di Pesaro con la collaborazione del Liceo Artistico “Mengaroni” e del Sistema Musei alla sinagoga sefardita della città.

TUTTI CON LA KIPPAH!

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Anche noi siamo Charlie.

L’arte della democrazia e della civiltà.

Vorremmo che, in un futuro breve, per descrivere una persona si dica solo da quale paese proviene, che cosa fa o ha fatto per la comunità e quali sono i suoi ideali umani. Non si dica più un ebreo, un musulmano, un cristiano, un induista, uno scintoista, un buddista. Si dica solo e semplicemente: una donna, un uomo. La religione è e deve essere, senza equivoci o confusioni, un fatto privato e intimo di chi ha scelto di credere e professare. Anche l’intolleranza e la violenza in genere, verbale, psicologica o fisica che sia, deve scomparire: tra chi crede e chi no, nella politica, nei media, nella vita quotidiana e collettiva.

Giuseppe Campagnoli Gennaio 2015

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I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

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Credo che ora si debba tacere per un po’ ed evitare di fare da grancassa alle perverse mire comunicative del terrorismo. In tv, sui giornali e nei social media non si fa che amplificare le gesta criminali degli islamisti. Per combattere il crimine in genere, da quello finanziario e mafioso a quello politico o religioso, la chiave del successo,certamente lungo e faticoso, sta nel rimuovere le cause che lo generano. Occorre avere coraggio e determinazione, anche sacrificando parte del nostro benessere (tanto più che è malamente distribuito da chi lo produce e gestisce) e rinunciando a voler far vivere tutto il mondo come l’occidente del consumo a tutti i costi.

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Buonasera.Possiamo dirci anche.

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Gli "alieni" piceni

D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

2 Dicembre 2015

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Tu scendi dalle stelle

Ci associamo all’editoriale di Gad Lerner sul suo blog per la vicenda della scuola di Rozzano su cui hanno speculato tutti, dalla ridicola Gelmini che testimonia con talento la sua complicità per aver distrutto la scuola italiana, al rozzo Salvini che documenta lo sfacelo dell’edilizia scolastica cui ha contribuito anche la Lega che ha governato per decenni con la destra. Noi commentiamo solo dicendo che in una scuola pubblica di un paese dove non c’è il culto di stato, non deve esistere l’insegnamento di nessuna religione e queste debbono entrare solo come libere materie culturali e storiche, se previste nei contenuti delle discipline, con  pari dignità. Aggiungiamo anche la chiosa che abbiamo proposto qualche articolo fa:

“Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi,le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai
bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che
pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che
pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello,
quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la
sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli
che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto,
quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro
Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli
che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il
capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di
sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle
loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che
benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia,
quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso,
il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.»
François Cavanna (uno dei fondatori di Charlie Hebdo)

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Giuseppe Campagnoli

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Buonasera.Otium et religio.

La buona scuola. “L’ora di otium”. Ancora una volta Massimo Gramellini “buongiorna” sulla scuola. Noi abbiamo scritto di scuola un articolo si e l’altro pure. Se qualcuno ci leggesse forse ne trarrebbe qualche giovamento, vista la nostra esperienza. La lingua italiana è una materia fondamentale della formazione e dell’istruzione nella nostra scuola. Il fatto che sia stata minimizzata, che sia insegnata malamente, che non si faccia più dettato, riassunto e analisi logica a vantaggio dell’articolo di giornale, del saggio breve, della critica storica e artistica o che non si facciano parlare in pubblico gli studenti “dal muretto”  non vuol dire che si possa usare l’ora di “socialità” per compensare queste carenze né per recuperare la capacità di dialogo e di  sana relazione interpersonale che dovrebbe iniziare dai nuclei o dalle tribù familiari che hanno per Costituzione la responsabilità “in educando”. Non mi stancherò mai di ripetere come noi, generazione anni ’50, prima della malefica riforma della scuola media del 1963 alla fine della terza leggevamo e capivamo senza problemi il “Moby Dick” di Melville tradotto da Cesare Pavese!