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Una risata diffusa

Sarà la risata della gaia educazione e della controeducazione, atto finale di un percorso lungo ma deciso che potrà toglierci di torno quest’aria mefitica che si proclama nè di destra nè di sinistra ma è nelle parole, nei contratti e nei primi atti decisamente di stampo nazional social-liberista. Lentamente occorrerà, dal basso, con lo stillicidio di una disobbedienza lenta e quotidiana, con la pratica di una educazione contro, diffusa in tutto il territorio e tra tutti i cittadini di ogni età recuperare i danni di un neoanalfabetismo culturale, politico, relazionale, affettivo, di natura e di vita,  anch’esso diffuso e cresciuto nelle generazioni tra gli anni ’60 e oggi. La politica tradizionale, mercantile, capitalista ed egoista, quella che ha portato anche gli attuali governanti al potere finirà, eccome se finirà, anche se tra innumerevoli ulteriori sofferenze soprattutto degli incolpevoli, degli ingenui, dei deboli e degli stranieri. Finirà. Ma solo dopo un’azione controeducativa “gaiamente” insistente e felicemente ostinata.

Proseguiamo per questo sulla nostra strada di una scuola senza mura e senza muri. Chi ci ama ci segua e non se ne pentirà, come credo non se ne pentiranno le generazioni future. Tra i nostri fans, da noi e anche all’estero giovani ventenni ed ultrasettantenni, insegnanti, presidi, maestri e famiglie. Se non ci faremo fagocitare o strumentalizzare da certa politica che ci gigioneggia ma agisce in modo decisamente  reazionario riusciremo ad incidere in senso rivoluzionario sulla realtà. Una rivoluzione sottile, pervicace, costante: una gioiosa macchina da guerra educativa per ribaltare i domini burocratici, economici e sociali che non mostrano nessun segno di mutamento, come sosteneva anche Antonio Gramsci.

Il manifesto della educazione diffusa

“Mai più aule tra i muri e studenti che volgono lo sguardo teso alla fuga al di là dei vetri chiusi”

(La Città educante. Manifesto della educazione diffusa, Asterios)

 

L’educazione diffusa è un’alternativa radicale all’istituzione scolastica attuale. È tempo di rimettere bambini e bambine, ragazzi e ragazze in circolazione nella società che, a sua volta, deve assumere in maniera diffusa il suo ruolo educativo e formativo.

La scuola dove ridursi a una base, un portale ove organizzare attività che devono poi realizzarsi nei mondi aperti del reale, tramite un progressivo adeguamento reciproco delle esigenze delle attività pubbliche e private interessate, degli insegnanti e dei ragazzi e bambini stessi.

All’apprendimento chiuso e iperprotettivo della scuola, privo di motivazione e connessione con le realtà si sostituisce progressivamente un apprendimento realizzato con esperienze concrete da rielaborare e condividere. Non più insegnanti di discipline ma educatori, méntori, guide, conduttori capaci di agevolare i percorsi di interconnessione e indurre sempre maggior autonomia e autorganizzazione. I ragazzi e i bambini nel mondo costituiranno una nuova linfa da troppo tempo emarginata e costringeranno la società e il lavoro a ripensarsi, a rallentare e a interrogarsi.

È un atto politico portare questo modello nella società. È un impegno, una scommessa e una prospettiva di vita sensata che chiediamo di sottoscrivere impegnandosi a divulgare l’idea e il progetto per trasformarlo in esperienze diffuse nel territorio.

L’educazione diffusa pone al centro della vita educativa l’esperienza autentica, quella che mobilita tutti i sensi ma soprattutto la forza che li accende, la passione.

L’educazione diffusa ribalta l’idea che la mente possa imparare separatamente dal corpo, è attraverso il corpo, i suoi sensi, il suo impegno, che si verifica un vero apprendimento duraturo.

L’educazione diffusa libera i bambini e i ragazzi, le bambine e le ragazze, dal giogo della prigionia scolastica: li aiuta a trovare nel quartiere, nel territorio e nella città i luoghi, le opportunità, le attività nelle quali partecipare attivamente per offrire il proprio contributo alla società.

L’educazione diffusa è un reticolo in continua espansione di focolai di attività reali nelle quali i più giovani, al di fuori della scuola, esplorano, osservano, contribuiscono, si cimentano, danno vita a situazioni inedite, aiutano, si esprimono e imparano da tutti e da tutte, così come insegnano a tutti e a tutte.

L’educazione diffusa sradica la malapianta delle valutazioni insensate per mezzo di attività reali delle quali correggere sul campo eventuali cadute, imperfezioni, fallimenti e delle quali solo il raggiungimento e il processo valgono come documenti vivi per poter stabilire se ciò che si è fatto è valido e ripetibile o da rivedere e correggibile

L’educazione diffusa vede gli insegnanti mutare in mèntori, educatori, accompagnatori, guide indiane, sostenitori, trainer, organizzatori di campi d’esperienza nel mondo reale e non nel chiuso di aule panottiche dove l’apprendimento marcisce e i corpi avvizziscono.

L’educazione diffusa chiama tutto il corpo sociale a rendersi disponibile per insegnare qualcosa ai suoi più piccoli e giovani: ognuno dovrebbe poter regalare con piacere un poco della sua esperienza, condividendo finalmente la vita con chi sta crescendo e imparando da loro a riguardare il mondo come non è più capace di fare.

L’educazione diffusa trasforma il territorio in una grande risorsa di apprendimento, di scambio, di legame, di cimento, di invenzione societaria, di sperimentazione, al di fuori di ogni logica di mercato, di adattamento passivo, di competizione o di guadagno monetario.

Nell’educazione diffusa si assiste alla costruzione di un tessuto sociale solidale, responsabile, finalmente attento a ciò che vi accade a partire dal ruolo inedito che bambini e adolescenti tornano a svolgervi come attori a pieno titolo, come soggetti portatori di un’inconfondibile identità planetaria.

Per iniziare a sperimentare l’educazione diffusa occorrono un gruppo di genitori motivati, di insegnanti appassionati e possibilmente un dirigente didattico coraggioso che abbiano voglia di vedere di nuovo allievi vivi che gioiscono dell’imparare e di essere riconosciuti come soggetti a pieno titolo nel mondo.

Con l’educazione diffusa ognuno viene riconosciuto come persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere ed impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa, e disimpegno. L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale).

 

Per aderire al Manifesto scrivete nome, cognome, città di residenza, via email: info@comune-info.net

Giuseppe Campagnoli

25 Gennaio 2019

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Il disegno della città educante

E’ appena uscita la prima edizione del volume “Il disegno della città educante” edito da ReseArt per i tipi di Youcanprint. Dopo una campagna di crowdfunding non proprio esaltante e il tergiversare degli editori da noi coinvolti (compreso quello de “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” ) abbiamo deciso, per ora, che chi fa da sé fa per tre. Le cose stanno andando meglio di quanto pensassimo. I libro è il seguito naturale della storia narrata da Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli ormai un anno fa e che tanto interesse ha suscitato ovunque siamo andati a presentarla, da Milano a Pesaro, da Monza a Lecce e, a distanza, da Sao Paulo a Parigi.

Microsoft Word - Volantino e locandina presentzione libro.docx

Aprile 2017 l’esordio del libro di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli

 

Il “Disegno della città educante” è un racconto architettonico pieno di suggerimenti e suggestioni su come si potrebbe realizzare la città educante in un vero contesto urbano: dall’idea all’organizzazione, dagli attori alle risorse, ai tempi ed agli esperimenti da far precedere. La narrazione coinvolge i temi della città giardino di Howard, le idee di città di Aldo Rossi ed è accompagnata da disegni fantastici e realistici, tra l’osservazione di veri luoghi di una città italiana e l’immaginare di trasformarli per riempirli dei significati  pregnanti della educazione diffusa.

Eccone uno stralcio illuminante:

IL QUARTIERE EDUCANTE
Quando studiavo la parte di città con Aldo Rossi e le
caratteristiche di autonomia e di correlazione insieme
con tutto l’organismo urbano si poteva pensare a una
minitown autosufficiente. Una parte di città potrebbe
essere un quartiere che nella nostra idea urbana educante
contiene in sé il portale, le vie e i luoghi dell’educare in
stretta connessione e interscambio con gli altri portali e le
altre reti della città. Cominciamo per semplicità da un
quartiere, come si sta facendo a Milano nel
Quartiereducante6.
Compito dell’architetto educante è quello di disegnare
o ridisegnare i luoghi e i loro nessi insieme a chi governa
la città. Compito dell’educatore e dell’amministratore
scolastico (finché dura) sarà quello di pensare alla
organizzazione, ai tempi, alle aree educative, ai mentori e
agli esperti, alla gestione e alla logistica.
La base o il portale educativo è un luogo
multifunzionale di raccolta e di partenza dei gruppi. Può
essere un complesso di biblioteche, auditorium, ateliers,
piccoli laboratori aperti, piazze e cortili. Qui si ritrovano
le “orde” di assetati di conoscenza e da qui partono per le
“aule diffuse” a svolgere le attività concordate per la
giornata secondo un canovaccio plurisettimanale
annotato solo allo scopo di non sovrapporre i gruppi ai
luoghi disponibili.
I gruppi di bambini che stanno apprendendo a leggere,
scrivere, osservare la natura, disegnare, scolpire, suonare
e far di conto si ritroveranno sparsi per la città ora in una
biblioteca, ora in un museo, ora in un giardino dove ci
saranno spazi accoglienti e pronti all’uso. I teams di
ragazzi della fascia di età tra i dieci e i quattordici anni
sono impegnati nelle loro ricerche per argomenti
trasversali mentre i giovani tra i quattordici e i diciannove
anni si divertono a risolvere problemi di diversa natura
attingendo ai media, alle risorse delle biblioteche
multimediali, ai laboratori, alle botteghe e agli archivi
storici e scientifici. Non sarà difficile per una
amministrazione municipale e scolastica svestite di
burocrazia, per associazioni di cittadini e lavoratori
volonterose e realmente no profit, e per una città aperta,
capace e laboriosa organizzare giornate, settimane, mesi
di educazione diffusa. Le formule e le soluzioni non sono
già pronte all’uso, ogni realtà è diversa, ogni gruppo è
diverso, ogni persona è diversa e l’educazione come
l’insegnamento debbono giocoforza essere
personalizzate e multiformi.
Non c’è un ricettario dell’educazione diffusa. C’è uno
scenario ideale dove collocare le diverse esperienze di
volta in volta e organizzare le persone, i luoghi, il tempo e
le cose da fare e da imparare a fare. Si sa che occorre nel
tempo chiudere i reclusori scolastici, moltiplicare le
occasioni di uso collettivo dei luoghi della città adattandone
gli spazi e rendendoli pronti ad accogliere ventiquattro
ore su ventiquattro i flussi di cittadini in formazione, da
zero a cento anni!
La tecnologia, quando usata bene, ci può venire in
aiuto per aumentare la realtà con il virtuale e viceversa,
essere fuori come si era dentro un tempo, connettersi,
ricercare con la guida dei mentori e degli esperti,
registrarsi e localizzarsi con i QI come fanno in Cina
anche per l’elemosina (orrore!) ma qui solo per ragioni di
tutela dei minori e di saggia prevenzione e protezione che
non si configuri più come esigenza di controllo e
obbedienza. Del resto i ragazzini e i giovani vanno a
nozze con il web ma vorrebbero anche scapicollarsi nelle
discese ardite e rotolarsi sull’erba e sulla sabbia, o
arrampicarsi sugli alberi e sui muretti che non chiudono
più né scuole né cortili delle ore d’aria ricreative.
L’importante è suggerire metodi e aiutare ad apprendere,
a farlo con juicio, profitto e senza rischi. Così la piazza
vera e quella virtuale insieme ai saperi tangibili e quelli
eterei si mischiano virtuosamente e si valorizzano
reciprocamente. Tablets e libri veri, pc e pallottolieri,
penne, pastelli ed e‐pencils, enciclopedie da sfogliare e da
scorrere, CAD, LIM, gessetti, matite si integrano e si
completano senza escludere le bontà degli uni e degli altri.”

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Accanto al volumetto è stata pubblicata una cartella dei disegni originali che contiene anche le prime idee in nuce nel progetto di una scuola per il futuro di Architecture for Humanity che già nel 2009 prefigurava una educazione diffusa nella città con degli strani e misteriosi oggetti polifunzionali e mimetici disegnati da Giuseppe Campagnoli con la collaborazione di Stanislao Biondo. Già alcune idee su una rivoluzione dei luoghi per apprendere erano nel libro “L’architettura della scuola” edito da Franco Angeli nel 2007.

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Del contenuto della cartella dei disegni per una città educante è stato fatto un breve filmato illustrativo.

Giuseppe Campagnoli 11 Marzo 2018

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La scuola senza mura e senza lacci.

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“Chi pensa che sia impossibile è pregato di non disturbare chi sta provando…”

E’ già una storia densa di eventi quella seguita al libro dedicato all’educazione ed all’architettura scritto con Paolo Mottana per Asterios editore “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”.

Traggo spunto da questi eventi, che in parte ho già raccontato, per ribadire una profonda convinzione. E’ tassativo per un libero pensatore che ha a cuore le sue idee e i suoi progetti tenersi lontano dalla politica dei partiti e dei movimenti che cavalcherebbero sia le buone che le cattive idee pur di avere voti e consenso. Avevo ragione. La corsa alle bandierine di posizione come quella ai boicottaggi e alle censure è già cominciata.  A parte l’ineffabile sedicente giornalista-insegnante del quotidiano episcopale l’Avvenire che stronca il libro e l’idea avendone palesemente letto solo il titolo e qualche riga, si addensano moti etichettatori tesi ad apporre un logo di partito o di movimento che l’idea, comunque squisitamente politica, per quel che mi riguarda, non avrà mai. Sono stato invitato a presentare il libro da biblioteche pubbliche, da università, da centri educativi sociali e da librerie indipendenti e questo mi va bene  perché è importante che si discuta delle idee e della eventualità, nei tempi possibili, di realizzarle. E’ chiaro che a fondamento della scuola diffusa e della sua architettura innovativa c’è un senso profondo di libertà: dal potere qualunque sia, dal mercato piccolo o grande che sia e dal consumo pericoloso e antiecologico, dall’intolleranza e dal pregiudizio, dai muri di qualsiasi tipo, dalla meritocrazia e dalla mediocrazia. Non ho ancora visto all’orizzonte, se non rari casi decisamente minoritari, chi possa dare politicamente voce a tutte queste istanze insieme. Bene o male tutti accettano il libero mercato e curvano la loro idea di educazione, a volte spacciata per rivoluzionaria, alle sue regole e  alle sue leggi, nessuno escluso. Per questo mi guarderò bene dall’offrire il fianco a chiunque voglia apporre un timbro o issare la sua bandiera. La mia idea di scuola e di architettura è un’altra, decisamente un’altra, maturata in quarant’anni di trincea, di esperienze dirette e di studi. Chi leggerà a fondo il libriccino (come lo chiama  l’acidulo “critico” letterario  Roberto Carnero) potrà maturare il suo convincimento e giudicare. So che il mio “amico di penna” sarà sicuramente d’accordo. So già che non saranno molti quelli che abbracceranno a pieno lo spirito del Manifesto, e forse, per ora, è anche un ben. Abbastanza invece sono coloro che cercano di assaggiare l’idea nei loro luoghi, a volte facendo confusione ideale, a volte mostrando straordinaria passione e fortissimo coinvolgimento ideale. Io mi sento di stare con loro. Non mancano gli educatori e le genti coinvolti. Mancano invece paradossalmente gli architetti forse presi dalla carriera mercantile o dalle loro, passioni ipertecnoecologiche di gran moda. Vi aspettiamo progettisti amanti dell’immaginario e della fantasia, dell’importanza dei luoghi della città e del loro disegno disinteressato. Vi aspettiamo! E, per ora, buona vacatio!

Giuseppe Campagnoli

10 Agosto 2017

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Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

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A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

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Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

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Oltre le aule.Le belle scuole?

Avevamo convocato una riunione “en plein air” presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro” per lanciare il progetto “Oltre le aule” per una scuola diffusa nella città e nel territorio. Le premesse dell’evento erano nel post “Scuole senza mura” a suo tempo pubblicato  su questo blog. A fronte di 240 invitati del mondo della scuola e della cultura e oltre 20 adesioni ufficiali, nessuno di fatto si è presentato. Qualcuno ha anticipato correttamente che non avrebbe potuto partecipare (2 persone) il Sindaco di Pesaro ci ha pregato di verificare la sua agenda presso la Segreteria e almeno ha dato la sua disponibilità e mostrato il suo interesse interloquendo con noi. Constatato di essere soli abbiamo donato i libri destinati ai partecipanti alla Biblioteca che ci è stata grata. L’ultima possibilità per il progetto è quella di provocare un incontro con il Sindaco di Pesaro per presentargli l’idea nata ormai più di 8 anni fa. Speriamo bene.

Giuseppe Campagnoli  8 Settembre 2015

La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0

Oltre le aule

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