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Italiani: un déjà vu?

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Discorsetto sopra lo stato presente dei costumi degli italiani del 2019

Ma qual è oggi la “classe ristretta” di cui parlava Leopardi nel 1824? E chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo “nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire”? Ci sono nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi come tutti con fatica il pane quotidiano! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza. Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si adula nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttore di molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa, i pulpiti pieni di invettive, insulti, minacce e bugie. Gli italiani  sedicenti onesti e cittadini “per bene” sono questi, mentre di quelli che sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco o diventano gli oggetti di carità ed elemosina mentre chi si è procurato ricchezze quasi sempre sfruttando gli altri predica la tolleranza e la solidarietà, ma anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse anche a chi non le ha mai pagate, il liberismo invece del liberalesimo, il populismo al posto della democrazia partecipata. E’ nel fondo di questi nuovi tribuni, sempre più ricchi, non c’è traccia dei concetti di libertà, eguaglianza e fraternità, concetti che anche Leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia come esempio di modernità. Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza quando questa è plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare le minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi “oppi dei popoli” che citava Leopardi: ..le chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli.

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Altro che invidia! Ecco come si diventa ricchi e potenti.

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Ecco il mondo che piace a chi ha il potere. Anche chi si contrappone alla politica si muove in questi confini. Pochi parlano di lotta alla ricchezza, troppi di lotta alla povertà.

C’era una volta un legionario liberto e analfabeta di ritorno dalla campagna delle Gallie.
Si chiamava Idrione e viveva nella suburra di Roma. Si distinse in guerra talmente, uccidendo nemici e popolazioni inermi, procurandosi il bottino che il Centurione Procolo propose per lui in premio oltre al soldo usuale.
Gli fu donato un appezzamento di terra con capanna, 10 pecore e due schiavi nell’agro romano.
Cominciò allora ad occuparsi dei suoi averi conquistati uccidendo e depredando: il suo mestiere che non rinnegò mai. Accrebbe i suoi beni dopo poco vendendo i prodotti risultato del lavoro degli schiavi e delle pecore piuttosto che dal suo. Vendeva i suoi prodotti al doppio di quello che gli costavono. Cosi accrebbe il gregge e incrementò il numero degli schiavi che sosteneva giusto perchè potessero lavorare.
Alla sua morte passò i beni ai suoi figli che continuando a sfruttare schiavi e a vendere a più del dovuto consegnarono agli eredi una fortuna in campi, armenti e servi della gleba. Passarono le invasioni barbariche che invece di impoverire i nostri eroi, attraverso complotti, assassinii e ruberie li fecero diventare signorotti del loro territorio con tanto di castello e foresta.
Estesero i loro possedimenti con la violenza e la prepotenza verso i confinanti, non pagando sempre le gabelle all’imperatore o al papa mentre passavano secondo la convenienza ora dalla parte dell’uno ora dalla parte dell’altro. Avevano avviato anche una proficua attività commerciale che, dati i loro innati talenti truffaldini, diventò l’attività principale. Vendevano manufatti realizzati sfruttando una manodopera quasi da schiavi, anche se la schiavitù “ufficiale” stava pian piano scomparendo nel mondo.
La famiglia crebbe e si trasferì dal centro al nord dove riusci anche a fondare una banca diversificando così le attività, per così dire, speculative. Passò il tempo e i discendenti, eredi a volte incolpevoli di tanto ben di dio, sempre più ricchi, alla fine dell’800 ebbero anche l’idea di avviare un opificio. I servi della gleba e i mezzadri si trasformarono in operai ma i padroni erano sempre gli stessi. Per mantenere i patrimoni ereditati senza lavoro e senza scrupoli, occorreva mantenere i profitti senza alcuna remora di tipo sociale e men che meno morale. Attraversarono indenni le lotte operaie, la guerra, la ricostruzione e caddero sempre in piedi per le loro eccezionali abilità trasformiste. Alla metà del secolo scorso la famiglia intraprese anche una parallela attività nell’edilizia e cominciò a darsi all’attività finanziaria moltiplicando il grande patrimonio accantonato nel tempo con spericolate speculazioni nel “mercato” che cominciava a caratterizzare il capitalismo moderno. La famiglia ora può anche contare su alcuni membri laureati all’estero, sopratutto avvocati ed economisti e altri entrati con successo in politica o nell’editoria . Altri ancora si stanno impegnando  nell’antipolitica in movimenti populisti o conservatori. Parte del parimonio è già all’estero e non ritornerà più se non in minima parte con condoni e perdoni vantaggiosi. Gran parte delle attività è stata decentrata dove sia più facile sfruttare, rubare, maltrattare e uccidere l’ambiente, gli animali e le persone e dove esiste ancora una specie di servitù della gleba e di libertà dalle giuste gabelle!

Ecco perché qualcuno disse  che dietro ogni ricchezza piccola o grande che sia c’è sempre un crimine,piccolo o grande che sia.
Così sono nati e si sono perfidamente evoluti, mutatis mutandis, il libero mercato e l’imprenditoria, le professioni liberali e liberiste, i mercanti e i mediatori, piccoli e grandi, sempre difesi a spada tratta dai media e dai politici e antipolitici gregari, amanti e servili verso il liberismo e il profitto in nome del meschino “diritto” alla libera impresa, annessi e connessi inclusi. Tanto poi per i poveri, che debbono restare poveri, c’è l’elemosina, la religione e l'”ascensore sociale”! E c’è chi parla ancora di invidia! Buone vacanze a tutti.

Riscritta e attualizzata  da Giuseppe Campagnoli, Luglio 2016

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Le religioni,le parole, l’interpretazione, il dominio che si giova dell’ignoranza.

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Giordano Bruno non sarebbe piaciuto a Daech ai sionisti, agli emiri, agli ulema e agli imam
 così come non piacque alla Chiesa Cristiana.

Ancora una  riflessione che mi fa eco sulle religioni e sulla loro benefica o nefasta influenza nella storia dei popoli. I pensieri sono indotti vieppiù dalle tragedie dell’Europa, del Medio Oriente e del Mondo in nome delle religioni, delle superstizioni e di talune ideologie, non ultima quella del mercato. Il linguaggio dei testi che riportano la voce e le narrazioni di uomini che sostengono (senza prova alcuna) di aver ricevuto messaggi da una divinità o da chi parlasse in suo nome (!!) e rivolte ad altri uomini è importantissimo e spesso non occorre interpretare nulla per quanto è chiaro, senza ricorrere alle metafore. Le frasi composte da soggetto, predicato e complemento che si ripetono come mantra, giaculatorie, cantici, sure o rosari non si prestano a dubbi. Basta leggere e capire la lingua. La lettura dei testi è fondamentale e l’invito ad approfondire commentari chiose  o la scusa di una interpretazione autentica, nascondono spesso profonde ambiguità di comunicazione, ipocrisia e mala fede. Se i testi si dice fossero stati scritti per il popolo  giocoforza dovrebbero essere più che chiari ed immediati. Piuttosto occorre collocare la lingua nei tempi in cui ha avuto origine e in quelli in cui è stata revisionata o trasformata per adattarla ai mutamenti dell’umanità. La questione è solo nella lingua e nei costumi che si evolvono, seppure non dovunque e per chiunque.

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Paris sans paroles. Senza parole.

UN REPORTAGE IN DIRETTA DA PLACE DE LA REPUBLIQUE A PARIGI. 10 GENNAIO 2016 UN ANNO DOPO.FOTO DI EMILIO CAMPAGNOLI STUDENTE ERASMUS A PARIGI.

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Anche noi siamo Charlie.

L’arte della democrazia e della civiltà.

Vorremmo che, in un futuro breve, per descrivere una persona si dica solo da quale paese proviene, che cosa fa o ha fatto per la comunità e quali sono i suoi ideali umani. Non si dica più un ebreo, un musulmano, un cristiano, un induista, uno scintoista, un buddista. Si dica solo e semplicemente: una donna, un uomo. La religione è e deve essere, senza equivoci o confusioni, un fatto privato e intimo di chi ha scelto di credere e professare. Anche l’intolleranza e la violenza in genere, verbale, psicologica o fisica che sia, deve scomparire: tra chi crede e chi no, nella politica, nei media, nella vita quotidiana e collettiva.

Giuseppe Campagnoli Gennaio 2015

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I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

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Credo che ora si debba tacere per un po’ ed evitare di fare da grancassa alle perverse mire comunicative del terrorismo. In tv, sui giornali e nei social media non si fa che amplificare le gesta criminali degli islamisti. Per combattere il crimine in genere, da quello finanziario e mafioso a quello politico o religioso, la chiave del successo,certamente lungo e faticoso, sta nel rimuovere le cause che lo generano. Occorre avere coraggio e determinazione, anche sacrificando parte del nostro benessere (tanto più che è malamente distribuito da chi lo produce e gestisce) e rinunciando a voler far vivere tutto il mondo come l’occidente del consumo a tutti i costi.

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Buonasera.Possiamo dirci anche.

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Gli "alieni" piceni

D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

2 Dicembre 2015

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Buonasera. L’empatia del mio giardino.

Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente  trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati.

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Parigi e l’Europa piangono. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità.

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Religioni, politica, economia. L’arte di convivere o di fare la guerra?

Il Buongiorno recente di Massimo Gramellini  “L’arte di convivere” si fa drammaticamente attuale oggi ,dopo la tragedia di Parigi. Parigi e l’Europa piangono. I simboli della normalità come lo Stade de France, il Bataclan, un bar, la strada, colpiti da chi odia l’uomo e la natura, la pace e il dialogo tra persone che si rispettano e, a volte, si amano: famiglie, turisti, studenti, non soldati o reggimenti. La viltà e la miserabile violenza si sono scatenate non nella follia ma nella criminalità pura e nella malvagità senza fine. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità. Ora occorre reagire, ognuno di noi, anche nel quotidiano, vigilare  aiutando chi ci deve proteggere per legge, per impedire, prima che sia troppo tardi,  che chi un momento prima era in mezzo a noi, innocuo e a volte anche disponibile e gentile, un secondo dopo si armi per uccidere i suoi simili in nome di ciò che per la ragione non esiste.

La reciprocità e la tolleranza.
La reciprocità e la tolleranza.

“Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar Ben Jelloum in “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”,con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” Il Corano va letto, si scrive, sotto il segno della fede e dell’intelligenza. Una contraddizione? A me pare di si. Una minoranza pratica un islam rigorista, si dice. Non è una certezza. Il valore principale dell’islam predicato tra le tribù beduine sarebbe stato il rispetto dei diritti umani. E’ così che viene vissuto l’islam oggi dalla maggioranza dei fedeli? Si scrive che l’islam, come le altre religioni monoteiste, proibisse e proibisca il suicidio e l’omicidio. E le crociate allora? E le guerre fisiche di Maometto contro le tribù disobbedienti e miscredenti come le guerre di Mosè e David? I terroristi, i taliban e il Daech? I musulmani subirebbero gli effetti nefasti delle distorsione della parola del Corano: perché allora non parte una ribellione anche quotidiana, porta a porta, massiccia ed evidente? Si parla di insegnamento dell’islam nelle scuole. Come per le altre religioni si dovrebbe parlare invece di insegnamento del pensiero e delle credenze dell’uomo, tutte, come storia e non come dottrina. Si scrive di separazione tra le religioni e lo Stato: Iran, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Daech, Nigeria, Somalia ed Etiopia? Ma anche, in modo subliminale, Italia, Polonia, Irlanda, Regno Unito, Russia, Stati Uniti…La religione, scrive ancora Tahar, è solo un fatto privato. D’accordo. Il libro si spiega partendo dal presupposto dogmatico che esista una divinità, che esistano gli angeli e che esistano il paradiso e l’inferno. In paradiso andranno gli uomini buoni e giusti mentre all’inferno andranno i non credenti (!) i criminali e i cattivi in generale. E il Corano, cita Tahar senza commento, dice al versetto 5 della IX sura: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate se non si pentono.” Stessa sorte per gli ipocriti e i traditori della fede. Il profeta aveva sposato una ricchissima vedova, sembra per convenienza. Dal danaro al potere sulle tribù esercitato con la religione?

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Aldo Rossi o Renzo Piano. Due visioni della vita.

di Giuseppe Campagnoli

Aldo Rossi (1990) e Renzo Piano (1998) restano per ora gli unici due italiani ad aver conquistato il Pritzker Prize. Diffido di tutti i premi, gli oscar e le nominations, soprattutto quando nell’elenco d’onore vedo più alcune bandiere di altre (guarda caso della nazione che ha indetto il premio o di quelle affini) ma credo  che i due italiani rappresentino due modi di concepire l’architettura, l’arte e quindi la vita diametralmente opposti.

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La formazione artistica.

La formazione artistica non è solo la storia dell’arte

Apprezzabile la sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni culturali, come da “intesa del 28 maggio”, nell’intento di tornare sui propri passi rispetto a quanto la riforma Gelmini ha imposto all’insegnamento della storia dell’arte. Nel mio ruolo di “Referente” del gruppo di studio sulla “Formazione Artistica” dell’Associazione ARTEM DOCERE, ho contribuito all’azione instancabile e meritoria del sodalizio per stimolare e sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché rivedesse le sue scelte sulla cultura artistica in Italia. L’Associazione ha confezionato per il Ministero e reso pubblico un ampio e corposo dossier che pare abbia avuto una prima risposta limitatamente all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Ma questo non basta. L’insegnamento della storia dell’arte è solo un aspetto del grande campo dell’educazione in generale e della formazione artistica. Entrambi devono contribuire a consolidare nei cittadini la capacità di “leggere”, “comprendere”, e “applicare” un vero e proprio linguaggio con precise conoscenze e abilità in campo creativo, così come avviene in quello della lettura, della scrittura e dei saperi scientifici.

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Il museo Revoltella a Trieste. Una splendida sorpresa.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Merita un visita accurata e minuziosa. Non è pubblicizzato come dovrebbe ed è molto di più di quanto appaia. Nel cuore del quartiere storico di Cavana a Trieste il museo Revoltella appare un mirabile contrasto di moderno e classico, di avanguardia tra fine ottocento e moderno razionale. Faremo una visita fotografica tra gli episodi che hanno colpito la sensibilità del visitatore architetto ed educatore d’arte, scendendo dal sesto piano fino al pian terreno rampe moderne e d’epoca, attraverso una mirabile alternanza di stanze ottocentesche e moderniste arredate ed allestite con mobili, quadri, sculture e suppellettili degli ultimi secoli anche di pregio e prestigio artistico e storico. Molti quadri di pittrici note e meno note, autori della storia dell’arte e il magistrale deus ex machina, Carlo Scarpa che integrò una scenografia esemplare di storia e modernità. La storia del mecenate e collezionista si intreccia con la storia d’Italia e con la storia dell’arte e dell’architettura in un percorso interessante ed avvincente. Un vero museo di livello non solo nazionale.

Giuseppe Campagnoli Aprile 2015

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Dio, la morale, le religioni, le guerre.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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E’ tutto più semplice di quanto non appaia. Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla speculazione filosofica o alla teologia. Basta osservare l’uomo, gli esseri viventi, l’universo e la natura nel suo insieme. Basta basarsi sulla propria esperienza diretta e non sulla parola o i “libri sacri” scritti da altri uomini. La sovrastruttura che l’uomo nel tempo ha voluto costruire sulla natura per i suoi scopi di dominio e per mitigare la  paura dell’ignoto (che nel tempo, peraltro, si è rivelato sempre più noto, grazie alla scienza ed alla conoscenza) resiste ancora quando è abbinata all’ignoranza, all’ingenuità o alla mala fede.

Oggi, comunque sia, una delle religioni più pericolose e aberranti, soprattutto quando sia abbinata ad un credo tradizionale che la sostiene e la integra è il capitalismo insieme alla sua forma più pericolosa e subdola: la globalizzazione.

Assistendo a ciò che accade di feroce e violento nel mondo odierno in questi tempi, da Parigi alla Nigeria, in Libia, Siria, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Palestina, Yemen, ricordo la semplice lettura di Eugenio Lecaldano in “Un’ etica senza Dio” e mi chiedo se non sia utile una riflessione profonda su ciò che siamo e su ciò che dovremmo ritornare ad essere. Qualcuno, cui mi associo, ha detto che la religione di per sé non può essere moderata perché è fondata su dogmi e non “est modus in rebus” quando i principi sono elementari anche se oscuri, inamovibili e indiscutibili. Non c’è una via di mezzo e non c’è interpretazione, a meno di riscrivere tutto, come, peraltro, qualche religione sta già facendo per non perdere adepti sempre più secolarizzati. Ciò che è stato detto e tramandato oralmente o graficamente dagli uomini per gli uomini come regola che si fa discendere dal soprannaturale, utile o inutile che sia, resta e crea le sue conseguenze, a volte drammatiche e terribili soprattutto quando incidono su menti semplici e alterate dalla povertà e dall’ingiustizia.

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Lo sguardo Educato (4)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con Vista

“Si cercava in tutti i modi, con ogni sorta di espedienti tecnici, di fare dei Panorami le sedi di una perfetta imitazione della natura. Si cercava di riprodurre la successione del giorno nel paesaggio; il sorgere della luna, il rumore delle cascate. Nel loro tentativo, sia pure ingenuo di riprodurre fedelmente la natura fino all’illusione, i panoramas rinviano in anticipo non solo alla fotografia, ma addirittura al cinema sonoro.”[1]

Un osservatore attento come Benjamin non poteva mancare di descrivere il fenomeno del Panorama, passato da una costruzione dello spazio a uno spettacolo dei sensi. Infatti, a partire dal 1830, fu introdotto il “Faux Terrain”, un paesaggio con oggetti tridimensionali inserito nello spazio a forma di ciambella tra la tela e la piattaforma, per accentuare maggiormente l’impressione che gli avvenimenti rappresentati siano reali.

Esempi straordinari di faux terrain ancora oggi conservati sono quelli del Bourbaki Panorama a Lucerna e del Mesdag panorama a L’Aia. Il Bourbaki fu dipinto da Edouard Castres nel 1881 con la rappresentazione di un evento memorabile della Guerra Franco-Prussiana (1870-71), quando le truppe svizzere sotto il comando del generale Herzog, salvarono le vite di molti soldati francesi. E’ importante perché fu la prima volta che intervenne la Croce Rossa, fondata da Heri Dunant nel 1863-64. Sul terreno oltre a un vecchio vagone ferroviario, ci sono altri oggetti (fucili, slitte, zaini, ecc.) insieme a figure, 21 delle quali sono state inserite dopo il restauro iniziato nel 1996 e terminato nel 2008.

Bourbaki Panorama, Lucerna. L'edificio che ospita il dipinto ora è un Monumento culturale europeo e Museo con Casa dedicata ai media, agli incontri, alla cultura
Bourbaki Panorama, Lucerna. L’edificio che ospita il dipinto ora è un Monumento culturale europeo e Museo con Casa dedicata ai media, agli incontri, alla cultura
Bourbaki Panorama, Lucerna, veduta interna
Bourbaki Panorama, Lucerna, veduta interna con Faux Terrain
Bourbaki Panorama, Faux Terrain con un vero vagone dell'epoca
Bourbaki Panorama, Faux Terrain con un vero vagone dell’epoca

Il Mesdag Panorama è stato dipinto da Hendrik Willem Mesdag nel 1880 e rappresenta la spiaggia di Scheveningen con la sabbia, reti di pesactori, un ancora e altri oggetti. Quando Van Gogh vi si recò nel 1881 disse: “Il Panorama Mesdag è la più bella sensazione della mia vita. L’unico difetto è che non ha difetti.” Tuttavia non si capisce bene se tale considerazione sia un complimento o un rimprovero.

Panorama Mesdag, L'Aia. Interno della rotonda
Panorama Mesdag, L’Aia. Spiaggia di Scheveningen, Interno della rotonda
Veduta della Spiaggia di Scheveninge. In primo piano il Faux Terrain
In primo piano il Faux Terrain
Ingresso Panorama Mesdag   (agosto 2007)
Ingresso Panorama Mesdag
(agosto 2007)

La competenza e il controllo della tecnica nella realizzazione dell’immagine da parte dell’artista, venivano rimpiazzati dallo strumento tecnico tanto da ridurre minacciosamente ciò che era stimato come opera d’arte. L’intenzione era di dichiarare l’artisticità di questo spettacolo ormai estraneo ai canoni dei dipinti tradizionali. Obiettivo peraltro mai raggiunto, nonostante vi lavorassero i più importanti e preparati specialisti che definirono il carattere, la potenza e la vitalità del Panorama. Tale era la loro precisione e attenzione per il dettaglio, che si procurarono il merito di aver fondato l’iperrealismo, conforme all’accademismo dell’epoca. Il fenomeno non va sottovalutato perché oltre ad essere una novità dal punto di vista storico, rappresentò un cambiamento anche nell’arte appartenuta, sino ad ora, ad una élite di conoscitori che non mancarono di delineare regole su come poteva essere sfruttato e valutato.

Panorami e panoramisti furono elementi essenziali per le grandi mostre, come le esposizioni universali del IXI secolo e, grazie ai loro scambi culturali, diventeranno i precursori delle odierne mostre itineranti. Come reagirono gli artisti tradizionali?

[1] Walter Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo, Einaudi, Torino, 1986, pag. 1036

Continua…

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Ridurre i costi pubblici della Chiesa

selezione di articolo dalla rete a cura di Stanislao Biondo Stanislao-Biondo

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Il paese dove il “sci” suona.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Provocato benevolmente da Silvia Donati, da recanatese doc, voglio fare una brevissima chiosa al dialetto che si parla nella mia città sicuramente fin dal ‘700.

Inizio citando da Leopardi: “Ella non può figurarsi quanto sia bella. È così piana e naturale e lontana da ogni ombra di affettazione, e non tiene punto né della leziosaggine toscana né della superbia romana, mentre basta uscir due passi dal suo territorio per accorgersi di una notabile differenza, la quale in più luoghi pochissimo distanti, non che notabile è somma”. Qui ci sono riferimenti ad una verità incontestabile che segnala nella lingua recanatese non rare influenze e forse contaminazioni dal romanesco e dal toscano ma senza superbia e leziosaggine ( mo’ vengo, babbo, mi fijo, mi padre,capare, pija foco,e me’ cojoni, monno....)mentre si rilevano forti distanze sia dagli idiomi delle vicine Loreto, Osimo, Castelfidardo, Porto Recanati che del maceratese. Ho vissuto molto nelle campagne circostanti Recanati (Santa Croce di Sambucheto) e assicuro che la lingua era decisamente diversa da quella del borgo. Alcune ricerche e riferimenti confortano questa mia convinzione. Dice infatti nel suo libro sul Dialetto Recanatese del 1991 Gabriele Mariani che” la peculiarità della pronuncia è riconducibile nel filone del parlar toscano e umbro ma senza leziosità superflue o inflessioni minimamente rimarchevoli” riconducendo il filone (che Leopardi aveva già individuato) nel gruppo italico centrale laziale-umbro-toscano che fa da cerniera tra le lingue romagnole del nord (Senigallia, Pesaro, Fano) e quelle  (Ascoli, Fermo etc..) del sud delle Marche. Recanati è sempre stata un’ eccezione nel suo territorio anche per le alternate vicende storiche e per la  forte vocazione mercantile. Nei miei viaggi per l’Italia è un fatto che mi abbiano scambiato per toscano o romano, mai per abruzzese o marchigiano ( di cui il maceratese sembra essere l’emblema stereotipato). Per approfondire: dialetto.unimc.it.

 Giuseppe Campagnoli

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Opere d’arte.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Cito sinteticamente e condivido da Maurizio Ferraris “ARTE”:

Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire,anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:

  1. Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
  2. Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
  3. Che provochi solo accidentalmente conoscenza.La funzione prioritaria non è la conoscenza.
  4. Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
  5. Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.

Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte.Queste condizioni  sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.

La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.

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Goûter multiethnique sur l’herbe.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

“Goûter multiethnique sur l’herbe”. Nantes Jouillet 2014.

Sequenza di giuseppe campagnoli per ReseArt con oltre 1000 “i like” in rete.

And no religion too…

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Fare rete!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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La metafora italiana.

Le interviste alla nostra emigrata di lusso Claudia Ferrazzi che dal lavoro al Louvre è ora passata a fungere da Segretario Generale a Roma dell’Accademia di Francia a Villa Medici riportano sempre il suggerimento alla politica italiana a promuovere le reti per valorizzare e non solo conservare malamente il ricchissimo patrimonio culturale, storico artistico e ambientale. Il problema è che proposte di tal fatta sono state più volte snobbate dai nostri ineffabili amministratori nazionali e locali a favore di iniziative povere, effimere, costose e di sola visibilità elettorale. Mettere in rete veramente arte, educazione, turismo, musei, ricreazione, mobilità sostenibili, non sarebbe difficile e neppure costoso. Avevamo, con la rete ARTNETWORK, fatto proposte a destra e a manca senza nessun esito.

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