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Les italiens

di Giuseppe Campagnoli

 

 

Dall’epilogo del libro “Italiani. Dèjà vu” riscrittura in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani” Feltrinelli  2009, rivisitato ad oggi 5 Marzo 2018.

Ma qual è  oggi la  “classe ristretta” di cui parlava Leopardi? E  chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire ? Chi nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi il pane quotidiano e che blatera sempre di popolo! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza… Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si  adula  nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttoredi molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa.

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Italiani. Déjà vu?

Dall’articolo su La Stampa di qualche anno fa, fino agli apprezzamenti dei lettori in rete mi piace riproporre, visti i tempi, una sintesi di questa mia umile “traduzione” leopardiana.

La Stampa Marzo 2010

Una «rilettura» dei testi antichi che non sia semplice traduzione renderebbe comprensibili libri altrimenti ostici ai più. Come un certo “Discorso” del Leopardi. La lingua italiana, purtroppo, già dall’Ottocento a oggi si è trasformata tanto da essere quasi un’altra lingua. Senza contare che anche i dialetti spesso costituiscono dei veri e propri linguaggi a sé e contribuiscono a complicare la comprensione nel parlare e nel leggere. D’altra parte, anche le traduzioni di autori stranieri in italiano spesso ne hanno svilito il testo e molto più spesso hanno prodotto decisamente«un altro libro». Lascerei leggere a dotti e studiosi i testi originali laddove questi siano arcaici, complessi e incomprensibili ai più. Per non impedire al lettore poco colto di cogliere i messaggi di poeti e letterati importanti praticherei la via di una «rilettura» che non sia una traduzione vera e propria ma una specie di «remake»qualificato e rispettoso del significato e del messaggio dei testi dei classici ormai lontani nel tempo. Ho provato io stesso a fare un rispettoso esperimento con il mio amato concittadino Giacomo Leopardi: ho tentato di rendere comprensibile anche al lettore meno dotato l’essenza del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” che ho trovato straordinariamente attuale e quasi miracoloso nel descrivere gli italiani come sono stati e come sono ancora oggi nella quotidianità e nella società. Chi lo ha letto, anche poco avvezzo a leggere libri, lo ha apprezzato e mi ha testimoniato lo stupore per essere riuscito a rendere attuale un saggio che altrimenti sarebbe stato compreso da pochi eletti e che non sarebbe stato utile a una riflessione profonda sull’attuale italico malessere. Anche un solo lettore in più di un testo altrimenti considerato datato, ostico, involuto, prolisso e sostanzialmente incomprensibile, costituisce un risultato di crescita per la cultura e, in questo caso, per la democrazia.”
Giuseppe Campagnoli

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Italiani. Déjà vu? Remake. (4)

di Giuseppe Campagnoli

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Gli italiani. Dèjà vu?

Giuseppe Campagnoli 2009

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Quarta puntata

Italia, Europa, civiltà e modernità

L’Italia, in quanto a morale, è quella più carente di qualsiasi altra nazione europea e civile perché è manca del tutto di quei principi che hanno generato e fatto evolvere la civiltà stessa ed ha perduto anche il ricordo di quelli che il progresso e l’illuminismo hanno distrutto.

Per questo, risulta inferiore alle nazioni più colte e più istruite, più sociali, più attive e più vivaci di lei, ed è allo stesso tempo al di sotto anche di quelle che fino a ieri erano le meno colte e istruite e le meno socialmente avanzate dove ancora si conserva gran parte dei pregiudizi dei secoli passati e solo grazie ad una certa “felice” ignoranza si mantiene qualche garanzia di morale mentre prevale la povertà di ciò che deriva dall’etica per la società e il sentimento d’onore che dovrebbe in essa prevalere.

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Italiani. Déjà vu? Remake (2)

di Giuseppe Campagnoli

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Gli italiani. Dèjà vu

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Seconda puntata

In Italia  manca  una vera società civile.

Dovrebbe essere uno degli strumenti principali che restano agli uomini per  non concepire solo la vanità delle cose, ed essere convinti della frivolezza di qualsiasi occupazione effimera  come  del fatto che la vita non sia degna di essere vissuta se non c’è fatica e impegno.

L’uomo per sua natura imita e segue gli esempi…

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La società civile

Non si libera anche dopo l’emancipazione (seppure arriva mai ad essere emancipato) dal vincolo delle convinzioni e del modo di pensare  degli altri.

In genere imita i suoi simili e prende esempio da loro.

La maggior parte del comportamento umano, del suo carattere, delle sue abitudini e in genere  della sua intelligenza e del modo di pensare, dipende, si regola e si trasforma in base all’esempio degli altri, soprattutto di quelli accanto a cui si vive.

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L’oro d’Italia: l’arte.

Nel mio ampio excursus con gli articoli su ReseArt relativamente a che cosa sia arte e che cosa sia invece solo mercimonio e bricolage redditizio, a che cosa sia l’educazione formale ed informale all’arte in tutto l’arco della vita e in quali luoghi si debba praticare e con quali insegnanti, traspariva l’essenza preziosa di tutte le arti, anche come veicolo, quando sana e reale, di rilancio non speculativo dell’economia di un paese. Mi piace citare una frase del Prof.  Flavio Caroli   che dirime a pieno la vexata quaestio della qualità in campo artistico. Ci si riferiva espressamente a mostre ed eventi di arte figurativa ma il concetto appare valido anche per il teatro, il cinema, la musica, i laboratori “artistici” per infanti, anziani, dilettanti e dilettevoli, le scuole di danza, di canto, di musica, di arti varie che crescono come funghi a volte buoni a volte velenosi, le kermesses cultural popolari di cui oggi è piena l’Italia con alterne sorti di valore (abbiamo parlato e riparleremo presto, per esempio, della nostra vicina Popsophia o “Popsophisma” come l’abbiamo ribattezzata).

ARTE, ARTE! ARTE?

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ineffabile bricolage artistico di uno dei soliti carneadi con una curiosa storia

L’oro d’Italia nella migliore delle ipotesi sta facendo arricchire altri paesi più efficienti o forse più furbi (vedi il Regno Unito con la mostra su Pompei fatta poco tempo fa con i nostri reperti concessi ad una contropartita ridicola), nella peggiore si sta trasformando in rovine materiali e spirituali per il degrado e l’abbandono gridati da anni, la scarsa qualità degli eventi, la speculazione di enti e privati, la superficialità ed il proliferare di associazioni, personaggi e congreghe incompetenti e spesso anche supponenti.

Ecco una galleria di veri artisti, falsi artisti, dilettanti, buffoni, truffaldini e mentecatti,saltimbanchi delle arti. Chi possiede cultura profonda non fatica a riconoscerli.

Il binomio vincente dovrebbe essere più educazione e scuola di qualità per formare artisti, addetti, esperti e managers dedicati, più Stato efficiente ed efficace e meno privato (cfr. Mazzuccato) pronto a speculare e mirare solo al profitto, per sponsorizzare, conservare, allestire, rilanciare e ottimizzare i nostri preziosi prodotti. Arte, turismo, agricoltura e  cultura sarebbe una terna vincente se non fosse ormai quasi troppo tardi.. Si vedono alcuni segnali, ma non bastano e sono stati intempestivi. I giovani ne cogliessero il significato e si preparassero con dedizione e studio a diventare essi stessi dei bravi artisti, storici, musicisti, cineasti, architetti, insegnanti, lasciando in secondo piano i reality, i social perniciosi, i talents, il bricolage artistico provinciale e i truffaldini presenti ad ogni angolo della cultura, e soprattutto l’idea del profitto che è nemico di tutte le arti.

Giuseppe Campagnoli

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Carlo Franzini (Saturnino) e Alberto Spadolini (Spadò)

due veri artisti al margine.

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Italiani e francesi.Parenti serpenti?

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E’ di questi giorni una specie di contesa a distanza sul savoir faire, sulla correttezza politica ma anche sull’opportunismo mercantile di due nazioni come l’Italia e la Francia (Renzi e Hollande) difronte alla visita del premier iraniano Rohani. Gioielli segreti si, gioielli no, maiale si, maiale no, champagne si, champagne no. In sottofondo si percepisce una sempre quella rugginetta storica tra cugini europei. A tal proposito, proprio ieri mi è giunto un racconto privato lucido, dettagliato ma esauriente  sugli stereotipi d’oltralpe verso l’Italia, questa volta, per paradosso, indirizzati al meno italiano degli italiani per indole e difetti, una specie di eccezione virtuosa (come del resto ce ne sono più di quanto si possa pensare). Un giovane studente Erasmus bravo, impegnato ed educato, che per scelta salutista e di piacere personale non beve, non fuma e non si fa di caffeina, alloggiato presso una famiglia (a pagamento e non proprio a buon mercato) per il suo periodo di studi a Parigi viene invitato a cena dalla sua ospite decisamente cortese, disponibile e simpatica (come del resto anche altri commensali). Nel consesso spicca ahimè invece, unico, un anziano galletto che appena può, in un crescendo poco comprensibile se non ricorrendo ai fumi di champagne, investe il povero ragazzo malcapitato, che cerca di difendersi nei limiti dell’educazione che altri dimostrano di non avere, con battute sarcastiche e pesanti sul suo non bere e non fumare e soprattutto sul suo essere italiano (mama mia! italiani coglioni! colpevoli di tutti i mali d’europa! se non bevi e non fumi almeno fai sesso? gli italiani non sono così!). Nel procedere del discorso sempre più incalzante e spinto dallo pseudoscherzoso al decisamente isterico e cattivo, si scopre che l’ineffabile parente sarebbe un insegnante di matematica in pensione, sedicente socialista e persino laico ed ateo.

Non sto a descrivere l’amarezza e la delusione del nostro studente, che ha provato da solo  a rintuzzare gli attacchi (!) provocatori e sostanzialmente stupidi di un interlocutore che avendo probabilmente il triplo dei suoi anni avrebbe dovuto mostrare la saggezza propria di quell’età, del suo vecchio mestiere di educatore e delle idee che dice di professare. Il dispiacere alla fine del convivio è stato forte anche per la mancata solidarietà  degli altri commensali, gentili, in evidente imbarazzo ma abbastanza omertosi e inerti rispetto alla antipatica situazione, proprio come certi italiani. Il linguaggio scurrile e gli argomenti antiitaliani del figuro facevano meravigliare per lo stridore con il suo professarsi progressista, laico e di sinistra. Verrebbe da dire Mon Dieu de la France…con tutto quel che segue se non fosse che per noi, di buon senso, non basta un rappresentante, seppure illustre, dell’ignoranza e dell’inciviltà transalpina a farci cambiare idea su un intero popolo che con il nostro ha condiviso per secoli cultura, storia e civiltà  e che oggi soffre la violenza e il terrore anche per le colpe storiche di una Europa colonialista da una parte e del suo essere patria illuminista della laicità dall’altra. Ricordo non a caso il pensiero ammirato del mio concittadino Leopardi nei confronti della Francia che pure all’epoca aveva invaso a più riprese le nostre terre con la scusa sempre tanto abusata nella storia di “liberarci”. Una consolazione comunque c’è: pare che il signore in questione fosse in partenza per una emigrazione definitiva in Thailandia: ” la terra dei sorrisi”!

 

Giuseppe Campagnoli

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Classici e attuali: Leopardi

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Cominciamo questo nuovo anno (bisestile!) pubblicando uno ad uno, settimanalmente, editoriali e articoli di architettura, scuola, arte e varia umanità apparsi a firma del nostro redattore Giuseppe Campagnoli su La Stampa vecchia gestione e sulla rivista educativa on line Educationdue.0.

Gi articoli e le lettere, scritti tra i 2010 e il 2015 sono stati raccolti in una antologia intitolata “Ritagli”, già recensita su questo blog.

Iniziamo con il primo e più lontano nel tempo: “Classici ciòè attuali” La Stampa Marzo 2010.

Una «rilettura» dei testi antichi che non sia semplice traduzione renderebbe comprensibili libri altrimenti ostici ai più. Come un certo “Discorso” del Leopardi. La lingua italiana, purtroppo, già dall’Ottocento a oggi si è trasformata tanto da essere quasi un’altra lingua. Senza contare che anche i dialetti spesso costituiscono dei veri e propri linguaggi a sé e contribuiscono a complicare la comprensione nel parlare e nel leggere. D’altra parte, anche le traduzioni di autori stranieri in italiano spesso ne hanno svilito il testo e molto più spesso hanno prodotto decisamente«un altro libro». Lascerei leggere a dotti e studiosi i testi originali laddove questi siano arcaici, complessi e incomprensibili ai più. Per non impedire al lettore poco colto di cogliere i messaggi di poeti e letterati importanti praticherei la via di una «rilettura» che non sia una traduzione vera e propria ma una specie di «remake»qualificato e rispettoso del significato e del messaggio dei testi dei classici ormai lontani nel tempo. Ho provato io stesso a fare un rispettoso esperimento con il mio amato concittadino Giacomo Leopardi: ho tentato di rendere comprensibile anche al lettore meno dotato l’essenza del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” che ho trovato straordinariamente attuale e quasi miracoloso nel descrivere gli italiani come sono stati e come sono ancora oggi nella quotidianità e nella società. Chi lo ha letto, anche poco avvezzo a leggere libri, lo ha apprezzato e mi ha testimoniato lo stupore per essere riuscito a rendere attuale un saggio che altrimenti sarebbe stato compreso da pochi eletti e che non sarebbe stato utile a una riflessione profonda sull’attuale italico malessere. Anche un solo lettore in più di un testo altrimenti considerato datato, ostico, involuto, prolisso e sostanzialmente incomprensibile, costituisce un risultato di crescita per la cultura e, in questo caso, per la democrazia.

Giuseppe Campagnoli

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Scuola, scuola… scuola!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Cerchiamo di far tesoro delle buone pratiche in campo di sistemi scolastici in Europa e nel mondo laddove, per opinione condivisa, le cose funzionano e cittadini, professori e dirigenti sono abbastanza soddisfatti! Sia il governo che chi protesta studino di più, meglio e insieme ciò che si fa altrove. L’erba del vicino non è sempre più verde ma molto spesso ci si avvicina! Osserviamo come vengono formati, reclutati e valutati docenti e presidi, osserviamo chi dirige l’apparato scolastico in tutte le sue articolazioni; osserviamo cosa e come si insegna ed apprende. Osserviamo le responsabilità che vengono affidate a chi dirige le scuole. Osserviamo gli stipendi ma anche se il posto di lavoro sia eterno nonostante tutto. Osserviamo soprattutto se vi sia competizione, come funziona il sistema pubblico-privato e via discorrendo. Non reputiamoci sempre i migliori e i più democratici perchè abbiamo un passato storico e culturale ingombrante e crediamo di aver fatto solo noi battaglie culturali e sociali, non sempre efficaci e realmente progressiste. Mentre noi spesso facciamo i sofisti nella nostra “società ristretta” gli altri fanno fatti concreti e spesso di qualità! Mentre, come diceva Leopardi, noi ci perdiamo in chiacchiere, feste e chiese (anche nel senso di fazioni) altrove hanno trovato il modo di educare ed istruire un’ampia platea di giovani con risultati mediamente buoni. Non perdiamo tempo solo a lodare i nostri cervelli esportati all’estero e non culliamoci su quei limitati allori.Non è sulle punte di eccellenza che si misura la bontà della scuola. Una buona scuola produce talenti e competenze diffusi e trasversali, non solo splendide eccezioni, seppure numerose, rispetto a una regola di mediocre livello. Ed è qui che si parrà la nobilitate dell’italico sistema di istruzione.

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La rampa e il teatro in una scuola media a Recanati
(Architetti Basilici, Campagnoli, Tarducci – 1977)
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Gli italiani. 

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

All’indomani di ennesime elezioni ritorna in mente questa amara considerazione sui costumi degli italiani che non mutano mai.

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-Ma qual è oggi la “classe ristretta” di cui parlava Leopardi nel 1824? E chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo “nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire”? Ci sono nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi come tutti con fatica il pane quotidiano! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza. Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si adula nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttore di molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa, i pulpiti pieni di invettive, insulti, minacce e bugie.

Gli italiani sedicenti onesti e cittadini “per bene” sono questi, mentre di quelli che sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco o diventano gli oggetti di carità ed elemosina mentre chi si è procurato ricchezze quasi sempre sfruttando gli altri predica la tolleranza e la solidarietà, ma anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse anche a chi non le ha mai pagate, il liberismo invece del liberalesimo, il populismo al posto della democrazia partecipata. E’ nel fondo di questi nuovi tribuni, sempre più ricchi, non c’è traccia dei concetti di libertà, eguaglianza e fraternità, concetti che anche Leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia come esempio di modernità. Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza quando questa è plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare le minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi “oppi dei popoli” che citava Leopardi: ..le chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli.
Il vero dramma e la vera farsa è che oggi quella classe ristretta se possibile cinicamente ipocrita “delle feste, degli spettacoli, delle chiese e dei comizi urlati” nonchè delle risse televisive e dei socialnetworks, è stata indotta a crescere fino a diventare la metà degli italiani, che sono poi quelli che non votano o, volte, votano per i tribuni populisti. Per la verità è stata in crescendo fin dal nostro vergognoso ventennio di inizio secolo, attraverso cinquant’anni di emblematica classe di governanti dedita a quelle perniciose conversazioni ed un ultimo lustro in cui si è assistito al sublimato di questa società ristretta che ha occupato i salotti reali e virtuali, le aule, i parlamenti come non mai, come se i ”lumi” positivi della morale si fossero definitivamente spenti nel giubileo del danaro, delle feste, delle chiese, dei furbi e dei corrotti. Ne è scaturito un vezzo prevalentemente italico dell’effimero in tutte le manifestazioni della vita privata e anche pubblica. Si è consolidato un adattamento di tutta la penisola alle superficiali poche antiche cattive abitudini ed agli ozi del mezzogiorno d’Italia che in questo si è completamente adagiato nel tempo consentendo una seconda definitiva conquista da parte dei poteri forti e del malaffare. Queste sono le nuove “chiese, feste e comizi” che rappresentano il sublimato della violenza del conversare e l’intolleranza palese o sottintesa verso gli altri si moltiplicano nella carta stampata, nella televisione, nei bar, nelle liti condominiali, nei social, nelle tribune politiche come se fossero aspetti naturali della vita.

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Socialp(i)rle.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Promemoria dalle perle della rete due anni dopo…

 Le perle nella rete

“Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani 2.0”

 Una miscellanea bipartisan di almeno tre generazioni di inconsapevoli saggi e neoanalfabeti: una passeggiata quasi casuale tra aforismi e commenti, chiose e varia umanità dai principali social networks.

Divagando tra socialnetwork, ho sentito l’impulso irrefrenabile di creare una piccola antologia (florilegio o sortilegio?) di perle di saggezza, di conoscenza, di stereotipo e abilità linguistiche, di cinismo e squallore morale, tratte dai principali social pubblicati nel web italiano. I campioni scelti casualmente danno una idea raccapricciante di quali generazioni siano uscite dalle famiglie e dalla scuola italiane , più per colpa delle prime che della seconda (vittima degli attacchi e dei tagli continui da parte dei governi che si sono succeduti dal dopoguerra) con un back ground misero unito a protervia aggressività e presunzione.

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Recanati sparita.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Molte sono le ipotesi sull’origine “urbanistica” di Recanati. Monaldo Leopardi ne tratta nei suoi “Annali di Recanati” ed altri autori ne hanno scritto. Certa è invece l’evoluzione recente, a partire dai primi del ‘900. La fisionomia di città di crinale, con la caratteristica forma a “gabbiano” (oggi di difficile individuazione), viene alterata nel tempo con l’occupazione diffusa e disordinata (non c’è stato alcun ordine nella filosofia pianificatoria della burocrazia negli ultimi cinquant’anni se non di natura speculativa)  degli spazi tra i colli originari. Fortunatamente, nel tempo, è stato in qualche modo  preservato lo skyline a monte, verso Macerata e l’Appennino, per motivi orografici e grazie ad alcune provvidenziali norme di tutela. Dopo il passaggio da un’economia mercantile e artigianale ad una prevalentemente agricola, con il declino della fiera dal XVI secolo, scompare gradualmente la struttura porticata del centro mentre è nel  XIX secolo che avvengono le trasformazioni più di impatto sul disegno della città, segnando l’avvio di una sequenza di modifiche estremamente negative anche dal punto di vista del microclima saggiamente creato nel centro storico dagli anonimi architetti medievali nell’urbanizzare i colli del crinale. La serie di interventi iniziati con la costruzione del nuovo edificio comunale ed il disegno della grande piazza, entrambi  decisamente fuori scala, la demolizione di conventi di San Domenico e San Francesco e l’inserimento di un percorso di circonvallazione che incide il monte Tabor chiudendolo alla vista diretta della campagna, (cfr.Giacomo Leopardi) tutti ottocenteschi, si conclude degnamente con lo sventramento del periodo fascista, che genera la bruttissima Via 1° Luglio, peggiorata con i recenti discutibili inserti scultorei nelle presuntuose nicchie. Il disegno del borgo, negli anni successivi, si completa con  la costruzione scellerata della torre dell’acquedotto accanto al complesso di Sant’Agostino, del mercato accanto a Palazzo Venieri e degli interventi in sostituzione dell’intorno della demolita Porta San Francesco. La città, avviata alla deturpazione già dagli anni ’50 e ’60, viene definitivamente compromessa negli ultimi quarant’anni di attività panificatorie sfuggite di mano per incompetenza o messe in atto in malafede, nonostante le buone intenzioni di alcuni illuminati episodi di pianificazione generale e particolareggiata molto “architettoniche” e poco “urbanistiche” dalla fine degli anni’70 ai  primi anni ’80. L’applicazione delle poche buone norme e  indicazioni urbanistiche, a parte qualche virtuoso esempio nella ristrutturazione e recupero del centro storico, cui anche il sottoscritto partecipò per alcuni edifici significativi ubicati ai poli principali della città (Castelnuovo,Via Falleroni,Via Roma,Piazzale dei Cappuccini), ha portato alla fisionomia espansiva speculativa che, ahimè, si può ancora apprezzare, ad esempio , nei nuovi quartieri delle Grazie, di Villa Teresa, San Lorenzo, Fratesca, San Francesco e negli  insediamenti residenziali lungo Via del Mare come nelle zone industriali. In questo quadro, non fa eccezione l’edilizia pubblica, rara e generalmente di scarsa qualità. Anche qui ho avuto esperienze dirette e  tormentate già raccontate a suo tempo in una specie di saga: quella della progettazione, nel 1977, insieme agli architetti Paolo Basilici e Sergio Tarducci,  della Scuola Media di Villa Teresa che poi fu realizzata, tra le nostre aperte contestazioni, in modo assai difforme dal Comune e quella della progettazione, nel 1988, del restauro e recupero del Castello di Montefiore che ebbe anche uno strascico civile e amministrativo di oltre un decennio senza, naturalmente, alcun esito di concreta realizzazione ma per fortuna con  un nostro sostanziale successo intellettuale e, in minor misura, anche finanziario. L’immagine  attuale della città è quella non proprio edificante che appare oggi agli occhi del visitatore, con le ultime ciliegine dell’ascensore leopardiano di cui ho già scritto  in una lettera su “La Stampa”, e dell’indicibile parcheggio urbano sotto il municipio. Continueremo con degli approfondimenti su questa narrazione in  anteprima con delle puntate dedicate agli episodi più significativi e discussi di questa storia urbana.

Giuseppe Campagnoli, Dicembre 2014

From Google Maps. Recanati oggi: il gabbiano diventa un cappone!

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In difesa de “Il Giovane favoloso”.

di Angela Guardato Angela-Guardato

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Il giovane favoloso, di Martone. Contenta di essere andata a vederlo. Sì, perché a me, è piaciuto. E molto. Un bravissimo Elio Germano in un’impresa, inutile dire, tutt’altro che facile: descrivere la vita di un genio assoluto, genio che io adoro.
Per tutta la prima parte ho avuto le lacrime agli occhi; il primo tempo dedicato all’infanzia fa respirare il senso di castrazione, chiusura, soffocamento del giovane genio; e fa venire voglia di ritornare al suo borgo natìo, a riveder il colle dell’Infinito e la siepe che ‘da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude’. La seconda parte, più lunga, è più movimentata, colorita, chiassosa, mobile, sospesa tra Firenze e Roma, solo accennate o evocate, e Napoli, più vissuta cinematograficamente. Più onirica questa seconda parte, a tratti con inserti forse un poco stonanti o insistiti, ma passiamoli.

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Italy in a day. Recensione sottile.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Si potrebbe definire il libro Cuore 2.0. Note evidenti di videomakers professionali malamente dissimulati e di filmini domestici in un mixer un po’ improbabile, troppo lungo e a tratti perfino noioso e prolisso. Un po’ dell’Italia di Soldati, di quella di Gergoretti e Specchio Segreto.  La vena “americana” benedetta da Ridley Scott è tradotta in salsa di italico stereotipo, mentre abbondano paesaggi domestici, urbani, rurali e meteorologici inopinatamente tutti collocabili il 26 Ottobre 2013. Ruffiano l’intervento dell’astronauta. Abbiamo notato qualche punta di voyeurismo da social network che tradisce il giovanilismo di chi ha scelto e montato i pezzi. Non ne esce, come sostiene il regista, un’Italia rassicurante e piena di speranze. Piuttosto ci è apparsa una nazione rassegnata alla contemplazione dei suoi eterni vizi ed alla melassa della commozione da fiction. Non emerge la creatività ma il luogo comune e molta, troppa esibizione, spesso anche evidentemente artefatta. Alla fine spiace constatare come il film rischi seriamente di consolidare l’idea di un paese in declino, fatto di pochi santi, eroi e navigatori ma, ahimè, di molti conformi esibizionisti  e mammoni. Un paese che, sottotraccia, conserva le profonde ingiustizie sociali ed economiche e pare, con masochismo mediterraneo, compiacersene piuttosto che reagire. Non vorrei ripetermi ma, di positivo, ho riconosciuto “in nuce” molte delle riflessioni leopardiane datate 1824 nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

Giuseppe Campagnoli

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Zibaldone

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Riflessioni per l’ultima storica pausa estiva della scuola italiana.

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Gli educatori
“Non hanno torto i padri e le madri che amano la vita metodica, senza varietà, senza (1473) commozioni, senza troppe fatiche, la pace domestica ec. I loro gusti, le loro inclinazioni possono ben difendersi, e v’é tanto da dire per la morte come per la vita, dice la Staël. Ma il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura; di voler sopprimere la differenza di gusti, di desiderii ec., che la natura invincibile e immutabile ha posta fra l’età de’ loro allievi, e la loro, o non volerla riconoscere, o volerne affatto prescindere; di credere che la gioventú de’ loro allievi debba o possa riuscire essenzialmente e quasi spontaneamente diversa dalla propria loro e da quella di tutti i passati, presenti e futuri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza ec. (9 agosto 1821)”

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L’ascensore leopardiano…

Potrebbe sembrare una notizia locale e provinciale se non riguardasse i luoghi
di Giacomo Leopardi. Sono tornato a Recanati la  mia città dopo un po’ di tempo
ed ho potuto vedere da vicino quell’ “ascensore della discordia” che ha trovato ampia eco nella cronaca regionale anche per aver suscitato il giudizio scandalizzato e la protesta di Vittorio Sgarbi (da condividere almeno nella sostanza ) che avrebbe citato nelle sue critiche  persino Calatrava e  l’ex sindaco
di Venezia Massimo Cacciari (suppongo per il discusso ponte veneziano)
La prima domanda che il visitatore si pone spontaneamente  è quando verrebbero smantellate le impalcature di protezione che configurano il massiccio volume verde.
Una volta capito che in realtà  il volume “in rame ossidato prepatinato”
(citazione dalla nota di autodifesa del progettista) è l’ascensore finito e già operante  ci si chiede se sarebbe  costato troppo lasciare in vista (ad esempio usando acciaio e cristallo) la struttura consentendo
agli utilizzatori dell’ascensore di fruire anche dello splendido skyline che si può ammirare dalla cosiddetta”passeggiata leopardiana”
sulla vallata verso il colle dell’Infinito e gli Appennini.
Una architettura “indifferente” e trasparente non avrebbe risolto le necessità di superamento delle barriere architettoniche rispettando al contempo i luoghi? Non avrebbe collegato in modo moderno ma sostenibile un gioiello come il giardino multipiano del palazzo Venieri  (XV secolo) alla via panoramica  che conduce a casa Leopardi?
Tornando verso il centro della città da un vicolo alla sommità dell’elevatore si può intuire,per analogia, una risposta  nell’osservare con sgomento due edifici in ristrutturazione che esibiscono,accanto  ad altri manufatti storici in cotto locale faccia vista, vivaci  paramenti rossi e gialli.Leggendo il cartello del cantiere si capisce qualcosa di più: questa volta la colpa non è di un architetto… Anche questa è l’Italia.
Giuseppe Campagnoli
studioso di architettura e ricercatore
Pesaro
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