Categorie
Architettura Education Educazione pedagogia Scuola Varia umanità

Gaia educazione diffusa

Presentiamo la versione definitiva del documentario “Gaia educazione diffusa” di Barbara Ferrari e Francesca Pennati. All’interno riprese dal Convegno di Milano del Maggio 2018 “Ma sei fuori?!” dove è stata lanciata l’idea della redazione e pubblicazione del  Manifesto operativo della educazione diffusa per avviare sperimentazioni e iniziative.

https://youtu.be/4nGCIi8gwIk

 

 

volantino adesioni 2019 l manifesto della educazione diffusa

In contemporanea l’avvio del corso di formazione per studenti, docenti ed edcatori progettato e interamente tenuto dal Prof. Paolo Mottana.

PROGRAMMA
Gli incontri consistono in parti seminariali e parti esperienziali.
Possono essere seguiti come percorso o singolarmente.
Il sabato dalle 15.00 alle 18.00 nelle date qui riportate:
  • 02.03.19 – Apprendere per passione (lezione e discussione)
  • 16.03.19 – Apprendere dall’esperienza e insegnare attraverso l’esperienza (lezione e discussione)
  • 30.03.19 – Spazio e tempo nella gaia educazione diffusa (discussione e ricerca d’aula)
  • 13.04.19 – L’imprinting formativo (lezione e esercitazione)
  • 04.05.19 – Il mèntore e il gruppo (lezione e discussione)
  • 18.05.19 – Il curricolo di educazione diffusa (lezione e esercitazione)
Il contributo per il singolo incontro è di 30€ e per l’intero percorso 150€.
Per partecipare occorre essere soci IRIS (contributo annuale associativo 10€)
Gli incontri si terranno presso LA CORTE DEI MIRACOLI, in via Mortara 4 a Milano (vicino alla stazione di P.ta Genova).
I POSTI SONO LIMITATI, VERRA’ DATA PRECEDENZA ALLE ISCRIZIONI PER L’INTERO PERCORSO.
TERMINE ISCRIZIONI AL CORSO IL 20 FEBBRAIO 2019
LE ISCRIZIONI AI SINGOLI INCONTRI VENGONO RACCOLTE FINO A MASSIMO 10 GIORNI PRIMA DELLA DATA
UNA VOLTA AVUTA CONFERMA DELL’ISCRIZIONE VERRA’ CHIESTO IL VERSAMENTO DELLA QUOTA TRAMITE BONIFICO
Iscrizione a questo link
Per info: immaginale.iris@gmail.com
Scarica il volantino a questo volantino ged

 

volantino-ged.jpg

 

Paolo Mottana è professore di filosofia dell’educazione e di Ermeneutica della formazione e pratiche immaginaliall’Università di Milano Bicocca, ha insegnato anche all’Università di Firenze e all’Accademia di Belle Arti di Milano. Ha diretto le due edizioni del Master in Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura. Nel 2006 insieme al suo gruppo di ricerca ha fondato l’Associazione IRIS (Istituto di Ricerche Immaginalie Simboliche & Controeducazione) che indirizza le sue ricerche da una parte alla riflessione intorno al ruolo dell’immagine simbolica nell’educazione e dall’altra alle prospettive di una controeducazioneradicale e libertaria. Ha collaborato con Riccardo Massa come suo allievo, in seguito ha riorientatoil suo orizzonte di ricerca verso la tradizione della filosofia simbolico-immaginaleche ha tra i suoi esponenti Gilbert Durand, Henry Corbin, Carl Gustav Jung, James Hillmane Jean-Jacques Wunenburger, e ha fondato un approccio di ricerca e di formazione cui ha attribuito il nome di pedagogia immaginale. Recentemente ha promosso, oltre alla controeducazione, la gaia educazione, i sapore niccianoe con precisi riferimenti ad autori della antipedagogia e della contestazione radicale come René Schérer, Raoul Vaneigeme HakimBey (uniti nel riferimento alle visioni eutopistichedi Charles Fourier). 

Le teorie pedagogiche di Paolo Mottana si trovano nei seguenti testi:
P.Mottana, PiccoloManuale di controeducazione(2011, Mimesis)
P.Mottana, Lagaia educazione(2015, Mimesis)
P.Mottana, Caro insegnante. Amichevoli suggestioni per godere (l)a scuola( 2007, Franco Angeli)
G.Campagnoli, P.Mottana, Lacittà educante. Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola (2016, Asterios)
L.Gallo, P.Mottana, Educazionediffusa. Per salvare il mondo e i bambini(2017, Dissensi Edizioni)

Per approfondimenti: http://www.paolomottana.it

Paolo Mottana ha messo a punto, insieme a Giuseppe Campagnoli, un approccio all’educazione volto a ripristinare il rapporto sociale tra bambini, adolescenti e adulti compromesso dalla reclusione scolastica, che va sotto il nome di educazione diffusa. Dal 2017 con l’associazione IRIS sta progettando in varie città di Italia classi sperimentali di educazione diffusa, coinvolgendo scuole referenti istituzionali, famiglie, associazioni e cooperative che operano in ambito educativo.

Il quartiere

Giuseppe Campagnoli, architetto ricercatore e saggista operante nel campo dell’educazione e della formazione in campo artistico e dell’architettura dell’educazione.
Già Dirigente Scolastico e responsabile Ufficio Studi Direzione Scolastica Regionale per le Marche del MIURfino al 2006.
Già nella lista degli esperti dell’ Education, Audiovisual and Culture Executive Agency della Commissione Europea e dell’UNESCO nel campo della cultura dell’education e della creatività fino al 2012.
Fondatore e Amministratore del blog multidisciplinare ReseArt.com dove scrive di scuola, architettura, arte, politica e varia umanità.

 Books and essays

“L’architettura della città” Franco Angeli Milano 2007

“I luoghi da amare” Secondo manifesto della scuola marchigiana 2010 USR Marche

Voce edilizia scolastica in “Voci della scuola” Tecnodid 2010

Letters on La Stampa di Torino:

“Costruire scuole” Ottobre 2010

“La scuola oltre le mura” Dicembre 2014

Essays on Educationdue.0 Edizioni RCS:

“La scuola luogo o non luogo?” Aprile 2011

“La scuola diffusa: provocazione o utopia? Gennaio 2012

“Linee guida per l’edilizia scolastica: un passo avanti? Giugno 2013

“Gli spazi della scuola nel territorio” Dicembre 2014

“Quale modello di orario” Marzo 2016

Essays on“La Rivista dell’istruzione” Maggioli editore Rimini

“E se la chiamassimo architettura scolastica?” Dicembre 2011

“Aule senza confini” Agosto 2014

Workshop “La scuola diffusa nella città educante” on “La scuola diffusa: oltre le aule” Cesena (Italy) 12 Settembre

2016

“La scuola senza mura” sul Blog ReseArt (www.researt.comand ebooks:

“Questione di stile” and “Oltre le aule” ReseArt Productions Pesaro (Italy) 2014 e 2015

 2017

Giuseppe Campagnoli e Paolo Mottana “La città educante” Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola.”  Asterios Editore Trieste

2018

Articolo vari su ReseArt, Comune-info, Innovatio educativa, La rivista della scuolaIl disegno della città educante. Autoproduzione ReseArt e Youcanprint. Prima edizione

 

 

ReseArt  1 FEBBRAIO 2019

Categorie
controeducazione edilizia scolastica Education Educazione Eventi Pesaro Scuola Varia umanità

La forzadicambiare: oltre la scuola

Il manifesto della educazione diffusa / Riproponiamo l’intervista di Alberto Pancrazi a Giuseppe Campagnoli del Luglio scorso, in concomitanza con il lancio de “Il disegno della città educante”. La storia continua…
OLTRE LA SCUOLA
Proviamo ad immaginare una scuola “aperta”, non più limitata dalle mura delle aule e dei corridoi di edifici spesso obsoleti.
Una  scuola “diffusa” nel territorio per un’attività educativa praticata anche negli spazi pubblici della città: biblioteche, teatri, musei botteghe o all’aperto in piazze e cortili trasformati in luoghi didattici. Sicuramente un’alternativa radicale all’istituzione scolastica attuale che trova la sintesi nel manifesto dell’educazione diffusa pubblicato nel volume “La città educante”.  Le linee portanti del progetto le chiarisce in questa intervista Giuseppe Campagnoli che firma con Paolo Mottana il saggio edito da Asterios Editore. La città educante intesa come collettività che si prende cura dei suoi futuri cittadini cercando di farli crescere nei luoghi più idonei senza costringerli ad ore e ore in spazi compartimentali. E non è soltanto teoria. Nonostante le innegabili difficoltà, infatti, il progetto già sottoposto all’attenzione delle istituzioni, sta trovando esplicito appoggio da parte di insegnanti e genitori.


Guarda l’intervista:

Leggi l’ultimo libro: https://www.ibs.it/disegno-della-citta-educante-architettura-libro-giuseppe-campagnoli/e/9788827801321

Categorie
Architettura edilizia scolastica Edilizia Scolastica education facilities Educazione giuseppe campagnoli Scuola

La scuola senza mura

 

 

D’ora in poi e per tutto il 2018 il materiale che verrà prodotto (articoli,video,resoconti…) sul tema della Città educante e della educazione diffusa verrà pubblicato nel nuovo sito web: http://www.lacittaeducante.com Vi aspettiamo.

IMG_6736

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Architettura arte arte della politica associazioni Auguri città cultura didattica Economia edilizia edilizia scolastica Educazione Educazione all'arte equità sociele Filosofia filosofia pop geopolitica giuseppecampagnoli istruzione artistica marche migranti ministro dell'istruzione montelabbate Musei oltre le aule pedagogia Scuola scuole d'arte Sociale sviluppo sostenibile verità

Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

fullsizeoutput_2682

A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

BD7BACAB-A85B-43F7-A36E-31287C9CD276

Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

Categorie
arte mostre d'arte Varia umanità

Dietro l’auto di D’Annunzio. Art déco a Forlì

Behind D’Annunzio’s car

 

IMG_4632

Ancora una volta una bella mostra a Forlì presso il polo museale di San Domenico, ancora una volta i padroni dell’arte vietano di prendere foto e fare riprese. I visitatori sono amanti dell’arte ma non speculatori o mercanti. Vogliono solo avere un ricordo della loro esperienza senza essere costretti a pagare una gabella oltre il biglietto d’ingresso acquistando il catalogo. Vogliono personalizzare la loro memoria visiva raccogliendo dettagli, colori, angoli e prospettive come hanno fatto in altre occasioni soprattutto all’estero. Qui non si può. L’abbiamo scritto altre volte e sempre a proposito dello stesso museo. Questa volta non ci dilunghiamo in pianti e critiche. Ci bastano i numerosi messaggi di dissenso sul libro dei visitatori della mostra. Ci basta ricordare i nostri precedenti articoli: Il Liberty a ForlìGiovanni Boldini a Forlì. Divieto di prendere nota. Le foto nei musei nelle mostre Piero della Francesca a Forlì.Non c’è due senza tre! e ci basta, questa volta, farvi vedere una nostra modesta clip clandestina e pacatamente sarcastica.

Categorie
economia sostenibilità mercato terremoto Varia umanità

Uccellacci e uccellini

Mi chiedo sempre di più come mai, anche i sedicenti progressisti e libertari continuano a muoversi come se il sistema economico e sociale capitalistico  e il libero mercato siano ormai assodati come un atto di fede. Questa religio  che spesso si muove accanto e in sintonia con i culti e con la politica anche quella che si dice essere rivoluzionaria è il dramma del nostro mondo contemporaneo ed è quella che sta facendo arricchire una minima parte dell’umanità che è sempre quella che sfrutta e domina e che invece fa impoverire fino alla disperazione, drammatica quando si verifichino catastrofi umane e naturali, miliardi di donne e di uomini. Il diavolo (dia-bolè) sta nei dettagli ed anche nelle piccole cose. Nella nostra misera Italia ce n’è per tutti. Le parole del nostro titolo di oggi guidano un racconto che si ripete ogni giorno e che oggi, in ore di referendum e terremoti, ci fa riflettere profondamente e ci muove ad un impeto di ribellione.

images-2.jpeg

La Costituzione che nel SI o  nel NO tanto sembra stare a cuore a tutti, nei suoi più importanti articoli, relativi alla dignità, al lavoro ed allo stato sociale, poco ricordati e poco praticati nella loro vera essenza, recita:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale.

Art. 3.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita` e la propria scelta, una atti-vita` o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa`.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita` e qualita` del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se ́ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa e` stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo` rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parita` di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore [31]. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.La legge stabilisce il limite minimo di eta` per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parita` di la- voro, il diritto alla parita` di retribuzione.

 Art. 41.

L’iniziativa economica privata e` libera. Non puo` svolgersi in contrasto con l’utilita` sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla liberta`, alla dignita` umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perche ́ l’attivita` economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali .

Art. 42.

La proprieta` e` pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprieta` privata e` riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti
La proprieta` privata puo` essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredita`.

Lo spirito della legge appare tendere alla garanzia delle pari opportunità ed a stigmatizzare le iniziative private economiche tese al solo profitto personale senza essere indirizzate e coordinate a fini sociali come quelle pubbliche, né più né meno. Se il dettato costituzionale fondamentale fosse applicato non ci sarebbe più bisogno di beneficenza, carità e mecenatismo se non nei casi in cui “ad impossibilia nemo tenetur”.

E sarebbero diritti inalienabili e sottratti al mercato il cibo, la salute, la casa, l’istruzione e il lavoro.

Basterebbe applicare queste semplici indicazioni, come è d’obbligo, e non avremmo evasione fiscale, enormi e criminali differenze tra redditi e rendite. Basterebbe questo per non avere bisogno di dipendere dalla carità pelosa di turno o dal mecenate autocompiacente che si fregia di aver salvato basiliche, castelli, opere pittoriche, per la sua gloria ed il suo portafoglio.

I casi Della Valle (mecenate del Colosseo intitolato a Tod’s, della scuola di Casette d’Ete intitolata alla sua famiglia e ora dell’opificio di Arquata)  e Cucinelli (grossier parvenu anche lui e improbabile testimonial, monaco laico misticheggiante dell’ora et labora benedettino) sono le spie di un’ anomalia evidente del nostro sistema economico che non si allontana da quello dei secoli passati in cui dominavano e sfruttavano i nobili prima, i mercanti, i banchieri (spesso coincidenti) impresari e finanzieri poi. Che si facevano perdonare dal popolo,dal Papa e dall’Imperatore, comprando favori e indulgenze con i danari donati alle chiese, ai pittori e agli scultori di cose di Dio e con le elemosine affinché tutto restasse così com’era.

161105502-baf09341-300b-4f51-8ccb-694f428cdc70.jpg

Alla loro mercè erano l’arte, l’architettura, il pane dei poveri, le guerre di conquista, la politica e il “buongoverno” delle città.Proprio come oggi. E noi ci limitiamo a gigioneggiare in tv a prostrarci in ringraziamenti e a osannare i nuovi mecenati e i nuovi benefattori pro domibus eorum.

“La Basilica di Norcia, in gran parte crollata a seguito dell’ennesimo terremoto che ha colpito il Centro Italia, verrà ricostruita. Lo ha promesso l’imprenditore perugino Brunello Cucinelli, fondatore dell’omonima casa di moda specializzata nella produzione di maglieria pregiata in cashmere. L’immagine della basilica, che ha fatto il giro del mondo, lo ha toccato a tal punto da convincerlo a fare una promessa a Folson Cassian, il priore americano del monastero di San Benedetto.”Sarà apprezzato l’ineffabile mecenate presenzialista e buon venditore di sè stesso se accantoalla basilica e al convento offrirà anche di contribuire a ricostruire case e vite distrutte mettendo a disposizione per sempre i suoi guadagni personali eccedenti il giusto vitalizio di massimo 5000 euro lordi mensili. Questo dovrebbero fare tutti quelli i cui redditi eccedono immoralmente quelli necessari ad una vita dignitosa come recita quella parte della Costituzione di cui poco si parla. I soldi che mancano allo stato per aiutare nelle catastrofi sono nell’evasione fiscale e nei superprofitti privati. Non è con la carità pelosa che si fa del bene.”

14906977_10209944876315246_3869328814040595938_n.jpg

Tutti sono ancora preda di questi mostri che sono il capitalismo e il mercato.Spesso edulcorati in etico, sostenibile, dal volto umano….Ne sono preda i politici, gli imprenditori, i professionisti, i docenti, gli artisti, i comunicatori, le religioni e le chiese, gli intellettuali e gli scienziati…E il mondo per questo si affretterà ad estinguersi. Che fare?

Giuseppe Campagnoli 3 Novembre 2016

Categorie
capitalismo competizione Ecomomia economia sostenibilità potere povertà sfruttamento sostenibilità Varia umanità

Il merito che distrugge le società.

Prendo spunto dal libro “La société des Egaux” e da una vecchia intervista a Pierre Rosanvallon per tornare a formulare idee e pensieri che pare esperti, politici, giornalisti bendati e mezzibusti non capiscano o non vogliano capire e su cui continuano a pontificare “ad usum delphini” anche in questo caldo scorcio d’estate.

I pensieri sono semplici e chiari. Solo una società fondata su una reale uguaglianza può sconfiggere i mali del nostro secolo. La società diseguale è una minaccia globale. Le differenze sociali sono sempre più marcate e il disastro morale e civile è alle porte, nonostante gli ottimismi di facciata di un capitale liberista morente. La coesione sociale fa passi indietro pericolosi e la società condanna fenomeni che sono prodotti da regole e sistemi che però in fondo continua ad accettare.Si denunciano le retribuzioni scandalose di managers e finanzieri e non ci si indigna per gli emolumenti enormi di certi avvocati, medici, artisti, calciatori, giornalisti, scrittori…Si continua ad accettare il falso assioma che il merito possa produrre differenze economiche enormi mentre la vera democrazia, quella fondata sull’uguaglianza, sta morendo. Nelle fratture sociali allora si insinuano i populismi che esaltano un senso di comunità e cittadinanza falso e spesso basato sulla difesa di alcune corporazioni, sull’intolleranza, sul razzismo e sulla scarsa percezione che nella politica, anche quella dei partiti, non tutto sia da buttare. Per sconfiggere queste pulsioni occorre solo promuovere fermamente una società fondata sull’uguaglianza. Se dagli anni ottanta la meritocrazia e l’uguaglianza di opportunità sono divenute importanti è egualmente cresciuto l’individualismo trasformato da universale a singolare nell’era dei consumi.Il liberismo ha reso sacro il consumo insieme al merito finalizzato a questo ed al suo mercato che si fonda sulla concorrenza generalizzata.

Villa_Malaparte_1

Occorre elaborare una filosofia dell’uguaglianza che non significa egualitarismo e appiattimento. Dovrebbe essere un’uguaglianza relazionale e coniugata con il bisogno di singolarità. Bisogna dare a ciascuno i mezzi della propria individualità senza discriminazioni e con una forte educazione alla reciprocità che esclude del tutto la competizione e la sopraffazione che è la regola dell’attuale libero mercato. “C’è reciprocità quando ciascuno contribuisce in modo equivalente ad una società dove l’equilibrio dei diritti e dei doveri è lo stesso per tutti”. E’ necessario per questo mettere l’uguaglianza al centro dello spazio sociale e della vita di relazione anche pubblica e politica: una uguaglianza che genera redistribuzione economica e che, di fatto, non ha più bisogno della meritocrazia perché non è su questa che si fonda. Un saluto a tutti i saggi!

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Charlie Hebdo Italia sisma

Terremoto,satira e primedonne

 

Commedia all’italiana

Riportiamo senza commenti un riassunto dell’articolo, firma di Gèrard Biard  apparso oggi sul settimanale satirico parigino Charlie Hebdo.

“Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, per essere un amministratore italiano e libero imprenditore, una promessa almeno l’ha mantenuta: ha querelato per diffamazione aggravata Charlie Hebdo perché arrabbiato delle note vignette di Félix e Coco. Pare un’accusa curiosa anche i relazione al  clima di isteria mediatica e politica che ha infiammato l’Italia sul concetto di offesa al buon gusto. Si vedrà se la giustizia italiana riterrà fondata l’accusa considerando anche il tanto lavoro che ha da fare in questi tempi. I giornali italiani in questi giorni sanno di comico. Mentre alcuni rivaleggiano per l’indignazione sulle nostre vignette altri seguono le inchieste dei magistrati tendenti a chiarire le responsabilità di quanto è accaduto ad Amatrice ed altrove anche alla luce del recente feuilleton sismico giudiziario de l’Aquila. Pare che alcuni di questi giornalisti non leggano neppure ciò che scrivono i loro stessi giornali. Ma il procuratore di Rieti ha detto senza mezzi termini che le vittime e i danni del terremoto non sono stati frutto di fatalità, ma di incuria, corruzione, irresponsabilità  e incapacità come ha fatto ben rilevare anche un giovane ingegnere sui social quando ha evidenziato con foto, chiare anche per i non addetti ai lavori, le cause incredibili dei crolli quasi casa per casa. Ma veniamo al sindaco di Amatrice. Chi avrebbe dovuto dotare il Comune di un piano di emergenza e farlo funzionare in ogni caso? Chi ha firmato i permessi di costruzione, chi ha deliberato e fatto seguire i recentissimi lavori di restauro della scuola crollata per intero? Chi doveva vigilare e intervenire sulla messa a norma degli edifici? Non dimentichiamo infine chi è il titolare pubblico delle procedure di appalto, dei contratti etc. In una regione ad altissima sismicità i lavori di messa a norma risultano fatti in disprezzo delle regole o addirittura proprio non fatti. Questa è una questione ben più grave-e mortale-rispetto ad una stupida storia di presunto oltraggio al bon ton della satira…

IMG_1272

Questa non è di Charlie Hebdo

Tradotto e riassunto da Giuseppe Campagnoli

Categorie
Articoli autori ReseArt Varia umanità

ReseArt rallenta.

image

A causa della defezione o dell’allentamento di alcuni nostri autori e collaboratori per varie ragioni, siamo costretti a modificare la periodicità consueta di aggiornamento del blog. Riusciremo a garantire forse una sola uscita quindicinale finché permarranno queste condizioni. Rinnoviamo l’appello ai vecchi amici e ad altri che volessero raggiungerci ad aiutarci in questo compito di riflessione sulle importanti materie di cui abbiamo scelto di occuparci senza scopo di lucro. Ci piegheremo ma non ci spezzeremo.

IMG_9469

Categorie
Politica Società

Corsi e ricorsi.

cropped-cropped-cropped-cropped-img_0473.jpg

“..le strade e le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi, senza essersi dati l’intesa, quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendìo. Ogni discorso accresceva la persuasione e la passione degli uditori, come di colui che l’aveva proferito. Tra tanti appassionati, c’eran pure alcuni più di sangue freddo, i quali stavano osservando con molto piacere, che l’acqua s’andava intorbidando; e s’ingegnavano d’intorbidarla di più, con que’ ragionamenti, e con quelle storie che i furbi sanno comporre, e che gli animi alterati sanno credere; e si proponevano di non lasciarla posare, quell’acqua, senza farci un po’ di pesca….”
A MANZONI. “I promessi sposi” assalto ai forni. Oggi le piazze prevalenti sono quelle mediatiche e virtuali, sono i dannati social e le tavole rotonde televisive che contribuiscono ad intorbidire le acque già torbide della società anche con l’opera dei furbi che sanno comporre storie ammalianti e provocatorie.

Giuseppe Campagnoli

 

Categorie
arte Arte d'oggi Cinema fotografia fotografia e video fotografie riprese Varia umanità

Tutti fotografi!

image

Non c’è un'”arte” più diffusa della fotografia. Ma il più delle volte è solo un hobby. Oggi tutti scrivono (persino Fabio Volo e Littizzetto, calciatori e giornalisti, giornalai e mezzibusti), tutti sanno di calcio e sono opinionisti di tutto, prendendosi anche sul serio, tutti vanno in bici bardati come professionisti (e questo non sarebbe male se non fosse che spesso lo si fa in mezzo alle polveri sottili) tutti sono pittori, scultori, musicisti, cantanti e ballerini a tempo perso (o perduto per sempre!). Ma non ci sono mai stati tanti fotografi e videomakers che,oltretutto,si credono artisti, spesso illusi da greggi di followers neoanalfabeti! Ho diretto scuole artistiche in cui si insegnava la fotografia e il cinema, ho selezionato docenti di cinema e fotografia, sono stato nella lista degli esperti disinteressati per l’EACEA (Commissione Europea) di arti visive e creatività ed ho umilmente partecipato con qualche successo ad attività di formazione e a kermesses video-fotografiche. Sarei in grado di distinguere un po’ il grano dall’oglio perché ho studiato e conosco la prospettiva, le tecniche di rappresentazione, la composizione, l’impaginazione, la scelta delle inquadrature, la teoria delle ombre e delle luci… Proprio di recente, in uno scambio interessante sui social, qualcuno sosteneva pervicacemente che l’arte fotografica (come altre) non dipende dalla scuola, dall’opinione dei critici o dall’essere educati, esperti o istruiti ma da un quid che, a dire la verità, non ha ben saputo definire. Uno spirito? Un folletto? Uno gnomo? Un’illuminazione mistica? Come dice il detto: tutti fotografi, nessun fotografo! Il vero artista, dopo aver fatto uno scatto o una ripresa, resa unica rigorosamente con una stampa o un prototipo digitale indelebili firmati e numerati, dovrebbe saper motivare poeticamente (nel senso del poiein) il suo gesto anche con ragioni biografiche, ideali e culturali, con le emozioni, con la saggezza della tecnica e dell’arte applicata di cui dovrebbe conoscere tutti i segreti sapendoli comunicare e trasmettere. Andate invece sui coacervi di Facebook, Instagram, Flickr, National Geografic. Troverete di tutto e di più ma non una traccia di arte. Solo bricolage e hobby vacanziero o domenicale! E qualcuno ha anche il coraggio di tirare in ballo gli impressionisti che c’entrano (eccome!) ma avevano ben altra solida formazione figurativa.Non basta aver avuto un negozio di fotografo o avere una passioncella dilettantesca per sentirsi o farsi dire da altrettanti dilettanti un artista. Perché l’arte, scusate se mi ripeto per l’ennesima volta credo sia in queste parole:

“Ricordo sinteticamente e condivido in proposito da Maurizio Ferraris “ARTE”:
Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza.La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona.
Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte, la sua preparazione certa, il suo fondamentale disinteresse economico.”

Vale anche per la fotografia e il cinema.

Giuseppe Campagnoli

SAPRESTE DIRE QUALE DI QUESTE FOTO SIA ARTE?

Categorie
arte della politica Costume Editoriali equità sociele giuseppe campagnoli potere povertà religioni Varia umanità

L’arte dissimulatoria.

La città ideale.

L’islam radicale e quello moderato. Il terrore, la paura e l’oppio dei popoli, ricchezza, povertà, elemosina e iniquità sociale. Renzi che rifonda la vecchia DC in salsa berlusconiana. Raggi che si comporta come se fosse ancora all’opposizione e sciorina le malefatte precedenti ma poco o nulla dice su ciò che farà e come lo farà ma, di fatto, ancora non fa. Trump e Clinton le due facce di una stessa medaglia yankee. Erdogan e Putin terribili ducetti orientali. La Brexit di cui tutti si sono pentiti postumi. Buone vacanze. A Settembre!

Categorie
Charlie Hebdo cristianesimo cultura ebraismo intolleranza islam libri sacri Politica Pontefice potere povertà religioni Varia umanità

ReseArt e Charlie Hebdo

Ripubblichiamo di seguito a questo intervento laconico  tutti i nostri post su Charlie Hebdo in ricordo dei terribili fatti di vile violenza. In anteprima vignette e fotografie in tema

IMG_7384

Categorie
associazioni Eventi culturali Eventi Marche Eventi Pesaro Popsophia Varia umanità

#popsophisticherie?

IMG_0264

Chi paga e chi tifa..

#popsophisma

Hanno fatto il colpaccio di avere una riserva sulle pagine de La Repubblica il giornale di pseudofilocentrocentrosinistra ora un po’ più liberaleggiante. Sono arrivati sugli italici altari mediatici. I popsophaici saranno contenti e no profit. Quest’anno, poiché abbiamo detto ed espresso tutto su questa saga popolarfurbesca negli anni passati e il giro è sempre lo stesso a parte dei cambi di mezzibusti, presentiamo una raccolta ragionata in tre puntate degli incensi e delle critiche (spero ve ne saranno abbastanza vista la capacità di censura preventiva  dello staff prosoposophaico..) pubblicate in rete e sulla stampa.

Le danze inizieranno da giovedì 14.

Researtù

IMG_0261

Il ritorno della forza!

Categorie
arte Arte d'oggi associazioni beni culturali Comunicazione Costume cultura Cultura Pesaro Educazione all'arte eventi filosofia pop lucrezia ercoli

I sophismi di Christo,Ludovico Einaudi e Popsophia.

IMG_6023

15/06/2016 Wahlenbergbreen Glacier, Svalbard, Norway Greenpeace holds a historic performance with pianist Ludovico Einaudi on the Arctic Ocean to call for its protection Through his music, acclaimed Italian composer and pianist Ludovico Einaudi has added his voice to those of eight million people from across the world demanding protection for the Arctic. Einaudi performed one of his own compositions on a floating platform in the middle of the Ocean, against the backdrop of the Wahlenbergbreen glacier (in Svalbard, Norway). The famous musician travelled on board Greenpeace ship Arctic Sunrise on the eve of a significant event for the future of the Arctic: this week's meeting of the OSPAR Commission, which could secure the first protected area in Arctic international waters. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No ventas -No Archivos - Uso editorial solamente - Uso libre solamente para 14 días después de liberación. Foto proporcionada por GREENPEACE, uso solamente para ilustrar noticias o comentarios sobre los hechos o eventos representados en esta imagen. © Pedro Armestre/ Greenpeace Handout - No sales - No Archives - Editorial Use Only - Free use only for 14 days after release. Photo provided by GREENPEACE, distributed handout photo to be used only to illustrate news reporting or commentary on the facts or events depicted in this image. 15/06/2016. Glaciar Wahlenbergbreen, Svalbard, Noruega Greenpeace organiza un concierto histórico con el pianista Ludovico Einaudi en el océano Ártico para pedir su protección El prestigioso compositor y pianista italiano Ludovico Einaudi ha unido su voz, a través de la música, a la de los ocho millones de personas de todo el mundo que piden la protección del Ártico, con la interpretación de una pieza creada especialmente para la ocasión sobre una plataforma flotante en mitad de ese océano, frente al glaciar Wahlenbergbreen (en Svalbard, Noruega). Einaudi ha viajado al Ártico a bordo del barco de Greenpeac image

Christo, Ludovico Einaudi e Popsohia (o #Popsophismi?) hanno in comune l’effimero, il mercantile e il culturalmente inutile di certe performances. Quello che noi abbiamo chiamato in altre occasioni bricolage artistico assurge a bricolage culturale e mediatico, il peggio del peggio della degradazione delle arti, della filosofia e della musica (che abbiamo anche apprezzato in passato, in altri contesti e con meno ipocrisia) per delle kermesses disneyane e saltimbanchesche dove spesso il pop di popolare sta nel bluff culturale populista e nella diseducazione indotta per la gente, appunto, per il popolo abituato a digerire tutto purché sia sensazionale e “strano”.

Per una volta ci troviamo d’accordo perfino con Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio e continuiamo ad esserlo con i commenti di Flavio Caroli sulle mostre ed i mostri sparsi per questa Italiota supponente post moderna. Non si offendano gli anfitrioni di cotali avvenimenti, la critica è sempre un sano contributo alla crescita, al condurre l'”errore” all’erranza creativa, alla trasparenza ed all’autocritica. sempre che non ci si irrigidisca male propria prosopopaica presunzione.

E11C137A-BD2D-4DC5-9335-FFF7AEFD9283

Mente confusa o confusamente?

Christo è un gran saltimbanco delle forme e della provocazione. Ha capito da tempo un certo mercato globale dell’arte, inventato dai liberisti d’oltre oceano che hanno lanciato come arte tutto e il contrario di tutto, scambiando per arte perfino la nota denuncia puntuale di Duchamp su ciò che può e deve essere considerato arte. La nostra pagina ARTE.ARTE!ARTE?  descrive bene il pensiero di chi ha passato una vita ad insegnare l’arte e a dirigere scuole d’arte avendone titoli e passione. Avevamo messo Ludovico Einaudi in contrapposizione con un altro saltimbanco del mercato come Giovanni Allevi e ora ce lo ritroviamo nel mercato dell’effimero, seppure mascherato da campagna ecologista. Sappiamo bene come rock stars, attori, scrittori etc. si avvantaggino economicamente  grazie alle loro perfette campagne  di solidarietà e mecenatismo a 360 gradi!

Ma ora scendiamo dalle stelle e torniamo al nostro piccolo orticello provinciale. Qui una versione local sono le ammucchiate-eventi come quello del no profit (?) Popsophia che rubando consensualmente un’idea, in fondo buona ma ben più nota, dai nostri cugini d’oltralpe, sta imperversando per tutta la regione, anche grazie a fondi pubblici e volontariato gratuito, macinando ineffabili consensi istituzionali e anche, ahinoi, di popolo coltivato nelle riforme scolastiche del ’68.  Se per ogni evento simil artistico o pseudo culturale ci si chiede: “cui prodest?” nel caso del baraccone di Popsophia ripetiamo, sperando che giovino, le nostre ricorrenti domande ancora senza risposta.E intanto il tormentone ricomincia a Pesaro dal tramonto che speriamo forse in una promettente metafora.

13495560_1209602532403530_1161200050070197749_o.jpg13501694_1209602232403560_8034517979530013981_n.jpg

Foto di dominio pubblico  tratte dal web

Le paternità di Popsophia

© PoPsoPhia

Il marchio registrato della rivista Lo Sguardo

MRS-visuel-2005mars

La settima stagione di Pop Philosophia in Francia (dal 2008!)

“Lorsque Gilles Deleuze inventa le concept de « pop’philosophie », ce n’était pas pour désigner une nouvelle forme de philosophie, qui ferait de la « pop culture » son objet ou son but. La « pop’philosophie » que Deleuze avait en tête ne se voulait pas philosophie de tel ou tel objet, de tel ou tel moment, ou de tel ou tel phénomène puisé dans l’air du temps ou le flux de l’époque. Au contraire, il y avait quelque chose d’aristocratique, et en même temps d’un peu pervers, dans l’idée de « pop’philosophie » : une manière d’être encore plus philosophique qu’avant, encore plus abstrait, encore plus conceptuel.”…
Da Laurent de Sutter

Nel nostro piccono endroit provinciale le domande parafilosofiche sono invece:

  1. Chi paga?
  2. Chi ci guadagna?
  3. Perché un’associazione culturale no profit dovrebbe usare il reclutamento-sfruttamento di volontarigratisetamoredei?
  4. Perché le scuole e le istituzioni si prestano a questo gioco?
  5. Perché i temi nonostante il prefisso Pop non sono poi così popolari?
  6. E gli artisti? Chi sono molti di questi carneadi?
  7. E le vedettes e i mezzi busti peripatetici della Kultura dominante? Perché sempre gli stessi? Vengono gratisetamoredei?
  8. E la trasparenza?
  9. Dove troveremo un bilancio dettagliato e  pubblico degli eventi?

NOTA BENE: PER AVER ESPRESSO I MEDESIMI DUBBI E LEGITTIME PERPLESSITÀ’ LO SCORSO ANNO SIAMO STATI BLOCCATI E CENSURATI SU QUASI TUTTI I PROFILI E I SITI DI POPSOPHIA. IL NOSTRO MESSAGGIO E’ STATO COMUNQUE RECEPITO DA MOLTI.

PER LA POPTRASPARENZA, LA POPDEMOCRAZIA E ANCHE..LA POPFILOSOFIA SIAMO PRONTI AD INTERVISTARE LE MENTI FORMIDABILI DELLA KERMESSE, SENZA PELI SULLA LINGUA, PONENDO LE NOSTRE 9 DOMANDE 9 E, MAGARI, DISCUTENDO DEL PIU’ E DEL MENO, DELLE ARTI E DELLE LETTERATURE, NONCHE’ DELLE POP SOPHISTICHERIE! SE NON CI SARA’ CONCESSO,COME TEMIAMO, QUESTO ONORE RISPONDEREMO DA SOLI CON LE INFORMAZIONI CHE I NOSTRI BLOGGERS RACCOGLIERANNO IN GIRO.

Giuseppe Campagnoli 23 Giugno 2016

Categorie
arte beni culturali cultura Educazione all'arte eventi mostre d'arte Varia umanità

Piero della Francesca a Forlì.Non c’è due senza tre!

Dopo aver visitato la mostra dedicata a Giovanni Boldini ai Musei San Domenico di Forlì, e la mostra sul Liberty nella stessa sede ora tocca a Piero della Francesca e pare che perseverare diabolicum sit. I cerberi addestrati nelle varie sale placcavano e tampinavano quando non emettevano grida improvvise e perentorie verso chi solo provasse a rivolgere il proprio smartphone o la propria digitale verso una qualsiasi opera, o anche solo verso il muro! Quanto a “Piero della Francesca: indagine su un mito”, quattro o cinque quadri di Piero e troppo altro intorno. Specchietti per le allodole del mercato. L’idea era buona ma ci aspettavamo molto più Piero e meglio collocato tra i tanti studiosi, le tante citazioni e i tanti rimandi anche troppo lontani. Ma una cosa ho assodato ed è stato utilissimo, se ce ne fosse bisogno: grandi artisti moderni, dai macchiaioli agli impressionisti, da Balthus a Hopper, lo avevano visto, letto, studiato, disegnato. Tanti falsi artisti analfabeti del mercato, oltre alla scuola formale o informale purché rigorosa, hanno fatto altrettanto con lui e con altri geni del passato?

Nelle immagini qui sotto, la locandina-specchio e quella che per onestà e un pizzico di suspence avrebbe dovuto essere.

13233098_263042837376271_3055762337808172749_n.jpg13241232_263042840709604_4327048621375923313_n.jpg

 

 

Quanto alla libertà di fotografare e ridisegnare le opere per tracciare la storia della propria visita, mi piace riportare di nuovo (della serie gutta cavat lapidem!) una bella lettera aperta pubblicata sul Corriere di Como già nel Marzo 2014. Lo scopo di chi fotografa con onestà e competenza è scrivere una nota o un appunto, fare uno schizzo nel proprio diario per una memoria colta dei propri viaggi di studio, non certo assicurarsi una specie di trofeo consumistico. Credo sia il perfido mercato dei cataloghi e delle proprietà delle opere (auspico che l’arte, quella vera, sia un giorno tutta pubblica e lasciamo le botteghe al bricolage artistico di tanti pseudo artisti di cui è pieno il mondo !) ad imporre tali divieti e il mercimonio plateale che si fa ancora dell’opera d’arte.

“Lettera aperta al direttore della Triennale e colleghi.
In Italia molti responsabili di esposizioni, musei, mostre sono nemici giurati delle macchine fotografiche del pubblico. Ma perché? Io vedo tre ragioni.
Primo motivo: alcuni oggetti (quadri, tele, carte) possono essere davvero rovinati dai flash. Secondo motivo: si vogliono tutelare i diritti d’autore dei musei. Terzo: si vogliono vendere i cataloghi.
Obiezioni. 1: per proteggere gli oggetti, basta proibire i flash, non le macchine fotografiche. 2: per avere un’immagine commercializzabile, pubblicabile, vendibile bisogna avere delle condizioni che in genere il pubblico non ha: bisognerebbe togliere tutti i vetri, inclinare gli oggetti in modo opportuno rispetto alla luce, perché sia ben illuminato, non abbia strani riflessi di luce, di fari e faretti, di oggetti che sono di fronte e che sono, magari, degli oggetti a righe. Le foto realizzate dal normale visitatore non riescono a esser commercializzabili. 3: se poi il problema è quello di vendere i cataloghi, non tutti dopo aver pagato il biglietto e il viaggio possono pagare anche il catalogo. Chi poi va a vedere le mostre gratuite, a volte va a vederle proprio perché sono gratuite e se deve pagare il catalogo invece del biglietto siamo al punto di prima. E in ogni caso nessuno può permettersi di pagare tutti i cataloghi di tutte le mostre che vede.
Quindi: perché non lasciamo che il visitatore si faccia le sue foto, anche bruttarelle?
Sono bruttarelle, ma sono le sue, gli servono da promemoria: quando va a casa, guarda una foto brutta, chiude gli occhi e pensa l’originale bello; guarda la foto di una didascalia e va a cercarsi su Internet o sull’enciclopedia chi è quell’autore. Perché questo non si deve fare? Perché non dare questo sostegno alla memoria?
In tal modo una cosa vista una volta diventa davvero patrimonio di chi l’ha vista, diventa un fatto culturale, non rimane una cosa vista una volta, mordi e fuggi.
Altrimenti vedere una mostra sarebbe come mangiare un gelato: quando l’hai mangiato non c’è più.
Dico male? Buon lavoro a tutti quelli che lavorano per la cultura.
Caterina de Camilli”

Giuseppe Campagnoli 16 Maggi8o 2016

IMG_9471

Categorie
arte Arte d'oggi artisti associazioni beni culturali cultura Educazione all'arte educazione artistica Varia umanità

Arte ed educazione

“L’educazione e l’istruzione in campo artistico in Italia sono un sistema dal passato glorioso ma dal presente in via di estinzione per mancanza di progetto organico e di risorse. Il mercato dell’improvvisazione e del casual la fa invece da padrone.” Il declino dell’educazione alle arti nel nostro Paese: una situazione a cui è necessario porre rimedio con buone idee e buone pratiche, prima che sia troppo tardi.

 

IMG_5477

 

Ho scritto molte volte sul tema dell’educazione e dell’istruzione artistica in Italia. Ho l’impressione che, da quanto sta accadendo, io abbia vestito gli amari panni di Cassandra.

L’argomento si lega in maniera inscindibile con le problematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e con quelle della produzione artistica e progettuale contemporanea.

Insieme a dei volonterosi colleghi abbiamo provato inutilmente a creare una rete di soggetti privati e pubblici da impegnare nella ricerca finalizzata alla promozione di un sistema organico dedicato all’educazione, alla formazione e all’istruzione in campo artistico attraverso la valorizzazione delle preziose esperienze storiche italiane attualmente in fase di smantellamento. Il progetto sta incontrando enormi difficoltà anche per la tendenza a curare il proprio orticello piuttosto che tutto il campo e per l’abitudine tutta italiana di evitare accuratamente di “fare sistema”.

È ormai assodato che il concetto di educazione e formazione si riferisce all’acquisizione di uno dei linguaggi fondamentali della vita dell’uomo accanto alla comunicazione scritta e orale alla formazione scientifica e logica mentre l’istruzione afferisce alla costruzione di competenze professione o anche alla pratica disinteressata dell’arte e alla sua comprensione.

I due percorsi debbono essere egualmente solidi nel sistema educativo e dell’istruzione italiana, per assicurare conoscenze e pari opportunità a tutti i cittadini da utilizzare per la comprensione e la fruizione delle diverse forme d’arte e per la scelta di professioni in campo artistico e progettuale.

Abbiamo assistito in questi tempi alla proliferazione di associazioni, enti, che si dichiarano tutti interessati al mondo della formazione artistica o della tutela del patrimonio italiano mentre vanno a caccia di fondi a destra e a manca, ottenendoli molto spesso per vie “politiche” in cambio di risultati non proprio esaltanti.

Nella esperienza personale raramente ho ancora trovato un sodalizio che non guardasse prioritariamente a un suo privato orticello di corporazioni e lobbies politiche, professionali o imprenditoriali. Sarebbe sicuramente più proficuo unire gli sforzi per studiare e rifondare l’intero campo del sistema educativo italiano dedicato all’arte recuperando e rivalutando tutta l’esperienza pregressa. 

Categorie
analfabetismo arte Arte d'oggi artisti Educazione all'arte mostre d'arte

Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio.

Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio giratoci dal nostro Giovanni Contardi

Abbiamo scritto spesso, io e i miei colleghi autori di questo blog, di artisti autodidatti  e improvvisati e dei bluff che il mercato, compresi ahimè gallerie e musei ritenuti prestigiosi, in Italia e all’estero, ci offrono ad ogni piè sospinto (CFR: L’arte a distanza del MoMa). Passi la filosofia mercantile riguardo all’arte che impera in paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l’Asia, Il medio oriente e più raramente il Regno Unito e i paesi scandinavi. Ma che in Italia, il paese ritenuto a ragione la culla della qualità di molte arti, dove fare arte si insegna più e meglio di altri paesi in prestigiose scuole pubbliche e private o in “botteghe” apprezzate in tutto il mondo della vera cultura, si dia spazio al “di tutto di più”, al neoanalfabetismo della creatività ed al bricolage artistico è proprio una bestemmia! Per una sollecitazione che mi è venuta da uno squallido battibecco più da gossip che da persone colte suscitato nel web da un mio intervento, ho l’occasione, che non posso perdere, di mostrarvi un esempio emblematico corredato dalle immagini e dal back ground culturale dichiarato dall’artista nel suo curriculum vitae. Un artista cui è stato paradossalmente intitolato anche uno spazio pubblico museale di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano che contiene alcune sue opere “donate” per essere di fatto esposte gratis ai cittadini che pagano le tasse anche per questo. Mi hanno raccontato che  una giunta municipale illuminata , nello stesso comune negli anni 90, aveva deliberato la rimozione di un’opera posta difronte alla residenza comunale per destinarla successivamente, nella sua degna collocazione, come “pirolo” per il traffico in una rotatoria! C’è una mostra in corso nella città di Pesaro presso una struttura espositiva pubblica-privata sponsorizzata da aziende e dalla pubblica amministrazione. E’ consuetudine di ReseArt di stigmatizzare i peccati risparmiando i peccatori (che comunque sono facilmente individuabili per chi lo volesse). Potete visitare la mostra e dirci cosa ne pensate oppure trovare una galleria di opere e la biografia nell’ineffabile sito personale del de cuius.

image

No comment.

Voglio concludere lasciando al lettore l’ardua sentenza nel riproporre una citazione che ritengo estremamente illuminante su che cosa debba essere l’arte e come fare per riconoscerla:

“Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti. L’arte parla da sola e deve essere universalmente compresa; non  ha bisogno che qualcun altro la spieghi altrimenti è come una macchina con libretto di istruzioni.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza. La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.” da Maurizio Ferraris

Giovanni Contardi Aprile 2016

Categorie
edifici scolastici edilizia scolastica Edilizia Scolastica education facilities Educazione giuseppe campagnoli

Controeducazione.La scuola diffusa.

Un anno fa è apparso un post sul blog  “controeducazione.blogspot.com” di Paolo Mottana e ora, grazie alla condivisione di Gabriella Giornelli, lo propongo come contributo all’idea di scuola diffusa del progetto “La scuola senza mura”. I contatti con enti e istituzioni per organizzare un seminario e studiare la fattibilità di questa quasiutopia sono in corso e la speranza è l’ultima a morire. Intanto raccogliamo contributi, proposte e suggerimenti.

“La “scuola diffusa” oltre la scuola. Paolo Mottana 15 Aprile 2015

unestate-da-giganti-zacharie-chasseriaud-paul-bartel-martin-nissen-foto-dal-film-4_mid.jpg

Bisogna smettere di pensare alla vita dei bambini rinchiusa dentro una scuola, una casa, un oratorio. Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi devono ricominciare a circolare nel mondo, e allora il mondo prenderà un nuovo ritmo, più armonico. Quando i bambini, le ragazze e i giovani ricominceranno a essere presenti nel mondo, anche noi smetteremo di girare a vuoto. Liberare loro dalla gabbia significherà liberare anche noi.

Immaginiamo una non-scuola come quella che oggi alcuni chiamano “scuola diffusa” (Campagnoli tra al.). Cosa potrebbe essere? Seguiamo Campagnoli:

Un luogo minimale, “un edificio-base, che fungesse da manufatto simbolico, una specie di “portale” di ridotte dimensioni, ubicato in una parte significativa e centrale della città, con servizi amministrativi e luoghi di riunione non specializzati; esso potrebbe rappresentare la “stazione” di partenza verso le “aule” virtuali e reali sparse nel territorio, un luogo di “rendezvous” all’inizio della giornata di studio” (http://www.educationduepuntozero.it/tecnologie-e-ambienti-di-apprendimento/scuola-diffusa-provocazione-o-utopia-4031005060.shtml).

E’ un buon punto di partenza. Ma è un punto di partenza che impone un drastico rovesciamento perché, appunto, le aule svanirebbero nella loro accezione consueta e i luoghi di apprendimento sarebbero altrove, nel territorio fuori dalla scuola. Ogni giorno i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, avrebbero un carniere di “esperienze” da vivere “là fuori” e non “qui dentro”. Campagnoli si preoccupa dei trasporti: “Per le scuole di livello base o intermedio, sarebbe sufficiente concepire quotidianamente un “orario di prossimità”, con un sistema di trasporto integrato che consentisse di trasferire gli alunni, anche in continuità verticale (negli stessi luoghi e laboratori studenti dalle elementari alle superiori, a volte anche insieme!), ogni giorno in un posto diverso a seconda delle necessità di apprendimento e di applicazione.”

Categorie
blogs competizione Filosofia mercato merito multinazionali Sociale Varia umanità

La meritocrazia. Un falso mito.

IMG_7107

Mi sono fatto persuaso, come direbbe il Commissario Montalbano, che le questioni di meritocrazia di cui tanto si parla, a destra, a sinistra (!) in alto e in basso, nel lavoro, nell’amministrazione, a scuola, nelle università etc. siano falsi miti, pericolosi e iniqui nella sostanza. Il merito sembra essere diventato la foglia di fico del neo-neoliberismo a destra come nella sedicente sinistra.

Affinché il concetto corrente di merito possa essere valido e giusto dovrebbero essere assicurate alcune fondamentali propedeuticità: la parità di condizioni di partenza (economiche, sociali, di salute..) la parità di trattamento durante le attività (di lavoro, di apprendimento..), l’assenza di discriminazioni in base al sesso, alla razza, alle convinzioni religiose, ideali e politiche e l’assenza di ostacoli esterni e indipendenti dalla propria volontà. Chi sproloquia ad ogni angolo di merito ne tratta a prescindere dalle condizioni o ha tenuto conto dei requisiti basilari affinché sia garantita a tutti la libertà e l’eguaglianza nello svolgimento dei propri compiti e doveri? La meritocrazia credo, ahimè, che non possa prescindere, per come è strutturata la società in occidente e, peggio, in oriente e nel terzo mondo, dal concetto di competizione e competitività esasperate tutte legate al mercato anche quando si tratti di istruzione, salute, benessere e sicurezza.

Il merito legato alla competizione è quindi una parola d’ordine liberista e non libertaria. Chi la usa non può definirsi progressista e liberal. Alcuni paesi, partendo dal campo educativo stanno affrontando una rivoluzione culturale che tende a ridurre se non ad eliminare la competizione, nemica dell’apprendimento, del lavoro e del raggiungimento di obbiettivi di qualità, in netta controtendenza rispetto a quanto si è creduto finora. I risultati di tale inversione si stanno già apprezzando.

Poiché la natura, come si sa, non ama fare  salti sono convinto che ognuno abbia in nuce  uno o più talenti. Il compito della società è allora solo quello di aiutarci a scoprirli e valorizzarli, non invece quello  di premiare solo chi abbia avuto la fortuna, l’avventura o i mezzi di poterli utilizzare perché già palesi ed evidenti. Chi dà al massimo delle proprie capacità merita lo stesso compenso di chi ha avuto fortuna e talento. Questa è equità.