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Flauti magici: altari e contraltari

Villaggio educante

Proprio perché pesantemente stimolati da certe reazioni scomposte e “non petitae” agli articoli che, partiti da una descrizione del mondo delle cosiddette scuole alternative, in tempi non sospetti, ci ha fatto imbattere pesantemente nelle scuole steineriane, prosegue il nostro dossier sul tema, riportando articoli e saggi su quella “pedagogia” che risulta molto diffusa, ma spesso poco nota nei suoi risvolti ai più, anche in Italia.

La mia è una ostinazione, credo benefica, che dall’esempio di queste scuole si estende per affinità a tutto quell’universo di “pedagogie” private, liberiste, spiritiste, econaturiste e molto spesso decisamente settarie e ostili al concetto di società educante. Aprire un dibattito serio e chiarificatore appare quanto mai utile e urgente, soprattutto di questi tempi.

Propongo per iniziare un articolo approfondito dalla versione francese del giornale liberal Slate ( ma ne hanno scritto anche Libération, Le Monde, Charlie Hebdo etc. sempre con toni preoccupati ed allarmati) che mette in luce attraverso racconti e testimonianze gli aspetti discutibili di questo mondo scolastico particolare che abbiamo scoperto ispirare di riflesso e più o meno apertamente anche tante altre esperienze in via di preoccupante espansione, soprattutto di questi tempi, da non confondere assolutamente con l’educazione diffusa che ha dei principi profondamente lontani da certe idee nella migliore delle ipotesi un po’ hippy o frikkettone e caratterizzata proprio dal voler fare virtuoso repertorio di tante esperienze pedagogiche storiche senza volerne abbracciare o seguire una in particolare.

Aggiungo all’attenzione anche un articolo da Il Manifesto del 2016, forse poco profondo ma comunque utile a capire volti e risvolti di talune realtà e, per finire in bellezza, alcuni passi da una interessante Dissertazione:

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945” di Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

Si scrive nell’articolo di Slate del 4 gennaio 2021:

“Montessori, Freinet, Decroly, Steiner… le cosiddette pedagogie “alternative” attirano sempre più genitori desiderosi di offrire ai propri figli un’educazione che sperano sia più adatta alle loro esigenze ma che spesso se non si inseriscono nella scuola pubblica o in una società educante diventano settarie quando non addirittura pericolose. ( N.d.r: descolarizzare non significa tout court abolire la scuola istituzionale ma significa costruire una intera società educante pubblica, costruita e sostenuta dalla collettività e no profit. Tra queste “nuove” pedagogie, se le teorie e le pratiche di Montessori e Freinet per esempio si sono ben inserite a livello sperimentale nella scuola pubblica contribuendo a significativi seppure parziali e sparpagliati cambiamenti, quella delle scuole Steiner-Waldorf richiama particolare attenzione per la dimensione spirituale ed esoterica, più o meno confessata e legata al profilo del suo creatore, Rudolf Steiner, fondatore anche dell’antroposofia.)

“La Francia, paese laico, conta oggi una ventina (In Italia paese bigotto in varie forme e superstizioso sono circa 97 e nessuno ne parla!) di scuole di questo tipo, alcune delle quali addirittura convenzionate con lo Stato. In apparenza, si tratta di asili nido e scuole che fanno presto ad attrarre genitori con una forte nota artistica ed ecologica. “Quando abbiamo visitato per la prima volta la scuola Trille des Bois di Ottawa [in Canada, ndr], è stata una delizia”, racconta Bettina, che da settembre a dicembre 2018 le ha affidato il suo piccolo Max. Era quello che cercavamo: un Scuola francofona con una buona reputazione, proprio accanto a noi. A prima vista, la scuola è un simpatico bozzolo pastello con decorazioni fatte a mano. Dato che le persone sono gentili, non facciamo domande. In nessun momento viene menzionata la pedagogia Steineriana».


https://www.liberation.fr/checknews/2018/10/30/l-anthroposophie-est-elle-une-secte_1688775/

Marc Giroud, che era un educatore alla scuola Steiner-Waldorf negli anni ’80, spiega: “Quando ti addestri come educatore Steiner, studi solo un autore, Steiner. È un dogma educativo. Sei lì per realizzare uno scopo escatologico, che giustifica anche la menzogna o il tacere. Impariamo a nascondere questa caratteristica di base alle persone che ci affidano i loro figli. Per questo ci sono solo discorsi di facciata».

“Ciò che può essere regolamentato a scuola è regolamentato a scuola”

Nel 2018-2019, Marianne ha vissuto con il figlio di 2 anni e mezzo in un ecovillaggio nel sud della Francia dove la scuola materna è un asilo Steiner sotto contratto con lo Stato. “Ero rimasto affascinato dalla struttura e decorazione tutta in legno… ho poi capito, cercando su internet, che è un copia e incolla di tutte le scuole steineriane del mondo.

Se la decorazione degli interni è un micro segnale di attrazione che può sembrare insignificante, Marianne si rende presto conto che qualcosa non va. “I rituali in genere sono presi molto sul serio, c’è una grande solennità in ogni momento”.

Furono i pasti dati in mensa che per primi cominciarono a preoccuparla: “Sapevo che si trattava di una dieta vegetariana. Non che escludesse anche latte e formaggio. Una sera mio figlio mi ha detto che non doveva più consumare latticini. Era preoccupato, dovevo rassicurarlo. E poi, la mensa offriva solo molto raramente i dolci: sono importanti le piccole leccornie per i bambini. Gli è stato detto che era superfluo, che avevano tutto ciò di cui avevano bisogno nel loro corpo. Idem se semplicemente non avessero fame: il cuoco gli ha insegnato che il digiuno fa bene al loro corpo energico… A volte, quando chiedevo a mio figlio cosa avesse mangiato, rispondeva “crackers”.” Marianne riferisce anche che suo figlio era uno dei rari bambini ad essere stato vaccinato fatto che (l’esserlo stato) era piuttosto disapprovato.

Bettina si accorge subito che il comportamento del suo ragazzo cambia: “Il primo giorno era entusiasta di andare a scuola. Divenne presto disilluso. Ha iniziato a piangere al mattino dicendo che non voleva più andare. ” Le maestre avevano detto a Bettina e al marito che “ciò che si può aggiustare si aggiusta a scuola” e che non sarebbero state informate di tutte le azioni del loro bambino. “In realtà, gli insegnanti coltivano l’idea di un giardino segreto per i bambini e insegnano loro a non condividere con i genitori”, afferma Bettina.

“Gli educatori lasciano che avvenga la violenza tra i bambini”.

Racconta Marianne “Un giorno mio figlio mi ha detto: ‘Mamma, devo smettere di amarti e prendermi cura di me stesso’. Potete immaginare lo choc per la madre di un bambino di appena 3 anni! Per il suo compleanno, l’insegnante le ha regalato un piccolo folletto. Quando è tornato a casa, mio figlio si è ritirato, abbracciava molto forte il folletto. Lo mise in un punto strategico della stanza e mi disse: “Mamma, questo è il mio riparatore personale”. Mi spiegò che ormai era a lui che doveva affidare i suoi dolori e non più a me, suo padre o i suoi nonni… Ho fatto sparire il folletto e ho spiegato a mio figlio che spetta a noi, i grandi elfi, riparare i disturbi dei nostri figli.”

Ciò che viene passato sotto silenzio, ciò che non dovrebbe uscire dalla scuola, è senza dubbio in parte la violenza tra i bambini e il mancato intervento pacificatore degli insegnanti. Ciò si adatta perfettamente al piano perseguito dagli educatori: “Gli antroposofi credono nella reincarnazione”, spiega Marc Giroud. Per loro, i bambini hanno scelto i loro genitori, la loro scuola e cosa succede a loro. Questo è ciò che volevano in compenso del loro karma inteso come pagamento per cattive azioni commesse in una vita precedente. Gli educatori permettono che avvengano violenze tra bambini. Un intervento inappropriato, sostengono, respingerebbe il bambino nel suo karma e non potrebbe compensare in seguito. ”

Grégoire Perra, ex antroposofo ed ex insegnante della scuola Steiner-Waldorf, conferma: “I bambini vengono volutamente lasciati liberi e incustoditi. Devi lasciare che il karma faccia il suo corso e lasciare che le anime si scontrino.”

Marianne testimonia di atti simili: “La mia finestra si affacciava sul cortile della scuola. Un giorno ho sentito mio figlio gridare: veniva picchiato. Il giardiniere non è intervenuto e ha continuato a suonare il flauto sull’altalena… Mio figlio mi ha detto che questa violenza era normale e regolare… Ho deciso di ritirarlo da scuola».

Differenze razziali e abusi

Alcuni bambini sarebbero trattati meno bene di altri riferiscono i genitori. Grégoire Perra spiega che i figli di genitori non antroposofici o che arrivano a scuola dall’esterno sono spesso più vittime di violenza: “Tutto è permesso per i figli degli antroposofi”.

“Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità.”

Élisabeth Feytit, documentarista, podcaster indipendente e coautrice con Grégoire Perra di Une vie en anthroposophie – La face cachée des écoles Steiner-Waldorf edito da La Route de la Soie, aggiunge: “Numerose testimonianze dei genitori indicano che alcuni bambini sono trattati meno bene degli altri, specie se non bianchi». Questa differenza di trattamento sarebbe intrinseca all’antroposofia: “L’antroposofia deriva in particolare dal teosofismo della signora Blavatsky che sostiene le differenze razziali fin dall’inizio. Per Steiner, ci sono razze dominanti nelle diverse fasi dell’umanità. Secondo lui, oggi, è la razza ariana a dover dominare. Ci sono bambini non bianchi nelle scuole Steiner-Waldorf, ma sono considerati meno avanzati dei bianchi”.

Grégoire Perra ricorda: “I figli del mio ex compagno sono afrocolombiani. Sono stati vittime di molestie durante tutta la scuola senza alcuna reazione da parte degli insegnanti. Il più giovane riceveva regolarmente insulti come “La tua pelle del colore della cacca” dai suoi compagni. È consuetudine che gli insegnanti diano agli studenti una cartolina con un disegno che si suppone rappresenti la loro anima. Alla figlia della mia ex ragazza è stata offerta l’immagine di una bambina bianca e bionda. È stato molto doloroso per lei”. Commenta: “E’ un razzismo che non ha nemmeno coscienza di sé. Per loro è normale farlo”

“Non ho mai visto bambini litigare così”

Bettina ha potuto osservare la violenza diffusa nel cortile: “Era la corte dei miracoli, non ho mai visto bambini litigare così! C’erano bambini di 3-4 anni che prendevano a pugni un bambino a terra. Ricordo faccine di bambini contorte dall’aggressività. Non ho mai visto un adulto intervenire. Mi è capitato di provare a fermarli: i bambini erano sorpresi, come se fosse normale.”

Il culmine è stato il giorno della festa di Natale (!) della scuola: “È l’unico momento in cui i genitori sono invitati. Max iniziò a litigare come un bullo con i suoi amici in mezzo alla classe. È stato orribile. Mi alzai, gli altri lo guardavano con aria assente. I bambini mi hanno detto “ma noi giochiamo al drago, giochiamo al mostro”. Un padre disse: “Così sono i ragazzi”. Mi sentii offesa. L’ insegnante mi mise una mano sulla spalla e disse: “Lasciali. Guarda come interpreta bene il suo ruolo Max ora. È un ragazzo vero”. È stata l’ultima volta che ha messo piede in quella scuola.”

Marianne prosegue : “Hanno una concezione della giustizia completamente diversa dalla nostra. Non ci sono limiti e tuttavia, qualunque cosa si possa dire, i bambini cercano punti di riferimento e cercano l’approvazione o la disapprovazione degli adulti mentre sono lasciati a se stessi”.

Le scuole Steiner che abbiamo contattato per saperne di più sulla loro pedagogia non hanno risposto alle nostre richieste.”

Sono solo eccezioni di una regola virtuosa e innovatrice? Sono casi isolati di abusi? Dall’analisi delle teorie originali di Steiner non sembrerebbe e non sarebbe tutto oro ciò che riluce nella propaganda.

Da noi in Italia la pubblicistica è molto rara e solo occasionale. Vorrei a tal proposito riportare stralci di un vecchio articolo de Il Manifesto sulle esperienze scolastiche che vengono definite “Fuori classe” tra cui quella steineriane ed altre similari.

Fuori classe crescono

Leonardo Clausi

Il Manifesto 09.04.2016

Pedagogia. Da Tilda Swinton ai modelli steineriani in Italia, fino alle attività all’aperto dei bambini, lontano dai banchi. Tutto quello che avremmo voluto trovare nella vera «buona scuola», non di propaganda

La pubblica istruzione si rovescia, purtroppo e non di rado, in distruzione privata (nel senso della libertà e sviluppo interiori dell’individuo). Tra i tanti che sono sopravvissuti a un simile iter c’è chi si dà da fare per evitare una simile esperienza ai figli propri e altrui. In Scozia, per esempio, esiste una scuola superiore dove non ci sono esami né test, dove ci si siede poco dietro i banchi, non ci sono cattedre e dove i compiti in classe vengono spesso svolti fuori della classe, in tutti i sensi. Drumduan Upper School è stata fondata dalla magnetica Tilda Swinton, madre di due gemelli adolescenti, Xavier e Honor. Con un altro genitore, l’amico Ian Sutherland McCook, nel 2013 l’attrice ha creato la prima scuola superiore di chiara ispirazione steineriana, che ribalta il modello autoritario e competitivo che ostinatamente permane nella scuola cosiddetta tradizionale, ispirandosi ad idealità diverse da quelle – utilitaristiche – che dovrebbero «preparare il giovane alla vita adulta». Lo ha fatto dopo che i figli avevano finito la propria esperienza nella scuola elementare steineriana. Un salto pericoloso, tra due realtà pressoché antitetiche, e che può lasciare disorientati. Ma una scuola superiore steineriana non c’era, né era in preparazione. I due si sono dunque messi in moto per crearne una. E ci stanno riuscendo: Drumduan ha passato brillantemente il feroce scrutinio delle ispezioni da parte dell’Ofsted, l’agenzia britannica autonoma garante dell’efficienza scolastica, la cui occhiuta pressione spinge le scuole fin quasi a falsificare i propri risultati, pena il taglio dei fondi governativi (in una società meritocratica che si rispetti, tali fondi vanno ai più meritevoli e, di norma, le scuole che danno i migliori risultati si trovano nelle zone più benestanti).

Il risultato di questo regime di controlli, risultati e tabelle è spesso un clima di forte tensione non solo in classe, ma nella common room, la sala dei professori. Come gli ospedali, le scuole sono ormai affette da un’elefantiasi burocratica dove medici e insegnanti passano il tempo a compilare moduli, perché i tagli da samurai del cancelliere Osborne, ultimi di una perdurante serie, li costringono a fare un lavoro che non è il loro. E a farne le spese, come al solito, sono gli studenti.

Iniziative come quella di Swinton & McCook sono dunque doppiamente utili: non solo per la salute mentale di figli, genitori e insegnanti, ma anche per indicare una possibile alternativa all’istruzione tradizionale. Ed è incoraggiante vederne fiorire di simili anche in Italia, pure se per ora si limitano alle materne e alle medie inferiori. Tra le regioni italiane, leader in questo senso è senz’altro la Toscana, dove figurano due realtà – una ancora ai primi passi, l’altra consolidata – esemplari per merito e metodo. La prima è il Giardino d’infanzia Maggiociondolo. A poca distanza dal borgo medievale di Vicopisano, Maggiociondolo s’ispira alla pedagogia Steiner Waldorf e si trova in un villaggio di campagna, una vecchia casa colonica ristrutturata e un tempo adibita a frantoio. Fondato nel 2014 e diretto da Gaia Belvedere, accoglie una ventina di bambini da tre a sei anni. È gestito dall’Associazione pedagogica Violaciocca, presieduta da Belvedere e di cui fanno parte anche i genitori dei bambini, perché, come accade nelle realtà educative che si ispirano al pensiero di Rudolf Steiner, i genitori partecipano attivamente al progetto educativo».

La pedagogia di riferimento è quella del fondatore della prima scuola steineriana a Stoccarda nel 1919 e oggi diffusa in tutto il mondo. Se in alcune sue parti va senz’altro presa con le molle, sull’educazione e lo sviluppo del bambino l’antroposofia di Steiner, classica figura d’intellettuale tedesco «irrazionalista» d’inizio Novecento, è saggia e preziosa. «Aveva capito da una parte l’importanza dell’educazione come strumento di rinnovamento sociale e che le potenzialità dei bambini, ancora latenti, potessero essere di grandissimo valore – spiega Belvedere – L’ obiettivo fondamentale è quello di risvegliare le facoltà del bambino e di aiutarlo a diventare se stesso, libero da pregiudizi e capace di orientare la sua vita verso le mete che egli stesso si dà». Da analoghe premesse, già nel 1988 era partita l’esperienza dell’Asilo del Sole e della Libera Scuola Michelangelo (medie ed elementari) a Colle Val d’Elsa (Siena). Per la fondatrice, Rosa Stella Fallaha, tra genitore e scuola tradizionale «s’interpone l’’istituzione’ ostacolando un dialogo sincero; una sorta di gerarchica situazione sui saperi, con il genitore che non può ’ostentare’ una maggior conoscenza culturale o pedagogica, neppure se riferite al proprio figlio». Si rischia un muro contro muro fra genitori e insegnanti insomma, in cui questi ultimi spesso tendono a chiudersi in un atteggiamento di sprezzante rifiuto di qualsiasi autocritica o analisi. E con i primi che migrano: troppe volte verso la scuola privata, altre verso una realtà pedagogica più aperta e, spesso, autogestita.

Una ricerca che ha portato Sandro Furlanis, geologo veneto, e la sua famiglia proprio a Colle Val d’Elsa: «Cercavamo una scuola che fosse comunità, che stimolasse la partecipazione e che soprattutto mettesse al centro delle attenzioni e strategie pedagogiche ogni singolo individuo con le sue specificità, mancanze, talenti.». Un mondo di differenza rispetto alla stanca burocrazia che spesso affligge la scuola pubblica. E, soprattutto, una ricerca che non aveva niente dell’atteggiamento da clientela insoddisfatta assunto sempre più spesso da famiglie più o meno abbienti che poi diventano giocoforza munizioni nella guerra a favore di una privatizzazione scolastica già dilagante in tutta Europa. Qui in gioco c’è la serenità di genitori e figli uniti nella – e non divisi dalla – scuola. E uniti in una terapia comunitaria, dove alle riunioni con i genitori sidiscutono progetti comuni, facendo cadere le note barriere e reticenze e «nessuno si sente abbandonato, solo, anzi. Viene indirettamente stimolato ad autoeducarsi, a partecipare alla gestione della scuola di cui siamo tutti soci alla pari.». Elementi che, sommati all’«amore evidente del maestro per il suo lavoro, a quel suo insegnare per scelta e non per opportunità, e quindi per ogni singolo ragazzo, l’utilizzo di moltissima arte in tutte le materie, il peso dato ai lavori manuali, il costante lavoro per favorire una sana socialità del gruppo classe e della scuola», creano una realtà pedagogica diversa. Quella di una scuola «non privata, ma autogestita!». Dalla Sicilia alla Scandinavia, passando per la Scozia, la scuola pubblica prenda nota. A meno che non voglia essere inghiottita dalla marea montante del «soddisfatti o rimborsati» tipico della compravendita, dove a una precaria soddisfazione dei genitori-acquirenti corrisponde la solida frustrazione dei figli.”

Per chi non volesse rimanere in superficie, consiglio anche per curiosità la lettura di questa tesi interessante:

Between Occultism and Fascism: Anthroposophy and the Politics of Race and Nation in Germany and Italy, 1900-1945.

Ecco qui alcuni passi significativi:

Antroposofia in Germania e in Italia.

“TRA L’OCCULTISMO E IL FASCISMO: L’ANTROPOSOFIA E IL FASCISMO. POLITICA DI RAZZA E NAZIONE IN GERMANIA E IN ITALIA, 1900-1945

Peter Staudenmaier, Ph.D. Cornell University 2010

“Il rapporto tra nazismo e occultismo è stato a lungo oggetto di speculazione e polemica accademica. Questa tesi esamina l’interazione tra i gruppi occulti e il regime nazista così come con quello fascista italiano, con l’attenzione centrale al ruolo delle teorie razziali ed etniche. Il fulcro della tesi è uno studio di caso del movimento Anthroposophist fondato da Rudolf Steiner, una tendenza esoterica che ha dato origine a istituzioni culturali alternative molto diffuse, tra cui Waldorf scuole, agricoltura biodinamica, e metodi olistici di medicina e nutrizione.Due capitoli iniziali analizzano l’emergere delle dottrine razziali dell’antroposofia, lil suo essere un movimento spirituale sedicente non politico e le sue relazioni esterne. Quattro capitoli centrali riguardano il ruolo dell’ antroposofia nella Germania nazista, con una ricostruzione dettagliata di specifiche istituzioni antroposofiche e le loro interazioni con varie agenzie naziste. I capitoli finali forniscono un ritratto comparativo del movimento antropografico italiano durante il periodo fascista, con particolare attenzione al ruolo degli antroposofi di influenzare e amministrare la politica razziale fascista. Basata su un’ampia gamma di fonti archivistiche, la tesi offre una base di studio e approfondimento della storia trascurata dei moderni movimenti occulti, gettando nuova luce sulle attività dei regimi nazisti e fascisti. L’ analisi si concentra sull’interazione dell’ideologia e della pratica e sui modi concreti in cui le visioni diverse del mondo tentarono di creare basi istituzionali all’interno del disordine organizzativo del Terzo Reich e dello stato fascista e mostra come i disaccordi sull’ideologia razziale siano stati incorporati nelle lotte di potere tra fazioni concorrenti all’interno della gerarchia nazista e fascista. Lo studio pone domande impegnative sulle implicazioni politiche delle correnti spirituali alternative e le varie tendenze controculturali.”

“I seguaci italiani dell’antroposofia finirono per occupare posizioni di primo piano all’interno del fascismo nell’apparato della burocrazia razziale e della sua propaganda. Come sostiene la recente tendenza storiografica, si enfatizza l’origine origini interna italiane del pensiero razziale fascista mentre si nota anche un’insolita influenza del pensiero tedesco attraverso l’antroposofia.”

“Nelle conclusioni della tesi si afferma tra l’altro che gli antroposofi hanno quasi uniformemente preferito una narrazione unilaterale della loro storia del movimento durante il Terzo Reich, vedendo se stessi e i loro antenati come vittime del nazismo. Questo punto di vista ha coperto e scoraggiato una significativa riflessione interna e un confronto con i meno rassicuranti aspetti del passato dell’antroposofia. La mancanza di un impegno storico critico ha a sua volta contribuito alla preponderante presenza di elementi di estrema destra all’interno antroposofia. L’ immagine pubblica ricostruita e predominante dell’antroposofia oggi è di solito identificata con le inclinazioni liberali e di sinistra, in particolare in fatto di educazione e coscienza ambientale. Questo passaggio da destra a sinistra nel corso della secolare esistenza dell’ antroposofia, è stato accelerato dalla politica e dalle trasformazioni culturali che hanno associato i seguaci di Steiner alla crescita dei Verdi tedeschi (che forse anche per questo sono rimasti con tratti di forte ambiguità).Gli antroposofisti tedeschi tuttavia generalmente giocarono un ruolo minore nella politica razziale nazista, mentre quelli italiani ne furono direttamente coinvolti. Uno dei i risultati forse sorprendenti di questo studio è che le idee di razza hanno avuto un più influenza immediata sul fascismo piuttosto che sul nazionalsocialismo.”

Un’ultima questione centrale del l’incontro tra occultismo e fascismo ruota intorno alla categoria contestata della modernità.

Di questo si occupa la parte finale delle conclusioni del saggio.

Ma ora, per fortuna c’è l’educazione diffusa che supera le visoni contrapposte stataliste e privatiste in un nuovo senso pubblico e collettivo che oltrepassa d’un colpo solo quella normata, reclusoria, gerarchica e normativa delle istituzioni e quella privata, liberista e poco laica delle sette educative spesso misticheggianti e dogmatiche:

Cito dall’omonimo Manifesto:

L’educazione diffusa si sperimenta iniziando da un gruppo di genitori motivati, di insegnanti appassionati e possibilmente un dirigente didattico coraggioso che abbiano voglia di vedere di nuovo allievi vivi, che gioiscono dell’imparare e dell’essere riconosciuti come soggetti a pieno titolo nel mondo.

L’educazione diffusa permette di riconoscere in ognuno una persona umana nelle sue caratteristiche costitutive di unicità, irripetibilità, inesauribilità e reciprocità. L’educazione non deve fabbricare individui conformisti, ma risvegliare persone capaci di vivere e impegnarsi: deve essere totale non totalitaria, vincendo una falsa idea di neutralità scolastica, indifferenza educativa e disimpegno.

L’educazione diffusa promuove l’apprendistato della libertà contro ogni monopolio (statale, scolastico, familiare, religioso, aziendale), contro ogni discriminazione e contro la censura di qualsiasi tipo.”

https://comune-info.net/manifesto-educazione-diffusa/

Una galleria emblematica.

Le parti originali dell’articolo sono state tradotte da Giuseppe Campagnoli

11 Settembre 2021

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Salomè. L’amour impossible (2)

di Giuseppe Campagnoli

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L’altra vita (seconda parte)

Racconto breve di giuseppe campagnoli.

M.

-Venezia Santa Lucia! Stazione di Venezia Santa Lucia! – Dopo ore di viaggio e una notte tranquilla nell’aura di un sogno ancora aperto, G. arriva alla sua prima destinazione. Ripensa per un attimo alle immagini del giorno prima come un sogno nel sogno mentre raccoglie i suoi bagagli e con un po’ di affanno scende dal suo vagone sulla banchina di una stazione stranamente deserta. Il suo treno per la meta finale è già pronto al binario, ma c’è tempo per un caffè, il primo dopo quello dello strano bar di ieri. La mente non può fare a meno di tornare ancora indietro nel tempo ad episodi apparentemente casuali e sorprendentemente curiosi.

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Salomè.L’amour impossible (1)

di Giuseppe Campagnoli

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Romanzo breve a puntate

L’idea del racconto psicologico ed onirico è nata cinque anni fa da alcuni appunti autobiografici ed ha portato anche alla realizzazione di un cortometraggio intitolato “La nuit” nell’ambito di un seminario artistico europeo a Liegi nel  Marzo 2012 ed esposto insieme ad altri in una speciale sezione della biennale di Fotografia di Liegi. La poesia originale in lingua francese è un inserto che trae origine da alcuni testi del cortometraggio e da una canzone ispirata al racconto e con esso parte integrante.

Racconto di affinità elettive e vite parallele

Versione e-book 

In omaggio a Traumnovelle di Arthur Schnitzler

 L’Altra vita. Il sogno

A.

G. sta viaggiando per un tour di piacere. Un itinerario nella speranza di un risveglio da una vita sonnolenta, che poi in parte avverrà, anche se in un’altra dimensione. La mente è altrove a un punto lontano nel tempo mentre la strada scorre in un panorama piatto ma bello, insolitamente assolato. Scorre una pianura di colori da Van Gogh in un cielo azzurro con un sole limpido e senza caligine. Un paesaggio quasi familiare anche se visto per la prima volta, un paesaggio che suscita malinconia e insieme un moto di eccitazione. Il pensiero inaspettatamente corre, ad una storia lontana, prima di questa vita o dell’origine di questa esistenza. La fantasia fa ripercorrere una rapida sequenza. Un tempo c’era un giovane adolescente, magrissimo, scuro e con un esordio di baffetti, capelli corti, occhiali: egli non era come gli altri, poteva non essere come gli altri. Frequentava un liceo dal nome solitario, un po’ come lui.

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Paris impressions et reves

 

Una serie di impressioni visive della “mia” Parigi 2016. Tanti ricordi si intrecciano fin dal mio primo viaggio a metà degli anni ’70. Tante volte sono stato per diletto, per lavoro e per nostalgia. La città non migliora, cambia come cambia l’Europa. Ma in qualche angolo nascosto resta intatta l’anima di Lutetia, di Robespierre, di Lautrec, di Yves Montand e Piaf, di Aznavour e Paolo Conte  e anche di Salomè L’amor impossible.

Des impressions  et des reves  de ma Paris pendant 40 années depuis le 1977.. La ville change comme l’Europe et ma vie. La ville me conduit à travers Salomè dans un amour impossible qui est la ville meme, moi meme, elle meme, elles meme.

 

Giuseppe Campagnoli Maggio 2016

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Salomè

Salomè

Ripropongo, da oggi, in versione PDF  alcuni miei racconti e saggi brevi già pubblicati su iBook. Il primo è una breve storia onirica alla Arthur Schnitzler, un po’ autobiografica e un po’ no.

Buona lettura con “Salomè, l’amore impossibile.”

Salomè

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Italy in a day. Recensione sottile.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Si potrebbe definire il libro Cuore 2.0. Note evidenti di videomakers professionali malamente dissimulati e di filmini domestici in un mixer un po’ improbabile, troppo lungo e a tratti perfino noioso e prolisso. Un po’ dell’Italia di Soldati, di quella di Gergoretti e Specchio Segreto.  La vena “americana” benedetta da Ridley Scott è tradotta in salsa di italico stereotipo, mentre abbondano paesaggi domestici, urbani, rurali e meteorologici inopinatamente tutti collocabili il 26 Ottobre 2013. Ruffiano l’intervento dell’astronauta. Abbiamo notato qualche punta di voyeurismo da social network che tradisce il giovanilismo di chi ha scelto e montato i pezzi. Non ne esce, come sostiene il regista, un’Italia rassicurante e piena di speranze. Piuttosto ci è apparsa una nazione rassegnata alla contemplazione dei suoi eterni vizi ed alla melassa della commozione da fiction. Non emerge la creatività ma il luogo comune e molta, troppa esibizione, spesso anche evidentemente artefatta. Alla fine spiace constatare come il film rischi seriamente di consolidare l’idea di un paese in declino, fatto di pochi santi, eroi e navigatori ma, ahimè, di molti conformi esibizionisti  e mammoni. Un paese che, sottotraccia, conserva le profonde ingiustizie sociali ed economiche e pare, con masochismo mediterraneo, compiacersene piuttosto che reagire. Non vorrei ripetermi ma, di positivo, ho riconosciuto “in nuce” molte delle riflessioni leopardiane datate 1824 nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

Giuseppe Campagnoli

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A late quartet.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Consiglio a chi insegna dalle materne all’università un passo di questo bel film. Il protagonista violoncellista racconta di quando, da giovane, suonò difronte al grande Pablo Casals che apprezzò quelle che egli stesso credeva delle mediocri interpretazioni. Anni dopo chiese al maestro spagnolo il perchè di quella presunta ipocrisia. Il maestro rispose che invece aveva mostrato talento e che è un pessimo maestro chi giudica contando gli errori.

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Summer cultural trip: Nantes et autour…

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Premier réportage de Bretagne

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Il giovane favoloso (e melanconico)

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Il film di Mario Martone sul poeta recanatese alla ressegna di Venezia. Finalmente potremo giudicare il racconto e forse ricordare il nostro concittadino per i suoi formidabili aspetti non comuni e affatto stereotipati. Chi vivrà….

Giuseppe Campagnoli

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Popsophia o popsophismi?

di  Giovanni Contardi

 

 

Popsophia 2014, Pesaro. “Le rovine circolari”
Istallazione dell’Accademia di Belle Arti di Macerata

Ieri ho visitato Popsophia a Pesaro. Quanta prosopopea, quanto presenzialismo e quanti pochi veri colti appassionati! Ho salutato il mio vecchio amico “musicolto” Piero e, girando, guardando e ascoltando, ho capito che spesso occorre morire per essere riconosciuti come artisti ma molto più spesso occorre morire perchè ci si accorga, finalmente, che non lo si è mai stati!

Giovanni Contardi

5 Luglio 2014

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“Questione di stile”

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Scuola 2014

 

“Questione di stile”

Ultima edizione al Giugno 2014 del libello di architettura e scuola. Da leggere con indulgenza verso l’autore e l’editore selfies che, stavolta, non hanno trovato mecenati.

Versione gratuita da scaricare solo su tablet e PC.

GC

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Educazione Politica Racconti Sociale storia Varia umanità

Ma non è un paese per vecchi.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Chi ci governa e compete per l’Europa propugna la teoria della rottamazione. Il populismo che avanza, a parte il dettaglio che i suoi capi sono ultrasessantacinquenni non proprio lucidi ed equilibrati, è di stampo forsennatamente giovanilista. Tutto questo contraddice la storia, la fisiologia e anche il buon senso. Si glissa sportivamente su quel termine fondamentale che è l’esperienza. La nuova “cucchiara” (così si chiamava in gergo muratoresco il giovane avventizio) non faceva nulla senza l’anziano muratore o il capomastro accanto finchè non avesse raggiunto, dopo lungo tempo e lavoro, l’autonomia operativa e decisionale. Questo avveniva in ogni lavoro umano sia manuale che intellettuale. Oggi accade  in qualche paese illuminato e grato alla tradizione ed alla propria storia. Perfino dei pragmatici come i nordamericani hanno nella compagine del loro governo una specie di “quota argento” di ministri e segretari over 60. Perchè non si può fare a meno della memoria delle cose fatte, delle esperienze e della saggezza quasi sempre acquisite, tranne nei casi, non rari, di “canizie vituperosa” di manzoniana memoria.  Non si può fare a meno della scienza che viene dall’età  se si vuole raggiungere qualche obbiettivo concreto senza sbagliare troppo. Ma si sa, la presunzione e l’incoscienza sono una prerogativa connaturata all’essere giovane, quando la giusta ambizione non fa i conti con i propri limiti e con il fatto che la conoscenza e la competenza si sedimentano e danno i loro veri frutti nel tempo. “Natura non facit saltus”.

Per fortuna ci sono tanti giovani che hanno acquisito la lezione della storia e della natura e faranno sicuramente strada. Il mio appello è per il bene comune, non certamente da “Cicero pro domo sua”.

Giuseppe Campagnoli

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Arte d'oggi Educazione Racconti Scuola Varia umanità

Open arts space

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Ricordo a tutti i visitatori che è attivo nel blog lo spazio Open Arts dove chi vorrà, dopo una rapida approvazione da parte della redazione, potrà gratuitamente pubblicare il link e l’anteprima di spazi personali dedicati all’arte ed alla creatività. Si possono pubblicare raccolte di disegni, opere pittoriche e grafiche, video, fotografie, scritti etc.. La vetrina è dedicata a giovani e meno giovani artisti che abbiano bisogno di visibilità. Vi aspettiamo.

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Ieri e oggi

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

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L’Aquila 2010 Araba Fenice

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Riproponiamo un video girato nel 2010 all’interno della “Zona Rossa” per conto dell’Associazione culturale no profit S.E.T.A. che, con il suo progetto di formazione Araba Fenice, ha cercato di contribuire alla ricostruzione trovando non poche difficoltà nonostante il suo contributo fosse assolutamente volontario e gratuito. Com’è oggi l’Aquila dopo 5 anni? Da questo  cortometraggio dal centro storico del 2010 cosa è cambiato davvero? Chi aveva inaugurato in pompa magna le meravigliose casette “provvisorie” ora fatiscenti? Chi era a capo della Protezione Civile? Chi ha gestito la ricostruzione? Perché solo celebrazioni in TV? Quando sarà ricostruita la città? Quando potranno tornare tutti i cittadini a casa?  Domande che aspettano risposte urgenti.

Giuseppe Campagnoli

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Educazione Racconti Varia umanità

Aprilanti

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Vi racconterò una piccola storia risalente ad oltre dieci anni fa. Allora dirigevo l’Istituto d’Arte di Pesaro e la mia fama consolidata era quella di preside tutto d’un pezzo. La giornata scolastica trascorse nella normalità: i soliti problemi di ritardi mattutini, le sostituzioni  per le malattie primaverili, le giustificazioni con le motivazioni più varie e creative, gli appuntamenti con genitori e docenti, le telefonate con il Provveditorato (così si chiamava allora) e con i vari uffici della città. Verso le ore 13 la giornata si stava avviando alla conclusione e in tutte le classi era un fermento di studenti e docenti in vista dell’uscita. Alcuni erano già fuori della porta come in attesa del tram. La routine a un certo punto fu rotta dall’arrivo di un bidello (allora si chiamavano così) che classe per classe comunicava a tutti i docenti (già con il pensiero al pranzo imminente) che erano convocati d’urgenza dal preside. Nessuno si sognò di trascurare l’invito perentorio, immaginando chissà quale emergenza. Una cinquantina di docenti, dopo aver in fretta e furia congedato gli alunni, riposto i registri nell’armadietto e chiuse le cassettiere, si ritrovarono alla spicciolata nell’atrio adiacente l’ufficio del preside. Nei visi un’espressione tra l’interrogativo, il curioso e il preoccupato. Bussarono alla porta dell’anticamera. Nessuna risposta. Bussarono ancora e infine, lentamente, uno alla volta, riempirono l’angusto spazio davanti alla porta della presidenza. Proprio lì era appeso un enorme, colorato ed occhieggiante pesce di carta che fornì una inequivocabile risposta a tutte le infinite domande dei convenuti. Primo d’Aprile, benvenuti e buon pranzo! Abuso di autorità? Oppure il fatto è che un po’ più di fantasia e di divertimento ogni tanto gioverebbe? I “convocati” dichiararono di essersi divertiti. Comunque a tutti “semel in anno licet insanire”…

Giuseppe Campagnoli

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Radio Web ReseArt

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E’ in fase sperimentale la Web Radio di ReseArt all’indirizzo:

 http://www.spreaker.com/user/7221450.

Presto si avvieranno trasmissioni in diretta web sui temi del blog e saranno disponibili contenuti podcast.

P.S. Non è uno scherzo!

Giuseppe Campagnoli

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Ulla: la strada del ricordo

di Angela Guardato Angela-Guardato

Vieni, c’è una strada nel lontano bosco verde, che non hai mai visto. Una strada che vorrei farti vedere. E’ affascinante. Non bisogna mai perdersi ciò che di affascinante c’è al mondo, quando mai lo si riesca a scorgere.

Così Klod e suo figlio si presero per mano e chiusero gli occhi: in un attimo i loro corpi svanirono nell’aria. Giusto il tempo di un respiro.

Dopo pochi secondi si trovarono a 1000 km di distanza. Si trovarono là. In quella strana strada.

– Questa è Ulla: la strada del ricordo, disse il padre.

Il bambino restò a guardare con la bocca spalancata, come le valve di una conchiglia dopo che si sono aperte piano piano.

Una folta vegetazione incolta ricopriva quasi completamente tutto. In mezzo, come soffocate dal verde, emergevano strane forme, si sarebbe detto: metalliche, piuttosto grandi. Come grandi scatole rovinate dal tempo, ferite da larghe aperture.

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– Sono bellissime. Cosa sono, papà? Chiese Sat, guardando l’uomo come si guarda un dio.

– Sono au-to-mo-bi-li, figliolo. Rispose Klod, scandendo bene ogni sillaba. Gli uomini le usavano circa 3000 anni fa.

– Davvero? Vuoi dire nel 2000? Chiese dopo un rapido calcolo mentale.

– Sì, anche se erano state inventate circa 120 anni prima e per farle funzionare si usava un liquido infiammabile, chiamato carburante. Nei primi anni gli uomini si recavano in farmacia con un fiasco per comperarlo. Ma la prima automobile ad essere prodotta in serie risale al 1908, si chiamava “Modello T” e fu progettata da un uomo di nome Henry Ford.

Affascinato dalle tante cose che sapeva suo padre, il bambino ascoltava il racconto con grande attenzione, come sempre fanno i bambini mentre ascoltano una storia, soprattutto se una storia vera.

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Arte d'oggi Cinema Racconti Varia umanità

Sleepnomore

di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

E’ il tuo ventinovesimo compleanno, sei nella Big Apple, in vacanza, due dei tuoi migliori amici ti danno il loro regalo, “Macbeth” di William Shakespeare, rigorosamente in lingua originale e un biglietto di auguri: “Ore 11.15 Venerdì, vestiti comoda, è ora di uscire dalla tua comfort-zone”.

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Perché Macbeth? Ho un vago ricordo della trama, perché mai dovrei vestirmi comoda? Dove vado? Sono una coreografa, probabilmente mi hanno regalato un biglietto per uno spettacolo, ma perché tutto questo mistero? Nessuno osa rispondermi, la mia unica raccomandazione è non volere né Babbo Natale né persone mascherate perché mi terrorizzano… e poi in fin dei conti si sta bene nella comfort zone, no?

Venerdì 10 Agosto siamo fuori da uno dei tanti enormi palazzi Newyorkesi nella zona di Chelsea, una lunga fila di donne e uomini vestiti in abito da sera, accostamenti bizzarri, si riconoscono i turisti, ovviamente i più casual, l’unica cosa visibile è un enorme portone nero con un altrettanto gigante bodyguard in smoking che fa entrare il pubblico scaglionato, il tutto è ancora così incomprensibile, si respira la frenesia, l’emozione e la curiosità, per me sono attimi di adrenalina misto a terrore, alla paura di non conoscere. Io, nella mia comfort zone, conosco sempre tutto forse troppo.