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Oh che bel castello! Potrebbe essere un bel portale educante.

 

Una storia emblematica e purtroppo ricorrente e assolutamente multipartisan nell’ Italia dell’abbandono progressivo di beni storici e artistici  e spreco di risorse pubbliche è quella del castello di Montefiore di Recanati, dove si intrecciano anche passaggi di architetti con una certa affinità elettiva come il sottoscritto e Giancarlo de Carlo che, oltre ad Aldo Rossi, per idee contrapposte ma ricongiunte come in una circonferenza infinita sono stati i miei riferimenti culturali  originari anche se oggi ampiamente superati ed aggiornati.  Questa storia che si intreccia con la mia biografia e la mia vecchia professione, tanto amata e tanto odiata, è tornata in evidenza di nuovo e di recente,  in conseguenza ad un ripresa di interesse locale per il monumento.

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Il monumento

Punto forte del sistema difensivo duecentesco del Comune di Recanati verso Osimo costruito sulle rovine del castrum Montali, la fortificazione fu ristrutturata e rinnovata dal 1405 per tutto il XV secolo con l’aggiunta della torre centrale in funzione di avvistamento per la guarnigione già presente. Il castello divenne una vera e propria rocca con cassero e rivellino. Si trasforma nel tempo, venute meno le esigenze difensive, in borgo rurale  a partire dal seicento e le tracce di sedime delle abitazioni all’interno della corte sono solide, evidenti e fanno parte integrante della storia del manufatto. Permane nell’ottocento il borgo con 29 famiglie di artigiani, braccianti e filatrici più la parrocchia. Il borgo murato è completo a metà ottocento ma viene demolito negli anni successivi secondo la perniciosa filosofia conservativa e purista del tempo. Restano tracce del sedime e rari documenti catastali gregoriani della struttura interna della cortina abitata. Una foto del 1920, dopo alcuni interventi di consolidamento e restauro statali e comunali otto-novecenteschi (compresa la rampa d’accesso) mostra ancora un corpo (la chiesa) interno alla cinta muraria poi demolito insieme ad altri.

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L’idea di un recupero possibile

Nel lontano 1987 l’idea di recuperare il Castello, un presidio dal disegno e dalla storia originali, venne proposta all’allora Amministrazione del Comune che la accolse con qualche ambiguità e con qualche riserva ma la fece sviluppare fino a che non divenne un progetto vero e proprio con tanto di approvazione, dopo varie vicende burocratiche, della Soprintendenza competente.  Nel 1990 a progetto definitivo completato arrivò il parere favorevole della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici con alcune prescrizioni utili alla realizzazione delle opere, ed una sorprendente indicazione di mantenere la rampa di accesso in muratura (novecentesca) forse perché realizzata a suo tempo proprio su progetto di quell’ufficio. Il progetto completo di preventivi particolareggiati, di diagnosi e cura dei dissesti, di particolari costruttivi di strutture murarie, arredi fissi e mobili e impianti tecnologici, compreso un plastico in legno, fu consegnato definitivamente al Comune. Ma del progetto, dopo alterne vicende burocratiche, che non sto per pudore ad elencare, non si  fece nulla.

Le linee principali del progetto

Il progetto di consolidamento, restauro e riuso prevedeva di destinare la struttura a botteghe artistiche ed artigiane, una ludoteca pubblica e un centro di documentazione con biblioteca, emeroteca e audiovisivi,, in sostanza un polo educativo e culturale che con qualche intervento accessorio e aggiornato potrebbe ben essere oggi una delle basi e dei portali dell’educazione diffusa. L’impianto avrebbe dovuto essere integrato, nella corte, da strutture prefabbricate in legno che avrebbero riprodotto la fisionomia del vecchio borgo sorto all’interno delle mura tra il 1500 e il 1800.Una mini città educante.  Partecipò al progetto anche il noto e compianto artista  Loreno Sguanci che disegnò una scultura-stele  simbolica da porre all’esterno della cinta muraria. Un parere estremamente utile e lusinghiero per i due giovani progettisti fu espresso in una lettera dall’Arch. Faglia consulente del FAI e dell’Istituto Italiano dei Castelli che lo visitò insieme al principe di Galles in un viaggio a Recanati. Collaborarono ufficialmente al progetto redatto dagli architetti Giuseppe Campagnoli e Giancarlo Stohr, giovani studenti di architettura e neo architetti alle prime armi. Il progetto era pronto quasi esecutivo ma ben tre amministrazioni di diverso colore non riuscirono o non vollero  realizzarlo.

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I progetti  successivi

Le amministrazioni succedutesi nel tempo, pur avendo già un progetto pagato (nella sostanza valido anche dopo trent’anni per la sua attualità, soprattutto nelle destinazioni d’uso previste), da cui partire per il restauro e  riuso del castello, diedero  incarichi ad altri professionisti, tra cui uno studio legato a Giancarlo De Carlo, di cui si vedono alcuni rendering e disegni qui sotto, suscitando anche l’attenzione della Corte dei Conti che dovette intervenire con gli esiti noti ai cittadini di Recanati. Successivamente, alla fine degli anni ’90, furono effettuati alcuni minimi interventi per un uso parziale come teatro all’aperto e per l’accessibilità alla torre maestra. Pare che non siano stati effettuati interventi di consolidamento delle fondazioni. Oggi si torna a parlare del castello (perché di castello si tratta) . Cosa succederà? Che si possa riparlare di un uso culturale ed educativo? Che possa diventare un bel portale aperto al territorio, alla campagna ed alla città? Per una città educante sarebbe un bel gioiello da recuperare ad un uso veramente attivo e permanente con biblioteche, botteghe, radure, anfiteatri all’aperto, costruiti come  in un bello scenario di apprendimento incidentale ed esperienziale, seppure nella sua contenuta dimensione che comunque è un pregio di dimensione umana. Nemo propheta in patria come suggerisce la storia in quel di Recanati e poi di Pesaro e Urbino per realizzare architetture per l’ educazione diffusa…ma non si può mai sapere.

Giuseppe Campagnoli Luglio 2019

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amministratori Architettura cittadini controeducazione edifici scolastici edilizia scolastica Educazione Scuola

Edilizia scolastica 3.0

 

Ci saranno la bandiera, il prete, il sindaco, gli assessori il, maresciallo, il provveditore. Tutto come prima, tutto come sempre. E’ sorto un nuovo casamento scolastico di quelli che già ai primi del ‘900 aborriva Papini in funzione della libertà dei luoghi  dell’ educare, del riabilitarsi, del curarsi. E nella mente di ciascun cittadino  dovrebbero sorgere spontanee queste domande:

  • Quali sono gli aspetti innovativi in termini pedagogici e architettonici dell’edificio costruito?
  • Qual è la valenza ecologica e sostenibile in relazione ai materiali costruttivi e agli arredi scelti?
  • Quanto è costata la demolizione del vecchio edificio e quanto la ricostruzione del nuovo “chiavi in mano”?
  • Sono stati stipulati mutui e finanziamenti per sostenere i costi? Per quanti anni? E per quale cifra annua?
  • Per quanto tempo è stato garantito l’edificio?
  • Quali sono i costi annui di gestione e manutenzione?
  • Era ineluttabile la costruzione di nuova edilizia scolastica?
  • Non si poteva avviare un processo, forse più lungo ma sicuramente più economico e  innovativo per tutta la città, di educazione diffusa?
  • Chi ha firmato il progettato dell’architettura?
  • Quali sono i principi architettonici e pedagogici ispiratori dell’opera?
  • La ricollocazione dell’edificio nello stesso quartiere e nello stesso sito potrà migliorare la viabilità e l’impatto urbanistico generale già problematico da tempo?

Le risposte ci saranno, saranno chiare, pubbliche e tempestive?

La primavera porta l’ennesima inaugurazione di un nuovo reclusorio scolastico (leggasi scuola elementare) che quasi per una provocazione del destino è stato ricostruito sotto le mie finestre, per riprendere il contenuto di una lettera che inviai, rigorosamente in par condicio ad alcuni sindaci (di vari orientamenti politici ma di pari orientamento veteroculturale) della mia provincia, che si sono voluti cimentare nella costruzione di nuovi monumenti all’istruzione mercantile. Ricordo la lettera e il commento  che inviammo qualche mese fa con una copia del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa. Per oltrepassare la scuola”. Ahinoi non siamo stati degnati di alcuna risposta e nessun commento nella miglior prassi di trasparenza e dialogo.

“Spettabile amministrazione,

così come ho fatto con altre città, sindaci e assessori propongo la lettura del volumetto che allego in omaggio con la speranza che ci si decida in futuro ad intraprendere la strada della educazione diffusa evitando lo scempio della costruzione di nuovi reclusori scolastici. Qualche amministrazione illuminata e rivoluzionaria già ci sta pensando e in molte realtà come Milano, Monza, Cosenza, Genova, Urbino, Cattolica, si stanno muovendo iniziative dal basso (genitori, insegnanti, cittadini) per sperimentare forme di educazione diffusa in luoghi diversi dagli obsoleti edifici scolastici. E’ un dono per le feste d’inverno di cui spero possiate far tesoro.” “Si moltiplicano le occasioni di uscire dalle aule scolastiche ma, ahinoi, si deve ad un certo punto inesorabilmente rientrarvi. Se non si identificano, trasformano e rivoluzionano i luoghi della città che potrebbero fare da scenari per ospitare l’educazione diffusa, temo che il nostro Manifesto possa restare ancora per molto sulla carta. Bisogna convincere e vincere le resistenze dell’apparato politico, scolastico e amministrativo e “costringerlo” in qualche modo a fare dei passi significativi verso la direzione di una città che educa. Se da una parte si insiste pervicacemente sull’aria fritta e sull’idea ancora mercantile e classiJcatoria della Buona scuola e dall’altra, come splendidi carbonari, si fanno esperimenti di educazione diffusa e progetti decisamente rivoluzionari, spesso con rischio di predazione e strumentalizzazione da parte di certa politica da folla manzoniana ma di dubbia valenza libertaria, le strade rimarranno divergenti e vincerà ancora quella falsamente innovativa delle tre “i” e delle tre “c” (inglese, informatica e impresa; conoscenze, competenze e capacità). Quando siamo stati ospitati, raramente, in qualche consesso istituzionale, per illustrare il nostro Manifesto si aveva la forte impressione di essere gli eccentrici fricchettoni di turno che facevano audience e stimolavano la curiosità per un attimo di divagazione dalle cose “serie”. Occorre infiltrarsi e contaminare attraverso progetti e interventi sempre più frequenti, reali e diffusi gli spazi lasciati liberi e contemporaneamente ma decisamente agire per trasformare la città, contrastando la costruzione di nuovi reclusori scolastici a favore della realizzazione dei portali della città educante e della trasformazione degli spazi che hanno in nuce la vocazione alla controeducazione come le piazze, le strade, le biblioteche, i musei, i teatri, le botteghe…”

Resta la speranza che si cominci da qualche parte a sperimentare altre strade architettoniche, anche se, per il momento, sembra che si voglia perseverare diabolicamente nello sprecare risorse per demolire, progettare e costruire scuole su scuole anche come monumenti propagandistici per le amministrazioni di turno. Quando abbiamo provato prima timidamente e poi un po’ meno a far presente che ci sarebbero altre strade più innovative ed efficaci, oltre che economicamente sostenibili, siamo stati nella migliore delle ipotesi ignorati o snobbati. Così va il mondo da queste parti. Le nuove scuole, sulla scia dello slogan delle belle scuole governative, in fin dei conti sono anche architettonicamente ed esteticamente discutibili, falsamente ecosostenibili (dove si prende il legno? e le tonnellate di cemento e ferro per fondazioni ridondanti?..) nelle loro forme che scimmiottano un opificio, un centro commerciale, un albergo o una stazione, non certo un luogo d’educazione.

Giuseppe Campagnoli

14 Aprile 2018

Ecco un collage di immagini di una scuola “senza corridoi, senza aule, ecologica, innovativa, architettonicamente di pregio” accanto a quelle di una scuola della fine degli anni ’70 che all’epoca veniva considerata innovativa. Infine immagini di edilizia scolastica accanto ad immagini di edilizia carceraria. Infine è opportuno un suggerimento per alcune letture che non dovrebbero assolutamente mancare nel bagaglio culturale di qualsiasi amministratore locale e che proponiamo in coda al presente articolo. Ai posteri l’ardua sentenza? No, bastano i contemporanei.

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2018

 

Edilizia scolastica e carceraria

 

Bibliografia minima

  • Campagnoli Giuseppe (2007) L’architettura della scuola Franco Angeli Milano
  • Mottana Paolo (2012) Piccolo Manuale di controeducazione Mimesis Milano
  • Mottana Paolo e Giuseppe Campagnoli (2017) La città educante. Manifesto della educazione diffusa. Asterios Editore Trieste
  • Mottana Paolo e Luigi Gallo (2017) L’educazione diffusa Dissensi Edizioni Viareggio (LU)
  • Howard Ebenezer (2017) La città giardino del domani Asterios Editore Trieste
  • Agnoli Antonella (2014)Le piazze del sapere Editori Laterza Bari
  • Marcarini Mariagrazia (2016) Pedarchitettura Edizioni Studium Roma
  • Weyland Beate e Attia Sandy (2015) Progettare scuole, tra pedagogia e architettura Guerini Scientifica Milano
  • Giovanni Papini Chiudiamo le scuole. 1912

A proposito di scuola diffusa anticipiamo che  un convegno a Milano in Maggio sarà dedicato all’esperienza del “Quartiere educante” tra educazione, architettura e città. Noi saremo ospiti e testimonials.

In anteprima vi proponiamo il manifesto provvisorio in attesa di quello definitivo che verrà pubblicato a breve.

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Architettura edifici scolastici edilizia scolastica Educazione Scuola

Mea culpa, ma non tanto, di un architetto

Ho progettato alcuni edifici scolastici durante la mia vita professionale di architetto e uomo di scuola. Per fortuna pochissime. Mea culpa, mea maxima culpa! Ma poi mi sono abbondantemente redento. I tempi erano diversi e molte idee che abbiamo messo in pratica insieme, io e i miei colleghi, prefiguravano già una scuola diversa in luoghi diversi e, forse, in qualche aspetto anche all’avanguardia. Ecco un esempio per tutti. Erano appena uscite le  Norme Tecniche ministeriali sull’edilizia scolastica del 1975, allora abbastanza innovative, perchè non solo “tecniche” ma in quarant’anni mai del tutto superate, quando chiamarono il nostro studio (Giuseppe Campagnoli, Paolo Basilici e Sergio Tarducci) a disegnare una scuola media a Recanati. Fu una progettazione partecipata (già nel 1976!!), (cfr Progettare scuole tra pedagogia e architettura Beate Weyland, Paolo Bellenzier e Sandy Attia, libro e testo) con assemblee e incontri tra genitori, insegnanti, amministratori e progettisti, con interviste a scolari e studenti, trasmissioni radiofoniche e tanto altro.

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La nostra fede era quella neorazionalista e ne scaturì un manufatto tipologicamente coerente e assai caratterizzato per gli spazi giudicati innovativi come la rampa e il teatro, l’abbattimento delle barriere architettoniche, le aule-non aule (uno spazio continuo e lineare, a spirale verso l’alto torno allo spazio comune, flessibile e modulabile) gli ateliers, i colori e tanto altro. Chi sta usando la scuola oggi, ci ha testimoniato il permanere di alcuni lati positivi e tuttosommato evoluti. Ne è la prova il fatto che l’amministrazione comunale di allora per ls sua concezione conservativa, ci sottrasse la direzione dei lavori e la guida nell’esecuzione del progetto. La forma e la sostanza furono in gran parte snaturate, tanto da provocare una polemica di mesi sulla stampa locale e la  provocatoria assenza all’inaugurazione, con tanto di ministro, di noi progettisti, Proprio in occasione di una presentazione del libro “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” ho potuto fare una rimpatriata piacevole e gratificante dopo quarant’anni, in quegli stessi spazi, aggiornati e valorizzati dal preside e dai docenti come  fossero un preludio e in qualche modo un piccolo embrione (da rivedere e ridisegnare meglio) per uno dei “portali” che dovrebbero diventare le basi per le attività della scuola diffusa nella città del futuro che immagino.

Altre esperienze successive mi videro coinvolto negli interventi relativi alla ristrutturazione di istituti d’arte, in vari concorsi per scuole materne ed elementari (tra il 1980 e il 1997) e in una competizione internazionale per l’aula del futuro organizzata dal Network “The architecture for humanity” (2009). Proprio in quell’anno ho abbandonato l’impegno, seppur raro, nella progettazione per coinvolgermi a tempo pieno nella ricerca avendo anche percepito a fondo lo scivolamento nel mercantile della professione di architetto anche nelle opere pubbliche, non solo in Italia. Ecco alcuni testi che, anche per contrapposizione,credo possano orientarci, verso i lidi dell’utopia possibile

E una carrellata efficace: https://www.facebook.com/Researtu/videos/10212422180366299/

 

Giuseppe Campagnoli

 

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Agesci Eventi culturali Eventi Marche Mostre sugli scout recanati Scoutismo Varia umanità

Giovani esploratori a Recanati

Un reportage dall’inaugurazione, a Recanati il 23 Aprile 2016, della mostra “60 anni di scout” presso la Chiesa di San Vito. Organizzata da Fabio Buschi e Roberto Calorosi in collaborazione con il Circolo Numismatico Filatelico Recanatese e con il patrocinio del Comune di Recanati e della campagna “Recanati Capitale della Cultura 2018”. Sponsors dell’evento Unipol Sai e Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano. Incontri, memorie , rimpatriate, commozione ed impressioni. Le foto sono di Giuseppe e Marco Campagnoli, i testi  della memoria qui riportati sono di Giuseppe Campagnoli ed Enzo Polverigiani.

Ricordi Scout 1961-1968
di Giuseppe Campagnoli

“Ho ricordi ondivaghi del mio trascorso da scout nell’ASCI di Recanati 1° prima come lupetto, poi come “giovane esploratore” e  Akela per qualche mese..
Il periodo era dall’inizio degli anno ’60 fino oltre la metà quando a 17 anni sotto la spinta del rock’n roll,  della politica e delle fanciulle  abbandonai Don Mariano e gli scouts…
Ho dei flash di memoria di quando ci dondolavamo sugli sgabelli di legno fatti da noi nell’angolo di squadriglia, delle litigate ai campi estivi con altri capisquadriglia in competizione, di quando mio fratello Alfredo salì su un albero e vi rimase per qualche tempo in segno di protesta per  un fatto che lo aveva colpito ingiustamente e il mio contributo alla sua discesa. Ricordo ancora le guardie notturne alla cambusa da difendere dalle scorrerie degli altri reparti
le notti all’addiaccio dentro una sacco di iuta davanti al fuoco, l’alzabandiera mattutina, le cucine con i bidoni di lamiera,la promessa, i nomi di caccia e i tanti giochi di avventura. 
Ho poca memoria dell’aspetto religioso e caritatevole, molta della solidarietà e delle amicizie nate e consolidate. Ho ancora presenti i costumi e i movimenti del Miles Gloriosus di Plauto recitato tra gli applausi al San Giorgio di Ascoli Piceno e le scene della sfortunata kermesse che mi vide cadere platealmente  da “cavallo” nella giostra del saracino “scout” allo stesso San Giorgio!”

 

Ricordi Scout 1952-1956
di Enzo Polverigiani

“Da quando, dalle note biografiche del neo presidente del Consiglio Matteo Renzi, si è appreso che lo stesso è stato lupetto e boy scout, a differenza di tanti suoi seguaci che setacciando le loro vite si sono scoperti, guarda caso, boy scout a loro volta, mi sono sempre accuratamente imboscato. Ma adesso una fotografia, emersa dalla notte dei tempi, mi inchioda senza scampo: così esco allo scoperto e dichiaro di essere stato boy scout, anche se per poco e con scarso profitto. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e dei compagni ritratti nella foto ne riconosco appena un paio, augurandomi che siano presenti e riconoscano anche me, magari facendosi una risata.
Perché, e questo lo ricordo bene, diedi le dimissioni dalla squadriglia Tigre (molto meno aggressiva di quella, tristemente famosa, che avrei incrociato anni e anni dopo, in Bosnia) per via di…un paio di lenzuola. Bisogna sapere che mia madre, l’istigatrice della mia iscrizione, mi teneva nella bambagia, con la divisa sempre in ordine e mi raccomandava le buone maniere. Per cui ero guardato un po’ di traverso, come un signorino, dal rude, manesco e decisionista cappellano don Mariano, e dai miei compagni altrettanto rudi, abituati ai campeggi, ai sacchi a pelo, alle tende che io cercavo invece di schivare. In più, essendo uno dei più giovani, non mi era permesso portare l’agognato coltello (a pensarci bene, di misure proibite) che era di pertinenza soltanto dei più anziani ed esperti.
Un bel giorno, mia madre mi convinse a partecipare a un campeggio: e io, quando fu ora di dormire sotto la tenda, dopo i cori di rito, invece del sacco a pelo tirai fuori lenzuola e coperte. Fui seppellito dalle risate, e ciò mi indusse, poi, a rassegnare le dimissioni. Forse anche per questo non ho mai provato a diventare presidente del Consiglio.”

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Recanati sparita. Ultima puntata.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Recanati sparita. Su RadioErre Recanati, nella rubrica Appuntamento con l’arte a cura di Nikla Cingolani, è andata in onda l’ultima puntata di “Recanati sparita”. Un colloquio informale e non paludato, una specie di autobiografia architettonica minimale attraverso i luoghi della città leopardiana. In anteprima proponiamo il cortometraggio realizzato dall’autore e che farà da sfondo narrativo all’intervista. Si sono fatti cenni alla crescita disordinata e speculativa della città, si è citata qualche rara eccezione che conferma la regola percorrendo aneddoti su alcune architetture che hanno attraversato in qualche modo la vita dell’autore: Villa Gigli, il complesso dei Cappuccini, l’edilizia popolare dei primi del ‘900, l’edilizia rurale e, da ultima ma non ultima l’architettura per le scuole che tanta parte ha avuto nella mia formazione professionale. Colgo l’occasione per un ringraziamento e un ricordo ai miei colleghi ed amici Paolo Basilici, Sergio Tarducci, Anacleto Sbaffi, Sandro Scarrocchia, ai miei maestri Roberto Pane, Aldo Rossi e Uberto Siola e, con affetto insostituibile, al mio compianto fratello Alfredo. E grazie a chi ha avuto la pazienza di ascoltarci.

Giuseppe Campagnoli 14 Maggio 2015

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Architettura cultura memoria recanati sviluppo sostenibile territorio

Recanati sparita. Seconda parte.

Radioerre Recanati. Appuntamento con l’arte del 14 Aprile 2014.Seconda intervista di Nikla Cingolani a Giuseppe Campagnoli

sull’architettura “sparita” di Recanati.

 

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Recanati. Marzo 2015.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un breve racconto per condividere un’impressione ed essere leggermente autobiografico nel constatare come il passato debba essere ricordato per un attimo per poi andare avanti sfruttando solo la memoria che è già dentro di noi. Absit iniuria verbis…Mi aspettavo molto di più, mi aspettavo di salutare finalmente Francesca, dopo tanto tempo, annunciata ed evocata dalla poesia di Giacomo, “Verrà?”, mi aspettavo un abbraccio ideale dai compagni di un tempo, perché, nonostante il tempo, noi, in fondo, siamo sempre gli stessi e siamo fatti di passato e presente e di desideri per il futuro. Mi aspettavo un attimo, solo un attimo di memoria fuori dal tempo, dolce e serena. Ma così non è stato.

Ecco il breve racconto di una delusione improvvisa, inspiegabile, struggente.

Poco tempo fa, sapendo che ci sarebbe stato un incontro di musica e poesia e forse un rendez vous di vecchi amici ho fatto una toccata e fuga serale a Recanati. A parte l’abbraccio sincero con il mio amico ottimo anfitrione e il saluto caloroso di una vecchia conoscenza che non vedevo da decenni, una platea ancien e sconosciuta o almeno non riconosciuta, tipica delle università della terza età, nella cornice di un’atmosfera della città grigia e ventosa è il teatro della kermesse che appare subito affatto popolare pur anche nelle citazioni più familiari e nei ricordi più leggeri. L’esordio delle immancabili presentatrici istituzionali è già illuminante con il distinguo tra “lettere basse e lettere alte” come se una lettera popolare ma sincera di un contadino o di un soldato non possa essere sublime poesia e sia necessario essere di lettera culturalmente altolocata per scrivere in plausibili versi. Conoscevo le poesie dell’autore sul palco e le avevo apprezzate nelle letture dal webriconoscendovi, in un misto di sana nostalgia ed emozione, luoghi, fatti e persone che sono stati a me molto familiari e vicini. In sala ahimè i versi hanno reso meno, in una dizione a fil di voce che è sembrata meno appassionata, forse per la vertigine della platea…  Gli intervalli con gli accordi di un musicista sicuramente virtuoso ma apparso un po’ imbolsito, ripetitivo e a tratti anche incerto, non hanno giovato alla comunicazione ed alle emozioni che si sarebbero potute suscitare. Ho capito finalmente, in una fortissimissima (per dirla con Leopardi) sensazione di disagio, che la mia città forse non era più la mia città e come sia vero il detto che nessuno è profeta in patria se è un profeta e soprattutto se non ha più una vera patria. Nel mezzo di un irresistibile senso di patetico, il pensiero e la fuga discreta sono stati un attimo. Un grazie comunque sincero a Leo perché mi ha fatto involontariamente capire che, a volte, il passato è meglio che resti dov’è, bello perché  irrangiugibile come, sovente, anche il presente. Addio Recanati sparita, melanconica e irresistibile solo nei miei ricordi da lontano.Addio ricordi di figure che ho amato forse nella mia immaginazione e che non posso e non debbo sperare che tornino neppure a salutarmi da lontano.

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Recanati sparita. Marzo 2015.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Appuntamento con l’arte. La prima puntata di “Recanati Sparita” a cura di Giuseppe Campagnoli. Martedì 24 Marzo su Radioerre Recanati con Nikla Cingolani.

L’architettura della cittadina leopardiana in una storia “favolosa” un po’ autobiografica.

Autocitandomi dal pamphlet “Questione di Stile” una doverosa premessa sull’architettura moderna e contemporanea riguarda chi progetta. Recanati è stato una specie di laboratorio sui generis in architettura e la summa esemplare dei beni e dei mali italiani in questo campo, oltre che, per inciso, la mia palestra di giovane architetto.

Secondo una specie di dato statistico demografico, culturale ed ambientale riferito al contesto europeo, a Recanati spetterebbero oggi non più di 10 progettisti qualificati in architettura. Il mercato (quello che solo da noi vede geometri, periti edili, periti agrari, ingegneri di tutti i tipi arrogantemente in pista per fare architettura) è un’altra cosa. Sappiamo che il mercato è contro l’ambiente e la qualità, ma l’ipocrisia e il liberismo sono ahimè ancora vincenti. Chi perde sono insieme la città, l’ambiente, il territorio, la qualità della vita e l’equità sociale. Recanati non ha fatto eccezione. Partendo da queste premesse contemporanee vorrei percorrere la storia dei muri di Recanati attraverso la mia esperienza personale che si è conclusa alla fine degli anni ’90 con l’episodio tormentato del restauro del Castello di Montefiore. Cominciai il mio dialogo con la città di Recanati da architetto neo laureato nel lontano 1974 insieme ai miei compagni di viaggio fino all’inizio degli anni ’80, poi da solo. Orgogliosamente e coerentemente ho sempre provato ad applicare, interpolandoli saggiamente, gli insegnamenti dei miei maestri Roberto Pane, Aldo Rossi, Uberto Siola e Salvatore Di Pasquale. Mi sono dedicato molto all’architettura pubblica per l’educazione e la cultura e meno alla residenza, con sperimentazioni e provocazioni che i miei clienti illuminati hanno sempre saputo accettare. All’epoca Recanati conservava ancora un minimo di fisionomia urbana accettabile e riconoscibile nonostante i primi danni si fossero  già verificati fin dagli anni ’60 con i ritorni in provincia del boom edilizio italiano e i primi piani urbanistici  spesso più dedicati alla speculazione intenzionalmente o per limiti normativi. La forma di città lineare di crinale era ancora percepibile da ogni accesso e le periferie vere e proprie, popolari o residenziali che fossero, non si erano ancora formate. C’era una cintura a ridosso della circonvallazione fatta di case popolari ancora dignitose e frutto di eredità architettoniche di tutto rispetto.

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La  convinzione che non vi dovesse essere urbanistica e pianificazione basata su norme e standards ma solo architettura e disegno urbano mi ha dato, nel tempo, ragione. A Recanati, oggi, è come se ci si trovasse difronte a un piccolo museo esemplare dei fatti e misfatti architettonici italiani, ma anche di alcune, isolate nel tempo e nello spazio, felici intuizioni. Il centro storico, le prime espansioni disordinate dei piani di fabbricazione, quelle ordinate ma “ad usum delphini” della speculazione edilizia che ha tradito, come era prevedibile, anche le buone intenzioni del primo PRG e delle sue trasformazione, gli interventi pubblici occasionali e raramente di qualità, i monumenti autocelebrativi di non pochi architetti autoctoni ed esotici, in genere eclettici e imitatori, possono suggerire una specie di percorso didattico su come non si debba fare architettura, come poche rare eccezioni. Con l’industrializzazione e il fabbisogno di case anche in un paese come Recanati partiva l’espansione nelle aree periferiche sottratte alla campagna, spesso senza alcun distinguo idrogeologico (non erano d’obbligo le indagini geognostiche) o paesaggistico se non dove l’orografia era più favorevole e non c’erano o non c’erano ancora vincoli storico-artistici. L’architettura, se così si può definire, la facevano le imprese edili più che i pianificatori e gli architetti. Da qui ragioneremo nelle chiacchierate che seguiranno per riconoscere i prodromi e le cause di ciò che vediamo oggi e perché, parafrasando la “Roma sparita”, si può parlare di “Recanati Sparita”, nascosta dietro la cortina di nebbia dell’ eclettismo di “bassa edilizia” che accoglie il visitatore nelle prime periferie della città.

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Musica

Soloperpassione. Proroga iscrizioni al 31 Dicembre 2014

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Soloperpassione. Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti. Un libro, un disco e un evento.

Proroga iscrizioni

Recanati, che è nota indiscutibilmente per le genialità ed i talenti di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli, possiede una storia artistico-musicale un po’ sottotraccia ma sicuramente di tutto rilievo anche per quel che riguarda la musica cosiddetta “leggera” e pop. Fin dai fasti di quando le fabbriche di strumenti musicali (come la Eko) negli anni 60 e 70 attiravano come sponsors ante litteram artisti ed eventi dal mondo discografico e musicale del tempo, c’è stato un proliferare di gruppi e musicisti fino ad arrivare alle ribalte della cronaca, anche nazionale, di eventi ed iniziative importanti. Chi scrive ha vissuto questo clima, un po’ da comprimario ma sempre da appassionato, soprattutto nel periodo dalla fine degli anni sessanta alla fine dei settanta. Da qualche anno a questa parte, come esperto e saggista di arti varie, ha coltivato l’idea di raccogliere e raccontare, partendo proprio da Recanati le storie di vecchi e nuovi “cantattori” e “cantautori” non professionisti delle Marche. Molto spesso chi scrive e canta “soloperpassione” porta con sé qualità più solide di chi si ostina a volerne fare un mestiere pur non possedendo alcun talento.  La passione muove l’espressione artistica che il più delle volte è disinteressata e  non diventa un mestiere contrariamente a quanto sta accadendo in Italia e nel mondo per colpa dei mille concorsi, realities, e gare di musicisti, cantanti, ballerini, poeti, cuochi, attori, scrittori  che spingono al parossismo le illusioni di tanti giovani e meno giovani. La scuola ed una formazione seria, sia di base che di vocazione, sarebbero la soluzione a tutto, anche per cominciare carriere di artigiani dignitosi che non è detto diventino per forza artisti.

Soloperpassione oltre a voler dare visibilità agli appassionati è anche un’idea per celebrare Recanati da sempre una città della musica e fucina di talenti nascosti. Un libro e un disco nel 2015 e, forse, un evento da programmare per la  primavera del 2016.

Abbiamo deciso per una proroga della scadenza di adesione. 

A seguito di una proroga di 15 giorni, l’iscrizione all’iniziativa scade pertanto, improrogabilmente, il 31 DICEMBRE 2014 Chiunque fosse interessato è pregato di compilare e inviare il form che troverà qui.

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Architettura Varia umanità

Recanati sparita.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Molte sono le ipotesi sull’origine “urbanistica” di Recanati. Monaldo Leopardi ne tratta nei suoi “Annali di Recanati” ed altri autori ne hanno scritto. Certa è invece l’evoluzione recente, a partire dai primi del ‘900. La fisionomia di città di crinale, con la caratteristica forma a “gabbiano” (oggi di difficile individuazione), viene alterata nel tempo con l’occupazione diffusa e disordinata (non c’è stato alcun ordine nella filosofia pianificatoria della burocrazia negli ultimi cinquant’anni se non di natura speculativa)  degli spazi tra i colli originari. Fortunatamente, nel tempo, è stato in qualche modo  preservato lo skyline a monte, verso Macerata e l’Appennino, per motivi orografici e grazie ad alcune provvidenziali norme di tutela. Dopo il passaggio da un’economia mercantile e artigianale ad una prevalentemente agricola, con il declino della fiera dal XVI secolo, scompare gradualmente la struttura porticata del centro mentre è nel  XIX secolo che avvengono le trasformazioni più di impatto sul disegno della città, segnando l’avvio di una sequenza di modifiche estremamente negative anche dal punto di vista del microclima saggiamente creato nel centro storico dagli anonimi architetti medievali nell’urbanizzare i colli del crinale. La serie di interventi iniziati con la costruzione del nuovo edificio comunale ed il disegno della grande piazza, entrambi  decisamente fuori scala, la demolizione di conventi di San Domenico e San Francesco e l’inserimento di un percorso di circonvallazione che incide il monte Tabor chiudendolo alla vista diretta della campagna, (cfr.Giacomo Leopardi) tutti ottocenteschi, si conclude degnamente con lo sventramento del periodo fascista, che genera la bruttissima Via 1° Luglio, peggiorata con i recenti discutibili inserti scultorei nelle presuntuose nicchie. Il disegno del borgo, negli anni successivi, si completa con  la costruzione scellerata della torre dell’acquedotto accanto al complesso di Sant’Agostino, del mercato accanto a Palazzo Venieri e degli interventi in sostituzione dell’intorno della demolita Porta San Francesco. La città, avviata alla deturpazione già dagli anni ’50 e ’60, viene definitivamente compromessa negli ultimi quarant’anni di attività panificatorie sfuggite di mano per incompetenza o messe in atto in malafede, nonostante le buone intenzioni di alcuni illuminati episodi di pianificazione generale e particolareggiata molto “architettoniche” e poco “urbanistiche” dalla fine degli anni’70 ai  primi anni ’80. L’applicazione delle poche buone norme e  indicazioni urbanistiche, a parte qualche virtuoso esempio nella ristrutturazione e recupero del centro storico, cui anche il sottoscritto partecipò per alcuni edifici significativi ubicati ai poli principali della città (Castelnuovo,Via Falleroni,Via Roma,Piazzale dei Cappuccini), ha portato alla fisionomia espansiva speculativa che, ahimè, si può ancora apprezzare, ad esempio , nei nuovi quartieri delle Grazie, di Villa Teresa, San Lorenzo, Fratesca, San Francesco e negli  insediamenti residenziali lungo Via del Mare come nelle zone industriali. In questo quadro, non fa eccezione l’edilizia pubblica, rara e generalmente di scarsa qualità. Anche qui ho avuto esperienze dirette e  tormentate già raccontate a suo tempo in una specie di saga: quella della progettazione, nel 1977, insieme agli architetti Paolo Basilici e Sergio Tarducci,  della Scuola Media di Villa Teresa che poi fu realizzata, tra le nostre aperte contestazioni, in modo assai difforme dal Comune e quella della progettazione, nel 1988, del restauro e recupero del Castello di Montefiore che ebbe anche uno strascico civile e amministrativo di oltre un decennio senza, naturalmente, alcun esito di concreta realizzazione ma per fortuna con  un nostro sostanziale successo intellettuale e, in minor misura, anche finanziario. L’immagine  attuale della città è quella non proprio edificante che appare oggi agli occhi del visitatore, con le ultime ciliegine dell’ascensore leopardiano di cui ho già scritto  in una lettera su “La Stampa”, e dell’indicibile parcheggio urbano sotto il municipio. Continueremo con degli approfondimenti su questa narrazione in  anteprima con delle puntate dedicate agli episodi più significativi e discussi di questa storia urbana.

Giuseppe Campagnoli, Dicembre 2014

From Google Maps. Recanati oggi: il gabbiano diventa un cappone!

Recanati oggi

Dettagli

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Architettura Arte d'oggi cultura

Una città di crinale. Recanati sparita.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Presto un excursus della recente storia architettonica della città di Recanati, attualmente tornata agli onori della cronaca, della cultura e dell’arte per i meriti di tanti suoi concittadini illustri. Parleremo brevemente delle trasformazioni del tessuto e della fisionomia della città dalla fine dell’800, l’ultimo secolo, a mio avviso, insieme al primo trentennio del’900, di vera organica architettura, contraddistinta da stili riconoscibili, in Italia come altrove. Se ne parlerà non nei termini desueti dell’urbanistica ma in quelli del disegno urbano, termine che ha più a che fare con l’architettura e l’arte che con l’economia e la burocrazia.

Potrete seguire il saggio su questo blog e, in forma di intervista all’inizio del nuovo anno, sulla storica radio di Recanati: Radio Erre.

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cantautori marche Musica rassegna

“Soloperpassione”.

Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Le Marche che scrivono e cantano per passione: un libro, un cd, un evento.

Si avvicina la scadenza per le iscrizioni. Il 15 Dicembre 2014 il termine ultimo!

Ecco il link per il form da compilare e inviare a soloperpassione.researt@gmail.com.

Cantautori marchigiani “soloperpassione” vi aspettiamo.

concerto

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cultura Education film

Il giovane favoloso su Education2.0.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un favoloso giovine: Leopardi fra emozioni e contrasti

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Immagine  dell’ANSA (tratta dal film “Il giovane favoloso”, 2014)

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Educazione film poesia recanati Varia umanità Venice Festival

In difesa de “Il Giovane favoloso”.

di Angela Guardato Angela-Guardato

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Il giovane favoloso, di Martone. Contenta di essere andata a vederlo. Sì, perché a me, è piaciuto. E molto. Un bravissimo Elio Germano in un’impresa, inutile dire, tutt’altro che facile: descrivere la vita di un genio assoluto, genio che io adoro.
Per tutta la prima parte ho avuto le lacrime agli occhi; il primo tempo dedicato all’infanzia fa respirare il senso di castrazione, chiusura, soffocamento del giovane genio; e fa venire voglia di ritornare al suo borgo natìo, a riveder il colle dell’Infinito e la siepe che ‘da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude’. La seconda parte, più lunga, è più movimentata, colorita, chiassosa, mobile, sospesa tra Firenze e Roma, solo accennate o evocate, e Napoli, più vissuta cinematograficamente. Più onirica questa seconda parte, a tratti con inserti forse un poco stonanti o insistiti, ma passiamoli.

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dialetto Education Educazione lingua recanati Scuola storia Varia umanità

Il paese dove il “sci” suona.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

IF

Provocato benevolmente da Silvia Donati, da recanatese doc, voglio fare una brevissima chiosa al dialetto che si parla nella mia città sicuramente fin dal ‘700.

Inizio citando da Leopardi: “Ella non può figurarsi quanto sia bella. È così piana e naturale e lontana da ogni ombra di affettazione, e non tiene punto né della leziosaggine toscana né della superbia romana, mentre basta uscir due passi dal suo territorio per accorgersi di una notabile differenza, la quale in più luoghi pochissimo distanti, non che notabile è somma”. Qui ci sono riferimenti ad una verità incontestabile che segnala nella lingua recanatese non rare influenze e forse contaminazioni dal romanesco e dal toscano ma senza superbia e leziosaggine ( mo’ vengo, babbo, mi fijo, mi padre,capare, pija foco,e me’ cojoni, monno....)mentre si rilevano forti distanze sia dagli idiomi delle vicine Loreto, Osimo, Castelfidardo, Porto Recanati che del maceratese. Ho vissuto molto nelle campagne circostanti Recanati (Santa Croce di Sambucheto) e assicuro che la lingua era decisamente diversa da quella del borgo. Alcune ricerche e riferimenti confortano questa mia convinzione. Dice infatti nel suo libro sul Dialetto Recanatese del 1991 Gabriele Mariani che” la peculiarità della pronuncia è riconducibile nel filone del parlar toscano e umbro ma senza leziosità superflue o inflessioni minimamente rimarchevoli” riconducendo il filone (che Leopardi aveva già individuato) nel gruppo italico centrale laziale-umbro-toscano che fa da cerniera tra le lingue romagnole del nord (Senigallia, Pesaro, Fano) e quelle  (Ascoli, Fermo etc..) del sud delle Marche. Recanati è sempre stata un’ eccezione nel suo territorio anche per le alternate vicende storiche e per la  forte vocazione mercantile. Nei miei viaggi per l’Italia è un fatto che mi abbiano scambiato per toscano o romano, mai per abruzzese o marchigiano ( di cui il maceratese sembra essere l’emblema stereotipato). Per approfondire: dialetto.unimc.it.

 Giuseppe Campagnoli

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Cinema cultura film

Il giovane favoloso.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Un favoloso giovine.”Emozioni e contrasti”.

Le nostre recensioni sul film “Il giovane favoloso”. Presentazione.

“Un film troppo intellettuale? Il racconto di un Leopardi fuori dagli stereotipi? Una biografia educativa per chi ancora non conosce il poeta di Recanati o è vittima dei luoghi comuni? Ricordo che, tempo fa, provai, con un certo successo a “tradurre” in linguaggio attuale e mutando le cose da mutare per attualizzarle, il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” scritto da Giacomo Leopardi nel 1824. Il testo fu compreso e, anche grazie a questo, apprezzato da ristretti (come la società ristretta che il poeta e filosofo citava) ma significativi e disomogenei gruppi di lettura. Un po’ diverso e, naturalmente ad un differente livello, è il caso del “Giovane Favoloso”. Ci sono le letture de “Alla luna”, l'”Infinito” e “La ginestra” ma c’è anche un racconto che pare appassionato e non stereotipato della vita e del sentire leopardiani. Il film è piaciuto a docenti di letteratura, a studiosi, addetti ai lavori ed amanti della poesia, del cinema e dell’arte colta che ho intervistato e interpellato. Non credo però possa arrivare  altrettanto al grande pubblico che temo lo possa percepire come noioso, prolisso e troppo intellettuale. Non credo che il cinema, come le altre arti, debbano essere aristocraticamente ipertestetici rischiando di essere anestetici e assolutamente non universali. Il professionista e l’appassionato hanno detto di apprezzare le scenografie e il taglio dei luoghi, la sceneggiatura teatrale, i dialoghi profondi e spesso eruditi, la recitazione esperta e modulata, il ritmo sovente emozionante. Il grande pubblico forse avrebbe gradito una storia capace di educarlo usando il suo linguaggio meno colto, istruendolo, divertendolo e commuovendolo insieme senza però cadere nella fiction più banale. Per non ripetere le impressioni esposte da altri e sottrarmi all’effetto alone di questi giorni ed alle prese di posizione ipercritiche ed iper osannanti, posso affermare di aver condiviso la recensione di Andrea Baroni su “35 mm” quando rileva qualche lungaggine narrativa, indugi sulla condizione fisica e psicologica del poeta e su qualche tratto eccessivamente e pedantemente didascalico. Condivido, per averci pensato a lungo, il cenno, sottotraccia, al timore che pervade tutto il film nell’affrontare, per la prima volta con intenti di serietà e rigore, un personaggio così difficile, geniale e tormentato. Ho trovato discutibili  i flash delle visioni oniriche di Giacomo nei momenti dei suoi deliri tra corpo e mente, mentre ho vissuto momenti di emozione e di memoria, per il luoghi e le atmosfere, da recanatese pervaso veramente di amore e odio verso la città come insieme di persone bigotte e conservatrici ma, a volte, contesto adatto alla formazione di personalità  sensibili e geniali. Ho subito la  noia per i risvolti scolastici nella recitazione di versi che fanno parte di me ma che avrei voluto ascoltare da altra voce e con altri ritmi e pause. Non sono d’accordo con quanti, percorrendo un altro pericoloso luogo comune, Roberto Saviano compreso, hanno dato la colpa alla scuola di aver “stuprato” Leopardi presentandolo di fatto come lo sfigato del Sabato del Villaggio e del “Sempre caro mi fu..” affidando il pesante e immeritato compito di una “riabilitazione” al film di Martone. Io, che, per inciso, ho frequentato il Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati dove mi diplomai facendo un tema di italiano sul pensiero di Leopardi e Shopenauer, insieme a molti altri come me, per formazione e sensibilità, hanno sempre saputo bene quel che oggi ci pare tentare di raccontare tra le righe Martone. Lo abbiamo sempre saputo meglio e di più grazie a docenti illuminati e profondi.  E’ pericoloso ed ingiusto generalizzare e banalizzare un’ idea del poeta diffusa tra l’ignoranza e perpetuata con l’analfabetismo di ritorno di quei non pochi italiani che Giacomo già descrisse nel 1824. Nel film  si tenta di far giustizia presso il grande pubblico, ma non è scontato  che quest’ultimo lo veda e ne regga l’impostazione erudita. Mancava davvero poco,infatti, per dirla ancora con Baroni, per giungere alla definizione di un’opera d’arte e forse di un capolavoro? Certo è che le emozioni indotte per fortuna restano. Vi proponiamo, oggi e domani due recensioni di nostri autori marchigiani.

Giuseppe Campagnoli, 18 Ottobre 2014

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 Epistolario di Giacomo Leopardi a cura di Prospero Viani 

Editore Gabriele Saracino Napoli 1858 (proprietà di Giuseppe Campagnoli)

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Arte d'oggi cantautori canzoni Musica

Soloperpassione. Storie e canzoni.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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“Soloperpassione”

L’arte dello scrivere e far di canto.
Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti.

Pesaro 13 Ottobre 2014
Comunicato

Dopo la prima verifica di realizzabilità dell’idea, si è deciso di estendere il contesto del progetto a tutte le Marche ed invitare cantautori rigorosamente marchigiani e non professionisti a partecipare. Chiederemo l’aiuto degli enti territoriali e di qualche impresa e utilizzeremo anche la pratica del crowd funding. Preceduto nel primo anno del progetto (2015) dalla produzione e pubblicazione di un cofanetto di “storie” e canzoni contenente un libro e un DVD e da una pagina sponsorizzata di Youtube, l’evento si dovrebbe svolgere a Recanati nella primavera-estate del 2016 forse anche insieme ad una kermesse di produttori di strumenti musicali, di editori musicali, di softwares ed applicazioni per la scrittura e la produzione. Chiunque leggesse questo messaggio è invitato a diffondere la notizia ed a segnalare eventuali autori di sua conoscenza nel proprio territorio.
I cantautori che volessero partecipare all’iniziativa possono richiedere e inviare entro la data del 15 Dicembre 2015 la scheda di iscrizione preliminare all’indirizzo: giuseppecampagnoli@gmail.com
Successivamente, (entro il 15 Gennaio 2015) dovranno inviare un unico un pezzo originale e inedito nei canali ufficiali, completo di testo con tablatura musicale (obbligatorio), partitura (opzionale) e un file in formato mp3 (obbligatorio) allegando anche la scheda anagrafica che potete richiedere allo stesso indirizzo di spedizione:
giuseppecampagnoli@gmail.com

Giuseppe Campagnoli

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artisti cultura Education Musica musicultura recanati

Da Recanati ad Urbino. Ragionar cantando.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Urbino 5 Ottobre 2014. Ragionar cantando.

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Non avevo mai avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo intero della Compagnia di Musicultura. La sensazione è stata forte e la memoria della musica praticata da giovane è emersa prepotente. Credo che questa sia una delle funzioni principali delle arti: suscitare ricordi ed emozioni. Il connubio tra artigiani della musica e della vita quotidiana ci è sembrato idealmente indovinato oltre che utilmente necessario. Musicultura con il suo “Ragionar Cantando: canzoni e canzonette” sta contribuendo nelle Marche a far rinascere una cultura pop di qualità nell’epoca viziata dai talent show di massa e da un mercato che spesso non guarda al pregio che dura nel tempo. L’artigianato artistico, che noi conosciamo bene per aver  diretto e indirizzato culturalmente diverse scuole d’arte e, tra l’altro, in qualche occasione, generato preziose contaminazioni tra arte e musica (come ad esempio con la sezione didattica del  Conservatorio di Pesaro), non è il fratello povero dell’arte. E’ un’altra strada dove il talento si esprime egualmente, sia per la vita che per il lavoro. Dalla  storia cantata e recitata nell’evento che ha chiuso ieri il tour della regione nella cornice molto simbolica di Urbino, si è consolidata l’idea del nome e dell’ evoluzione della nostra proposta di un festival di cantautori non professionisti marchigiani che, partendo da Recanati, forse la  patria regionale del pop d’autore, potrà coinvolgere tutte le Marche. Il titolo provvisorio dell’iniziativa è “Soloperpassione” e  se il progetto è già una rosa siamo sicuri che fiorirà.

Giuseppe Campagnoli

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Arte d'oggi artisti cultura Education Educazione Musica recanati Varia umanità

Appuntamento con l’arte. Radioerre Recanati.

http://www.radioerre.net/notizie/index.php?option=com_k2&view=item&id=89693%3Aappuntamento-con-l-arte

http://www.youtube.com/watch?v=W7DHrDpLwvw

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Arte d'oggi cultura eko Musica musicultura recanati

Perseverare in arte.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Perseverare in artem haud diabolicum est!  No one left behind.

Recanati, che è nota indiscutibilmente per le genialità ed i talenti di Giacomo Leopardi e Beniamino Gigli, possiede una storia artistico-musicale un po’ sottotraccia ma sicuramente di tutto rilievo anche per quel che riguarda la musica cosiddetta “leggera” e pop. Fin dai fasti di quando le fabbriche di strumenti musicali (come la Eko) negli anni 60 e 70 attiravano come sponsors ante litteram artisti ed eventi dal mondo discografico e musicale del tempo, c’è stato un proliferare di gruppi e musicisti fino ad arrivare alle ribalte della cronaca, anche nazionale, di eventi ed iniziative importanti come Lunaria, Musicultura e di personaggi, profondamente diversi ma figli dello stesso filone culturale come Piero Cesanelli, Marco Poeta ed altri ancora. Chi scrive ha vissuto questo clima, un po’ da comprimario ma sempre da appassionato, soprattutto nel periodo dalla fine degli anni sessanta alla fine dei settanta. Da qualche anno a questa parte, come esperto e saggista di arti varie, ha coltivato l’idea di riunire i vecchi e nuovi “cantattori” e “cantautori” professionisti e non, ma sicuramente dignitosi interpreti – di rigorose, certificate, origini recanatesi – in una kermesse musicale. Forse è giunta l’ora di concretizzare la proposta e coinvolgervi chi fosse interessato anche a livello di sponsor.

Un’idea per Recanati da sempre una città della musica e fucina di talenti. Un evento da programmare per la prossima primavera 2015 che raccolga tutti i cantautori recanatesi di ieri e di oggi sia di mestiere che artisti spontanei. Un revival e un rendez-vous! Nella speranza che anche chi ha raggiunto un successo di mercato e di pubblico ritenga interessante e praticabile l’idea che dovrebbe caratterizzarsi per non avere scopo di lucro, si invita chi volesse partecipare come partner, come perforare o sponsor e produttore alla preparazione dell’iniziativa a scrivere al più presto a:

giuseppecampagnoli@gmail.com

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