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Coincidenze. O il furto più incredibile della storia.

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Parigi, 21 agosto 1911

Ore 5:30 

Cara madre,

 ogggi è lunedi una giornata calda e umida. Mi sono alzato presto perche non riuscvo a prendere sonno questa notte forse per il gran caldo, perche la mia nuova stanza e piccola e viene poca aria da la finestra tra i palazzi tutti ataccati del nuovo quartiere. Non e un gran posto ma ci hanno mandato qua perché ora lavoriamo per Messiè Gobier. Cominciamo un lavoro inportante al museo di Luvre, dobbiamo ripulire tutti quadri e ricoprirli con il vetro. Ieri mattina presto ci hanno mostrato velocemente i posti. E’ un museo enorme ma noi dobiamo lavorare solo in alcune sale. I miei dolori alo stomaco non passano, mi sento debole e ho spesso dela nausea. Voi come state? Arrivano le lettere del babbo da Lione? La prosima volta vi raconto del nuovo lavoro. Intanto vi mando 200 lire. Non e molto ma meglio di niente.

Mi mancate. Vi abraccio a tutti.

 Vostro caro Vincenzo.

 

Vincenzo piegò la lettera e la ripose nella busta. Scrisse lentamente l’indirizzo di casa della sua famiglia, che a Dumenza attendeva sempre con ansia quelle poche righe.

Vincenzo era emigrato insieme al padre per cercare fortuna in Francia, a Lione, perché in Italia, di lavoro, non ce n’era. Dopo qualche anno, si era spostato da solo a Parigi. Era artigiano: imbianchino e decoratore, quindi sempre a contatto con le vernici. Spesso la notte si alzava per vomitare, e i crampi allo stomaco erano, a tratti, insopportabili. Ma che doveva fare? «Vogliamo lasciare il lavoro per queste cosette?» Andava ripetendo il capomastro a chiunque lamentasse simili disturbi. «Voi siete privilegiati, a poter lavorare qua. Un giorno tornerete a casa che avete fatto fortuna! » Rideva sornione. «Ma se a qualcuno non sta bene qualcosa, quella è la porta. Andate. Tra cinque minuti ne trovo un altro, giovane, forte e bell’e pronto a lavorare, senza lamentarsi!» Pure Vincenzo era giovane, faceva trent’anni a ottobre, ma non era forte: era piccoletto e cagionevole. E però lavorava di buona lena lo stesso. Nonostante il saturnismo, la malattia da cui era affetto per via del piombo nelle vernici.

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Insegnare la storia delle arti.Chi e come?

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Entro (forse per qualcuno a gamba tesa) nella diatriba, a volte tutta scolastica e anche un po’ corporativa, sull’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole italiane. Prendo spunto dall’ultimo intervento dell’associazione ArtemDocere, in ordine di tempo, senza voler dire una parola sui tecnicismi degli orari e delle afferenze tra le classi di concorso, i titoli di studio e le discipline. Analizzando gli attuali titoli di accesso a questo insegnamento che meriterebbe più attenzione e competenza da parte di tutti, mi voglio esprimere in una triplice veste, che credo garantisca una posizione affatto sospetta: una formazione di tipo classico, architetto, ex docente di discipline geometriche e architettoniche ed ex dirigente di scuole ad indirizzo artistico.

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A proposito di insegnamento della storia dell’arte

Riportiamo un intervento, su Orizzonte Scuola, della presidente dell’Associazione ArtemDocere Marinella Galletti in merito al potenziamento dell’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte nelle scuole.

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Insegnamento Disegno e Storia dell’Arte

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Dio, la morale, le religioni, le guerre.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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E’ tutto più semplice di quanto non appaia. Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla speculazione filosofica o alla teologia. Basta osservare l’uomo, gli esseri viventi, l’universo e la natura nel suo insieme. Basta basarsi sulla propria esperienza diretta e non sulla parola o i “libri sacri” scritti da altri uomini. La sovrastruttura che l’uomo nel tempo ha voluto costruire sulla natura per i suoi scopi di dominio e per mitigare la  paura dell’ignoto (che nel tempo, peraltro, si è rivelato sempre più noto, grazie alla scienza ed alla conoscenza) resiste ancora quando è abbinata all’ignoranza, all’ingenuità o alla mala fede.

Oggi, comunque sia, una delle religioni più pericolose e aberranti, soprattutto quando sia abbinata ad un credo tradizionale che la sostiene e la integra è il capitalismo insieme alla sua forma più pericolosa e subdola: la globalizzazione.

Assistendo a ciò che accade di feroce e violento nel mondo odierno in questi tempi, da Parigi alla Nigeria, in Libia, Siria, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Palestina, Yemen, ricordo la semplice lettura di Eugenio Lecaldano in “Un’ etica senza Dio” e mi chiedo se non sia utile una riflessione profonda su ciò che siamo e su ciò che dovremmo ritornare ad essere. Qualcuno, cui mi associo, ha detto che la religione di per sé non può essere moderata perché è fondata su dogmi e non “est modus in rebus” quando i principi sono elementari anche se oscuri, inamovibili e indiscutibili. Non c’è una via di mezzo e non c’è interpretazione, a meno di riscrivere tutto, come, peraltro, qualche religione sta già facendo per non perdere adepti sempre più secolarizzati. Ciò che è stato detto e tramandato oralmente o graficamente dagli uomini per gli uomini come regola che si fa discendere dal soprannaturale, utile o inutile che sia, resta e crea le sue conseguenze, a volte drammatiche e terribili soprattutto quando incidono su menti semplici e alterate dalla povertà e dall’ingiustizia.

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ReseArt. Il blog di tutte le arti.The blog of arts.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

ReseArt (Reseau Art) is the blog of an ideal network of information, research and art education. The added value of the blog is that for “arts” means all of the arts in an extended sense of the term. The themes of the news, articles and pages concern the commonly understood Arts (Architecture, Visual Arts, Design, Music, Photography, etc.) and the Arts as a fundamental human activity (art of politics, art of rhetoric, education , philosophy …) according to a cut also educational.Contact the editors to learn more or submit your files for selection at the following address: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) es el blog de una red ideal de la información, la investigación y la educación artística. El valor añadido del blog es que para “artes” significa todas las artes en un sentido amplio del término. Los temas de las noticias, artículos y páginas afectar las Artes comúnmente entendidos (Arquitectura, Artes Visuales, Diseño, Música, Fotografía, etc.) y las artes como una actividad humana fundamental (arte de la política, el arte de la retórica, la educación , filosofía …) de acuerdo con un corte también educativo.Póngase en contacto con los editores para obtener más información o enviar sus archivos para la selección en la siguiente dirección: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) est le blog d’un réseau idéal de l’information, la recherche et l’éducation artistique. La valeur ajoutée du blog est que pour «arts» désigne tous les arts dans un sens large du terme. Les thèmes de la nouvelles, des articles et des pages concerner les Arts communément comprises (architecture, arts visuels, design, musique, photographie, etc.) et les arts comme une activité humaine fondamentale (art de la politique, l’art de la rhétorique, de l’éducation , la philosophie …) selon une coupe aussi éducatif. Contactez les rédacteurs en savoir plus ou soumettre vos fichiers pour la sélection à l’adresse suivante: researt49@gmail.com

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Lo sguardo educato (3)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con vista

Storia ed evoluzione del Panorama (2)

Dopo il brevetto di Barker di cui ho parlato nell’articolo precedente, il Panorama diventò un’attrazione di massa.

Quali furono i motivi del suo clamoroso successo? Quali le ragioni del suo effetto sugli spettatori?

Il successo del Panorama crebbe con l’ascesa della classe borghese all’epoca della Rivoluzione Industriale quando il rinnovamento politico ed economico incrementò la produzione e il commercio. E’ molto importante visualizzare la situazione alla fine del XVIII secolo quando emergevano le prime grandi metropoli cominciando da Londra. Il Panorama giocò un ruolo decisivo nel recuperare il controllo dello spazio collettivo in estensione. Ecco perché il soggetto della prima tela trattava il tema della città. Presto sorse un altro problema: la guerra e il potere militare. La situazione in Europa era convulsa e con la circolazione di vedute che focalizzavano particolari momenti eroici di varie nazioni, il Panorama diventò una macchina propagandistica col tentativo di individuare più vasti interessi possibili, aspirando a convincere il pubblico nel migliore dei modi. Altro tema affrontato fu il viaggio in terre lontane con la rappresentazione di città storiche, in particolare quelle del Grand Tour (Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Pompei, l’Etna, Atene, Costantinopoli, La Svizzera e le Ali) o luoghi esotici come Calcutta, Rio de Janeiro e tutti i paesi associati alle nazioni coloniali o imperialistiche. I pittori lavoravano sul posto aiutandosi prima con la camera oscura e poi con la fotografia. Per raggiungere un così potente effetto sugli occhi e sulla mente del pubblico furono assunti una serie di tecnici addetti alle operazioni specifiche: punti di osservazione, scenografie, disegni preparatori, pitture, luci, montaggio, inclinazioni, trasporti e così via. Un tecnico ha sempre un nome e in questo caso si chiamava panoramista. Visto le dimensioni standard di ogni tela, 15 X 120 metri (la tensione del peso delle tele dipinte risultava di 47 kg. al metro!), per l’esecuzione occorreva una squadra di tecnici. Ogni pittore eseguiva solo un pezzo dell’opera, proprio come in un procedimento industriale. Non era un nuovo metodo ma l’estremizzazione e modificazione del tradizionale lavoro di bottega.[1]

A. Oberlander, Caricatura di pittori panoramisti, 1887, litografia, collezione privata.
A. Oberlander, Caricatura di pittori panoramisti, 1887, litografia, collezione privata.

I problemi non erano pochi poiché ogni artista tendeva ad usare il proprio metodo e stile, così fu necessario stabilire una gerarchia per poter coordinare le varie attività, per unire e armonizzare la composizione da realizzare. A capo del team c’era il direttore artistico che dall’alto di una piattaforma dava le direttive per i necessari aggiustamenti.

F.E.H. Philippoteaux (1815-1884) mentre supervisiona la produzione del suo Panorama of Champs-Elysée. Incisione da Le Monde illustré, 2 novembre 1872.
F.E.H. Philippoteaux (1815-1884) mentre supervisiona la produzione del suo Panorama of Champs-Elysée. Incisione da Le Monde illustré, 2 novembre 1872.

La particolare formazione di questi artisti univa abilità tecnico artistica con capacità imprenditoriali, proiettandoli in una modernità capitalistica che in quel periodo stava sfondando freneticamente.

Dietro lo schermo sospeso si nascondeva un completo set di esperti il cui ruolo era decisivo per la creazione di effetti speciali.

L’effetto illusionistico, o meglio, il suo effetto pseudo-realistico, si servì di specifiche tecniche mediatiche che influirono il modo di percepire e interagire. In primo luogo la pittura circolare che immergeva lo spettatore nella rappresentazione rafforzando la sensazione di realtà. Altro fattore determinante, la struttura: all’osservatore era consentito un unoco punto di vista che non consentiva un corretto giudizio su misure e distante. Circondato dal dipinto veniva condotto in un’esperienza fittizia. Anche l’illuminazione giocò un ruolo determinante che via via fu perfezionata per stabilire un’idonea visione. Non fu cosa semplice ma alla fine, come dichiarò un cliente entusiasta “dopo cinque minuti non vedete più la pittura ma la natura stessa”.[2]

[1] Silvia Bordini, Storia del Panorama, Officina Edizioni, Roma, 1984.

[2] Bernard Comment, The Panorama, Reaktion Book, Londra 1999.

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Lo sguardo educato (2)

di Nikla Cingolani Nikla ritratto

Camera con vista

Storia ed evoluzione del Panorama (1)

Robert Barker, pittore ritrattista inglese, passò alla storia non per le sue qualità artistiche ma per l’invenzione del Panorama, il dispositivo ottico che rivoluzionò la storia della visione e dello sguardo. Il Panorama è una tela dipinta, sospesa intorno ad una struttura circolare, osservabile senza interruzione a 360°, da una piattaforma centrale. Raramente trattava temi pittorici immaginativi e, grazie all’illusione ottica, questo misto di arte, spettacolo e propaganda, offriva all’osservatore una spettacolarizzazione della realtà.

Era il 1787 quando Barker mostrò alla comunità artistica di Londra un dipinto inusuale sia per forma che per dimensioni: una veduta di Edimburgo su una tela oblunga e semicircolare. Il tentativo non ebbe molto successo tanto che Sir Joshua Reynolds, presidente della Royal Accademy, suggerì di ignorarlo e avvisò Barker di fermare il suo inutile esperimento. La configurazione della tela, il chiaroscuro, le dimensioni, presentavano delle imperfezioni che non convinsero i membri della commissione, penalizzati anche dalla breve distanza di osservazione. Barker non si scoraggiò affatto. Dopo la debole accoglienza della Veduta di Edimburgo, continuò insieme a suo figlio, l’allora sedicenne Henry Aston, il suo progetto con l’idea di produrre una tela circolare. Dall’alto del tetto di Albion Mills, simbolo della Rivoluzione Industriale, disegnarono una veduta di Londra. La prima versione misurava 137 metri quadri e fu prodotta per la rotonda provvisoria.

Jhon Buckler, disegno, The Panorama-studio, di Robert Barker e suo figlio in West Square.
Jhon Buckler, disegno, The Panorama-studio, di Robert Barker e suo figlio in West Square.

Il 25 maggio 1793 fu inaugurata la nuova Rotonda di Leicester Square con la seconda versione di London from the roof of Albion Mills, dipinta a olio, di ben 250 metri quadri, che fece cambiare opinione a Sir Reynolds il quale colmo di ammirazione disse: “Così la natura può essere rappresentata meglio piuttosto che ristretta in un dipinto dal formato convenzionale”.

Robert Mitchell, acquatinta, Sezione della Rotonda di Leicester Square.
Robert Mitchell, acquatinta, Sezione della Rotonda di Leicester Square.

Barker brevettò la sua invenzione il 3 luglio 1787 con il nome La Nature à Coup d’Oeil. Il termine Panorama comparirà nel 1792 in un’inserzione del Times, e da quel momento risultò come definizione per una pittura circolare senza fine. Ecco una sintesi la descrizione della struttura “una pittura circolare senza fine della visione completa di un paese o situazione. A produrre questo effetto sarà il pittore che concluderà il suo disegno connettendolo al punto di partenza. La tela sarà appesa su apposite intelaiature, illuminata interamente dall’alto tramite vetrata o cupola. L’ingresso sarà posto sotto la costruzione, così né porte o altre interruzioni potranno disturbare le pareti che riproducono la veduta. Una piattaforma recintata, ombreggiata da un tetto, impedirà all’osservatore di avvicinarsi alla tela. Quest’area può essere elevata secondo il desiderio degli artisti e in questo modo l’osservatore avrà l’opportunità di immaginare di trovarsi veramente sul posto.” Non più quindi il rapporto con la realtà, ma con l’illusione della stessa. E’ l’alba di una immaginazione collettiva pronta ad essere colonizzata dalla pubblicità e dal commercio.

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La formazione artistica.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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PROPOSTA DI CURRICOLO FORMAZIONE ARTISTICA

Concetti “Formazione Artistica”
Appunti per una riflessione globale
Arte e creatività
Ripensare la formazione dell’individuo
Prime essenziali linee guida per rimodulare tutto il percorso educativo e ripensare la riforma della scuola secondaria di II grado
L’istruzione artistica specialistica italiana
L’ Alta Formazione Artistica

Concetti PROPOSTA DI CURRICOLO
Disegno e Storia dell’ arte -Fondamenti pedagogici
Scuola dell’ Infanzia e Scuola Primaria
Scuola Primaria e Scuola Secondaria di I Grado
Scuola Secondaria di II Grado
Biennio
Triennio
Licei, Istituti tecnici, istituti Professionali
Liceo Artistico e Istituto d’ Arte
Accademie Belle Arti
Conclusione