Gli spazi che insegnano.Dai venditori di scuole, di banchi, di indulgenze e di fumo ad una vera sperimentazione di una città educante.
Vorrei riproporre, visto che abbiamo ripreso (dopo appena 9 anni!) il dialogo, che speriamo promettente, proficuo ed attivo, con il Comune di Pesaro, uno dei luoghi virtuali di nascita dell’idea di educazione diffusa, un vecchio post (aprile 2017) che descriveva l’ esperienza, a nostro avviso disastrosa, del primo coinvolgimento da parte dell’amministrazione di allora della città, fatta salva la disponibilità, grazie alle sue direttrici, della Biblioteca Comunale San Giovanni, sempre per noi accogliente nelle presentazioni dei nostri saggi e volumi fin dalla gestione illuminata di Antonella Agnoli.

“In occasione del nostro bell’ incontro sull’Educazione diffusa nel dicembre scorso a Pesaro, grazie ad assessori illuminati , vogliamo riproporre, per sottolinearne la profonda differenza, la disavventura subita tempo fa proprio quel di Pesaro durante la passerella di venditori di belle scuole e di bei banchi, di fumi ed indulgenze. Eppure Pesaro ci aveva ben acconto nella sua Biblioteca San Giovanni giusto un mese fa (ma non c’erano politici, né autorità messe dalla politica né radical chic o prodotti da spoil system ).
Ecco la sintesi della nostra partecipazione all’incontro con la proposta decisamente controcorrente dell’ “Architettura dell’educazione diffusa”: Abbiamo visto anche il servizio del TG3 Marche ed è chiaro il tipo di manipolazione dell’informazione che è stato fatto escludendoci alla tribuna televisiva ed emarginando il nostro pensiero al riguardo.
Celebrazione e propaganda per la nuova scuola (l’ennesimo reclusorio a Pesaro,) concezioni obsolete dell’architettura scolastica e degli spazi. Tempo concesso solo alle interviste del progettista pro domo sua e del patetico “esperto di banchi” ma in realtà venditore di banchi. Tutto il funzionalismo ingenuo (o in mala fede?) che aborriva il mio maestro architetto Aldo Rossi in un clima molto politicante.E noi con la proposta controcorrente di educazione diffusa e città educante dove siamo? Spariti.
Sembrava tutto preordinato. Dovevamo aspettarcelo già dalla stranezza dell’invito come prosecuzione di una mia diatriba del Settembre scorso circa la promessa non mantenuta dal Comune di Pesaro di un convegno ad hoc sulla “Educazione diffusa” e le nuove idee tra educazione e architettura della città. Forse con qualche senso di colpa (?) provarono ad infilarci ad un altro convegno di qualche mese fa ma senza seguito.
È stata la volta degli “Spazi che insegnano” occasione ad hoc per celebrare un nuovo edificio scolastico a Pesaro. Credendo di poter portare alla discussione la nostra esperienza e le idee del Manifesto della educazione diffusa non abbiamo esitato. Ma, col senno di poi, sappiamo di aver commesso un grave errore.
Infatti questa è stata la sequenza:
Introduzione e saluti delle autorità, avvio dei moderatori (a mio avviso bravi e competenti) e poi, è testimone tutta la platea, è andata così:
- Lunga ed esauriente passerella descrittiva delle decine e decine di progetti fatti e venduti dall’architetto incaricato di realizzare la scuola a Pesaro, con rare note teoriche sull’architettura educativa se non ribadire che non si potrà mai fare a meno delle aule.
- Il nostro intervento, tra l’architetto e l’esperto di arredi, cercava di spiegare un progetto arduo e complesso, ma è stato interrotto anzitempo da un cenno del moderatore . Abbiamo obbedito senza possibilità di mostrare il trailer del Manifesto della educazione diffusa, ed alcune considerazioni finali dovendo chiudere di corsa verso l’ultimo relatore mercantile.

- Interviene alla fine un signore che viene presentato come esperto e consulente di arredi scolastici. Ci informa su come sono cambiati gli arredi in genere, i banchi, le sedie, su come si possano aggregare modularmente tra di loro per creare spazi flessibili ed adattabili, con attenzione alla prossemica e all’ergonomia (ricordo ancora le lezioni universitarie alla fine degli anni ’60 e mi sgomento di sentirle citare come innovazioni alla soglia degli anni ’20 del nuovo secolo).Poi si scopre che era anche un venditore di banchi e di sedie.
Qualche raro intervento dal pubblico, a volte stimolante e curioso, ha tirato su le sorti della serata. Dulcis in fundo gli inviati del TG3, evitandoci accuratamente come fossimo fantasmi, si sono affrettati ad intervistare l’ architetto delle cento scuole e l’esperto dei banchi e delle sedie. Nessun cenno alla scuola diffusa, alla Città educante, al Manifesto della educazione diffusa ed alla nuova concezione di architettura scolastica.
Ci siamo chiesti allora con sgomento: che cosa c’entravamo noi e le nostre idee di educazione e città educante con un architetto che vende progetti di edilizia scolastica e un consulente per la scelta degli arredi?


Abbiamo sbagliato ad abboccare? Una ingenuità? A Cesena nel convegno sulla “Scuola diffusa” nel Settembre del 2016 si dibatteva di ricerca tra Università, Comune di Bologna, esperti ricercatori, Indire, Amministratori locali, e anche studiosi sognatori come noi sicuramente rispettati e ascoltati anche per questo. Ci consola il fatto che Università, associazioni di insegnanti e genitori, istituti scolastici, biblioteche pubbliche e private ci chiedano continuamente di raccontare e spiegare la nostra idea di scuola.

Seguirono incontri ad hoc a Cattolica al Centro Polivalente, a Riccione, presso una scuola di Recanati, poi all’Università di Macerata, Parma, Biella, Trento,Roma, Milano e così via…”

Oggi siamo di nuovo nella stessa situazione dopo qualche anno di speranze? Sta di fatto che alcuni fanno un assaggio poi ci mollano. Certe scuole, certe università, certe riviste parapedagogiche, certi comuni, certe associazioni, certi amici…Perché? L’avevamo già scritto raccontato e ora lo rammentiamo. Va bene solo l’effimero educativo ma tuttosommato innocuo, tranquillo comunque mediatico e che piace alla conservazione-regressione oltre che a certo finto progressismo?
Ci stiamo accorgendo che l’educazione diffusa non è “boicottata” o ignorata da una regia occulta, ma si scontra con un muro di inerzia sistemica. È ostacolata perché il sistema esistente è progettato per auto-conservarsi e respingere i corpi estranei troppo destabilizzanti o decisamente ed autenticamente innovativi. Tuttavia, definirla “utopica” è sbagliato. È un’utopia concreta, un bel faro che indica una direzione.
Confidiamo ancora nelle promesse e nella speranza indotta da alcuni nostri amici del campo educativo e di alcune amministrazioni locali, in primis la nostra città di adozione che ci ha offerto, grazie alla sua assessora Camilla Murgia. piena di idee e iniziative, proprio in dicembre uno spazio per illustrare la nostra idea, il nostro progetto e le rare eccellenti prove sul campo in netta controtendenza con quel brutto episodio di anni fa cui non seguirono, ahinoi, altre occasioni di collaborazione.
Viste tali premesse confidiamo che si possa finalmente organizzare, nei tempi possibili, un Seminario-convegno da intitolare “L’educazione Diffusa incontra” per un confronto attivo con altre esperienze pedagogiche ed educative alternative e innovative a livello nazionale che sfoci in un concreto lavoro di coprogettazione di sperimentazioni e prove sul campo nella scuola pubblica per anticipare un progetto che si configurerebbe come prova dell’idea di città educante nel coinvolgere luoghi ed attività dell’intorno urbano ed extraurbano in una virtuosa integrazione tra urbanitas ed educazione che possa rivitalizzare la città e le sue potenzialità educative non estemporanee. Una riflessione ed una ulteriore proposta concreta e immediatamente realizzabile è contenuta qui:
https://educdiffusa.org/2026/03/08/le-difficolta-evidenti-delleducazione-diffusa/
Giuseppe Campagnoli 11 marzo 2026









































































