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Singolari affinità elettive verso l’architettura della città educante

Ricordo le tappe importanti e un po’ autobiografiche del percorso verso la negazione dell’efficacia dell’edilizia scolastica nell’educazione diffusa, a favore di una intera città educante. Da Aldo Rossi a Giancarlo De Carlo e Colin Ward, ho ritrovato le idee di una architettura “medievale” della città  tra apparenti contrasti e sublimi affinità.

Prendo spunto da passi della  relazione della mia tesi di laurea (1973) e del primo dei rari progetti di edilizia scolastica (1977)  realizzati nella ondivaga carriera di architetto “condotto” , passando attraverso brani dei saggi fondamentali, per raccontare la marcia di avvicinamento all’architettura della città educante che troverà presto un esito in una specie di breviario utile a suggerire modi per realizzare l’educazione diffusa in una città concepita come educante senza appositi reclusori scolastici. Dell’edilizia scolastica e dei suoi anfitrioni pedagoghi e progettisti ho già detto abbastanza anche nelle loro versioni più o meno avanguardiste. La mia storia è la prova di un cammino di idee sulla città e sulla sua capacità di educare chi la vive senza bisogno di costruire manufatti frutto anche di funzionalismi ingenui o in mala fede.

Dalle  relazioni dei progetti

1973. Intervento sulla città di Chieti.

“Una parte di città “universitaria”: “L’architettura è una elaborazione collettiva nella storia ed il luogo di tale elaborazione altro non è se non la città capace di formarsi e trasformarsi rileggendo continuamente sé stessa”

1977. Progetto di Scuola Media a Villa Teresa di Recanati:

” Il problema pedagogico-didattico rientra nella concezione della scuola che si proietta verso l’esterno ad evitare anche che il tempo pieno finisca per aumentare la segregazione già in atto nella scuola rispetto alla collettività. Al processo educativo deve partecipare tutta la società nelle sue componenti ad estendere ed integrare l’attività propriamente didattica.. E’ il caso a questo punto di fare riferimento alle esperienze educative di Paulo Freire ed Ivan Illich che già hanno ribaltato il concetto di educazione e parlano di descolarizzazione anche ne l senso di rendere continuo l’apprendimento nello spazio sociale ed attraverso esso”

1997. Progetto di restauro e ridisegno dell’Istituto d’Arte di Pesaro:

” Le scelte di progetto nascono da queste considerazioni sulla storia del quartiere, degli edifici, della scuola per generare una occasione di recupero dell’area in sintonia con altri interventi nella residenza, nelle botteghe, nell’area pubblica a ridosso del “Mengaroni”, il piazzale, le corti interne…”  “…riconnettere le parti alla parte di città generando occasioni di vitalità tra contenuti residenziali, culturali e di servizio riconsiderando vuoti e pieni come se fossero tutti pieni”

2009. Concorso internazionale Open Architecture Network. An artistic Classroom:

L’aula vagante. “Uno spazio aperto dentro e fuori non indifferente alla città in cui si muove ed alla vecchia scuola che gli fa da base. Ci si muove verso un futuro concetto di “scuola diffusa” (spread school) dalla città, alla campagna, al mare, al cielo…

Dai saggi

2007. Franco Angeli Milano. “L’architettura della scuola”:

“ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”.  “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”

2014. ReseArt Pesaro “Questione di stile:”

“Le scuole, come tutti i civici e sociali monumenti, a parte le banali considerazioni logistiche e di comfort non debbono essere periferizzate ma debbono essere integrate con le aree residenziali e con quelle culturali e dei servizi principali delle città. Per questo abbiamo parlato di “scuola diffusa” per definire la non obbligata collocazione dei luoghi di una scuola in un unico corpus architettonico e in un unico sito della città. “Alla fine della storia non sarà il caso di tornare alla scuola “diffusa” nella città e nel territorio come per i musei? Un sistema già felicemente in uso nell’antichità dove la “schola” era una teoria di luoghi significativi e legati alle diverse attività di apprendimento: la scienza, le lettere, l’arte… “

2015. ReseArt Pesaro. “Oltre le aule”:

“La città e tutti i suoi luoghi si svegliano all’alba. Ogni spazio è pronto a far apprendere e in ogni angolo ci sono maestri e allievi in simultanea (la scuola e la bottega) e in differita (la storia e la cultura). Attraverso la “porta” dell’edificio comune che non ha aule nè luoghi chiusi per studiare ma solo un auditorium, una biblioteca, gli uffici e i servizi, arrivano e partono gruppi di bimbi da diverse direzioni accompagnati e non. Sanno dove andare. Il piccolo bus elettrico lascia un gruppetto al museo dove trascorrerà la giornata a visitare, a parlare di storia ad imparare facendo nei laboratori annessi. Un altro gruppetto, a piedi, con i suoi maestri raggiunge la mediateca per effettuare ricerche di matematica, storia, scienze sui libri, sulle riviste, in rete. Lo stesso tragitto è già scuola e se ne parla con i maestri. Ogni ambito li accoglie con uno spazio collettivo dove c’è l’occorrente per sedere, condividere, leggere, scrivere, lavorare. La mobilità è la chiave di questo modo nuovo di concepire la scuola e i suoi luoghi. Ci si muove a piedi, in bicicletta, con bus elettrici, con la metro. Ci si muove verso le aule reali sparse[…]”

2017. Asterios Editore. Trieste. “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”:

“Perché non raccogliere la sfida di una scuola oltre le mura e senza le mura? Come quando, un tempo, forse più di oggi, le vere aule erano il campo, il ruscello, il cortile, la strada, la piazzetta e i nostri mèntori erano tanti altri maestri oltre a quello ufficiale, formale, non scelto. Realisticamente l’edificio scolastico attuale potrebbe divenire la porta di accesso a tanti e diversi luoghi dove apprendere per ogni cittadino in fase di educazione formale o informale che sia. Ogni città potrebbe avere un “monumento” che conduce a diversi spazi culturali del territorio urbano, rurale, montano, marino, reale o virtuale, in un sistema complesso dove si applichi il motto mai superato “non scholae sed vitae discimus” . Sgombriamo il campo dall’equivoco secondo cui esistono solo spazi specializzati e funzionalmente dedicati all’apprendimento e alla cultura anche istituzionali. Ecco allora la “scuola diffusa”, intendendo per “scuola” il tempo dedicato alla scoperta, alla ricerca, al gioco, al tempo libero, alla crescita.”

Come si vede dalle frasi significative scelte è ben chiaro il cammino e  il punto di arrivo che consiste nel rifiuto di concepire lo spazio per l’educazione come un manufatto collettivo dedicato, chiuso, delimitato, controllato: un edificio tipologicamente definito anche oggi alla stregua di un carcere, un ospedale, un collegio, una caserma…

L’autonomia dell’architettura di Aldo Rossi e di conseguenza la sua città analoga, al di là dei fraintendimenti di molti suoi contemporanei e dei critici postumi, era a mio avviso un rimando alla costruzione collettiva della città, delle sue parti e dei suoi manufatti lontana dal funzionalismo e dal tecnicismo, con il linguaggio comune e quasi innato degli archetipi che la storia trasmette nel tempo. La storia stessa della città innesca una partecipazione non individuale ma corale e collettiva, di memoria e non di banale intervento diretto, con un mediatore colto, una mentore esperto che è la figura dell’architetto decisamente diversa da quella che, in fondo, con modi diversi aborriscono anche De Carlo e Ward. Non ho trovato contraddizioni leggendo Rossi, De Carlo e Ward. La mia mente e la mia esperienza hanno individuato le forti connotazioni comuni seppure espresse in termini e modalità comunicative a volte estremamente diverse. Le architetture di Rossi (che sono da considerare dei manifesti e non degli oggetti compiuti, sono da interpretare come delle poesie tese a suggerire la costruzione di una architettura leggendo la città e le sue esplicite indicazioni che si concretizzano in una lingua di segni, di forme e di situazioni moderne ma dialogiche con un passato virtuoso) e quelle di De Carlo (che sono prodotti di una partecipazione virtuosa ma un po’ demagogica e che lascia comunque più spazio al progettista intellettuale di quanto si creda sottovalutando la partecipazione “collettiva” attraverso la storia e la memoria che non è intervento di singoli o di gruppi ma dell’intera  città e dei suoi luoghi) non sono poi così distanti e fanno parte di vie parallele verso un traguardo molto affine. Entrambi hanno progettato edifici scolastici e culturali ma credo che avessero in mente già una intera città educante.

Giuseppe Campagnoli 13 Luglio 2019

 

 

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Gaia educazione diffusa

Presentiamo la versione definitiva del documentario “Gaia educazione diffusa” di Barbara Ferrari e Francesca Pennati. All’interno riprese dal Convegno di Milano del Maggio 2018 “Ma sei fuori?!” dove è stata lanciata l’idea della redazione e pubblicazione del  Manifesto operativo della educazione diffusa per avviare sperimentazioni e iniziative.

https://youtu.be/4nGCIi8gwIk

 

 

volantino adesioni 2019 l manifesto della educazione diffusa

In contemporanea l’avvio del corso di formazione per studenti, docenti ed edcatori progettato e interamente tenuto dal Prof. Paolo Mottana.

PROGRAMMA
Gli incontri consistono in parti seminariali e parti esperienziali.
Possono essere seguiti come percorso o singolarmente.
Il sabato dalle 15.00 alle 18.00 nelle date qui riportate:
  • 02.03.19 – Apprendere per passione (lezione e discussione)
  • 16.03.19 – Apprendere dall’esperienza e insegnare attraverso l’esperienza (lezione e discussione)
  • 30.03.19 – Spazio e tempo nella gaia educazione diffusa (discussione e ricerca d’aula)
  • 13.04.19 – L’imprinting formativo (lezione e esercitazione)
  • 04.05.19 – Il mèntore e il gruppo (lezione e discussione)
  • 18.05.19 – Il curricolo di educazione diffusa (lezione e esercitazione)
Il contributo per il singolo incontro è di 30€ e per l’intero percorso 150€.
Per partecipare occorre essere soci IRIS (contributo annuale associativo 10€)
Gli incontri si terranno presso LA CORTE DEI MIRACOLI, in via Mortara 4 a Milano (vicino alla stazione di P.ta Genova).
I POSTI SONO LIMITATI, VERRA’ DATA PRECEDENZA ALLE ISCRIZIONI PER L’INTERO PERCORSO.
TERMINE ISCRIZIONI AL CORSO IL 20 FEBBRAIO 2019
LE ISCRIZIONI AI SINGOLI INCONTRI VENGONO RACCOLTE FINO A MASSIMO 10 GIORNI PRIMA DELLA DATA
UNA VOLTA AVUTA CONFERMA DELL’ISCRIZIONE VERRA’ CHIESTO IL VERSAMENTO DELLA QUOTA TRAMITE BONIFICO
Iscrizione a questo link
Per info: immaginale.iris@gmail.com
Scarica il volantino a questo volantino ged

 

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Paolo Mottana è professore di filosofia dell’educazione e di Ermeneutica della formazione e pratiche immaginaliall’Università di Milano Bicocca, ha insegnato anche all’Università di Firenze e all’Accademia di Belle Arti di Milano. Ha diretto le due edizioni del Master in Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura. Nel 2006 insieme al suo gruppo di ricerca ha fondato l’Associazione IRIS (Istituto di Ricerche Immaginalie Simboliche & Controeducazione) che indirizza le sue ricerche da una parte alla riflessione intorno al ruolo dell’immagine simbolica nell’educazione e dall’altra alle prospettive di una controeducazioneradicale e libertaria. Ha collaborato con Riccardo Massa come suo allievo, in seguito ha riorientatoil suo orizzonte di ricerca verso la tradizione della filosofia simbolico-immaginaleche ha tra i suoi esponenti Gilbert Durand, Henry Corbin, Carl Gustav Jung, James Hillmane Jean-Jacques Wunenburger, e ha fondato un approccio di ricerca e di formazione cui ha attribuito il nome di pedagogia immaginale. Recentemente ha promosso, oltre alla controeducazione, la gaia educazione, i sapore niccianoe con precisi riferimenti ad autori della antipedagogia e della contestazione radicale come René Schérer, Raoul Vaneigeme HakimBey (uniti nel riferimento alle visioni eutopistichedi Charles Fourier). 

Le teorie pedagogiche di Paolo Mottana si trovano nei seguenti testi:
P.Mottana, PiccoloManuale di controeducazione(2011, Mimesis)
P.Mottana, Lagaia educazione(2015, Mimesis)
P.Mottana, Caro insegnante. Amichevoli suggestioni per godere (l)a scuola( 2007, Franco Angeli)
G.Campagnoli, P.Mottana, Lacittà educante. Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola (2016, Asterios)
L.Gallo, P.Mottana, Educazionediffusa. Per salvare il mondo e i bambini(2017, Dissensi Edizioni)

Per approfondimenti: http://www.paolomottana.it

Paolo Mottana ha messo a punto, insieme a Giuseppe Campagnoli, un approccio all’educazione volto a ripristinare il rapporto sociale tra bambini, adolescenti e adulti compromesso dalla reclusione scolastica, che va sotto il nome di educazione diffusa. Dal 2017 con l’associazione IRIS sta progettando in varie città di Italia classi sperimentali di educazione diffusa, coinvolgendo scuole referenti istituzionali, famiglie, associazioni e cooperative che operano in ambito educativo.

Il quartiere

Giuseppe Campagnoli, architetto ricercatore e saggista operante nel campo dell’educazione e della formazione in campo artistico e dell’architettura dell’educazione.
Già Dirigente Scolastico e responsabile Ufficio Studi Direzione Scolastica Regionale per le Marche del MIURfino al 2006.
Già nella lista degli esperti dell’ Education, Audiovisual and Culture Executive Agency della Commissione Europea e dell’UNESCO nel campo della cultura dell’education e della creatività fino al 2012.
Fondatore e Amministratore del blog multidisciplinare ReseArt.com dove scrive di scuola, architettura, arte, politica e varia umanità.

 Books and essays

“L’architettura della città” Franco Angeli Milano 2007

“I luoghi da amare” Secondo manifesto della scuola marchigiana 2010 USR Marche

Voce edilizia scolastica in “Voci della scuola” Tecnodid 2010

Letters on La Stampa di Torino:

“Costruire scuole” Ottobre 2010

“La scuola oltre le mura” Dicembre 2014

Essays on Educationdue.0 Edizioni RCS:

“La scuola luogo o non luogo?” Aprile 2011

“La scuola diffusa: provocazione o utopia? Gennaio 2012

“Linee guida per l’edilizia scolastica: un passo avanti? Giugno 2013

“Gli spazi della scuola nel territorio” Dicembre 2014

“Quale modello di orario” Marzo 2016

Essays on“La Rivista dell’istruzione” Maggioli editore Rimini

“E se la chiamassimo architettura scolastica?” Dicembre 2011

“Aule senza confini” Agosto 2014

Workshop “La scuola diffusa nella città educante” on “La scuola diffusa: oltre le aule” Cesena (Italy) 12 Settembre

2016

“La scuola senza mura” sul Blog ReseArt (www.researt.comand ebooks:

“Questione di stile” and “Oltre le aule” ReseArt Productions Pesaro (Italy) 2014 e 2015

 2017

Giuseppe Campagnoli e Paolo Mottana “La città educante” Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare la scuola.”  Asterios Editore Trieste

2018

Articolo vari su ReseArt, Comune-info, Innovatio educativa, La rivista della scuolaIl disegno della città educante. Autoproduzione ReseArt e Youcanprint. Prima edizione

 

 

ReseArt  1 FEBBRAIO 2019

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Innovatio educativa

E’ uscito il primo numero della rivista Innovatioeducativa, diretta dall’amico Italo Tanoni. All’interno c’è un vasto panorama di interventi che spaziano dall’ordinario innovativo istituzionale alle nuovissime tendenze rivoluzionarie in campo educativo e dell’istruzione. Gli articoli mettono bene in evidenza le tante voci fuori dai consueti cori e le contraddizioni in un ambito cruciale nella vita dei cittadini e delle città che auspichiamo si liberi, nel tempo, dai pericolosi vincoli del mercato economico e della speculazione politica. Particolare attenzione è stata data alle tematiche relative ai luoghi dell’educazione che per i capisaldi del rinnovamento come Montessori, Freinet, la scuola cooperativa, Illich, Freire etc. hanno avuto un ruolo fondamentale.

Visitate il sito e abbonatevi!

http://www.innovatioeducativa.it/wp/

 

Giuseppe Campagnoli 9 Febbraio 2018

 

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La scuola diffusa. Una guida per provare a cambiare

 

Capisco le difficoltà e capisco anche le piccole differenze di visioni presenti  nel gruppo che ha elaborato con grande lavoro e grande retroterra di ricerca, di idee, di testimonianze e di illustri riferimenti pedagogici il Manifesto della educazione diffusa. Il tempo, che comunque scorre e qualche rallentamento nell’azione dovuto a tanti fattori,  suggerisce di affrontare coraggiosamente la realtà e provare l’educazione diffusa nei territori, tentare di  cambiare le città in senso educante, cominciare, anche usando le istituzioni e le leggi come cavalli di Troia, a mettere già da ora in campo esperimenti, eventi, manifestazioni, incontri, scambi e confronti. E’ bene infatti non rischiare che tanti dicano di fare già educazione diffusa semplificando all’eccesso la questione e cercare di  scongiurare il pericolo che  esperienze al limite dell’idea, un po’ settarie ed elitarie confondano le acque di un progetto che veramente dovrebbe ribaltare il concetto di scuola con un profilo chiaro e non equivoco. E’ anche indispensabile  scongiurare, perchè altrimenti sarebbe veramente la fine, il pericolo che l’educazione diffusa venga usata come una innovazione-paravento per un finto cambiamento verso un consolidamento  mascherato della scuola tradizionale.  Credo che la soluzione più attuale, in attesa di possibili incontri finalizzati alla istituzione di una sorta di coordinamento, di una associazione o altro, sia quella di mettere insieme gli ultimi documenti (Il Manifesto, le Azioni, gli Appunti, un Progetto Pilota…) condivisi ed accettati come “figli” del racconto “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” che un anno mezzo fa ha lanciato l’idea di “oltrepassare la scuola”. Una volta raccolti in un testo organico saranno a disposizione, con l’ impegno di un supporto da parte dei primi sottoscrittori del Manifesto, di  tutti coloro che vorranno  provare a fare qualcosa nei loro territori, come le tante adesioni dimostrano.

 

 

 

Si tratterebbe di un esordio concreto, ancor prima di addentrarci nella costituzione formale di Coordinamenti, Associazioni, Comitati, argomento che va attentamente ponderato per non cadere nel luogo comune che suggerisce che se non si vuol far nulla si deve istituire una Commissione! Per questo, senza operare interventi, senza modificare nulla ma solo adattandosi alla realtà e semplificando i suggerimenti per rispondere a tanti quesiti e dubbi che si raccolgono in rete e in presenza, ho costruito con il semplice ragionato assemblaggio dei testi fondamentali già ampiamente condivisi, delle linee guida che possano rendere più agevole progettare percorsi, anche minimali, di educazione diffusa nella scuola pubblica, in questa fase da considerare transitoria. Nel frattempo dovrebbero intensificarsi  gli  interventi formativi, divulgativi , di confronto e di studio  a cura del gruppo promotore del progetto come  sto facendo per l’ambito architettonico e del disegno urbano (presto una edizione de “L’architettura della cittàeducante”) accanto al  Prof. Paolo Mottana che sta progettando un percorso di formazione ad hoc per educatori ed insegnanti.

“Altro dirvi non vo’” come avrebbe detto qualcuno,  se non chiedervi di diffondere lo strumento che allego qui di seguito  in PDF, pensato come un aiuto per chi volesse progettare e realizzare “le prove di educazione diffusa”.

Il manifesto della educazione diffusa e le linee guida

 

 

 

Giuseppe Campagnoli

6  Dicembre 2018

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Finestra sulla città educante alla Mostra Convegno “Progettare scuole insieme” a Bressanone

Progettare scuole insieme. Tra pedagogia, architettura e design. Una voce fuori dal coro? Questa settimana l’esordio del Convegno a Bressanone.

Il Manifesto della città educante e le sue implicazioni di disegno urbano saranno presenti con un pannello alla Mostra Convegno di Bressanone dei prossimi 27 e 28 Ottobre 2017.

La Mostra Convegno, organizzata dalla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano avrà il suo momento topico sabato 28 ottobre con l’inaugurazione della mostra “Forte di Fortezza”. Ringrazio Beate Weyland per aver ospitato anche le nostre idee decisamente controcorrente sia in ambito pedagogico ed educativo che architettonico, non era affatto scontato, visti i boicottaggi cui siamo stati oggetto dall’uscita del volume “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” di Paolo Mottana e del sottoscritto. Vi anticipiamo il contenuto della presenza con l’immagine del post che sarà esposto durante il Convegno e con qualche riferimento fotografico che ripercorre la storia del nostro cammino. Nel frattempo sono lieto di annunciare che alla fine del mese di Novembre verrà messa in cantiere la pubblicazione del prosieguo “architettonico” del Manifesto della città educante con il manualetto “Disegnare la città educante” che contiene spunti, idee, suggerimenti anche grafici, per le amministrazioni, i sindaci, e gli architetti coraggiosi che volessero cimentarsi in esperimenti concreti di  disegno urbano della città dell’educazione.

Giuseppe Campagnoli 23 Ottobre 2017

 

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Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

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A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

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Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

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Dall’aula all’ambiente d’apprendimento?

Ho finito proprio ora di leggere, molto in diagonale, come sosteneva Manfredo Tafuri che dovessero essere letti dopo le prime pagine alcuni libri, il saggio “Dall’aula all’ambiente di apprendimento” a cura di Giovanni Biondi, Samuele Bozzi, Leonardo Tosi. Il saggio a più mani è targato INDIRE, il governativo Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa di cui conosco vita morte e miracoli  per avervi avuto contatti diretti o indiretti  in alcune occasioni quando dirigevo l’Ufficio Studi di una Direzione Scolastica Regionale occupandomi di formazione del personale e anche di edilizia scolastica tra il 2001 e io 2007. Il libro è solo e sostanzialmente una storia della ricerca negli ambiti dell’edilizia scolastica e degli spazi della pedagogia. Una storia appunto e nient’altro. Perché sono ormai storia anche le idee e le proposte che espongono teorie sulla trasformazione degli edifici scolastici in ecologici, flessibili, aperti, tecnologicamente avanzati e “connessi”. Sono storia perché l’innovazione non può non passare per una rivoluzione sottile del dove e del come si insegna e si apprende. Una rivoluzione dunque e non continui  imbellettamenti ed edulcorazioni dell’esistente che da aula si fa spazio multitasking, da corridoio si fa tessuto connettivo, da banco si fa arredo polifunzionale, da scuola diventa quasi un centro commerciale o un enorme living room.  L’evoluzione degli spazi educativi, nessuno l’ha detto nel libro, deve tener conto delle esigenze di affrancamento della scuola dal mercato e dalla visione economicistica della vita e della cultura e deve spingersi piano piano ma inesorabilmente fuori dagli obsoleti edifici scolastici, verso la città e i suoi luoghi. Non è il caso di entrare nel dettaglio dei vari capitoli scritti dai noti o meno noti Berlinguer, Zini, Biondi, Mosa, Tosi, Cannella, Rapallini, Giorgi, Meda, Borri, Bianchini, Canazza e Moscato, sicuramente meritevoli per lo sforzo di ricerca di dati e di riferimenti, di considerazioni e riflessioni sull’esistente e sulla storia  ma assolutamente del tutto disattenti a quello che si sta muovendo in autonomia e libertà ma con rigore e onestà intellettuale, dal basso, nel territorio e nelle città, tra i soggetti  e i luoghi che si vorrebbero al centro dell’educazione talvolta in modo assolutamente demagogico e paternalistico.

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“Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali…”  Questo è l’incipit dell’unico passo, citato da Giovanni Papini, in cui mi sono ritrovato a pieno in tutto il testo del saggio. Non ho potuto invece, ahimè, trovare neppure un cenno a proposte innovative del tipo di quelle esposte ne “La città educante. Manifesto della educazione diffusa. Come oltrepassare  la scuola” dove insieme al mio amico di penna Paolo Mottana, filosofo dell’educazione abbiamo raccontato qualche idea, non propriamente utopica, da proporre alle genti di buona volontà. Anche altri scrivono, ricercano e si danno da fare per una prospettiva nuova dell’educazione in una città piena di luoghi adatti ad insegnare ed apprendere che non siano funzionalizzati a sé stessi ed al mercato e pensati alla fine come reclusori seppure resi confortevoli, moderni ed esteticamente gradevoli. Buone vacanze a tutti!

 

 

 

Giuseppe Campagnoli 4 Luglio 2017

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Prove di educazione diffusa.

Prove di educazione diffusa. Si può fare!

Dopo l’avvio del gruppo di studio previsto per il 30 Giugno sarebbe opportuno già da ora connettere e condividere tutte le esperienze che stanno nascendo su ispirazione delle idee contenute ne “La città educante. Manifesto della educazione diffusa” di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli Asterios editore  Trieste.  Abbiamo ricevuto segnalazioni da un quartiere di Milano, da Monza, dal Piemonte e dalle Marche, ci sono stati richiesti diversi interventi tesi ad illustrare nel mese di settembre l’idea e le ipotesi di sperimentazione. Qualcuno ci segnala la sua città come possibile scenario di una sperimentazione. Molte mail scrivono di avere in campo delle iniziative giudicate simili se non uguali a quelle da noi proposte, magari anche presentate “al governo” (sic!) per un non meglio precisato “bando adolescenza”. Poi si scopre, (evidentemente chi ci ha scritto non ha letto il nostro volumetto), che si tratta di progetti parascolastici spuri ed effimeri e che non hanno in sé neppure il respiro di un avvio di rivoluzione, seppure sottile e progressiva, in campo scolastico.

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Moltiplicare le gite scolastiche o le uscite in città o in campagna, pratica già in uso da molto tempo, non vuole dire avviarsi sulla strada della scuola diffusa. Molte attività sembrano far parte ancora della endemica “progettite” che affligge le scuole italiane a caccia di una misera parte della esigua torta di risorse economiche destinate all’istruzione o di medaglie da appuntare sul proprio vessillo scolastico in questa corsa mercantile all’immagine e alla pubblicità che tanto paventava chi osteggiava la scuola- azienda per i bambini e i ragazzi “clienti” o “utenti”. Ci vuole ben altro. L’avventura del cambiamento comporta dei rischi e delle rinunce. Comporta un lavoro enorme e spesso volontario, ma svolto per sé stessi e per la collettività, non per i diktat di un sistema che punta sulla scuola (oggi più privata che pubblica) per assicurarsi fedeli consumatori o managers, tecnocrati e quadri senza scrupoli. Nella parte finale del libro che contiene il Manifesto, segnatamente nei capitoli “Immaginiamo” e “La transizione”  si espone con chiarezza quali possano essere le linee per una fase di avvio, passo dopo passo, verso tante piccole  sperimentazioni tese a dimostrare la bontà e la fattibilità dell’idea proposta di Città educante. Non ci fermeremo neppure con le calure estive ma prepareremo ciò che serve per riprendere, nel mese di settembre, i cicli di interventi illustrativi del Manifesto della educazione diffusa e di presentazione del nostro “libro di testo” e la raccolta di dati relativi a esperienze già avviate o in pectore che siano in linea con la nostra concezione di scuola diffusa nella città. Vi aspettiamo. La città ci aspetta e non vede l’ora!

Giuseppe Campagnoli

25 Giugno 2017

Il progetto prende forma.

 

 

 

 

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Gli spazi innovativi della scuola. Non interessa proprio nessuno?

In allegato un recente saggio intitolato “Gli spazi della scuola: le proposte rivoluzionarie dell’attivismo nell’organizzazione degli spazi educativi e le ricadute successive” di Mariagrazia Marcarini, utile documento nell’ambito del Progetto “La scuola senza mura”.

La scuola militante tace. Gli amministratori locali e scolastici pensano alle loro buro-crazie quotidiane, ai loro eventi effimeri e improduttivi oltre che a turare le falle di un sistema ormai perduto, sia nel fisico che nelle idee.

Nessuno, a parte i membri del folto gruppo di Facebook, “La scuola senza mura” si sta interessando seriamente all’idea di spazi scolastici al di fuori delle ottocentesche mura di una scuola ormai obsoleta. Perché?

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Gli spazi della scuola. Mariagrazia Marcarini

Mariagrazia Marcarini PhD Università di  Bergamo – Pedagogista, Formatrice, Tutor – Comune di Milano Settore Scuole Paritarie Esperta di architettura e pedagogia.

La scuola en plein air: a quando?

Clip di ReseArt per La scuola senza Mura: oltre le aule.

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Scuola? Scuola! Scuola.

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Una trilogia di scritti di Giuseppe Campagnoli su La Stampa sul tema della scuola italiana.

Mea culpa sulla scuola

1 Maggio 2014

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

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Buonasera.Otium et religio.

La buona scuola. “L’ora di otium”. Ancora una volta Massimo Gramellini “buongiorna” sulla scuola. Noi abbiamo scritto di scuola un articolo si e l’altro pure. Se qualcuno ci leggesse forse ne trarrebbe qualche giovamento, vista la nostra esperienza. La lingua italiana è una materia fondamentale della formazione e dell’istruzione nella nostra scuola. Il fatto che sia stata minimizzata, che sia insegnata malamente, che non si faccia più dettato, riassunto e analisi logica a vantaggio dell’articolo di giornale, del saggio breve, della critica storica e artistica o che non si facciano parlare in pubblico gli studenti “dal muretto”  non vuol dire che si possa usare l’ora di “socialità” per compensare queste carenze né per recuperare la capacità di dialogo e di  sana relazione interpersonale che dovrebbe iniziare dai nuclei o dalle tribù familiari che hanno per Costituzione la responsabilità “in educando”. Non mi stancherò mai di ripetere come noi, generazione anni ’50, prima della malefica riforma della scuola media del 1963 alla fine della terza leggevamo e capivamo senza problemi il “Moby Dick” di Melville tradotto da Cesare Pavese!

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Doppia intervista probabile. L’arte della comunicazione babelica: un mestiere impossibile.

 

Volevo fare l’interprete. Una scuola dove è difficile entrare ma dalla quale è altrettanto difficile uscire e un mestiere aleatorio e d’élite,

Riportiamo, nella categoria arte dell’educazione e dell’istruzione del nostro blog, una sintesi di una doppia intervista ad un aspirante interprete e ad un notissimo professionista della mediazione linguistica e della comunicazione entrambi reali seppure anonimi.

 

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Scuola, scuola… scuola!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Cerchiamo di far tesoro delle buone pratiche in campo di sistemi scolastici in Europa e nel mondo laddove, per opinione condivisa, le cose funzionano e cittadini, professori e dirigenti sono abbastanza soddisfatti! Sia il governo che chi protesta studino di più, meglio e insieme ciò che si fa altrove. L’erba del vicino non è sempre più verde ma molto spesso ci si avvicina! Osserviamo come vengono formati, reclutati e valutati docenti e presidi, osserviamo chi dirige l’apparato scolastico in tutte le sue articolazioni; osserviamo cosa e come si insegna ed apprende. Osserviamo le responsabilità che vengono affidate a chi dirige le scuole. Osserviamo gli stipendi ma anche se il posto di lavoro sia eterno nonostante tutto. Osserviamo soprattutto se vi sia competizione, come funziona il sistema pubblico-privato e via discorrendo. Non reputiamoci sempre i migliori e i più democratici perchè abbiamo un passato storico e culturale ingombrante e crediamo di aver fatto solo noi battaglie culturali e sociali, non sempre efficaci e realmente progressiste. Mentre noi spesso facciamo i sofisti nella nostra “società ristretta” gli altri fanno fatti concreti e spesso di qualità! Mentre, come diceva Leopardi, noi ci perdiamo in chiacchiere, feste e chiese (anche nel senso di fazioni) altrove hanno trovato il modo di educare ed istruire un’ampia platea di giovani con risultati mediamente buoni. Non perdiamo tempo solo a lodare i nostri cervelli esportati all’estero e non culliamoci su quei limitati allori.Non è sulle punte di eccellenza che si misura la bontà della scuola. Una buona scuola produce talenti e competenze diffusi e trasversali, non solo splendide eccezioni, seppure numerose, rispetto a una regola di mediocre livello. Ed è qui che si parrà la nobilitate dell’italico sistema di istruzione.

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La rampa e il teatro in una scuola media a Recanati
(Architetti Basilici, Campagnoli, Tarducci – 1977)
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Oltre l’edilizia scolastica

Oltre le aule.

Come  superare l’edilizia scolastica

Oltre le aule

Un pamphlet sull’architettura per la scuola in linea gratuitamente su i Tunes store e su iBook store. Un libretto in cui si descrivono le ipotetiche modalità di attuazione dei principi della scuola diffusa attraverso una architettura per la cultura e l’istruzione diversa, basata sulle buone pratiche della storia e sulle innovazioni per il futuro. Il sequel de “L’architettura della scuola” e di “Questioni di stile” Giuseppe Campagnoli Giugno 2015

“Nei miei precedenti saggi e articoli sull’argomento mi sono addentrato progressivamente e pericolosamente sulla via della negazione di un’ architettura scolastica specializzata, perché foriera di gerarchie e di rigidezze anche pedagogiche oltre che sociali. I pamphlets “L’architettura della scuola” , “Questione di stile” e i vari interventi su riviste e quotidiani intendevano costruire una nuova idea di scuola in una nuova idea di architettura. Ora è il momento di dimostrare come e dove assumendo uno scenario plausibile.Si deve considerare che la scuola possa essere l’intero territorio della città e del suo intorno in duplice accezione orizzontale e verticale (cioè per tutti i gradi e tutte le tipologie di apprendimento). Si deve sognare che la scuola sia ogni giorno una teoria di luoghi da scoprire per imparare.

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di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un link dedicato a chi è già alfabetizzato nella lingua italiana. Per ora tra giovani, adulti e analfabeti di ritorno solo il 20% degli italiani.

I consigli di Umberto Eco

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ReseArt. Il blog di tutte le arti.The blog of arts.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

ReseArt (Reseau Art) is the blog of an ideal network of information, research and art education. The added value of the blog is that for “arts” means all of the arts in an extended sense of the term. The themes of the news, articles and pages concern the commonly understood Arts (Architecture, Visual Arts, Design, Music, Photography, etc.) and the Arts as a fundamental human activity (art of politics, art of rhetoric, education , philosophy …) according to a cut also educational.Contact the editors to learn more or submit your files for selection at the following address: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) es el blog de una red ideal de la información, la investigación y la educación artística. El valor añadido del blog es que para “artes” significa todas las artes en un sentido amplio del término. Los temas de las noticias, artículos y páginas afectar las Artes comúnmente entendidos (Arquitectura, Artes Visuales, Diseño, Música, Fotografía, etc.) y las artes como una actividad humana fundamental (arte de la política, el arte de la retórica, la educación , filosofía …) de acuerdo con un corte también educativo.Póngase en contacto con los editores para obtener más información o enviar sus archivos para la selección en la siguiente dirección: researt49@gmail.com

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ReseArt (Reseau Artistique) è il blog di una rete ideale di informazione, ricerca ed educazione artistica. Il valore aggiunto del blog è che per “arti” si intende l’insieme delle arti in una accezione estesa del termine. I temi delle notizie, degli articoli e delle pagine riguardano le Arti comunemente intese (Architettura, Arti figurative, Design, Musica, Fotografia etc.) e le Arti come attività fondamentali dell’uomo (Arte della politica, arte della retorica, dell’educazione, della filosofia…) secondo un taglio anche educativo. Contatta la redazione per saperne di più o invia i tuoi file per la selezione al seguente indirizzo: researt49@gmail.com

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Storie universitarie di ordinaria follia. Non solo scuola.

di Giuseppe Campagnoli

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