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Le prove del mercato. Invalsi colpisce ancora!

Si sa  che siamo fermamente  contrari a questo tipo di scuola ed al concetto obsoleto e mercantile dell’educazione che si pratica oggi nei paesi del mondo globalizzato. Si sa anche che siamo contrari a qualsiasi forma di classificazione e gara sulle famigerate “conoscenze, competenze e capacità” soprattutto quando fondate sulle perverse tre “I” che imperano ancora e che anche dai programmi politici del “nuovo che avanza” non  pare siano state messe neppure in discussione: informatica, inglese, impresa. Ma non avevamo parlato ancora a fondo della discriminazione palese tra le potenzialità del nostro cervello e del nostro vivere che vede considerare solo alcune abilità come la lingua italiana, la matematica e ora, udite, udite anche la lingua del vecchio e nuovo colonialismo mercantile: l’inglese. Neppure un cenno alle abilità di quella parte del cervello che presiede alle facoltà creative, dell’immaginazione, della rappresentazione e quindi delle arti fondamentali che ancora sono considerate bricolage mentale o appannaggio di rare,  originali, forse anche stravaganti, molto spesso improvvisate figure. Pare che in tutto il mondo l’arte, la musica, il pensiero divergente, la creatività siano degli optionals marginali e irrilevanti per la formazione della persona. Senza l’acquisizione e la padronanza di altri linguaggi che non siano quelli della scuola canonica, la metà della nostra mente invece sarà irrimediabilmente compromessa, al di là di quanto riportano con estrema parzialità le indagini e le rilevazioni internazionali sulla qualità dell’apprendimento scolastico che, con pervicace miopia, insistono sugli stereotipi del saper leggere scrivere e far di conto. Attraverso le indagini OCSE PISA, funzionalissime al mercato globale, si può capire come quella parte essenziale delle conoscenze e delle abilità connessa con la creatività e il fare artistico, prerogativa essenziale, secondo gli studiosi, di almeno la metà del nostro cervello, sia trascurata dalle linee guida dei sistemi educativi.
Le “performances delle competenze” , a livello internazionale, misurate come per una macchina, risultano fondate su rigidi, parziali e anacronistici modelli economici, al limite del saper leggere, scrivere e far di conto trascurando del tutto la creatività , le abilità e le competenze delle arti visuali e tattili, della musica come del movimento del corpo, del teatro e dell’animazione che dovrebbero essere elementi primari dell’educazione e non  corollari quasi ricreativi accanto alle  discipline regine della scuola perchè utilitaristiche e funzionali al capitalismo ed al profitto.

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Privilegiare solamente gli apprendimenti linguistici e logici, umanistici e scientifici ha condotto ad una specie di atrofizzazione cognitiva che ha fatto dell’ arte e del suo apprendimento in Italia e forse anche nel mondo, una specie di riserva per una genialità marginale che “malgré tout” a volte riesce ad avere un successo internazionale soprattutto quando ve se ne ravvisi un utile mercantile. L’ educazione totale va avviata fin dai primi istanti di apprendimento e per tutto l’arco della vita, ricordando che i talenti si costruiscono e si cominciano a consolidare nel periodo di vita da 0 a 5 anni.
E’ fondamentale assicurare pari dignità ad un insieme di abilità e linguaggi che costituiscono il terzo fondamentale asse della formazione dell’ individuo che con gli altri si intreccia e si integra per rendere completa l’umanità.  L’educazione alle arti è un percorso di formazione, anche informale, che si dovrebbe sviluppare per tutte le età dell’uomo, non per una professione – che costituisce solo un segmento del fare arte e non esaurisce affatto l’esigenza umana di produrre e fruire arte nelle sue svariate forme – ma per la completezza della conoscenza e delle possibili abilità.
L’educazione diffusa certamente colmerebbe questo enorme vuoto e i luoghi della città educante sarebbero tutti ricchi di stimoli e di idee e  coinvolgerebbero tutta la sfera di azione della curiosità e dei bisogno di conoscenza ed esperienza  di una persona che cresce.

Giuseppe Campagnoli

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Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

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A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

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Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

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Il diritto di usare il proprio cervello

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La mente è poliedrica ed ha bisogno di libertà.

Dalla mia pregressa esperienza sulla creatività e sulla percezione visiva nonché sulle neuroscienze legate all’estetica ed ai linguaggi non verbali e non scritti (Silvio Ceccato, Pino Parini, Paolo Manzini..) maturata in anni di direzione di istituti artistici mi sono fatto persuaso (come direbbe Montalbano..) superando anche alcune delle posizioni  degli studiosi che ho citato, che ogni persona ha il diritto di poter sviluppare ed usare allo stesso modo ogni porzione della sua mente senza privilegiare o peggio escludere a priori alcune delle sue facoltà. Leggere, capire e rielaborare, scrivere e far di conto, disegnare e suonare, percepire e restituire diversi stimoli esterni che siano essi audiovisivi o subliminali è un diritto che deve essere garantito a tutti in una accezione complessa e completa dell’educazione. Ciò che è avvenuto nella storia e ciò che ancora sta avvenendo è invece che i linguaggi di volta in volta utili al potere ed al mercato sono quelli privilegiati nella formazione istituzionale e informale dell’individuo. A volte fa comodo che si sappia leggere e scrivere (con juicio) e comprendere (in superficie) ciò che si legge ma non che si sia creativi e preparati in altri linguaggi. A volte fa comodo che non si sappia più leggere e scrivere ma che si sia pronti e reattivi (in direzione precostituita) agli stimoli audiovisivi e subliminali confezionati ad usum delphini. Non fa mai comodo che si sia capaci di far funzionare la  mente pienamente e senza far atrofizzare alcuna delle sue parti precludendo magari di andare oltre fino a scoprire ed usare facoltà ancora latenti o del tutto sconosciute? Non è certamente funzionale a chi ci deve organizzare e controllare che ognuno sia talmente dotato da percepire tutte le sfumature del mondo! Nelle scuole artistiche c’era fino a poco tempo fa (finché non sono state licealizzate) un valore aggiunto che faceva spaziare le menti oltre il “classico” e lo “scientifico” ed è per questo che qualcuno esclamava “strane scuole, strani insegnanti e strani studenti!”. Erano luoghi già anticipatamente aperti e pronti alla diffusione della scuola. Si facevano più che sporadicamente lezioni all’aperto, nei musei, nelle biblioteche, in spiaggia, nei laboratori e nelle botteghe artistiche e la creatività si espandeva in modo esponenziale quando, ahimè, non veniva ricondotta alla regola del coacervo delle cosiddette “materia culturali” (italiano, matematica, fisica..) che si muovevano ancora, come in una istruzione parallela, secondo le regole ottuse della scuola murata, classificatoria, competitiva e sanzionatoria. Nelle materie artistiche, già alla fine degli anni ’60 c’era il lavoro collettivo, il dialogo continuo con la città ed il territorio e un tipo di valutazione condivisa quasi “auto” e in progress. Per questo è necessario battersi affinché il diritto allo sviluppo completo delle menti dei nostri bambini e giovani e il recupero di certe facoltà da parte di adulti ed anziani diventi uno degli obbiettivi fondamentali dell’educazione. Infatti quando fosse inattiva, perché non stimolata ed educata, anche una piccola porzione di cervello  il resto ne risulta irrimediabilmente sminuito o compromesso.

Giuseppe Campagnoli

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Arte della moda a Pesaro

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri una notizia che riguarda l’indirizzo di Fashion Design del Liceo Artistico di Pesaro. Non è la prima volta che allievi dell’istruzione artistica italiana e pesarese si fanno valere nel mondo del lavoro creativo  e dell’arte. Forse non c’era bisogno di una “Buona Scuola” per ottenere risultati importanti nel campo delle formazione artistica come è avvenuto anche quando le scuole dell’arte applicata si chiamavano Scuole d’arte o Istituti d’arte: forse anche meglio allora di oggi, svilite come sono da una licealizzazione imposta ma non condivisa da riforme azzardate e superficiali.

Giuseppe Campagnoli

14 Dicembre 2016

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“Sabato 3 Dicembre scorso si è tenuto un incontro tra tutte le classi dell’Indirizzo Fashion Design e Andrea Orazi un ex allievo uscito dalla scuola nel 2005. Diplomato presso l’allora Istituto d’Arte Mengaroni lo studente ha proseguito gli studi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) conseguendo il titolo “diploma di laurea di alta formazione artistica”. Successivamente ha insegnato all’Istituto Europeo di Design (IED) per poi approdare alla Maison Versace di Milano dove attualmente è corresponsabile (prèmiere d’atelier) della linea abiti da sera, nunziali e tutti i capi di alta moda Della maison. Durante la riunione, alla presenza delle insegnanti dell’ex studente Prof. Cinzia Paccaroni e Maria Massa ed alle altre insegnanti della sezione Barbara Billi e Cristina Vecchioni, Andrea Orazi ha raccontato il suo percorso di formazione e lavorativo addentrandosi nelle pieghe delle modalità di lavoro e di relazione all’interno di un atelier di alta moda così famoso e prestigioso. Gli studenti, affascinati dalla sua disponibilità, competenza e dalla sua passione, hanno posto domande e chiesto di approfondire alcuni aspetti che li coinvolgevano particolarmente finanche al dettaglio personale. Il messaggio è stato che solo con umiltà, determinazione, onestà e lavoro si può realizzare il sogno della moda e che le nostre scuole, a dispetto di tutto, sono ancora solide ed efficaci”

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Impara l’arte.

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Continua la ripubblicazione degli scritti di Giuseppe Campagnoli.

Impara l’arte La Stampa 17 Novembre 2010.

Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.

Giuseppe Campagnoli

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ReseArt. Il blog di tutte le arti.The blog of arts.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

ReseArt (Reseau Art) is the blog of an ideal network of information, research and art education. The added value of the blog is that for “arts” means all of the arts in an extended sense of the term. The themes of the news, articles and pages concern the commonly understood Arts (Architecture, Visual Arts, Design, Music, Photography, etc.) and the Arts as a fundamental human activity (art of politics, art of rhetoric, education , philosophy …) according to a cut also educational.Contact the editors to learn more or submit your files for selection at the following address: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) es el blog de una red ideal de la información, la investigación y la educación artística. El valor añadido del blog es que para “artes” significa todas las artes en un sentido amplio del término. Los temas de las noticias, artículos y páginas afectar las Artes comúnmente entendidos (Arquitectura, Artes Visuales, Diseño, Música, Fotografía, etc.) y las artes como una actividad humana fundamental (arte de la política, el arte de la retórica, la educación , filosofía …) de acuerdo con un corte también educativo.Póngase en contacto con los editores para obtener más información o enviar sus archivos para la selección en la siguiente dirección: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) est le blog d’un réseau idéal de l’information, la recherche et l’éducation artistique. La valeur ajoutée du blog est que pour «arts» désigne tous les arts dans un sens large du terme. Les thèmes de la nouvelles, des articles et des pages concerner les Arts communément comprises (architecture, arts visuels, design, musique, photographie, etc.) et les arts comme une activité humaine fondamentale (art de la politique, l’art de la rhétorique, de l’éducation , la philosophie …) selon une coupe aussi éducatif. Contactez les rédacteurs en savoir plus ou soumettre vos fichiers pour la sélection à l’adresse suivante: researt49@gmail.com

ReseArt (Reseau Artistique) è il blog di una rete ideale di informazione, ricerca ed educazione artistica. Il valore aggiunto del blog è che per “arti” si intende l’insieme delle arti in una accezione estesa del termine. I temi delle notizie, degli articoli e delle pagine riguardano le Arti comunemente intese (Architettura, Arti figurative, Design, Musica, Fotografia etc.) e le Arti come attività fondamentali dell’uomo (Arte della politica, arte della retorica, dell’educazione, della filosofia…) secondo un taglio anche educativo. Contatta la redazione per saperne di più o invia i tuoi file per la selezione al seguente indirizzo: researt49@gmail.com

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Un’altra occasione perduta.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Il contesto. Si dice spesso, a ragione, che occorre “fare rete” e sistema. Gli altri paesi in questo campo ci stanno superando di gran lunga anche nel campo della formazione artistica. La stessa Claudia Ferrazzi, nostra eccellenza in campo artistico, già al Louvre e ora Segretario Generale dell’Accademia di Francia a Roma, lo ha ripetuto più volte: senza sinergie e networks non si può fare nulla in campo culturale. La cattiva abitudine tutta italiana dell’ognuno per sé ha prodotto drammatici risultati. Ho scritto molto di educazione all’arte e di istruzione artistica con interventi su La Stampa, su Edscuola, su Education2.0 ed altri media per sollecitare il dibattito intorno al depauperamento dell’educazione ad uno dei linguaggi più importanti per la formazione della persona e per l’economia del nostro paese e del mondo intero. Nell’ambito dell’Associazione nazionale ArtemDocere, di cui faccio parte, si è costituito un gruppo che si sta occupando di elaborare un documento sulla formazione artistica dopo aver inviato un organico dossier al Ministero che già, in qualche parte dei suoi documenti programmatici, pare aver considerato.

Il fatto, i protagonisti, le idee. Recentemente ho ricevuto, come tanti altri destinatari, un invito per un convegno sull’istruzione artistica ” Da ISA a Liceo: 4 anni di esperienza” organizzato dall’Associazione degli ex studenti degli istituti d’arte (Essia)  e dal Liceo Artistico Mengaroni di Pesaro per il prossimo 8 Novembre. Ho chiesto, a nome di ArtemDocere di poter contribuire con un intervento ufficiale per presentare sinteticamente i risultati del nostro dossier e prospettare delle strade da percorrere in una comune strategia, con lo scopo di non disperdere energie e risorse. Una tale sinergia garantirebbe di conseguire risultati più solidi nel campo della  formazione e dell’istruzione artistica per curare tutto il campo invece di singoli sparuti orticelli. Si  recupererebbe così il terreno perduto, scongiurando i tentativi al “divide et impera” governativi per proporre il potenziamento degli insegnamenti storico-artistici, progettuali, del design, del disegno e delle arti applicate in un  progressive learning,  dai percorsi comuni del ciclo primario e secondario, fino a quelli specializzati del ciclo superiore, in stretto contatto con il mondo del lavoro. Non si tratta infatti di realizzare  percorsi di serie A e di serie B ma un sistema pariteticamente duale, costruito su curricula paralleli, egualmente dignitosi e mirati alla formazione equilibrata dell’individuo così come alle professioni dell’artigianato artistico o a quelle, a livello universitario, della progettualità, del design, della musica e della storia dell’arte.

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Gli esiti. Ci spiace constatare invece come la nostra proposta di intervento sia stata relegata al dibattito generico di fine giornata con una motivazione basata sulle esigenze di snellezza del convegno.

Gli interrogativi. Ci chiediamo allora: ma non si dovrebbe parlare di scuola, di riforme e di istruzione artistica? Qualcuno sa quello che ArtemDocere sta facendo ed ha fatto finora in questo campo? Qualcuno conosce i risultati di condivisione che ArtemDocere ha raggiunto anche presso chi decide dei destini della scuola italiana? Ma davvero si vogliono riproporre tout court gli istituti d’arte seppure in chiave moderna ma con i pregi e i difetti che pure storicamente avevano? Non sarebbe meglio rifondare tutto il sistema dell’educazione ai linguaggi artistici e quello della formazione ed istruzione artistica facendo tesoro degli errori del passato e delle esperienze virtuose storicamente assodate?

Le riflessioni. Mi duole dire, a questo punto, che sta accadendo lo stesso fenomeno di quando tentai invano nel 2010 di coinvolgere le scuole artistiche in una rete editoriale che poteva coagulare l’opinione pubblica, gii esperti e gli amministratori, rileggendo una storia eccezionale di cultura e di talenti, verso la ricostruzione ed il rilancio dell’insegnamento delle arti. Non c’è ancora, ahimè per la scuola, per l’arte e per l’Italia, nelle piccole e nelle grandi, significative contingenze, niente di nuovo sotto il sole.

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La babele dell’arte nel paese delle arti