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Gli struzzi in vacanza

 

Bisogna parlare ancora del terrorismo?

Propongo qui una traduzione, senza alcun commento, dei passi essenziali dell’editoriale di oggi di Par Riss su Charlie Hebdo. “Qualcosa è cambiato dal 7 Gennaio 2015. Dibattito e domande sul ruolo della religione in tutti gli attentati sono scomparsi. Un fine lavoro di propaganda dopo il nostro attentato, che traeva chiatramente origine dalle vignette su Maometto, è arrivato a dissociare tutti gli attentati seguenti dalle questioni religiose. Oggi pochi si interrogano sul ruolo dell’Islam nel l’ideologia di Daech. Chi osasse rimettere in discussione il nesso dei fatti religiosi con il terrorismo viene trattato da anticlericale. Si è sostituita in toto la geopolitica come spiegazione degli attentati. Le cause sarebbero la guerra in Irak, il petrolio, la politica di Obama e Trump e si evita di parlare di religione e soprattutto di Islam. Spesso si contrappongono i termini Islam e islamico come se fossero estranei uno all’altro. Si fa di tutto per risparmiare ai musulmani moderati l’affronto di un legame con la violenza jihadista. Ma quando si stigmatizzano i fatti dell’inquisizione o delle crociate, della pedofilia o di altri crimini connessi alla religione e ai suoi proseliti o ministri  non si scinde questo fanatismo dal resto della Chiesa Cattolica. È stato un elemento della storia della chiesa anche se molti cristiani lo denunciarono e combatterono. Ogni fatto che avviene a causa degli integralisti musulmani comporta invece l’istituzione di una specie di cordone sanitario per risparmiare alla religione di Maometto la minima critica. Il benessere intellettuale sembra essere prevalente così come quello del consumismo e delle vacanze. Non ci pensiamo troppo. D’altra parte con i loro camions e le loro cinture esplosive gli assassini lo fanno al posto nostro.”

Charlie non è un giornale di destra.Charlie è iperlaico, anarcoide, libertario, anticapitalista,contrto le superstizioni e le ipocrisie, scomodo per tutti.

Giuseppe Campagnoli 28 Agosto 2017

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Il Corano ( .القرآن ) e gli altri libri sacri sono i libri di testo della sottomissione e del potere?

 

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Some words are very dangerous words written by dangerous men.

 

Il Corano ( .القرآن ) e gli altri libri sacri sono i libri di testo della sottomissione e del potere. Se qualcuno provò, da rivoluzionario e non da profeta, a riscrivere regole di eguaglianza e di libertà oltre che di fratellanza, fu tacciato di impostore e rivoluzionario sedizioso e messo al patibolo. Quando provò a dire che non doveva esistere ricchezza e povertà e che l’elemosina era il segno dell’iniquità fu rinnegato e   imprigionato. Nella mente dei suoi adepti risuscitò. In realtà è il suo messaggio rivoluzionario che sopravvisse alla triste e violenta realtà finche non fu strumentalizzato, distorto e adoperato a fini di potere.

 

Ed ecco a titolo di esempio la più buffa e ridicola delle regole che poteva valere tra le tribù del deserto. Ma è apprezzata molto dal mondo suino che dall’islam non ha nulla da temere mentre nell’occidente civile è ai primi posti delle mattanze di esseri viventi.

 

“[134] Allah (gloria a Lui l’Altissimo) ci proibisce tutto quello che è un male per noi. In moltissime lingue il maiale è sinonimo di sporcizia fisica e morale. Maiale, maialata, porco, porcheria, porcata, porcile, troia, troiata: quanto di peggio possa esprimere il comportamento umano viene espresso con colore ed efficacia per mezzo di questi termini. Basterebbe questa semplice considerazione per rendere l’idea della ripugnanza che dovrebbero ispirare le carni suine. Purtroppo la grande convenienza economica dell’allevamento fa sì che i non musulmani se ne cibino, con grave pregiudizio per la loro salute fisica e spirituale” (sic!)

In questi tempi terribili dove l’esclamazione di ancestrale memoria “mamma li turchi!” sembra tornata attuale, non solo per i credenti cristiani o ebrei o di altre religioni  (tutte più o meno colpevoli insieme al potere secolare e mercantile di tutte le orrende disgrazie del mondo) ma anche per chi si dice continuamente ateo od agnostico, occorre saper discernere con freddezza e scienza oltre che coscienza tra ciò che è generato da rivendicazioni di torti coloniali, guerre e calamità indotte dalle multinazionali occidentali e non solo e ciò che invece è generato da un presunto orgoglio di superiorità indotto a partire dal 600 dopo Cristo da un crescendo di potere, prima militare e confessionale e poi anche economico ( la turpe tratta degli schiavi la complice sudditanza dal petrolio) che ha portato alla conquista dell’occidente prima in forma militare, poi  finanziaria e ora, forse anche geografica e fisica con una serie di invasioni non sempre costrette dal disagio, attraverso le subdole azioni di cui il Corano, chiaro e trasparente come l’acqua, parla ad ogni piè sospinto, senza bisogno di alcuna intermediazione linguistica o culturale. L’ essenza del libro e delle regole per i suoi adepti non è mai mutata  nel tempo, così come per certi aspetti anche per l’antico testamento ancora in voga in altri lidi. Non nascondiamoci dietro un dito. Ce lo insegna bene, prima vittima sacrificale per aver detto la verità, Charlie Hebdo che non perde occasione, non certo da destra, di metter il mondo (non solo il perfido occidente) in guardia da certi pericoli  estremamente sottovalutati in nome di una integrazione che tutti sappiamo bene impossibile perché auspicata a senso unico. Il massimo che si potrebbe ottenere senza danni è una convivenza pacifica parallela,  distante e diffidente.

 

Abbiamo letto durante l’infanzia (giocoforza) la Bibbia e i Vangeli; li abbiamo riletti in adolescenza insieme ai filosofi classici, dell’umanesimo dell’illuminismo e dell’idealismo fino a Marx. Abbiamo letto più volte anche il testo orginale del Corano (tradotto dalla lingua araba senza commenti e interpretazioni).Ora siamo convintamente agnostici ma i tempi che corrono ci invitano ad approfondire le “norme” di una religione che è ridiventata drammaticamente d’attualità, nel bene e nel male. Abbiamo selezionato poche ma significative  frasi originali di alcuni versetti del Corano , molti dei quali  si ripetono come un mantra ad ogni piè sospinto, quasi dovessero ipnotizzare il lettore. Questi versi, così come sono trascritti, potrebbero avere riflessi devastanti sulla vita civile e sociale e sui diritti umani in generale mentre altri, contraddittoriamente, smentiscono platealmente qualsiasi guerra santa, rinviando ogni castigo per i “miscredenti” al giudizio universale. Sono testi che non sembra debbano  essere interpretati, a meno che le metafore non siano talmente criptiche da non essere affatto immediate. Queste parole sono rimaste intatte nel tempo senza una evoluzione e  a volte appaiono, a vista. poter costituire un problema per la libertà e la democrazia del mondo moderno e civile anche se, a tratti, per le palesi ambiguità potrebbero essere “girate” ad uso e consumo di chi vorrebbe giustificare guerre sante e violenza soprattutto contro chi non avrebbe capito che Mosè e Gesù non erano altri che i due primi messaggeri della divinità, in seguito corretti e superati definitivamente da Muhammad. Noi non siamo dei teologi ma sappiamo leggere. Si capisce bene anche, ad ogni riga, ad ogni citazione e ad ogni esempio, che il testo si rivolge ad una platea di tribù di pastori per incitarli anche alla difesa-offesa contro i nemici di quei luoghi in quei tempi. Si capisce bene qua e là  il saccheggio culturale da testi di religioni precedenti fin da Zoroastro. Studi linguistici accurati avrebbero anche mostrato come il Corano non sarebbe altro che la miscellanea di diversi testi biblici ed evangelici diffusi all’epoca di Maometto (che non era affatto illetterato, come invece miracolisticamente si vorrebbe far credere) in medio oriente.

 

Da molti versetti  per le tematiche più attualizzabili abbiamo tratto poche frasi e concetti  inequivoci e chiarissimi. Anche la Bibbia del Vecchio Testamento e il Talmud riportano molti concetti simili perché legati ai tempi in cui furono scritti o detti. In verità non il Vangelo, altri testi filosofici e il Capitale di Marx che mirabilmente moderni coincidono e si integrano in epoche così distanti.

 

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Preghiera per i miscredenti.Londra e Manchester…

 

 

Dopo i fatti terribili di terrorismo, da Manchester a Londra, Nizza a Berlino e altrove, non semper chiari, spesso manipolati dai media a loro uso e consumo,  ogni volta riproporrò come un mantra il riassunto in italiano del bell’editoriale  di RISS su Charlie Hebdo:  sarcastico, ironico terribile e profondamente vero nel suo essere surreale. Le motivazioni dei mandanti del terrore collettivo sono prevalentemente materiali e politiche ma quelle degli esecutori,spesso individuali e a volte “dormienti”, poi folgorati dalla religione o dalla pazzia latente, comunque presente “in nuce” nella loro cultura familiare fondamentale o nei loro geni e nel loro ambiente, sono spesso  da mistici o dei depressi esaltati.


Preghiera per i miscredenti

Che dire dei fatti di Parigi, Bruxelles, Londra, Manchester, Berlino? Nel 2015 abbiamo scoperto il terrorismo islamico e le frasi stereotipate si rincorrono: “non cambieremo il nostro stile di vita”, “quello non è il vero islam”, “certi atti sono commessi da squilibrati”, “vogliono distruggere la nostra spensieratezza”.

“Dopo ogni attentato ci si chiede cosa c’entri la religione. Si dice che l’attentatore non era praticante, che rea un folle e che la religione non c’entra. Si cerca sempre di togliere di mezzo la religione. Si dice che l’attentatore si sia radicalizzato troppo in fretta per mettere il suo atto in conto alla religione. Ma la storia delle religioni è piena di conversioni improvvise. Da Henri IV con il suo “Parigi val bene una messa” a Costantino convertito al cristianesimo una notte prima della battaglia del ponte Milvio dove vinse trucidando centinaia di nemici senza avere un camion frigorifero. E che dire di Paolo di Tarso che da persecutore di cristiani si convertì in un colpo e divenne santo? Queste conversioni ad alta velocità non hanno mai sorpreso nessuno. E allora perché un nizzardo  non avrebbe il diritto di convertirsi all’islam in qualche giorno? Molti lo hanno fatto nella storia per dare un senso al loro patetico destino. Ci colpisce che questi crimini siano messi in atto come delle preghiere. senza bisogno di una cattedrale o di una moschea sontuosa o una sinagoga millenaria. Basta crederci e e con qualche salmo o versetto in testa si può pregare persino al Polo Nord, nel deserto o sul’Everest.La fede ha solo esigenze spirituali. E anche l’atto terroristico. Non c’è bisogno di tanti mezzi o addestramento speciale: basta un coltello, un camion, come un semplice tappeto in direzione della Mecca,una piccola bibbia in tasca o una torah appena svolta per pregare. Uccidono come pregano, in contatto diretto con Dio. Nessuno potrà mai controllare o prevenire questo. Polizia ed eserciti possono agire solo sulle cose visibili non su quelle invisibili della mistica. E’ impossibile conoscere ciò che una persona nasconde nel fondo della sua coscienza e che non condivide nemmeno con la sua famiglia. Il crimine avviene all’improvviso, senza poterlo prevedere e dà l’impressione che sia l’atto di un folle. Le vie del Signore sono impenetrabili, il mistero dà alla religione la sua forza e nessuna polizia potrà chiedere documenti. Solo quando diventa razionale di quella ragione delle società moderne, perde il suo potere. Il misticismo è fondamentalmente antidemocratico perché è incompatibile con il contro potere e con lo spirito critico sui quali è fondata la democrazia. Che possiamo fare per difenderci? Delle barriere di traverso sulla Promenade des Anglais, o sui mercatini di Natale, un’applicazione “Alerte Attentat” o dei riservisti in più. Ora tocca a noi avere fede.”

Avere fede nel buon senso e nell’uomo, nella ragione e non nell’istinto: avere fede nell’ ultima dea che è la speranza che in passato qualche volta non ci ha tradito, lasciandoci qualche pausa per vivere oltre le guerre, la fame, lo sfruttamento e il perfido mercato. Ma oltre ad avere fede e speranza avere anche il buon senso della vigilanza e della prevenzione, individuale e collettiva.

Giugno 2017

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Islam e paura. Rispetto umano?

Bisogna poter avere la libertà di criticare le religioni dovunque, di chiedere perchè ci su metta il velo, ci si genufletta, si giungano le mani, non si mangino crostacei o maiale e se tutto ciò non sia una imposizione di altri uomini o una libera scelta, a volte bizzarra per la ragione, ma comunque libera. Bisogna non aver paura di dire ciò che si pensa senza offendere la dignità delle persone. Questo è uno dei diritti fondamental dell’uomo.

Per questo traduco e ripropongo un  interessante  editoriale apparso su Charlie Hebdo a cura di Par Riss.

CHE CAVOLO CI FACCIO QUI?

“Da tempo gli specialisti cercano di capire le ragioni degli attentati in Europa e nel mondo intero. La polizia inefficiente? Un senso di appartenenza sfrenato? Gioventù disoccupata? Islamismo senza freni ? Le cause sono numerose e ognuno sceglie quella che gli conviene o che si adatta alle sue convinzioni. I fautori dell’ordine se la prendono con la polizia, gli xenofobi con gli immigrati, i sociologi fanno appello ai danni del colonialismo, gli urbanisti stigmatizzano i ghetti, gli economisti indicano la crisi e i politici se la prendono con Daech. A voi la scelta.

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In realtà gli attentati sono solo la parte emersa di un enorme iceberg. Sono l’ultimo stadio di un processo che si è innescato da tempo e su vasta scala. Noi ci attacchiamo alle macerie dell’aeroporto, alle candele accese davanti ai fiori sui marciapiedi. Nel frattempo nessuno osserva ciò che accade a Saint Germain-en-Laye. La settimana scorsa l’Istituto di Scienze politiche di questa città ha ospitato Tariq Ramadan. E’ un professore, quindi sarebbe al posto giusto. E’ venuto a discutere del suo oggetto di studi, l’islam, che è anche il suo credo.

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Terribili premonizioni.

Sono vicino a Londra e all’Europa accogliente come non lo sono a quella di certa storia coloniale, del mercato e dell’economia, ma invito a riflettere su tutto con freddezza oltre i luoghi comuni delle interpretazioni di tanti mezzibusti e opinonisti spesso improvvisati e di tanta vulgata. Occorre riflettere ed agire con senso della storia e senza pregiudizi ideologici. I fatti, ciò che li provoca e chi li provoca contano e anche le ragioni diverse che spingono ad agire  per lo stesso orribile fine chi finanzia il terrore , chi lo pratica in nome della fede o di altre balzane e terribili idee e chi lo copre con omertà e ipocrisia.

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Settembre 2005. Stavo rientrando in treno da Milano dopo un viaggio a Parigi (!) con la mia famiglia. Nello stesso scompartimento di un Eurostar viaggiava con noi un ragazzo poco più che ventenne, un po’ palestrato di carnagione scura, ben vestito e curato. Durante il viaggio inizia una conversazione del più e del meno e scopriamo che il giovane è un egiziano nato in Italia che vive e lavora a Milano e sta andando a Roma per imbarcarsi verso casa a trascorrere le vacanze. Il discorso, prima leggero e superficiale, piano piano, si addentra in questioni sociali, politiche e religiose. I luoghi comuni reciproci sull’occidente e l’oriente, il colonialismo e l’imperialismo si fanno più concreti e allarmanti quando il ragazzo ci tiene a far sapere quanto noi occidentali siamo di facili costumi, corrotti ed empi. Ma soprattutto tiene ad informarci del fatto che i nostri giovani a suo avviso sono tutti dediti alla bella vita, all’uso d sostanze ed al divertimento dissoluto mentre i giovani mussulmani ben più morigerati e sani si starebbero ben preparando, sapendo anche che il loro martirio verrebbe certamente premiato, per una guerra contro chi ritenessero un nemico della loro civiltà e del loro credo. Si stavano preparando, a suo dire, sia dal punto di vista psicologico che fisico.

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Aggiunge poi con linguaggio appropriato che la nostra civiltà e le altre religioni sarebbero troppo secolari e tolleranti e per questo destinate prima o poi a soccombere per avverare le predizioni del profeta. Argomento le mie ragioni opposte, dal punto di vista agnostico e dell’etica naturale, appellandomi all’illuminismo, alla storia, al progresso, alla libertà, alla tolleranza ed all’equità  sociale. Dall’altra parte un muro.

All’epoca avevo ritenuto le idee del giovane pericolose ma un po’ surreali come quelle di molti giovani ancora acerbi. Non c’erano state le primavere arabe né la Siria. Oggi, col senno di poi, ritorno spesso con il pensiero a quell’incontro come fosse stata una tragica premonizione chiedendomi : quanti altri ne avrei potuto incontrare?

Giuseppe Campagnoli

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Si può ridere dell’islam?

Ecco la traduzione in sintesi di un articolo di oggi di Charlie Hebdo che condividiamo.

“Quelli che pretendono che non si debba ridere dell’islam in nome della difesa degli oppressi moltiplicano i loro errori: logici, filosofici o sociologici…La religione non è mai uno strumento di liberazione ma di alienazione.

L’idea sarebbe un po’ questa: essendo l’islam la religione degli oppressi (?) sarebbe razzista scherzarci su come fa Charlie. Si può replicare in più modi: dal punto di vista storico, politico..etc.

Ma si può tentare anche un approccio puramente cartesiano. Ci sono molte illogicità nel ragionamento islamo-gauchista. Ecco i punti:

  1. Io sostengo i poveri
  2. i poveri credono nell’islam
  3. Allora io difendo l’islam per sostenere gli oppressi

Sarebbe come dire che io difendo i neri, i neri difendono le mutilazioni genitali, allora io difendo le mutilazioni e condannarne la pratica sarebbe razzista.

La religione stessa è una pratica oscurantista e retrograda: una mutilazione dello spirito.

L’slam non è la religione dei poveri : ci sono i milionari petrolieri e le monarchie del golfo, i mercanti e i finanzieri. Ci sono milioni di poveri tra i cristiani in centro e sudamerica, tra gli animisti in Africa, gli induisti in Asia. Siamo sicuri che sia proprio l’islam ad avere più poveri? Non si dovrebbe ridere allora di alcuna religione o credenza per rispetto dei presunti poveri che la osservano.

Non bisogna assimilare la religione all’individuo. Non bisogna confondere la blasfemia con l’ ingiuria personale.La religione è difesa da cerberi morali e non dovrebbe esserlo da certa sinistra (per fortuna non tutta).Non ricordano forse chi disse “l’oppio dei popoli”?  Non ricordano che “il vero bene del popolo è la soppressione delle religioni che sono un’ idea illusoria e forzatamente pacificatrice e giustificative della sottomissione”? Dovrebbero ripassare il concetto secondo cui la sinistra, la vera sinistra non può scindersi da un pensiero laico o ateo. Le credenze religiose, superando alcuni momenti di impegno politico di liberazione tra Gesù e Che Guevara,sono tornate prepotentemente a predicare la sottomissione all’autorità.Altre hanno sempre mantenuto questo concetto fondante. Tutte le società hanno un dio ma non necessariamente esso è portatore di moralità. I cattolici e i musulmani secondo dei recenti studi scientifici hanno la tendenza a sottomettere fisicamente o psicologicamente più dei protestanti e degli ebrei…Ci sono tante prove che le divinità sono state inventate per sottomettere e che per combattere la povertà bisogna combattere le religioni, liberarsene per liberarsi anche delle altre forme di oppressione.”

Da Antonio Fischetti (Charlie Hebdo) a cura di Giuseppe Campagnoli

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Bombe intelligenti

 

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Burkini.

Ci siamo di nuovo. Se c’è una cosa che non bisognerebbe fare è dare risalto a conflitti che ingigantiscono più se ne parla in tv,sui giornali, nei social, nei media in generale. Il caso burkini, dopo quello delle dame velate dell’islam, del burka e via discorrendo sta provocando l’ennesima pericolosa diatriba cultural-religiosa. Eh si, ancora la religione. Quando questa detta i costumi della gente e sovrasta la laicità delle nazioni, può diventare un pericolo per la libertà e le democrazie. Ammesso che si vogliano libertà e democrazia. Ne abbiamo già parlato. In questa occasione non vogliamo ripeterci ma ci esprimeremo con delle immagini eloquenti sulle mode, sui conflitti, sulla libertà della donna nelle varie culture e nei vari culti, sulle società dominate dai maschi. Per noi si può andare al mare, per strada, al cinema, in piazza e ovunque, in clergyman, tuta mimetica, scafandro, bikini e burkini, abito da suore, e via discorrendo, purchè ci si possa vedere in viso e la scelta non sia indotta o imposta da nessuno e da niente che non sia la propria libera ed incondizionata scelta. Una carrellata di pensieri e di provocazioni per riflettere. Giuseppe Campagnoli Ferragosto 2016

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Elogio della follia.

Sono folli artisti della violenza o lucidi fanatici?

L’arte della follia sembra molto praticata in questi giorni di notizie di violenze ed attentati in giro per il mondo. La follia? Chi agisce con violenza magari gridando Dio è grande! viene considerato uno psicopatico? E’ forse la paura che fa dire questo mentre si aborrisce l’idea che ci possano essere dei fanatici spinti dalla religione (si! dalla religione!) o dalla depressione sociale, dalla noia esistenziale, dalla povertà ed emarginazione o infine dalla adesione totale a regole esasperate che pure fanno parte delle leggi di stati sovrani come l’Arabia Saudita,la Turchia, la Nigeria e il Sudan,il Pakistan e l’Iran o gli Emirati vari con cui facciamo affari, gigionerie,proposte di amicizia, interviste edulcorate e succubi (vedi Erdogan). Non vorremmo parlare di queste arti aberranti ma ci tocca. Lo facciamo anche con l’ironia e il sarcasmo del nostro caro Charlie Hebdo e delle sue boutades a volte irriverenti e feroci ma colte e intelligenti, soprattutto libere, accanto alle nostre provinciali vignette ed a nostri collages di attiualità.La follia lucida e la falsa follia si combattono a colpi di cultura e con quella goccia che scava giorno per giorno anche le menti più ottuse che si chiama educazione, anche una educazione militante, porta a porta, di prossimità. Bisogna rompere le balle ai nostri vicini razzisti, ai nostri vicini islamici e cristiani, ai nostri vicini ladri e sfruttatori, a tutti gli intolleranti e violenti, ai pavidi e timidi omertosi di qualsiasi specie che ci capitino a tiro. Con le parole,le battute. gli scritti, le foto, i disegni i video e tanta ,tanta cultura e saggezza, tanta arte e musica, tanta letteratura e tantissima poesia.

Giuseppe Campagnoli

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ReseArt e Charlie Hebdo

Ripubblichiamo di seguito a questo intervento laconico  tutti i nostri post su Charlie Hebdo in ricordo dei terribili fatti di vile violenza. In anteprima vignette e fotografie in tema

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Meglio Marhaban che As-salamu alaycum!

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Assistevo oggi ad una trasmissione radiofonica sui culti in Italia e nel mondo. Si parlava in particolare di islam e si sosteneva dagli imam e dai rappresentanti intervistati  che il Corano e l’Islam sarebbero validi per tutti i tempi e per tutti i luoghi, salvo poi contraddirsi nell’ammettere, con ovvio intento gigionesco,  che si debba adattare ai vari contesti culturali. Ma come? In molte prescrizioni coraniche valide ancor oggi i credenti dovrebbero agire come se i cristiani e gli ebrei dovessero seguire ancora i dettami della Bibbia di migliaia di anni fa, fatti per popolazioni di nomadi incolti del deserto, in tempi dove la violenza e le guerre tra tribù erano all’ordine del giorno anche per cause futili e le genti dovevano essere “guidate” anche ricorrendo a racconti mistici, fantastici ed esotici.Molto passa per il verbo e la lingua:  il Corano e le sue pseudo-interpretazioni  si servono molto dell’espressione scritta e orale come veicolo di proselitismo e di identità. Per quel poco che ne so, infatti, la lingua  araba mi pare si sia involuta più che evoluta nella direzione di una lingua ufficiale del culto anche nelle sue forme quotidiane. Un cittadino che professi la religione cattolica o cristiana che ne incontrasse un’altro non direbbe mai “La pace sia con te” o “sia lode al Signore” a meno che non sia un frate o un prete. La religione in occidente e, in parte, in estremo oriente, evoluta attraverso l’umanesimo, l’illuminismo o il materialismo storico, è diventata sempre di più un fatto privato e personale, o per lo meno si è trasformata, lentamente e con qualche resistenza che permane, in quella direzione.

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Quando incontrassi un arabo, una africano, un siriano, un pakistano, un israeliano, guarderei alla sua etnia ed alla sua cultura e lo saluterei con un “marhaban”,ciao, salve! o “Sabahu-al- khayr”, buongiorno! Non userei mai “as salamu alaykum” o “shalom” (la pace sia con te) che si augurava quando la guerra era implicita nel vivere quotidiano (in certi,troppi, posti ahimè lo è diventata ancor oggi). I cristiani per esempio hanno da tempo superato l’uso di una lingua confessionale (come il latino dei padri della chiesa) che era comunque appannaggio degli alfabetizzati e delle classi colte per quasi tutto il medioevo europeo proprio grazie al dominio, anche politico, della religione in quei tempi. I laici e i non religiosi oggi usano la lingua senza alcun riferimento esplicito alle loro convinzioni filosofiche o etiche ma con una implicazione meramente culturale e comunicativa. Il ragionamento è identico a quello che facemmo a proposito di altri segni pubblici del proprio credo dal velo islamico, al crocefisso, dall’indice verso il cielo ad altre forme distintive della  fede da voler imporre, in un certo senso, palesemente o subliminalmente urbi et orbi, nel privato come nel pubblico. Ma quanti mussulmani sanno che la lingua adottata come “lingua del profeta e di dio”  deriva dall’aramaico e pare sia stata di fatto costruita e codificata da due cristiani di al-Hira più di cento anni prima di Maometto? La cultura come la natura non “facit saltus“nemmeno in nome di una supposta divinità! E far superare con la libertà e l’eguaglianza, l’ignoranza indotta e mantenuta alle genti ed ai popoli è l’unica via possibile per la pace. Allora è più di buon auspicio per la convivenza salutarsi con un “salve” piuttosto che con un “la pace sia con te”.

Giuseppe Campagnoli 17 Maggi8o 2016

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Le dame velate dell’islam

Gli esibizionisti del velo.

Prendendo spunto da un episodio avvenuto a Sciences Po a Parigi, Charlie Hebdo è intervenuto sul tema dell’ipocrisia e del velo islamico. Abbiamo tratto una sintesi dal pezzo di Gérard Biard.

“Smettiamola di girare intorno al velo. Smettiamola, soprattutto, di vederlo per ciò che realmente non è: uno strumento di emancipazione, o per quello che non è più: l’espressione innocente di un credo religioso.”

L’happening presso Scienze politiche a Parigi,una scuola destinata a formare giornalisti, ricercatori, analisti politici e…presidenti de la République, consisteva nell’invitare tutti gli studenti ad indossare il velo per vedere l’effetto che fa con una motivazione pseudo egalitaria.

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LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

La peste del nostro secolo, il terrorismo, generato dall’ ignoranza, dall’ intolleranza, dallo sfruttamento e dalla povertà va combattuta come una epidemia. A mali estremi estremi rimedi. Noi in Italia conosciamo bene l’omertà e la capacità di coperture delle nostre mafie, insegnamo  che per eradicare la mafia integralista islamica occorre tagliare tutti i legami politici, geografici e finanziari, le complicità ambientali e familiari e le ipocrisie del politically correct.

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Sorgente: LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

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Le religioni,le parole, l’interpretazione, il dominio che si giova dell’ignoranza.

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Giordano Bruno non sarebbe piaciuto a Daech ai sionisti, agli emiri, agli ulema e agli imam
 così come non piacque alla Chiesa Cristiana.

Ancora una  riflessione che mi fa eco sulle religioni e sulla loro benefica o nefasta influenza nella storia dei popoli. I pensieri sono indotti vieppiù dalle tragedie dell’Europa, del Medio Oriente e del Mondo in nome delle religioni, delle superstizioni e di talune ideologie, non ultima quella del mercato. Il linguaggio dei testi che riportano la voce e le narrazioni di uomini che sostengono (senza prova alcuna) di aver ricevuto messaggi da una divinità o da chi parlasse in suo nome (!!) e rivolte ad altri uomini è importantissimo e spesso non occorre interpretare nulla per quanto è chiaro, senza ricorrere alle metafore. Le frasi composte da soggetto, predicato e complemento che si ripetono come mantra, giaculatorie, cantici, sure o rosari non si prestano a dubbi. Basta leggere e capire la lingua. La lettura dei testi è fondamentale e l’invito ad approfondire commentari chiose  o la scusa di una interpretazione autentica, nascondono spesso profonde ambiguità di comunicazione, ipocrisia e mala fede. Se i testi si dice fossero stati scritti per il popolo  giocoforza dovrebbero essere più che chiari ed immediati. Piuttosto occorre collocare la lingua nei tempi in cui ha avuto origine e in quelli in cui è stata revisionata o trasformata per adattarla ai mutamenti dell’umanità. La questione è solo nella lingua e nei costumi che si evolvono, seppure non dovunque e per chiunque.

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Tutti con la kippah!

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La grande sinagoga di Trieste

Un segno di solidarietà anche da chi non crede, affinché le religioni diventino solo un fatto intimo e personale.Da un’idea di Gad Lerner. Per combattere la paura e il terrorismo della superstizione e della violenza. Una iniziativa laica rilanciata da ReseArt che parteciperà il 27 pomeriggio al concerto organizzato dal Comune di Pesaro con la collaborazione del Liceo Artistico “Mengaroni” e del Sistema Musei alla sinagoga sefardita della città.

TUTTI CON LA KIPPAH!

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ReseArt e Charlie Hebdo

Helwa ya baladi. Versione strumentale pop.

“Per il mio dolce paese”

 

Ubi maior minor cessat…Ma ognuno contribuisce ad usare la satira per combattere la cieca violenza in nome della superstizione e delle bugie degli uomini per sottomettere altri uomini. Un collage di cultura contro la non cultura e la barbarie.

  
  

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Buonasera.Possiamo dirci anche.

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Gli "alieni" piceni

D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

2 Dicembre 2015

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Un racconto dell’Islam.

La fede è l’aver fiducia cieca e irrazionale in chi ti racconta storie sull’essenza della vita.

Osservando i fatti di Parigi, del Mali, Gaza, Siria, Turchia, Afghanistan, Arabia e Africa ripropongo la mia lettura in francese del libro di Tahar Ben Jelloum “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”-éditions du Seuil 2002. Mi piace fare qualche considerazione “en passant” senza essere condizionato dagli avvenimenti degli ultimi anni e mesi.

Ho commentato con degli appunti spurii il testo per evidenziare qualche contraddizione ed alcune affermazioni che mi paiono peccare di qualche sciovinismo culturale. Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar, con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” 

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Buonasera. L’empatia del mio giardino.

Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente  trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati.

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Parigi e l’Europa piangono. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità.

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Religioni, politica, economia. L’arte di convivere o di fare la guerra?

Il Buongiorno recente di Massimo Gramellini  “L’arte di convivere” si fa drammaticamente attuale oggi ,dopo la tragedia di Parigi. Parigi e l’Europa piangono. I simboli della normalità come lo Stade de France, il Bataclan, un bar, la strada, colpiti da chi odia l’uomo e la natura, la pace e il dialogo tra persone che si rispettano e, a volte, si amano: famiglie, turisti, studenti, non soldati o reggimenti. La viltà e la miserabile violenza si sono scatenate non nella follia ma nella criminalità pura e nella malvagità senza fine. Ma non è l’occidente l’obbiettivo: sono la ragione, la natura e l’umanità. Ora occorre reagire, ognuno di noi, anche nel quotidiano, vigilare  aiutando chi ci deve proteggere per legge, per impedire, prima che sia troppo tardi,  che chi un momento prima era in mezzo a noi, innocuo e a volte anche disponibile e gentile, un secondo dopo si armi per uccidere i suoi simili in nome di ciò che per la ragione non esiste.

La reciprocità e la tolleranza.
La reciprocità e la tolleranza.

“Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar Ben Jelloum in “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”,con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” Il Corano va letto, si scrive, sotto il segno della fede e dell’intelligenza. Una contraddizione? A me pare di si. Una minoranza pratica un islam rigorista, si dice. Non è una certezza. Il valore principale dell’islam predicato tra le tribù beduine sarebbe stato il rispetto dei diritti umani. E’ così che viene vissuto l’islam oggi dalla maggioranza dei fedeli? Si scrive che l’islam, come le altre religioni monoteiste, proibisse e proibisca il suicidio e l’omicidio. E le crociate allora? E le guerre fisiche di Maometto contro le tribù disobbedienti e miscredenti come le guerre di Mosè e David? I terroristi, i taliban e il Daech? I musulmani subirebbero gli effetti nefasti delle distorsione della parola del Corano: perché allora non parte una ribellione anche quotidiana, porta a porta, massiccia ed evidente? Si parla di insegnamento dell’islam nelle scuole. Come per le altre religioni si dovrebbe parlare invece di insegnamento del pensiero e delle credenze dell’uomo, tutte, come storia e non come dottrina. Si scrive di separazione tra le religioni e lo Stato: Iran, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Daech, Nigeria, Somalia ed Etiopia? Ma anche, in modo subliminale, Italia, Polonia, Irlanda, Regno Unito, Russia, Stati Uniti…La religione, scrive ancora Tahar, è solo un fatto privato. D’accordo. Il libro si spiega partendo dal presupposto dogmatico che esista una divinità, che esistano gli angeli e che esistano il paradiso e l’inferno. In paradiso andranno gli uomini buoni e giusti mentre all’inferno andranno i non credenti (!) i criminali e i cattivi in generale. E il Corano, cita Tahar senza commento, dice al versetto 5 della IX sura: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate se non si pentono.” Stessa sorte per gli ipocriti e i traditori della fede. Il profeta aveva sposato una ricchissima vedova, sembra per convenienza. Dal danaro al potere sulle tribù esercitato con la religione?

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Guerre di religione?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Dobbiamo ancora assistere alla violenza, fisica, economica o sociale che siano, in nome e per conto di una o più divinità di cui non è dato sapere. Anche l’arte, accanto alla rappresentazione delle cose degli uomini  ha spesso disegnato (quando fosse concesso dai dogmi e dalle leggi iconoclaste degli uomini) le figurazioni di chi ci eravamo inventati. L’homo sapiens doveva supplire alla  ragione che non poteva trovare spiegazioni plausibili. Queste, nel tempo, sono arrivate dalla scienza e allora, quasi tutte le credenze si sono comodamente e prontamente adattate allo stato mutato delle cose. La fantasia applicata  al mistero ha generato capolavori in tutto il mondo ma la realtà poi è cambiata ancora e oggi la rappresentazione di divinità e profeti obsoleti anche per chi non sia propriamente colto è sempre diminuita se non oggi, quando è diventata invece pericoloso e pretestuoso “casus belli”. L’arte che si occupa di religione oggi, infatti, con grandissimo coraggio è quella della satira scritta e disegnata. I capi delle religioni più potenti però, se da una parte si combattono per vie traverse o per interposte persone, dall’altra si mostrano concordi nel condannare il riso, seppure sempre innocuo, delle cose sacre. Ricordo come un mio zio vescovo, compianta e rara  eccezione nel mondo della chiesa, ridesse con noi delle barzellette sulle cose sacre, credo perché le ritenesse anche profondamente umane e tutto sommato rispettose delle convinzioni altrui, davvero ben poco solide se fossero state colpite da innocue parodie. Sentire parlare non più di arte ma di guerra fa veramente male. Sentire indicare gli uomini come cristiani, ebrei o musulmani come se fosse un insulto fa ancora più male e ci fa rivolgere alla storie delle filosofie per cercare di comprendere le ragioni storiche di questo presente.

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