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Le prove del mercato. Invalsi colpisce ancora!

Si sa  che siamo fermamente  contrari a questo tipo di scuola ed al concetto obsoleto e mercantile dell’educazione che si pratica oggi nei paesi del mondo globalizzato. Si sa anche che siamo contrari a qualsiasi forma di classificazione e gara sulle famigerate “conoscenze, competenze e capacità” soprattutto quando fondate sulle perverse tre “I” che imperano ancora e che anche dai programmi politici del “nuovo che avanza” non  pare siano state messe neppure in discussione: informatica, inglese, impresa. Ma non avevamo parlato ancora a fondo della discriminazione palese tra le potenzialità del nostro cervello e del nostro vivere che vede considerare solo alcune abilità come la lingua italiana, la matematica e ora, udite, udite anche la lingua del vecchio e nuovo colonialismo mercantile: l’inglese. Neppure un cenno alle abilità di quella parte del cervello che presiede alle facoltà creative, dell’immaginazione, della rappresentazione e quindi delle arti fondamentali che ancora sono considerate bricolage mentale o appannaggio di rare,  originali, forse anche stravaganti, molto spesso improvvisate figure. Pare che in tutto il mondo l’arte, la musica, il pensiero divergente, la creatività siano degli optionals marginali e irrilevanti per la formazione della persona. Senza l’acquisizione e la padronanza di altri linguaggi che non siano quelli della scuola canonica, la metà della nostra mente invece sarà irrimediabilmente compromessa, al di là di quanto riportano con estrema parzialità le indagini e le rilevazioni internazionali sulla qualità dell’apprendimento scolastico che, con pervicace miopia, insistono sugli stereotipi del saper leggere scrivere e far di conto. Attraverso le indagini OCSE PISA, funzionalissime al mercato globale, si può capire come quella parte essenziale delle conoscenze e delle abilità connessa con la creatività e il fare artistico, prerogativa essenziale, secondo gli studiosi, di almeno la metà del nostro cervello, sia trascurata dalle linee guida dei sistemi educativi.
Le “performances delle competenze” , a livello internazionale, misurate come per una macchina, risultano fondate su rigidi, parziali e anacronistici modelli economici, al limite del saper leggere, scrivere e far di conto trascurando del tutto la creatività , le abilità e le competenze delle arti visuali e tattili, della musica come del movimento del corpo, del teatro e dell’animazione che dovrebbero essere elementi primari dell’educazione e non  corollari quasi ricreativi accanto alle  discipline regine della scuola perchè utilitaristiche e funzionali al capitalismo ed al profitto.

Senza titolo
Privilegiare solamente gli apprendimenti linguistici e logici, umanistici e scientifici ha condotto ad una specie di atrofizzazione cognitiva che ha fatto dell’ arte e del suo apprendimento in Italia e forse anche nel mondo, una specie di riserva per una genialità marginale che “malgré tout” a volte riesce ad avere un successo internazionale soprattutto quando ve se ne ravvisi un utile mercantile. L’ educazione totale va avviata fin dai primi istanti di apprendimento e per tutto l’arco della vita, ricordando che i talenti si costruiscono e si cominciano a consolidare nel periodo di vita da 0 a 5 anni.
E’ fondamentale assicurare pari dignità ad un insieme di abilità e linguaggi che costituiscono il terzo fondamentale asse della formazione dell’ individuo che con gli altri si intreccia e si integra per rendere completa l’umanità.  L’educazione alle arti è un percorso di formazione, anche informale, che si dovrebbe sviluppare per tutte le età dell’uomo, non per una professione – che costituisce solo un segmento del fare arte e non esaurisce affatto l’esigenza umana di produrre e fruire arte nelle sue svariate forme – ma per la completezza della conoscenza e delle possibili abilità.
L’educazione diffusa certamente colmerebbe questo enorme vuoto e i luoghi della città educante sarebbero tutti ricchi di stimoli e di idee e  coinvolgerebbero tutta la sfera di azione della curiosità e dei bisogno di conoscenza ed esperienza  di una persona che cresce.

Giuseppe Campagnoli

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L’oro d’Italia: l’arte.

Nel mio ampio excursus con gli articoli su ReseArt relativamente a che cosa sia arte e che cosa sia invece solo mercimonio e bricolage redditizio, a che cosa sia l’educazione formale ed informale all’arte in tutto l’arco della vita e in quali luoghi si debba praticare e con quali insegnanti, traspariva l’essenza preziosa di tutte le arti, anche come veicolo, quando sana e reale, di rilancio non speculativo dell’economia di un paese. Mi piace citare una frase del Prof.  Flavio Caroli   che dirime a pieno la vexata quaestio della qualità in campo artistico. Ci si riferiva espressamente a mostre ed eventi di arte figurativa ma il concetto appare valido anche per il teatro, il cinema, la musica, i laboratori “artistici” per infanti, anziani, dilettanti e dilettevoli, le scuole di danza, di canto, di musica, di arti varie che crescono come funghi a volte buoni a volte velenosi, le kermesses cultural popolari di cui oggi è piena l’Italia con alterne sorti di valore (abbiamo parlato e riparleremo presto, per esempio, della nostra vicina Popsophia o “Popsophisma” come l’abbiamo ribattezzata).

ARTE, ARTE! ARTE?

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ineffabile bricolage artistico di uno dei soliti carneadi con una curiosa storia

L’oro d’Italia nella migliore delle ipotesi sta facendo arricchire altri paesi più efficienti o forse più furbi (vedi il Regno Unito con la mostra su Pompei fatta poco tempo fa con i nostri reperti concessi ad una contropartita ridicola), nella peggiore si sta trasformando in rovine materiali e spirituali per il degrado e l’abbandono gridati da anni, la scarsa qualità degli eventi, la speculazione di enti e privati, la superficialità ed il proliferare di associazioni, personaggi e congreghe incompetenti e spesso anche supponenti.

Ecco una galleria di veri artisti, falsi artisti, dilettanti, buffoni, truffaldini e mentecatti,saltimbanchi delle arti. Chi possiede cultura profonda non fatica a riconoscerli.

Il binomio vincente dovrebbe essere più educazione e scuola di qualità per formare artisti, addetti, esperti e managers dedicati, più Stato efficiente ed efficace e meno privato (cfr. Mazzuccato) pronto a speculare e mirare solo al profitto, per sponsorizzare, conservare, allestire, rilanciare e ottimizzare i nostri preziosi prodotti. Arte, turismo, agricoltura e  cultura sarebbe una terna vincente se non fosse ormai quasi troppo tardi.. Si vedono alcuni segnali, ma non bastano e sono stati intempestivi. I giovani ne cogliessero il significato e si preparassero con dedizione e studio a diventare essi stessi dei bravi artisti, storici, musicisti, cineasti, architetti, insegnanti, lasciando in secondo piano i reality, i social perniciosi, i talents, il bricolage artistico provinciale e i truffaldini presenti ad ogni angolo della cultura, e soprattutto l’idea del profitto che è nemico di tutte le arti.

Giuseppe Campagnoli

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Carlo Franzini (Saturnino) e Alberto Spadolini (Spadò)

due veri artisti al margine.

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Arte ed educazione

“L’educazione e l’istruzione in campo artistico in Italia sono un sistema dal passato glorioso ma dal presente in via di estinzione per mancanza di progetto organico e di risorse. Il mercato dell’improvvisazione e del casual la fa invece da padrone.” Il declino dell’educazione alle arti nel nostro Paese: una situazione a cui è necessario porre rimedio con buone idee e buone pratiche, prima che sia troppo tardi.

 

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Ho scritto molte volte sul tema dell’educazione e dell’istruzione artistica in Italia. Ho l’impressione che, da quanto sta accadendo, io abbia vestito gli amari panni di Cassandra.

L’argomento si lega in maniera inscindibile con le problematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e con quelle della produzione artistica e progettuale contemporanea.

Insieme a dei volonterosi colleghi abbiamo provato inutilmente a creare una rete di soggetti privati e pubblici da impegnare nella ricerca finalizzata alla promozione di un sistema organico dedicato all’educazione, alla formazione e all’istruzione in campo artistico attraverso la valorizzazione delle preziose esperienze storiche italiane attualmente in fase di smantellamento. Il progetto sta incontrando enormi difficoltà anche per la tendenza a curare il proprio orticello piuttosto che tutto il campo e per l’abitudine tutta italiana di evitare accuratamente di “fare sistema”.

È ormai assodato che il concetto di educazione e formazione si riferisce all’acquisizione di uno dei linguaggi fondamentali della vita dell’uomo accanto alla comunicazione scritta e orale alla formazione scientifica e logica mentre l’istruzione afferisce alla costruzione di competenze professione o anche alla pratica disinteressata dell’arte e alla sua comprensione.

I due percorsi debbono essere egualmente solidi nel sistema educativo e dell’istruzione italiana, per assicurare conoscenze e pari opportunità a tutti i cittadini da utilizzare per la comprensione e la fruizione delle diverse forme d’arte e per la scelta di professioni in campo artistico e progettuale.

Abbiamo assistito in questi tempi alla proliferazione di associazioni, enti, che si dichiarano tutti interessati al mondo della formazione artistica o della tutela del patrimonio italiano mentre vanno a caccia di fondi a destra e a manca, ottenendoli molto spesso per vie “politiche” in cambio di risultati non proprio esaltanti.

Nella esperienza personale raramente ho ancora trovato un sodalizio che non guardasse prioritariamente a un suo privato orticello di corporazioni e lobbies politiche, professionali o imprenditoriali. Sarebbe sicuramente più proficuo unire gli sforzi per studiare e rifondare l’intero campo del sistema educativo italiano dedicato all’arte recuperando e rivalutando tutta l’esperienza pregressa. 

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Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio.

Bricolage artistico. Ecco un bell’esempio giratoci dal nostro Giovanni Contardi

Abbiamo scritto spesso, io e i miei colleghi autori di questo blog, di artisti autodidatti  e improvvisati e dei bluff che il mercato, compresi ahimè gallerie e musei ritenuti prestigiosi, in Italia e all’estero, ci offrono ad ogni piè sospinto (CFR: L’arte a distanza del MoMa). Passi la filosofia mercantile riguardo all’arte che impera in paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l’Asia, Il medio oriente e più raramente il Regno Unito e i paesi scandinavi. Ma che in Italia, il paese ritenuto a ragione la culla della qualità di molte arti, dove fare arte si insegna più e meglio di altri paesi in prestigiose scuole pubbliche e private o in “botteghe” apprezzate in tutto il mondo della vera cultura, si dia spazio al “di tutto di più”, al neoanalfabetismo della creatività ed al bricolage artistico è proprio una bestemmia! Per una sollecitazione che mi è venuta da uno squallido battibecco più da gossip che da persone colte suscitato nel web da un mio intervento, ho l’occasione, che non posso perdere, di mostrarvi un esempio emblematico corredato dalle immagini e dal back ground culturale dichiarato dall’artista nel suo curriculum vitae. Un artista cui è stato paradossalmente intitolato anche uno spazio pubblico museale di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano che contiene alcune sue opere “donate” per essere di fatto esposte gratis ai cittadini che pagano le tasse anche per questo. Mi hanno raccontato che  una giunta municipale illuminata , nello stesso comune negli anni 90, aveva deliberato la rimozione di un’opera posta difronte alla residenza comunale per destinarla successivamente, nella sua degna collocazione, come “pirolo” per il traffico in una rotatoria! C’è una mostra in corso nella città di Pesaro presso una struttura espositiva pubblica-privata sponsorizzata da aziende e dalla pubblica amministrazione. E’ consuetudine di ReseArt di stigmatizzare i peccati risparmiando i peccatori (che comunque sono facilmente individuabili per chi lo volesse). Potete visitare la mostra e dirci cosa ne pensate oppure trovare una galleria di opere e la biografia nell’ineffabile sito personale del de cuius.

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No comment.

Voglio concludere lasciando al lettore l’ardua sentenza nel riproporre una citazione che ritengo estremamente illuminante su che cosa debba essere l’arte e come fare per riconoscerla:

“Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti. L’arte parla da sola e deve essere universalmente compresa; non  ha bisogno che qualcun altro la spieghi altrimenti è come una macchina con libretto di istruzioni.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza. La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona. Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte e la sua preparazione certa.” da Maurizio Ferraris

Giovanni Contardi Aprile 2016

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Coincidenze. O il furto più incredibile della storia.

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Parigi, 21 agosto 1911

Ore 5:30 

Cara madre,

 ogggi è lunedi una giornata calda e umida. Mi sono alzato presto perche non riuscvo a prendere sonno questa notte forse per il gran caldo, perche la mia nuova stanza e piccola e viene poca aria da la finestra tra i palazzi tutti ataccati del nuovo quartiere. Non e un gran posto ma ci hanno mandato qua perché ora lavoriamo per Messiè Gobier. Cominciamo un lavoro inportante al museo di Luvre, dobbiamo ripulire tutti quadri e ricoprirli con il vetro. Ieri mattina presto ci hanno mostrato velocemente i posti. E’ un museo enorme ma noi dobiamo lavorare solo in alcune sale. I miei dolori alo stomaco non passano, mi sento debole e ho spesso dela nausea. Voi come state? Arrivano le lettere del babbo da Lione? La prosima volta vi raconto del nuovo lavoro. Intanto vi mando 200 lire. Non e molto ma meglio di niente.

Mi mancate. Vi abraccio a tutti.

 Vostro caro Vincenzo.

 

Vincenzo piegò la lettera e la ripose nella busta. Scrisse lentamente l’indirizzo di casa della sua famiglia, che a Dumenza attendeva sempre con ansia quelle poche righe.

Vincenzo era emigrato insieme al padre per cercare fortuna in Francia, a Lione, perché in Italia, di lavoro, non ce n’era. Dopo qualche anno, si era spostato da solo a Parigi. Era artigiano: imbianchino e decoratore, quindi sempre a contatto con le vernici. Spesso la notte si alzava per vomitare, e i crampi allo stomaco erano, a tratti, insopportabili. Ma che doveva fare? «Vogliamo lasciare il lavoro per queste cosette?» Andava ripetendo il capomastro a chiunque lamentasse simili disturbi. «Voi siete privilegiati, a poter lavorare qua. Un giorno tornerete a casa che avete fatto fortuna! » Rideva sornione. «Ma se a qualcuno non sta bene qualcosa, quella è la porta. Andate. Tra cinque minuti ne trovo un altro, giovane, forte e bell’e pronto a lavorare, senza lamentarsi!» Pure Vincenzo era giovane, faceva trent’anni a ottobre, ma non era forte: era piccoletto e cagionevole. E però lavorava di buona lena lo stesso. Nonostante il saturnismo, la malattia da cui era affetto per via del piombo nelle vernici.

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E-learning ed arte.Il caso MoMa.

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Impara l’arte a distanza? Il caso di “Seeing Through Photographs” or Seeing Through american Photographs?

Ho sempre sottolineato i limiti della formazione e dell’apprendimento a distanza. Senza le relazioni di un lavoro cooperativo in presenza e la guida di uno o più “maestri” l’apprendimento e l’acquisizione di competenze sono limitati e, spesso, effimeri. Nelle arti, soprattutto applicate, queste considerazioni valgono ancora di più. Ho iniziato, soprattutto per sperimentare, un corso sulla fotografia lanciato sulla piattaforma Coursera dal Museo di Arte Moderna di New York (MoMa). Quasi a metà del percorso mi sono reso conto della pochezza e della aleatorietà dell’offerta. A parte l’incenso continuo e predominante riservato al museo ed ai fotografi d’oltre oceano nella parte teorica e storica, il progetto  non offre la possibilità di apprendere a realizzare un proprio prodotto fotografico magari valutato, dopo un precorso di apprendimento tecnico e artistico. Il corso poteva essere anche offerto a distanza per la tecnica e la pratica, finanche con una parte di verifica e valutazione, visto che, per esempio, numerosi sono i concorsi di fotografia che ti consentono agevolmente di caricare le tue opere da sottoporre al vaglio di giurie internazionali. Niente di tutto ciò. Le lezioni che seguono nel programma non prevedono altro se non contenuti audiovisivi, selezionati ad usum delphini, da studiare e riportare nei terribili questionari finali che, a ben osservare e provare con adeguate strategie, sono superabili anche con risposte del tutto casuali a partire dal terzo tentativo!

Alla fine del corso ecco invece l’ineffabile, risibile, prova finale, tesa a far acquisire la certificazione didattica, che lascio alla traduzione del lettore:

“Assignment: Final Project

Instructions       Now that you have completed the coursework for Seeing Through Photographs, use the following prompts to demonstrate your understanding of the course content.

Prompt 1 requires you to reflect on the concepts presented in the course modules and convey your interest in and understanding of those concepts.

Prompt 2 gives you the opportunity to select an image or series of images that relate to what you learned while taking this course and describe how and why this is a good addition to the module of your choice.
Review criterialess
When evaluating final projects use the rubric provided below, referring back to the course when necessary to confirm that the learner accurately describes the module’s ideas, issues and themes.”

Ho abbandonato perché mi sentivo ridicolo e un po’ anche gabbato seppure la quota di iscrizione sia stata anch’essa ridicola ma, forse, all’altezza del prodotto che, a dire il vero, non vale più di 50 Euro, certificato finale compreso. Non  consiglio il corso a nessuno, men che meno a chi avesse voglia di imparare ad essere e a fare. Se si va sul sito del MoMa stesso, della London National Gallery o di altri musei internazionali alla sezione fotografia, si trovano gli stessi contenuti anche se in modo spurio ma decisamente più libero e d asettico.

Giuseppe Campagnoli

Pace
La reciprocità e la tolleranza. Giuseppe Campagnoli. Menzioni in numerosi concorsi fotografici

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Impara l’arte.

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Continua la ripubblicazione degli scritti di Giuseppe Campagnoli.

Impara l’arte La Stampa 17 Novembre 2010.

Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.

Giuseppe Campagnoli

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Saturnino (Carlo Franzini).Un artista fuori moda.

Come in passato abbiamo voluto rendere omaggio all’eclettico Spadolini, artista poco noto in Italia perché fuori dai cataloghi dell’accademia critica da sempre legata ai mercati e ai mercanti o ai mecenati interessati, oggi seguendo il prezioso suggerimento del figlio Roberto vogliamo far conoscere ai nostri lettori Carlo Franzini: Saturnino.

Essere fuori moda è solo sempre un pregio.

Un artista dalla vita “molto complessa e, per certi versi, anche avventurosa. La sua biografia artistica si è svolta su due binari paralleli ben distinti: la pittura, che era scolpita nel suo dna e che ha professato anche nell’ultimo giorno della sua esistenza, e la carriera di tenore lirico, altrettanto importante e prestigiosa, ma che si è limitato a…stoicamente sopportare. Pur amando immensamente anche la musica, aveva un carattere un po’ ribelle alle convenzioni, e ciò ha fatto sì che il suo amore per l’ambiente della lirica non sia mai sbocciato del tutto. Era dotato di uno spirito molto indipendente e amava lavorare nella monastica solitudine della “Bohème di Saturnino”, la sua silenziosa soffitta/museo di Piazza del Duomo a Milano. Non ha mai inseguito alcuna “moda” artistica, nè ha mai fatto parte di scuole, correnti o movimenti culturali. Nonostante l’isolamento, della sua arte si sono occupate le migliori firme del panorama artistico e culturale del suo tempo: Luciano Garibaldi, Federico Zeri, Mario Portalupi e Leonardo Borgese, su tutti.La vita di Saturnino assomiglia alle sue opere: non conta per la preziosità del dettaglio, ma per la passione del tutto.”(dalla lettera del figlio Roberto Franzini)

Più della sua biografia riassunta qui in poche righe parlano le sue opere di cui diamo una selezione offertaci gentilmente alla pubblicazione da Roberto Franzini.

Carlo Franzini

1923: il 21 aprile, nasce a Milano in via Bramante, 13.

1948: terminati gli studi all’Accademia di Brera (fu allievo di Aldo Carpi), anche per evitare un futuro da impiegato di banca che in famiglia avevano già pianificato per lui, fugge a Parigi. Vi rimarrà ininterrottamente per tre anni, dormendo nei primi mesi anche sotto i ponti della Senna. Visto che con la pittura ancora non può farlo, per mantenersi, avendo ereditato dal nonno materno una bellissima voce, canta le canzoni napoletane nei bistrots di Montmartre. Nella vivacissima atmosfera della Parigi dell’immediato dopoguerra, avrà modo di entrare in contatto con diversi personaggi della cultura e e dell’arte, primo fra tutti col “vecchio” Matisse.

1951: rientra in Italia per partecipare al concorso nazionale per nuove voci e lo vince, debuttando così al Teatro Nuovo di Milano nelle “Preziose ridicole” di Felice Lattuada. La carriera di tenore lirico lo porterà a calcare i più importanti palcoscenici del mondo e marcerà sempre parallela a quella di pittore.

1975: mostra antologica nella sala delle cariatidi del Palazzo Reale di Milano.

1978: chiude la sua carriera di tenore, cantando alla Scala di Milano ne’ “La favola di Orfeo”, di Alfredo Casella.

1986: muore la madre a cui era legatissimo. Cade in un profondo stato di depressione dal quale, alla fine, lo salverà proprio la pittura: dipinge nell’arco di un quadriennio (86/90) le sue tele più belle e più intense, a tutt’oggi ancora mai esposte al pubblico.

2003: il 27 gennaio, colpito da un infarto, muore all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio terreno, un piccolo capannello di sedici persone.

La nostra galleria dedicata a Saturnino con alcune libere suggestioni e citazioni.

Giuseppe Campagnoli 2 Novembre 2015

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Art’è o non è?


  

OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

 

Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

“Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

Giuseppe Campagnoli

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Accademie, Conservatori…Le università delle arti?

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Tempo fa pubblicavamo nel documento sulla “Formazione artistica” insieme all’Associazione Artem Docere questo testo sulle Accademie di Belle Arti.

“ACCADEMIE DI BELLE ARTI
Il percorso formativo del disegno e della storia dell’arte, insegnata come successione di linguaggi ha la sua naturale conclusione con l’ istituto delle Accademie di Belle Arti.
Riepilogo iter normativo – Con la Legge n. 508 del 1999 si è realizzata una grave anomalia nel sistema della formazione terziaria italiana: in modo difforme rispetto ai paesi europei, le Accademie di Belle Arti sono state fatte confluire, con i Conservatori, nel comparto AFAM, un sistema che avrebbe dovuto trasformarle in senso universitario, sia per ordinamenti, sia per dignità. Di fatto, le Accademie erano pronte al passaggio, perché già organizzate sul modello di formazione terziaria, mentre i Conservatori erano preventivamente chiamati dalla Legge (art. 2, c.7, lettera c) a far confluire gran parte del proprio personale docente e discente negli istituendi Licei musicali. Infatti, la maggior parte dell’ utenza dei conservatori era ed è di età inferiore ai diciotto anni e sprovvista di diploma di istruzione secondaria superiore. (Vedi anche il parere espresso dal CUN nel documento del 23.12.2011 – prot. n. 1700 – che dimostra la sostanziale difformità delle relative strutture didattiche e la conseguente distanza giuridica dei Conservatori rispetto al livello terziario della formazione universitaria).
Apprezzando il nuovo indirizzo di questo Ministero che ha voluto giustamente ricondurre le istituzioni Afam entro il Comparto universitario, con la soppressione della dirigenza Afam, auspichiamo che i prossimi e urgenti provvedimenti consolidino tale percorso appena avviato. Pertanto sarà necessario:
1. Distinguere ambiti e percorsi fra le Accademie ed i Conservatori, attraverso un adeguato provvedimento legislativo;
2. Abolire la rappresentanza delle Accademie all’interno del CNAM;
3. Ampliare il CUN con l’istituzione di una nuova e specifica area disciplinare dedicata alle Arti Visive;
4. Riconoscere lo status giuridico ed economico universitario ai docenti attualmente in ruolo nelle Accademie, in considerazione dell’esiguità del numero e del già avvenuto superamento di prove concorsuali nazionali per esami e titoli di livello universitario;
5. Istituire un’ Abilitazione Artistica Nazionale come nuova procedura preliminare al reclutamento, in analogia all’ attuale modalità universitaria, prevedendo un eventuale canale preferenziale per il personale docente precario, peraltro numericamente molto ridotto. L’attuazione di tali punti corrisponde a criteri di razionalizzazione, oltre che a principi di maggior economia ed efficienza; sana il vuoto normativo rispetto a quanto previsto e mai attuato dalla Legge 508 del 1999; garantisce l’applicazione del comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione Italiana e realizza l’allineamento della formazione artistica italiana a quanto avviene nel contesto europeo e internazionale.
La presente proposta non solo trova sostegno presso la gran parte del corpo docente accademico, ma soddisfa anche le aspettative di una larga fetta di intellettuali che hanno ritenuto opportuno sottoscrivere un appello finalizzato alla soluzione di questo annoso e grave problema.”

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Il Volo. La canonizzazione mediatica.

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Oggi vorremmo parlare di musica e di canzonette. Sì, di questo si tratta, di canzonette, cantate bene, con gigioneria e professionalità giovanile, ma pur sempre canzonette. Sono giorni che tv e social occupano spazi ridondanti e a volte stucchevoli per difendere il famoso trio di ex enfants prodige, Il volo. Soprattutto la Rai che li ha in qualche modo aiutati ad inventarsi  ora fa una sorta di terapia di mantenimento del successo contro tutto e contro tutti anche contro le stupidaggini  del gossip, ammesso e non concesso  che non si tratti di una eccellente orchestrazione (!) pubblicitaria. Si sono mossi tutti: i paeselli d’origine, attori, direttori di giornali pettegoli, giornalisti e fans bambini, casalinghe e nonni (la platea maggioritaria di sostenitori del trio). La nostra non è una nota sociologica giacché è facile capire come certi successi nascono e si alimentano nel mercato (anche internazionale) grazie allo stato conclamato della cultura e degli alfabeti mondiali. Si è mosso arditamente anche l’ineffabile Mario Luzzatto Fegiz per fare dei cantantini del Volo addirittura gli eredi di Pavarotti! Siamo sulla scia perversa degli Allevi e dei Bocelli, surrogati della bella musica in un instabile cavallo tra il pop melenso e il classico “vogliomanonposso”. Se il mercato comanda dobbiamo inchinarci alla pecunia che qualcuno diceva “non olet“? Altri sono i vanti culturali del nostro paese e i numeri da capogiro non giustificano gli osanna e soprattutto non ne fanno degli artisti. Tutti sono dei bravi e talentuosi esecutori o compositori. L’arte come abbiamo più volte detto, è tutt’altra cosa! Che siano dei bravi ragazzi quelli del Volo sinceramente nulla ci cale. Ci cale invece-e qui l’invidia o il populismo tanto sbandierati per rintuzzare le migliaia di critiche e ahimè anche di insulti (che hanno avuto l’effetto contrario) nulla ci azzeccano- che chiamino lavoro faticoso un’ attività che pochissimo ha a che fare con il vero lavoro, quello che produce ben altri redditi pur producendo servizi e vantaggi considerevoli e diretti per la società e che dovrebbe avere migliaia di fans e applausi a scena aperta ogni giorno: l’operaio, il bracciante, l’insegnante, il medico, il poliziotto…D’altra parte, ammettiamo di invidiare molto i  nostri eccellenti scienziati e ricercatori, i premi nobel e gli artisti e tanti altri talenti che non hanno mai inseguito la gloria e la ricchezza. Ce ne sono tanti da invidiare. I nostri ragazzi tanto cullati dai media cantano bene, sono stati costruiti bene insieme per il business canoro e sono una efficiente macchina da soldi. Ma non parlateci di eroi dell’Italia nel mondo o di artisti. Le TV comincino finalmente a parlare di cultura, quella vera che ha altri protagonisti.

Giuseppe Campagnoli 2 Ottobre 2015

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Massimo Dolcini alla Pescheria.Pesaro 18 Luglio 2015

Un bel ricordo di Massimo Dolcini nello spazio della Pescheria di Pesaro. Da Sabato 18 Luglio 2015 “Lo Sguardo di Massimo” a cura di Ludovico Pratesi.

Ho lavorato con lui negli anni ’90 su una pubblicazione legata ad una mostra dedicata dalla Fondazione Scavolini al mobile pesarese e ho avuto la fortuna di “ingaggiarlo” quando dirigevo l’Istituto d’Arte Mengaroni per uno spot pubblicitario della scuola. Fu un’esperienza coinvolgente ed entusiasmante per un prodotto innovativo ed ancora oggi originale ma ahimè lasciato in un cassetto dai miei successori alla guida del Mengaroni. Ho ancora in mente lo slogan coniato per l’occasione: “L’arte di usare la testa” e le facce degli studenti testimonials collettivi del messaggio promozionale pieno di cultura e di arte, ma anche di ironia e creatività.

Giuseppe Campagnoli 17 Luglio 2015

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L’arte di usare la testa

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Gioca l’arte! Joue l’art!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

MANCANO SOLO 9 GIORNI PER LA FINE DELLA SOTTOSCRIZIONE! 

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POCHI HANNO ADERITO E POCHISSIMI CONTRIBUITO

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Un workshop di fotografia d’arte e di video per bambini, adulti, adolescenti, anziani, disabili. Partecipa, condividi, contribuisci! Un seminario per insegnare arte con un nuovo metodo pedagogico tra Marche  Romagna, tra Pesaro, Riccione e Urbino.

Quota individuale:  Solo workshop di 4 giorni € 200   Workshop e vitto e alloggio x 4 giorni € 350

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Arte d'oggi artisti didattica educazione artistica fotografia Video

Gioca l’arte!!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Partecipa al workshop prodotto da ReseArt! Contribuisci per aiutarci a realizzarlo!

Il seminario è previsto per Settembre 2015

Per iscriversi o contribuire:

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Arte d'oggi artisti grafica plagio

Demi-plagio?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Chi si è ispirato a chi? Oliviero Toscani ai grafici del Liceo Artistico Mengaroni di Pesaro o viceversa? Come la mela dei Beatles e quella di Apple o di New York? Ma davvero le note sono solo sette? This is the question….

Qui a été inspiré par qui? Oliviero Toscani vers  l’école d’art de Pesaro Mengaroni ou vice versa? Comme la pomme des Beatles et de celui d’Apple ou  de la ville de New York? Mais vraiment les notes ne sont que sept? Ca c’ est la question ….

Who was inspired by whom? Oliviero Toscani to charts of the Art School of Pesaro Mengaroni or vice versa? As the apple of the Beatles and that of Apple or New York? But really the notes are only seven? This is the question ….

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Architettura Arte d'oggi arte della politica artisti istruzione artistica Italy Musica pedagogia sostenibilità storia dell'arte Varia umanità

ReseArt. Il blog di tutte le arti.The blog of arts.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

ReseArt (Reseau Art) is the blog of an ideal network of information, research and art education. The added value of the blog is that for “arts” means all of the arts in an extended sense of the term. The themes of the news, articles and pages concern the commonly understood Arts (Architecture, Visual Arts, Design, Music, Photography, etc.) and the Arts as a fundamental human activity (art of politics, art of rhetoric, education , philosophy …) according to a cut also educational.Contact the editors to learn more or submit your files for selection at the following address: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) es el blog de una red ideal de la información, la investigación y la educación artística. El valor añadido del blog es que para “artes” significa todas las artes en un sentido amplio del término. Los temas de las noticias, artículos y páginas afectar las Artes comúnmente entendidos (Arquitectura, Artes Visuales, Diseño, Música, Fotografía, etc.) y las artes como una actividad humana fundamental (arte de la política, el arte de la retórica, la educación , filosofía …) de acuerdo con un corte también educativo.Póngase en contacto con los editores para obtener más información o enviar sus archivos para la selección en la siguiente dirección: researt49@gmail.com

ReseArt (Réseau Art) est le blog d’un réseau idéal de l’information, la recherche et l’éducation artistique. La valeur ajoutée du blog est que pour «arts» désigne tous les arts dans un sens large du terme. Les thèmes de la nouvelles, des articles et des pages concerner les Arts communément comprises (architecture, arts visuels, design, musique, photographie, etc.) et les arts comme une activité humaine fondamentale (art de la politique, l’art de la rhétorique, de l’éducation , la philosophie …) selon une coupe aussi éducatif. Contactez les rédacteurs en savoir plus ou soumettre vos fichiers pour la sélection à l’adresse suivante: researt49@gmail.com

ReseArt (Reseau Artistique) è il blog di una rete ideale di informazione, ricerca ed educazione artistica. Il valore aggiunto del blog è che per “arti” si intende l’insieme delle arti in una accezione estesa del termine. I temi delle notizie, degli articoli e delle pagine riguardano le Arti comunemente intese (Architettura, Arti figurative, Design, Musica, Fotografia etc.) e le Arti come attività fondamentali dell’uomo (Arte della politica, arte della retorica, dell’educazione, della filosofia…) secondo un taglio anche educativo. Contatta la redazione per saperne di più o invia i tuoi file per la selezione al seguente indirizzo: researt49@gmail.com

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Arte d'oggi artisti educazione artistica formazione Scuola

Tutti possono esprimersi con l’arte.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Vorrei raccontare un’esperienza interessante fondata su una pedagogia artistica nuova ma non del tutto moderna. Ricordando la maieutica ci sono delle correnti artistiche che sostengono, contro il dominio spesso nefasto del professionismo e del mercato, che ognuno ha in sé, in nuce, il linguaggio dell’espressione artistica come possiede quello della comunicazione in altre forme più coltivate nella educazione formale della persona attraverso la famiglia e la scuola. Nel Marzo del 2012, partecipando ad un progetto europeo ho avuto l’opportunità di sperimentare direttamente una di queste proposte pedagogiche innovative e, per certi versi, rivoluzionarie. Partendo dall’assunto che l’arte non può essere riservata ad una élite di addetti ai lavori autoproclamatisi artisti o certificati da percorsi formali di addestramento scolastico o peggio dal mercato, il gruppo di Liegi guidato dall’artista Werner Moron e denominato Paracommand’art sostiene e sperimenta una forma di insegnamento-apprendimento del fare artistico dedicata a tutti i cittadini di qualsiasi età e di qualsiasi formazione, indipendentemente da qualsiasi applicazione di mestiere dell’attività proposta e realizzata. Il metodo pedagogico è teso a far emergere l’immaginario e la creatività attraverso le storie personali, le emozioni e le percezioni di bambini, adolescenti, adulti in gruppi di lavoro e di azione artistica informali che progettano e creano opere e oggetti artistici. Il progetto ebbe origine all’Accademia di Liegi nel 1998 con lo strumento pedagogico denominato “La Nation-Moi”, uno strumento di introspezione attraverso un percorso reale e virtuale (trajet réel-trajet virtuel) dell’Io come Tutto, per esprimere poi all’esterno l’insieme delle nostre emozioni e dei nostri ricordi oggettivandoli e raccontandoli in varie forme.

In occasione del progetto europeo “Y’a pas d’heure pour créer” (Non è mai troppo tardi-o troppo presto- per creare) ognuno dei partecipanti fu coinvolto in una specie di brainstorming della propria storia personale, del proprio essere e delle proprie sensazioni da tradurre, con l’apporto di esperti di musica, di coreografia, di arti visive, di cinema e fotografia,in un prodotto multimediale frutto di un lavoro collettivo di dialogo, di scambio di emozioni e storie. Il  seminario, tra sessioni dedicate ai principi della musica, della danza e delle varie arti, perforate in spazi chiusi, sets fotografici e spazi della città di Liegi,  si svolse nell’arco di 9 giorni e terminò con le sessioni di ripresa e montaggio sulle idee elaborate da tutti, incrociando storie e pensieri, che costruirono 11 cortometraggi artistici. In seguito i video,veramente straordinariamente di qualità, sono stati esposti alla visione (con un manifesto in cui chi scrive fungeva da testimonial!) nel corso della Biennale Internazionale di Fotografia ed arti visive di Liegi presso la Chataignerie. Una carrellata dei prodotti è ancora visibile al link del Réseau d’Intervenents Artistiques.

L’idea di ReseArt, che ci si augura avrà anche la partnership di Associazioni culturali e artistiche della regione Marche ed Emilia Romagna, è quella di replicare un evento formativo analogo qui in Italia alla fine dell’estate o nella primavera dell’anno prossimo, coinvolgendo, se sarà disponibile, il maestro di Paracommad’art Werner Moron. Il seminario sarebbe destinato ad un pubblico vasto e sostanzialmente puro e libero da stereotipi in quanto a formazione artistica. L’azione, per così dire, maieutica potrà “tirar fuori” da ogni gruppo ristretto di massimo 15 persone di tutte le età e condizioni sociali, storie e sensazioni tratte dalla loro vita per tradurle in prodotti artistici sotto la guida di esperti delle arti che verranno individuate come campo dell’azione espressiva.I prodotti potrebbero confluire in una mostra o in un evento pubblico per diffondere la metodologia educativa in italia e disseminare i risultati delle diverse esperienze realizzate qui come in Belgio dall’epoca delle prime sperimentazioni.

Giuseppe Campagnoli

Febbraio 2015

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Arte d'oggi artisti crescita Natura scienza sostenibilità Varia umanità

Azione e meccanicità (seconda parte)

di Marco Santoro Marco-Santoro

Oggi assistiamo ad una tecnica che opprime un uomo dalla debole capacità difensiva: essendo egli capace di provare comunque atteggiamenti ‘sentimentali’, piuttosto che  continuare ad amare  i segreti della natura, rimane affascinato dalla tecnica e dalla tecnologia.

Non si fa solo riferimento al  fenomeno dell’industrializzazione, ma anche a tutti quei mezzi tecnici diventati popolari come la televisione, i giornali, la pubblicità, e tutto ciò che rientra nella comunicazione. “Molto spesso tanto la TV che i cinegiornali e le inchieste filmate si avvalgono di spettacoli ricostruiti e truccati ma spacciati “per veri”; o, al contrario, di veri ma spacciati per artificiali (o di cui si lascia credere che lo siano). Le cronache dei nostri giornali ne sono colme:  basta assistere al più modesto e innocente spettacolo per avvedersene: le smorfie d’imbarazzo, l’impaccio, la confusione d’un personaggio interrogato ad un “quiz” sono vere o false? Lo spettatore di solito partecipa con giubilo, con acuto e morboso interesse, a tali manifestazioni (dopotutto di sofferenza morale), proprio perché è convinto di assistere all’autentica situazione d’un uomo che si dibatte di fronte a domande insidiose” (Dorfles Gillo, Artificio e natura, Torino, p.45-46). “In tutte queste trasmissioni, dunque, siamo posti di fronte ad un tipico caso di contraffazione della naturalità; ossia assistiamo – e ce ne compiacciamo – ad un episodio reale ma provocato ad arte (e per di più con fine malizioso)” (Dorfles Gillo, op. cit., p.46). Il risultato è il dilagare di un fenomeno che conduce gli osservatori ad uno scetticismo nei confronti dell’informazione o del semplice intrattenimento a cui, pur essendo consapevoli della loro ambigua realtà, sono assuefatti.

Con questo non si vuole intendere negativamente l’uso degli strumenti mediatici, semplicemente è preferibile rendersi conto quanto di un prodotto che ci viene proposto attraverso i media tecnologici sia autentico e quanto non lo sia, o si presume non lo sia.

Si dovrà dare conferma a quanto detto prima: cioè la crisi dell’umanismo è legata alla perdita della soggettività umana nei meccanismi dell’oggettività scientifica e poi tecnologica. Questo particolare rapporto dell’uomo con la macchina (o la tecnica) è contornato di un alone di minaccia, per cui il pensiero deve rendersi cosciente delle distinzioni che il mondo umano dà dell’oggettività tecnica, sforzandosi di riappropriarsi della propria centralità.

Nel capitolo precedente abbiamo potuto osservare come idea e manualità fossero i principi caratterizzanti e riconducibili all’essere umano. Ma, oggi, l’azione e la meccanicità dove conducono l’uomo? La macchina potrebbe essere una risposta, in tutte quelle forme di tecnologia che hanno profondamente caratterizzato il nostro tempo. Queste ultime hanno insegnato all’uomo a vivere nell’azione, viceversa l’uomo non è mai riuscito a trasferire loro (in senso artistico) l’idea e la creatività autonome.

La macchina ha fatto sì che l’uomo perdesse la propria manualità (istintiva caratteristica della creatività), imponendogli di ragionare secondo una logica tecnica secondo cui l’azione prevale sul pensiero ed è capace di attingere dalla verità e dall’assoluto. L’azione della tecnica ha portato a delle conquiste, ma anche a distruzioni; le scoperte che hanno portato all’energia nucleare hanno condotto anche alla morte: il suo duplice aspetto può far godere i benefici del suo progresso oppure portare a morte e distruzioni, e non necessariamente in senso materiale.

Ma non è solo in tale senso catastrofico che in questo discorso s’intende parlare dell’azione della tecnica come fine dell’evoluzione creativa dell’uomo. Anche se l’incombere di una possibile distruzione atomica è evento reale, viene considerata come un elemento caratteristico di questo nuovo modo di vivere l’esperienza nell’era post-moderna, la cui azione non è del  tutto negativa. Si pensi a quanti progressi essa ha apportato al genere umano e a quanti benefici non avremmo neppure immaginato di godere. Si può affermare che le esperienze dell’uomo si muovono di  moto perpetuo, e come in precedenza è stato affermato: “la vita è esperienza, la ripetizione è arresto di esperienza”, (Argan C.G. op. cit.p.,26) quindi morte.

Ciò che caratterizza un epoca viene sostituito da altro nella successiva. Definire oggi l’azione della tecnica come un qualcosa a noi estraneo significherebbe vivere chiudendo gli occhi alla realtà, oltre al fatto che sarebbe un’ipocrisia imputare ad essa tutte le colpe dei mali della società contemporanea. Un possibile rimedio potrà realizzarsi quando si attuerà un processo di ‘naturalizzazione’ della macchina, considerarla ‘natura’ alla stessa stregua di come lo furono ieri gli ‘animali’ e le ‘piante’. “Si tratta cioè di considerare “natura” non più soltanto la natura allo stato selvaggio oggi sempre più rara e irraggiungibile – ma anche queste nuove forme di natura meccanizzata o elettronicamente integrata. In altre parole: occorre che le costruzioni artificiali dell’uomo – sia che appartengono alle manipolazioni manuali che un tempo spettavano all’artigiano (e alle altre arti), sia che appartengano ai prodotti diretti della meccanica, sia che si tratti, non già di prodotti tangibili, ma di forme di pensiero, di immagini – vengano ad un certo punto “rettificate”; subiscano quel processo di naturalizzazione che solo può conferirgli una nuova valenza creativa” (Dorfles Gillo, op. cit. p., 27).

Queste affermazioni potranno apparire paradossali, soprattutto per la posizione dell’uomo oggi  che deve saper convivere con queste nuove forme di ‘natura’. È  lui che dovrà essere in grado di compiere una determinante azione sulla tecnica, e non il contrario. Non sappiamo quello che il futuro rivelerà, ma sappiamo che la misura che determina il progresso della tecnica scorre più rapidamente rispetto al tempo di adattamento dell’uomo, e da questo possiamo notare come ‘l’onnipresente’ macchina sia già stata sostituita dal ‘mimetico’ circuito; quest’ultimo, in futuro, sicuramente cederà il suo posto.

In conclusione si può affermare, considerato che l’essere umano è dotato di una intelligenza progressiva, che l’’Homo Sapiens’, in quanto tale, deve affrontare il continuo progresso cosciente della propria esperienza plurisecolare, non vivendo di paure e timori di ciò che egli stesso ha creato.

Marco Santoro

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Arte d'oggi artisti cultura eclettismo

Spadolini. Un artista eclettico (2)

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Una recensione sul Corriere Adriatico del 12 Gennaio 2015. Spadolini, tra Marche, Italia e Francia nel secolo delle innovazioni artistiche.Spadolini sul Corriere Adriatico del 12 gennaio 2015

Courtesy by Marco Travaglini dell’Atelier Spadolini