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La forzadicambiare: oltre la scuola

Il manifesto della educazione diffusa / Riproponiamo l’intervista di Alberto Pancrazi a Giuseppe Campagnoli del Luglio scorso, in concomitanza con il lancio de “Il disegno della città educante”. La storia continua…
OLTRE LA SCUOLA
Proviamo ad immaginare una scuola “aperta”, non più limitata dalle mura delle aule e dei corridoi di edifici spesso obsoleti.
Una  scuola “diffusa” nel territorio per un’attività educativa praticata anche negli spazi pubblici della città: biblioteche, teatri, musei botteghe o all’aperto in piazze e cortili trasformati in luoghi didattici. Sicuramente un’alternativa radicale all’istituzione scolastica attuale che trova la sintesi nel manifesto dell’educazione diffusa pubblicato nel volume “La città educante”.  Le linee portanti del progetto le chiarisce in questa intervista Giuseppe Campagnoli che firma con Paolo Mottana il saggio edito da Asterios Editore. La città educante intesa come collettività che si prende cura dei suoi futuri cittadini cercando di farli crescere nei luoghi più idonei senza costringerli ad ore e ore in spazi compartimentali. E non è soltanto teoria. Nonostante le innegabili difficoltà, infatti, il progetto già sottoposto all’attenzione delle istituzioni, sta trovando esplicito appoggio da parte di insegnanti e genitori.


Guarda l’intervista:

Leggi l’ultimo libro: https://www.ibs.it/disegno-della-citta-educante-architettura-libro-giuseppe-campagnoli/e/9788827801321

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Chi è la Popsophia nostrana.

 

Fuga dalla libertà

Glissiamo elegantemente sulle giaculatorie popsophistiche che si ripetono anche quest’anno senza innovazioni sostanziali e divertiamoci ad indagare su quel poco che è dato sapere della  “retrofilosofia” dell’Associazione che gestisce Popsophia: dallo Statuto, ai soci, alla trasparenza e tutto il resto.

 Statuto Popsophia_

Dalle notizie raccolte in rete sembra una impresa political culturale familiare, nella miglior tradizione democristiana che traspare anche dalla storia pubblica dei fondatori. La presidenza,  la direzione  artistica di cui non si può dire non sia intraprendente e vivace pare siano tutte in famiglia. I fondi pubblici non mancano da anni e la kermesse gode l’ ampia presenza di vips radical chic o per dirla alla francese “bobos” a dritta e a manca, tanto per coprire tutti i palati e non scontentare, neo-democristianamente, nessuno, senza prendere vere parti politiche o culturali. Non abbiamo ancora scoperto chi sono i soci del sodalizio e se vi siano tra loro dei privati cittadini, esperti o personalità della cultura: non abbiamo trovato alcun elenco pubblico. Forse ci sono solo le imprese mecenati social e altri enti ad usum delphini. Non pare vi sia un Comitato artistico o scientifico nè un regolamento. Lo Statuto, scarno ed essenziale, si mantiene in superficie. Ma il sodalizio, ci si tiene a dirlo e a scriverlo è No profit : una parola miracolosa. Non mancano negli eventi, come abbiamo già detto, i comuni, la regione, le scuole, gli studenti, le greggi di volontari gratisetamoredei, le imprese e il mercato a caccia di visibilità e di sgravi fiscali.

In genere ci occupiamo di educazione, arte e cultura ma qui non le abbiamo proprio viste e non le vedremo. Abbiamo invece assistito più spesso a forme di intrattenimento paraludico e a passerelle di narcisismi intellettuali ed effimere elucubrazioni. I #popsophismi. Cosa ci sia veramente dietro Popsophia, a parte l’interesse di chi la gestisce, lo possiamo solo intuire grazie alla nostra esperienza dei mondi delle arrampicate cultural sociali e dell’italico mezzobustismo intellettuale, di quel limbo mediatico e comunicativo superficiale che finge profondità di idee ma cerca solo protagonismo, visibilità e pecunia. Quel limbo  che forse nasconde la mancanza di  vero merito e talento dietro il successo che sovente è nemico della qualità, come scriveva Victor Hugo.

Giuriamo che non parleremo mai più di Popsophia. Ora ci annoia solo.Speriamo in eventi nuovi e in un ricambio e che quest’anno, la mediocrazia finalmente, neoanalfabetismo italico permettendo, floppi! Ma visto il vuoto di concorrenza di eventi paralleli ne dubitiamo. Ai pesaresi non è concesso di scegliere.

Popsophisticherie e Festival della mente

 

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Arte della moda a Pesaro

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri una notizia che riguarda l’indirizzo di Fashion Design del Liceo Artistico di Pesaro. Non è la prima volta che allievi dell’istruzione artistica italiana e pesarese si fanno valere nel mondo del lavoro creativo  e dell’arte. Forse non c’era bisogno di una “Buona Scuola” per ottenere risultati importanti nel campo delle formazione artistica come è avvenuto anche quando le scuole dell’arte applicata si chiamavano Scuole d’arte o Istituti d’arte: forse anche meglio allora di oggi, svilite come sono da una licealizzazione imposta ma non condivisa da riforme azzardate e superficiali.

Giuseppe Campagnoli

14 Dicembre 2016

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“Sabato 3 Dicembre scorso si è tenuto un incontro tra tutte le classi dell’Indirizzo Fashion Design e Andrea Orazi un ex allievo uscito dalla scuola nel 2005. Diplomato presso l’allora Istituto d’Arte Mengaroni lo studente ha proseguito gli studi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) conseguendo il titolo “diploma di laurea di alta formazione artistica”. Successivamente ha insegnato all’Istituto Europeo di Design (IED) per poi approdare alla Maison Versace di Milano dove attualmente è corresponsabile (prèmiere d’atelier) della linea abiti da sera, nunziali e tutti i capi di alta moda Della maison. Durante la riunione, alla presenza delle insegnanti dell’ex studente Prof. Cinzia Paccaroni e Maria Massa ed alle altre insegnanti della sezione Barbara Billi e Cristina Vecchioni, Andrea Orazi ha raccontato il suo percorso di formazione e lavorativo addentrandosi nelle pieghe delle modalità di lavoro e di relazione all’interno di un atelier di alta moda così famoso e prestigioso. Gli studenti, affascinati dalla sua disponibilità, competenza e dalla sua passione, hanno posto domande e chiesto di approfondire alcuni aspetti che li coinvolgevano particolarmente finanche al dettaglio personale. Il messaggio è stato che solo con umiltà, determinazione, onestà e lavoro si può realizzare il sogno della moda e che le nostre scuole, a dispetto di tutto, sono ancora solide ed efficaci”

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#popsophismi 1

Come promesso, cominciamo con una citazione da “Il Fatto quotidiano” del 2014 per un giudizio che noi condividiamo sui popsophaici:

“Un intellettuale, nell’epoca della sua riproducibilità social, si occupa di popsophia. Avendo scritto molti libri, pensiamo ad esempio alla celeberrima Filosofia di Peppa Pig, è elevato dalla massa benpensante a vate, in inglese water. I frequentatori abituali dei festival si attaccano alle sue zinne, sedotti da brochure, happy hour, meeting, conferenze e tavole rotonde. Alla fine dei giochi, lo spettatore – quello non addormentato, per parafrasare alla rovescia alcune pagine di Ennio Flaiano – si accorge che il festival è una fiera, e alla fiera si compra e si consuma, piuttosto che pensare. Costui – il popfilosofo – polemizza con il realismo: a suo dire è un populismo. Eppure popoli adulanti – unti e gremiti, assiepati, imburrati e spalmati sulle piccionaie dei teatri – calcano le scene dove costui proferisce la parola popfilosofica. Calcano, sì, ma nel senso di pensare con i piedi.

Il  nostro clip  punto di vista su Popsophia 2015

Il popfilosofo – non filosofo pop, in quanto i popcorn precedono l’amore per la verità – afferma: «È necessario partire da materiali spuri per risalire allo zeitgeist». Magari. Costui, sovrapponendo il vocabolario di Heidegger a Beautiful, l’analitica esistenziale a Un posto al sole e il decostruzionismo ai Teletubbies, pensa veramente di fare filosofia, e molti ci cascano: il collage è una forma d’arte, ma non tutti i collage sono arte. Che si tratti di cataste concettuali, e non di indagini, è mostrato dalla natura delle sue pubblicazioni: pubblicistica ammantata di marketing, caterve di filosofie della soap, master of science in eventi mondani, champagne, boogie boogie, pletore di sofisticati leccapiedi, vestitini griffati – che forse, per fare del sommo bene, sarebbe meglio togliere alle furbe popfilosofe di Epistemologia di Spongebob. E ancora chignon, profiterole, croissant, pain au chocolat, brioche, ratatouille e volumi come Estetica di Dora l’esploratrice. Guardando costui, subentra la nostalgia per autori che lo prendevano allegramente nel cucù tra i cespugli – ben venga se travestiti da marinai o ufficiali – invece di farlo nei teatri: quella sì che era comprensione e critica del presente, e non popfilosofica adesione acritica travestita da politicamente scorretto.

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Sull’Europa cala il tramonto, il buio ci scuote e i lupi azzannano le porte. I padri muoiono soli, i figli percorrono un aborto di vita. La persona è obsoleta e l’uomo, nudo, è abbandonato. La popsophia, in salotto, guarda la Tv: in mezzo ai tramezzini riflette sul Titanic che affonda.” Idolo Hoxhvogli 15 Giugno 2014

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#popsophisticherie?

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Chi paga e chi tifa..

#popsophisma

Hanno fatto il colpaccio di avere una riserva sulle pagine de La Repubblica il giornale di pseudofilocentrocentrosinistra ora un po’ più liberaleggiante. Sono arrivati sugli italici altari mediatici. I popsophaici saranno contenti e no profit. Quest’anno, poiché abbiamo detto ed espresso tutto su questa saga popolarfurbesca negli anni passati e il giro è sempre lo stesso a parte dei cambi di mezzibusti, presentiamo una raccolta ragionata in tre puntate degli incensi e delle critiche (spero ve ne saranno abbastanza vista la capacità di censura preventiva  dello staff prosoposophaico..) pubblicate in rete e sulla stampa.

Le danze inizieranno da giovedì 14.

Researtù

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Il ritorno della forza!

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#Popsophisma

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Cosa resterà al primo soffio di brezza?

#popsophisma2015

Filosofia pop o sofismi pop? La prima giornata è stata un passerella di sponsors pubblici con un divo del mercato della cultura. Chi ha pagato? Chi ci guadagna? Chi ci lavora gratis et amore dei? Perché non si fa una consultazione tra i cittadini di Pesaro e delle Marche per chiedere se e dove dovrà ripetersi l’evento e se sempre a carico anche dei cittadini? Si potrà vedere pubblicato il conto consuntivo della manifestazione? Vedremo ancora gli show circolari dei soliti noti del circo televisivo? Vedremo ancora gli esibizionisti narcisisti della tv e del web? Molta forma, moltissima forma e rarissima o rarefatta sostanza. E’ questa la cultura del nuovo corso liberista democratico italiano? Invito Enrico Ghezzi, che non doveva impelagarvisi, a “blobbare” adeguatamente quanto prima anche Popsophia: ci sono spunti ad ogni angolo!