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analfabetismo Che tempo che fa Comunicazione Format Governo Rai Talk show Televisione

Gatti, volpi e pinocchi televisivi.

E noi che cosa scrivevamo?

E’ ricominciata la saga del fabiofazismo e mi sono venute in mente le note pubblicate su questo blog in relazione all’arte dell’intrattenere televisivo, dell’imbonire e del subliminalmente predicare. Ripropongo un articolo che mi piacque molto datato 2010 di Andrea Scanzi, anche lui ahimè oggi trasformatosi in  predicatore che  ha cominciato a razzolare meno bene diventando uno dei tanti “prezzemoli” e “superprezzolati”televisivi  come il suo FABIOFAZIO che ora fa il salto di qualità da RAI3 a RAI1. L’articolo in questione, “Fabio Fazio l’intervistatore senza domande” è apparso su Micromega di ormai 7 anni or sono. Lì Fabiofazio veniva definito, non senza qualche ragione evidente, “Il grande intoccabile della comunicazione di centrosinistra. Il demiurgo del chiacchiericcio pensoso. Il Vincenzo Mollica apparentemente impegnato. Il cantore del paraculismo d’essai: un intervistatore senza domande con tante macchie e ancor più paure”.

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arte Costume Editoriali edlizia scolastica Education Educazione La Stampa Politica Varia umanità viaggi welfare

Ritagli di arti varie.

Dopo una carrellata di immagini iconiche del 2016 e del 2017 ripropongo una raccolta di articoli, lettere ed editoriali  tra arte, architettura, scuola e varia umanità. Il volumetto “Ritagli” contiene scritti pubblicati nell’arco di un quinquennio su La Stampa e su varie riviste. Vi si trovano i presupposti e alcuni testi sull’idea di “Scuola diffusa ” e di architettura scolastica “Oltre le aule”, poi sviluppati e ripresi in  recenti pubblicazioni e nel libro a firma di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli: “La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa”.

Sotto la copertina il link per il download  dell’antologia “Ritagli” in PDF. Buona lettura!

Giuseppe Campagnoli

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Ritagli

 

 

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Auguri Auguri,ReseArt Capodanno feste Feste d'inverno Natale Varia umanità

Buone feste d’inverno! Arrivederci al 2017 (diciassette? uhm..)

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Buone feste d’inverno e auguri affinché qualcosa cambi sotto il sole  per le arti della politica, della salute, della pace, della scuola, dell’architettura, della pittura e della scultura, della musica e del cinema, della filosofia e della popsofia, delle arti e dei mestieri…

ma auguri anche:

a chi crede sia “fico” fotografare su Facebook i suoi piatti del giorno

a chi crede in Babbo Natale, in Gesù, Maometto, Allah, Siddhartha, Confucio  e a chi crede solo nella Natura

a chi si mette l’anima in pace facendo la carità e l’elemosina convinto che essere poveri o ricchi dipenda dalla sorte o dal merito e chi invece combatte contro la ricchezza che genera povertà

a chi crede di fare il suo dovere di multinazionale benefattrice partecipando ipocritamente a iniziative “pelose” e pericolose come Telethon

a chi scrive il Buongiorno su La Stampa propalando saggezza e ironia liberal-liberista a gogo

a chi sornioneggia a Chetempochefa credendo di non essere strumento perverso del mercato e dei media truffaldini e radical chic

a chi insulta, villaneggia, violenta, millanta, sproloquia, scandalizza, turpiloquia, predica, gossippa ed esibisce sé stesso e il suo circondario su Twitter, Facebook, Google, Instagram….e chi invece fa della sua educazione ed umiltà la virtù fondamentale

a chi non si è accorto di essere in quel 70% di neo analfabeti funzionali al di sotto del 30% di IQ e continua imperterrito dal suo miserrimo pulpito a distribuire socialp(i)erle di saggezza e a chi invece studia, legge e si informa per migliorare sè stesso e la società in cui vive

a chi crede di essere contro la politica, lo stato, i partiti e la società comportandosi esattamente e, spesso, peggio di loro e a chi invece partecipa e contribuisce al bene comune disinteressatamente e con slancio

a chi crede che le religioni siano a fin di bene ma anche a chi crede che la natura sia a fin di bene a meno che l’uomo non la violi e la distorca a suo uso e consumo

a chi crede che la maggioranza dei cristiani degli ebrei e degli islamici siano moderati e tolleranti

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burocrazia cittadini edifici scolastici istruzione Scuola

Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.

 

Glissando elegantemente sul fatto che a nostro avviso i luoghi e le suppellettili dell’apprendere non dovrebbero essere più edifici scolastici ad hoc, aule, corridoi, sgabuzzini, banchi sedie e lavagne (La scuola senza mura!) ci sono alcune considerazioni da fare sul racconto sicuramente non eccezionale, ma sintomatico di una situazione, di Massimo Gramellini qualche tempo fa, su una lavagna da appendere e “Quattro fori nel muro”. Una vita trascorsa nella scuola da alunno, poi da insegnante, da preside e da dirigente in un ufficio studi periferico del Ministero mi hanno insegnato che la scuola è ridotta materialmente così come ora la vediamo, anche se per fortuna non sempre e non dovunque, per tre ordini di fattori principali. Gli sprechi perpetrati per anni su progetti e attrezzature inutili e dispendiosi (in una scuola d’arte ho dovuto denunciare a chi di dovere di aver trovato persino un enorme torchio tipografico per realizzare manifesti giganti mai usato per anni perché non vi erano fondi per formare insegnanti che lo mettessero in funzione!) diffusi geograficamente e nel tempo; l’incapacità gestionale delle cose della scuola a livello centrale e periferico (ministero, uffici scolastici, ex provveditorati, scuole autonome, amministrazioni locali), l’endemica carenza di finanziamenti incrementatasi nel tempo fino a far sì, oggi, che manchi perfino la carta igienica.

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Educazione Politica Sociale Varia umanità

Gramellini. Alchimie liberiste.

di Giuseppe Campagnoli

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Questo scrissi tempo fa a Mr. Massimo Gramellini :

“Ho scritto molte volte alle rubriche contenute nello spazio dei lettori ed ho avuto il piacere di vedere pubblicate molte mie lettere su argomenti vari e altrettanti editoriali. Da un certo momento storico in poi i miei scritti sono stati regolarmente cestinati. Il mio timore, spero non fondato, è che i presunti rifiuti siano dovuti ad alcuni reiterati interventi critici sulle prebende di giornalisti e conduttori tv che, pur dichiarandosi liberali e progressisti e conducendo battaglie per l’equità sociale, non dimenticano mai, schernendosi, di difendere con la scusa del mercato (che a loro dire a volte aborriscono) i loro lauti stipendi. Continuo a ritenere che , al di là dei meriti e della professionalità indiscutibili, quei compensi milionari non siano fondati sui principi dell’equità e della continenza e nemmeno su quelli costituzionali che contemplano il giusto compenso per il lavoro che si svolge commisurato ai bisogni di una vita dignitosa non escludendo il companatico di discreti svaghi.
Sbaglio ad avere questo sospetto? Per favore mi rassicuri e mi dica che le cose non stanno così, per la stima che ho ancora verso di Lei, il suo giornale e, comunque, anche verso la trasmissione tv cui mi riferivo nelle mie critiche”

Così mi rispose Mr. Gramellini da liberista più che da liberale:
“E’ il mercato, caro Giuseppe, a determinare quanto è “giusto” il compenso erogato. Se il personaggio in questione, con il suo lavoro e/o la sua presenza, porta introiti pubblicitari tali da giustificare il compenso richiesto, questo gli viene erogato. La stessa cosa succede in certi sport, come il calcio.
Può piacere o non piacere, ma funziona così.
Cari saluti
MG

Così replicai infine ma non ottenni risposta:
“In realtà il problema non sta nel fatto che la cosa possa piacere o no ma se sia morale ed equa o no e se il mercato non debba invece essere regolato per evitare simili scandalose sperequazioni e ingiustizie. Non mi ha risposto circa le mie lettere… Grazie comunque. GC

Ma forse ora ha cambiato idea?

No comment.

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Impara l’arte perchè è ricchezza.

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“Impara l’arte” Giuseppe Campagnoli su La Stampa del 17 Novembre 2010. Cosa è cambiato?

Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.”

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Il merito sociale.

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Nella eterna diatriba tra pubblico è bello, privato è meglio, pubblico è disonesto, privato no sarebbe utile rileggere questi contributi apparsi su La Stampa di Torino e scritti dal nostro Giuseppe Campagnoli tempo fa (in coincidenza con la comparsa massiccia sulla scena politica dei “grilletti” difensori alla cieca del privato cittadino contro il pubblico comunque sia.

Plusvalore disvalore

10 Giugno 2011

Cresce ancora la forbice tra i redditi anche all’interno del cosiddetto ceto medio. Sarebbe ora di riflettere su certe remunerazioni inspiegabilmente ipervalutate Rifletto su ricchezza e povertà. La nostra civiltà, che deve molto al diritto romano, all’Illuminismo ma anche alle religioni, non pare abbia fatto tesoro di quest’insieme di valori. Sia chi si professi liberale,liberista o anche socialista e perfino comunista ha trascurato un vecchio-nuovo concetto economico: il plusvalore. Non come lo intendeva Marx bensì come effetto della ipervalutazione del lavoro e dei beni,finanche del solo status sociale a fini speculativi e di profitto indipendentemente dall’effettivo servizio reso per i bisogni individuali o della collettività. Il plusvalore cui mi riferisco infatti è generato come differenza tra il giusto compenso per un’attività lavorativa (che comprendesse, naturalmente, la giusta valutazione dell’investimento in studio e preparazione, del reale rischio di intraprendere, dell’usura del lavoro) e la remunerazione effettiva che è spesso esorbitante in alcune categorie privilegiate da un mercato perverso o da anomalie della contrattazione pubblica e privata. Per la sostenibilità economica e sociale questa differenza dovrebbe essere drasticamente ridotta e resa tale da consentire un tenore di vita dignitoso per tutti. Questo consentirebbe di distinguere tra ricchezza e povertà solo per il comportamento – da cicala o da formica -degli individui, non da ingiustificate differenze tra i redditi, a parità di condizioni di preparazione professionale, di rischio d’impresa, di orario di lavoro, di tasse pagate e non… Mantenere questa forma diplusvalore è diventato più che mai un disvalore ed è anche tra le cause della pericolosa, crescente forbicetra redditi anche all’interno del cosiddetto ceto medio. Non bisogna comunque preoccuparsi perché la società moderna e civile risolve brillantemente sia il problema del plusvalore che quello del disequilibrio tra «ceti sociali » con strumenti economicamente assai avanzati: l’elemosina e le lotterie!

Efficienza sociale

3 Luglio 2013

È il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla propria collettività, tasse comprese. Per valutare il grado di equità occorrerebbe misurare anche quello che definisco il parametro di efficienza sociale. Partendo dall’assunto costituzionale che recita: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società », questo coefficiente dovrebbe valutare in ogni mestiere, professione, impresa, il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla collettività, tasse comprese. Quanto più si produce per il bene collettivo piuttosto che per il proprio fabbisogno, sacrosanto ma spesso e per alcune categorie volto anche al superfluo, tanto più ci si avvia a realizzare buona parte del principio di equità. Questo principio è infatti fatto di tre componenti fondamentali: un basso plusvalore (differenziale tra redditi a parità di investimento, lavoro e professionalità) un contributo alla collettività esponenzialmente tarato sul proprio profitto e patrimonio, una garanzia delle pari opportunità da realizzarsi nell’istruzione,nella dotazione di mezzi per raggiungere i più alti gradi di professionalità in base ai meriti ed all’impegno e, infine, anche nelle regole del lavoro, delle professioni e dell’impresa. Un esempio che può chiarire meglio il concetto: un lavoratore pubblico o privato che svolgesse un lavoro socialmente utile (scuola, sanità, trasporti, comunicazione, servizi essenziali…) e pagasse le sue tasse in anticipo potrebbe garantire un tasso di efficienza sociale pari quasi al 70% del suo reddito. Tutti possono fare altrettanto?

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Impara l’arte.

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Continua la ripubblicazione degli scritti di Giuseppe Campagnoli.

Impara l’arte La Stampa 17 Novembre 2010.

Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.

Giuseppe Campagnoli

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C’è omertà ed omertà.

“C’è omertà e omertà” La Stampa 13 Maggio 2010

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C’è quella ingenerata dalla paura e dalle mafie e quella civile, ignorante ed egoista, diffusa al Nord come al Sud. Ma la ricetta per batterla c’è: ed è l’obbligo di istruzione. Riflettendo sui costumi degli italiani e su quanto sostiene Roberto Saviano sul tema dell’omertà, quella civile di chi si «barcamena» e guarda sempre dall’altra parte, propongo alcune considerazioni e una proposta culturalmente trasversale. È certamente comprensibile quel tipo di omertà ingenerata dalla paura, o meglio, dalla mancanza di quel«coraggio che nessuno si può dare», di chi è costretto a vivere, lavorare e rischiare ogni giorno nei territori delle mafie. È invece, a mio avviso, assolutamente ingiustificabile quell’omertà civile diffusa al sud come al centro e al nord della nostra Italia, caratterizzata dal non volersi istruire ed informare. Omertà rinforzata dalla diffidenza, dalla furbizia, dal disimpegno e dal tornaconto innalzati a regola dell’esistenza. Qui vedo l’egoismo di un popolo (o di una sua gran parte) che, godendo dei suoi «panes et circenses», si volge altrove rispetto alla prevaricazione, alla miseria,alle disuguaglianze sociali, sacrificando per utilitarismo anche il diritto-dovere civile di esprimersi. Una ricetta che potrebbe avviare una vera trasformazione fin dalle giovani generazioni sarebbe quella di istituire l’obbligo per tutti (sanzionabile) di istruirsi e di studiare, almeno fino a 18 anni, in una scuola seria, non discriminatoria, accogliente e stimolante. Che introducesse al lavoro con competenza professionale, solidità della scelta, consapevolezza dei propri diritti e doveri. Si avrebbero così cittadini colti e consapevoli sia che facessero i medici o i contadini. Così non si genererebbero ridondanze di mestieri e professioni rispetto ai vuoti in quei settori del lavoro ritenuti «vili». A pari opportunità di tempi e risorse per la formazione, i risultati sarebbero più equilibrati, i lavori equamente dignitosi e appetibili anche per il salario. Forse si pagherebbero anche più volentieri le tasse! Insomma, è dall’educazione e dall’istruzione che occorre ripartire per lottare contro l’omertà.

Giuseppe Campagnoli

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Costruire scuole.

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Un articoletto del 12 Ottobre 2010 su La Stampa in linea con il nostro progetto dedicato all’edilizia scolastica e, ahimè, ancora attuale nonostante la “Buona scuola” neodemocristiana dell’attuale governo.

 È un lavoro delicato, da affidare a una categoria specializzata e non estranea a quel mondo. Perché si tratta di edifici “poetici”, non centri-servizi.

“Il decantato plesso «Collodi» di Casette d’Ete nelle Marche (monumento personale ai mecenati  Della Valle) e il padano look della scuola leghista del comune di Adro meritano qualche riflessione sulla scuola «ideale». Siamo di fronte a due monumenti diversi ma simili per forza propagandistica e diseducativa. Da una parte il moderno mecenatismo che, superando la storia dell’architettura, le tradizioni tipologiche italiane e la pedagogia, propone modelli post neoclassici di importazione, dall’altra il provocatorio stile di regime che non si vedeva dai tempi del fascismo. Per anni mi sono occupato (da architetto, insegnante, preside e ricercatore) della scuola come «luogo»fisico e intellettuale. Le mie idee sugli spazi della scuola, condivise dalla ricerca più avanzata mi spingono a non tacere questi due episodi che sono ulteriori denunce su come si sia trasformata la nostra Italia se trattain questo modo edifici pubblici così «poetici» come le scuole. La scuola italiana è vittima da decenni di ministri alla rincorsa della propria «riforma epocale» e di idee tese a concepirla più come servizio/azienda che come una comunità educativa. L’architetto che si cimentasse con uno spazio così importante e difficile da concepire, perché necessita di proporre significati autonomi rispetto al potere politico o economico che lo generasse, dovrebbe appartenere a una categoria specializzata e in possesso di curriculum specifici in materia di edilizia scolastica e del mondo della scuola. L’imprenditore “benefattore” avrebbe dovuto lasciar realizzare l’opera ad altri che non la sua parente-architetta, magari con la condivisione di cittadini e utenti, avendo rispetto della scuola e della sua autonomia. L’amministrazione leghista avrebbe dovuto non cedere alla tentazione di firmare di verde ogni filo d’erba che verde già è per sua natura e avere rispetto dei propri cittadini, tutti.”

Non servono commenti.

Giuseppe Campagnoli

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Classici e attuali: Leopardi

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Cominciamo questo nuovo anno (bisestile!) pubblicando uno ad uno, settimanalmente, editoriali e articoli di architettura, scuola, arte e varia umanità apparsi a firma del nostro redattore Giuseppe Campagnoli su La Stampa vecchia gestione e sulla rivista educativa on line Educationdue.0.

Gi articoli e le lettere, scritti tra i 2010 e il 2015 sono stati raccolti in una antologia intitolata “Ritagli”, già recensita su questo blog.

Iniziamo con il primo e più lontano nel tempo: “Classici ciòè attuali” La Stampa Marzo 2010.

Una «rilettura» dei testi antichi che non sia semplice traduzione renderebbe comprensibili libri altrimenti ostici ai più. Come un certo “Discorso” del Leopardi. La lingua italiana, purtroppo, già dall’Ottocento a oggi si è trasformata tanto da essere quasi un’altra lingua. Senza contare che anche i dialetti spesso costituiscono dei veri e propri linguaggi a sé e contribuiscono a complicare la comprensione nel parlare e nel leggere. D’altra parte, anche le traduzioni di autori stranieri in italiano spesso ne hanno svilito il testo e molto più spesso hanno prodotto decisamente«un altro libro». Lascerei leggere a dotti e studiosi i testi originali laddove questi siano arcaici, complessi e incomprensibili ai più. Per non impedire al lettore poco colto di cogliere i messaggi di poeti e letterati importanti praticherei la via di una «rilettura» che non sia una traduzione vera e propria ma una specie di «remake»qualificato e rispettoso del significato e del messaggio dei testi dei classici ormai lontani nel tempo. Ho provato io stesso a fare un rispettoso esperimento con il mio amato concittadino Giacomo Leopardi: ho tentato di rendere comprensibile anche al lettore meno dotato l’essenza del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani” che ho trovato straordinariamente attuale e quasi miracoloso nel descrivere gli italiani come sono stati e come sono ancora oggi nella quotidianità e nella società. Chi lo ha letto, anche poco avvezzo a leggere libri, lo ha apprezzato e mi ha testimoniato lo stupore per essere riuscito a rendere attuale un saggio che altrimenti sarebbe stato compreso da pochi eletti e che non sarebbe stato utile a una riflessione profonda sull’attuale italico malessere. Anche un solo lettore in più di un testo altrimenti considerato datato, ostico, involuto, prolisso e sostanzialmente incomprensibile, costituisce un risultato di crescita per la cultura e, in questo caso, per la democrazia.

Giuseppe Campagnoli

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Buonasera.Possiamo dirci anche.

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Gli "alieni" piceni

D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

2 Dicembre 2015

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Buonasera. L’empatia del mio giardino.

Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente  trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati.

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Buonasera. Ricchezza monnezza? Chi sono i ladri?

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Al Buongiorno di oggi su La Stampa “Monte Scassino” faccio una breve chiosa etica. La ricchezza, poiché acquisita quasi sempre, tranne per le lotterie, con il dolo o la colpa grave, direttamente o in eredità, è monnezza. E chi la accumula è un ladro. La stampa e i suoi tribuni si avventano sempre, per difendere gli, fino a prova contraria, onesti cittadini, contro i politici, gli amministratori, i pubblici dirigenti e dipendenti, i preti, i cardinali e i papi. Certo chi ha più potere e lo deve usare in nome o in rappresentanza di alti ideali come lo Stato e la Chiesa è sempre più colpevole del popolino. Oggi sono convinto che i credenti e i creduloni lo sono spesso volontariamente e spesso in mala fede. Creduloni sono i fedeli, gli elettori, i consumatori, i telespettatori, i cittadini dei populisti e dei social media.

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Buonasera.Corvi, cornacchie e gazze ladre.

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Noi siamo agnostici e laici. Il fatto che una chiesa sia anche uno stato dentro un’altro stato è uno scandalo perenne ed una contraddizione in termini. Il principio sembra essere lo stesso dell’identità tra islam e regimi. Il Vaticano non è una democrazia ma una monarchia, neppure troppo parlamentare. L’enormità e che prenda soldi da un’altro stato non si sa per quale bizzarra e masochista storia italiana di un ricatto che viene da lontano e che è stato sancito da Mussolini e da Craxi popi (!!). Ora quasi per una sorta di contagio per contiguità scandali, corruzioni, gossip hanno da tempo investito lo staterello che spesso mi fa pensare ad Andorra, San Marino, Monaco, Lichtenstein… Corvi e sciacalli sparirebbero se la chiesa diventasse veramente povera e seguisse alla lettera la parabola del cammello per sé e per il mondo che la circonda nelle sue predicazioni di carità e solidarietà ma non di emancipazione ed equità sociale. Qualche prelato commentando in un talk-show (!!! i fatti ha detto che anche la chiesa dovrebbe aspirare ad un mercato equilibrato e ad una finanza controllata. Non avrebbe dovuto dire che la chiesa, secondo le idee attribuite al suo primo profeta evangelico. dovrebbe combattere la ricchezza ed agevolare il raggiungimento dell’equità sociale? Non dovrebbe dire che la carità e l’elemosina sono solo strumenti provvisori mentre si lavora per abbattere le differenze tra ricchi e poveri? Credo poco ai ciclici complotti di chi non vuol fare lavorare il papa di turno mentre credo molto ad una endemica connotazione del Vaticano come potere economico e finanziario che passa attraverso la religione e l’evangelizzazione ma ha in sé tutte le distorsioni del capitalismo, compreso il lavorio di sfruttatori, faccendieri, grand commis, truffatori, corvi e sciacalli. I, potere temporale corpore e corromperà sempre una chiesa che qualcuno voleva povera, veramente povera affinché fosse credibile nel suo messaggio e nelle sue opere. E intanto nella città-stato dello stato-città un uomo dimesso e noiosamente retorico rende omaggio ai nostri caduti, anche quelli che liberarono Roma dal Papa re. Amen.

Giuseppe Campagnoli 4 Novembre 2015

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L’arte di usare la testa!

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Era lo slogan della scuola d’arte che dirigevo negli anni ’90 e che ora ben si attaglia al “fenomeno” Valentino Rossi non-campione nelle tasse, nelle spacconate, nell’arroganza ignorante e ora nella responsabilità ed etica sportiva. Condivido parola per parola gli articoli di oggi su La Stampa in merito all’episodio. Certe schermaglie ci sono sempre state, ma oggi sono coram populo per via delle telecamere e chi ha buon senso dovrebbe usarlo. A parte i nazionalismi e i campanilismi nostrani i due piloti hanno avuto comportamenti estremamente scorretti, ma chi ha responsabilità per un traguardo importante come il trofeo mondiale ha certamente più colpa! Non ci sono scuse e la nemesi storica non perdona! Ciò che conta infatti non sono i miliardi ma la memoria.

Quando i campioni vanno in tilt

 

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Art’è o non è?


  

OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

 

Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

“Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

Giuseppe Campagnoli

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Buonasera.Perchè Sanremo non è sempre Sanremo.

L’arte di arrangiarsi.

Non è vero che si ruba solo con l’assenteismo pubblico. Il fenomeno è anche nel privato e oltre a manifestarsi tra i dipendenti tenuti ad un orario è rilevabile, in forme diverse, tra professionisti, mercanti, artigiani. Avviene tutte le volte che paghiamo un prezzo esorbitante per servizi e beni scadenti, sbagliati o addirittura truffaldini, senza alcuna difesa anche peggio che nel pubblico. Andare in tribunale o da una associazione di consumatori, quasi sempre aggiunge danno a danno e beffa a beffa.

Leggi, regole, sanzioni certe e rapide insieme ad una diversa organizzazione del lavoro dipendente e autonomo risolverebbero molto e presto. Nessuno conta i danni ai cittadini per le “ruberie” legalizzate e non, di taluni commercianti, dentisti, notai, idraulici, parrucchieri, ristoratori, mezzibusti, giornalisti…

Nel pubblico invece (fatta eccezione per le professioni in cui la presenza oraria è difficilmente evitabile: docenti, medici.,) si dovrebbe finalmente arrivare a organizzare il lavoro non per tempi ma per risultati. Ecco un nuovo efficace contratto: per questo stipendio devi fare queste attività, ottenendo questi risultati di qualità, in questi tempi, nei luoghi e con gli strumenti deputati, con queste modalità, pena riduzioni di stipendio e di altri benefici oppure, nei casi certi e gravi il licenziamento. Niente orologi e tornelli ma obbiettivi da raggiungere. Correre dietro alla mera misura della presenza e dei tempi è una battaglia persa e Gramellini e C. scriveranno ancora ironie e sarcasmi sugli scandali e scandaletti di questi pubblici fannulloni!

Giuseppe Campagnoli

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Buonasera

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L’arte di fare il Papa

Ecco il primo articolo speculare al Buongiorno di Gramellini su la Stampa. Stesso tema, due punti di vista contigui o opposti. Il papa re  troppo romano e poco ecumenico? E’ il minimo peccato di questo papa molto mediatico, forse più del suo santo pre-predecessore. Una boutade progressista contro tre passi indietro nella dottrina più vecchia e retriva. E’ questa la strategia? E’ un modo di fare ondivago levantino e latino-americano che io conosco bene avendo avuto racconti in merito da una delle poche eccezioni a questo comportamento: uno zio vescovo salesiano missionario ( lui davvero diventato un sant’uomo quando si spinse a dire che se essere accusato di aiutare i poveri indios amazzonici contro lo sfruttamento, organizzarli in cooperative e combattere gli agrari e gli speculatori voleva dire essere comunista allora lui lo era!). Io non sono laico come si definisce Gramellini. Per tradizione e storia familiare sono un libertario agnostico che, contro ogni evidenza, crede ancora che la chiesa debba essere nettamente separata dallo stato e che il sentimento religioso è solo ed assolutamente privato. Che poi il Vaticano sia una nazione a sé stante è la più grossa anomalia di questo mondo, retaggio ottocentesco di una sudditanza mai sopita. Vi sono altri stati sovrani fondati sulla religione! E’ da tutto ciò che derivano le esagerazioni del papa e le sue continue esternazioni pesudo-pop. E’ bravo nel suo mestiere di evangelizzatore subliminale e la guerra con le altre religioni dominanti è sottile e passa anche per i riferimenti, le bacchettate, le stigmatizzazioni (giuste nei contesti ma per quali finalità?) dei poteri economici, politici, militari. Pochi e rari gesti concreti seguono. Solo simboliche concessioni come gli ospiti migranti delle parrocchie e i rimproveri qua e là al capitalismo e alla finanza con cui il Vaticano ha fatto affari d’oro fino a ieri (?). La povertà della chiesa è un’altra. E la vera battaglia da fare (come diceva un racconto su di un cammello e un ago) sarebbe quella contro la ricchezza che sempre proviene da crimini e sopraffazioni checchè se ne dica. Il sindaco Marino ha fatto le spese anche di questa risibile veemenza anticasta vaticana e ora ci aspettiamo altre “zeppe” e altri sottili e rocamboleschi ovattati “stop” anche sulle materie sensibili dei diritti civili e dell’etica.

Giuseppe Campagnoli

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Da Sabato : “Buonasera”

Da sabato prossimo su questo blog “Buonasera” un articolo alla settimana contrappasso ai “Buongiorno” di Massimo Gramellini che trattino di arti, educazione, scuola, arte della politica. Un atto ” odi et amo” al mio editorialista liberal preferito di cui spesso non condivido le idee un po’ liberiste.