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Buonasera. L’empatia del mio giardino.

Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente  trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati.

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Architettura cultura memoria recanati sviluppo sostenibile territorio

Recanati sparita. Seconda parte.

Radioerre Recanati. Appuntamento con l’arte del 14 Aprile 2014.Seconda intervista di Nikla Cingolani a Giuseppe Campagnoli

sull’architettura “sparita” di Recanati.

 

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dialetto memoria Musica poesia

Recanati. Marzo 2015.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Un breve racconto per condividere un’impressione ed essere leggermente autobiografico nel constatare come il passato debba essere ricordato per un attimo per poi andare avanti sfruttando solo la memoria che è già dentro di noi. Absit iniuria verbis…Mi aspettavo molto di più, mi aspettavo di salutare finalmente Francesca, dopo tanto tempo, annunciata ed evocata dalla poesia di Giacomo, “Verrà?”, mi aspettavo un abbraccio ideale dai compagni di un tempo, perché, nonostante il tempo, noi, in fondo, siamo sempre gli stessi e siamo fatti di passato e presente e di desideri per il futuro. Mi aspettavo un attimo, solo un attimo di memoria fuori dal tempo, dolce e serena. Ma così non è stato.

Ecco il breve racconto di una delusione improvvisa, inspiegabile, struggente.

Poco tempo fa, sapendo che ci sarebbe stato un incontro di musica e poesia e forse un rendez vous di vecchi amici ho fatto una toccata e fuga serale a Recanati. A parte l’abbraccio sincero con il mio amico ottimo anfitrione e il saluto caloroso di una vecchia conoscenza che non vedevo da decenni, una platea ancien e sconosciuta o almeno non riconosciuta, tipica delle università della terza età, nella cornice di un’atmosfera della città grigia e ventosa è il teatro della kermesse che appare subito affatto popolare pur anche nelle citazioni più familiari e nei ricordi più leggeri. L’esordio delle immancabili presentatrici istituzionali è già illuminante con il distinguo tra “lettere basse e lettere alte” come se una lettera popolare ma sincera di un contadino o di un soldato non possa essere sublime poesia e sia necessario essere di lettera culturalmente altolocata per scrivere in plausibili versi. Conoscevo le poesie dell’autore sul palco e le avevo apprezzate nelle letture dal webriconoscendovi, in un misto di sana nostalgia ed emozione, luoghi, fatti e persone che sono stati a me molto familiari e vicini. In sala ahimè i versi hanno reso meno, in una dizione a fil di voce che è sembrata meno appassionata, forse per la vertigine della platea…  Gli intervalli con gli accordi di un musicista sicuramente virtuoso ma apparso un po’ imbolsito, ripetitivo e a tratti anche incerto, non hanno giovato alla comunicazione ed alle emozioni che si sarebbero potute suscitare. Ho capito finalmente, in una fortissimissima (per dirla con Leopardi) sensazione di disagio, che la mia città forse non era più la mia città e come sia vero il detto che nessuno è profeta in patria se è un profeta e soprattutto se non ha più una vera patria. Nel mezzo di un irresistibile senso di patetico, il pensiero e la fuga discreta sono stati un attimo. Un grazie comunque sincero a Leo perché mi ha fatto involontariamente capire che, a volte, il passato è meglio che resti dov’è, bello perché  irrangiugibile come, sovente, anche il presente. Addio Recanati sparita, melanconica e irresistibile solo nei miei ricordi da lontano.Addio ricordi di figure che ho amato forse nella mia immaginazione e che non posso e non debbo sperare che tornino neppure a salutarmi da lontano.