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Buonasera. Educivis.

Il galateo è un insieme di regole borghesi per una società di privilegi. L’educazione civica è un insieme di regole di convivenza sociale per evitare che la mia libertà limiti quella dell’altro e per tendere all’equità e all’inclusione. Il problema allora non è solo Galanm, Marino, il Richelieu-Orfini o chiunque della politica o del pubblico impiego truffi, rubi o corrompa.

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Il problema è grave perché si è in una posizione di servizio allo Stato (quindi non solo il popolo) ma è altrettanto grave che il privato faccia lo stesso nei confronti dei cittadini approfittando magari di posizioni di monopolio di categoria e di comunicazione  anche piccole e quotidiane. Molto spesso i luoghi comuni vengono fatti passare per emergenze nazionali oppure minimizzati dai media che non conoscono né il galateo né l’etica.Gli italiani vengono così “educati” civicamente dai telegiornali ad usum delphini, dalla pubblicità, dai giornalisti pennivenduti, dalla politica populista e liberista, dai santoni e guru della protesta o del buon senso da bar.Gli italiani vengono “educati” da tutti meno che dalla scuola e dalla famiglia, gli unici soggetti che educandosi a vicenda hanno la patente per educare, non al galateo ma alla vita. Poiché invece tutti educano o pretendono di educare da diversi improbabili pulpiti, non ci meraviglia affatto, senza essere influenzati, che Galan vada ad insegnare educazione civica nelle scuole. Volsi così colà dove si puote, e più non dimandare!

Giuseppe Campagnoli 30 Ottobre 2015

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Buonasera. Senti di chi non si parla.

Torno, con il mio Buonasera, sulla questione dell’etica pubblica rievocata ancora oggi nel Buongiorno di Massimo Gramellini per raccontare, da contraltare a scandali e truffe a stato e cittadini,  una storia vera, come tante.

“Il nostro italiano, dopo la laurea a soli 23 anni agli inizi degli anni ’70 con un percorso difficile, senza molti soldi e con una carriera universitaria preclusa perché non si poteva essere mantenuti fuori casa per il tempo necessario a partecipare ai concorsi facendo l’assistente volontario; dopo un ingresso nel mondo del lavoro anch’esso pieno di sacrifici e rinunce (c’erano già allora laureati che dovevano fare altri mestieri per la crisi ricorrente e la disoccupazione ai livelli di oggi!) ha trascorso una parte della vita nella professione libera e una parte nella scuola. Da professionista vòlto al sociale e fondamentalmente educato all’ onestà non si è arricchito convinto di dare anche come dovere civile. Da uomo di scuola e amministratore locale pro-tempore per passione verso la collettività non si è egualmente arricchito. Ha invece conservato il patrimonio più prezioso che è l’orgoglio ( la vita e le numerose testimonianze di ex studenti, di docenti e famiglie me ne hanno dato la conferma) di aver formato bravi professionisti, insegnanti, artigiani e di aver lasciato un segno,spero non effimero,nella società con le sue piccole opere e il suo impegno quotidiano lungo l’arco di quarant’anni.. Ha lavorato prevalentemente come pubblico dipendente e ,come si dice servitore dello Stato (quello Stato vero, fatto da cittadini onesti,che guadagnano il giusto con il loro lavoro, pagano le tasse e partecipano democraticamente alla vita civile contribuendo al progresso e all’equità sociale) insieme a tanti altri che non hanno approfittato del loro ruolo ma hanno dato tutto per la società civile senza voler mirare al profitto o ai facili guadagni. Spesso ha dovuto difendere la publica utilitas e chi vi lavora dagli attacchi sovente incivili e analfabeti di tanta parte della società (oggi scatenata dietro l’anonimato e la provvidenziale deregulation del web) che considera il lavoro esclusivamente come dedicato parossisticamente al proprio profitto anche a discapito degli altri (la cosiddetta concorrenza), all’accumulo di ricchezza senza dare nulla alla collettività (l’evasione fiscale) o,infine, al tendere costantemente ad una vita al di sopra di quelle possibilità che la Costituzione indica come caratteristiche del vivere dignitosamente non avendone né le capacità né il merito.Ora il suo lavoro principale, utilizzando gran parte di quel “salario differito” che si chiama pensione, guadagnata abbondantemente con 40 anni di impegno e di versamenti e considerata quasi un risarcimento per anni di stipendi meno che “europei”, è quello di contribuire alla formazione dei figli che lo meritano perché sono capaci ed onesti e, non secondario, di continuare ad educare anche con la ricerca,la scrittura e i nuovi media, quella gran parte di cittadini disorientati e perniciosamente influenzati dai tribuni e dai miti di successo effimero di turno che in Italia hanno avuto tanto appeal fin dai tempi non troppo lontani dell’unità,ahimè,ancora incompleta,della nazione. Questa potrebbe essere la storia minima di tanti vecchi italiani che si sentono “saggi” e mettono la loro esperienza al servizio della collettività e da questa dovrebbero essere accolti e “sfruttati” per quel che hanno fatto e continuano, a dispetto dell’età, a saper fare, come avviene in paesi più civili, invece di essere bersaglio di drammatiche opinioni pubbliche populiste basate su stereotipi di “invidia sociale” e di disinformazione”

Molte di queste storie andrebbero raccontate per pareggiare i conti con il torbido in cui i media spesso si crogiolano come se fosse la regola della nostra Italia.

Giuseppe Campagnoli 24 Ottobre 2015

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Buonasera.Perchè Sanremo non è sempre Sanremo.

L’arte di arrangiarsi.

Non è vero che si ruba solo con l’assenteismo pubblico. Il fenomeno è anche nel privato e oltre a manifestarsi tra i dipendenti tenuti ad un orario è rilevabile, in forme diverse, tra professionisti, mercanti, artigiani. Avviene tutte le volte che paghiamo un prezzo esorbitante per servizi e beni scadenti, sbagliati o addirittura truffaldini, senza alcuna difesa anche peggio che nel pubblico. Andare in tribunale o da una associazione di consumatori, quasi sempre aggiunge danno a danno e beffa a beffa.

Leggi, regole, sanzioni certe e rapide insieme ad una diversa organizzazione del lavoro dipendente e autonomo risolverebbero molto e presto. Nessuno conta i danni ai cittadini per le “ruberie” legalizzate e non, di taluni commercianti, dentisti, notai, idraulici, parrucchieri, ristoratori, mezzibusti, giornalisti…

Nel pubblico invece (fatta eccezione per le professioni in cui la presenza oraria è difficilmente evitabile: docenti, medici.,) si dovrebbe finalmente arrivare a organizzare il lavoro non per tempi ma per risultati. Ecco un nuovo efficace contratto: per questo stipendio devi fare queste attività, ottenendo questi risultati di qualità, in questi tempi, nei luoghi e con gli strumenti deputati, con queste modalità, pena riduzioni di stipendio e di altri benefici oppure, nei casi certi e gravi il licenziamento. Niente orologi e tornelli ma obbiettivi da raggiungere. Correre dietro alla mera misura della presenza e dei tempi è una battaglia persa e Gramellini e C. scriveranno ancora ironie e sarcasmi sugli scandali e scandaletti di questi pubblici fannulloni!

Giuseppe Campagnoli

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Pubblico impiego e il paese dei balocchi. Petizione morale.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

 

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Pubblico impiego: il paese dei balocchi.

Non solo oggi che siamo in tempi di crisi ma da molto tempo il cumulo di attività pubbliche e private è iniquo e discriminatorio. Vi è un altissimo tasso di disoccupazione tra laureati e diplomati e non si può sostenere che chi ha già un impegno pubblico svolga, in genere con grande discapito per l’efficienza e l’efficacia del suo compito al servizio dei cittadini, anche una libera professione per la quale, tra l’altro, paga risibili contributi previdenziali e assistenziali usufruendo di quelli da statale. Soprattutto nella scuola questo fenomeno è scandaloso. Docenti architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, iscritti anche ad un albo professionale che molto spesso danno il minimo all’insegnamento, si fanno confezionare orari ad hoc, sommano assenze e ritardi e sottraggono molto tempo e attenzione al loro compito istituzionale. E’ ora che si faccia una legge per impedire tutto ciò, senza deroghe o scappatoie! La scusa della libertà di espressione e del valore aggiunto che si porterebbe all’impiego pubblico (soprattutto la scuola) è solo una foglia di fico. La letteratura e la cronaca sono piene di abusi e di storie che provano il danno che si verifica nel servizio pubblico da attività svolte di fatto part-time sottraendo gran parte della risorsa umana al servizio ai cittadini.

Giuseppe Campagnoli per ReseArt

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