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I conti in tasca

Non sono un economista ma sono profondamente convinto di essere contro l’economia del mercato e del capitale. Come è noto Marx non è stato mai più attuale di oggi negli aspetti fondamentali della sua dottrina, peraltro mai applicata nella storia del mondo. Sono però capace, sulla scorta di dati incontrovertibili, di fare quei quattro conti che dimostrano come molti si sbaglino nell’analisi della situazione politico-economica italiana oppure giochino pericolosamente sui luoghi comuni. Debbo ammettere obtorto collo che gran parte di  italiani  si è comportata in passato come una cicala libertina spesso a discapito di tante  formiche di buon senso, salvo poi, nei tempi di vacche magre che inevitabilmente sarebbero arrivati, comportarsi come dei piagnoni psicopatici o degli arrabbiati che non vogliono ammettere di essere stati essi stessi la causa dei loro mali, supportati da un potere complice e aizzatore.

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Oggi che molti nodi sono venuti al pettine e che i nostri legami con l’Europa sono più delle catene quasi impossibili da spezzare senza danni irreparabili per chi non abbia accumulato beni e capitali in passato, sfruttando, rubando e approfittando delle vacche grasse,  la scelta è solamente tra lo splendido misero isolamento che porterebbe la maggior parte di dipendenti, pensionati, disoccupati a riempire le mense dei poveri lasciando i ricchi così come sono o, peggio, rendendoli ancor più ricchi, oppure una lotta “dal di dentro” per ridurre il colonialismo finanziario e burocratico dell’Europa. La scelta è simile a quella che dovette fare la Grecia stretta tra il Varoufakis splendido combattente per la libertà e la rivoluzione economica a costi elevatissimi per i più poveri e lo Tzipras pragmatico e dialogante con i suoi padroni per minimizzare i danni e contenere la miseria montante.

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La differenza con noi è solo che chi deteneva e detiene i debiti della Grecia erano e sono in massima parte le banche e gli investitori stranieri mentre in Italia i detentori principali dell’enorme debito sono gli stessi italiani anche attraverso le banche, quegli stessi italiani che hanno accumulato e speculato per decenni sulle spalle dei loro connazionali più onesti e lavoratori. Lo sapevate che il debito pubblico e privato insieme dll’Italia è inferiore a quello di Regno Unito, Francia, Spagna? Sapete cosa significa? Chi sa leggere capisce bene che cosa vuol dire: « In base a stime attendibili, il debito pubblico italiano è detenuto per il 65% da detentori italiani di cui banche (20%) , compagnie di assicurazione , (17%), Banca d’Italia (11%), fondi comuni (3%), famiglie (6%) , altri italiani (8%) e per il rimanente 35% da un’istituzione straniera, la Bce , (9%) e poi da investitori esteri (26%). Le istituzioni e gli investitori istituzionali italiani, che sono mani forti, non vendono in massa, non svendono, non speculano contro l’Italia in tempi di crisi » Ma le banche e i ricchi privati italiani come hanno accumulato? Sono evasori? Ladri? Speculatori? 


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Lo Stato è povero e parte dei cittadini molto ricca. Ecco. Non occorre un genio per capire. Con chi dovremmo prendercela allora? Con chi piange miseria avendo approfittato in passato e continuando imperterrito anche oggi a rubare e accumulare ricchezze spesso volate anche all’estero o con chi ci ha imposto un sistema economico e politico iniquo e colonialista? Io credo con entrambi. Agendo finalmente con il muso duro verso le istituzioni europee egoiste e guidate dai membri più proterviamente capitalisti ma non senza aver prima, con la giusta decisione, rapidità e fermezza combattuto  i cittadini e le imprese italiani che hanno evaso miliardi, sfruttato, operato da criminali nel lavoro e sui mercati, generando povertà e disoccupazione a livelli insopportabili e quelli che hanno accumulato beni e capitali, doppie triple e quadruple case, barche e ville nei paradisi esteri, auto e beni di lusso e magari oggi fingono anche di essere vessati dal fisco! Questa è l’unica strada. Non mi pare che i partiti e i movimenti che sbraitano tanto di libertà e giustizia sociali abbiano in mente di fare tutto questo mentre gridano al golpe e si appellano ad una Costituzione che non hanno mai letto, distorcono a loro uso e consumo o, peggio, fanno finta di voler salvaguardare  strizzando l’occhio proprio alle categorie dove si nascondono i ladri e gli sfruttatori sotto l’ombrello benevolo del dio Mercurio che, guarda caso, è proprio il protettore dei ladri e dei mercanti insieme. Prima gli italiani? Io direi prima gli uomini, prima la loro dignità da qualsiasi parte provengano e prima di tutto l’equità sociale, la libertà e la fraternità che non esistono se non viaggiano insieme. Le strade che restano sono quindi due: quella parlamentare che passa attraverso una difficile unità della sinistra, da quella del PD ex PCI a quella di Potere al Popolo e alle frange che hanno votato imprudentemente gli equivoci cinquestelle e quella extraparlamentare delle piazze e di una nuova resistenza porta a porta. Lottiamo comunque ognuno quotidianamente contro la violenza, la sopraffazione e la politica nazional-socialista che sta montando di nuovo pericolosamente. Lottiamo anche con l’educazione che ha più forza di qualsiasi propaganda.

29 Maggio 2018  Giuseppe Campagnoli

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L’arte dissimulatoria.

La città ideale.

L’islam radicale e quello moderato. Il terrore, la paura e l’oppio dei popoli, ricchezza, povertà, elemosina e iniquità sociale. Renzi che rifonda la vecchia DC in salsa berlusconiana. Raggi che si comporta come se fosse ancora all’opposizione e sciorina le malefatte precedenti ma poco o nulla dice su ciò che farà e come lo farà ma, di fatto, ancora non fa. Trump e Clinton le due facce di una stessa medaglia yankee. Erdogan e Putin terribili ducetti orientali. La Brexit di cui tutti si sono pentiti postumi. Buone vacanze. A Settembre!

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Jobs acts, le multinazionali e gli studenti erranti in Europa.

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Jobs acts, loi pour l’emploi, students et Erasmus.

In tempi di jobs act in Italia e di loi pour l’emploi  in Francia anche il progetto Erasmus  mostra spesso , ahinoi, luci ed ombre in fatto di scuola-lavoro, sicurezza, equità sociale e pari opportunità. Partiamo da questa lettera di un giovane studente a Parigi indirizzata qualche settimana fa alla multinazionale in cui ha lavorato appena un mese dopo essere stato inspiegabilmente  congedato durante il periodo di prova.

“Madame, Monsieur,

Le 1er Mars 2016, un mois avant la fin de ma période d’essai en qualité de Brand Representative, j’ai été convoqué de façon inattendue par deux managers dans une petite salle des bureaux de votre magasin plus grande de la ville. Après un discours embarrassant et une analyse improbable de mon expérience de travail et sur mes considérations, les managers m’ont communiqué que l’entreprise n’avait plus besoin de moi. J’ai demandé des explications et j’ai précisé que tous les commentaires que j’avais reçus de la part de mes collègues, des managers et, surtout, des clients avaient été très positifs. Les raisons présentées maladroitement mais fermement par les deux managers étaient, pour eux, irrévocables. À mon avis, ces raisons étaient aléatoires, vagues et voire grotesques : « pas assez d’énergie», « tu as bien compris le sens de la marque mais tu n’as pas su créer assez d’ambiance» …

Les raisons étaient en claire contradiction avec les compliments reçus maintes fois par d’autres managers, voire même par les deux managers mentionnés ci-dessus. Les compliments concernaient la qualité de mon travail dès le début de ma période d’essai. Il y a un mois, après l’entretien d’embauche, j’ai été choisi presque immédiatement. J’ai reçu une formation expresse et bâclée, avec un flot d’informations concernant les plans, les rôles, les horaires et j’ai été mis sur le terrain immédiatement avec toute l’incertitude d’une préparation trop courte et insuffisante. Horaires et shift aléatoires, toujours trop changeants et aucun repère concernant la hiérarchie. Cependant, dès la première semaine de travail je me suis bien adapté et j’ai accompli mes tâches le mieux possible. J’ai élargi mes connaissances, mes capacités techniques et relationnelles face aux clients et à mes collègues. J’ai toujours eu un comportement correct et proactif tandis que d’autres collègues, en toute honnêteté, ne se gênaient pas pour téléphoner, écrire des messages ou bavarder pendant le service. Bien sûr, ces collègues n’ont jamais été convoqués par les très perspicaces et attentifs managers. J’ai eu beaucoup de retours positifs de la part de certains managers malgré leurs consignes répétées plusieurs fois et souvent ambigües et contradictoires. Pour ce poste, j’ai dû ouvrir un compte courant et effectuer toutes les démarches exigeantes prévues par la loi ; l’administration française n’a rien à envier à celles d’autres pays européens ! Au bout de 30 jours de travail, soudainement, de façon inattendue, à la fin de mon service, un service qui s’était très bien passé (certains clients ont même fait des compliments à mon sujet aux caissiers qui m’en ont fait part) j’ai été invité dans la petite salle avec les deux managers qui m’ont communiqué la nouvelle concernant la rupture de la période d’essai. Ma période d’essai de deux mois se terminait normalement le 2 avril, or on m’a obligé à partir le 15 mars, tout en me faisant comprendre qu’il était préférable que je parte tout de suite soit le 4 mars car leur décision était définitive. Je sais que pour interrompre la période d’essai aucune de deux parties n’est obligée de présenter de motivation. Cependant, vous l’avez fait : le manque d’énergie. Un motif difficile à comprendre. Par conséquent, des doutes me viennent. Peut-être que l’interruption de ma période d’essai est due plutôt à un manque de désinvolture effrontée et impolie envers les clients ?  Ou alors un doute encore pire, que j’espère être infondé, que la vraie raison de la rupture soit le port des appareils auditifs, que je porte toujours, discrets mais tout de même visibles?

J’ai l’intention de raconter mon expérience dans votre entreprise car la raison évoquée pour la rupture de la période d’essai ne me paraît ni pertinente ni réaliste.  Ceci étant dit, je vous demande, si possible, quelques éclaircissements.. Je crois en plus d’etre en droit de recevoir une INDEMNITé COMPENSATRICE, parce que je n’ai reçu aucune communication écrite concernant le délai de prévenance. J’ai signè seulement la « prise d’acte » de la communication de clôture de la période d’essai. En fait l’ordonnance du n° 2014- 699 du 26 juin 2014 est venue préciser que lorsque le délai de prévenance n’a pas été respecté, son inexécution ouvre droit pour le salarié, sauf s’il a commis une faute grave, à une indemnité compensatrice. Cette indemnité est égale au montant des salaires et avantages que le salarié aurait perçus s’il avait accompli son travail jusqu’à l’expiration du délai de prévenance, indemnité compensatrice de congés payés comprise (article L. 1221-25, dernier alinéa, du code du travail).

Dans l’attente de votre réponse, je vous prie d’agréer mes salutations distinguées.” E.F.S.C.

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Erasmo è il nome emblematico del nostro studente, sorpreso e deluso dal fulmine a ciel sereno, è stato licenziato in tronco da uno degli stores più grande e meglio ubicato d’Europa di un  noto marchio multinazionale, prima della fine del periodo di prova, perché poco macho, poco felice e gioiosamente ebete,per qualche altro oscuro e discriminatorio motivo o perché già anziano alla soglia dei 24 anni, come è già avvenuto? La motivazione della coppia di managers (i capi e capetti dello store che si caratterizzano per dire e contraddire, ordinare e contrordinare, lodare e dileggiare) che hanno convocato alla fine del turno in una stanzetta il malcapitato studente-brand representative dopo appena un mese di prova, sui due previsti dal contratto per comunicargli di non essere più gradito, sono apparse aleatorie, generiche oltre che buffe e grottesche: “non c’era energia..”, “hai ben compreso il senso del marchio ma non ha saputo creare atmosfera..” Erano certamente  in palese contraddizione con le lodi e i complimenti avuti in più di una occasione dal ragazzo proprio da altri (ma, a volte, anche dagli stessi) managers sulla qualità del suo operato. Raccontiamo senza commenti e senza chiose  questa piccola storia del mondo del lavoro precario senza citare peccati e peccatori ma indicando con precisione il contesto geografico e commerciale.

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L’Europa non dovrebbe essere cinica come l’America, ma non è così. La storia intreccia le vicende degli studenti Erasmus con le loro instabili e deludenti esperienze di lavoro tese spesso ad integrare i ridicoli contributi delle borse di studio all’estero. Appena arrivato nella metropoli più ambita d’Europa il nostro studente errante ha inviato decine di curricola mettendo in campo anche le sue ottime competenze linguistiche e culturali. Si sorprese e si entusiasmò quando fu convocato per un colloquio da un notissimo brand  e quasi immediatamente assunto in prova dopo un frettoloso quanto inadeguato training, con programmi, ruoli  ed orari aleatori e continuamente mutevoli.

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LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

La peste del nostro secolo, il terrorismo, generato dall’ ignoranza, dall’ intolleranza, dallo sfruttamento e dalla povertà va combattuta come una epidemia. A mali estremi estremi rimedi. Noi in Italia conosciamo bene l’omertà e la capacità di coperture delle nostre mafie, insegnamo  che per eradicare la mafia integralista islamica occorre tagliare tutti i legami politici, geografici e finanziari, le complicità ambientali e familiari e le ipocrisie del politically correct.

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Sorgente: LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

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ReseArt e Charlie Hebdo

Helwa ya baladi. Versione strumentale pop.

“Per il mio dolce paese”

 

Ubi maior minor cessat…Ma ognuno contribuisce ad usare la satira per combattere la cieca violenza in nome della superstizione e delle bugie degli uomini per sottomettere altri uomini. Un collage di cultura contro la non cultura e la barbarie.

  
  

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Migrare nell’Europa senza confini.Ancora un déjà vu?

Non commentiamo ma giriamo questo bel racconto di realtà vissuta.
https://www.facebook.com/candida.nastrucci/posts/10153578575542394

Nantes 2014 Giuseppe Campagnoli
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Stati confederati del mediterraneo. Una provocazione?

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La storia recente ci insegna che l’egoismo e il rigore luterano di alcuni paesi dell’Europa hanno spesso provocato drammi nel nostro continente. L’unione europea solo economica e finanziaria senza una forte condivisione politica e anche culturale non esiste e non potrà mai esistere. La questione dell’immigrazione, quella della Grecia oggi e dei PIGS ( il nome rende bene l’idea  pregiudiziale di parte di paesi d’Europa) ieri, spingono a considerare altre vie politiche e geografiche per il nostro continente. E’ una provocazione, ma non tanto. Immaginiamo uno scenario geopolitico fantastico ma non del tutto peregrino. Le insuperabili barriere storiche e culturali, oltre che geografiche e climatiche, fanno propendere per un diverso assetto dell’Europa. Un assetto che si potrebbe costruire gradualmente in qualche decennio e che risolverebbe non pochi problemi. Se il detto “una faccia una razza” non individua solo parentele fisionomiche ma anche basi comuni culturali e storiche profonde e radicate, è utile riflettere sul senso che ha una unione tra stati che hanno poco o nulla in comune se non un passato di guerre e di reciproche invasioni, prima religiose e militari poi politiche ed economiche. L’organizzazione e il rigore fondate sull’egoismo e sulla voglia di primato a scapito di alcune libertà, della creatività e della solidarietà non durano a lungo.

Allora occorre, forse, prendere altre strade. Una potrebbe essere quella di prefigurare una Europa sempre interconnessa ma politicamente ed economicamente distinta in tre aree, o meglio, forse, in tre stati confederati. Uno che comprendesse le nazioni del centro e nord europa, uno quelle dell’est europa e uno quelle del sud. Tre stati confederati autonomi e indipendenti ma. comunque, legati da accordi economici e politici temporanei.

I paesi del mediterraneo, i cosiddetti PIGS, diventerebbero uno stato confederato sovrano magari una volta che le forze progressiste e democratiche come Siriza o Podemos ottenessero la fiducia dei rispettivi popoli e arrivassero a governarli. Le comuni radici storiche, consolidate definitivamente in epoca classica, aiuterebbero a capirsi e a condividere una comune politica e una comune economia basata prevalentemente sull’agricoltura, il turismo, la cultura, l’arte e la creatività gestendo e forse riuscendo a superare insieme i problemi endemici come la corruzione, la malavita, l’immigrazione massiccia con le ricette che in molti casi abbiamo anche esportato nel mondo. E’ inutile  pretendere di costringere alla convivenza popoli che diffidano per storia e stereotipi l’uno dell’altro e che meritano vie diverse per la crescita e il progresso.  Sarebbe ora di farci un pensiero senza ipocrisie, ammettendo che le cose anche di nobile origine non sempre possono andare a buon fine come i nostri padri politici europei avevano, forse visionariamente, immaginato.

Giuseppe Campagnoli

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Pensando alla Grecia…e all’Italia. Crescita contro l’equità sociale.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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La dipendenza dalla crescita: cause e soluzioni alle crisi.

Ogni attività di commercio e di pubblicità consiste nel creare bisogni in un mondo che crolla sotto il meccanismo della produzione. Questo esige un tasso di rinnovo e di consumo dei prodotti sempre più rapido, e,di conseguenza,una produzione dei rifiuti sempre più forte e un’attività di smaltimento sempre più importante.

Bernard Maris

Il destino della nostra società è legato a una organizzazione fondata sull’accumulo illimitato. Questo sistema è condannato alla crescita. Nel momento in cui questa rallenta o si blocca,come sta avvenendo, è la crisi o  persino il panico. Ritroviamo il detto:  “Accumulate, accumulate, questa la legge  dei profeti del capitale” del vecchio Marx. Questa necessità rende la crescita una camicia di forza. Il posto di lavoro, il pagamento delle pensioni, il rinnovo delle spese pubbliche ( educazione, sicurezza, giustizia, cultura, trasporti, sanità, ecc) presuppongono l’aumento costante del prodotto interno lordo (PIL). “L’unico antidoto alla disoccupazione permanente è la crescita”, insiste Nicolas Baverez il  “declinologo” vicino a Sarkozy, supportato in questo,per paradosso, da molti noglobal. Alla fine il circolo virtuoso diventa un circolo infernale.. La vita del lavoratore si riduce sempre più spesso a quella di un “biogisteur” che metabolizza il salario con la merce e la merce con il salario, passando dalla fabbrica al supermercato e dal supermercato alla fabbrica.

Tre sono gli ingredienti necessari perché la società consumistica possa continuare il suo girotondo diabolico: la pubblicità, che suscita il desiderio di consumare, il credito, che ne crea i mezzi e l’obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità. Queste tre molle della società della crescita sono delle vere e proprie spinte al crimine ed alla diseguagliaza sociale”

Noi aggiungiamo che gli strumenti a volte inconsapevoli, il più delle volte complici sono la politica asservita al capitale, gli evasori fiscali e gli accumulatori di beni e capitali,la pubblicità,le banche,le imprese,i commercianti e i professionisti dei servizi.

Le prime vittime designate sono l’esistenza dei cittadini, l’educazione, l’istruzione,la salute,la mobilità,la cultura e l’arte. I carnefici sempre gli stessi: imprese, finanza, banche, mercato, governi e politica. È inutile girarci intorno e fare inutili distinguo.

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Arte d'oggi Cinema

La grande bellezza. Ora la giovinezza: o la vecchiezza?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

 

In attesa di dire qualcosa sul film di Sorrentino in esame a Cannes, riproponiamo il testo delle nostre impressioni sul film che prese l’Oscar.

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La grande bruttezza

Aleggiano  perversamente la Dolce Vita e il Piccolo Diavolo. Fellini senza la novità e senza i tempi di Fellini. Nanni Moretti e l’Armata Brancaleone. Cento scene di commedia all’italiana impapocchiate qua e là. Un guazzabuglio di esasperati ed esagerati stereotipi italici. Inquietanti suore e prelati che danzano e si dondolano mentre nella mente emerge l’eco de “Todo Cambia” Una grande bouffe di falsa turistica romanità e banale melanconica forzata joie de vivre. Irriverenti inconsapevoli e inopportune citazioni al genio di Pasolini sottotraccia. Un Oscar (vero riconoscimento ai meriti cinematografici domestici ed esotici o grande bluff del mercato e dei media?) elemosinato ai sudditi dell’impero hollywoodiano per la loro imperitura  tragicomica italianità? Gli attori noti e meno noti sembrano passare da un film all’altro con la loro imperturbabile immodificata grottesca maschera per tutti i sentimenti e tutte le stagioni. Dov’è il talento? Non sarà che restano solo i monumenti che invecchiano e una città morente? E’ un film, a mio avviso, fatto solo di punti interrogativi ma non di esclamazioni.

Giuseppe  Campagnoli

The great ugly

There is a distorted sense of  Fellini’s “Dolce Vita” and Benigni’s “The little devil” in the air.Fellini without innovation and without Fellini’s times. Nanni Moretti and the “Armata Brancaleone” We are watching a million sceneries of italian comedy bungled here and there and a hotchpotch of  extremes and excessives  italian clichés. Disquieting sisters and prelates dancing and swinging. In our mind the music of “Todo Cambia” and “une grande bouffe” of  ridiculous Roman spirit of “joie de vivre”! We observe also irreverent mentions to Pasolini.Why the Oscar? It’s the award dedicated only to the american motions or to the global show business?   The prize to italian movie is only to give alms  for an  American Empire’s subject  by virtue of  eternal but wrong tragicomic  Italian character? Italian actors of “The Great Beauty” are going  from a film to the other but their grotesque mask don’t change as if  Italy were a mummified country.Where is the talent? There are only  deteriorating aged monuments and great dying city? In my opinion the film is an interrogative movie not exclamatory!

Giuseppe  Campagnoli

Aggiornamenti. Anche l’Europa ha dato soldi alla produzione del film!

La commissaire européenne Androulla Vassiliou a félicité le réalisateur-scénariste italien Paolo Sorrentino, dont la comédie dramatique La Grande Bellezza (La grande beauté), produite avec le soutien du programme MEDIA, a remporté l’Oscar du meilleur film en langue étrangère lors de la 86e cérémonie des Oscars qui s’est déroulée à Hollywood. Ce film, qui met en vedette Toni Servillo dans le rôle d’un mondain de 65 ans se lançant dans une réflexion sur sa propre existence à Rome, a bénéficié d’un soutien de plus de 300 000 euros dans le cadre du programme MEDIA de l’Union européenne, pour la production et la distribution cinématographiques. Au total, sept films cofinancés par MEDIA ont été nommés aux Oscars, dans six catégories.

Fantastico! Vassiliou congratulates Sorrentino after La Grande Bellezza scoops Oscar

European Commissioner Androulla Vassiliou has congratulated Italian director-screenwriter Paolo Sorrentino whose MEDIA-backed epic La Grande Bellezza (The Great Beauty) won the Oscar for Best Foreign Language Film at last night’s 86th Academy Awards in Hollywood. The movie, staring Toni Servillo as a 65-year-old socialite reflecting on his life in Rome, has received more than €300 000 to date from the European Union’s MEDIA programme for film development and distribution. In total, seven MEDIA-backed titles were nominated for Oscars in six categories.

Writing on Twitter this morning, Commissioner Vassiliou commented: “It gave me great pleasure to hand over the best European Film Award to the Great Beauty by Sorrentino last December. Now I am thrilled that it received the Oscar as well for the best foreign film. Fantastico!”.

La Grande Bellezza, which premiered at the 2013 Cannes Film Festival, is an Italian (Medusa Film, Indigo Film) and French (Babe Film) co-production. As well as winning four prizes at the European Film Awards in Berlin last December (best film, director, actor, editor), it has also won the best foreign film category at the Golden Globes and the British Academy Film Awards (BAFTAs).

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Ci metto la faccia.L’arte di essere cittadini.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

 

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Voterò chi non insulta dalle piazze e dai salotti, per chi non dice no a tutto e a tutti, per chi non è stato mai condannato, per chi non dice mai bugie, per chi non è mai stato indagato, per chi dice esplicitamente che non è liberista, ma nemmeno liberale e che è per mettere in pratica l’equità sociale, per chi predica bene e razzola meglio. Voterò per chi non difende gli evasori, i furbi e i ladri che si nascondono dietro il dito delle troppe tasse. Voterò per chi è per una Europa più democratica, sostenibile, tollerante, lontana dalle banche e dalla finanza e vicina ai cittadini, soprattutto a quelli più bisognosi. Ecco per chi voterò. Mi pare di non avere molta scelta.

Ma comunque voterò!

 

Giuseppe Campagnoli

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Dibattito sull’Europa del futuro.

Tutti i candidati alle elezioni europee stasera al dibattito pubblico alle ore  21.00 su Euronews!

L’arte di informarsi per decidere!

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Il centesimo articolo. Una riflessione politica.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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E’ giunta l’ora di fare una riflessione. L’arte della politica è la più nobile delle arti e dovrebbe essere appannaggio di ogni cittadino. Dalla democrazia di Atene e dalla repubblica di Roma alle democrazie, sempre imperfette, di oggi, la partecipazione dei cittadini è un obbligo morale e civile. Per partecipare occorre avere delle idee proprie ed una concezione chiara della vita senza inseguire le lusinghe dei tribuni e degli oratori “pro domo sua”. Per partecipare occorre guardare tutto il campo della collettività, non il proprio misero orticello. Allora, nel momento delle scelte, sono necessarie  la conoscenza e la lucidità. Al di là delle sirene piene di lusinghe e di promesse di chi ci amministra e di chi si oppone, un consiglio per scegliere bene, o almeno preferire il male minore per la società (non solo per noi stessi quindi) è quello di farsi una specie di decalogo delle priorità. Chi rispondesse alla più parte di questa lista potrebbe avere la nostra fiducia. La chiave della scelta è questa. Non il contrario. La chiave non è aderire a chi dice sempre no o sempre si o sempre forse. La chiave è la corrispondenza o meno con i bisogni della collettività di chi si propone di rappresentarci, fino a prova contraria. Vorrei, a questo punto riproporre una  “lista minima dei legittimi desideri” per l’Italia, trasferibili, mutatis mutandis, anche in Europa, senza commenti, sperando possa essere utile per  riflettere ed aiutare a decidere anche sulla base del chi, del dove, del come e del quando verrebbero realizzati da chi ce li propone. Perchè decidere è un nostro dovere oltre che un nostro diritto.

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Comenius a Pesaro. Défilé

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Comenius a Pesaro. Un successo della sfilata conclusiva del progetto.

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Anteprima della clip finale del Fashion Show di chiusura del progetto Comenius che ha visto partecipare il Liceo Mengaroni con partners polacchi, spagnoli e turchi. La sfilata, nonostante la povertà di mezzi è stata un successo. Il merito è da attribuire per intero ai pochi docenti che hanno lavorato e agli studenti alle loro famiglie.

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Senza commenti

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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Investimenti in istruzione e cultura in Europa

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L’Europa libera dai liberisti e dai socialdemocristiani

Firmiamo a favore di una lista per l’Europa libera dai liberisti e dai socialdemocristiani

L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall’alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.

Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un’ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.

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Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d’Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.