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Cambiamenti, giammai rivoluzioni.

Pagheranno come si deve maestri, insegnanti, professori? Continueranno a costruire reclusori scolastici? Terranno ancora il principio dell’ alternanza tra scuola e lavoro? Sosterranno che non c’è bisogno di una rivoluzione in educazione? Continueranno a glissare sul  superamento delle differenze tra stranieri, italiani, generi, disabilità e tanta altra umanità? Vorranno  realmente mai una educazione libera e diffusa o ne cavalcheranno solo per propaganda  gli aspetti esteriori e superficiali come: apriamo le scuole, facciamo più lezioni all’esterno, scuola anche in estate, tirocini e gite scolastiche, esperimenti vari ed effimeri? Si cambierà qualcosa in meglio?

Poiché non voglio passare come sempre per il solito bastian contrario, desumete liberamente le risposte da questa intervista di qualche giorno fa del Ministro Bussetti all’Avvenire e anche dal resoconto stenografico della sua audizione recente alla riunione congiunta delle VII Commissioni Cultura e istruzione di Camera e Senato presto disponibile sui siti istituzionali.

Leggete anche: Chi ha paura dell’educazione diffusa

Giuseppe Campagnoli

(In copertina: 2018  Nuovi reclusori scolastici a cinquestelle )

 

 

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Scuole innovative? I vincitori del concorso delle “belle scuole”. Tutto cambia perché nulla cambi.

 

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Scuole innovative? I vincitori del concorso delle “belle scuole”. Tutto cambia perché nulla cambi.

Riprendo l’articolo di un anno fa sul famigerato bando per progettare le “scuole del futuro”. I risultati non fanno che confermare l’idea che non si debbano più progettare reclusori scolastici, seppure ipertecnologici, iperestetici o iperecologici, ma si debba ridisegnare la città nella funzione educante dei suoi luoghi significativi. E si torna alle idee  del  Manifesto dell’educazione diffusa. Qualche indiscrezione iconografica ci riporta ad una concezione mercantile degli spazi dell’apprendimento che segue pari pari una idea di scuola obsoleta e reazionaria. Quando avremo la carrellata completa delle immagini dei progetti vincitori sapremo dirvi di più. Le premesse e le anteprime non sono per nulla incoraggianti. Ci saremmo aspettati almeno una, una soltanto, #scuolasenzamura. Spiace vedere nomi come quello di Monestiroli (ricordi universitari di “tendenza”) in questa kermesse di pseudo innovazione.  Ma forse era chiedere troppo alla psicopedaeducazione imperante ed all’architettura della globalizzazione e del consumo. Ci confronteremo, forse, con una realtà prossima a noi, in Romagna, dove si colloca uno dei progetti vincitori, e dove, ripeto forse, potrà avviarsi un’ esperienza di educazione diffusa come a Monza, Milano e Urbino che non può non coniugarsi con un ridisegno della città in funzione educante. Ne vedremo, forse, delle belle!

Giuseppe Campagnoli 10 Novembre 2017

 

 

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Il merito che non c’è

Le eccellenze.

Nella consapevolezza più volte espressa nei miei articoli scolastici su questo blog non riesco a darmi pace, da uomo che ha passato una vita nella scuola in diversi ruoli, del fatto che si ricorra ancora al termine merito e valore per misurare le persone e ciò che si presume sappiano o sappiamo fare con formule, numeri, esami aleatori e prove “oggettive”senza tenere conto delle pari opportunità, delle condizioni ambientali, degli innumerevoli disforici metri di giudizio utilizzato nel mercato della valutazione, del fatto insomma che pesare e classificare non hanno alcun  senso né in termini educativi e tanto meno nel mondo del lavoro .Altrimenti come mai abbiamo oggi il dominio della mediocrazia spesso di coloro che elogiano la meritocrazia senza sapere che è il coacervo delle ingiustizie e delle iniquità di cui spesso loro stessi sono i primi artefici o sostenitori?

E’ di questi giorni, come un mantra di ogni anno della buona scuola e della buona università pubbliche e private che siano, la notizia dei premi e dei riconoscimenti paludati conferiti alle eccellenze delle nostre scuole e delle nostre università: i famosi cento e lode e i centodieci e lode! Nessuno dice di quale ipocrisia si tratti, nessuno dice che ci sono scuole, corsi, dipartimenti, università intere in cui i voti alti proliferano per motivi che nulla hanno a che vedere col talento e con  merito (ammesso che sia un  valore) e altre, che si dichiarano percorsi di guerra, dove per prendere il massimo dei voti occorre una forte azione di corteggiamento dei docenti, una gimkana tra prove assurde e del tutto inattendibili, casuali e i cui esiti sovente sono dettati dalla sorte beffarda e, a volte, per chi ci crede da qualche milione di mantra e ripetuti tridui a San Gennaro? Conosco studenti che si sono rifiutati di partecipare a queste miserande sceneggiate che premiano raramente le eccellenze (ammesso che sia un pregio eccellere ad ogni costo) ma che diventano una passerella di medaglie per la politica e l’amministrazione succube. Potrei sciorinare decine di casi in cui ad un voto di laurea altissimo corrispondono capacità lavorative miserrime e a voti mediocri corrispondono talenti e, a volte, genialità. Che cosa e dove la cosa non funziona? L’abbiamo detto mille volte. Il sistema educativo e dell’istruzione nel mondo mercantile sono solo competizione e apparenza, sono tutto il contrario di quello che dicono le migliori  carte costituzionali dove i termini capacità e merito sono tutt’altra cosa rispetto al comune sentire della politica e dell’economia liberali e liberiste.

Victor Hugo

 

Proponiamo qualche ineffabile immagine di queste parate propagandistiche con tutto il dovuto col rispetto (rilevato dall’oscuramento dei volti) per la buona fede di studenti che ancora credono nella favola tutta mercantile della meritocrazia. Avremmo voluto invece evidenziare quelli dei tronfi e protervi anfitrioni della nuova scuola aziendalista. La tecnologia non ce l’ha permesso. Ma tutti li conoscono. Ci attende ora la mega festa di Roma in pompa magna: l’apoteosi della “Buona Scuola” e della “Buona Università”. E per i detrattori di noi critici: la verità non può essere nascosta, a qualsiasi costo. O almeno il dubbio sistematico è un dovere umano e civile.

A tal proposito giova ricordare un mio intervento, con tante parole chiave giustamente “stravirgolettate”, di tanto tempo fa sulla rivista Postprogrammando  diretta da Gabriele Boselli e ripreso poi su Edscuola :” Riflessi di valori e qualità”

Giuseppe Campagnoli

25 Agosto 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

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Scuola? Scuola! Scuola.

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Una trilogia di scritti di Giuseppe Campagnoli su La Stampa sul tema della scuola italiana.

Mea culpa sulla scuola

1 Maggio 2014

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso nonpensare ai danni che sono stati fatti negli ultimi 40 anni. Mi rimprovero, da docente e dirigente di nonaver combattuto abbastanza per il diritto negato a una scuola più rigorosa e quindi più efficace, controriforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti su concezione della vita, lavoro, capacità imprenditoriale, autonomia di giudizio, voto e molto altro. E sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il sessantotto in modo critico e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) su formazione dei docenti e carriere scolastiche degli studenti,gestione della scuola, valutazione, relazioni sindacali ha reso il sistema educativo, dalla primaria all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche copiando con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei che, grazie al loro modo di concepire l’istruzione, stanno combattendo con successo la crisieconomica per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio: moltiplicare per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e di trincea le leve per migliorare e consolidare ciò che funziona ma cambiare subito ciò che non funziona. Alcuni esperti, allarmati per il crescente fenomeno dell’analfabetismo nella popolazione italiana,propongono una soluzione: richiamare ciclicamente i cittadini ad un test di competenze linguistiche,scientifiche, artistiche e di cultura generale. Le sorprese sarebbero infinite. Una provocazione? Forse.

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Povera scuola!

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Questo è il ridicolo atto di indirizzo per le politiche scolastiche del governo italiano per il 2016. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni! Ma nessuno pensa che il futuro è fondato sull’educazione e l’istruzione: per la salute, per il lavoro, per la sicurezza, per la lotta alle intolleranze ed agli estremismi, per la cultura e l’equità sociale. Non abbiamo più parole. Le parole le avevamo già dette nei nostri numerosi scritti.Leggete il documento, talmente chiaro ed avvilente da far cadere le braccia, e fateci sapere la vostra opinione. Noi l’abbiamo già detta. Viva Lucignolo e il Gatto con la Volpe! Povero Pinocchio.

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La Buona Scuola. L’insegnamento delle arti, il lavoro e i luoghi della scuola.

Riportiamo in allegato il PDF della famigerata Legge 107 di cui vogliamo evidenziare le pesanti eredità dalle Leggi precedenti (Moratti e Gelmini) i cui contenuti in grandissima parte sono stati conservati, in qualche caso leggermente migliorati o corretti e in molti aspetti anche peggiorati. Faremo una lettura asettica e improntata non alle ideologie ma alle idee, al buon senso, ai principi di equità ed alle esperienze positive fatte altrove nell’ottica dei temi trattati dal nostro blog: l’educazione e la formazione artistica, la creatività e l’approccio agli insegnamenti artistici e della comunicazione accanto a quelli tradizionalmente privilegiati, l’organizzazione della scuola nella città e nel territorio, l’architettura della scuola.

La Buona Scuola

Superando le giaculatorie dei principi e dei dogmi enunciati in modo generico nei primi articoli e che paiono ricalcare le promesse mai mantenute e le teorie che abbiamo verificato irrealizzabili nella pratica e senza adeguate risorse (come l’autonomia, l’organico funzionale, il tempo flessibile e programmabile a lungo termine, l’ampliamento reale dell’offerta formativa, la pianificazione di istituto) lungo la  storia della scuola italiana a partire dagli anni ’60, entriamo nel dettaglio dei punti più significativi e apparentemente innovativi. Non analizzeremo i risvolti tecnici dei vari argomenti anche perché prima dell’attuazione di molti principi, sarebbe utile conoscere l’entità delle risorse finanziarie, umane e materiali effettive, considerato che quelle indicate nella legge appaiono ridicole e assolutamente insufficienti. Una analisi anche solo superficiale del testo fa capire il non sense profondo di quella che con ostinazione da propaganda qualcuno continua a chiamare riforma.Tra gli atti concreti e più eclatanti resta l’assunzione dei precari, come correttivo di scellerati patti elettorali pregressi. Il reclutamento dei docenti, la valutazione e il potere del dirigente scolastico, nel bene e nel male, sono delle armi spuntate. Molti provvedimenti, come al solito (vedi le varie riforme degli esami di stato) vengono adottati senza modificare in modo propedeutico tutto il sistema che c’è prima. Di riforme ideologiche di vario segno e senza soldi è piena la storia della nostra istruzione, fina da quando si chiamava Educazione Nazionale.