Archivi categoria: canzoni

Salomè. L’amour impossible (2)

di Giuseppe Campagnoli

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L’altra vita (seconda parte)

Racconto breve di giuseppe campagnoli.

M.

-Venezia Santa Lucia! Stazione di Venezia Santa Lucia! – Dopo ore di viaggio e una notte tranquilla nell’aura di un sogno ancora aperto, G. arriva alla sua prima destinazione. Ripensa per un attimo alle immagini del giorno prima come un sogno nel sogno mentre raccoglie i suoi bagagli e con un po’ di affanno scende dal suo vagone sulla banchina di una stazione stranamente deserta. Il suo treno per la meta finale è già pronto al binario, ma c’è tempo per un caffè, il primo dopo quello dello strano bar di ieri. La mente non può fare a meno di tornare ancora indietro nel tempo ad episodi apparentemente casuali e sorprendentemente curiosi.

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Salomè.L’amour impossible (1)

di Giuseppe Campagnoli

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Romanzo breve a puntate

L’idea del racconto psicologico ed onirico è nata cinque anni fa da alcuni appunti autobiografici ed ha portato anche alla realizzazione di un cortometraggio intitolato “La nuit” nell’ambito di un seminario artistico europeo a Liegi nel  Marzo 2012 ed esposto insieme ad altri in una speciale sezione della biennale di Fotografia di Liegi. La poesia originale in lingua francese è un inserto che trae origine da alcuni testi del cortometraggio e da una canzone ispirata al racconto e con esso parte integrante.

Racconto di affinità elettive e vite parallele

Versione e-book 

In omaggio a Traumnovelle di Arthur Schnitzler

 L’Altra vita. Il sogno

A.

G. sta viaggiando per un tour di piacere. Un itinerario nella speranza di un risveglio da una vita sonnolenta, che poi in parte avverrà, anche se in un’altra dimensione. La mente è altrove a un punto lontano nel tempo mentre la strada scorre in un panorama piatto ma bello, insolitamente assolato. Scorre una pianura di colori da Van Gogh in un cielo azzurro con un sole limpido e senza caligine. Un paesaggio quasi familiare anche se visto per la prima volta, un paesaggio che suscita malinconia e insieme un moto di eccitazione. Il pensiero inaspettatamente corre, ad una storia lontana, prima di questa vita o dell’origine di questa esistenza. La fantasia fa ripercorrere una rapida sequenza. Un tempo c’era un giovane adolescente, magrissimo, scuro e con un esordio di baffetti, capelli corti, occhiali: egli non era come gli altri, poteva non essere come gli altri. Frequentava un liceo dal nome solitario, un po’ come lui.

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Il Volo. La canonizzazione mediatica.

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Oggi vorremmo parlare di musica e di canzonette. Sì, di questo si tratta, di canzonette, cantate bene, con gigioneria e professionalità giovanile, ma pur sempre canzonette. Sono giorni che tv e social occupano spazi ridondanti e a volte stucchevoli per difendere il famoso trio di ex enfants prodige, Il volo. Soprattutto la Rai che li ha in qualche modo aiutati ad inventarsi  ora fa una sorta di terapia di mantenimento del successo contro tutto e contro tutti anche contro le stupidaggini  del gossip, ammesso e non concesso  che non si tratti di una eccellente orchestrazione (!) pubblicitaria. Si sono mossi tutti: i paeselli d’origine, attori, direttori di giornali pettegoli, giornalisti e fans bambini, casalinghe e nonni (la platea maggioritaria di sostenitori del trio). La nostra non è una nota sociologica giacché è facile capire come certi successi nascono e si alimentano nel mercato (anche internazionale) grazie allo stato conclamato della cultura e degli alfabeti mondiali. Si è mosso arditamente anche l’ineffabile Mario Luzzatto Fegiz per fare dei cantantini del Volo addirittura gli eredi di Pavarotti! Siamo sulla scia perversa degli Allevi e dei Bocelli, surrogati della bella musica in un instabile cavallo tra il pop melenso e il classico “vogliomanonposso”. Se il mercato comanda dobbiamo inchinarci alla pecunia che qualcuno diceva “non olet“? Altri sono i vanti culturali del nostro paese e i numeri da capogiro non giustificano gli osanna e soprattutto non ne fanno degli artisti. Tutti sono dei bravi e talentuosi esecutori o compositori. L’arte come abbiamo più volte detto, è tutt’altra cosa! Che siano dei bravi ragazzi quelli del Volo sinceramente nulla ci cale. Ci cale invece-e qui l’invidia o il populismo tanto sbandierati per rintuzzare le migliaia di critiche e ahimè anche di insulti (che hanno avuto l’effetto contrario) nulla ci azzeccano- che chiamino lavoro faticoso un’ attività che pochissimo ha a che fare con il vero lavoro, quello che produce ben altri redditi pur producendo servizi e vantaggi considerevoli e diretti per la società e che dovrebbe avere migliaia di fans e applausi a scena aperta ogni giorno: l’operaio, il bracciante, l’insegnante, il medico, il poliziotto…D’altra parte, ammettiamo di invidiare molto i  nostri eccellenti scienziati e ricercatori, i premi nobel e gli artisti e tanti altri talenti che non hanno mai inseguito la gloria e la ricchezza. Ce ne sono tanti da invidiare. I nostri ragazzi tanto cullati dai media cantano bene, sono stati costruiti bene insieme per il business canoro e sono una efficiente macchina da soldi. Ma non parlateci di eroi dell’Italia nel mondo o di artisti. Le TV comincino finalmente a parlare di cultura, quella vera che ha altri protagonisti.

Giuseppe Campagnoli 2 Ottobre 2015