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Educazione,scuola,cultura,diffuse.Purchè di qualità.

Prima di andare in vacanza anche se c’è chi dice che da dieci anni lo sia perennemente, vorrei fare una serie di riflessioni a mo’ di aforismi sulle ultime note di ReseArt.

Abbiamo avuto l’immenso piacere di vedere crescere l’idea della Città educante nata con il nostro (Paolo Mottana & Giuseppe Campagnoli) Manifesto dell’educazione diffusa pubblicato dall’editore Asterios di Trieste proprio in questo scorcio di anno. La crescita, supportata da numerosi eventi di presentazione del libro, seminari, convegni e piccole letture bibliotecarie, ha avuto qualche piccolo nemico ed ostacolo che sulla via della costruzione di nuovi modi e luoghi dell’educazione  sono stati poco più che dei sassolini.

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A  Settembre riprenderà più vigoroso il cammino con la preparazione di esperimenti in diverse città e quartieri e con nuovi confronti di idee, anche contrapposte , con chi non si sia arroccato sulle sue conformiste o paraistituzionali verità. Facendo repertorio di buone pratiche e buone idee la piccola rivoluzione dell’educazione e delle sue architetture avrà tanto slancio da diventare grande e veramente diffusa!

APPUNTI PER IL DISEGNO DELLA CITTA’EDUCANTE

La nostra idea di #scuolasenzamura fondata sulla controeducazione tende progressivamente a fare a meno di edifici e reclusori scolastici dedicati, tende a fare a meno dell’edilizia scolastica in favore della città educante che fa dei suoi luoghi collettivi ed aperti, pubblici e privati che siano, degli spazi per educare, insegnare, apprendere. Il mercato vorrebbe costruire altre scuole e investire in cemento, mattoni, legno…tutto più o meno eco. Numerose joint venture tra pedagogisti, architetti e produttori di arredi scolastici sono omogenee a questa visione liberista e fanno di tutto per teorizzare “spazi che insegnano”, “ambienti di apprendimento” aperti ma sempre delimitati e architetture pedagogiche, sostenendo a spada tratta che si debbano progettare e costruire ancora edifici scolastici. Fanno di tutto per trasformare aule in non meglio identificati spazi di apprendimento che non sono altro che un imbellettamento dei vecchi ambiti con arredi new age e tecno, con spostamenti di banchi e sedie, piccoli soggiorni pedagogici, cucinini studenteschi e cromatismo a gogo. La “scuola diffusa” non sono tanti edifici diffusi per il territorio, non sono un insieme di aule moderniste ma pur sempre aule. La scuola e l’educazione diffusa non sono i kit dell’IKEA che dopo le casette fai da te, agli uffici fai da te, pensa anche alle scuole fai da te. La scuola diffusa fa parte di una idea realmente rivoluzionaria dell’educazione e dei suoi luoghi, un’idea che non può che contestare e criticare decisamente chi invece vuole agire ancora come ai tempi di Papini.  Tranquilli: gli architetti avranno ancora da fare, forse di più e meglio, agendo nel disegno della città, individuando ed esaltando virtù educative in tanti spazi e manufatti urbani, trasformandoli e arricchendoli. E anche gli educatori avranno da fare, forse molto, molto di più. 

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Abbiamo anche parlato di lavoro, di religione, di guerre e di terrorismo, di tutte le arti belle e brutte dell’uomo, del bricolage artistico che spaccia dei semianalfabeti dell’estetica per artisti sopraffini ai fini del solito mercato. Abbiamo parlato dei tutti fotografi, tutti pittori, tutti scrittori e tutti cantanti, e anche ahinoi tutti calciatori e mezzibusti.Un popolo di italici velleitari. Abbiamo fatto rifatto le pulci alle kermesse paraculturali che imperversano per l’Italia con i soliti raccomandati, con le associazioni no profit che di no profit hanno appena il nome e riescono chissà come per anni ad avere sempre le ricche sponsorizzazioni pubbliche e dei privati che con il pubblico hanno molto a che fare. Abbiamo stigmatizzato le false promesse dei governanti pro tempore e le false illusioni degli oppositori anch’essi sotto padrone che solleticano sempre la pancia della gente ma non la sua mente. Abbiamo fatto inc’zzare qualcuno ed esultare molti. Ci hanno elogiato, condiviso e anche abbracciato, ci hanno pure insultato, bannato e bandito da qualche social con la coda lunga fino al polo nord. Ma nessuno ha mai dubitato che le nostre cose ironiche e a volte sarcastiche avessero un fondo molto solido di verità. Le code di paglia non hanno preso fuoco e in quasi un lustro di attività non abbiamo conosciuto un avvocato! Buona estate 2017 a tutti! A presto!

Giuseppe Campagnoli

Giovanni Contardi

Idrione il centurione

Researtù

e tutti i  nostri validi collaboratori fluttuanti…

!5 Luglio 2017

 

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Altro che invidia! Ecco come si diventa ricchi e potenti.

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Ecco il mondo che piace a chi ha il potere. Anche chi si contrappone alla politica si muove in questi confini. Pochi parlano di lotta alla ricchezza, troppi di lotta alla povertà.

C’era una volta un legionario liberto e analfabeta di ritorno dalla campagna delle Gallie.
Si chiamava Idrione e viveva nella suburra di Roma. Si distinse in guerra talmente, uccidendo nemici e popolazioni inermi, procurandosi il bottino che il Centurione Procolo propose per lui in premio oltre al soldo usuale.
Gli fu donato un appezzamento di terra con capanna, 10 pecore e due schiavi nell’agro romano.
Cominciò allora ad occuparsi dei suoi averi conquistati uccidendo e depredando: il suo mestiere che non rinnegò mai. Accrebbe i suoi beni dopo poco vendendo i prodotti risultato del lavoro degli schiavi e delle pecore piuttosto che dal suo. Vendeva i suoi prodotti al doppio di quello che gli costavono. Cosi accrebbe il gregge e incrementò il numero degli schiavi che sosteneva giusto perchè potessero lavorare.
Alla sua morte passò i beni ai suoi figli che continuando a sfruttare schiavi e a vendere a più del dovuto consegnarono agli eredi una fortuna in campi, armenti e servi della gleba. Passarono le invasioni barbariche che invece di impoverire i nostri eroi, attraverso complotti, assassinii e ruberie li fecero diventare signorotti del loro territorio con tanto di castello e foresta.
Estesero i loro possedimenti con la violenza e la prepotenza verso i confinanti, non pagando sempre le gabelle all’imperatore o al papa mentre passavano secondo la convenienza ora dalla parte dell’uno ora dalla parte dell’altro. Avevano avviato anche una proficua attività commerciale che, dati i loro innati talenti truffaldini, diventò l’attività principale. Vendevano manufatti realizzati sfruttando una manodopera quasi da schiavi, anche se la schiavitù “ufficiale” stava pian piano scomparendo nel mondo.
La famiglia crebbe e si trasferì dal centro al nord dove riusci anche a fondare una banca diversificando così le attività, per così dire, speculative. Passò il tempo e i discendenti, eredi a volte incolpevoli di tanto ben di dio, sempre più ricchi, alla fine dell’800 ebbero anche l’idea di avviare un opificio. I servi della gleba e i mezzadri si trasformarono in operai ma i padroni erano sempre gli stessi. Per mantenere i patrimoni ereditati senza lavoro e senza scrupoli, occorreva mantenere i profitti senza alcuna remora di tipo sociale e men che meno morale. Attraversarono indenni le lotte operaie, la guerra, la ricostruzione e caddero sempre in piedi per le loro eccezionali abilità trasformiste. Alla metà del secolo scorso la famiglia intraprese anche una parallela attività nell’edilizia e cominciò a darsi all’attività finanziaria moltiplicando il grande patrimonio accantonato nel tempo con spericolate speculazioni nel “mercato” che cominciava a caratterizzare il capitalismo moderno. La famiglia ora può anche contare su alcuni membri laureati all’estero, sopratutto avvocati ed economisti e altri entrati con successo in politica o nell’editoria . Altri ancora si stanno impegnando  nell’antipolitica in movimenti populisti o conservatori. Parte del parimonio è già all’estero e non ritornerà più se non in minima parte con condoni e perdoni vantaggiosi. Gran parte delle attività è stata decentrata dove sia più facile sfruttare, rubare, maltrattare e uccidere l’ambiente, gli animali e le persone e dove esiste ancora una specie di servitù della gleba e di libertà dalle giuste gabelle!

Ecco perché qualcuno disse  che dietro ogni ricchezza piccola o grande che sia c’è sempre un crimine,piccolo o grande che sia.
Così sono nati e si sono perfidamente evoluti, mutatis mutandis, il libero mercato e l’imprenditoria, le professioni liberali e liberiste, i mercanti e i mediatori, piccoli e grandi, sempre difesi a spada tratta dai media e dai politici e antipolitici gregari, amanti e servili verso il liberismo e il profitto in nome del meschino “diritto” alla libera impresa, annessi e connessi inclusi. Tanto poi per i poveri, che debbono restare poveri, c’è l’elemosina, la religione e l'”ascensore sociale”! E c’è chi parla ancora di invidia! Buone vacanze a tutti.

Riscritta e attualizzata  da Giuseppe Campagnoli, Luglio 2016

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Arte d'oggi Educazione Moda Musica Scuola storia sviluppo sostenibile Varia umanità

La formazione artistica.

La formazione artistica non è solo la storia dell’arte

Apprezzabile la sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni culturali, come da “intesa del 28 maggio”, nell’intento di tornare sui propri passi rispetto a quanto la riforma Gelmini ha imposto all’insegnamento della storia dell’arte. Nel mio ruolo di “Referente” del gruppo di studio sulla “Formazione Artistica” dell’Associazione ARTEM DOCERE, ho contribuito all’azione instancabile e meritoria del sodalizio per stimolare e sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché rivedesse le sue scelte sulla cultura artistica in Italia. L’Associazione ha confezionato per il Ministero e reso pubblico un ampio e corposo dossier che pare abbia avuto una prima risposta limitatamente all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Ma questo non basta. L’insegnamento della storia dell’arte è solo un aspetto del grande campo dell’educazione in generale e della formazione artistica. Entrambi devono contribuire a consolidare nei cittadini la capacità di “leggere”, “comprendere”, e “applicare” un vero e proprio linguaggio con precise conoscenze e abilità in campo creativo, così come avviene in quello della lettura, della scrittura e dei saperi scientifici.

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Recanati sparita. Seconda parte.

Radioerre Recanati. Appuntamento con l’arte del 14 Aprile 2014.Seconda intervista di Nikla Cingolani a Giuseppe Campagnoli

sull’architettura “sparita” di Recanati.

 

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Architettura Arte d'oggi Education Educazione Politica storia sviluppo sostenibile Varia umanità

Fare rete!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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La metafora italiana.

Le interviste alla nostra emigrata di lusso Claudia Ferrazzi che dal lavoro al Louvre è ora passata a fungere da Segretario Generale a Roma dell’Accademia di Francia a Villa Medici riportano sempre il suggerimento alla politica italiana a promuovere le reti per valorizzare e non solo conservare malamente il ricchissimo patrimonio culturale, storico artistico e ambientale. Il problema è che proposte di tal fatta sono state più volte snobbate dai nostri ineffabili amministratori nazionali e locali a favore di iniziative povere, effimere, costose e di sola visibilità elettorale. Mettere in rete veramente arte, educazione, turismo, musei, ricreazione, mobilità sostenibili, non sarebbe difficile e neppure costoso. Avevamo, con la rete ARTNETWORK, fatto proposte a destra e a manca senza nessun esito.

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Tempi di crisi. Chi paga?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

La crisi e le manovre finanziarie si abbattono soprattutto sui dipendenti pubblici. Congelamento degli stipendi, prelievi forzosi ai pensionati, blocco del turn over, innalzamento dell’età pensionabile. Molti lavoratori del settore privato, probabilmente, avranno pensato che in fondo gli sta bene, perché si è abituati a pensare che quello dei dipendenti pubblici sia un pozzo senza fondo di lavoratori privilegiati e assenteisti. Ma quanti sono i dipendenti pubblici in italia? e nel resto d’Europa? Il nostro paese è perfettamente nella media e nettamente al di sotto di paesi leaders come Francia e Germania. L’unica differenza è che a parità di lavoro e meriti i nostri sono pagati meno della metà!
Se poi pensiamo che dipendenti pubblici significa medici, infermieri, insegnanti, militari, magistrati, vi sembrano davvero troppi?
Chi denigra l’amministrazione pubblica dovrebbe rivolgere forse le proprie attenzioni altrove: evasione fiscale da parte di chi può farlo, profitti scandalosi di imprese, commercio e artigianato, stipendi anomali per professionisti, giornalisti vip, calciatori, attori..etc.etc.

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Economia spicciola? Buon Ferragosto!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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E’ inutile fare tanti grafici e discorsi, ricette e consigli di varia economia. A qualcuno è venuto in mente per caso che il capitalismo è al capolinea e occorre pensare a qualcos’altro? Per esempio un socialismo e uno sviluppo sostenibili e rigorosamente basati su equità ed equilibrio di redditi e patrimoni? Non sarebbe così complicato. E’ inutile accanirsi ancora su un malato ormai spacciato! Ciò che sta accadendo in Europa accadrà anche nei paesi cosiddetti emergenti e apparentemente in ripresa. E’ solo questione di tempo. E allora sarà la tragedia! Dovrebbe intervenire l’ONU e finalmente farebbe almeno una parte dei suoi doveri istituzionali: contribuire a salvare il mondo!

Giuseppe Campagnoli, 15 Agosto 2014

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Aforismi di stile 2.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

La classe non è acqua.

Aforismi da “Questione di stile” libello per l’architettura e contro gli architetti.

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Tempo fa trovai in una libreria a Béziers, nel sud della Francia. un divertente libercolo della collana disimpegnata “Juste assez de…” edizioni Dunod intitolato “Juste assez d’architecture pour briller en société” di Philip Wilkinson cioè “Quanto basta di architettura per non sfigurare in società”: sottotitolo: i 50 grandi stili che dovete conoscere. Art déco, Costruttivismo, Bauhaus, Le Corbusier, Mies Van der Rohe, Wright….gli stili diventano evanescenti, emergono architetti isolati e l’unico tentativo di ricreare uno stile contemporaneo, cui molti avrebbero potuto aderire, sembra essere quello della cosiddetta “tendenza” maldestramente chiamato anche “neo-razionalismo” teso alla costruzione di una idea di architettura rispettosa della forma urbana e del paesaggio. Il resto dell’architettura non aspirava alla costruzione di uno stile ma alla tecnologia e al mercato ad una improbabile ecologia urbana, ad un eclettismo senza le forme dell’arte ma con le funzioni della tecnologia esasperate e padrone. L’architettura dei mezzi e delle funzioni si sostituisce a quella delle forme, dell’arte e della poesia con effetti devastanti per i paesaggi urbani e non. Tornando alla mia passione che è la scuola e i suoi luoghi, ci sono pochi edifici che possono rappresentare “l’architettura” come le scuole o i municipi, le chiese, le biblioteche, i musei, i civici “monumenti” insomma. Da questi e intorno a questi, nella storia, si sono aggregate le case d’abitazione configurando un proprio stile peculiare in ogni epoca e in ogni paese.

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Educazione allo Sviluppo Sostenibile

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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La prossima Settimana UNESCO di Educazione allo Sviluppo Sostenibile si terrà dal 24 al 30 novembre p.v. E’ possibile aderire già da ora, attraverso la scheda di adesione disponibile sul sito unesco.it nella sezione dedicata. Invitiamo tutti ad aderire numerosi all’edizione conclusiva del Decennio con iniziative proprie e a farsi promotori della Settimana presso la propria rete e presso i potenziali interessati.

A conclusione del ciclo unescano 2005-2014 il tema scelto dal recente Comitato Nazionale non poteva che essere l’ EDUCAZIONE alla sostenibilità in senso lato, ovvero il tema centrale e trasversale all’intero Decennio, con un forte accento sulle attività svolte e su ciò che rimarrà dopo di esso in termini di contributo concreto di tutti gli aderenti sul territorio.

Dettagli, scheda di adesione, requisiti, lettera del Presidente, sintesi del CN 2014, lista dei referenti regionali, etc sono disponibili sul sito unesco.it alla pagina http://www.unesco.it/cni/index.php/settimana-dess-2014

Segnaliamo inoltre che:

– a breve sarà inviato un questionario di indagine sullo stato delle attività di educazione alla sostenibilità in Italia, utile come supporto ad una monografia dedicata all’analisi dello stato dell’arte e alla raccolta di buone pratiche;

– è stato creato un gruppo facebook chiuso (non ufficiale nè istituzionale) per tutti coloro che desiderano scambiare contatti, esperienze, condividere eventi ed iniziative. Il gruppo si chiama “DO UT DESS” e chi vuole può  chiedere di aderire. Per farlo la procedura più semplice è chiedere l’amicizia a Filippo A. Delogu, per essere poi aggiunti al gruppo. Una volta entrati nel gruppo sarà possibile suggerire altri potenziali membri.

Per qualsiasi ulteriore informazione non esitate a contattarci presso gli uffici della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Di seguito i nostri contatti:

Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

Settore Sviluppo Sostenibile

Tel 06 68 73 713 / 12 int. 211 / 208

E-mail: filippo.delogu@gmail.it; maria.torresani@esteri.it;

www.unesco.it; www.unescodess.it;