Categorie
arte Cinema Danza

Spadò.Un volto marchigiano tra avventura e arte.

 

Un avventuriero? Un artista? Un eclettico iperattivo? Alberto Spadolini, un figlio dei tempi meravigliosi, oscuri e confusi dell’inizio del ‘900?  Ricordo di averne parlato su questo blog quasi all’inizio della ricerca sulla sua storia al tempo della rassegna d’esordio a Riccione nel 2005 e accennato in alcuni articoli come in “Spadolini un artista eclettico e discusso nel 2012. Ho visto con interesse il documentario “Spadò il danzatore nudo” di Riccardo De Angelis e Romeo Marconi, appena disponibile dopo un lavoro prezioso e intenso del Prof. Marco Travaglini, nipote, estimatore e appassionato di quest’uomo e della sua singolare quanto ancora misteriosa storia. Ci ho trovato tanti ingredienti per un romanzo o un film vero, di vita, di contraddizioni, di arte e di mistero. Non dirò nulla sulla qualità del documentario, sulle interviste, sulla colonna sonora e sugli aspetti tecnici. Del filmato ho apprezzato, nell’insieme, la narrazione della storia e la presentazione  dei documenti che la supportano nonché la sorprendente scoperta di aspetti veramente singolari. Debbo invece dire qualcosa delle mie impressioni sul personaggio Spadò che rappresenta, come tanti altri simili a lui, a volte più famosi forsanche per motivi di mercato, di fortuna o di altro (penso a Campigli, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Tozzi, Pesce, gli Italiens de Paris, o Group des sept  ma anche a  Modigliani o  a Boldini molto vicini alle nostre terre). Tutti erano  aspiranti artisti che hanno cercato e spesso trovato ispirazione e fortuna nella  Ville Lumière tra la fine dell”800 e i primi decenni del ‘900.

 

 

La storia finalmente ordinata in una sequenza degli avvenimenti fin qui noti o immaginati, mette in evidenza anche alcune contraddizioni insieme alla versatilità di un personaggio che si è cimentato in molte diverse arti e  attività mondane e forse pure, in qualche modo, si dice, “politiche”. Dalla mia esperienza di architetto e saggista, direttore di scuole d’arte e anche appassionato di fotografia e di video  traggo spunto per segnalare la straordinarietà delle immagini del  suo film , quasi un documentario modernissimo di impressioni: “Rivages de Paris” sottolineato dalle musiche di Django Reinhardt che ben  racconta per immagini di luoghi e personaggi  la relazione intensa tra la città di Parigi e Spadò: un viaggio emblematico che fa ben trasparire il rapporto significativo che c’è stato tra i due. Mi piacerebbe vedere anche un suo altro lavoro che mi incuriosisce fin dal titolo: «Nous les gitans» del 1951.

Credo che una parte importante della storia di Alberto Spadolini sia stata nel rapporto, seppure breve e sfuggente, dal 1932 al 1935   con Joséphine Baker  tra danza e corporeità, tra sensualità al massimo grado, erotismo e figurazioni di un’arte ancora da definirsi e schiudersi. E’ la pittura che mi sembra, nonostante l’enfasi avere un ruolo secondario, seppure presentata anche  da Philippe Daverio che a onor del vero ha una formazione da gallerista e mercante d’arte improvvisatosi critico per passione  e da Stefano Papetti  storico dell’arte marchigiano. L’arte figurativa è un’attività di Spadolini da approfondire di più e meglio ma non posso certo nascondere che mi abbiano colpito   gli spunti interessanti delle rappresentazioni di danzatori e danzatrici  un po’ impressioniste,  futuriste, a tratti anche cubiste e forse  metafisiche come era nella miscellanea di influenze del tempo per chi si cimentasse con l’arte .  Alberto Spadolini fece l’aiuto scenografo e il regista in diverse occasioni e luoghi  e questo sicuramente ha giovato alle competenze e sensibilità pittoriche e visuali ma prevalentemente Spadolini appare più come uomo di palcoscenico e di danza che si caratterizzava come istintiva, primitiva, corporea e quasi tribale, nel senso coreografico ed estetico della parola. Un bel viso di giovane marchigiano nei tratti, in un corpo adatto alla danza potente e libera. Un uomo d’azione artistica tutto sommato, un uomo  futurista anche oltre il futurismo, nel gesto e nel segno. E forse l’incontro giovanile che sembra fugace e precoce con D’Annunzio ha lasciato una forte impronta.  Questa tribalità traspare anche nelle sue figurazioni e non  dimentichiamo  che pure l’arte di Picasso fin oltre il figurativo, (Picasso che pare Spadolini abbia incontrato di riflesso e per mera avventura) aveva una forte impronta di tribalità. Era nei tempi d’altra parte l’amore per l’esotico.

Il singolare eclettismo di Spadò temo non gli abbia permesso di emergere come avrebbe potuto e dovuto ma il tempo ci dà ancora delle chance e studiando più a fondo la sua storia forse si potranno scoprire risvolti che faranno apprezzare un suo lato artistico di talento universale,  predominante tra le tante sue attività e ancora un po’ nascosto e da valorizzare. La danza e la vitalità espressiva sono a mio avviso i talenti artistici emergenti dalla sua storia e dal racconto che ne fanno le immagini, i documenti, le memorie. In trasparenza si evidenzia una mente e un  occhio che vedono e rappresentano poi, col corpo, col disegno e con l’immagine, il mondo in modo esteticamente  originale  come nel suo breve film che, come ho già detto, tra i suoi prodotti, mi ha colpito di più.

Giuseppe Campagnoli 18 Dicembre 2019

 

Qui un libero collage di immagini significative e di repertorio di Alberto Spadolini e di qualche spurio artista dell’epoca. Le immagini dei dipinti di Spadolini sono state cortesemente concesse da Marco Travaglini.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Categorie
arte Cinema film LICC

Ancora un successo!

ReseArt con il suo filmaker “soloperpassione”  Giuseppe Campagnoli, dopo il riconoscimento nel 2015 con il cortometraggio ironico “Rondeaux Ex pòP 2015” ha ricevuto una nuova menzione onorevole nella competizione del 2016 della London International Creative Competition per il video musicale “Bella Ciao 2016”. Qui sono stati premiati oltre al linguaggio visivo anche la performance musicale dell’autore. E’ appena il caso di ricordare che entrambi i prodotti sono caratterizzati da un evidente impegno critico, nei contenuti, sull’attuale situazione dell’arte, del mercato e della politica nel mondo in cui viviamo, filtrato attraverso il paese da cui si osserva: l’Italia, la sua storia e le sue odierne contraddizioni. Ora, sia ReseArt che il suo autore si possono fregiare del logo di “Vincitore” della edizione 2016.

https://youtu.be/iQRk4D7ShBU

 

London International Creative  Competition

“MISSION STATMENT:

London International Creative Competition is a vehicle for facilitating contact between uniquely talented artists and an international audience.

LONDON CREATIVE COMPETITION:

LICC invites passionate visual artists from around the glob to submit their innovative artwork for inclusion in the LICC competition. The artwork is juried by a board of internationally luminaries of the visual arts. The jury-selected Final Selection and Shortlist is published in the LICC Annual Awards Book, on this website and is announced to the creative arts and media outlets worldwide.

LONDON CREATIVE AWARDS:

One prize-winner will be chosen by the jury from the list of 15 FINALISTS to receive the £2,000 cash prize. All fifteen on finalists will receive the LICC Awards unique trophy.

THE TROPHY

It has been designed by Architect ARSHIA of VOID Inc. Each Finalist will receive a segment of the LICC Awards slate. When each trophy is fit together, it will form a completed piece of art work, like a jigsaw puzzle. On the 10th anniversary of LICC, all the artist along with their trophies, will gather together and present their altered trophy. At that time, these piece will be united, combined, and put on display at an exhibition in London.

HISTORY

LICC concept was developed originally by two artists, Launa Bacon for Farmani Group in 2006. Among other things, Farmani group has founded many charities, businesses, and organizations including the award-winning VUE magazine, The Lucie Awards (the Oscars of photography), , Focus on AIDS, International Photography Awards, Px3-PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS, Art For New York, the Farmani Gallery, aNet Communications, and Design Awards.

Competitions will be held annually followed by an an awards ceremony and publication.

Based in the internationally acclaimed artistic center of London, LICC hosted the first awards show in June 2008.”

Categorie
arte Arte d'oggi Cinema fotografia fotografia e video fotografie riprese Varia umanità

Tutti fotografi!

image

Non c’è un'”arte” più diffusa della fotografia. Ma il più delle volte è solo un hobby. Oggi tutti scrivono (persino Fabio Volo e Littizzetto, calciatori e giornalisti, giornalai e mezzibusti), tutti sanno di calcio e sono opinionisti di tutto, prendendosi anche sul serio, tutti vanno in bici bardati come professionisti (e questo non sarebbe male se non fosse che spesso lo si fa in mezzo alle polveri sottili) tutti sono pittori, scultori, musicisti, cantanti e ballerini a tempo perso (o perduto per sempre!). Ma non ci sono mai stati tanti fotografi e videomakers che,oltretutto,si credono artisti, spesso illusi da greggi di followers neoanalfabeti! Ho diretto scuole artistiche in cui si insegnava la fotografia e il cinema, ho selezionato docenti di cinema e fotografia, sono stato nella lista degli esperti disinteressati per l’EACEA (Commissione Europea) di arti visive e creatività ed ho umilmente partecipato con qualche successo ad attività di formazione e a kermesses video-fotografiche. Sarei in grado di distinguere un po’ il grano dall’oglio perché ho studiato e conosco la prospettiva, le tecniche di rappresentazione, la composizione, l’impaginazione, la scelta delle inquadrature, la teoria delle ombre e delle luci… Proprio di recente, in uno scambio interessante sui social, qualcuno sosteneva pervicacemente che l’arte fotografica (come altre) non dipende dalla scuola, dall’opinione dei critici o dall’essere educati, esperti o istruiti ma da un quid che, a dire la verità, non ha ben saputo definire. Uno spirito? Un folletto? Uno gnomo? Un’illuminazione mistica? Come dice il detto: tutti fotografi, nessun fotografo! Il vero artista, dopo aver fatto uno scatto o una ripresa, resa unica rigorosamente con una stampa o un prototipo digitale indelebili firmati e numerati, dovrebbe saper motivare poeticamente (nel senso del poiein) il suo gesto anche con ragioni biografiche, ideali e culturali, con le emozioni, con la saggezza della tecnica e dell’arte applicata di cui dovrebbe conoscere tutti i segreti sapendoli comunicare e trasmettere. Andate invece sui coacervi di Facebook, Instagram, Flickr, National Geografic. Troverete di tutto e di più ma non una traccia di arte. Solo bricolage e hobby vacanziero o domenicale! E qualcuno ha anche il coraggio di tirare in ballo gli impressionisti che c’entrano (eccome!) ma avevano ben altra solida formazione figurativa.Non basta aver avuto un negozio di fotografo o avere una passioncella dilettantesca per sentirsi o farsi dire da altrettanti dilettanti un artista. Perché l’arte, scusate se mi ripeto per l’ennesima volta credo sia in queste parole:

“Ricordo sinteticamente e condivido in proposito da Maurizio Ferraris “ARTE”:
Condizioni necessarie (ma non sufficienti) per definire, anche oggi, nell’era del web e dei media, un’opera d’arte:
Oggetto fisico che abbia a che fare con l’aisthesis (i sensi).
Che sia oggetto sociale. Non ci può essere arte per un solo uomo al mondo o per pochi eletti.
Che provochi solo accidentalmente conoscenza.La funzione prioritaria non è la conoscenza.
Che provochi sentimenti ed emozioni, eventualmente anche di ripulsa. Le emozioni sono fondamentali per la ragione.
Che sia una cosa che finge di essere persona.
Giudicare un’opera d’arte infatti deve essere come giudicare una persona.
Solo di alcune cose si dice che siano opere d’arte. Queste condizioni sono le premesse indispensabili affinché ciò si avveri.
La storia è una delle premesse fondamentali, come la cultura di chi produce opere d’arte, la sua preparazione certa, il suo fondamentale disinteresse economico.”

Vale anche per la fotografia e il cinema.

Giuseppe Campagnoli

SAPRESTE DIRE QUALE DI QUESTE FOTO SIA ARTE?

Categorie
arte Cinema cultura eclettismo Varia umanità

Un film sull’artista Spadolini.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Categorie
Architettura arte Cinema critica cinematografica cultura Letteratura Varia umanità

Il manifesto del Festival di Cannes

Finalmente un bel manifesto che mette insieme tante arti: l’architettura, la letteratura, il cinema, la fotografia, la natura. Sarà che Adalberto Libera  è il mio architetto preferito tra i non-architetti e poeti nel movimento moderno dopo il mio maestro Aldo Rossi e che l’accostamento con Capri, Curzio Malaparte e Jean-Luc Godard mi piace molto, tanto che ho apprezzato la scelta e il taglio artistico del manifesto. Solo Vincenzo Mollica di solito ineffabile incensatore urbi et orbi  critico dell’effimero e del nulla sugli altari dei media nostrani, sul TG1 si è espresso inaspettatamente e sorprendentemente contro il manifesto con troppa decisione per uno come lui. Misteri del giornalismo o della senectute.

55182_ppl.jpg

Non mi piacciono i concorsi e i festivals, e Cannes non fa eccezione, perché sono diventati specchio del mercimonio più che della cultura e dell’arte e vetrina del business neoliberista degli USA e dei capitalismi emergenti nel mondo. Non mi piace quando un’arte diventa industria perché non è più un’arte: è altro. Ma del resto oggi sta succedendo a tutta la cultura. Parliamo allora di mostre, eventi e kermesses commerciali solo come una qualsiasi esibizione di prodotti del mercato rivolta a dei compratori, molto spesso incolti.

Villa_Malaparte_1.jpgimages.jpeg

Quando però, per avventura, c’è qualcosa di buono in mezzo all’oglio non bisogna buttare via tutto. E questo è il caso. La bella casa sulla roccia ci dice che Capri è sempre Capri e che l’architettura moderna poteva avere solo il background culturale europeo  dei sempre nuovi stili nel vecchio continente pieni di poesia e poveri di tecnica. Un luogo magico anche per Malaparte e Godard lontani ma vicini su quella scala da e verso il mare  e il cielo con la musica delle onde.

Godard 1.jpgGodard 2.jpg

Giuseppe Campagnoli

Maggio 2016

Categorie
Cinema Cinema italiano critica cinematografica cultura

Perché dovete andare a vedere “Veloce come il vento” di Matteo Rovere.

dshjsks-638x425.jpg

E’ da un po’ di tempo che il cinema italiano ci regala chicche di indubbio talento, che riescono incredibilmente bene. E “Veloce come il vento” è uno di quei casi. La trama è senza dubbio originale, diversa dalle solite che siamo abituati a sentire: Giulia è una diciassettenne romagnola che vive in una cascina con il fratello minore di cui deve occuparsi da sola, non appena il padre muore (proprio all’inizio del film). Quel padre che la seguiva nelle corse sui circuiti automobilistici, perché, sì, Giulia è una pilota di campionato italiano GT. La madre se n’è andata via (di nuovo) e il fratello maggiore, Loris, ex campione di Rally diventato un tossicodipendente che vive ai margini di tutto in una roulotte, da anni non si vede più. Si rifà vivo adesso che il padre se n’è andato e si installa in quella che una volta era anche casa sua. Giulia non vuole (Loris porta con sé anche la compagna allo steso modo pericolosamente tossicodipendente) ma è obbligata a tenerlo con lei e Nico altrimenti verranno affidati ad altre famiglie, essendo, lei e il fratellino, minorenni.
(Ri-)nasce così un rapporto difficile ma profondo e commovente, fra lei e il fratello che non ha quasi mai avuto, che con i suoi consigli preziosi, tra una dose e l’altra, la aiuterà a migliorare le sue prestazioni automobilistiche, perché Giulia deve vincere a tutti i costi: in ballo c’è la cascina della sua famiglia.

Categorie
arte Cinema Cinema italuano critica cinematografica

Youth. La Giovinezza già su Sky!

20131108-101233.jpg

 

di Giuseppe Campagnoli

“Youth” di Sorrentino è già su Sky per gli abbonati gratis! In genere capita per i films che hanno fatto flop di pubblico. Aggiungiamo finalmente qualche nostra riga accanto a un nostro vecchio post: “Youth. La Giovinezza”

“Saccheggi e non citazioni come ne “La grande bellezza”: Buñuel, Fellini, Pasolini, Ferreri, Moretti…Noia dialogica ed esistenziale in un mondo di bobos viziati dove il talento sembra solo quello dovuto al successo di cui parlava Victor Hugo. Storie meschine di un mondo meschino di cui “le directeur italien” sembra compiacersi più che impegnarsi a sottolineare lo stigma necessario. Il sesso, i lussi ed i vizietti sono esibiti con poco senso del ridicolo e del pudore sociale nel medesimo alone di miserrime relazioni umane. Poche le vere citazioni colte e pochi i messaggi di valore. Oggetto dei dialoghi profondi le bravure a letto, le bassezze fisiologiche e le immani effimere presunzioni di un mondo dove l’unico padrone sembra essere il mercimonio materiale e spirituale. Ma emerge prepotente l’immagine fanaticamente linda e cinica di un luogo patria adottiva della feccia parassita e frustrata del mondo ricco. Un cesto di facili metafore dalla triste Venezia all’apoteosi iconica di Susanna e i vegliardi.Un film esibizionista” Resta la domanda se sia arte un’opera che si vede e si parla addosso per pochi intimi o eletti. Se non è arrivato alla gente a chi era destinato? Ai clienti delle beauty farms svizzere?

cover225x225

 

 

Goffredo Fofi su l’Internazionale stroncava il film di Sorrentino: ” La senilità precoce di Youth di Sorrentino”

“I vecchi di Sorrentino sono marionette di ricchi che si piangono addosso, noiosi come la morte, e che sparano sentenze a raffica, l’una più consunta dell’altra”. Leggete il resto che è interessante anche se alcuni non son d’accordo. C’è da dire che Fofi mi pare lontano dall’ accademia critica italiana.

Dice Fofi “Il post moderno non c’entra affatto” E io sono sostanzialmente d’accordo.

Leggi qui.

Categorie
Cinema Cinema italiano critica cinematografica cultura Varia umanità

Lo chiamavano Jeeg Robot

Senza titolo1

 

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT. UN SUPEREROE TUTTO ITALIANO.

di Angela Guardato.

Ecco perché secondo me dovreste correre a vedere questo film e perché Mainetti (il regista) e Guaglione-Menotti (ai quali si devono soggetto e sceneggiatura) con quest’opera hanno superato i super-hero movies americani.
Lo chiamavano Jeeg Robot è sì, un film di genere, ma allo stesso tempo esula da ogni tentativo di etichettamento: è un film di supereroi, di avventura, di fantascienza, d’azione, drammatico, un urban fantasy direbbe qualcuno, ma in fondo non è nessuna di queste cose in assoluto, o solamente. E’ tutto questo e molto di più. Sì, perché Lo chiamavano Jeeg Robot è un film splendidamente giostrato e meravigliosamente poetico, anche se terribilmente duro. E’ la storia di ogni uomo, in fondo, del dramma personale che diventa universale e si scontra con l’immaginario collettivo, spesso becero e gretto (pensiamo alle voci over, sugli ultimissimi minuti di pellicola), con la gente che cerca di sopravvivere e quindi se ne frega di tutto e tutti. E’ desiderio di evasione da una vita immeritata, nel bene o nel male; desiderio di svolta, fama e notorietà, ma alla fine anche solo di affetto e amore, quelli che i protagonisti probabilmente non hanno mai ricevuto da nessuno.
In questo film ci sono tutti i canoni della pellicola da supereroe anche se, si badi bene, il film non vuole essere un live action sul celebre robot dei cartoni animati giapponesi, ma qualcosa per l’appunto del tutto nuovo, pur rispettando le basilari regole di un film di (questo) genere.
La trama del film è semplicissima e si rifà al più classico filone dei film di supereroi, a cui rende palesemente omaggio: un ragazzo di borgata si ritrova a possedere strani superpoteri, si scontra con il cattivo che vuole dominare il mondo, e in mezzo c’è l’incontro con l’unica ragazza che potrebbe essere l’amore della sua vita. Ma vediamo più da vicino i personaggi principali.

Categorie
Accademie arte Cinema critica cinematografica mercato Oscar Varia umanità

Oscar. The comedy of errors

images-2

Oscar. The comedy of errors

The Oscar prize make jump the hearts of Europe and Italy for joy and make tremule actors, directors, musicians, producers and film distributors. Especially producers and distributors! Is a market’s award not an artistic award. It comes from America, for America and his markets. The jury is almost totally american. The prize start in the country of frenetic liberism where nothing move out of the markets and the business. It is rash to talk about films art! Better to talk about business and profit. Stories, talents  and ideas are as function of profit. Films prize winners was often blockbusters!! Rarely independents and niche cultural products wins the award.  Italians friends, look like this at the Oscar Prize from the history, without any surprise: from Sciuscià, to Fellini, from Roberto Benigni to Youth, from Dante Ferretti to Ennio  Morricone. All products and producers and actors  “malgrè tout ” are very very yankees. The art, I believe, is elsewhere, and the winner is..the business!

From Wikipedia:

“Voters
The Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS), a professional honorary organization, maintains a voting membership of 5,783 as of 2012.Academy membership is divided into different branches, with each representing a different discipline in film production. Actors constitute the largest voting bloc, numbering 1,311 members (22 percent) of the Academy’s composition. Votes have been certified by the auditing firm PricewaterhouseCoopers (and its predecessor Price Waterhouse) for the past 73 annual awards ceremonies. All AMPAS members must be invited to join by the Board of Governors, on behalf of Academy Branch Executive Committees. Membership eligibility may be achieved by a competitive nomination or a member may submit a name based on other significant contribution to the field of motion pictures.New membership proposals are considered annually. The Academy does not publicly disclose its membership, although as recently as 2007 press releases have announced the names of those who have been invited to join. The 2007 release also stated that it has just under 6,000 voting members. While the membership had been growing, stricter policies have kept its size steady since then.In 2012, the results of a study conducted by the Los Angeles Times were published describing the demographic breakdown of approximately 88% of AMPAS’ voting membership. Of the 5,100+ active voters confirmed, 94% were Caucasian, 77% were male, and 54% were found to be over the age of 60. 33% of voting members are former nominees (14%) and winners (19%).In May 2011, the Academy sent a letter advising its 6,000 or so voting members that an online system for Oscar voting will be implemented in 2013.[35]

Rules
According to Rules 2 and 3 of the official Academy Awards Rules, a film must open in the previous calendar year, from midnight at the start of 1 January to midnight at the end of 31 December, in Los Angeles County, California and play for seven consecutive days, to qualify (except for the Best Foreign Language Film).[36][37] For example, the 2009 Best Picture winner, The Hurt Locker, was actually first released in 2008, but did not qualify for the 2008 awards as it did not play its Oscar-qualifying run in Los Angeles until mid-2009, thus qualifying for the 2009 awards.Rule 2 states that a film must be feature-length, defined as a minimum of 40 minutes, except for short subject awards, and it must exist either on a 35 mm or 70 mm film print or in 24 frame/s or 48 frame/s progressive scan digital cinema format with a minimum projector resolution of 2048 by 1080 pixels.Producers must submit an Official Screen Credits online form before the deadline; in case it is not submitted by the defined deadline, the film will be ineligible for Academy Awards in any year. The form includes the production credits for all related categories. Then, each form is checked and put in a Reminder List of Eligible Releases.Film companies will spend as much as several million dollars on marketing to awards voters for a movie in the running for Best Picture, in attempts to improve chances of receiving Oscars and other movie awards conferred in Oscar season. The Academy enforces rules to limit overt campaigning by its members so as to try to eliminate excesses and prevent the process from becoming undignified. It has an awards czar on staff who advises members on allowed practices and levies penalties on offenders.[42] For example, a producer of the 2009 Best Picture nominee, The Hurt Locker, was disqualified as a producer in the category when he contacted associates urging them to vote for his film and not another that was seen as front-runner (The Hurt Locker eventually won).”

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Cinema Cinema italiano critica cinematografica Varia umanità

“Perfetti sconosciuti”: perfetti ma non troppo..

“Non mi sposo perchè non mi piace avere della gente estranea in casa”

La celebre citazione di Alberto Sordi è quella che per prima mi è balzata in mente durante i titoli di coda del film, un film fatto di risate, momenti di riflessione e, in più casi, applausi…molto sarcastici, ma inevitabili. Sin da subito ci troviamo inseriti nella storia, nella vita di queste coppie che potrebbero essere nostri amici, con i quali stiamo trascorrendo una “tranquilla” serata. Loro sono lì, seduti a tavola ed è per noi naturale ascoltarli, ridere alle loro battute e assecondarne gli scherzi. L’intera pellicola si svolge nella durata di una cena, cena in cui si versa del vino rigorosamente biodinamico (sto ancora cercando di capire cosa significhi) e vengono servite portate alle volte interrotte da pettegolezzi o da battute spesso fuori luogo. Tutto è riportato immediatamente alla realtà ordinaria, alle diversità caratteriali e soprattutto comportamentali che caratterizzano i singoli personaggi. All’inizio capiamo che ognuno dei protagonisti ha un piccolo segreto che nasconde al rispettivo partner, ma non sappiamo esattamente quale o non ne cogliamo la motivazione: tra chi si chiude in bagno con il cellulare e chi esce di casa senza mutandine… tutto molto sospetto.

Kasia-Smutniak

Ci si concentra quasi subito su quello che sarà il motivo scatenante del susseguirsi di una serie di disastri, ovvero decidere di tenere tutti i cellulari al centro della tavola e rendere pubblici chiamate e messaggi ai commensali. Non so quanti di noi si troverebbero d’accordo nell’accettare questa moderna roulette russa multimediale ma una cosa è certa, i nostri cari amici, seduti a quel tavolo, tenteranno e spereranno (pur sudando freddo), di mostrare la loro “fedina sentimentale” pulita. E’ palese sin da subito che nessuno si sente a proprio agio in questa situazione, e lo si capisce dai sussulti e dagli sguardi allertati, a ogni minimo accenno di suoneria; tutto è sotto controllo, almeno finché è il tecnico del computer a telefonare e la sorella di qualcuno a farsi sentire…ma a poco poco l’ambiente inizierà a scaldarsi insieme al vino… Quello che più ci attrae è la totale corrispondenza alla realtà. Ogni commensale ha una nostra piccola caratteristica o ci ricorda maledettamente  qualcuno di passaggio nella nostra esistenza e, per quanto sia verosimile, facciamo fatica, molta fatica, ad accettare che possa accadere anche a noi, o magari sia già accaduto a nostra insaputa.  Il susseguirsi di messaggi ambigui su whatsapp, le richieste di scambio di cellulari fatte al volo sul terrazzo, le foto da cancellare e le suonerie da abbassare ci mostrano già l’aspetto psicologico di ogni  personaggio, che si troverà alla fine a veder crollare la propria maschera inesorabilmente. Tutti noi conosciamo l’epilogo, ma, non si sa perché, non riusciamo ad immaginarcelo.Ed è proprio questo che ci tiene incollati alla poltrona, in attesa della scena successiva, la continua domanda che nella vita reale non ci è concesso porre: “Finirà come penso io?” Siamo in pieno psicodramma, si spalleggiano e si scontrano, tutti contro tutti, le scuse iniziano a vacillare, le voci ad affievolirsi e le bugie ad emergere… da i giochini erotici fatti con sconosciuti all’amante, salvato nella rubrica sotto falso nome, agli ex che chiedono consigli inopportuni ed ai gruppi whatsapp dai quali qualcuno è rimasto fuori. Tutto viene a galla e riversato su quella tavola che ormai si sta trasformando in un campo di battaglia. Questo è il primo e unico momento in cui i protagonisti si alzano, mollano le sicure sedie per rincorrersi l’un l’altro per tutta casa, urlando, chiedendo, cercando spiegazioni che non troveranno mai risposta. Nel turbine delle incomprensioni arriva, come fulmine a ciel sereno, il coming out di uno degli amici che causerà reazioni differenti ma soprattutto inaspettate e passerà a breve in secondo piano rispetto al carnevale di tradimenti, messo in scena da quegli stessi compagni di avventure, che inevitabilmente lo giudicheranno.

165741514-fe8ec070-7ba2-4628-8105-956c04ab632d

Ora conosciamo ognuno di loro, per quello che hanno fatto e detto, e non riusciamo a fare a meno di guardali con occhi diversi, come se quelle bugie, in qualche modo, le avessero dette anche noi, a noi che con tanto trasporto li stavamo inseguendo intorno al divano. Come una scenografia tolta prima della fine, tutto ha un sapore più amaro, ma vero.                         Inevitabile è il paragone con la quotidianità e il continuo annuire di fronte a certi episodi ci fa sentire spettatori delle nostre stesse esperienze, fino al finale, se vogliamo a sorpresa, se vogliamo causato dall’inconscio, un finale in parte positivo che ci mostra come sarebbe andata “SE”  non avessero accettato di fare quel gioco, se ognuno di loro avesse perpetuato la propria quotidiana ipocrisia e se tutti avessero continuato, come niente fosse, a portare avanti i propri segreti.
Vogliamo credere che il nostro vissuto e il nostro relazionarci con gli altri possa essere frutto di una scelta, di una porta che decidiamo noi, se aprire o meno, e che, nel momento esatto di questa scelta, riusciamo a prendere piena responsabilità e coscienza delle conseguenze che ne scaturiscono. Vogliamo crederci, vogliamo raccontarcela, ma in realtà ci resta facile, molto più facile, rimanere in scena con la propria maschera, anche quando le quinte si alzano, le luci si spengono e il pubblico se ne va.

Silvia Donati

Categorie
Cinema Cinema italiano Festival del cinema fotografia

“Youth. La giovinezza”, di Paolo Sorrentino. L’insostenibile leggerezza della vita.

di Angela Guardato Angela-Guardato

show_img

“Youth, La giovinezza” di Sorrentino è davvero un bel film. Pensavo che mi sarebbe piaciuto, sì, ma senza esagerati entusiasmi, ed invece mi sono dovuta ricredere: è un film proprio BELLO. Si potrebbe star a parlarne per ore, perché gli spunti di riflessione sono moltissimi, ma dirò solo alcune cose che mi sembrano maggiormente degne di nota.
Partiamo dal lato puramente estetico, ché l’estetica, nel cinema, è già metà film. Non ricordavo il nome del direttore della fotografia, Luca Bigazzi, ma rivedendone le credenziali (“Pane e Tulipani”, “Lamerica”; “L’albero delle pere” ecc. prima di curare la fotografia di tutti i film di Sorrentino da “Le conseguenze dell’amore” in poi) ho capito che è uno che merita tanto di cappello: in questo film, infatti, la fotografia è sublime, forse più che ne “La grande bellezza”.

Categorie
Arte d'oggi Cinema

La grande bellezza. Ora la giovinezza: o la vecchiezza?

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

 

In attesa di dire qualcosa sul film di Sorrentino in esame a Cannes, riproponiamo il testo delle nostre impressioni sul film che prese l’Oscar.

image

La grande bruttezza

Aleggiano  perversamente la Dolce Vita e il Piccolo Diavolo. Fellini senza la novità e senza i tempi di Fellini. Nanni Moretti e l’Armata Brancaleone. Cento scene di commedia all’italiana impapocchiate qua e là. Un guazzabuglio di esasperati ed esagerati stereotipi italici. Inquietanti suore e prelati che danzano e si dondolano mentre nella mente emerge l’eco de “Todo Cambia” Una grande bouffe di falsa turistica romanità e banale melanconica forzata joie de vivre. Irriverenti inconsapevoli e inopportune citazioni al genio di Pasolini sottotraccia. Un Oscar (vero riconoscimento ai meriti cinematografici domestici ed esotici o grande bluff del mercato e dei media?) elemosinato ai sudditi dell’impero hollywoodiano per la loro imperitura  tragicomica italianità? Gli attori noti e meno noti sembrano passare da un film all’altro con la loro imperturbabile immodificata grottesca maschera per tutti i sentimenti e tutte le stagioni. Dov’è il talento? Non sarà che restano solo i monumenti che invecchiano e una città morente? E’ un film, a mio avviso, fatto solo di punti interrogativi ma non di esclamazioni.

Giuseppe  Campagnoli

The great ugly

There is a distorted sense of  Fellini’s “Dolce Vita” and Benigni’s “The little devil” in the air.Fellini without innovation and without Fellini’s times. Nanni Moretti and the “Armata Brancaleone” We are watching a million sceneries of italian comedy bungled here and there and a hotchpotch of  extremes and excessives  italian clichés. Disquieting sisters and prelates dancing and swinging. In our mind the music of “Todo Cambia” and “une grande bouffe” of  ridiculous Roman spirit of “joie de vivre”! We observe also irreverent mentions to Pasolini.Why the Oscar? It’s the award dedicated only to the american motions or to the global show business?   The prize to italian movie is only to give alms  for an  American Empire’s subject  by virtue of  eternal but wrong tragicomic  Italian character? Italian actors of “The Great Beauty” are going  from a film to the other but their grotesque mask don’t change as if  Italy were a mummified country.Where is the talent? There are only  deteriorating aged monuments and great dying city? In my opinion the film is an interrogative movie not exclamatory!

Giuseppe  Campagnoli

Aggiornamenti. Anche l’Europa ha dato soldi alla produzione del film!

La commissaire européenne Androulla Vassiliou a félicité le réalisateur-scénariste italien Paolo Sorrentino, dont la comédie dramatique La Grande Bellezza (La grande beauté), produite avec le soutien du programme MEDIA, a remporté l’Oscar du meilleur film en langue étrangère lors de la 86e cérémonie des Oscars qui s’est déroulée à Hollywood. Ce film, qui met en vedette Toni Servillo dans le rôle d’un mondain de 65 ans se lançant dans une réflexion sur sa propre existence à Rome, a bénéficié d’un soutien de plus de 300 000 euros dans le cadre du programme MEDIA de l’Union européenne, pour la production et la distribution cinématographiques. Au total, sept films cofinancés par MEDIA ont été nommés aux Oscars, dans six catégories.

Fantastico! Vassiliou congratulates Sorrentino after La Grande Bellezza scoops Oscar

European Commissioner Androulla Vassiliou has congratulated Italian director-screenwriter Paolo Sorrentino whose MEDIA-backed epic La Grande Bellezza (The Great Beauty) won the Oscar for Best Foreign Language Film at last night’s 86th Academy Awards in Hollywood. The movie, staring Toni Servillo as a 65-year-old socialite reflecting on his life in Rome, has received more than €300 000 to date from the European Union’s MEDIA programme for film development and distribution. In total, seven MEDIA-backed titles were nominated for Oscars in six categories.

Writing on Twitter this morning, Commissioner Vassiliou commented: “It gave me great pleasure to hand over the best European Film Award to the Great Beauty by Sorrentino last December. Now I am thrilled that it received the Oscar as well for the best foreign film. Fantastico!”.

La Grande Bellezza, which premiered at the 2013 Cannes Film Festival, is an Italian (Medusa Film, Indigo Film) and French (Babe Film) co-production. As well as winning four prizes at the European Film Awards in Berlin last December (best film, director, actor, editor), it has also won the best foreign film category at the Golden Globes and the British Academy Film Awards (BAFTAs).

belleza

Categorie
Cinema cultura film

Il giovane favoloso.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

20140712-134437-49477639.jpg

Un favoloso giovine.”Emozioni e contrasti”.

Le nostre recensioni sul film “Il giovane favoloso”. Presentazione.

“Un film troppo intellettuale? Il racconto di un Leopardi fuori dagli stereotipi? Una biografia educativa per chi ancora non conosce il poeta di Recanati o è vittima dei luoghi comuni? Ricordo che, tempo fa, provai, con un certo successo a “tradurre” in linguaggio attuale e mutando le cose da mutare per attualizzarle, il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” scritto da Giacomo Leopardi nel 1824. Il testo fu compreso e, anche grazie a questo, apprezzato da ristretti (come la società ristretta che il poeta e filosofo citava) ma significativi e disomogenei gruppi di lettura. Un po’ diverso e, naturalmente ad un differente livello, è il caso del “Giovane Favoloso”. Ci sono le letture de “Alla luna”, l'”Infinito” e “La ginestra” ma c’è anche un racconto che pare appassionato e non stereotipato della vita e del sentire leopardiani. Il film è piaciuto a docenti di letteratura, a studiosi, addetti ai lavori ed amanti della poesia, del cinema e dell’arte colta che ho intervistato e interpellato. Non credo però possa arrivare  altrettanto al grande pubblico che temo lo possa percepire come noioso, prolisso e troppo intellettuale. Non credo che il cinema, come le altre arti, debbano essere aristocraticamente ipertestetici rischiando di essere anestetici e assolutamente non universali. Il professionista e l’appassionato hanno detto di apprezzare le scenografie e il taglio dei luoghi, la sceneggiatura teatrale, i dialoghi profondi e spesso eruditi, la recitazione esperta e modulata, il ritmo sovente emozionante. Il grande pubblico forse avrebbe gradito una storia capace di educarlo usando il suo linguaggio meno colto, istruendolo, divertendolo e commuovendolo insieme senza però cadere nella fiction più banale. Per non ripetere le impressioni esposte da altri e sottrarmi all’effetto alone di questi giorni ed alle prese di posizione ipercritiche ed iper osannanti, posso affermare di aver condiviso la recensione di Andrea Baroni su “35 mm” quando rileva qualche lungaggine narrativa, indugi sulla condizione fisica e psicologica del poeta e su qualche tratto eccessivamente e pedantemente didascalico. Condivido, per averci pensato a lungo, il cenno, sottotraccia, al timore che pervade tutto il film nell’affrontare, per la prima volta con intenti di serietà e rigore, un personaggio così difficile, geniale e tormentato. Ho trovato discutibili  i flash delle visioni oniriche di Giacomo nei momenti dei suoi deliri tra corpo e mente, mentre ho vissuto momenti di emozione e di memoria, per il luoghi e le atmosfere, da recanatese pervaso veramente di amore e odio verso la città come insieme di persone bigotte e conservatrici ma, a volte, contesto adatto alla formazione di personalità  sensibili e geniali. Ho subito la  noia per i risvolti scolastici nella recitazione di versi che fanno parte di me ma che avrei voluto ascoltare da altra voce e con altri ritmi e pause. Non sono d’accordo con quanti, percorrendo un altro pericoloso luogo comune, Roberto Saviano compreso, hanno dato la colpa alla scuola di aver “stuprato” Leopardi presentandolo di fatto come lo sfigato del Sabato del Villaggio e del “Sempre caro mi fu..” affidando il pesante e immeritato compito di una “riabilitazione” al film di Martone. Io, che, per inciso, ho frequentato il Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati dove mi diplomai facendo un tema di italiano sul pensiero di Leopardi e Shopenauer, insieme a molti altri come me, per formazione e sensibilità, hanno sempre saputo bene quel che oggi ci pare tentare di raccontare tra le righe Martone. Lo abbiamo sempre saputo meglio e di più grazie a docenti illuminati e profondi.  E’ pericoloso ed ingiusto generalizzare e banalizzare un’ idea del poeta diffusa tra l’ignoranza e perpetuata con l’analfabetismo di ritorno di quei non pochi italiani che Giacomo già descrisse nel 1824. Nel film  si tenta di far giustizia presso il grande pubblico, ma non è scontato  che quest’ultimo lo veda e ne regga l’impostazione erudita. Mancava davvero poco,infatti, per dirla ancora con Baroni, per giungere alla definizione di un’opera d’arte e forse di un capolavoro? Certo è che le emozioni indotte per fortuna restano. Vi proponiamo, oggi e domani due recensioni di nostri autori marchigiani.

Giuseppe Campagnoli, 18 Ottobre 2014

IMG_4397

 Epistolario di Giacomo Leopardi a cura di Prospero Viani 

Editore Gabriele Saracino Napoli 1858 (proprietà di Giuseppe Campagnoli)

Categorie
Arte d'oggi Cinema competizione Filosofia Italy Politics Sociale Varia umanità Venice Festival World

Italy in a day. A subtle revew.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

IMG_1847

This movie could be defined as “il libro Cuore 2.0”. It’s not so difficult to identify some traces of professional videomakers which badly pretend not to be professional. And this work turns out to be an unlikely mixture of homemade films which is too long and at times even boring and rambling. We are dealing with a patchwork showing the Italy of Soldati, a bit the one of Gergoretti and of Nanni Loi’s Specchio Segreto. Format of Ridley Scott is transforming the “american trace” into a sauce of italian stereotype. The movie is full of domestic landscapes, cities, rural areas and weather events which all took place unforeseeable on the 26th October 2013. The participation of the astronaut is to be considered as sycophant. Some traces of social networks voyeurisme were to notice, which betray the youthfulness of those who chose and assembled the different parts of the movie. The final result, in contrast with the director’s opinion, does not show a reassuring and hopeful Italy. On the contrary, we can see a nation which is resigned to the contemplation of its eternal vices and to tear-jerking emotions typical of fiction works. Creativity is not the central point of this movie but stereotype and a lot of exhibitionism, even to much exhibitionism, which is often also clearly fake. In the end we regret to observe that this movie seriously risks to consolidate the idea of a waning country, built of few saints, heros and sailors but, alas, of a lot of compliant exhibitionists and mama’s boys. A country that, on the sly, preserves the deep social and economical injustices and allegedly, with a sort of mediterranean masochism, is pleased about this situation rather than react. I wouldn’t like to be repetitive but, as a positive remark, i recognised in substance a lot of reflections of the italian poet Giacomo Leopardi of 1824 reported in his work “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

Italy in a day. Une critique subtile.

Ce film pourrait être défini comme “il libro Cuore 2.0”. Pendant la vision du film il peut se passer d’apercevoir des notes évidentes de vidéastes professionnels grossièrement dissimulées et de court-métrages domestiques dans un mélange un peu improbable. Tout cela se révèle être trop long et parfois voire ennuyeux et prolixe. Dans cette oeuvre nous retrouvons l’Italie de Soldati, celle de Gergoretti et de Specchio Segreto. On transforme “veine américaine” de Ridley Scott en une sauce de stéréotypes italiens. Le film montre pendant la plupart du temps des morceaux de vie domestique, de vie urbaine et rurale et aussi des évenements météorologiques qui se seraient tous passés incroyablement le 26 du mois d’Octobre de 2013. L’intervention de l’astronaute peut être qualifiée de flatteuse. Nous avons aperçu quelques pointes de voyeurisme du genre “réseaux sociaux” qui trahit le jeunisme de celui qui a choisi et assemblé les differents morceaux du film. Le résultat final, contrairement à l’opinion du régisseur, ne nous montre pas une Italie rassurante et pleine d’espoir. Au contraire, nous découvrons une nation résignée à la contemplation de ses vices éternels et à la larmoyante émotion de la fiction. La créativité ne représente pas le point central du film mais plutôt celui-cì serait le stéréotype et beaucoup, voire trop d’étalage, qui est souvent clairement artificiel. Au final il est regrettable de constater que le film risque sérieusement de consolider l’idée d’un pays en déclin, constitué par peu de saints, héros, et navigateurs mais, hélas, de beaucoup de vantards conformes et de tanguys. Un pays qui, en sourdine, garde de profondes injustices sociales et économiques et il paraît, avec une sorte de masochisme méditerranéen, qu’il s’en félicite plutôt que réagir. Je ne voudrais pas être répétitif mais, de positif, j’ai reconnu en substance beaucoup de réflexions du poète italien Giacomo Leopardi de 1824 dans son oeuvre “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

Giuseppe Campagnoli Settembre 2014

Categorie
Arte d'oggi Cinema Educazione Filosofia Moda Politica Racconti Sociale Varia umanità

Italy in a day. Recensione sottile.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Si potrebbe definire il libro Cuore 2.0. Note evidenti di videomakers professionali malamente dissimulati e di filmini domestici in un mixer un po’ improbabile, troppo lungo e a tratti perfino noioso e prolisso. Un po’ dell’Italia di Soldati, di quella di Gergoretti e Specchio Segreto.  La vena “americana” benedetta da Ridley Scott è tradotta in salsa di italico stereotipo, mentre abbondano paesaggi domestici, urbani, rurali e meteorologici inopinatamente tutti collocabili il 26 Ottobre 2013. Ruffiano l’intervento dell’astronauta. Abbiamo notato qualche punta di voyeurismo da social network che tradisce il giovanilismo di chi ha scelto e montato i pezzi. Non ne esce, come sostiene il regista, un’Italia rassicurante e piena di speranze. Piuttosto ci è apparsa una nazione rassegnata alla contemplazione dei suoi eterni vizi ed alla melassa della commozione da fiction. Non emerge la creatività ma il luogo comune e molta, troppa esibizione, spesso anche evidentemente artefatta. Alla fine spiace constatare come il film rischi seriamente di consolidare l’idea di un paese in declino, fatto di pochi santi, eroi e navigatori ma, ahimè, di molti conformi esibizionisti  e mammoni. Un paese che, sottotraccia, conserva le profonde ingiustizie sociali ed economiche e pare, con masochismo mediterraneo, compiacersene piuttosto che reagire. Non vorrei ripetermi ma, di positivo, ho riconosciuto “in nuce” molte delle riflessioni leopardiane datate 1824 nel suo “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”.

Giuseppe Campagnoli

20140712-134437-49477639.jpgIMG_3770

Categorie
Cinema Educazione poesia Politica Racconti storia

Il giovane favoloso (e melanconico)

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

IMG_210920140712-134437-49477639.jpg

Il film di Mario Martone sul poeta recanatese alla ressegna di Venezia. Finalmente potremo giudicare il racconto e forse ricordare il nostro concittadino per i suoi formidabili aspetti non comuni e affatto stereotipati. Chi vivrà….

Giuseppe Campagnoli

Categorie
Arte d'oggi Cinema Racconti Varia umanità

Sleepnomore

di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

E’ il tuo ventinovesimo compleanno, sei nella Big Apple, in vacanza, due dei tuoi migliori amici ti danno il loro regalo, “Macbeth” di William Shakespeare, rigorosamente in lingua originale e un biglietto di auguri: “Ore 11.15 Venerdì, vestiti comoda, è ora di uscire dalla tua comfort-zone”.

Senza titolo3

Perché Macbeth? Ho un vago ricordo della trama, perché mai dovrei vestirmi comoda? Dove vado? Sono una coreografa, probabilmente mi hanno regalato un biglietto per uno spettacolo, ma perché tutto questo mistero? Nessuno osa rispondermi, la mia unica raccomandazione è non volere né Babbo Natale né persone mascherate perché mi terrorizzano… e poi in fin dei conti si sta bene nella comfort zone, no?

Venerdì 10 Agosto siamo fuori da uno dei tanti enormi palazzi Newyorkesi nella zona di Chelsea, una lunga fila di donne e uomini vestiti in abito da sera, accostamenti bizzarri, si riconoscono i turisti, ovviamente i più casual, l’unica cosa visibile è un enorme portone nero con un altrettanto gigante bodyguard in smoking che fa entrare il pubblico scaglionato, il tutto è ancora così incomprensibile, si respira la frenesia, l’emozione e la curiosità, per me sono attimi di adrenalina misto a terrore, alla paura di non conoscere. Io, nella mia comfort zone, conosco sempre tutto forse troppo.