Com’è possibile?

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Sarò breve. Mi sono chiesto proprio ieri, leggendo tante prese di posizione allucinanti sulla vicenda del gioielliere giustiziere della notte a mio parere legittimamente condannato (dura lex sed lex ma non solo), come sia possibile tutto ciò in un paese che si definisce civile e che ha dato i natali a Cesare Beccaria.

Nelle imprese più difficili non ci si può attendere di seminare e raccogliere nello stesso momento: è necessaria una educazione vera, è necessaria una preparazione profonda e lunga, perché i risultati maturino passo dopo passo.

Siamo passati dalla pena di morte pubblica, ormai abolita in gran parte dei paesi “democratici”, seppure vi siano altri subdoli e oscuri surrogati di pene capitali, alla pena di morte privata e “fai da te” senza giudizio e senza tribunale. Addirittura, in questo caso una vile pena di morte alle spalle, concetto che sarebbe stigmatizzato come disonorevole perfino nella peggiore delle guerre.

Ora passino le esternazioni dei commentatori appartenenti o simpatizzanti dei vari neoparapostfascismi, passino anche le convinzioni dei tanti neoanalfabeti funzionali, civili,morali e culturali o del popolino che sarebbe trucemente vendicativo col forcone anche verso il proprio confinante. Mi sconcertano invece le prese di posizione di alcune persone che per mestiere e per vocazione si definiscono educatori. Ferrière, Freinet, Illich, Montessori, Don Milani si rivolterebbero difronte a tanto scempio. È la solita misera abitudine di vendicarsi con un becero linciaggio sugli effetti senza osservare e capire le cause della violenza, delle rapine, della criminalità, dello spaccio e di tutto ciò che certe società degenerate hanno sempre prodotto, più o meno a seconda dei tempi e della loro civiltà. Con la repressione e la vendetta si sono ottenuti sempre solo gli effetti contrari del “tanto peggio tanto meglio”. Se il rischio aumenta aumentano la violenza, la determinazione, il tutto per tutto. Osserviamo i paesi che lo hanno sperimentato prima di noi, tipo l’America, osserviamo bene che cosa hanno prodotto e producono l’armarsi e lo pseudo difendersi, o meglio difendere in modo feroce e senza alcun addestramento i propri beni e privilegi acquisti quasi sempre affatto onestamente. La giustizia, per quanto labile, per quanto incerta e sempre più spesso manipolata, è un fatto collettivo e civile esercitato da chi ne ha un potere definito e delegato. Vorremmo finire tutti come il famoso fatto di tanti anni fa che solo per un terribile scherzo fece perdere la vita ad un famoso improvvido ed ingenuo calciatore in una vicenda simile a quella di cui stiamo trattando con un analogo gioielliere boia? Non ci ha insegnato nulla? Ammesso e non concesso che si debbano privatamente usare le armi per una difesa comunque arbitraria e istintiva, la sola idea, comunque assurda, dovrebbe comportare una profonda e continua preparazione tecnica, psicologica e anche etica se possibile, che perfino le nostre forze dell’ordine (ordine!) come sappiamo bene, non hanno. Difendersi da un’aggressione, qualsiasi essa sia, significa evitare danni, prevenirli e rendere inoffensivo l’aggressore, rendere inoffensivo,inerme, non morto. Bisogna saperlo fare, essere preparati, sapere, se del caso, colpire nel segno per inibire non eliminare. Oggi perfino gli “educatori”, i “filosofi”, i “poeti”, gli “scrittori” vorrebbero difendere a spada tratta e comunque sia il loro rolex, spessissimo simbolo ed emblema di fallace meritocrazia, di sfruttamento, speculazione. Vorrebbero farlo mettendo inevitabilmente in ulteriore pericolo sé stessi e i propri prossimi. Anche questa è una colpa grave. Le origini di tutto sono altrove, non certo nella innata malvagità dei poveri deformati dall’indigenza e indotti a delinquere da un sistema sociale criminale e criminogeno poco mutato nella storia che viene comunque difeso strenuamente da quelli che ne godono, pochi o tanti che siano, i frutti avvelenati. Rileggete Beccaria e Rousseau, rileggete i vangeli se ci credete. Se avete un minimo di raziocinio emergerà qualche forte, fortissimo dubbio.

Man in hoodie grabbing and intimidating injured man against wall in alley

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