Forse è meglio toccare il fondo per poi risalire repentinamente lasciando là chi ci ha portato?
L’Europa e il mondo di nuovo una bruttissima strada. Anche se quella vecchia, finta democratica, non era proprio l’ideale. A proposito di democrazia: Non v’è dubbio che la peggiore delle democrazie è sempre preferibile, non fosse che dal punto di vista educativo, alla migliore delle dittature. Se non fosse che la democrazia, il cosiddetto governo di popolo, è una menzogna, ma la menzogna lega sempre un po’ il mentitore e ne limita l’arbitrio; certo il «popolo sovrano» è un sovrano da commedia, uno schiavo con corona e scettro di cartapesta, ma credersi libero anche senza esserlo val sempre meglio che sapersi schiavo e accettare la schiavitù come cosa giusta e inevitabile. La democrazia anche quella “sociale” è in realtà oligarchia, cioè governo di pochi a benefizio di una classe privilegiata; ma possiamo combatterla in nome della libertà e dell’uguaglianza, e non a favore di coloro che vi han sostituito o vogliono sostituirvi qualche altro potere. La demo/crazia, molto spesso colo/crazia presto o tardi conduce alla guerra e alla dittatur che fa desiderare la democrazia, ne provoca il ritorno e così tende a perpetuare quest’oscillare delle società umane dalla franca e brutale tirannia a una pretesa e virtuale libertà. Dunque, se possibile, guerra alla dittatura e guerra alla democrazia.
Ma per sostituirvi che cosa? Potrebbe essere una sorta di diffuso mutuo appoggio da costruire in tempi anche lunghi come frutto di un nuovo radicale concetto di educazione e rieducazione. Decentrare, educare, cooperare, auto organizzare reti di liberi comuni e comunità che già di fatto in parte esistono. Utopia? No. Lo hanno dimostrato tanti, nei fatti, fin dai tempi dei missionari gesuiti Ion Sudamerica e oggi ci provano pochi e boicottati a destra (ovvio) come ahinoi nella finta sinistra “bobo” (bohémien bourgeoise)
Chi accusa i sovversivi di utopia è proprio colui che vuole rendere i sogni solo tali. Tante utopie sono diventate stupende realtà da trajet virtuel à trajet réel. Non luoghi che diventano luoghi, Credo sia rimasta l’unica strada visto che le altre hanno più o meno fallito.

Oggi programmi psicopatici cosiddetti identitari e sovrumanitari sono molto affini in Europa, nel mondo occidentale e non solo con poche differenze se non nelle fanatiche elucubrazioni che evocano analoghe idee di un secolo fa ma che il capitalismo di ogni epoca e di ogni colore ha sempre sostenuto, spinto e finanziato.
Piangeremo ma poi rideremo quando le becere idee sull’immigrazione priveranno tutta l’Europa vecchia e stanca di mano d’opera manuale e intellettuale, quando la lotta contro la tutela dell’ambiente aumenterà le catastrofi naturali, le disgrazie, le morti e il collasso economico, quando la lotta senza distinguo contro l’islam farà tornare in massa l’azione terroristica in Europa.
Rideremo di rabbia e piangeremo quando verrà ripristinata la discriminazione educativa, la segregazione invece della libertà, autonomia ed eguaglianza nella formazione delle persone che dovrebbero avere il diritto delle pari opportunità di vita. Quando si oltraggeranno e tradiranno i valori naturali e e del diritto umano per una presunta identità che non esiste né nei genotipi né nelle storie e nelle culture ,ovunque da sempre mirabilmente multiformi Rideremo di penoso stupore e piangeremo quando si discrimineranno le naturali e biologicamente multiformi differenze e varietà da sempre presenti nella vita animale (uomo incluso) Rideremo di sgomento e piangeremo per l’invito alla vicinanza nei confronti di paesi delle nuove teocrazie (Israele, Maga, Russia…) e dei nuovi tecnocapitalismi guerrafondai e neo genocidiari. La Cina poi, è vicina ma tace.
Rideremo e piangeremo quando il sovranismo e l’autarchia degli stati porteranno al divide et impera ed al dominio e la distruzione dell’Europa da parte dell’America e della Russia oltre che delle lobbies tecnocratiche (Musk, Amazon, Meta…). Rideremo e piangeremo quando vi saranno orde di poveri e di emarginati come zombies nelle strade delle città e nelle campagne come in parte sta già avvenendo per colpa delle disuguaglianze, delle emarginazioni e delle discriminazioni sempre più istituzionalizzate. E non ci saranno mai abbastanza sbirri!
Finito di ridere e piangere i cittadini del mondo dovrebbero essere portati a prendere una quantità maggiore di decisioni in ambienti nei quali prima abbiano avuto validi incentivi ad educarsi e a diventare bene informati sulle scelte personali e collettive. Occorre seriamente pensare ad una limitazione drastica dei poteri pubblici e privati nazionali ed internazionali in favore di un decentramento e diffusione capillari dei poteri, quasi fino ad una virtuosa accezione anarchica organizzata. In una fase transitoria anche di lungo termine è urgente una sorta rieducazione diffusa un progressivo moltiplicarsi della partecipazione alle decisioni sono obbiettivi da perseguire se si vuole salvare per ora la stessa democrazia (che solo in via provvisoria sarebbe il minimo per una certa libertà) dalle logiche plebiscitarie e populiste, dall’oclocrazia o da un crescente astensionismo dalla vita civile e sociale fondato sull’imperante neoanalfabetismo globale.
Controeducare, controrieducare quindi, in modo capillare, ovunque e comunque. Si deve e si può.

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