Abbiamo scritto e detto tanto, tanto, forse troppo di bambini, ragazzi, adulti, educazione e società. Abbiamo ripreso le frasi di Leopardi, Fourier, Ferrière, Frenet, Illich e tanti altri. Abbiamo provato a proporre un’idea di educazione e di città oltre che di società che, magari lentamente e con difficoltà, potesse finalmente porre fine alle radici ormai troppo diffuse e intrecciate di una rabbia e di una violenza che si percepivano subliminalmente e in una sorta di nebbia profusa nelle famiglie, nelle aule e nella stanzette di bambini e adolescenti obnubilati dai social perversamente manipolati da chi li avrebbe voluti obbedienti, ottusi e quasi zombizzati dai consumi, dalla voglia di falso divertimento e di lusso oltre che dalle velleità di successi, vittorie, prevaricazioni e super-infanzie e adolescenze per giungere non si sa dove. C’è ora una brutta sveglia per i manipolatori e per chi ha generato e incancrenito nel tempo tutto questo? C’è una risposta alle premonizioni dei “maestri” che ho citato? C’è una risposta repentina e inattesa. Una risposta violenta come ci sarebbe stato da aspettarsi viste tutte le premesse a tutti note. Viste le disuguaglianze, le discriminazioni, le povertà indotte e mantenute, le infanzie distorte e represse, le adolescenze truffate e coatte, le famiglie distorte, ottuse e succubi, le società dentro il recinto invalicabile del mercato, delle guerre, delle competizioni, delle meritocrazie, delle gerarchie, dell’ordine e sicurezza, di una scuola che al suo meglio è l’ennesimo sublime sgherro dei potere.
Come avevano ragione, come avevamo ragione!
“Il fanciullo è sempre franco e disinvolto, e perciò pronto ed attissimo all’azione, quanto portano le forze naturali dell’età. Le quali egli adopera in tutta la loro estensione. Se però non è alterato dalla scuola, il che può succedere più presto o più tardi. E tutti notano che la timidità, la diffidenza di se stesso, la vergogna, la difficoltà insomma di operare, è segno di riflessione in un fanciullo. Ecco il bello effetto della riflessione: impedir l’azione; la confidenza; l’uso di se stesso, e delle sue forze; Il giovanetto alterato dalla scuola ( e nella società) è timido, legato, irresoluto, diffidentissimo di se stesso. Bisogna che col frequente e lungo uso del mondo, egli recuperi quella stessa qualità che aveva già di natura, ed ebbe da fanciullo, cioè l’abito di non riflettere, senza il quale è impossibile la franchezza, e la facoltà di usar se stesso, secondo tutta la misura del suo valore.” Leopardi
[Z. 1, 715]
“Non conoscono le regole i bambini. È a colpi di schiaffi che i genitori gli insegnano le regole e li difendono dai piaceri”
Céline
E poi crearono la scuola come il “diavolo” aveva ordinato.
Il bambino ama la natura, quindi l’hanno chiuso in quattro mura.
Non può stare seduto per ore senza muoversi, quindi hanno ridotto al minimo la sua libertà di movimento.
Gli piace lavorare con le mani e hanno iniziato a presentargli informazioni e teorie.
Ama parlare sinceramente e gli hanno insegnato a tacere.
Si sforza di capire e gli hanno insegnato a memorizzare.
Vorrebbe esplorare da solo e usare la propria conoscenza (dell’anima) ma ha ottenuto tutto in forma preconfezionata su decine di fogli di lavoro grigi.
Attraverso tutto questo, i bambini hanno imparato ciò che non avrebbero mai imparato in altre circostanze: hanno imparato a non mettere in dubbio nulla e ad adattarsi”.
Adolphe Ferrière (1879 -1960)
E vi meravigliate di ciò che accade? Ed invocate repressioni e galere? E non vi chiedete perchè non si agisca provando finalmente, ammesso che non sia già tardi, a incidere proprio lì?


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