Premetto tutte le precauzioni del caso di chi ha vissuto quarant’anni nel mondo della scuola tradizionale di stampo gentiliano in tanti ruoli e si occupa tuttora, con grande fatica e sostanzialmente rari risultati, di innovazioni radicali in campo educativo. Premetto anche la diffidenza (in difetto di quantità) rispetto ai dati di agenzie statistiche nazionali o europee e organismi meritocratici “pro domo sua” come Ocse Pisa etc. che valutano le obsolete misurazioni parascientifiche di conoscenze, competenze e capacità (le famigerate tre “C” ) già in gran parte demistificate, su basi delle teorie QI o delle intelligenze multiple e amenità del genere. Comunque sia certi dati coincidono con lo status generale della popolazione ( il cinico popolaccio leopardiano) e confermano gran parte della realtà umana, sociale e politica nel nostro paese dai livelli più alti a quelli più infimi di pensiero critico e aperto.

I dati del neoanalfabetismo crescente:
Ecco i dati aggiornati sul neoanalfabetismo funzionale in Italia per fasce d’età (rapporto OCSE-PIAAC 2024, pubblicato a dicembre 2024):
Dati nazionali complessivi (16-65 anni)
– 35% degli adulti italiani ha competenze di literacy pari o inferiori al livello 1 (analfabetismo funzionale)
(Media OCSE: 26%)
– 35,3% in numeracy (calcolo e matematica)
(Media OCSE: 24,8%)
– 45,6% in problem solving adattivo
(Media OCSE: 29,3%)
📈 Andamento per fasce d’età
16-24 anni
Più elevate
I giovanissimi superano il resto della popolazione. In matematica, addirittura superano i 25-34enni.
25-34 anni
Buon livello
Secondi migliori risultati dopo i 16-24enni.
35-44 anni
In calo Inizia il declino delle competenze.
45-54 anni
BassoCompetenze sensibilmente ridotte.
55-65 anni
Più basse
Fascia con le maggiore difficoltà in tutti i domini (literacy, numeracy, problem solving).
Tendenza: Divario generazionale marcato – Le competenze diminuiscono progressivamente con l’età, pur partendo da un buon livello nei giovani.
– 2012: 28% degli adulti italiani era analfabeta funzionale
– 2020: 35% in crescita esponenziale negli ultimi 5 anni (+ 3 punti percentuali ogni anno )
🔍 Cosa significa “livello 1 o sotto” in literacy?
Persone che riescono a comprendere solo:
– Frasi semplici
– Testi brevi
– Liste organizzate con informazioni chiaramente collocate
– Collegamenti evidenti
Fonti dei dati:
– Rapporto OCSE-PIAAC 2024 (pubblicato 10 dicembre 2024)
– Dati INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche)
– Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
In sintesi: L’Italia ha un 35% di analfabetismo funzionale tra i 16-65 anni, con i giovani 16-24enni che performano meglio e gli over 55 che mostrano le maggiori criticità. Il fenomeno è peggiorato negli ultimi 10 anni e presenta forti disparità territoriali (Sud e Isole sopra il 48%).

Ecco il contraltare del pensiero retrivo da confortare con le stesse fasce anagrafiche:
In Italia, le fasce d’età più anziane (55 anni e oltre) mostrano una maggiore vicinanza a idee razziste, maschiliste, omofobe e xenofobe rispetto alle generazioni più giovani. Questo trend emerge chiaramente dai dati ISTAT e dalle indagini Eurobarometro, che evidenziano come:
– Gli over 55 tendono a esprimere atteggiamenti più conservatori e tradizionali, spesso legati a pregiudizi di genere, origine etnica, religione o orientamento sessuale. Ad esempio, secondo l’Indagine ISTAT sulle discriminazioni, le opinioni più resistenti al cambiamento sociale (come l’accettazione delle diversità di genere o l’immigrazione) sono più diffuse tra le persone più anziane.
– I giovani (18-34 anni) risultano invece più aperti e tolleranti: secondo l’Eurobarometro 2024-2025, questa fascia d’età mostra un maggiore sostegno alla parità di genere, ai diritti LGBTQ+ e all’inclusione degli immigrati, con una minore adesione a stereotipi razzisti o xenofobi.
– La fascia 35-54 anni si posiziona in una zona intermedia, con atteggiamenti variabili a seconda del contesto socio-culturale e geografico.
Dati di contesto:
– Il Rapporto ECRI 2024 della Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza sottolinea come i pregiudizi (razzismo, omofobia, xenofobia) siano più radicati tra le generazioni meno esposte a processi di globalizzazione e istruzione formale sulle tematiche di inclusione.
– Le Cronache di Ordinario Razzismo confermano che il movente “etnico-razziale” è il più ricorrente (70,4% dei casi), seguito da quello religioso (10,1%) e legato all’orientamento sessuale (7%), ma non forniscono una suddivisione per età. Tuttavia, l’ISTAT ha rilevato che l’età è un fattore discriminante anche in altri ambiti (ad esempio, il 52% degli intervistati ritiene che l’età di un candidato possa metterlo in svantaggio in un colloquio di lavoro).
In sintesi:
Fascia d’età.
18-34 anni. Più aperti, meno pregiudizi
35-54 anni. Variabile, dipende dal contesto
55+ anni. Più vicini a idee razziste, xenofobe, omofobe e maschiliste

Scrive Paolo Mottana in merito al popolo italico, alla politica e all’ignoranza : “Questo popolo è rozzo (alla faccia dell’egemonia che le nostre scuole dovevano garantire alla cultura di sinistra… sì, quattro gatti al liceo classico, che per di più sono anche stronzi e snob), ma rozzo rozzo rozzo, ignorante, egoista, cialtrone. Questa è la morale da trarre. Altro che non si sa fare opposizione. Le idee sane ci sono ma prova a metterle in pratica! Prova davvero a metterle in pratica e vedi che a metà mandato ti mandano a casa.
Non parlatene a Capalbio, andate in spiaggia a Rimini, andate nei bar della Brianza, andate in un qualsiasi paese del centro sud, sentite i discorsi che girano. L’unica cosa che hanno in testa gli italiani sono il calcio, le serie tv più dementi e il gratta e vinci.
La politica quella vera, mica quella dei diritti per ogni fottuto individuo, quella dei diritti di campare decentemente, quella dell’uguaglianza e della solidarietà, quella della redistribuzione della ricchezza, quella dell’impedire ai porci capitalisti di privatizzare tutto e di farci profitto, quella dei beni comuni, quella che sapeva distinguere i padroni dagli sfruttati, quella che per un certo tempo è riuscita a strappare qualche briciola di stato sociale, quella l’han fatta fuori se mai è esistita.“




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