Martedì 23 giugno 2026 Libération, Thomas Legrand
Coloro che continuano a negare o minimizzare il cambiamento climatico devono essere DELEGITTIMATI ED ESPOSTI AL PUBBLICO LUDIBRIO.
“Bisogna smetterla di parlare di «record di caldo per il mese di giugno», perché ciò suggerisce qualcosa di straordinario, fuori dall’ordinario, mentre questi records sono in realtà tappe verso una situazione annunciata, prevista e quantificata con angoscia e urgenza dall’IPCC (GIEC), attraverso un consenso scientifico ormai solido.
A ogni fase di questo aumento delle temperature, a ogni manifestazione di questo nuovo mondo nel quale stiamo entrando, ci diciamo: ora l’estrema destra, la destra, i centristi, una parte della sinistra e i commentatori onnipresenti dei canali di informazione continua prenderanno coscienza della situazione. Poiché si definiscono realisti, non possono più chiudere gli occhi fino a questo punto; anche loro soffocano per il caldo, anche loro hanno figli, pensiamo ingenuamente.
Talvolta alcuni di loro pronunciano rapidamente discorsi che lasciano credere di aver compreso il problema e lanciano l’allarme. Jacques Chirac («La nostra casa brucia e noi guardiamo altrove») al Vertice della Terra di Johannesburg nel 2002. Nicolas Sarkozy («È arrivato il tempo dell’azione, non possiamo più aspettare») al Grenelle dell’Ambiente del 2007. Oppure Emmanuel Macron che, a Marsiglia nel 2022, prometteva che «la politica nei prossimi cinque anni sarà ecologista oppure non sarà».
Poi però queste lucidità, sincere o opportunistiche, svaniscono sempre di fronte alla difficoltà di proporre un’alternativa forte che non sconvolga troppo gli equilibri precari della società e gli interessi, sempre meglio difesi, di coloro che si arricchiscono grazie all’attuale sistema fondato sul carbonio.
Sotto queste ondate di calore persistenti, ci diciamo che la presa di coscienza è finalmente arrivata e che manca soltanto il coraggio di agire. E invece no: restiamo nuovamente sbalorditi di fronte a ciò che non è più semplice scetticismo climatico, ma vera e propria negazione del problema. Nel 2023 Emmanuel Macron arrivò persino a formulare questa incredibile domanda, segno di una cecità volontaria: «Chi avrebbe potuto prevedere la crisi climatica e i suoi effetti spettacolari durante l’estate scorsa nel nostro Paese?»
Ancora recentemente, Pascal Praud, diventato più influente nel suo segmento politico (l’estrema destra liberale) dei leader dei partiti di quel campo, negava l’esistenza del riscaldamento globale e sosteneva di aver già vissuto episodi simili durante la sua giovinezza, nel mese di giugno.
In questi giorni il governo tace oppure parla soltanto di «adattamento», isolamento termico e climatizzazione. Bisogna generalizzare l’uso dell’aria condizionata, dal momento che produciamo elettricità decarbonizzata? Ecco il livello del dibattito suscitato da un caldo opprimente che prefigura le nostre future condizioni di vita e oscura l’avvenire dei nostri figli. Nulla sul cambiamento del modello agricolo o industriale.
Che stanchezza, e che scandalo politico, constatare che tanti allarmi unanimi della comunità scientifica siano stati ignorati o minimizzati per così tanto tempo, per interesse o per una fede ingenua e quasi religiosa in un progresso necessariamente salvifico.
A questo punto bisogna richiamare la massima più semplice e consumata, ma anche la più evidente, del commento politico: «Governare significa prevedere». Alla luce di questa verità, pur insufficiente — governare significa anche volere —, non sarebbe ingiusto delegittimare e metter alla gogna pubblica tutti coloro che, dagli anni Novanta, continuano a negare, minimizzare o relativizzare il cambiamento climatico, le sue cause e i suoi effetti. L’accettazione dei dati scientifici solidamente accertati in materia di ecologia dovrebbe rappresentare il perimetro entro il quale si sviluppano tutti i dibattiti e perfino alternative elettorali.”

In Italia la medesima situazione se non peggiore, da un governo postfascista in gran parte no vax, no tax, no pax che è pure decisamente no climax fino ai suppporters mediatici becero negazionisti dei vari Libero, La Verità, Panorama, Il Foglio…ed alle nuove consorterie extra fasciste vannacciane e oltre. Carbonai, petrolieri, diserbanti le loro qualifiche, con punte, oggi, di atomisti.


Tutti in difesa di fatto delle multinazionali che inquinano e distruggono il pianeta per un effimero profitto di pochi. Effimero, si, perché non capiscono neppure che la loro ricchezza non farà molta strada se non avranno più a chi vendere, chi sfruttare e chi imbrogliare e, soprattutto, se non avranno più né luoghi, né risorse disponibili per i loro affaracci.

Tra i liberaleggianti e le finte sinistre c’è invece un atteggiamento ondivago e miseramente ambiguo quando a volte, spesso per miserrimi motivi elettorali, si allineano nelle denunce di estremismo ecologico, esagerazioni terroristiche ed altre amenità del genere. Perché, come si sa, il diavolo fa solamente le pentole, ne pagheremo tutti il prezzo, altissimo, definitivo.





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