L’oro d’Italia: l’arte.L’oro d’Italia: l’arte.

Nel mio ampio excursus con gli articoli su ReseArt relativamente a che cosa sia arte e che cosa sia invece solo mercimonio e bricolage redditizio, a che cosa sia l’educazione formale ed informale all’arte in tutto l’arco della vita e in quali luoghi si debba praticare e con quali insegnanti, traspariva l’essenza preziosa di tutte le arti, anche come veicolo, quando sana e reale, di rilancio non speculativo dell’economia di un paese. Mi piace citare una frase del Prof.  Flavio Caroli   che dirime a pieno la vexata quaestio della qualità in campo artistico. Ci si riferiva espressamente a mostre ed eventi di arte figurativa ma il concetto appare valido anche per il teatro, il cinema, la musica, i laboratori “artistici” per infanti, anziani, dilettanti e dilettevoli, le scuole di danza, di canto, di musica, di arti varie che crescono come funghi a volte buoni a volte velenosi, le kermesses cultural popolari di cui oggi è piena l’Italia con alterne sorti di valore (abbiamo parlato e riparleremo presto, per esempio, della nostra vicina Popsophia o “Popsophisma” come l’abbiamo ribattezzata).

ARTE, ARTE! ARTE?

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ineffabile bricolage artistico di uno dei soliti carneadi con una curiosa storia

L’oro d’Italia nella migliore delle ipotesi sta facendo arricchire altri paesi più efficienti o forse più furbi (vedi il Regno Unito con la mostra su Pompei fatta poco tempo fa con i nostri reperti concessi ad una contropartita ridicola), nella peggiore si sta trasformando in rovine materiali e spirituali per il degrado e l’abbandono gridati da anni, la scarsa qualità degli eventi, la speculazione di enti e privati, la superficialità ed il proliferare di associazioni, personaggi e congreghe incompetenti e spesso anche supponenti.

Ecco una galleria di veri artisti, falsi artisti, dilettanti, buffoni, truffaldini e mentecatti,saltimbanchi delle arti. Chi possiede cultura profonda non fatica a riconoscerli.

Il binomio vincente dovrebbe essere più educazione e scuola di qualità per formare artisti, addetti, esperti e managers dedicati, più Stato efficiente ed efficace e meno privato (cfr. Mazzuccato) pronto a speculare e mirare solo al profitto, per sponsorizzare, conservare, allestire, rilanciare e ottimizzare i nostri preziosi prodotti. Arte, turismo, agricoltura e  cultura sarebbe una terna vincente se non fosse ormai quasi troppo tardi.. Si vedono alcuni segnali, ma non bastano e sono stati intempestivi. I giovani ne cogliessero il significato e si preparassero con dedizione e studio a diventare essi stessi dei bravi artisti, storici, musicisti, cineasti, architetti, insegnanti, lasciando in secondo piano i reality, i social perniciosi, i talents, il bricolage artistico provinciale e i truffaldini presenti ad ogni angolo della cultura, e soprattutto l’idea del profitto che è nemico di tutte le arti.

Giuseppe Campagnoli

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Carlo Franzini (Saturnino) e Alberto Spadolini (Spadò)

due veri artisti al margine.

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