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Spadò.Un volto marchigiano tra avventura e arte.

 

Un avventuriero? Un artista? Un eclettico iperattivo? Alberto Spadolini, un figlio dei tempi meravigliosi, oscuri e confusi dell’inizio del ‘900?  Ricordo di averne parlato su questo blog quasi all’inizio della ricerca sulla sua storia al tempo della rassegna d’esordio a Riccione nel 2005 e accennato in alcuni articoli come in “Spadolini un artista eclettico e discusso nel 2012. Ho visto con interesse il documentario “Spadò il danzatore nudo” di Riccardo De Angelis e Romeo Marconi, appena disponibile dopo un lavoro prezioso e intenso del Prof. Marco Travaglini, nipote, estimatore e appassionato di quest’uomo e della sua singolare quanto ancora misteriosa storia. Ci ho trovato tanti ingredienti per un romanzo o un film vero, di vita, di contraddizioni, di arte e di mistero. Non dirò nulla sulla qualità del documentario, sulle interviste, sulla colonna sonora e sugli aspetti tecnici. Del filmato ho apprezzato, nell’insieme, la narrazione della storia e la presentazione  dei documenti che la supportano nonché la sorprendente scoperta di aspetti veramente singolari. Debbo invece dire qualcosa delle mie impressioni sul personaggio Spadò che rappresenta, come tanti altri simili a lui, a volte più famosi forsanche per motivi di mercato, di fortuna o di altro (penso a Campigli, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Tozzi, Pesce, gli Italiens de Paris, o Group des sept  ma anche a  Modigliani o  a Boldini molto vicini alle nostre terre). Tutti erano  aspiranti artisti che hanno cercato e spesso trovato ispirazione e fortuna nella  Ville Lumière tra la fine dell”800 e i primi decenni del ‘900.

 

 

La storia finalmente ordinata in una sequenza degli avvenimenti fin qui noti o immaginati, mette in evidenza anche alcune contraddizioni insieme alla versatilità di un personaggio che si è cimentato in molte diverse arti e  attività mondane e forse pure, in qualche modo, si dice, “politiche”. Dalla mia esperienza di architetto e saggista, direttore di scuole d’arte e anche appassionato di fotografia e di video  traggo spunto per segnalare la straordinarietà delle immagini del  suo film , quasi un documentario modernissimo di impressioni: “Rivages de Paris” sottolineato dalle musiche di Django Reinhardt che ben  racconta per immagini di luoghi e personaggi  la relazione intensa tra la città di Parigi e Spadò: un viaggio emblematico che fa ben trasparire il rapporto significativo che c’è stato tra i due. Mi piacerebbe vedere anche un suo altro lavoro che mi incuriosisce fin dal titolo: «Nous les gitans» del 1951.

Credo che una parte importante della storia di Alberto Spadolini sia stata nel rapporto, seppure breve e sfuggente, dal 1932 al 1935   con Joséphine Baker  tra danza e corporeità, tra sensualità al massimo grado, erotismo e figurazioni di un’arte ancora da definirsi e schiudersi. E’ la pittura che mi sembra, nonostante l’enfasi avere un ruolo secondario, seppure presentata anche  da Philippe Daverio che a onor del vero ha una formazione da gallerista e mercante d’arte improvvisatosi critico per passione  e da Stefano Papetti  storico dell’arte marchigiano. L’arte figurativa è un’attività di Spadolini da approfondire di più e meglio ma non posso certo nascondere che mi abbiano colpito   gli spunti interessanti delle rappresentazioni di danzatori e danzatrici  un po’ impressioniste,  futuriste, a tratti anche cubiste e forse  metafisiche come era nella miscellanea di influenze del tempo per chi si cimentasse con l’arte .  Alberto Spadolini fece l’aiuto scenografo e il regista in diverse occasioni e luoghi  e questo sicuramente ha giovato alle competenze e sensibilità pittoriche e visuali ma prevalentemente Spadolini appare più come uomo di palcoscenico e di danza che si caratterizzava come istintiva, primitiva, corporea e quasi tribale, nel senso coreografico ed estetico della parola. Un bel viso di giovane marchigiano nei tratti, in un corpo adatto alla danza potente e libera. Un uomo d’azione artistica tutto sommato, un uomo  futurista anche oltre il futurismo, nel gesto e nel segno. E forse l’incontro giovanile che sembra fugace e precoce con D’Annunzio ha lasciato una forte impronta.  Questa tribalità traspare anche nelle sue figurazioni e non  dimentichiamo  che pure l’arte di Picasso fin oltre il figurativo, (Picasso che pare Spadolini abbia incontrato di riflesso e per mera avventura) aveva una forte impronta di tribalità. Era nei tempi d’altra parte l’amore per l’esotico.

Il singolare eclettismo di Spadò temo non gli abbia permesso di emergere come avrebbe potuto e dovuto ma il tempo ci dà ancora delle chance e studiando più a fondo la sua storia forse si potranno scoprire risvolti che faranno apprezzare un suo lato artistico di talento universale,  predominante tra le tante sue attività e ancora un po’ nascosto e da valorizzare. La danza e la vitalità espressiva sono a mio avviso i talenti artistici emergenti dalla sua storia e dal racconto che ne fanno le immagini, i documenti, le memorie. In trasparenza si evidenzia una mente e un  occhio che vedono e rappresentano poi, col corpo, col disegno e con l’immagine, il mondo in modo esteticamente  originale  come nel suo breve film che, come ho già detto, tra i suoi prodotti, mi ha colpito di più.

Giuseppe Campagnoli 18 Dicembre 2019

 

Qui un libero collage di immagini significative e di repertorio di Alberto Spadolini e di qualche spurio artista dell’epoca. Le immagini dei dipinti di Spadolini sono state cortesemente concesse da Marco Travaglini.

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L’oro d’Italia: l’arte.

Nel mio ampio excursus con gli articoli su ReseArt relativamente a che cosa sia arte e che cosa sia invece solo mercimonio e bricolage redditizio, a che cosa sia l’educazione formale ed informale all’arte in tutto l’arco della vita e in quali luoghi si debba praticare e con quali insegnanti, traspariva l’essenza preziosa di tutte le arti, anche come veicolo, quando sana e reale, di rilancio non speculativo dell’economia di un paese. Mi piace citare una frase del Prof.  Flavio Caroli   che dirime a pieno la vexata quaestio della qualità in campo artistico. Ci si riferiva espressamente a mostre ed eventi di arte figurativa ma il concetto appare valido anche per il teatro, il cinema, la musica, i laboratori “artistici” per infanti, anziani, dilettanti e dilettevoli, le scuole di danza, di canto, di musica, di arti varie che crescono come funghi a volte buoni a volte velenosi, le kermesses cultural popolari di cui oggi è piena l’Italia con alterne sorti di valore (abbiamo parlato e riparleremo presto, per esempio, della nostra vicina Popsophia o “Popsophisma” come l’abbiamo ribattezzata).

ARTE, ARTE! ARTE?

La-porta-del-tempo

ineffabile bricolage artistico di uno dei soliti carneadi con una curiosa storia

L’oro d’Italia nella migliore delle ipotesi sta facendo arricchire altri paesi più efficienti o forse più furbi (vedi il Regno Unito con la mostra su Pompei fatta poco tempo fa con i nostri reperti concessi ad una contropartita ridicola), nella peggiore si sta trasformando in rovine materiali e spirituali per il degrado e l’abbandono gridati da anni, la scarsa qualità degli eventi, la speculazione di enti e privati, la superficialità ed il proliferare di associazioni, personaggi e congreghe incompetenti e spesso anche supponenti.

Ecco una galleria di veri artisti, falsi artisti, dilettanti, buffoni, truffaldini e mentecatti,saltimbanchi delle arti. Chi possiede cultura profonda non fatica a riconoscerli.

Il binomio vincente dovrebbe essere più educazione e scuola di qualità per formare artisti, addetti, esperti e managers dedicati, più Stato efficiente ed efficace e meno privato (cfr. Mazzuccato) pronto a speculare e mirare solo al profitto, per sponsorizzare, conservare, allestire, rilanciare e ottimizzare i nostri preziosi prodotti. Arte, turismo, agricoltura e  cultura sarebbe una terna vincente se non fosse ormai quasi troppo tardi.. Si vedono alcuni segnali, ma non bastano e sono stati intempestivi. I giovani ne cogliessero il significato e si preparassero con dedizione e studio a diventare essi stessi dei bravi artisti, storici, musicisti, cineasti, architetti, insegnanti, lasciando in secondo piano i reality, i social perniciosi, i talents, il bricolage artistico provinciale e i truffaldini presenti ad ogni angolo della cultura, e soprattutto l’idea del profitto che è nemico di tutte le arti.

Giuseppe Campagnoli

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Carlo Franzini (Saturnino) e Alberto Spadolini (Spadò)

due veri artisti al margine.