Pap-Pep-Pip-Pop-Pup.Sophias

Pipsophia. Pesaro 2022. Poveri provinciali! 

L‘ultimo tassello di una storia che per quel che ci riguarda va avanti con bassi (molti) ed alti (rarissimi)  dal 2015 o giù di lì.  

Quest’anno per non essere da meno del mondo proustiano, quello vero e forse non meno pieno di muffe sofistiche, si allude e ci si illude di essere à la page.

Avrebbero avuto l’opportunità di interventi di accademici e ricercatori proustiani internazionali, in parte anche gratis et amore dei.  Invece la bassa cultura presenzialista  e ruspante vi ha volutamente rinunciato immagino per non averne compreso la portata o meglio per l’aurea mediatica mediocritas che esibisce illustri carneadi esperti dissertatori su Proust e, udite udite, nella miglior tradizione poppica l’ineffabile e prosaico questionario proustiano!

Riportiamo di seguito il gran rifiuto all’ offerta-che un amico ci ha segnalato-di qualche mese fa, a fronte (nella foto)  dell’ineffabile programma che, come siamo costretti a constatare ogni anno, non smentisce mai la vocazione pop- sofistica della kermesse: 

« Per quanto riguarda Popsophia: l’anniversario di Proust sarà solo lo spunto per riflettere sul tema (nel 2021 abbiamo usato l’anniversario di Baudelaire come cornice del festival, con lo stesso approccio), quindi non riusciremo a inserire appuntamenti su studi proustiani così particolari (ndr ??) all’interno del programma dei tre giorni. Però terrò senza dubbio in considerazione la sua proposta, anche per eventuali appuntamenti di anticipazione del festival pesarese.  Un saluto e a presto, Lucrezia Ercoli »

Nessuno naturalmente, a detta del nostro amico, ne ha preso qualche considerazione!  Perfino una nota appassionata di cultura e frequentatrice dell’evento ha commentato così le nostre riserve su Popsophia e in particolare sulla programmazione di quest’anno: « Spero che i decisori tengano conto delle considerazioni esposte nell’organizzazione delle  iniziative future » 

Ecco, in una breve carrellata di frasi e immagini mixate dal 2014 ai giorni nostri, i precedenti di questa lunga storia raccontata da noi non senza conseguenze e rappresaglie.

Glissiamo elegantemente sulle giaculatorie popsophistiche che si ripetono anche quest’anno senza innovazioni sostanziali e divertiamoci ad indagare su quel poco che è dato sapere della  “retrofilosofia” dell’Associazione che gestisce Popsophia: dallo Statuto, ai soci, alla trasparenza e tutto il resto.

Quello che noi abbiamo chiamato in altre occasioni bricolage artistico assurge a bricolage culturale e mediatico, il peggio del peggio della degradazione delle arti, della filosofia e della musica (che abbiamo anche apprezzato in passato, in altri contesti e con meno ipocrisia) per delle kermesses disneyane e saltimbanchesche dove spesso il pop di popolare sta nel bluff culturale populista e nella diseducazione indotta per la gente, appunto, per il popolo abituato a digerire tutto purché sia sensazionale e “strano”.”

Dobbiamo fare ammenda e chiedere scusa all’Associazione Popsophia, almeno per una questione. Pare, da indiscrezioni che ci sono pervenute come attendibili, che, a seguito dell’evento “Allegria di naufragi” e delle altre kermesses estive popfilosofiche l’associazione abbia deciso di aiutare i veri naufraghi di questi tempi, i migranti, i richiedenti asilo, i transfughi da guerre, clima e fame. Ci hanno detto che l’associazione no profit, fedele a questo assunto istitutivo, ha in mente di devolvere ad associazioni tipo Emergency, Medici senza frontiere, Croce Rossa internazionale, tutti gli introiti degli eventi estivi, una volta detratte le spese di gestione dell’associazione e quelle per le produzioni culturali. Siamo veramente lieti di questo e di ammettere per una volta di esserci sbagliati, per lo meno sulla parte economica delle manifestazioni che abbiamo criticato questa estate pur se, ovviamente, con correttezza e competenza. Attendiamo una conferma ufficiale di questa bella notizia!

Finisce la saga di Popsophia con un breve strascico di miserie umane. E’ noto che ReseArt non cerca nè pubblicità né danaro e neppure gloria ma cerca solamente di dire ciò che pensa, nel bene e nel male, nei campi di cui si occupa. Recentemente si è occupato della kermesse di Popsophia a Pesaro, una specie di festival della filosofia Pop sulla scia epigona di quello che da più tempo si fa in Francia e Belgio. La manifestazione ha goduto e gode anche di fondi pubblici (tra cui è da annoverare anche l’Enel di cui lo stato è l’azionista maggiore) e questo fa si che l’attenzione sui risultati debba essere maggiore. ReseArt ha recensito l’idea, la pratica, gli eventi e i personaggi non sempre in termini negativi.

Buongiorno, mi chiamo A.S. e vi scrivo per ringraziarvi per aver commentato e criticato il festival Popsophia e in particolare l´edizione di quest´anno. Sono maceratese, conosco perció il festival e sono rimasta atterrita dalla scelta del tema nonché dalla completa frivolezza del programma. 
Mi fa molto piacere vedere che altre persone abbiano avuto la mia stessa reazione. Anche io come voi sarei molto felice di sapere piú dettagliatamente da dove vengono i soldi che confluiscono in questo festival dal contenuto quanto meno discutibile. Vi scrivevo quindi per chiedervi se avete nuove informazioni a riguardo e se durante il festival ci sia stato un qualche tipo di protesta. Io non vivo stabilmente nelle Marche, quindi non ho avuto modo di andare. A tal proposito, vi inoltro il breve scambio di mail con la “direttrice artistica”. Che, di fronte alla mia mail di critica – seppur aspra – si é sentita in diritto di cancellarmi dalla newsletter. Bell´esempio di apertura al dialogo. A seguito di questo, non sapendo bene come reagire, avevo scritto a Blob, chiedendo una posizione pubblica di Ghezzi a riguardo, che a quanto so non é arrivata. Non conosco la vostra redazione, ma di nuovo, grazie di aver criticato pubblicamente Popsophia.Ciao, A.S.””

Inizia la kermesse che si presenta con un titolo per lo meno discutibile, visto che tutto il mondo è rivolto a ben altri naufragi, tutt’altro che allegri. La cultura di massa non può essere né indifferente nè conformista ma non può essere certamente ipocrita o radical chic. Popsophia ci sembra  indulgere a forme  di snobismo culturale e rari spunti di vero poprealismo. Abbiamo seguito le precedenti edizioni e abbiamo avuto la forte impressione che imperversasse il culto dell’effimero e di quelle arti che giudichiamo più del mercato che dell’anima, fatte più per sbalordire che per raccontare, più per esibire che per indurre a riflettere.Anche il programma di quest’anno pare ripetere la stessa formula. Ci pare  grande assente  la musica pop di qualità, l’unica che invece, a nostro avviso, non avrebbe dovuto mancare per mitigare la tanta “aria fritta”. Perseverare è diabolico nei soliti nomi, nelle solite storie e nelle solite facce. Si dirà che la squadra che vince non si cambia ma ci chiediamo seriamente: vincente perché e per chi? Abbiamo apprezzato in  passato le performances di nuovi gruppi musicali soprattutto jazz, i “punti” di Paolo Pagliaro e qualche divertente provocazione (si spera gratuita) artistica e letteraria del sotterraneo mondo delle idee confuse, passate spesso con indulgenza per filosofia. Sarà tempo di migrare da Pesaro verso altri lidi, magari anche oltre confine? Serve un ricambio utile oltre che necessario. L’ospite, come ben si sa, da il meglio di sé in tempi stretti, poi le idee si involvono, i déjà vu si diffondono e la noia, non quella dell’otium  ma quella del taedium si fa strada tra le elucubrazioni e le istallazioni, i sofismi e gli snobismi, gli attori e i fautori interessati e quelli solo apparentemente disinteressati.

La saga di PIPsophia continua.Continua anche con i soldi della regione. Pecunia non olet.Mentre altri eventi culturali forse verranno cancellati perché non in linea la kermesse familiare di Popsophia prosegue con un manifesto involontariamente metaforico.

Quest’anno dedicheremo, come promesso, poche righe alla saga di Popsophia che vediamo drasticamente ridotta a soli 2 (due) giorni! Non ne conosciamo il motivo (economico? stanchezza del pubblico? stanchezza degli sponsores?) Invece emergono le solite costanti: volontariato a gogo, per non dire sfruttamento giovanile, strumentalizzazione delle scuole sotto l’ombra del perfido, ipocrita strumento dell’alternanza scuola-lavoro, ospiti soliti noti o insoliti noti (né di destra né di sinistra?) che migrano dalla tivù e dai social ai palchi estivi della penisola e…novità delle novità accesso programmato con tanto di coda. Il titolo ci pare invece azzeccatissimissimo (oltre che scontatamente lapalissiano nel ipercelebrato tema sessantottino) come direbbe Leopardi con i suoi sarcastici superlativi: “Vietato vietare”. A cinquant’anni dal nostro sessantottino diploma di Liceo Classico e dopo tre anni di assenza in diretta (ma non in differita) ho visitato Rocca Costanza l’ultima serata. Interessante e originale Sansonetti e il “suo” ’68 se si eccettua uno scivolone linguistico sulla commissione MacCarthy rinominata “McCartney” e invece scontate le menate para filosofiche alternate da stacchetti musicali dell’anfitrione LucreziaPopErcoli in simil format Musicultura   con uno scivolino dativo tra “le” e “gli” e una recitazione assai impostata. Musica a palla forse per nascondere qualche defaillance vocale e musicale e una strana ma piacevole “Non, je ne regrette rien”  nonostante il timbro e uno strano slang franco-marchigiano.

“Un intellettuale, nell’epoca della sua riproducibilità social, si occupa di popsophia. Avendo scritto molti libri, pensiamo ad esempio alla celeberrima Filosofia di Peppa Pig, è elevato dalla massa benpensante a vate, in inglese water. I frequentatori abituali dei festival si attaccano alle sue zinne, sedotti da brochure, happy hour, meeting, conferenze e tavole rotonde. Alla fine dei giochi, lo spettatore – quello non addormentato, per parafrasare alla rovescia alcune pagine di Ennio Flaiano – si accorge che il festival è una fiera, e alla fiera si compra e si consuma, piuttosto che pensare. Costui – il popfilosofo – polemizza con il realismo: a suo dire è un populismo. Eppure popoli adulanti – unti e gremiti, assiepati, imburrati e spalmati sulle piccionaie dei teatri – calcano le scene dove costui proferisce la parola popfilosofica. Calcano, sì, ma nel senso di pensare con i piedi.

Profeta in patria? Pesaro e la città educante.

Il 10 Giugno 2022 presso la benemerita (perché ha sempre squisitamente ospitato gli incontri sull’educazione diffusa fin dai prodromi del 2007) Biblioteca San Giovanni del Comune di Pesaro, si svolgerà un incontro sulla città educante.

L’occasione è la presentazione del pamphletto parateatrale “La Commedia della Città educante” accanto alla proposta dello studio, sempre sul tema di città ed educazione, apparso recentemente sulla rivista accademica francese Le Télémaque.

Durante l’incontro si farà la storia delle presenze presso la Biblioteca dell’educazione diffusa fin dal 2007, anno della presentazione del volume “L’architettura della scuola”, passando per “Il Manifesto dell’educazione diffusa” del 2017 e infine le “Istruzioni per l’uso” del 2021.

Una teoria che segue il tragitto della nascita e della crescita dell’idea di educazione diffusa e della città educante che oggi è nella fase di formazione di quelle figure che potranno proporre ed attuare prove sul campo della scuola pubblica in via ufficiale o trasversale.

Si racconterà come si è arrivati all’idea semiseria di un racconto che funge da utile canovaccio per una rappresentazione teatrale e come questo sia il frutto di alcune esperienze sul campo, non sempre riuscite e non sempre supportate dall’apparato istituzionale cosiddetto “dell’istruzione”.

Qui il link per la versione “di lusso” della Commedia della città educante:

https://www.libreriauniversitaria.it/commedia-citta-educante-canovaccio-messa/libro/9791221402346?

Si presenterà infine il saggio che ha varcato, dopo tanti esami scientifici e redazionali, i nostri confini per consolidare la conoscenza del progetto anche all’estero e si farà il punto dell’attualità con le ultime notizie sulle iniziative di formazione e l’istituzione di una compagine di “attivisti” nel territorio per progettare e realizzare iniziative sperimentali nella scuola pubblica, censire e mettere in rete tutte le esperienze piccole e grandi già in essere in tema di educazione diffusa.

Qui il link per l’articolo in PDF e in cartaceo:

https://www.lcdpu.fr/livre/?GCOI=27000100650040

Aspettiamo che vi sia una partecipazione numerosa delle genti di scuola e non solo, delle amministrazioni territoriali, delle associazioni, delle famiglie: di tutti coloro che hanno a cuore la necessità di avviare un vero e radicale cambiamento in fatto di educazione, territori e quindi di concezione della vita e della natura soprattutto in questi foschi tempi.

Se la partecipazione, come temo-visti i tanti disimpegni e resistenze diffusi rispetto alle virtuose mutazioni- fosse rara e distillata, ne parleremo comunque intorno al tavolo e diffonderemo il resoconto dell’incontro “per pochi eletti” nei nostri consueti canali. Gutta cavat lapidem dicevano.

Giuseppe Campagnoli 2 Giugno 2022

Facciamo il punto

L’ educazione diffusa: piccoli passi…

L’incontro del 14 Maggio scorso, tra attori, attivisti e promotori dell’educazione diffusa, ha messo in evidenza il fermento estremamente crescente anche nella scuola pubblica dai tempi della pubblicazione del Manifesto dell’educazione diffusa.

Al di là delle defaillances dovute alle ritrosie, ai boicottaggi, al disinteresse ed alle paure ancestrali di parte della politica, degli enti e delle amministrazioni pubbliche per i cambiamenti radicali, molto si sta muovendo a livello di piccole esperienze diffuse con esperimentazioni, progetti e proposte nei territori variamente rappresentati nella riunione. Meglio di qualche scritto può darne testimonianza la registrazione dell’incontro proposta qui in “tre atti”.

La sequenza di incontri e contatti diventerà periodica e servirà a progettare, oltre ad altre iniziative di formazione, una organizzazione permanente dedicata all’educazione diffusa che potrà assumere la forma di una rete di esperienze, un archivio di pratiche, un comitato, una associazione libera e non dogmatica.

La prima parte dell’incontro:

La seconda e la terza parte:

“Progettare, costruire e abitare la scuola”. Come perseverare sia peggio che diabolico!

Mi viene spontaneo di ripetere come un mantra le frasi inascoltate di Giovanni Papini, Giancarlo Decarlo e Colin Ward:

1914Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai ven ti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? 

1969 – È veramente necessario che nella società contemporanea le attività educative siano organizzate in una stabile e codificata istituzione?Le attività educative debbono per forza essere collocate in edifici progettati e costruiti appositamente per quello scopo?

2018- La libertà della strada:“la scuola decentrata ordinariamente in una pluralità di luoghi, spazi e tempi adatti all’apprendimento più incidentale”.

La città come risorsa:“rivisitandola dal punto di vista del disegno urbano,della storia, dell’arte, dell’edilizia, in funzione socializzante”.

Adattare l’ambiente imposto:“superare la convinzione degli adulti a controllare, dirigere e limitare il libero fluire della vita” organizzando spazi ad hoc e a senso unico senza alcun grado di libertà.

Il gioco come protesta ed esplorazione:“ Il fatto che i bambini scelgano ostinatamente come spazi per il gioco proprio i luoghi che ci appaiono più provocatori…” è un segno che il gioco è spesso protesta ed esplorazione insieme.

Luoghi di apprendimento:”Il bisogno naturale ad imparare va scemando man mano che viene organizzato e rinchiuso in luoghi strutturati e delimitati”.

Tutto questo perché, con sgomento mi ritrovo nel 2022 a leggere le ennesime linee guida sull’edilizia scolastica (sic!) che esordiscono con una frase emblematica e sintomatica: “Progettare nuove scuole è un’azione che guarda al futuro”. Niente di più conservatore e di retroguardia! Ma poi quando leggo i nomi del gruppo di lavoro ministeriale comprendo molte cose. C’è il mercato delle archistars e degli epigoni, c’è la nuova/vecchia pedagogia e c’è anche l’alito della burocrazia ministeriale mai defunta. Comprendo che non sono affatto servite le domande che si ponevano anni fa Aldo Rossi, Giancarlo de Carlo, Colin Ward sull’architettura delle città e sul pericolo di perseverare sulla strada del “funzionalismo ingenuo” (ma non tanto). Vedo che non si capisce ancora come occorra superare l’idea dei monumenti all’istruzione, alla cura, alla riabilitazione carceraria, alle detenzioni varie più o meno edulcorate o modernizzate. Mi viene in mente un mio articolo su Education2.0, la prima rivista che ospitò tempo fa idee rivoluzionarie in fatto di architettura ed educazione.

In occasione dell’uscita delle “Linee Guida sull’edilizia scolastica” nel 2013 scrivevo tra l’altro: “Avrei voluto chiosare capitolo per capitolo il documento ricorrendo alle idee da me più volte esposte e pubblicate, oltre che condivise da esperti e pedagogisti. Mi sono accorto che seguendo lo stesso percorso sarei di nuovo caduto nella gerarchizzazione di un luogo che, per sua intrinseca natura, non potrebbe essere nemmeno descritto “per parti” . Riproporrò allora la mia lettura e la mia “linea guida”. Non ho mai avuto il piacere di essere coinvolto, pur avendo offerto la mia disponibilità, nella ricerca istituzionale sul tema, e questo è un peccato, non per me, ma per il contributo che si sarebbe potuto trarre dalla mia trentennale esperienza sul campo, come architetto e ricercatore, docente, amministratore locale e dirigente scolastico, per il dibattito sulla costruzione delle Linee Guida veramente innovative per quella che mi ostino a voler chiamare “architettura” scolastica.”

Nell’anticipare l’idea di una intera città educante al posto di tanti reclusori scolastici scrivevo ancora in una sorta di antesignana educazione diffusa: “La scuola si dilata nel tempo e nello spazio, aderisce al concetto di lifelong learning e trova luogo in ogni angolo a vocazione culturale della città ma anche del web, come sta avvenendo di fatto senza che gli ambiti fisici si siano adeguati rimanendo pervicacemente statici e gerarchizzati come alla fine dell’800. 
La “scuola diffusa” sarebbe economica, sostenibile, innovativa, efficiente ed efficace.  
Trasformiamo ove possibile tutta l’edilizia scolastica esistente in altrettanti poli di questa rete integrata da musei, teatri, biblioteche, parchi, attrezzature sportive, monumenti, municipi. “

Dal 2013 ad oggi tanti i saggi, gli articoli, i seminari e perfino i racconti dell’idea di educazione diffusa e città educante tra architettura ed educazione ospitati con interesse all’estero. Ma il mondo dell’establishment pedagogico e architettonico pare non voglia cambiare nulla o peggio, fa finta di voler innovare e progettare per un futuro che è ancora passato, brutto passato.

Farò lo stesso spelling delle “nuove linee guida” dettate dai pontificatori “pedarchitettonici” ripensando ad ogni passo alla nostra esperienza lunga e consolidata, apprezzata abbastanza presso il popolo dell’educazione ma boicottata ed osteggiata presso il potere dell’educazione e delle accademie:

Il PNRR ordina, come altro, queste linee guida. I soldi quindi. Pochi, ma come si immagina, pecunia non olet, e le consegne tengono conto quasi solo di questo o poco più.

La forma architettonica ospita una funzione.

Il funzionalismo ingenuo che aborriva anche il mio compianto maestro Aldo Rossi impera ancora.

La linea tracciata potrebbe anche costituire un primo orizzonte per la necessaria, e da più parti evocata, revisione delle norme tecniche del 1975.

E le linee del 2013? Non lette?

Tutte le giaculatorie dell‘introduzione sono dei brutti e poco incoraggianti déjà vu sciorinati dai personaggi di gran moda della médiocratie scolar-architettonica.

Nell’espansione urbana del secolo scorso gli edifici scolastici apparivano come puro “standard” o “servizio” necessario ai nuovi quartieri satellite. Oggi, invece, dobbiamo guardare a loro come veri e propri catalizzatori di vita urbana, come importanti centri di socialità e come luoghi capaci di promuovere valori importanti attraverso una “pedagogia implicita”: sensibilità di fronte all’ambiente, pari opportunità, inclusione sociale…

La città dis-educante dei monumenti alla tecnologia e ai valori indotti da un neocolonialismo pedagogico e urbanistico?

I nuovi edifici scolastici, attraverso i progettisti sapranno trasformare questi elementi in un valore unico che li comprenda e a loro perfino sopravviva: quello della qualità, della solidità e della bellezza del paesaggio, dello spazio e degli edifici. In breve, tutto ciò che rappresenta il lascito principale della cultura urbana italiana degli ultimi venti secoli.

Nuovi ma concettualmente retrò. Timidissimi passetti, solo teorici e poco coraggiosi verso un‘idea diversa e non più ottocentesca dei luoghi per l‘apprendimento (memento Papini). Una nuova scuola non è soltanto un luogo costruito per apprendere meglio. ☹️☹️

Fare scuola all’aperto, all’esterno, uscendo non solo dalle aule ma da tutti gli ambienti coperti, è una stra- da ancora troppo poco esplorata dalla scuola italiana. Corti e cortili di molte scuole sono oggi sottouti- lizzati, pur costituendo una grande risorsa per l’azione educativa. La pandemia, con la ricerca di maggiori spazi – anche esterni – per le attività scolastiche, ha reso ancora più ur- gente il loro inserimento fra gli am- bienti di apprendimento. L’ambiente esterno è il luogo di elezione per fare esperienza non solo legata al conte- sto naturale (il contatto con la terra, l’osservazione dei fenomeni meteo, la coltivazione), ma anche come prolungamento degli ambienti inter- ni. Spazi all’aperto dovrebbero esse- re facilmente accessibili dalle aule, ma anche da laboratori, biblioteche, spazi comuni e di ristorazione, in una sorta di continuità d’uso che ne faciliti l’appropriazione. Corti interne, terrazze, patio, giardini pensili, logge, verande, pergole, padiglioni, ecc. sono luoghi articolati per mediare la distinzione che separa l’involucro edificato dal contesto circostante. Le coperture esterne possono essere preziose in prossimità degli ingressi o per ospitare attività didattiche riparandosi dal sole o dalla pioggia. Condizione necessaria perché questi spazi diventino veri e propri ambienti di apprendimento è che siano progettati all’interno del piano della scuola, dotati di strutture, arredi, pavimentazioni diversificate, zone ombreggiate, semichiuse, depositi, sedute. Solo in questo modo si offrono alle scuole spazi diversificati che invitano a usi plurali, ad esempio adottando nello stesso sistema edificio più soluzioni che possono anda- re dall’uso della copertura, a diverse corti interne semi coperte, alle zone in piena terra dedicate al giardino e all’orto, ecc.

Solo propaggini del reclusorio scolastico, “coraggiosamente” spalancato all’esterno, in una concezione anni ’70 sulla quale perfino Giancarlo Decarlo aveva espresso seri dubbi.

Laddove possibile, e con particolare attenzione alla scuola dell’infan- zia e primaria, le classi e gli spazi di apprendimento interni dovrebbero poter avere un’apertura diretta verso l’esterno, così da costituire fuori una sorta di aula ‘simmetrica’ verde.

Della serie: il coraggio uno non se lo può dare. Non si propone il superamento delle norme del 1975 ma neppure quelle un po’ più avanzate del 1996 e del 2013!!

 –Fare scuola in modo più attivo e meno trasmissivo richiede strategie didattiche che trovino declinazione spaziale in ambienti articolati, di- versificati fra di loro e riconfigurabili all’interno grazie all’arredo. Molte sperimentazioni pongono l’accento sulla necessità di impostare l’attività scolastica integrando lavoro individuale, di gruppo, attività frontali, discussioni e momenti di confronto plenario. Questa articolazione spinge a immaginare un paesaggio di apprendimento che non lasci fuori nessuno, con spazi dentro e fuori che possano essere adattabili a modelli di insegnamento differenti e personalizzati.

Gli spazi distributivi (corridoi, atrii, scale) assumono un ruolo centra le, non solo nei momenti di pausa, ma per lo stesso apprendimento, se messi in grado di accogliere momenti di attività collettive e di grup- po, luoghi dove svolgere attività in autonomia o semplicemente discu- tere, aspettare, incontrarsi: “spazi ri- fugio” per ritrovarsi con sé stessi, ma anche spazi grazie ai quali promu vere un processo di apprendimento che – coerentemente ai traguardi metacognitivi suggeriti dalle Indicazioni nazionali – dia rilevanza al ruolo attivo dello studente nella costruzione e nell’impiego delle diverse strategie di lavoro scolastico. Anche questi sono aspetti rilevanti, che de vono guidare un’azione progettuale capace di interpretare le necessità diverse, a seconda di età e fase evolutiva. Il ripensamento parte dall’aula, che si trasforma da spazio rigido e stere- otipato a fulcro di un sistema in grado di ospitare diverse configurazioni e allargarsi agli spazi limitrofi. 

Resistono come i muri che non crollano le aule, gli arredi, i corridoi, gli atri, i laboratori. Le forme cambiano ma le sostanze decisamente no. Il reclusorio aumenta solo gli spazi per le “ore d’aria”?

Molti dei punti (circa 9 su 10) si riferiscono alle caratteristiche costruttive dei casamenti scolastici considerati implicitamente come imprescindibili.

Consiglierei agli ineffabili redattori del documento e a chi fosse interessato la selezione di articoli sull’argomento elencati in APPENDICE.

La chiave ricorrente e fondamentale per me è concepire una città educante in cui si accede da quelli che noi chiamiamo “i portali” dell’educazione diffusa, gli spazi costruiti o trasformati ad hoc, polifunzionali e aggregativi che sostituiscono almeno 5 o 6 edifici scolastici tradizionali con lo scopo di fare da base e introdurre ad una rete di luoghi della città e del territorio dove ricercare, studiare ed apprendere attraverso esperienze multiformi e flessibili nel tempo e nello spazio.

Nel libro “Educazione diffusa.Istruzioni per l’uso” di P.Mottana e Giuseppe Campagnoli Terra Nuova Edizioni 2021 si legge:
Il portale, la base, la tana libera tutti.

Intanto osserviamo le caratteristiche del cosiddetto portale, sia che sia costruito ex novo, sia che sia il risultato della trasformazione di un edificio scolastico esistente o di un altro edificio per così dire, collettivo. Qualche terribile centro commerciale potrebbe smettere la sua funzione mercantile e diventare con opportuni interventi miracolosi, da spazio-rospo (con tutto il rispetto per lo splendido batrace) mercantile a spazio-principe educante: uno splendido megaportale culturale per una intera città.

Prendiamo però ora il caso di un edificio scolastico o di un cosiddetto campus esistente che abbia assodate certe caratteristiche e sia circondato da bei luoghi come biblioteche, teatri, musei, giardini, botteghe e laboratori. Bisogna aprirlo come una scatoletta e se la pianta lo consente, ridisegnare gli spazi prima gerarchicamente realizzati, eliminare scale e ascensori cercando di mantenere tutto in piano (per correre e saltare meglio già da dentro!), anche utilizzando rampe e piani inclinati.

Tanti ambiti aperti e collegati tra loro, tanto aerati e illuminati da sembrare più fuori che dentro, colorati e arredati fai da te, da voi da noi e da loro, in modo libero ed efficiente, non fisso, con l’apporto diretto di chi li vive e tanto flessibili da poterne mutare la forma e la mimesi cromatica in tempo reale come un vanitoso camaleonte educativo per le necessità del momento anche con l’aiuto di marchingegni e macchinette tecnologiche, aggeggi moderni e materiali naturali. L’uso collettivo del Portale per i momenti di partenza, condivisione e di riflessione a posteriori sulle attività da svolgere durante la giornata, la settimana o il periodo stabilito fa sì che debba prevedere spazi di aggregazione comodi e dotati di strutture adeguate a scrivere, leggere, fare rapide ricerche, raggrupparsi e dividersi per seguire ora un mentore ora l’altro ora un esperto ora l’altro.

Dal portale si diramano percorsi coperti o protetti di pedonali, ciclovie, acquavie, risciò, monopattini e pattini a rotelle, piccoli mezzi collettivi elettrici (come quelli inutili del golf) e stazioncine di bus ecologici o, più avanti nel tempo, piccole metropolitane di superficie connesse con la rete urbana principale, guidate e “segnate” ad esempio dai segni colorati che vedremo più avanti.
Rileggo con ansia fattiva dalle appendici del Manifesto della educazione diffusa: “La gestione e la fruizione dello “spazio fuori” è dunque un tema importante che viene negoziato con enti pubblici e privati per l’individuazione di luoghi di apprendimento ma anche di semplici luoghi-presidio che fungano da punti di riferimento per i ragazzi e ragazze e di percorsi dedicati a forme di viabilità leggera (piste ciclabili, zone pedonali, ecc.), affinché possano muoversi nel loro territorio in sicurezza e raggiungere sempre più autonomia. L’obiettivo è che il confine tra il tempo dentro e quello fuori la cornice scolastica sia sempre meno percepita, configurandosi tutto come tempo di vita piena. Naturalmente per questioni organizzative viene delimitato un tempo scolastico che prevede la presenza degli insegnanti e lo svolgimento di attività programmate e che rispetta la configurazione e la logistica della scuola di appartenenza. L’orario complessivo settimanale o plurisettimanale, nella fase transitoria, viene rispettato ma in situazioni particolari in accordo con le famiglie può essere rivisto in base alle esigenze dei progetti e delle attività.”

Giuseppe Campagnoli 6 Maggio 2022

APPENDICE

Articoli e scritti recenti sull’argomento:

https://www.cairn.info/revue-le-telemaque-2021-2-page-161.htm

https://educazioneaperta.it/fare-fuori-la-scuola-verso-leducazione-diffusa.html

La saga delle aspiranti città educanti

Mi sarebbe piaciuto veramente scrivere un articolo per smentire platealmente l’essenza del recente canovaccio della Commedia della città educante e il racconto non proprio edificante dell’articolo di qualche tempo fa intitolato “Buona educazione”. Debbo invece ribadire la sensazione che in Italia non si voglia affatto cambiare nulla in materia di educazione e anzi spesso si spaccino per innovazione, riforme e perfino annunciate rivoluzioni. Tutto ciò è invece solo un fare gattopardesco e tristemente conservatore che vede complici i mainstream politici, culturali, amministrativi e del variegato mondo mediatico, scrittorico, giornalaico e saggistico che si occupa di “scuola”. Ho avuto prove ad ogni angolo del nostro girovagare divulgativo reale o virtuale.Boicottaggi e ostacoli burocratici inventati o ingigantiti ad ogni piè sospinto dall’amministrazione scolastica e non solo. Virtuosi ed entusiasmanti esperimenti sono stati costretti ad interrompersi o a minimizzarsi con mille scuse istituzionali che vanno dalle paranoie sicuritarie ai cavilli di burocrazie d’altri tempi. L’unica consolazione resta comunque quella che gran parte del mondo degli studenti, degli insegnanti, dei genitori e di qualche illuminato consesso accademico stanno mostrando grande interesse e voglia di contribuire a propagare e avviare pratiche dell’educazione diffusa, malgrè tout, perfino passando dalle esperienze parentali o avviando sperimentazioni sottotraccia per infiltrarsi pro bono nel sistema istituzionale. Nonostante la pervicacia dei poteri, piccoli e grandi.

L’ultima perla, che tradisce tante affinità con la tragicomica commedia che ho voluto scrivere come un divertissement da castigat ridendo mores è il recente approccio con la realtà amministrativa di un comune vicino a dove risiedo che si era reso inopinatamente e fortemente disponibile ad accogliere una proposta di formazione e di presentazione dell’idea spingendosi anche a prefigurare delle prove suo campo, considerando nella fattispecie la vocazione culturale, storicamente consolidata, del municipio in questione anche con un prestigioso festival dedicato al teatro in piazza.

Sulla scia di città che hanno dato in precedenza tristi prove di scorrettezza istituzionale oltre che di pressappochismo culturale, tra cui posso ahimè annoverare anche luoghi e capoluoghi della mia regione le cui prodezze fanno parte delle storie raccontate nell’articolo citato in precedenza, o di gruppi e associazioni legati a città e contesti i più vari che ci hanno coinvolto in iniziative promettenti e poi sono invece sono sparite alla nostra vista insalutate e inspiegate ospiti (Ricordo tra le altre Venezia, Camerino, Asti, Trento, Pontedera, Genova…) anche questa bella (forse solo per i muri e la natura) città ci ha mollato senza alcuna spiegazione e motivazione. La sequenza dei fatti è indicativa.

Su invito di una nostra amica appassionata e veramente impegnata nel cambiamento radicale in ambito educativo abbiamo avuto un incontro con una assessora (oggi si scrive così) cui abbiamo, nel dicembre scorso, descritto l’idea e il progetto (tra l’altro asseriva di conoscerlo già) ricevendo un riscontro di interesse e l’invito a risentirci non più tardi dell’inizio dell’anno successivo (gennaio 2022). Sed fugit irreparabile tempus. Passano invano ulteriori contatti epistolari con ulteriore documentazione. Nessuna risposta, di nessun tipo in questi ultimi 4 mesi. Neppure ad una mia temeraria ma correttissima PEC!

Per tutto questo ho pensato di tornare a bomba, come si dice con una metafora non aggressiva, e oltre a pensare con Paolo Mottana ad ulteriori incontri organizzativi sul territorio e sessioni formative ed attive, ho già programmato la prima presentazione pubblica del “gioco” teatrale “La Commedia della città educante” come stigma del diffuso comportamento passivo o di fatto disimpegnato e conservatore in materia di educazione di chi governa gli stati, i territori, le città. L’evento è previsto per il 10 Giugno 2022 dalle ore 17,30 presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro. E non sarà solo una presentazione dell’ennesimo libretto.

https://facebook.com/events/s/presentazione-del-copione-de-l/725058361859694/

Accanto alla illustrazione del piccolo pamphlet ci sarà un riepilogo della nostra storia a partire dalla pubblicazione del Manifesto dell’educazione diffusa nel 2018 fino al racconto dello sbarco ufficiale e accademico dell’idea in una altro paese, la Francia con la pubblicazione, ora anche cartacea dello studio: “L’éducation diffuse et la ville éducatrice” nel N°60 della rivista accademica Le Télémaque, nel gennaio 2022.

https://www.cairn.info/revue-le-telemaque-2021-2.htm

Inviterò anche i sensibilissimi rappresentanti delle amministrazioni che dovrebbero occuparsi di scuola.

E pensare che, come scritto in un mio recente appello, realisticamente un cambio radicale e progressivo del paradigma educativo globale potrebbe modificare le idee su tanti aspetti della vita ed aiutare non poco a scongiurare o mitigare tanti di quelli che siamo soliti chiamare i mali del mondo. Senza passare per una educazione libera e diffusa non credo che le cose del mondo potranno mutare in positivo. Gli eventi di questi tempi ce lo mostrano con terribile evidenza.

Giuseppe Campagnoli 30 Aprile 2022

Foto di copertina ”La scuola del mare” Titti Tarabella.

L’educazione è alla base di tutte le idee.

Attraverso l’educazione è possibile costruire o ricostruire anche l’idea della pace e della guerra.

come della salute, dell’economia, della città, della natura, della politica della proprietà, della vita in generale ma la condizione fondamentale è che l’educazione avvenga principalmente attraverso l’esperienza e la vita stessa con una serie infinita di quello che io insieme ad altri prima di me ho chiamato lo choc educativo che avviene durante le tante  esperienze e le osservazioni,le ricerche, le incidentalità, gli studi e le restituzioni e condivisioni in corpore vivi che si esplicano attraverso un’intelligenza unica, multiforme e multisenso.  Il tutto nelle varie scene dell’apprendimento che vanno dal corpo alla natura, all’immaginazione  all’arte, alle storie tratte dalla realtà e dalla fantasia, dalla scienza che cerca e ricerca senza fine e senza dogmi,  dalla lingua che è pensiero e delle relazioni umane che non sono separate fra di loro ma rappresentano una interconnessione continua di contatti molteplici e  multiformi. 

Istruzione, addestramento, formazione sono invece le sovrastrutture parziali e strumentali dell’educazione che non può essere per sua natura codificata e cristallizzata in procedure ,programmi , valutazioni competenze e conoscenze determinate dai vari poteri dominanti più o meno sulla base di consensi discutibili quando non indotti o obbligati palesemente o subliminalmente. Conoscere, sapere  e saper usare liberamente la realtà e le storie, la creatività e l’immaginario in una accezione collettiva e cooperativa può mitigare e orientare in senso positivo gli stimoli naturali ai conflitti e all’aggressività   se il cosiddetto “mutuo appoggio” fondamentale in natura (cfr. Kropotkin)  lo diventasse anche per l’animale della specie umana. L’educazione può, nel tempo salvare il mondo, purché sia libera, diffusa e integrata nei diversi momenti e luoghi della vita, quasi istintiva, sicuramente incidentale. Ricordo un bel passo dell’introduzione  di Silvano Agosti al nostro pamphlet (Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli) : “Educazione diffusa.Istruzioni per l’uso” Lì la nostra città educante diventa società e mondo educanti. E anche ciò che scriveva Rousseau su dominio, proprietà, confini, ricchezza, povertà, sfruttamento e guerre  potrebbe passare sorprendentemente e finalmente dallo stato di utopia a quello di splendida, crescente realtà. Forse è per questo che pochi  audaci e illuminati vorrebbero dovunque mettere semi per rendere una quasi utopia una certa realtà in divenire. 

Ecco il passo conclusivo della lettera-introduzione di Silvano Agosti:

 “Miei cari Paolo e Giuseppe, la vostra richiesta di esprimere un mio pensiero in relazione al nuovo e complesso edificio educativo che insieme avete elaborato Educazione diffusa , fitto di proposte e di pensieri scolpiti nel buon senso e nella certezza che esista davvero la necessità e l’intenzione di “educare” l’Essere Umano, mentre a mio personale parere l’Essere Umano andrebbe nutrito e ospitato gratuitamente dai Governi e gli Stati del mondo. Soprattutto l’Essere Umano andrebbe lasciato in pace nel territorio di crescita che la natura gli offre ovvero il proprio DNA, oppure andrebbe lasciato libero nella pratica completa e totale del Gioco. Sì, sempre a parere strettamente personale, il  solo desiderio di ogni Essere che viene al mondo, per ora dalla nascita fino ai 5 anni di età, è unicamente quello di giocare, giocare e giocare.                                                                                                                                           Naturalmente se nell’infanzia i giochi saranno semplici, già dalla prima adolescenza ogni Essere Umano fruirà dei vari linguaggi creativi che traggono origine dal gioco ovvero la pittura, la danza, la musica, la letteratura, la recitazione, il cinema etc. come voi stessi proponete nel vostro progetto Educazione diffusa. Importante è che ognuno scopra la propria unica, rara e irrepetibile creatività finora completamente estinta da qualsiasi esperienza scolastica. Ovviamente gli adulti, che in genere riservano il loro tempo ad attività ricreative precostituite (poker compreso) o perfino a giochi d’azzardo, quale sia il solo Gioco cioè la creatività da cui l’Essere Umano non dovrebbe separarsi mai, non sanno più neppure che esiste. L’ideale quindi, come è previsto in modo specifico nel mio testo LETTERE DALLA KIRGHISIA, invece di qualsiasi edificio educativo, sarebbe di consentire agli esseri umani di recarsi ogni giorno nei parchi a giocare, più o meno fino alla soglia di età dei 18 anni. Cari Giuseppe e Paolo, un edificio giustamente va protetto nel corso della sua esistenza ed è giusto concepire restauri anche strutturali, come, di fatto, si rivela essere la vostra proposta di un’educazione “diffusa” che lentamente restaurerebbe una educazione “confusa” che dura ovunque da circa due secoli e mezzo. E’ importante, infatti, non dimenticare che l’educazione di massa ha origine nel 1700 e si sviluppa insieme alla nascita della società industriale. Oggi stiamo assistendo all’evidenza spettacolare ormai storica di una decadenza della produzione solo industriale dei beni (le città sommerse dal veleno dell’ossido di carbonio emesso durante la giornata da milioni di automezzi solo industriali, vedi rifornimenti energetici delle grandi industrie a base di carbonio, vedi nocività del cibo industriale etc.) Oggi quindi più che di restauri si dovrebbero progettare degli edifici assolutamente diversi e quindi già previsti dalla Natura. In uno dei miei dialoghi apparentemente surreali con una quercia, stupendamente alta oltre una ventina di metri, mi sono figurato di chiederle da quale processo educativo era nata tanta sua bellezza. E facilmente mi sono figurato che rispondesse “Tutte le istruzioni della mia educazione erano rinchiuse in una minuscola ghianda di qualche manciata di millimetri. La mia educazione fa rima con “inseminazione” ma oltre la minuscola ghianda ho fruito anche di nutrimenti preziosi a base di pioggia e di sole”. Desidero concludere questa mia riflessione epistolare proponendovi di immaginare che, forse, la crescita in libertà di ogni essere umano non dipende dal progettare nuovi e spettacolari edifici educativi, ma finalmente dalla decisione che tutti gli Stati e i Governi facciano ciò che avrebbero da sempre dovuto fare. Cioè? Cioè Stati e Governi fin qui soffocati dai privilegi e barricati dietro montagne di chiacchiere politiche, di leggi, leggine e leggette comunque mai rispettate, decidano di procurare a “tutti gli abitanti della terra, nessuno escluso, casa e cibo gratuiti”. Ma i fondi per tale buona e naturale azione di massa? Semplicemente prelevando il 22 per cento delle spese militari ovvero non una sorta di IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) ma una sorta di IVU (Imposta sul Valore   Umano).                                                                                                                          Solo così, cari Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli,sparirebbero immediatamente dal mondo le Guerre, il Denaro, la Prostituzione, le Droghe, il Lavoro obbligatorio e sparirebbero anche tutti i ragionieri, i genitori, gli insegnanti, gli educatori, i mariti, i preti, i medici, gli artisti da un Pianeta ormai e finalmente abitato solo da Esseri Umani. Un abbraccio da Silvano Agosti”

Si tratterebbe, in definitiva, di mettere in campo una sorta di rieducazione globale (non certamente in una accezione” cinese”!) fondata su una serie infinita di libere esperienze con mentori, esperti e maestri di mondo, realizzata permeando istituzioni, città, territori, non necessariamente  riformando con burocrazie e istituzioni  ma “infiltrando” i concetti e gli ambiti di istruzione, formazione, comunicazione con le idee e le pratiche già da tempo proposte e in parte anche “provate”  dell’educazione diffusa. Si attendono altri illuminati “spioni e informatori” della società educante oltre a quelli che sono già meravigliosamente all’opera in non poche realtà, anche sottotraccia.

Chissà che non si riuscisse a distinguere un briciolo di realtà dalle mille verità costruite, contrapposte come strumenti di potere e di controllo economico, politico e sociale. Chissà che lentamente le persone non si rendano conto che le loro convinzioni, a volte anche quelle apparentemente trasgressive o controcorrente, non siano invece indotte dall’ignoranza costruita su mille verità manipolate, sulle bulimie mediatiche e transmediatiche di social, giornali, tv, a senso unico (il mercato che li gestisce) dai pontificatori, frullatori di pensieri e di idee, sublimi confezionatori di brodi di notizie-fiction, filosofi, scrittori, reporter pro domo sua e mezzi busti d’assalto? Verità e dogmi di tutte le risme sono passati e si sono sedimentati per generazioni e vi passano ancora, attraverso la cosiddetta “istruzione”, pubblica o privata che sia, con i loro strumenti di controllo, classificazione , selezione e infine reclutamento tra le fila di chi ha o avrà potere sulla comunità e di chi obbedirà senza problemi alle leggi, alle notizie, ai racconti, alle favole terribili o seducenti costruite proprio ad usum delphini.

Probabilmente con una educazione profondamente e radicalmente diversa il pensiero critico e creativo sarebbe prevalente e porterebbe se non altro ad osservare la realtà senza schermi e schemi prefigurati e a farsi più domande ed esprimere dubbi più che certezze indotte e “guidate”. Ci vorrà qualche decennio ma ne varrà senz’altro la pena se si arriverà in tempo.

Giuseppe Campagnoli 20 Aprile 2022

Una città educante. La storia dell’educazione diffusa: 2007-2022

Aggiorno e sintetizzo,una storia pubblicata in diverse puntate. Educazione, architettura, città, pandemia, guerra, libertà, le parole chiave.

Tutto cominciò negli anni settanta, quando tra la progettazione di scuole materne, medie ed elementari ispirate a principi di apertura e di flessibilità degli spazi verso l’esterno, gli insegnamenti sulla città analoga che si autocostruisce collettivamente e determina il suo stile di Aldo Rossi, le letture di Ivan Illich e Paulo Freire e i ricordi personali della crescita in una scuola rurale con il metodo Freinet iniziò la mia storia di architetto, di insegnante e di direttore di scuole d’arte. Tanta strada da lì in poi fino alla pubblicazione del Manifesto della educazione diffusa e a tutto quel che ne è seguito.

La mia classe en plein air. Giuseppe Campagnoli 2013

Senza titolo.jpg

Avevo consolidato l’idea di cambiamento che era già in nuce nel libro “L’architettura della scuola” edito da Franco Angeli, Milano nel 2007. Il volumetto suggeriva, dopo anni di ricerche e progetti, una concezione innovativa degli spazi per l’apprendere. Era il momento di intraprendere la strada per un dibattito più ampio e, auspicabilmente, una sua sperimentazione concreta.

Senza titolo.png

  “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”.

“La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.”

 

 L’ incontro cruciale, dopo qualche anno e tante ricerche sul tema, con il professore di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca Paolo Mottana e la sua Controeducazione ha chiuso il cerchio magico della mia storia tra educazione ed architettura aprendo i “portali” dell’educazione diffusa.

Continua la lettura di Una città educante. La storia dell’educazione diffusa: 2007-2022

La commedia DELL’ARTE DI EDUCARE

Siamo di nuovo ad un triste déjà vu. Non sono bastati due anni di pene, di detti e contraddetti, di fanatismi, di pontificatori ad ogni angolo, di sette pedagogiche, di “chi più crede di avere più ne metta”. In mezzo insiste la protervia di un sistema scolastico, vecchio, classificatorio, mercantile, a tratti falsamente innovatore, che non perde occasione per boicottare od ostacolare ogni reale spinta di radicale e necessario cambiamento che non è la scuoletta nel bosco, il privato precettariato aristocratico o la misticheggiante paranoia di improbabili pedagogie che non vedevano l’ora di approfittare di paure, ignoranze, potenzialità di profitti.

Ho detto e ridetto quasi tutto sulla mia idea di educazione, condivisa e narrata con slancio insieme a Paolo Mottana, così come sulla mia idea di architettura. Entrambe le idee non sono solo le mie ma poggiano su solide spalle di tanti giganti. Purtroppo come ho già detto tante volte oggi più che mai su questi temi la confusione regna sovrana e la mediocrazia, con il parente stretto della meritocrazia, la fanno da padrone in ogni lido politico, anche degli apparenti (falsi e presenzialisti ad oltranza) progressisti. Non è un mio giudizio presuntuosamente tranchant ma solo un osservazione della realtà e del desolante vastissimo panorama dei troppi che dicono, ridicono, contraddicono e predicono. Non vedo all’orizzonte, in Italia e neanche altrove, tranne quei rari sublimi esperimenti in atto, un deciso orientamento verso una radicale mutazione dell’educazione e della concezione della città e dei territori. L’ ho scritto e detto ormai troppe volte e non intendo ripetermi. Non ho la verità in tasca ma ho una bella antologia ragionata di tante utili e geniali verità. L’ unica cosa che sono riuscito a fare, in parallelo con la mia operosa svolta, è stare a disposizione come volontario e modesto consigliere o meglio riconosciuto come mentore virtuale, e spero anche virtuoso, di chiunque, avendo approfondito il nostro progetto ormai più che esauriente nella sua narrazione, volesse provare l’educazione diffusa e pensare a trasformare territori e città in educanti.

Sono ancora in attesa di conoscere il destino di alcuni sassi lanciati ormai da qualche tempo oltre confine, che per ora constato essere stati accolti con interesse e curiosità, forse molto di più e molto più autorevolmente che in patria. L’ idea dell’educazione diffusa, nella nostra accezione di superamento della scuola-istituzione di oggi e del suo possibile intrinseco legame con la città e la vita reale ha suscitato sinceri moti di coinvolgimento e voglia di dialogo in quei lidi stranieri. Chissà che non fiorisca qualche bella rosa anche in trasferta! Il N° 60 della prestigiosa rivista Le Télémaque con uno studio sull’educazione diffusa, sofferto nella scrittura e nei numerosi “esami” redazionali superati, sta per uscire a giorni e diffonderà anche in Francia la nostra idea di educazione.

Mentre resta per me oggi un punto fermo: il detto “troppi galli a cantare non si fa mai giorno” è più che mai valido di questi tempi e un’idea essenziale come quella dell’educazione che non sia più identificata neppure per sbaglio o convenienza con una scuola come quella di oggi non potrà mai essere realizzata solo con piccole, parziali, velleitarie e a volte elitarie e presunte innovazioni, per quanto piene di volontà e di buoni propositi. Secondo me e secondo quanti hanno aderito alla nostra concezione di educazione, la strada è una sola perché sintesi consolidata e ragionata per tanto tempo di quasi tutte le buone idee e le buone pratiche della storia della pedagogia più coraggiosa e rivoluzionaria.

Balenano emozioni e memorie, trasfigurazioni di fatti e di idee in una specie di elucubrazione teatrale che rappresenti una storia di educazione, di città, di bambini e ragazzi, di adulti e luoghi della memoria e della esperienza vitale. Rileggendo con spirito trasgressivo e mutante una commedia di un noto sovversivo d’altri tempi mi è sorta una specie di ispirazione che potrebbe avere un bel seguito. Ho visioni di scene, di personaggi, di storie, di quinte e di racconti, disegni, musiche e danze che potrebbero rendere amusant e insieme éduquant un breve e plausibile racconto. Ci sono tipi come la Vergara che governa la scuola, il maestro Jean, le bande, il Borgomastro ed il Bidello, l’oste e il libraio, il vasaio e tanti altri ancora. Forse servirà più di tanti saggi e riassaggi dove ormai per quel che mi riguarda ho detto quasi tutto e che sarebbero inutilmente utili solo a chi non avesse avuto orecchie per udire e occhi per vedere. Ne ho contati di quei pamphletti da quando ho riposto il gesso, il compasso e la cattedra, tanti forse troppi, più di un centinaio, decisamente oltre il repetita iuvant. Ora mi taccio per un po’ e mi dedico al recitare e sceneggiare com’era nella mia inevasa passione giovanile. Avrete mie notizie prima o poi.

Ecco l’anteprima di un canovaccio che troverete anche qui: https://www.libreriauniversitaria.it/commedia-citta-educante-canovaccio-messa/libro/9791220353632

Argumento ed ordine della comedia

Son queste le materie principali intessute insieme ne la presente comedia:la protervia, l’insipienza,il dominio, la gaiezza, il sapere, l’erranza, la natura, la città.

In tristitia hilaris,in hilaritate tristis

Antiprologo

C’era forse abbisogna di codesta commedia? A questo punto s’immagina proprio di si. L’ autore e i suoi sodali anelano che le genti si cimentino nell’educarsi e nell’acquisir saperi e poteri andando, sbirciando e facendo, errando e speculando. In tempi di tante pestilenze nom val la pena carcerarsi e attendere ch il male trionfi. Vale allora sortire e muoversi a piccole bande per calli e campielli, per esedre e piazzette, corti e cortili, botteghe e chiostri, per tratturi e sentieri, per cupe e radure. Vale senza alcuna dubitazione aggrupparsi e cercare, dialogare e trovare il senso della vita e dei saperi sperimentando il bello e il brutto la scienza e la coscienza, la gramatica, il corpo e le liberalità. Orsù muoviamoci e partiamo per l’unica avventura plausibile e gaia dell’apprendimento. Alla malora gli accademici e gli scribi, i notabili e i notai o i falsi chierici novizi che imposero o ipocritamente mantennero, fingendo mutazioni virtuose, una schola reclusa e ad usum delphini.

Proprologo

Dove è ito quel furfante, schena da bastonate, che deve far il prologo? Signori, la comedia sarà senza prologo; e non importa, perché non è necessario che vi sii: la materia, il suggetto, il modo ed ordine e circonstanze di quella, vi dico che vi si farran presenti per ordine, e vi sarran poste avanti a gli occhi per ordine: il che è molto meglio che si per ordine vi fussero narrati. Questa è una specie di tela, ch’ha l’ordimento e tessitura insieme: chi la può capir, la capisca; chi la vuol intendere, l’intenda. Ma non lascierò per questo di avertirvi che dovete pensare di essere in una regalissima città indegna di cotali governanti. Questa casa di quinte che vedete cqua formata, guardatevi, pur voi, che non vi faccian vedovi di qualche cosa che portate adosso: — cqua costoro stenderranno le sue rete, e zara a chi tocca. Da questa parte, si va dalla Candelaia e poi dal Mentore Jean e dai sodali, quinci dal podestate che l’urbe governa e dalle bande delle genti honeste. Eccovi avanti gli occhii ociosi principii, debili orditure, vani pensieri, frivole speranze, scoppiamenti dipetto, scoverture di corde, falsi presupposti, alienazion di mente, poetici furori, offuscamento di sensi, turbazion di fantasia, smarrito peregrinaggio d’intelletto, fede sfrenate, cure insensate, studi incerti, somenze intempestive e gloriosi frutti di pazzia. Prosopopeia e maestà, infingarde promesse e coraggiosi aneliti di verità e saggezza. Vedrete come bande, mentori e mentòre addurranno al sapere picciole, piccili e grandi con gaiezza e naturalezza. Eccovi presente in questo nuovo mondo d’esperienza, un’acutezza da far lacrimar gli occhi, gricciar i capelli, stuppefar i denti, petar, rizzar, tussir e starnutare; eccovi un di compositor di libri bene meriti di republica, postillatori, glosatori, construttori, metodici, additori, scoliatori, traduttori, interpreti, compendiarii, dialetticarii novelli, apparitori con una grammatica nova, un dizionario novo, un lexicon, una varia lectio, un approvator d’autori, un approvato autentico, con epigrammi greci, ebrei, latini, italiani, spagnoli, francesi, posti in fronte libri. Ma pure quindi procedeno febbre quartane, cancheri spirituali, pensieri manchi di peso, sciocchezze traboccanti, intoppi baccellieri, granchiate maestre e sdrucciolate da fiaccars’il collo; oltre, il voler che spinge, il saper ch’appressa, il far che frutta, e diligenza madre de gli effetti. In conclusione, vedrete in tutto non esser cosa di sicuro, ma assai di negocio, difetto a bastanza, poco di bello e nulla di buono. Fino a quando non trionfi il sapere e il fare misti insieme in uno splendido florilegio di sensi, verbi e figure.

Per chi si impegnasse in un progetto di messa in scena a scuola, nel quartiere, nel condominio, in una associazione, a teatro c’è la possibilità di richiedere il copione in PDF scrivendo a: researt49@gmail.com

Giuseppe Campagnoli 9 Gennaio 2022

ReseArt Arte, cultura, educazione, politica, sociale e varia umanità

We use cookies to personalise content and ads, to provide social media features and to analyse our traffic. We also share information about your use of our site with our social media, advertising and analytics partners.
Cookies settings
Accept
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active

Privacy Policy

What information do we collect?

We collect information from you when you register on our site or place an order. When ordering or registering on our site, as appropriate, you may be asked to enter your: name, e-mail address or mailing address.

What do we use your information for?

Any of the information we collect from you may be used in one of the following ways: To personalize your experience (your information helps us to better respond to your individual needs) To improve our website (we continually strive to improve our website offerings based on the information and feedback we receive from you) To improve customer service (your information helps us to more effectively respond to your customer service requests and support needs) To process transactions Your information, whether public or private, will not be sold, exchanged, transferred, or given to any other company for any reason whatsoever, without your consent, other than for the express purpose of delivering the purchased product or service requested. To administer a contest, promotion, survey or other site feature To send periodic emails The email address you provide for order processing, will only be used to send you information and updates pertaining to your order.

How do we protect your information?

We implement a variety of security measures to maintain the safety of your personal information when you place an order or enter, submit, or access your personal information. We offer the use of a secure server. All supplied sensitive/credit information is transmitted via Secure Socket Layer (SSL) technology and then encrypted into our Payment gateway providers database only to be accessible by those authorized with special access rights to such systems, and are required to?keep the information confidential. After a transaction, your private information (credit cards, social security numbers, financials, etc.) will not be kept on file for more than 60 days.

Do we use cookies?

Yes (Cookies are small files that a site or its service provider transfers to your computers hard drive through your Web browser (if you allow) that enables the sites or service providers systems to recognize your browser and capture and remember certain information We use cookies to help us remember and process the items in your shopping cart, understand and save your preferences for future visits, keep track of advertisements and compile aggregate data about site traffic and site interaction so that we can offer better site experiences and tools in the future. We may contract with third-party service providers to assist us in better understanding our site visitors. These service providers are not permitted to use the information collected on our behalf except to help us conduct and improve our business. If you prefer, you can choose to have your computer warn you each time a cookie is being sent, or you can choose to turn off all cookies via your browser settings. Like most websites, if you turn your cookies off, some of our services may not function properly. However, you can still place orders by contacting customer service. Google Analytics We use Google Analytics on our sites for anonymous reporting of site usage and for advertising on the site. If you would like to opt-out of Google Analytics monitoring your behaviour on our sites please use this link (https://tools.google.com/dlpage/gaoptout/)

Do we disclose any information to outside parties?

We do not sell, trade, or otherwise transfer to outside parties your personally identifiable information. This does not include trusted third parties who assist us in operating our website, conducting our business, or servicing you, so long as those parties agree to keep this information confidential. We may also release your information when we believe release is appropriate to comply with the law, enforce our site policies, or protect ours or others rights, property, or safety. However, non-personally identifiable visitor information may be provided to other parties for marketing, advertising, or other uses.

Registration

The minimum information we need to register you is your name, email address and a password. We will ask you more questions for different services, including sales promotions. Unless we say otherwise, you have to answer all the registration questions. We may also ask some other, voluntary questions during registration for certain services (for example, professional networks) so we can gain a clearer understanding of who you are. This also allows us to personalise services for you. To assist us in our marketing, in addition to the data that you provide to us if you register, we may also obtain data from trusted third parties to help us understand what you might be interested in. This ‘profiling’ information is produced from a variety of sources, including publicly available data (such as the electoral roll) or from sources such as surveys and polls where you have given your permission for your data to be shared. You can choose not to have such data shared with the Guardian from these sources by logging into your account and changing the settings in the privacy section. After you have registered, and with your permission, we may send you emails we think may interest you. Newsletters may be personalised based on what you have been reading on theguardian.com. At any time you can decide not to receive these emails and will be able to ‘unsubscribe’. Logging in using social networking credentials If you log-in to our sites using a Facebook log-in, you are granting permission to Facebook to share your user details with us. This will include your name, email address, date of birth and location which will then be used to form a Guardian identity. You can also use your picture from Facebook as part of your profile. This will also allow us and Facebook to share your, networks, user ID and any other information you choose to share according to your Facebook account settings. If you remove the Guardian app from your Facebook settings, we will no longer have access to this information. If you log-in to our sites using a Google log-in, you grant permission to Google to share your user details with us. This will include your name, email address, date of birth, sex and location which we will then use to form a Guardian identity. You may use your picture from Google as part of your profile. This also allows us to share your networks, user ID and any other information you choose to share according to your Google account settings. If you remove the Guardian from your Google settings, we will no longer have access to this information. If you log-in to our sites using a twitter log-in, we receive your avatar (the small picture that appears next to your tweets) and twitter username.

Children’s Online Privacy Protection Act Compliance

We are in compliance with the requirements of COPPA (Childrens Online Privacy Protection Act), we do not collect any information from anyone under 13 years of age. Our website, products and services are all directed to people who are at least 13 years old or older.

Updating your personal information

We offer a ‘My details’ page (also known as Dashboard), where you can update your personal information at any time, and change your marketing preferences. You can get to this page from most pages on the site – simply click on the ‘My details’ link at the top of the screen when you are signed in.

Online Privacy Policy Only

This online privacy policy applies only to information collected through our website and not to information collected offline.

Your Consent

By using our site, you consent to our privacy policy.

Changes to our Privacy Policy

If we decide to change our privacy policy, we will post those changes on this page.
Save settings
Cookies settings
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: