Che bel castello…poteva essere.


Inaugurazione de che?

La notizia di questo “evento” merita di ricordare una storia emblematica e purtroppo ricorrente e assolutamente multipartisan nell’ Italia dell’abbandono progressivo di beni storici e artistici e spreco di risorse pubbliche. Questa storia che si intreccia con la mia biografia e la mia vecchia professione, tanto amata e tanto odiata, è tornata in evidenza di recente, in occasione di una improbabile “riapertura” con tanto di mirabolante festino paesano. Il mio excursus non entrerà nei dettagli politici e del contenzioso legale perché quello che interessa è raccontare invece le trasformazioni del manufatto nel tempo e il suo stato attuale.
Il monumento, un forte del sistema difensivo duecentesco del Comune di Recanati verso Osimo costruito sulle rovine del
castrum Montali, la fortificazione fu ristrutturata e rinnovata dal 1405 per tutto il XV secolo con l’aggiunta della torre centrale in funzione di avvistamento per la guarnigione già presente. Il castello divenne una vera e propria rocca con cassero e rivellino. Si trasforma nel tempo, venute meno le esigenze difensive, in borgo rurale a partire dal seicento e le tracce di sedime delle abitazioni all’interno della corte
sono solide, evidenti e fanno parte integrante della storia del
manufatto. Permane nell’ottocento il borgo con 29 famiglie di artigiani, braccianti e filatrici più la parrocchia. Il borgo murato è completo a
metà ottocento ma viene demolito negli anni successivi secondo la perniciosa filosofia conservativa e purista del tempo. Restano tracce del sedime e rari documenti catastali gregoriani della struttura interna della cortina abitata. Una foto del 1920, dopo alcuni interventi di
consolidamento e restaurostatali e comunali otto-novecenteschi (compresa la rampa d’accesso) mostra ancora un corpo (la chiesa) interno alla cinta muraria poi demolito insieme ad altri.


L’idea di un recupero possibile nel lontano 1987 venne proposta
all’allora Amministrazione del Comune che la accolse con qualche ambiguità e con qualche riserva ma la fece sviluppare fino a che non
divenne un progetto vero e proprio con tanto di approvazione, dopo varie vicende burocratiche, della Soprintendenza competente.
Già nel Giugno del 1988 venne eseguito a cura dello studio Fiumani di Osimo lo studio geognostico per le opere di consolidamento con tanto di suggerimenti operativi. Nel 1990 a progetto definitivo completato arrivò il parere favorevole della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici con alcune prescrizioni utili alla realizzazione delle opere, ed una sorprendente indicazione di mantenere la rampa di accesso in muratura (novecentesca) forse perché realizzata a suo tempo proprio su progetto di quell’ufficio.

Il progetto completo di preventivi particolareggiati, di diagnosi e
cura dei dissesti, di particolari costruttivi di strutture murarie,
arredi fissi e mobili e impianti tecnologici, compreso un
plastico in legno, fu consegnato definitivamente al Comune. Ma dell’esecutivo, dopo alterne vicende burocratiche, che non sto per
pudore ad elencare, non si fece nulla.
Il disegno di consolidamento, restauro e riuso prevedeva di
destinare la struttura a botteghe artistiche ed artigiane,
una ludoteca pubblica e un centro di documentazione sulle
architetture fortificate. L’impianto avrebbe dovuto essere integrato, nella corte, da strutture prefabbricate in legno che avrebbero riprodottola fisionomia del vecchio borgo sorto all’interno delle mura tra il 1500 e il 1800. Parteciparono al progetto anche il compianto noto artista Loreno Sguanci che disegnò una scultura-stele simbolica
da porre all’esterno della cinta muraria e l’azienda iguzzini che offrì un progetto di illuminazione con tanto di verifica illuminotecnica computerizzata. Un parere estremamente utile e lusinghiero per i due giovani progettisti fu espresso in una lettera dall’Arch. Faglia
consulente del FAI e dell’Istituto Italiano dei Castelli che lo visitò insieme al principe di Galles (oggi re Carlo d’Inghilterra) in un viaggio a
Recanati. Collaborarono ufficialmente al progetto redatto dagli architetti Giuseppe Campagnoli e Giancarlo Stohr, gli studenti universitari Marco Campagnoli e Andrea Pieristè per la parte di rilievo e rappresentazione grafica. Nel 1991 Giuseppe Campagnoli, Marco
Campagnoli, Marco Moroni e Giancalo Stohr scrissero una monografia sul manufatto “Le mura del castello di Montefiore di Recanati” per la collana “Le Mura delle Marche” diretta da Gianni Volpe e pubblicata da Editrice Fortuna di Fano.
I progettisti attesero, dopo la consegna degli elaborati, il via della fase esecutiva che non venne mai e, alla fine, intentarono causa al Comune
per ricevere almeno la loro parcella, sostenuti, tra l’altro, anche dalla trasmissione radiofonica Radio Zorro di Oliviero Beha. Ebbero, dopo
una trattativa durata quasi un decennio, un compenso inferiore a quello da tariffa e in gran parte assorbito da legali e spese.


Le amministrazioni succedutesi nel tempo, pur avendo già un progetto pagato (nella sostanza valido anche dopo decenni per la sua attualità, soprattutto nelle destinazioni d’uso previste), da cui ripartire per il restauro e riuso del castello, diedero incarichi ad altri professionisti
suscitando anche l’attenzione della Corte dei Conti che dovette intervenire con gli esiti noti. Successivamente, alla fine degli anni ’90, furono effettuati alcuni minimi interventi per un uso parziale come teatro all’aperto e per l’accessibilità alla torre maestra. Pare che non siano stati effettuati interventi definitivi di consolidamento totale e finale del complesso a tutt’oggi. Oggi si torna a parlare del castello: si ha notizia di fatto di un ulteriore degradamento di un manufatto storico a teatrino identitario di grottesche kermesses bigotte, paraculturali e folkloristicamente offensive del valore architettonico e delle reali potenzialità di un possibile vero luogo di educazione e cultura che avrebbe meritato ben altro.
Il peggio del peggio di quanto non si sia fatto in passato.

Qui l’articolo, tra il lusco e il brusco, di ieri 8 aprile sulla rivista “Il cittadino di Recanati” come nota del movimento “Vivere Recanati” che ha evidentemente un po’ la memoria corta sulle vicende centrali e determinanti di tutta la storia anche attuale.

RECANATI – Riapre il Castello di Montefiore. Evviva! Siamo tutti felici: per Montefiore, per Recanati e per il territorio, per un pezzo di storia e di architettura che tornano a vivere. C’è voluto tanto tempo, c’è voluta l’opportunità del PNRR, c’è voluta una attenzione ed un lavoro costanti che ha coinvolto più amministrazioni, l’attuale e le amministrazioni Fiordomo e Bravi. Come era già avvenuto per l’apertura del campetto polivalente e della struttura nel Rione Mercato (Club Aquila), rimesso a nuovo grazie ai fondi del PNRR, anche in questo caso leggiamo e ascoltiamo dichiarazioni trionfalistiche senza alcun riferimento alla storia di questo recupero, senza alcun riconoscimento e merito a quanti si sono concretamente spesi per raggiungere gli obiettivi.
Il sindaco Pepa taglia il nastro in pompa magna, ma dimentica (o forse tralascia di ricordare) che ha solo tirato un calcio di rigore a porta vuota. Su questo fronte possiamo solo augurarci che, in futuro, si dimostri un atteggiamento più corretto sotto il profilo istituzionale e politico.La vicenda del Castello di Montefiore è lunga e densa di difficoltà; lo sa bene il sindaco Pepa e alcuni amministratori dell’attuale giunta che hanno fatto parte dell’amministrazione Corvatta. Mentre ci si adoperava per sistemare mura e merli del Castello, emersero problemi geologici che portarono l’allora dirigente Arch. Sensini ad interessare il geologo Fiumani e gli ingegneri Paolo Bravi e Davide Chiodi. Il Castello, dopo i primi rilievi che evidenziavano smottamenti del terreno, non potè più essere utilizzato e fu predisposta dall’arch. Paduano, subentrato a Sensini, una messa in sicurezza per garantire il regolare svolgimento della Sagra della Polenta ed altre attività all’esterno. Poi il nuovo studio del geometra Patrizietti e la ricerca di fondi per ottenere quello che nel frattempo è divenuta la vera priorità: rendere stabile il Castello, risolvendo la questione dell’infiltrazione delle acque e il dissesto idrogeologico. Per questo intervento la precedente amministrazione ha intercettato fondi per 600 mila euro, poi, grazie al PNRR, sono si sono ottenuti ulteriori 1,850 milioni per il recupero complessivo. E nel frattempo, con un accordo urbanistico al quale lavorò l’assessore Michele Moretti, si riusciva a realizzare anche l’area del parcheggio. Tutti passaggi che crediamo vadano doverosamente ricordati per comprendere la complessità dell’opera e l’impegno necessario per portarla a termine. La riapertura è un momento importante, che va celebrato. Poi, sarà necessario sostenere adeguatamente il Comitato di Quartiere, perchè serviranno risorse economiche e progetti per sostenere l’impegno e alimentare l’entusiasmo iniziale. Una visione a lungo termine che l’attuale amministrazione Pepa non sembra in grado di mettere in campo. Vedremo.”

Non abbiamo altro da dire se non lasciare ad ulteriori posteri un’ardua, decisamente ardua sentenza e ripetere la frase di qualche tempo fa che la dice lunga sulla politica, gli sprechi finanziari, le mediocrità sociali e pure culturali: “Le amministrazioni succedutesi nel tempo, pur avendo già un progetto pagato (nella sostanza valido anche dopo decenni per la sua attualità, soprattutto nelle destinazioni d’uso previste), da cui ripartire per il restauro e riuso globale del castello, diedero incarichi ad altri professionisti di tutti i tipi….”che di fatto si limitarono a palliativi e interventi ininfluenti rispetto al ruolo possibile di uno straordinario manufatto).

Se mala tempora olim currebant, hodie malissima tempora currunt.

Eppure credo ci siano tanti giovani architetti non mercantili preparati e di sicuro culturalmente adatti a riprendere in mano un racconto di restauro e rivitalizzazione di un bene archittettonico meritevole sicuramente di meglio.

Giuseppe Campagnoli Aprile 2026


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