E’ in disponibile gratuitamente su iTunes Store ed iBook store l’antologia “Ritagli” di Giuseppe Campagnoli. Il volumetto raccoglie articoli, lettere e saggi pubblicati su La Stampa e Educationdue.0 tra il 2010 e il 2015.
E’ in disponibile gratuitamente su iTunes Store ed iBook store l’antologia “Ritagli” di Giuseppe Campagnoli. Il volumetto raccoglie articoli, lettere e saggi pubblicati su La Stampa e Educationdue.0 tra il 2010 e il 2015.
All’indomani di ennesime elezioni ritorna in mente questa amara considerazione sui costumi degli italiani che non mutano mai.
-Ma qual è oggi la “classe ristretta” di cui parlava Leopardi nel 1824? E chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo “nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire”? Ci sono nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi come tutti con fatica il pane quotidiano! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza. Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si adula nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttore di molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa, i pulpiti pieni di invettive, insulti, minacce e bugie.
Gli italiani sedicenti onesti e cittadini “per bene” sono questi, mentre di quelli che sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco o diventano gli oggetti di carità ed elemosina mentre chi si è procurato ricchezze quasi sempre sfruttando gli altri predica la tolleranza e la solidarietà, ma anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse anche a chi non le ha mai pagate, il liberismo invece del liberalesimo, il populismo al posto della democrazia partecipata. E’ nel fondo di questi nuovi tribuni, sempre più ricchi, non c’è traccia dei concetti di libertà, eguaglianza e fraternità, concetti che anche Leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia come esempio di modernità. Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza quando questa è plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare le minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi “oppi dei popoli” che citava Leopardi: ..le chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli.
Il vero dramma e la vera farsa è che oggi quella classe ristretta se possibile cinicamente ipocrita “delle feste, degli spettacoli, delle chiese e dei comizi urlati” nonchè delle risse televisive e dei socialnetworks, è stata indotta a crescere fino a diventare la metà degli italiani, che sono poi quelli che non votano o, volte, votano per i tribuni populisti. Per la verità è stata in crescendo fin dal nostro vergognoso ventennio di inizio secolo, attraverso cinquant’anni di emblematica classe di governanti dedita a quelle perniciose conversazioni ed un ultimo lustro in cui si è assistito al sublimato di questa società ristretta che ha occupato i salotti reali e virtuali, le aule, i parlamenti come non mai, come se i ”lumi” positivi della morale si fossero definitivamente spenti nel giubileo del danaro, delle feste, delle chiese, dei furbi e dei corrotti. Ne è scaturito un vezzo prevalentemente italico dell’effimero in tutte le manifestazioni della vita privata e anche pubblica. Si è consolidato un adattamento di tutta la penisola alle superficiali poche antiche cattive abitudini ed agli ozi del mezzogiorno d’Italia che in questo si è completamente adagiato nel tempo consentendo una seconda definitiva conquista da parte dei poteri forti e del malaffare. Queste sono le nuove “chiese, feste e comizi” che rappresentano il sublimato della violenza del conversare e l’intolleranza palese o sottintesa verso gli altri si moltiplicano nella carta stampata, nella televisione, nei bar, nelle liti condominiali, nei social, nelle tribune politiche come se fossero aspetti naturali della vita.
Un omaggio a BB King da un appassionato di blues. Improvvisazione del 15 Maggio 2015 con chitarra Eko semiacustica e software Apple Garageband.
Recanati sparita. Su RadioErre Recanati, nella rubrica Appuntamento con l’arte a cura di Nikla Cingolani, è andata in onda l’ultima puntata di “Recanati sparita”. Un colloquio informale e non paludato, una specie di autobiografia architettonica minimale attraverso i luoghi della città leopardiana. In anteprima proponiamo il cortometraggio realizzato dall’autore e che farà da sfondo narrativo all’intervista. Si sono fatti cenni alla crescita disordinata e speculativa della città, si è citata qualche rara eccezione che conferma la regola percorrendo aneddoti su alcune architetture che hanno attraversato in qualche modo la vita dell’autore: Villa Gigli, il complesso dei Cappuccini, l’edilizia popolare dei primi del ‘900, l’edilizia rurale e, da ultima ma non ultima l’architettura per le scuole che tanta parte ha avuto nella mia formazione professionale. Colgo l’occasione per un ringraziamento e un ricordo ai miei colleghi ed amici Paolo Basilici, Sergio Tarducci, Anacleto Sbaffi, Sandro Scarrocchia, ai miei maestri Roberto Pane, Aldo Rossi e Uberto Siola e, con affetto insostituibile, al mio compianto fratello Alfredo. E grazie a chi ha avuto la pazienza di ascoltarci.
Giuseppe Campagnoli 14 Maggio 2015
Printemps in Trieste. Video e musiche di giuseppe campagnoli per ReseArt.Trieste ventosa e piovosa. Trieste lenta e frenetica. Trieste retro e moderna. Trieste italiana e no. Trieste melanconica e festante. Trieste delle lingue delle facce. Trieste dei luoghi doversi ed eguali. Trieste dei librai e dei rigattieri. Trieste dell’armonica e del rock. Trieste della libertà e delle prigioni, della vita e della morte.
Giuseppe Campagnoli Aprile 2015
Partecipa al workshop prodotto da ReseArt! Contribuisci per aiutarci a realizzarlo!
Il seminario è previsto per Settembre 2015
Per iscriversi o contribuire:
Per introdurre prossimi interventi, quasi autobiografici, sull’architettura ripropongo un passo significativo da “Questione di stile” libello per l’architettura e “contro ” gli architetti.
“Il territorio è nelle mani degli endemici geometri e di troppi architetti e ingegneri ormai rassegnati a fare di tutto assecondando committenze pubbliche o private, imprese o speculatori protervi ed ignoranti di storia, di compatibilità vera e finanche di economia!
Rara è l’architettura che rifiuta di essere corpo estraneo per moda o per tensione esibizionista all’originalità ed al “fanta building”.
La società non ha bisogno delle archistars. Sono loro che ne hanno avuto bisogno e l’hanno sfruttata e turlupinata.
In qualche paese, diventano senatori honoris causa anche gli architetti del mercato globale. Allora si capisce l’antica provocazione di Caligola!
E’ un po’ come nelle altre arti, dove il mercato decide quali forme siano buone e quali cattive, quali valgano e quali no generando fratture nette col passato, revivals, neocorrenti,epigoni ad ogni angolo,eclettismo di bassa lega e soprattutto grandi bluff .
L’architettura è la più visibile ed è insieme anche la più sociale e fruibile delle arti, poichè ci si vive e ci si muore, ci si cura, ci si apprende, ci si lavora, ci si diverte, ci si comunica. Che allora, oggi non si meriti uno stile contemporaneo è un vero peccato.
Numeri da pandemia in Italia (senza contare geometri, ingegneri, periti edili, periti agrari…)
Italia 147.000 architetti su 60 milioni di abitanti: 1 ogni 400
Germania 101.000 su 82 milioni: 1 ogni 800 circa
Spagna 51.000 su 47 milioni: 1 ogni 921
Regno Unito 33.500 su 61 milioni: 1 ogni 1800
Francia 30.000 su 65 milioni: 1 ogni 2200″
Tutto questo, perpetrato all’ennesima potenza in un paese fragile come l’Italia ha provocato più danni che in altri paesi, maggiormente attenti all’architettura o meno dotati di patrimoni storico artistici in cui inserire nuovi manufatti.
Proprio dare i numeri, anche in senso figurato. Questo mi pare sia il risultato della consultazione ministeriale “ciceroprodomosua” della Buona Scuola. Cosa ci si aspettava che dicessero i docenti? E i genitori? E i Presidi? E le associazioni di docenti tese spasmodicamente, a parte rare illuminate eccezioni, ad aumentare gli orari delle loro classi di concorso? Ricordo che fosse più attendibile e anche meno superficiale la famigerata consultazione del ministro Berlinguer che ne ebbe anche a soffrire! Mettendo insieme le priorità espresse dai vari interlocutori viene fuori poco e sarà il Governo a fare quello che vuole insieme a Confindustria che tanto pare apprezzare il magico e “rivoluzionario” new deal. L’edilizia scolastica viene lasciata a parte come se non fosse determinante per una buona scuola. Ah già! ma lì ci sono un miliardo di Euro! Sapete che gli investimenti corrispondenti sull’architettura scolastica di altri paesi in Europa (quelli che contano) sono circa 15 volte di più? Con un miliardo si riesce a mala pena ad intervenire seriamente, tra nuovi edifici, ristrutturazioni e messa in sicurezza (pro tempore..) su non più di un migliaio tra 42.000 edifici!
Ma questo è un discorso a parte di cui abbiamo trattato più volte. I numeri della scuola sono comunque significativi per descrivere schizofrenie, corporazioni, carenza di consapevolezza pedagogica e di equità sociale, stereotipi e burn out, assemblearismo endemico, demagogia e assistenzialismo. L’equità e il diritto allo studio sono un’altra cosa. Passano attraverso il rigore, la serietà, le pari opportunità e la giustizia che, a loro volta passano attraverso una preparazione solida ed una vocazione eccezionale di docenti e dirigenti scolastici!
Non mi pare che si possa rifondare la scuola interpolando i dati contraddittori che ho letto. Non credo sia possibile senza le risorse adeguate con investimenti di almeno il 4% del PIL nel segmento primario e secondario solo per rimettersi in carreggiata. Qualcosa comunque si può dire e, leggendo in diagonale e molto tra le righe, qualche proposta di buon senso appare.
Alcune brevi note sui suggerimenti che si ritengono parzialmente positivi (come facemmo per il documento programmatico da noi chiamato “voglio ma non posso“) per ciascun macrocapitolo del report.
La grafica della pagina finale pare emblematica e ahimè profetica: è l’immagine una bolla di sapone? Speriamo con tutte le forze che non lo sia davvero. E speriamo che ci si metta a lavorare rapidamente e per gruppi presi dalla trincea di docenti, presidi ed esperti militanti come si fece virtuosamente ai tempi di Brocca che realizzò un ottimo lavoro, cooptando gente della scuola nel lavoro diretto di riforma, vanificato però poi dalla maledetta consuetudine distorta dello sperimentare in eterno!
Per la scuola meglio questa immagine…
Presto un excursus della recente storia architettonica della città di Recanati, attualmente tornata agli onori della cronaca, della cultura e dell’arte per i meriti di tanti suoi concittadini illustri. Parleremo brevemente delle trasformazioni del tessuto e della fisionomia della città dalla fine dell’800, l’ultimo secolo, a mio avviso, insieme al primo trentennio del’900, di vera organica architettura, contraddistinta da stili riconoscibili, in Italia come altrove. Se ne parlerà non nei termini desueti dell’urbanistica ma in quelli del disegno urbano, termine che ha più a che fare con l’architettura e l’arte che con l’economia e la burocrazia.
Potrete seguire il saggio su questo blog e, in forma di intervista all’inizio del nuovo anno, sulla storica radio di Recanati: Radio Erre.

In una disquisizione sull’architettura moderna tra il mio amico di Nantes Denis Brochet e un mio conoscente JP Cornill de La Boule (località balneare bretone prestigiosa per i parigini, tipo quelle della Versilia o la costa ligure sebbene fondata da mercanti di schiavi..) è scaturito uno scambio di opinioni sull’edificio del tribunale di Nantes ad opera dell’archistar (ancora!) Jean Nouvel di cui vi offro la mia versione (in francese). Alla fine il Sig. Cornil mi ha inviato una specie di presentazione compromissoria sulle “scalinate” nel mondo, Non male! Meglio raggiungere la natura che brutti edifici!
“Le tribunal de Nantes: une histoire pas seulement d’architecture
Libération écrivait sur l’esthétique carcérale du tribunal de Nantes et sur la symbolique pesante.
La justice ou la répression?
La transparence est blessée par le noir et l’obscurité et enfermée par les barreaux d’une prison ante-litteram.
Jean Nouvel, Renzo Piano, Rogers, Gery, ne sont pas mon idéal d’architecture. Ils sont des constructeurs de machines mirabolantes: ni d’architecture ni d’art.
Ils sont aussi les “archistars” du marché, les mauvais épigones de Mies Van der Rohe, Gropius et Le Corbusier et les partisans d’un discutable néorationalisme et d’une technicité contemporains.
Pour moi l’architecture est terminée dans les premières années du XIX ème siècle.
L’architecture, comme l’art, doivent etre emphatiques, à l’échelle humaine, vivables et accueillants.
L’architecture n’est pas le manifeste de la mégalomanie et du narcissisme des architectes!
Sur le blog.des-tours-de-france on peut lire “Son architecture simple exprime la force, supposée vertu de la justice, et utilise la transparence par de grandes parois vitrées, autre nécessité de la justice. La couleur extérieure dominante est le noir, et Jean Nouvel a utilisé, dans un style moderne, les formes classiques du péristyle et des colonnes. Les salles d’audience sont en bois rouge. Je n’aimerais pas être justiciable en ce lieu, je trouve cet endroit oppressant est ce peu être volontaire, le noir tant extérieur qu’intérieur marié avec le rouge sang des salles, mais aussi des moquettes en étage me donne une étrange sensation…”
J’ai trouvé la lettre d’un cher ami nantais, qui m’a inspiré cette réflexion, très “constructive” et “poétique”. C’est vrai: le Tribunal de Nantes est une architecture sans hormone mais aussi sans humanité et sans esprit: une machine à juger (au contraire de la “machine à habiter” de LeCorbusier), un espace absent et vague.
Si l’architecture et l’art doivent avoir une fonction de communication et d’usage esthétique et humain, le tribunal de Nantes est une boite et une bete noire! L’architecture publique doit protéger, réconforter, guider et se faire reconnaitre en dialoguant avec les architectures historiques, la ville et la nature. L’architecture doit provoquer empathie et sympathie, et non pas aliénation ni sujétion ou indifférence.
Je suis d’acord: il faut le détruire comme beaucoup d’autres mauvaises architectures en Europe et dans le Monde désormais globalisé pour le mal. Ma pioche est prete! Parfois le fait de penser une architecture et de la dessiner avec un CAD plutot que avec la main, produit des prisons au lieu d’un batiment scolaire, d’un tribunal, d’une église!”
Giuseppe Campagnoli, Novembre 2014
Pubblicato sulla rivista Education2.0 Edizioni RCS l’articolo sul dibattito recente in merito all’edilizia scolastica in Italia.
Il link è questo.
Storie e canzoni di cantautori marchigiani non professionisti.
Le Marche che scrivono e cantano per passione: un libro, un cd, un evento.
Si avvicina la scadenza per le iscrizioni. Il 15 Dicembre 2014 il termine ultimo!
Ecco il link per il form da compilare e inviare a soloperpassione.researt@gmail.com.
Cantautori marchigiani “soloperpassione” vi aspettiamo.
Un favoloso giovine: Leopardi fra emozioni e contrasti
Immagine dell’ANSA (tratta dal film “Il giovane favoloso”, 2014)
Un reportage di impressioni da Venezia. Fundamentals of architecture 2014.La Biennale de la non-architettura?

La Rivista dell’istruzione N°4/2014. Maggioli Editore Rimini. Un Focus autorevole sull’edilizia scolastica. Intervento di Giuseppe Campagnoli: “Aule senza confini”.