Pubblico impiego: il paese dei balocchi.
Non solo oggi che siamo in tempi di crisi ma da molto tempo il cumulo di attività pubbliche e private è iniquo e discriminatorio. Vi è un altissimo tasso di disoccupazione tra laureati e diplomati e non si può sostenere che chi ha già un impegno pubblico svolga, in genere con grande discapito per l’efficienza e l’efficacia del suo compito al servizio dei cittadini, anche una libera professione per la quale, tra l’altro, paga risibili contributi previdenziali e assistenziali usufruendo di quelli da statale. Soprattutto nella scuola questo fenomeno è scandaloso. Docenti architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, iscritti anche ad un albo professionale che molto spesso danno il minimo all’insegnamento, si fanno confezionare orari ad hoc, sommano assenze e ritardi e sottraggono molto tempo e attenzione al loro compito istituzionale. E’ ora che si faccia una legge per impedire tutto ciò, senza deroghe o scappatoie! La scusa della libertà di espressione e del valore aggiunto che si porterebbe all’impiego pubblico (soprattutto la scuola) è solo una foglia di fico. La letteratura e la cronaca sono piene di abusi e di storie che provano il danno che si verifica nel servizio pubblico da attività svolte di fatto part-time sottraendo gran parte della risorsa umana al servizio ai cittadini.
Giuseppe Campagnoli per ReseArt
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