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Pubblico impiego e il paese dei balocchi. Petizione morale.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

 

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Pubblico impiego: il paese dei balocchi.

Non solo oggi che siamo in tempi di crisi ma da molto tempo il cumulo di attività pubbliche e private è iniquo e discriminatorio. Vi è un altissimo tasso di disoccupazione tra laureati e diplomati e non si può sostenere che chi ha già un impegno pubblico svolga, in genere con grande discapito per l’efficienza e l’efficacia del suo compito al servizio dei cittadini, anche una libera professione per la quale, tra l’altro, paga risibili contributi previdenziali e assistenziali usufruendo di quelli da statale. Soprattutto nella scuola questo fenomeno è scandaloso. Docenti architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, iscritti anche ad un albo professionale che molto spesso danno il minimo all’insegnamento, si fanno confezionare orari ad hoc, sommano assenze e ritardi e sottraggono molto tempo e attenzione al loro compito istituzionale. E’ ora che si faccia una legge per impedire tutto ciò, senza deroghe o scappatoie! La scusa della libertà di espressione e del valore aggiunto che si porterebbe all’impiego pubblico (soprattutto la scuola) è solo una foglia di fico. La letteratura e la cronaca sono piene di abusi e di storie che provano il danno che si verifica nel servizio pubblico da attività svolte di fatto part-time sottraendo gran parte della risorsa umana al servizio ai cittadini.

Giuseppe Campagnoli per ReseArt

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Scuola, scuola!

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

porta della scienza

L’ennesima riforma scolastica? Questa volta si parla anche di orario dei docenti.
Il problema è semplice. Si propone di estendere l’orario “certo” dalle 18 ore alle 36 ore settimanali. Nulla di male se poi questo orario corrispondesse a quello attualmente in vigore tra lavoro certo (lezioni e riunioni obbligatorie) e sommerso (preparazione, correzioni compiti etc..) e nulla di male se lo stipendio mensile diventasse di livello europeo. Ma sarà poi così? O sarà l’ennesimo taglio infingardo ad uno dei settori strategici per una nazione che vuol crescere, abbassando ulteriormente qualità e rigore? Da ex studente e docente (oltre 40 anni ) e infine dirigente scolastico (17 anni) ammetto che è necessaria ed urgente una riforma del sistema anche per quel che riguarda la carriera dei docenti ma dico altresì che occorre osservare e trasformare tutto il campo e non i singoli orticelli. Abbiamo assistito ai balletti sulla scuola negli ultimi quarant’anni di riforme annunciate, false riforme, restaurazioni e promesse di rivoluzioni sottili. Se i nuovi rottamatori facessero sul serio dovrebbero riflettere sul fatto che nei paesi europei più avanzati e di buon senso in fatto di scuola fare il docente è una professione ambita perchè frutto di una preparazione e selezione adeguata, dotata di mezzi abbondanti e di emolumenti, a parità di impegno e competenze, corrispondenti a quasi al doppio di quelli italiani. Cosa si vuol fare? Si vuole mettere in campo l’ennesima guerra tra poveri e continuare a far credere ad una opinione pubblica analfabeta che il mestiere della scuola è quello che può godere di tre mesi di vacanze? Oppure si deciderà di mettere le mani veramente nella cultura e nell’istruzione italiana una volta per tutte?

Giuseppe Campagnoli

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Ecomomia Educazione Scuola Sociale

Il dovere di sognare.

di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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École maternelle publique “Les Petits Moineaux”- Rue Gray, 126 – Ixelles (Bruxelles)

Nel ricordare il geniale maestro Manzi, da uomo che ha passato una vita nella scuola, non posso non pensare ai danni irreparabili che sono stati fatti negli ultimi quarant’anni. Mi rimprovero, da docente e da dirigente di non aver combattuto abbastanza per il diritto negato ad una scuola più rigorosa, più seria e quindi più efficace, contro riforme pensate da tecnici e politici incompetenti e/o in mala fede. Il pernicioso analfabetismo funzionale di cui soffre oggi un’ampia fetta della popolazione italiana diffonde i suoi effetti nefasti sulla concezione della vita, sul lavoro, sulla capacità imprenditoriale, sull’autonomia di giudizio, sul voto e su molti altri aspetti della vita. Ma soprattutto incide in modo pericoloso sulla percezione della democrazia e della libertà. Ho vissuto il troppo letterariamente abusato sessantotto in modo critico, grazie al mio carattere da “bastiancontrario riflessivo” e credo che parte dello stato della scuola italiana di oggi abbia origine da quei tempi e da quei principi travisati ed abusati. L’insieme delle norme e dei comportamenti (a partire dall’infausta riforma della scuola media) sulla formazione dei docenti e sulle carriere scolastiche degli studenti, sulla gestione della scuola, sui curricoli e sulla valutazione, sulle relazioni sindacali e sui rapporti interni alla scuola e tra la scuola e la società, ha inesorabilmente reso il sistema educativo, dalla scuola primaria e secondaria, fino all’università, una fabbrica di ignoranza ma, ahimè, anche di presunzione e supponenza dove le eccezioni confermano solo una diffusa e consolidata regola. E’ inutile entrare nei dettagli discussi e ridiscussi negli ultimi anni ma è utile lanciare un appello affinché le cose cambino anche “copiando” con umiltà qualche eccellenza dei vicini europei, per iniziare a percorrere la strada di un sistema educativo e dell’istruzione più internazionale, teso a colmare il differenziale con altre nazioni che, proprio grazie al loro modo di concepire ed attuare l’istruzione, stanno combattendo concretamente e con successo la crisi economica globale per assicurare un futuro ai loro giovani. La ricetta è sempre quella del buon senso e del coraggio insieme: moltiplicare almeno per 10 gli investimenti, dare in mano a personalità capaci, competenti e “di trincea” le leve per migliorare e consolidare ciò che già funziona ma cambiare subito e con coraggio ciò che non funziona. Non vedo ancora chi lo stia facendo.