Tag: capitalismo

  • Je déteste Noël

    Je déteste Noël

    (artatamente senza disegni, foto, immagini, filmetti…)

    da Libération del 22 dicembre 2025 (giusto in tempo!)

    Paul B.Preciado. Filosofo

    Traduzione e adattamento Giuseppe Campagnoli

    A metà degli anni Venti, tra le due guerre, quando i giorni sembravano ancora felici, almeno per alcuni, la regina americana della prosa sarcastica, Dorothy Parker, scriveva: «Christmas is my season of discontent» («Il Natale è la mia stagione del malessere»). Qualcuno doveva pur mettere fine alle jingle bells e dirlo ad alta voce, e nessuno poteva farlo meglio di lei, con la sua elegante distanza, il suo disincanto mordente e la sua lucidità quasi ferente sui segreti di famiglia e sulla capacità delle convenzioni sociali di mascherare la vera delusione. Dorothy Parker comprese come, sotto la pressione sociale che impone di teatralizzare le espressioni di gioia, di comunità, di generosità e di successo domestico, ribollano sentimenti di frustrazione, ansia, stress, inquietudine e rancore.

    L’attrice Clara Deshayes mi ricorda, parlando del Natale, che qualche anno più tardi Charles Bukowski, che apparentemente non ha nulla in comune con Dorothy Parker se non la cirrosi, lo avrebbe detto in modo più brutale – è la differenza tra il Dry Martini e la birra. Il postino di Los Angeles diceva: «Christmas is the sickest of all sick things» («Il Natale è la più malsana di tutte le cose malsane»). Per Bukowski, il Natale è un rituale collettivo crudele che serve ai ricchi per far sapere ai poveri che sono poveri, e agli arrivati socialmente per far sapere ai solitari quanto sono soli. I ricchi pagano per i divertimenti natalizi e i poveri lavorano per renderli possibili. Le famiglie mettono in scena l’amore e i solitari e i falliti sociali sono costretti a guardare lo spettacolo. Gli uni soffrono per l’obbligo di amarsi e di divertirsi, mentre gli altri soffrono per la vergogna di non potervi riuscire. Ma alla fine tutti sono ubriachi e nessuno è contento.

    Claude Lévi-Strauss ha analizzato la questione in modo più sobrio nel suo saggio del 1951 intitolato Il supplizio di Babbo Natale. Di fronte all’idea secondo cui la celebrazione del Natale e la figura di Babbo Natale rappresenterebbero tradizioni religiose ancestrali, l’antropologo ha mostrato che questi due elementi, così come li conosciamo dopo la Seconda guerra mondiale, sono il risultato banale e interessato dell’esportazione del culto cristiano e nazionalista della famiglia e del commercio dell’imperialismo culturale ed economico americano: Babbo Natale è diventato nordico quando gli americani hanno stabilito le loro basi militari in Groenlandia, e il rituale pagano dello scambio di “vita” si è trasformato, dall’epoca romana, in una baccanale di consumo di oggetti usa e getta in plastica.

    Diciamolo ancora, come un segnale d’allarme o un appello alla rivolta, ora che l’orrore si avvicina: il Natale è il periodo peggiore dell’anno. Il Natale è la trasformazione in festa di un programma di egemonia culturale ed economica che, grazie alla globalizzazione tecnocomunicativa, è ormai diventato planetario. Non esistono angoli nascosti nel mondo digitale che sfuggano alla cospirazione commerciale del Natale. Il Natale è il periodo dell’anno più stupido e più vuoto: quello in cui si guardano i film peggiori e le trasmissioni televisive più imbarazzanti, in cui si ascoltano e si cantano le canzoni peggiori, si organizzano le feste peggiori, si inviano e si ricevono i messaggi più fasulli, si hanno le conversazioni più false e in cui, nonostante le apparenze e le spese, si mangia peggio. I salotti, decorati con palline che, col calare della notte, sembrano teste di bambini rimpicciolite appese a ogni ramo. È per questo che il Natale è il periodo dell’anno in cui tutti i mali del corpo e dell’anima si intensificano fino alla follia.

    CHI FESTEGGIARE?

    I tristi sprofondano nella depressione. I malati peggiorano. Le coppie in crisi litigano. Coloro che lottavano per non ricadere in un vizio che li divorava finiscono per abbandonarvisi disperatamente. Chi aveva smesso di fumare accende di nuovo una sigaretta. Chi può, consuma fino alla noia. E chi non può pensa che la propria noia cesserebbe se potesse consumare. Il Natale nell’epoca cyber-cinica è come cinque Black Friday con una colonna sonora martellante di Mariah Carey remixata in versione reggaeton, in cui si è costretti a tornare nei luoghi della violenza familiare originaria e in cui, per di più, si ha il dovere di fare festa.

    L’artista Lorenza Böttner, che dipingeva con la bocca e con i piedi perché non aveva le braccia, dedicava ogni anno una parte del mese di dicembre a dipingere cartoline ridicole che rappresentavano casette con camini fumanti sotto la neve, alberi di Natale coperti di ghirlande e Gesù Bambini paffuti. Scene insipide e gioiose che poi vendeva tramite Handicap International. Il Natale è anche una strana cerimonia durante la quale i normopatici obbligano le persone con diversità funzionale a vendere il proprio “handicap” in cambio di un po’ di buona coscienza, mentre il neoliberismo celebra il Telethon. Al mattino Lorenza realizzava cartoline di Natale; nel pomeriggio dipingeva quadri che non avrebbe mai potuto vendere a Handicap International, nei quali un uomo si avvicina a una bambina e le solleva il pigiama mentre dorme nel suo letto. È questo che accade nelle casette dai camini fumanti sotto la neve: sono i regali che Babbo Natale lascia ai piedi dell’albero. Certo, Babbo Natale è un bastardo. Ogni cartolina di Natale ha un retro segreto. La storia della violenza dello Stato-nazione patriarcale è lì, intatta, indicibile, invisibile.

    Il Natale è la crudeltà di classe, la violenza di genere e sessuale travestita da regali sotto l’albero. Il Natale è l’incesto trasformato in festa infantile. Quando si è queer o trans in una famiglia cristiana, il Natale è il momento del grande rinnegamento di sé. Il Natale è intrinsecamente razzista, intrinsecamente patriarcale, intrinsecamente nazionalista, intrinsecamente binario, intrinsecamente commerciale e anti-ecologico. La verità sul Natale è spaventosa, con questi alberi morti piantati nei salotti. Come se non bastasse, che cosa celebriamo dunque quest’anno a Natale? Il collasso ecologico, la distruzione tecnico-militare e atomica in corso, la sesta estinzione, il viaggio verso Marte, l’umanizzazione progressiva dell’IA e l’automazione galoppante dei mammiferi umani?

    Chi è Babbo Natale quest’anno? Donald Trump, vestito di rosso, sulla sua slitta trainata dalle renne Putin e Netanyahu? Babbo Natale, sempre così generoso, che apre la strada al genocidio per costruire il fiume del Medio Oriente a Gaza, aggiungendo un po’ di trinitrotoluene alla terra ucraina per poi affettarla come un salame, facendo in modo che i pinochetisti tornino al Palacio de la Moneda, dove Allende è morto nel 1973 in Cile? E che la Groenlandia, terra di Santa Claus, torni americana! Nessuna preoccupazione per la distribuzione dei regali della CIA: in ogni paese ci sono Babbi Natale locali delegati. In Francia abbiamo già Père Bolloré e Père Bernard Arnault che si occupano di tutto. E che dire della Natività cristiana? Quest’anno c’è María Corina Machado nel ruolo della Vergine Maria, che apre ancora una volta le vene dell’America Latina affinché il petrolio possa scorrere verso gli Stati Uniti, per garantire che, dopo che Maduro ha pugnalato i venezuelani alle spalle, Trump possa ora pugnalarli di fronte. E c’è Elon Musk nel ruolo dello Spirito Santo.

    Dio è amore e biotecnologia. È lui che fa nascere un Gesù bambino clonato, spermatico e bianco, un cripto-figlio, per portare il fascismo in ogni cuore, o piuttosto in ogni smartphone umano.

    Questo Natale occorre ribellione piuttosto che cenone.

    1. Francese – Noël
    2. Spagnolo – Navidad
    3. Portoghese – Natal
    4. Inglese – Christmas
    5. Tedesco – Weihnachten
    6. Olandese – Kerstmis
    7. Svedese – Jul
    8. Polacco – Boże Narodzenie
    9. Greco – Χριστούγεννα (Christoúgenna)
    1. Swahili – Krismasi
    2. Yorùbá – Kérésìmesì
    3. Hausa – Kirsimeti
    4. Wolof – Nataal
    5. Amharico – ገና (Genna)

    1. Arabo – عيد الميلاد (ʿĪd al-Mīlād)
    2. Ebraico – חג המולד (Ḥag ha-Molad)
    3. Russo – Рождество (Rozhdestvó)
    4. Hindi – क्रिसमस (Krisamas)
    5. Cinese (mandarino) – 圣诞节 (Shèngdàn Jié)
    6. Giapponese – クリスマス (Kurisumasu)

    1. Quechua – Navidad
    2. Guaraní – Natividad
  • Una storia italiana ma non solo

    Una storia italiana ma non solo

    C’era una volta un legionario liberto e analfabeta di ritorno dalla campagna delle Gallie. Si chiamava Idrione e viveva nella suburra di Roma. Si distinse in guerra talmente, uccidendo nemici e procurando bottino, che il Centurione Procolo propose per lui un premio oltre al soldo usuale. Gli fu donato un appezzamento di terra con capanna, 10 pecore e due schiavi nell’agro romano.
    Cominciò allora ad occuparsi dei suoi averi conquistati uccidendo e depredando: il suo mestiere. Accrebbe i suoi beni dopo poco vendendo i prodotti risultato del lavoro degli schiavi e delle pecore piuttosto che dal suo. Vendeva i suoi prodotti al doppio di quello che gli costavono. Cosi accrebbe il gregge e incrementò il numero degli schiavi che sosteneva giusto perchè potessero lavorare. Non aveva alcun merito e non possedeva alcuna competenza se non quelle di spadroneggiare, sfruttare e usare prepotenza e furbizia.

    (altro…)

  • Altro che invidia! Ecco come si diventa ricchi e potenti.

    Altro che invidia! Ecco come si diventa ricchi e potenti.

    IMG_8666

    Ecco il mondo che piace a chi ha il potere. Anche chi si contrappone alla politica si muove in questi confini. Pochi parlano di lotta alla ricchezza, troppi di lotta alla povertà.

    C’era una volta un legionario liberto e analfabeta di ritorno dalla campagna delle Gallie.
    Si chiamava Idrione e viveva nella suburra di Roma. Si distinse in guerra talmente, uccidendo nemici e popolazioni inermi, procurandosi il bottino che il Centurione Procolo propose per lui in premio oltre al soldo usuale.
    Gli fu donato un appezzamento di terra con capanna, 10 pecore e due schiavi nell’agro romano.
    Cominciò allora ad occuparsi dei suoi averi conquistati uccidendo e depredando: il suo mestiere che non rinnegò mai. Accrebbe i suoi beni dopo poco vendendo i prodotti risultato del lavoro degli schiavi e delle pecore piuttosto che dal suo. Vendeva i suoi prodotti al doppio di quello che gli costavono. Cosi accrebbe il gregge e incrementò il numero degli schiavi che sosteneva giusto perchè potessero lavorare.
    Alla sua morte passò i beni ai suoi figli che continuando a sfruttare schiavi e a vendere a più del dovuto consegnarono agli eredi una fortuna in campi, armenti e servi della gleba. Passarono le invasioni barbariche che invece di impoverire i nostri eroi, attraverso complotti, assassinii e ruberie li fecero diventare signorotti del loro territorio con tanto di castello e foresta.
    Estesero i loro possedimenti con la violenza e la prepotenza verso i confinanti, non pagando sempre le gabelle all’imperatore o al papa mentre passavano secondo la convenienza ora dalla parte dell’uno ora dalla parte dell’altro. Avevano avviato anche una proficua attività commerciale che, dati i loro innati talenti truffaldini, diventò l’attività principale. Vendevano manufatti realizzati sfruttando una manodopera quasi da schiavi, anche se la schiavitù “ufficiale” stava pian piano scomparendo nel mondo.
    La famiglia crebbe e si trasferì dal centro al nord dove riusci anche a fondare una banca diversificando così le attività, per così dire, speculative. Passò il tempo e i discendenti, eredi a volte incolpevoli di tanto ben di dio, sempre più ricchi, alla fine dell’800 ebbero anche l’idea di avviare un opificio. I servi della gleba e i mezzadri si trasformarono in operai ma i padroni erano sempre gli stessi. Per mantenere i patrimoni ereditati senza lavoro e senza scrupoli, occorreva mantenere i profitti senza alcuna remora di tipo sociale e men che meno morale. Attraversarono indenni le lotte operaie, la guerra, la ricostruzione e caddero sempre in piedi per le loro eccezionali abilità trasformiste. Alla metà del secolo scorso la famiglia intraprese anche una parallela attività nell’edilizia e cominciò a darsi all’attività finanziaria moltiplicando il grande patrimonio accantonato nel tempo con spericolate speculazioni nel “mercato” che cominciava a caratterizzare il capitalismo moderno. La famiglia ora può anche contare su alcuni membri laureati all’estero, sopratutto avvocati ed economisti e altri entrati con successo in politica o nell’editoria . Altri ancora si stanno impegnando  nell’antipolitica in movimenti populisti o conservatori. Parte del parimonio è già all’estero e non ritornerà più se non in minima parte con condoni e perdoni vantaggiosi. Gran parte delle attività è stata decentrata dove sia più facile sfruttare, rubare, maltrattare e uccidere l’ambiente, gli animali e le persone e dove esiste ancora una specie di servitù della gleba e di libertà dalle giuste gabelle!

    Ecco perché qualcuno disse  che dietro ogni ricchezza piccola o grande che sia c’è sempre un crimine,piccolo o grande che sia.
    Così sono nati e si sono perfidamente evoluti, mutatis mutandis, il libero mercato e l’imprenditoria, le professioni liberali e liberiste, i mercanti e i mediatori, piccoli e grandi, sempre difesi a spada tratta dai media e dai politici e antipolitici gregari, amanti e servili verso il liberismo e il profitto in nome del meschino “diritto” alla libera impresa, annessi e connessi inclusi. Tanto poi per i poveri, che debbono restare poveri, c’è l’elemosina, la religione e l’”ascensore sociale”! E c’è chi parla ancora di invidia! Buone vacanze a tutti.

    Riscritta e attualizzata  da Giuseppe Campagnoli, Luglio 2016

    IMG_8617

  • Expo pop 2015. Si chiude.

    Expo pop 2015. Si chiude.

    P1110848

    P1110849

    Si chiude l’evento clou dell’estate italiana. I nostri filmati-girotondo all’interno dell’esposizione mostrano ironicamente e criticamente alcuni aspetti discutibili ed evidenti della kermesse. Hanno anche meritato una menzione al London International Creative Competition. La passerella di multinazionali del cibo, delle griffe varie(spazzatura e non) e del lusso non fa onore al tema dell’esposizione e non vorremmo che la Carta di Milano fosse la solita ipocrita messa a tacere delle proprie coscienze individuali, collettive, politiche e sociali: una specie di globalizzazione del principio di carità opposto a quello di equità sociale mentre la vera azione efficace sarebbe quella di combattere, insieme alla povertà anche la ricchezza e la speculazione che sono spesso all’origine dei mali incombenti sull’umanità: guerre, fame, avversità climatiche, migrazioni forzate. Politici e gestori dell’evento gridano ai quattro venti mediatici i numeri di quello che dovrebbe essere un successo planetario.

    (altro…)

  • Gli italiani. 

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    All’indomani di ennesime elezioni ritorna in mente questa amara considerazione sui costumi degli italiani che non mutano mai.

    IMG_5503_2

    -Ma qual è oggi la “classe ristretta” di cui parlava Leopardi nel 1824? E chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo “nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire”? Ci sono nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi come tutti con fatica il pane quotidiano! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza. Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si adula nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttore di molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa, i pulpiti pieni di invettive, insulti, minacce e bugie.

    Gli italiani sedicenti onesti e cittadini “per bene” sono questi, mentre di quelli che sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco o diventano gli oggetti di carità ed elemosina mentre chi si è procurato ricchezze quasi sempre sfruttando gli altri predica la tolleranza e la solidarietà, ma anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse anche a chi non le ha mai pagate, il liberismo invece del liberalesimo, il populismo al posto della democrazia partecipata. E’ nel fondo di questi nuovi tribuni, sempre più ricchi, non c’è traccia dei concetti di libertà, eguaglianza e fraternità, concetti che anche Leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia come esempio di modernità. Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza quando questa è plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare le minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi “oppi dei popoli” che citava Leopardi: ..le chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli.
    Il vero dramma e la vera farsa è che oggi quella classe ristretta se possibile cinicamente ipocrita “delle feste, degli spettacoli, delle chiese e dei comizi urlati” nonchè delle risse televisive e dei socialnetworks, è stata indotta a crescere fino a diventare la metà degli italiani, che sono poi quelli che non votano o, volte, votano per i tribuni populisti. Per la verità è stata in crescendo fin dal nostro vergognoso ventennio di inizio secolo, attraverso cinquant’anni di emblematica classe di governanti dedita a quelle perniciose conversazioni ed un ultimo lustro in cui si è assistito al sublimato di questa società ristretta che ha occupato i salotti reali e virtuali, le aule, i parlamenti come non mai, come se i ”lumi” positivi della morale si fossero definitivamente spenti nel giubileo del danaro, delle feste, delle chiese, dei furbi e dei corrotti. Ne è scaturito un vezzo prevalentemente italico dell’effimero in tutte le manifestazioni della vita privata e anche pubblica. Si è consolidato un adattamento di tutta la penisola alle superficiali poche antiche cattive abitudini ed agli ozi del mezzogiorno d’Italia che in questo si è completamente adagiato nel tempo consentendo una seconda definitiva conquista da parte dei poteri forti e del malaffare. Queste sono le nuove “chiese, feste e comizi” che rappresentano il sublimato della violenza del conversare e l’intolleranza palese o sottintesa verso gli altri si moltiplicano nella carta stampata, nella televisione, nei bar, nelle liti condominiali, nei social, nelle tribune politiche come se fossero aspetti naturali della vita.

    (altro…)

  • Dio, la morale, le religioni, le guerre.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    IMG_5163

    E’ tutto più semplice di quanto non appaia. Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla speculazione filosofica o alla teologia. Basta osservare l’uomo, gli esseri viventi, l’universo e la natura nel suo insieme. Basta basarsi sulla propria esperienza diretta e non sulla parola o i “libri sacri” scritti da altri uomini. La sovrastruttura che l’uomo nel tempo ha voluto costruire sulla natura per i suoi scopi di dominio e per mitigare la  paura dell’ignoto (che nel tempo, peraltro, si è rivelato sempre più noto, grazie alla scienza ed alla conoscenza) resiste ancora quando è abbinata all’ignoranza, all’ingenuità o alla mala fede.

    Oggi, comunque sia, una delle religioni più pericolose e aberranti, soprattutto quando sia abbinata ad un credo tradizionale che la sostiene e la integra è il capitalismo insieme alla sua forma più pericolosa e subdola: la globalizzazione.

    Assistendo a ciò che accade di feroce e violento nel mondo odierno in questi tempi, da Parigi alla Nigeria, in Libia, Siria, Pakistan, Iraq, Afghanistan, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Palestina, Yemen, ricordo la semplice lettura di Eugenio Lecaldano in “Un’ etica senza Dio” e mi chiedo se non sia utile una riflessione profonda su ciò che siamo e su ciò che dovremmo ritornare ad essere. Qualcuno, cui mi associo, ha detto che la religione di per sé non può essere moderata perché è fondata su dogmi e non “est modus in rebus” quando i principi sono elementari anche se oscuri, inamovibili e indiscutibili. Non c’è una via di mezzo e non c’è interpretazione, a meno di riscrivere tutto, come, peraltro, qualche religione sta già facendo per non perdere adepti sempre più secolarizzati. Ciò che è stato detto e tramandato oralmente o graficamente dagli uomini per gli uomini come regola che si fa discendere dal soprannaturale, utile o inutile che sia, resta e crea le sue conseguenze, a volte drammatiche e terribili soprattutto quando incidono su menti semplici e alterate dalla povertà e dall’ingiustizia.

    (altro…)

  • Il nuovo che avanza in Italia. Les Saltimbanques.

    Il nuovo che avanza in Italia. Les Saltimbanques.

    Immagine
    Le Saltimbanques

    Per celebrare il Primo Maggio e poiché siamo sempre a ridosso di nuovi appuntamenti cruciali della vita politica e sociale italiana e vogliamo riproporre una riflessione su ciò che scrivemmo ormai quattro anni fa e che vale anche per oggi.

    Siamo per quei partiti e movimenti che eleggono democraticamente e in trasparenza, con atti pubblici e registrati, TUTTI i loro leaders (come in tutte le associazioni libere e democratiche), senza padroni o uomini soli al comando dietro il paravento comodo di garanti  in nome di chi non è dato sapere.
    Se esistesse un movimento o partito che  si impegnasse pubblicamente attraverso i suoi rappresentanti eletti a maggioranza dei suoi iscritti reali e con atto registrato ad attuare in tempi brevi il seguente programma urgente dimostrerà di essere il vero rinnovamento e allora potremo discutere.

    Ecco i  punti fondamentali, irrinunciabili e prioritari:

    -Nuova legge elettorale con candidati scelti dalla maggioranza degli iscritti ai partiti o movimenti  per una vera  democrazia rappresentativa al di là di ogni forma di partecipazione diretta che dipendesse troppo dalla alfabetizzazione e dalla preparazione politica dei cittadini e dai loro singoli interessi o delle lobbies cui appartengono.
    -Lotta sistematica all’evasione ed elusione fiscale
    -Lotta all’esportazione di capitali
    -Forte tassa patrimoniale al di sopra dei 100.000 Euro (al 70%)
    -Legge per l’equità sociale ed il riequilibrio dei redditi (differenze tra patrimoni e redditi di non più di cinque volte tra minimi e massimi) con  tariffe controllate per tutti i beni, i servizi e le prestazioni di opera manuale o intellettuale
    -Confisca dei beni mobili e immobili non utilizzati a tempo pieno o non affittati a canone controllato
    -Riforma e aumento investimenti sensibile per la scuola, la sanità e la cultura con più equità e rigore
    -Riforma per una giustizia rapida ed efficiente
    -Legge anticorruzione e sul falso in bilancio
    -Nuova legge sull’immigrazione e la cittadinanza fondata sull’accoglienza sostenibile
    -Legge integrata sui diritti civili e morali

    -Rilancio immediato con incentivi e piani demergenza per:
    Agricoltura
    Turismo
    Cultura, arte e beni culturali
    -Tagli alla spesa pubblica delle inefficienze e della politica evitando tassativamente però che solo i ricchi possano candidarsi a cariche pubbliche
    -Applicazione di tutte le direttive europee in materia di ambiente, scuola, diritti civili
    -Nuovo ruolo in una Europa da consolidare nei suoi aspetti positivi più che da distruggere tout court ed incoscientemente per mettersi nelle mani di Putin o di Trump.
    -Lotta al libero mercato incontrollato e incontrollabile
    -Abolizione del Concordato con la Chiesa Cattolica

    Questo è quanto scrivevamo ormai due anni fa su questo blog. Siamo andati e a vedere le carte. Fermo restando il giudizio estremamente negativo sull’attuale governo neodemocristiano e sulle opposizioni di centro destra e di destra, per motivi opposti, ci duole confermare anche il giudizio estremamente negativo sul sedicente “nuovo che avanzava” dei sedicenti “cittadini”. La nostra proposta minima  per punti non ci pare toccata per nulla dalla compagine parlamentare del dei nuovi movimenti che si è dimostrata solo agitata e provocatoria ma del tutto inefficace e per nulla  concreta anche nella maggior parte delle esperienze di governo locale. Da coacervo di ex-forzisti, ex democristiani, ex post fascisti e qualunquisti né di destra né di sinistra (?) ma soprattutto difensori accaniti del libero mercato, del capitalismo (sotto-sotto anche dell’evasione fiscale) e nemici giurati di tutto ciò che è pubblico (dimenticando che lì c’è la scuola, la salute, la sicurezza, la cultura…)i movimenti italiani che si dichiarano   hanno solo attaccato tutto e tutti a difesa del loro strano fortino neo-liberista lanciando parole d’ordine al limite delle farneticazioni o dell’ingenua favola. Le poche idee praticabili sono sempre in minoranza rispetto a quelle fantascientifiche o pro domo sua.

    Facendo le pulci alle schede dei nuovi “cittadini” eletti sia al Senato che alla Camera, scopriamo, senza sorpresa, che moltissimi sono imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti,quadri privati, molti meno sono dipendenti privati, decisamente minoritari quelli pubblici e qua e là abbiamo trovato persino, come rarissime perle, disoccupati conclamati,  operai e contadini. Come volevasi dimostrare. Gli italiani dovrebbero sapere  che vorrebbe essere solo l’ennesima rivoluzione borghese contro altri borghesi più furbi, più ladri e più ricchi. La nostra lista di proposte democratiche ed innovative di allora, non sembra nemmeno nella mente di nessun movimernt di peso in Italia, sia che sia chiamato a “parlamentare” al centro che in periferia. Dobbiamo perdere la speranza di cambiare l’Italia? Forse il declino della scuola italiana, il consolidato neo-analfabetismo funzionale e l’invariato stato dei costumi degli italiani, stanno confermando gli eterni  amari frutti anche nella politica?

    ReseArt  Gennaio 2015-Maggio 2017

  • Lo stato dell’arte politica. Verità nascoste.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    20131119-202330.jpg

    Molte sono le verità che una certa arte della politica e della comunicazione nascondono accuratamente all’opinione pubblica per consentire che nei miserevoli teatrini in tv, nelle piazze populiste e nel web, si blateri di tutto meno che dei fatti incontestabili dell’economia e della società. Alcuni importanti luoghi comuni sono da sfatare, prima di altri e prima che sia troppo tardi e che ci si riduca a far la guerra ai nemici sbagliati.

    1. PENSIONI. Le pensioni cosiddette “retributive” non sono altro che un patto scellerato tra lavoratori e datori di lavoro (tra cui lo Stato) : “io ti pago   stipendi tre volte ( e anche 4)  più bassi della media europea per 40 anni di lavoro  qualificato e il resto te lo darò quando sarai in pensione pagandoti dei ratei che corrispondono circa all’80% del tuo ultimo stipendio”  Si tratta quindi in effetti di un salario differito che insieme alla liquidazione non raggiungerà mai, comunque, ciò che era dovuto per il tempo lavorato con uno stipendio adeguato, di livello europeo e costituzionalmente equo. Si parla di pensioni da miseria (400-600 euro mensili) senza fare cenno ai tanti,che si lamentano anche in tv,( ad esempio commercianti, artigiani, autonomi in genere) mentre non dicono di aver versato contributi risibili e  si guardano bene dal confessare di aver accantonato ingentissimi patrimoni immobiliari e tesoretti in banca!  Altro che pensino d’oro e liquidazioni di diamante!
    2. EVASIONE SOCIALE. Sono più di quanti si possa pensare i figli di lavoratori autonomi che godono di provvidenze, sconti, mense, alloggi per studiare quasi gratis, mentre conducono un tenore di vita altissimo grazie alle loro famiglie ricche che dichiarano redditi bassi e nascondendo nelle pieghe di leggi implicitamente compiacenti patrimoni più che ragguardevoli.
    3. COMUNISMO E LIBERISMO. Il comunismo e il socialismo sapevano distribuire ma non sapevano produrre. Il capitalismo e il liberismo (quest’ultimo in Italia è l’unico verbo della politica che va, con minime sfumature, da Berlusconi a Renzi e da Salvini a Beppe Grillo) sanno produrre ma non distribuire ricchezza perché lo scopo principale è ancora il profitto per pochi e la carità, quando si può, per gli altri.
    4. CRISI. La crisi non esiste di per sé. Sono le imprese, grandi, piccole e piccolissime che quando hanno visto scendere i loro profitti per il calo fisiologico e scientificamente plausibile dei consumi, per la loro endemica incapacità ad investire in ricerca, innovazione e formazione non hanno fatto altro che “fallirsi” , delocalizzare, licenziare, scappare con il malloppo o piangere sul latte versato da loro stessi anche con miserevoli atti di autolesionismo su cui la stampa ha fatto la sua consueta parte da rapace.
    5. CORSI E RICORSI. I cicli economici hanno sempre un inizio ed una fine. Oggi, per fortuna, siamo alla fine di un grande pernicioso ciclo. Per garantire l’equilibrio sociale occorre allora, senza indugio, limitare i redditi e le rendite, introdurre più pubblico sano,  ridurre e controllare l’iniziativa privata, abolire le speculazioni finanziarie ed imporre meccanismi di ridistribuzione della ricchezza solo in base al lavoro e al merito.
    6. RICCHEZZA E POVERTA’. Possibile che anche la chiesa cattolica sia arrivata a dire che non si tratta di carità e che il traguardo immediato deve essere quello dell’abolizione della povertà attraverso la costruzione di una società degli eguali nelle pari opportunità in ogni campo per non cadere nell’errore opposto di una società degli “identici”? Come ottenere questo se non prendendo da chi ha immeritatamente e spesso disonestamente e criminalmente molto di più? Altro che euro, banche centrali, finanza! La chiave è molto più semplice e a portata di mano. Per una volta, da agnostico, mi sento di spezzare una lancia a favore del “comunismo” dissimulato di papa Bergoglio!

    Giuseppe Campagnoli