Categoria: educazione artistica

  • Il  diritto di usare il proprio cervello

    Il diritto di usare il proprio cervello

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    La mente è poliedrica ed ha bisogno di libertà.

    Dalla mia pregressa esperienza sulla creatività e sulla percezione visiva nonché sulle neuroscienze legate all’estetica ed ai linguaggi non verbali e non scritti (Silvio Ceccato, Pino Parini, Paolo Manzini..) maturata in anni di direzione di istituti artistici mi sono fatto persuaso (come direbbe Montalbano..) superando anche alcune delle posizioni  degli studiosi che ho citato, che ogni persona ha il diritto di poter sviluppare ed usare allo stesso modo ogni porzione della sua mente senza privilegiare o peggio escludere a priori alcune delle sue facoltà. Leggere, capire e rielaborare, scrivere e far di conto, disegnare e suonare, percepire e restituire diversi stimoli esterni che siano essi audiovisivi o subliminali è un diritto che deve essere garantito a tutti in una accezione complessa e completa dell’educazione. Ciò che è avvenuto nella storia e ciò che ancora sta avvenendo è invece che i linguaggi di volta in volta utili al potere ed al mercato sono quelli privilegiati nella formazione istituzionale e informale dell’individuo. A volte fa comodo che si sappia leggere e scrivere (con juicio) e comprendere (in superficie) ciò che si legge ma non che si sia creativi e preparati in altri linguaggi. A volte fa comodo che non si sappia più leggere e scrivere ma che si sia pronti e reattivi (in direzione precostituita) agli stimoli audiovisivi e subliminali confezionati ad usum delphini. Non fa mai comodo che si sia capaci di far funzionare la  mente pienamente e senza far atrofizzare alcuna delle sue parti precludendo magari di andare oltre fino a scoprire ed usare facoltà ancora latenti o del tutto sconosciute? Non è certamente funzionale a chi ci deve organizzare e controllare che ognuno sia talmente dotato da percepire tutte le sfumature del mondo! Nelle scuole artistiche c’era fino a poco tempo fa (finché non sono state licealizzate) un valore aggiunto che faceva spaziare le menti oltre il “classico” e lo “scientifico” ed è per questo che qualcuno esclamava “strane scuole, strani insegnanti e strani studenti!”. Erano luoghi già anticipatamente aperti e pronti alla diffusione della scuola. Si facevano più che sporadicamente lezioni all’aperto, nei musei, nelle biblioteche, in spiaggia, nei laboratori e nelle botteghe artistiche e la creatività si espandeva in modo esponenziale quando, ahimè, non veniva ricondotta alla regola del coacervo delle cosiddette “materia culturali” (italiano, matematica, fisica..) che si muovevano ancora, come in una istruzione parallela, secondo le regole ottuse della scuola murata, classificatoria, competitiva e sanzionatoria. Nelle materie artistiche, già alla fine degli anni ’60 c’era il lavoro collettivo, il dialogo continuo con la città ed il territorio e un tipo di valutazione condivisa quasi “auto” e in progress. Per questo è necessario battersi affinché il diritto allo sviluppo completo delle menti dei nostri bambini e giovani e il recupero di certe facoltà da parte di adulti ed anziani diventi uno degli obbiettivi fondamentali dell’educazione. Infatti quando fosse inattiva, perché non stimolata ed educata, anche una piccola porzione di cervello  il resto ne risulta irrimediabilmente sminuito o compromesso.

    Giuseppe Campagnoli

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  • Arte della moda a Pesaro

    Arte della moda a Pesaro

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    Riceviamo e pubblichiamo volentieri una notizia che riguarda l’indirizzo di Fashion Design del Liceo Artistico di Pesaro. Non è la prima volta che allievi dell’istruzione artistica italiana e pesarese si fanno valere nel mondo del lavoro creativo  e dell’arte. Forse non c’era bisogno di una “Buona Scuola” per ottenere risultati importanti nel campo delle formazione artistica come è avvenuto anche quando le scuole dell’arte applicata si chiamavano Scuole d’arte o Istituti d’arte: forse anche meglio allora di oggi, svilite come sono da una licealizzazione imposta ma non condivisa da riforme azzardate e superficiali.

    Giuseppe Campagnoli

    14 Dicembre 2016

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    “Sabato 3 Dicembre scorso si è tenuto un incontro tra tutte le classi dell’Indirizzo Fashion Design e Andrea Orazi un ex allievo uscito dalla scuola nel 2005. Diplomato presso l’allora Istituto d’Arte Mengaroni lo studente ha proseguito gli studi presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA) conseguendo il titolo “diploma di laurea di alta formazione artistica”. Successivamente ha insegnato all’Istituto Europeo di Design (IED) per poi approdare alla Maison Versace di Milano dove attualmente è corresponsabile (prèmiere d’atelier) della linea abiti da sera, nunziali e tutti i capi di alta moda Della maison. Durante la riunione, alla presenza delle insegnanti dell’ex studente Prof. Cinzia Paccaroni e Maria Massa ed alle altre insegnanti della sezione Barbara Billi e Cristina Vecchioni, Andrea Orazi ha raccontato il suo percorso di formazione e lavorativo addentrandosi nelle pieghe delle modalità di lavoro e di relazione all’interno di un atelier di alta moda così famoso e prestigioso. Gli studenti, affascinati dalla sua disponibilità, competenza e dalla sua passione, hanno posto domande e chiesto di approfondire alcuni aspetti che li coinvolgevano particolarmente finanche al dettaglio personale. Il messaggio è stato che solo con umiltà, determinazione, onestà e lavoro si può realizzare il sogno della moda e che le nostre scuole, a dispetto di tutto, sono ancora solide ed efficaci”

  • L’oro d’Italia: l’arte.

    L’oro d’Italia: l’arte.

    Nel mio ampio excursus con gli articoli su ReseArt relativamente a che cosa sia arte e che cosa sia invece solo mercimonio e bricolage redditizio, a che cosa sia l’educazione formale ed informale all’arte in tutto l’arco della vita e in quali luoghi si debba praticare e con quali insegnanti, traspariva l’essenza preziosa di tutte le arti, anche come veicolo, quando sana e reale, di rilancio non speculativo dell’economia di un paese. Mi piace citare una frase del Prof.  Flavio Caroli   che dirime a pieno la vexata quaestio della qualità in campo artistico. Ci si riferiva espressamente a mostre ed eventi di arte figurativa ma il concetto appare valido anche per il teatro, il cinema, la musica, i laboratori “artistici” per infanti, anziani, dilettanti e dilettevoli, le scuole di danza, di canto, di musica, di arti varie che crescono come funghi a volte buoni a volte velenosi, le kermesses cultural popolari di cui oggi è piena l’Italia con alterne sorti di valore (abbiamo parlato e riparleremo presto, per esempio, della nostra vicina Popsophia o “Popsophisma” come l’abbiamo ribattezzata).

    ARTE, ARTE! ARTE?

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    ineffabile bricolage artistico di uno dei soliti carneadi con una curiosa storia

    L’oro d’Italia nella migliore delle ipotesi sta facendo arricchire altri paesi più efficienti o forse più furbi (vedi il Regno Unito con la mostra su Pompei fatta poco tempo fa con i nostri reperti concessi ad una contropartita ridicola), nella peggiore si sta trasformando in rovine materiali e spirituali per il degrado e l’abbandono gridati da anni, la scarsa qualità degli eventi, la speculazione di enti e privati, la superficialità ed il proliferare di associazioni, personaggi e congreghe incompetenti e spesso anche supponenti.

    Ecco una galleria di veri artisti, falsi artisti, dilettanti, buffoni, truffaldini e mentecatti,saltimbanchi delle arti. Chi possiede cultura profonda non fatica a riconoscerli.

    Il binomio vincente dovrebbe essere più educazione e scuola di qualità per formare artisti, addetti, esperti e managers dedicati, più Stato efficiente ed efficace e meno privato (cfr. Mazzuccato) pronto a speculare e mirare solo al profitto, per sponsorizzare, conservare, allestire, rilanciare e ottimizzare i nostri preziosi prodotti. Arte, turismo, agricoltura e  cultura sarebbe una terna vincente se non fosse ormai quasi troppo tardi.. Si vedono alcuni segnali, ma non bastano e sono stati intempestivi. I giovani ne cogliessero il significato e si preparassero con dedizione e studio a diventare essi stessi dei bravi artisti, storici, musicisti, cineasti, architetti, insegnanti, lasciando in secondo piano i reality, i social perniciosi, i talents, il bricolage artistico provinciale e i truffaldini presenti ad ogni angolo della cultura, e soprattutto l’idea del profitto che è nemico di tutte le arti.

    Giuseppe Campagnoli

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    Carlo Franzini (Saturnino) e Alberto Spadolini (Spadò)

    due veri artisti al margine.

  • Arte ed educazione

    Arte ed educazione

    “L’educazione e l’istruzione in campo artistico in Italia sono un sistema dal passato glorioso ma dal presente in via di estinzione per mancanza di progetto organico e di risorse. Il mercato dell’improvvisazione e del casual la fa invece da padrone.” Il declino dell’educazione alle arti nel nostro Paese: una situazione a cui è necessario porre rimedio con buone idee e buone pratiche, prima che sia troppo tardi.

     

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    Ho scritto molte volte sul tema dell’educazione e dell’istruzione artistica in Italia. Ho l’impressione che, da quanto sta accadendo, io abbia vestito gli amari panni di Cassandra.

    L’argomento si lega in maniera inscindibile con le problematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano e con quelle della produzione artistica e progettuale contemporanea.

    Insieme a dei volonterosi colleghi abbiamo provato inutilmente a creare una rete di soggetti privati e pubblici da impegnare nella ricerca finalizzata alla promozione di un sistema organico dedicato all’educazione, alla formazione e all’istruzione in campo artistico attraverso la valorizzazione delle preziose esperienze storiche italiane attualmente in fase di smantellamento. Il progetto sta incontrando enormi difficoltà anche per la tendenza a curare il proprio orticello piuttosto che tutto il campo e per l’abitudine tutta italiana di evitare accuratamente di “fare sistema”.

    È ormai assodato che il concetto di educazione e formazione si riferisce all’acquisizione di uno dei linguaggi fondamentali della vita dell’uomo accanto alla comunicazione scritta e orale alla formazione scientifica e logica mentre l’istruzione afferisce alla costruzione di competenze professione o anche alla pratica disinteressata dell’arte e alla sua comprensione.

    I due percorsi debbono essere egualmente solidi nel sistema educativo e dell’istruzione italiana, per assicurare conoscenze e pari opportunità a tutti i cittadini da utilizzare per la comprensione e la fruizione delle diverse forme d’arte e per la scelta di professioni in campo artistico e progettuale.

    Abbiamo assistito in questi tempi alla proliferazione di associazioni, enti, che si dichiarano tutti interessati al mondo della formazione artistica o della tutela del patrimonio italiano mentre vanno a caccia di fondi a destra e a manca, ottenendoli molto spesso per vie “politiche” in cambio di risultati non proprio esaltanti.

    Nella esperienza personale raramente ho ancora trovato un sodalizio che non guardasse prioritariamente a un suo privato orticello di corporazioni e lobbies politiche, professionali o imprenditoriali. Sarebbe sicuramente più proficuo unire gli sforzi per studiare e rifondare l’intero campo del sistema educativo italiano dedicato all’arte recuperando e rivalutando tutta l’esperienza pregressa.  (altro…)

  • E-learning ed arte.Il caso MoMa.

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    Impara l’arte a distanza? Il caso di “Seeing Through Photographs” or Seeing Through american Photographs?

    Ho sempre sottolineato i limiti della formazione e dell’apprendimento a distanza. Senza le relazioni di un lavoro cooperativo in presenza e la guida di uno o più “maestri” l’apprendimento e l’acquisizione di competenze sono limitati e, spesso, effimeri. Nelle arti, soprattutto applicate, queste considerazioni valgono ancora di più. Ho iniziato, soprattutto per sperimentare, un corso sulla fotografia lanciato sulla piattaforma Coursera dal Museo di Arte Moderna di New York (MoMa). Quasi a metà del percorso mi sono reso conto della pochezza e della aleatorietà dell’offerta. A parte l’incenso continuo e predominante riservato al museo ed ai fotografi d’oltre oceano nella parte teorica e storica, il progetto  non offre la possibilità di apprendere a realizzare un proprio prodotto fotografico magari valutato, dopo un precorso di apprendimento tecnico e artistico. Il corso poteva essere anche offerto a distanza per la tecnica e la pratica, finanche con una parte di verifica e valutazione, visto che, per esempio, numerosi sono i concorsi di fotografia che ti consentono agevolmente di caricare le tue opere da sottoporre al vaglio di giurie internazionali. Niente di tutto ciò. Le lezioni che seguono nel programma non prevedono altro se non contenuti audiovisivi, selezionati ad usum delphini, da studiare e riportare nei terribili questionari finali che, a ben osservare e provare con adeguate strategie, sono superabili anche con risposte del tutto casuali a partire dal terzo tentativo!

    Alla fine del corso ecco invece l’ineffabile, risibile, prova finale, tesa a far acquisire la certificazione didattica, che lascio alla traduzione del lettore:

    “Assignment: Final Project

    Instructions       Now that you have completed the coursework for Seeing Through Photographs, use the following prompts to demonstrate your understanding of the course content.

    Prompt 1 requires you to reflect on the concepts presented in the course modules and convey your interest in and understanding of those concepts.

    Prompt 2 gives you the opportunity to select an image or series of images that relate to what you learned while taking this course and describe how and why this is a good addition to the module of your choice.
    Review criterialess
    When evaluating final projects use the rubric provided below, referring back to the course when necessary to confirm that the learner accurately describes the module’s ideas, issues and themes.”

    Ho abbandonato perché mi sentivo ridicolo e un po’ anche gabbato seppure la quota di iscrizione sia stata anch’essa ridicola ma, forse, all’altezza del prodotto che, a dire il vero, non vale più di 50 Euro, certificato finale compreso. Non  consiglio il corso a nessuno, men che meno a chi avesse voglia di imparare ad essere e a fare. Se si va sul sito del MoMa stesso, della London National Gallery o di altri musei internazionali alla sezione fotografia, si trovano gli stessi contenuti anche se in modo spurio ma decisamente più libero e d asettico.

    Giuseppe Campagnoli

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    La reciprocità e la tolleranza. Giuseppe Campagnoli. Menzioni in numerosi concorsi fotografici

  • Impara l’arte perchè è ricchezza.

    Impara l’arte perchè è ricchezza.

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    “Impara l’arte” Giuseppe Campagnoli su La Stampa del 17 Novembre 2010. Cosa è cambiato?

    Una volta c’erano le botteghe degli artigiani e le scuole delle corporazioni. Oggi l’insegnamento è appannaggio per lo più della scuola secondaria: licei e istituti. Per la cultura, l’arte e l’archeologia in Italia oggi non è uno dei momenti migliori. Anche per l’educazione e l’istruzione si è giunti a toccare il fondo. Mi riferisco alle scuole del fare artistico. Non dimentichiamo che, come naturale evoluzione delle botteghe degli artisti e degli artigiani, delle scuole abbaziali e delle corporazioni di arti e mestieri, di quelle sorte nel tempo presso le fabbriche architettoniche, l’istruzione artistica in Italia – dalle scuole serali e domenicali di arti e mestieri agli istituti d’arte ai licei artistici – ha formato generazioni di artisti e di designer, tra cui molte personalità famose nel mondo per la moda, le arti figurative, il cinema. Nel tempo è invece avvenuta una diaspora di questa tipologia di istruzione «sul campo» unica in Europa e forse nel mondo, con l’omologazione forzata di istituti e licei nel coacervo dell’istruzione secondaria di secondo grado, la spinta irragionevole verso una improbabile «liceizzazione» di tutti gli istituti artistici secondari e l’inserimento nell’università dei Conservatori musicali e delle Accademie. La trasformazione si sta completando con le ultime riforme, che hanno di fatto avviato alla triste conclusione un’esperienza storica unica che non poco aveva contribuito alla costruzione del patrimonio artistico italiano degli ultimi cinquant’anni e al cosiddetto «made in Italy». Persino le guide pedagogiche e didattiche di queste scuole che fino agli anni Settanta si chiamavano«direttori» ed erano maestri e artisti, architetti, scultori, pittori spesso di chiara fama, ora sono dirigenti manager formati e scelti in maniera generica per tutti i tipi di scuole superiori. Credo siano necessari un ripensamento e una riflessione.”

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  • I critici delle arti.

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    Si dice che si fa il critico d’arte (cinema,arti varie,teatro,musica,televisione…) perchè non si è capaci di esercitare quelle arti e si è tuttosommato dei mediocri lettori e spettatori. Sono d’accordo e lo sono soprattutto quando questo diventa un potere legato al mercato ed al bricolage artistico. I vari sgarbiquotidiani, bollitioliva, filippidaveri nazionali e i vari carneadi delle nostre province non fanno eccezione a questa regola. Chiunque, con un curriculum studiorum solido, fosse in grado di applicare le regole auree storiche, filosofiche e scientifiche del fare arte in tutti i campi potrebbe fare il critico senza essere asservito a nessuna parrocchia. Lo farebbe per amore e non per mercimonio, per passione e non per accademia. Le gallerie, le mostre, gli eventi e le bancarelle performanti degli artigianelli di turno non aspettano altro che l’imprimatur del critico “tromboncello” e supponente di turno per affermarsi e vendere dimenticando, come diceva Victor Hugo, che il più delle volte il successo non ha nulla a che fare con il merito e il vero talento. Nessuno può entrare nella mente dell’artista (qualora sia un vero artista) e suggerire che cosa ci sia dietro il suo agire, ma tutti possono affermare se il suo prodotto sia arte o no perchè la chiave sta nella comunicazione universale e anche personale di emozioni, pensieri, ricordi sensazioni.  Appare comunque paradossale e scandaloso che ci sia un mestiere dedicato al dire bene o male sull’operato di un artista per far sì, di fatto, che poi venda o non venda le sue opere.

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  • Educazione all’arte e bricolage pedagogico.

    Educazione all’arte e bricolage pedagogico.

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    Abbiamo discusso in questo blog più volte di formazione ed educazione artistica sostenendo che queste dovrebbero essere curate attraverso  un percorso lungo l’arco della vita, per integrare quelle conoscenze e abilità che nella scuola formale si sono concentrate quasi esclusivamente sulla lingua, sulla storia, sulla logica e sulla scienza. Abbiamo sempre detto che tale percorso debba essere prevalentemente appannaggio della scuola istituzionale per un minimo di garanzia che chi insegni abbia una preparazione adeguata, sia specializzato ed abbia ne suo bagaglio un adeguato tirocinio nella didattica della “creatività” e delle discipline artistiche. Questo non accade sempre in Italia e assistiamo a fenomeni di improvvisazioni e di  abusi culturali, spesso supportati  da Associazioni ed Enti  privati ma non raramente anche  statali o locali. Lo abbiamo definito il “bricolage” artistico perché spaccia per didattica, fondata su principi pedagogici conclamati e certificati, ciò che è invece solo intrattenimento e gioco. Non che il gioco non possa essere pedagogicamente efficace. A patto, però, che scaturisca da una pedagogia collaudata e scientificamente provata. Oggi l’autoreferenzialità è diventata la regola e fioriscono associazioni e gruppi che “vendono” forme discutibili, anche se alla moda, di laboratori artistici per bambini, adulti, anziani senza poter vantare solidi assetti pedagogici e scientifici. Nelle scuole ad indirizzo artistico le capacità e la preparazione accademica  ci sono sempre state ed è là che vanno cercate e trovate le risorse utili per costruire percorsi di educazione artistica anche informali. Non basta certamente avere un semplice diploma in didattica in una  scuola superiore di tipo artistico per improvvisarsi esperto di pedagogia dell’arte e avviare un’ attività, sovente lucrativa, in questo campo. Abbiamo condotto battaglie contro gli pseudoartisti che popolano la scena e il mercato dell’arte in Italia per la loro forza diseducativa; analoga forte battaglia condurremo, con gli strumenti dell’informazione e della cultura, contro chi spaccia per educazione e pedagogia del fare artistico, per l’appunto, effimeri laboratori di di bricolage.

    Un punto di riferimento sicuro sull’argomento: ARTEMDOCERE

    Giuseppe Campagnoli

    Pesaro, Marzo 2015/Gennaio 2016

  • Saturnino (Carlo Franzini).Un artista fuori moda.

    Saturnino (Carlo Franzini).Un artista fuori moda.

    Come in passato abbiamo voluto rendere omaggio all’eclettico Spadolini, artista poco noto in Italia perché fuori dai cataloghi dell’accademia critica da sempre legata ai mercati e ai mercanti o ai mecenati interessati, oggi seguendo il prezioso suggerimento del figlio Roberto vogliamo far conoscere ai nostri lettori Carlo Franzini: Saturnino.

    Essere fuori moda è solo sempre un pregio.

    Un artista dalla vita “molto complessa e, per certi versi, anche avventurosa. La sua biografia artistica si è svolta su due binari paralleli ben distinti: la pittura, che era scolpita nel suo dna e che ha professato anche nell’ultimo giorno della sua esistenza, e la carriera di tenore lirico, altrettanto importante e prestigiosa, ma che si è limitato a…stoicamente sopportare. Pur amando immensamente anche la musica, aveva un carattere un po’ ribelle alle convenzioni, e ciò ha fatto sì che il suo amore per l’ambiente della lirica non sia mai sbocciato del tutto. Era dotato di uno spirito molto indipendente e amava lavorare nella monastica solitudine della “Bohème di Saturnino”, la sua silenziosa soffitta/museo di Piazza del Duomo a Milano. Non ha mai inseguito alcuna “moda” artistica, nè ha mai fatto parte di scuole, correnti o movimenti culturali. Nonostante l’isolamento, della sua arte si sono occupate le migliori firme del panorama artistico e culturale del suo tempo: Luciano Garibaldi, Federico Zeri, Mario Portalupi e Leonardo Borgese, su tutti.La vita di Saturnino assomiglia alle sue opere: non conta per la preziosità del dettaglio, ma per la passione del tutto.”(dalla lettera del figlio Roberto Franzini)

    Più della sua biografia riassunta qui in poche righe parlano le sue opere di cui diamo una selezione offertaci gentilmente alla pubblicazione da Roberto Franzini.

    Carlo Franzini

    1923: il 21 aprile, nasce a Milano in via Bramante, 13.

    1948: terminati gli studi all’Accademia di Brera (fu allievo di Aldo Carpi), anche per evitare un futuro da impiegato di banca che in famiglia avevano già pianificato per lui, fugge a Parigi. Vi rimarrà ininterrottamente per tre anni, dormendo nei primi mesi anche sotto i ponti della Senna. Visto che con la pittura ancora non può farlo, per mantenersi, avendo ereditato dal nonno materno una bellissima voce, canta le canzoni napoletane nei bistrots di Montmartre. Nella vivacissima atmosfera della Parigi dell’immediato dopoguerra, avrà modo di entrare in contatto con diversi personaggi della cultura e e dell’arte, primo fra tutti col “vecchio” Matisse.

    1951: rientra in Italia per partecipare al concorso nazionale per nuove voci e lo vince, debuttando così al Teatro Nuovo di Milano nelle “Preziose ridicole” di Felice Lattuada. La carriera di tenore lirico lo porterà a calcare i più importanti palcoscenici del mondo e marcerà sempre parallela a quella di pittore.

    1975: mostra antologica nella sala delle cariatidi del Palazzo Reale di Milano.

    1978: chiude la sua carriera di tenore, cantando alla Scala di Milano ne’ “La favola di Orfeo”, di Alfredo Casella.

    1986: muore la madre a cui era legatissimo. Cade in un profondo stato di depressione dal quale, alla fine, lo salverà proprio la pittura: dipinge nell’arco di un quadriennio (86/90) le sue tele più belle e più intense, a tutt’oggi ancora mai esposte al pubblico.

    2003: il 27 gennaio, colpito da un infarto, muore all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio terreno, un piccolo capannello di sedici persone.

    La nostra galleria dedicata a Saturnino con alcune libere suggestioni e citazioni.

    Giuseppe Campagnoli 2 Novembre 2015

  • Art’è o non è?

    Art’è o non è?


      

    OPERE D’ARTE A CONFRONTO.

     

    Seguendo una scia che abbiamo disegnato in campo artistico per definire un crinale che possa far distinguere all’uomo ciò che è arte e ciò che invece è solo bottega, mercato o, peggio, bluff e truffa intellettuale e sostanziale, vi segnaliamo questa notizia apparsa oggi su La Stampa. No comment.

    “Addette alle pulizie scambiano l’opera d’arte per spazzatura e la buttano”

    Giuseppe Campagnoli

  • L’istruzione artistica: una proposta di rifondazione

    L’istruzione artistica: una proposta di rifondazione

    Quando manca la scuola viene meno la vera conoscenza e tutto si degrada mentre avanza un nuovo analfabetismo di cui i social networks sono indiscutibili testimoni. Chi ha a cuore il nostro futuro di nazione e di giacimento culturale dovrebbe essere più lungimirante, fornire i mezzi alle buone idee e alle buone pratiche e unirsi in questo sforzo nella stessa direzione prima che sia troppo tardi.Non ha senso fondare ogni giorno una nuova associazione culturale e corporativa che celebra se stessa con seminari e convegni inutili, mentre avrebbe senso mettersi in rete per contribuire a rifondare il settore educativo artistico italiano rendendo disponibili la ricerca, il progetto e la consulenza ai ministri e ai decisori politici di turno, senza disperdere occasioni e risorse che lo Stato dovrebbe una volta per tutte incrementare e rendere disponibili a chi realmente merita. L’educazione e la formazione sono le chiavi per assicurarsi in futuro persone capaci e competenti e prospettive di rilancio dell’unica economia possibile e non effimera in Italia.   (altro…)

  • Tutti possono esprimersi con l’arte.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Vorrei raccontare un’esperienza interessante fondata su una pedagogia artistica nuova ma non del tutto moderna. Ricordando la maieutica ci sono delle correnti artistiche che sostengono, contro il dominio spesso nefasto del professionismo e del mercato, che ognuno ha in sé, in nuce, il linguaggio dell’espressione artistica come possiede quello della comunicazione in altre forme più coltivate nella educazione formale della persona attraverso la famiglia e la scuola. Nel Marzo del 2012, partecipando ad un progetto europeo ho avuto l’opportunità di sperimentare direttamente una di queste proposte pedagogiche innovative e, per certi versi, rivoluzionarie. Partendo dall’assunto che l’arte non può essere riservata ad una élite di addetti ai lavori autoproclamatisi artisti o certificati da percorsi formali di addestramento scolastico o peggio dal mercato, il gruppo di Liegi guidato dall’artista Werner Moron e denominato Paracommand’art sostiene e sperimenta una forma di insegnamento-apprendimento del fare artistico dedicata a tutti i cittadini di qualsiasi età e di qualsiasi formazione, indipendentemente da qualsiasi applicazione di mestiere dell’attività proposta e realizzata. Il metodo pedagogico è teso a far emergere l’immaginario e la creatività attraverso le storie personali, le emozioni e le percezioni di bambini, adolescenti, adulti in gruppi di lavoro e di azione artistica informali che progettano e creano opere e oggetti artistici. Il progetto ebbe origine all’Accademia di Liegi nel 1998 con lo strumento pedagogico denominato “La Nation-Moi”, uno strumento di introspezione attraverso un percorso reale e virtuale (trajet réel-trajet virtuel) dell’Io come Tutto, per esprimere poi all’esterno l’insieme delle nostre emozioni e dei nostri ricordi oggettivandoli e raccontandoli in varie forme.

    In occasione del progetto europeo “Y’a pas d’heure pour créer” (Non è mai troppo tardi-o troppo presto- per creare) ognuno dei partecipanti fu coinvolto in una specie di brainstorming della propria storia personale, del proprio essere e delle proprie sensazioni da tradurre, con l’apporto di esperti di musica, di coreografia, di arti visive, di cinema e fotografia,in un prodotto multimediale frutto di un lavoro collettivo di dialogo, di scambio di emozioni e storie. Il  seminario, tra sessioni dedicate ai principi della musica, della danza e delle varie arti, perforate in spazi chiusi, sets fotografici e spazi della città di Liegi,  si svolse nell’arco di 9 giorni e terminò con le sessioni di ripresa e montaggio sulle idee elaborate da tutti, incrociando storie e pensieri, che costruirono 11 cortometraggi artistici. In seguito i video,veramente straordinariamente di qualità, sono stati esposti alla visione (con un manifesto in cui chi scrive fungeva da testimonial!) nel corso della Biennale Internazionale di Fotografia ed arti visive di Liegi presso la Chataignerie. Una carrellata dei prodotti è ancora visibile al link del Réseau d’Intervenents Artistiques.

    L’idea di ReseArt, che ci si augura avrà anche la partnership di Associazioni culturali e artistiche della regione Marche ed Emilia Romagna, è quella di replicare un evento formativo analogo qui in Italia alla fine dell’estate o nella primavera dell’anno prossimo, coinvolgendo, se sarà disponibile, il maestro di Paracommad’art Werner Moron. Il seminario sarebbe destinato ad un pubblico vasto e sostanzialmente puro e libero da stereotipi in quanto a formazione artistica. L’azione, per così dire, maieutica potrà “tirar fuori” da ogni gruppo ristretto di massimo 15 persone di tutte le età e condizioni sociali, storie e sensazioni tratte dalla loro vita per tradurle in prodotti artistici sotto la guida di esperti delle arti che verranno individuate come campo dell’azione espressiva.I prodotti potrebbero confluire in una mostra o in un evento pubblico per diffondere la metodologia educativa in italia e disseminare i risultati delle diverse esperienze realizzate qui come in Belgio dall’epoca delle prime sperimentazioni.

    Giuseppe Campagnoli

    Febbraio 2015