Categoria: cristianesimo

  • Je déteste Noël

    Je déteste Noël

    (artatamente senza disegni, foto, immagini, filmetti…)

    da Libération del 22 dicembre 2025 (giusto in tempo!)

    Paul B.Preciado. Filosofo

    Traduzione e adattamento Giuseppe Campagnoli

    A metà degli anni Venti, tra le due guerre, quando i giorni sembravano ancora felici, almeno per alcuni, la regina americana della prosa sarcastica, Dorothy Parker, scriveva: «Christmas is my season of discontent» («Il Natale è la mia stagione del malessere»). Qualcuno doveva pur mettere fine alle jingle bells e dirlo ad alta voce, e nessuno poteva farlo meglio di lei, con la sua elegante distanza, il suo disincanto mordente e la sua lucidità quasi ferente sui segreti di famiglia e sulla capacità delle convenzioni sociali di mascherare la vera delusione. Dorothy Parker comprese come, sotto la pressione sociale che impone di teatralizzare le espressioni di gioia, di comunità, di generosità e di successo domestico, ribollano sentimenti di frustrazione, ansia, stress, inquietudine e rancore.

    L’attrice Clara Deshayes mi ricorda, parlando del Natale, che qualche anno più tardi Charles Bukowski, che apparentemente non ha nulla in comune con Dorothy Parker se non la cirrosi, lo avrebbe detto in modo più brutale – è la differenza tra il Dry Martini e la birra. Il postino di Los Angeles diceva: «Christmas is the sickest of all sick things» («Il Natale è la più malsana di tutte le cose malsane»). Per Bukowski, il Natale è un rituale collettivo crudele che serve ai ricchi per far sapere ai poveri che sono poveri, e agli arrivati socialmente per far sapere ai solitari quanto sono soli. I ricchi pagano per i divertimenti natalizi e i poveri lavorano per renderli possibili. Le famiglie mettono in scena l’amore e i solitari e i falliti sociali sono costretti a guardare lo spettacolo. Gli uni soffrono per l’obbligo di amarsi e di divertirsi, mentre gli altri soffrono per la vergogna di non potervi riuscire. Ma alla fine tutti sono ubriachi e nessuno è contento.

    Claude Lévi-Strauss ha analizzato la questione in modo più sobrio nel suo saggio del 1951 intitolato Il supplizio di Babbo Natale. Di fronte all’idea secondo cui la celebrazione del Natale e la figura di Babbo Natale rappresenterebbero tradizioni religiose ancestrali, l’antropologo ha mostrato che questi due elementi, così come li conosciamo dopo la Seconda guerra mondiale, sono il risultato banale e interessato dell’esportazione del culto cristiano e nazionalista della famiglia e del commercio dell’imperialismo culturale ed economico americano: Babbo Natale è diventato nordico quando gli americani hanno stabilito le loro basi militari in Groenlandia, e il rituale pagano dello scambio di “vita” si è trasformato, dall’epoca romana, in una baccanale di consumo di oggetti usa e getta in plastica.

    Diciamolo ancora, come un segnale d’allarme o un appello alla rivolta, ora che l’orrore si avvicina: il Natale è il periodo peggiore dell’anno. Il Natale è la trasformazione in festa di un programma di egemonia culturale ed economica che, grazie alla globalizzazione tecnocomunicativa, è ormai diventato planetario. Non esistono angoli nascosti nel mondo digitale che sfuggano alla cospirazione commerciale del Natale. Il Natale è il periodo dell’anno più stupido e più vuoto: quello in cui si guardano i film peggiori e le trasmissioni televisive più imbarazzanti, in cui si ascoltano e si cantano le canzoni peggiori, si organizzano le feste peggiori, si inviano e si ricevono i messaggi più fasulli, si hanno le conversazioni più false e in cui, nonostante le apparenze e le spese, si mangia peggio. I salotti, decorati con palline che, col calare della notte, sembrano teste di bambini rimpicciolite appese a ogni ramo. È per questo che il Natale è il periodo dell’anno in cui tutti i mali del corpo e dell’anima si intensificano fino alla follia.

    CHI FESTEGGIARE?

    I tristi sprofondano nella depressione. I malati peggiorano. Le coppie in crisi litigano. Coloro che lottavano per non ricadere in un vizio che li divorava finiscono per abbandonarvisi disperatamente. Chi aveva smesso di fumare accende di nuovo una sigaretta. Chi può, consuma fino alla noia. E chi non può pensa che la propria noia cesserebbe se potesse consumare. Il Natale nell’epoca cyber-cinica è come cinque Black Friday con una colonna sonora martellante di Mariah Carey remixata in versione reggaeton, in cui si è costretti a tornare nei luoghi della violenza familiare originaria e in cui, per di più, si ha il dovere di fare festa.

    L’artista Lorenza Böttner, che dipingeva con la bocca e con i piedi perché non aveva le braccia, dedicava ogni anno una parte del mese di dicembre a dipingere cartoline ridicole che rappresentavano casette con camini fumanti sotto la neve, alberi di Natale coperti di ghirlande e Gesù Bambini paffuti. Scene insipide e gioiose che poi vendeva tramite Handicap International. Il Natale è anche una strana cerimonia durante la quale i normopatici obbligano le persone con diversità funzionale a vendere il proprio “handicap” in cambio di un po’ di buona coscienza, mentre il neoliberismo celebra il Telethon. Al mattino Lorenza realizzava cartoline di Natale; nel pomeriggio dipingeva quadri che non avrebbe mai potuto vendere a Handicap International, nei quali un uomo si avvicina a una bambina e le solleva il pigiama mentre dorme nel suo letto. È questo che accade nelle casette dai camini fumanti sotto la neve: sono i regali che Babbo Natale lascia ai piedi dell’albero. Certo, Babbo Natale è un bastardo. Ogni cartolina di Natale ha un retro segreto. La storia della violenza dello Stato-nazione patriarcale è lì, intatta, indicibile, invisibile.

    Il Natale è la crudeltà di classe, la violenza di genere e sessuale travestita da regali sotto l’albero. Il Natale è l’incesto trasformato in festa infantile. Quando si è queer o trans in una famiglia cristiana, il Natale è il momento del grande rinnegamento di sé. Il Natale è intrinsecamente razzista, intrinsecamente patriarcale, intrinsecamente nazionalista, intrinsecamente binario, intrinsecamente commerciale e anti-ecologico. La verità sul Natale è spaventosa, con questi alberi morti piantati nei salotti. Come se non bastasse, che cosa celebriamo dunque quest’anno a Natale? Il collasso ecologico, la distruzione tecnico-militare e atomica in corso, la sesta estinzione, il viaggio verso Marte, l’umanizzazione progressiva dell’IA e l’automazione galoppante dei mammiferi umani?

    Chi è Babbo Natale quest’anno? Donald Trump, vestito di rosso, sulla sua slitta trainata dalle renne Putin e Netanyahu? Babbo Natale, sempre così generoso, che apre la strada al genocidio per costruire il fiume del Medio Oriente a Gaza, aggiungendo un po’ di trinitrotoluene alla terra ucraina per poi affettarla come un salame, facendo in modo che i pinochetisti tornino al Palacio de la Moneda, dove Allende è morto nel 1973 in Cile? E che la Groenlandia, terra di Santa Claus, torni americana! Nessuna preoccupazione per la distribuzione dei regali della CIA: in ogni paese ci sono Babbi Natale locali delegati. In Francia abbiamo già Père Bolloré e Père Bernard Arnault che si occupano di tutto. E che dire della Natività cristiana? Quest’anno c’è María Corina Machado nel ruolo della Vergine Maria, che apre ancora una volta le vene dell’America Latina affinché il petrolio possa scorrere verso gli Stati Uniti, per garantire che, dopo che Maduro ha pugnalato i venezuelani alle spalle, Trump possa ora pugnalarli di fronte. E c’è Elon Musk nel ruolo dello Spirito Santo.

    Dio è amore e biotecnologia. È lui che fa nascere un Gesù bambino clonato, spermatico e bianco, un cripto-figlio, per portare il fascismo in ogni cuore, o piuttosto in ogni smartphone umano.

    Questo Natale occorre ribellione piuttosto che cenone.

    1. Francese – Noël
    2. Spagnolo – Navidad
    3. Portoghese – Natal
    4. Inglese – Christmas
    5. Tedesco – Weihnachten
    6. Olandese – Kerstmis
    7. Svedese – Jul
    8. Polacco – Boże Narodzenie
    9. Greco – Χριστούγεννα (Christoúgenna)
    1. Swahili – Krismasi
    2. Yorùbá – Kérésìmesì
    3. Hausa – Kirsimeti
    4. Wolof – Nataal
    5. Amharico – ገና (Genna)

    1. Arabo – عيد الميلاد (ʿĪd al-Mīlād)
    2. Ebraico – חג המולד (Ḥag ha-Molad)
    3. Russo – Рождество (Rozhdestvó)
    4. Hindi – क्रिसमस (Krisamas)
    5. Cinese (mandarino) – 圣诞节 (Shèngdàn Jié)
    6. Giapponese – クリスマス (Kurisumasu)

    1. Quechua – Navidad
    2. Guaraní – Natividad
  • Preghiera per i miscredenti.Londra e Manchester…

    Preghiera per i miscredenti.Londra e Manchester…

     

     

    Dopo i fatti terribili di terrorismo, da Manchester a Londra, Nizza a Berlino e altrove, non semper chiari, spesso manipolati dai media a loro uso e consumo,  ogni volta riproporrò come un mantra il riassunto in italiano del bell’editoriale  di RISS su Charlie Hebdo:  sarcastico, ironico terribile e profondamente vero nel suo essere surreale. Le motivazioni dei mandanti del terrore collettivo sono prevalentemente materiali e politiche ma quelle degli esecutori,spesso individuali e a volte “dormienti”, poi folgorati dalla religione o dalla pazzia latente, comunque presente “in nuce” nella loro cultura familiare fondamentale o nei loro geni e nel loro ambiente, sono spesso  da mistici o dei depressi esaltati.


    Preghiera per i miscredenti

    Che dire dei fatti di Parigi, Bruxelles, Londra, Manchester, Berlino? Nel 2015 abbiamo scoperto il terrorismo islamico e le frasi stereotipate si rincorrono: “non cambieremo il nostro stile di vita”, “quello non è il vero islam”, “certi atti sono commessi da squilibrati”, “vogliono distruggere la nostra spensieratezza”.

    “Dopo ogni attentato ci si chiede cosa c’entri la religione. Si dice che l’attentatore non era praticante, che rea un folle e che la religione non c’entra. Si cerca sempre di togliere di mezzo la religione. Si dice che l’attentatore si sia radicalizzato troppo in fretta per mettere il suo atto in conto alla religione. Ma la storia delle religioni è piena di conversioni improvvise. Da Henri IV con il suo “Parigi val bene una messa” a Costantino convertito al cristianesimo una notte prima della battaglia del ponte Milvio dove vinse trucidando centinaia di nemici senza avere un camion frigorifero. E che dire di Paolo di Tarso che da persecutore di cristiani si convertì in un colpo e divenne santo? Queste conversioni ad alta velocità non hanno mai sorpreso nessuno. E allora perché un nizzardo  non avrebbe il diritto di convertirsi all’islam in qualche giorno? Molti lo hanno fatto nella storia per dare un senso al loro patetico destino. Ci colpisce che questi crimini siano messi in atto come delle preghiere. senza bisogno di una cattedrale o di una moschea sontuosa o una sinagoga millenaria. Basta crederci e e con qualche salmo o versetto in testa si può pregare persino al Polo Nord, nel deserto o sul’Everest.La fede ha solo esigenze spirituali. E anche l’atto terroristico. Non c’è bisogno di tanti mezzi o addestramento speciale: basta un coltello, un camion, come un semplice tappeto in direzione della Mecca,una piccola bibbia in tasca o una torah appena svolta per pregare. Uccidono come pregano, in contatto diretto con Dio. Nessuno potrà mai controllare o prevenire questo. Polizia ed eserciti possono agire solo sulle cose visibili non su quelle invisibili della mistica. E’ impossibile conoscere ciò che una persona nasconde nel fondo della sua coscienza e che non condivide nemmeno con la sua famiglia. Il crimine avviene all’improvviso, senza poterlo prevedere e dà l’impressione che sia l’atto di un folle. Le vie del Signore sono impenetrabili, il mistero dà alla religione la sua forza e nessuna polizia potrà chiedere documenti. Solo quando diventa razionale di quella ragione delle società moderne, perde il suo potere. Il misticismo è fondamentalmente antidemocratico perché è incompatibile con il contro potere e con lo spirito critico sui quali è fondata la democrazia. Che possiamo fare per difenderci? Delle barriere di traverso sulla Promenade des Anglais, o sui mercatini di Natale, un’applicazione “Alerte Attentat” o dei riservisti in più. Ora tocca a noi avere fede.”

    Avere fede nel buon senso e nell’uomo, nella ragione e non nell’istinto: avere fede nell’ ultima dea che è la speranza che in passato qualche volta non ci ha tradito, lasciandoci qualche pausa per vivere oltre le guerre, la fame, lo sfruttamento e il perfido mercato. Ma oltre ad avere fede e speranza avere anche il buon senso della vigilanza e della prevenzione, individuale e collettiva.

    Giugno 2017

  • Terribili premonizioni.

    Terribili premonizioni.

    Sono vicino a Londra e all’Europa accogliente come non lo sono a quella di certa storia coloniale, del mercato e dell’economia, ma invito a riflettere su tutto con freddezza oltre i luoghi comuni delle interpretazioni di tanti mezzibusti e opinonisti spesso improvvisati e di tanta vulgata. Occorre riflettere ed agire con senso della storia e senza pregiudizi ideologici. I fatti, ciò che li provoca e chi li provoca contano e anche le ragioni diverse che spingono ad agire  per lo stesso orribile fine chi finanzia il terrore , chi lo pratica in nome della fede o di altre balzane e terribili idee e chi lo copre con omertà e ipocrisia.

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    Settembre 2005. Stavo rientrando in treno da Milano dopo un viaggio a Parigi (!) con la mia famiglia. Nello stesso scompartimento di un Eurostar viaggiava con noi un ragazzo poco più che ventenne, un po’ palestrato di carnagione scura, ben vestito e curato. Durante il viaggio inizia una conversazione del più e del meno e scopriamo che il giovane è un egiziano nato in Italia che vive e lavora a Milano e sta andando a Roma per imbarcarsi verso casa a trascorrere le vacanze. Il discorso, prima leggero e superficiale, piano piano, si addentra in questioni sociali, politiche e religiose. I luoghi comuni reciproci sull’occidente e l’oriente, il colonialismo e l’imperialismo si fanno più concreti e allarmanti quando il ragazzo ci tiene a far sapere quanto noi occidentali siamo di facili costumi, corrotti ed empi. Ma soprattutto tiene ad informarci del fatto che i nostri giovani a suo avviso sono tutti dediti alla bella vita, all’uso d sostanze ed al divertimento dissoluto mentre i giovani mussulmani ben più morigerati e sani si starebbero ben preparando, sapendo anche che il loro martirio verrebbe certamente premiato, per una guerra contro chi ritenessero un nemico della loro civiltà e del loro credo. Si stavano preparando, a suo dire, sia dal punto di vista psicologico che fisico.

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    Aggiunge poi con linguaggio appropriato che la nostra civiltà e le altre religioni sarebbero troppo secolari e tolleranti e per questo destinate prima o poi a soccombere per avverare le predizioni del profeta. Argomento le mie ragioni opposte, dal punto di vista agnostico e dell’etica naturale, appellandomi all’illuminismo, alla storia, al progresso, alla libertà, alla tolleranza ed all’equità  sociale. Dall’altra parte un muro.

    All’epoca avevo ritenuto le idee del giovane pericolose ma un po’ surreali come quelle di molti giovani ancora acerbi. Non c’erano state le primavere arabe né la Siria. Oggi, col senno di poi, ritorno spesso con il pensiero a quell’incontro come fosse stata una tragica premonizione chiedendomi : quanti altri ne avrei potuto incontrare?

    Giuseppe Campagnoli

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  • Si può ridere dell’islam?

    Si può ridere dell’islam?

    Ecco la traduzione in sintesi di un articolo di oggi di Charlie Hebdo che condividiamo.

    “Quelli che pretendono che non si debba ridere dell’islam in nome della difesa degli oppressi moltiplicano i loro errori: logici, filosofici o sociologici…La religione non è mai uno strumento di liberazione ma di alienazione.

    L’idea sarebbe un po’ questa: essendo l’islam la religione degli oppressi (?) sarebbe razzista scherzarci su come fa Charlie. Si può replicare in più modi: dal punto di vista storico, politico..etc.

    Ma si può tentare anche un approccio puramente cartesiano. Ci sono molte illogicità nel ragionamento islamo-gauchista. Ecco i punti:

    1. Io sostengo i poveri
    2. i poveri credono nell’islam
    3. Allora io difendo l’islam per sostenere gli oppressi

    Sarebbe come dire che io difendo i neri, i neri difendono le mutilazioni genitali, allora io difendo le mutilazioni e condannarne la pratica sarebbe razzista.

    La religione stessa è una pratica oscurantista e retrograda: una mutilazione dello spirito.

    L’slam non è la religione dei poveri : ci sono i milionari petrolieri e le monarchie del golfo, i mercanti e i finanzieri. Ci sono milioni di poveri tra i cristiani in centro e sudamerica, tra gli animisti in Africa, gli induisti in Asia. Siamo sicuri che sia proprio l’islam ad avere più poveri? Non si dovrebbe ridere allora di alcuna religione o credenza per rispetto dei presunti poveri che la osservano.

    Non bisogna assimilare la religione all’individuo. Non bisogna confondere la blasfemia con l’ ingiuria personale.La religione è difesa da cerberi morali e non dovrebbe esserlo da certa sinistra (per fortuna non tutta).Non ricordano forse chi disse “l’oppio dei popoli”?  Non ricordano che “il vero bene del popolo è la soppressione delle religioni che sono un’ idea illusoria e forzatamente pacificatrice e giustificative della sottomissione”? Dovrebbero ripassare il concetto secondo cui la sinistra, la vera sinistra non può scindersi da un pensiero laico o ateo. Le credenze religiose, superando alcuni momenti di impegno politico di liberazione tra Gesù e Che Guevara,sono tornate prepotentemente a predicare la sottomissione all’autorità.Altre hanno sempre mantenuto questo concetto fondante. Tutte le società hanno un dio ma non necessariamente esso è portatore di moralità. I cattolici e i musulmani secondo dei recenti studi scientifici hanno la tendenza a sottomettere fisicamente o psicologicamente più dei protestanti e degli ebrei…Ci sono tante prove che le divinità sono state inventate per sottomettere e che per combattere la povertà bisogna combattere le religioni, liberarsene per liberarsi anche delle altre forme di oppressione.”

    Da Antonio Fischetti (Charlie Hebdo) a cura di Giuseppe Campagnoli

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    Bombe intelligenti

     

  • Elogio della follia.

    Elogio della follia.

    Sono folli artisti della violenza o lucidi fanatici?

    L’arte della follia sembra molto praticata in questi giorni di notizie di violenze ed attentati in giro per il mondo. La follia? Chi agisce con violenza magari gridando Dio è grande! viene considerato uno psicopatico? E’ forse la paura che fa dire questo mentre si aborrisce l’idea che ci possano essere dei fanatici spinti dalla religione (si! dalla religione!) o dalla depressione sociale, dalla noia esistenziale, dalla povertà ed emarginazione o infine dalla adesione totale a regole esasperate che pure fanno parte delle leggi di stati sovrani come l’Arabia Saudita,la Turchia, la Nigeria e il Sudan,il Pakistan e l’Iran o gli Emirati vari con cui facciamo affari, gigionerie,proposte di amicizia, interviste edulcorate e succubi (vedi Erdogan). Non vorremmo parlare di queste arti aberranti ma ci tocca. Lo facciamo anche con l’ironia e il sarcasmo del nostro caro Charlie Hebdo e delle sue boutades a volte irriverenti e feroci ma colte e intelligenti, soprattutto libere, accanto alle nostre provinciali vignette ed a nostri collages di attiualità.La follia lucida e la falsa follia si combattono a colpi di cultura e con quella goccia che scava giorno per giorno anche le menti più ottuse che si chiama educazione, anche una educazione militante, porta a porta, di prossimità. Bisogna rompere le balle ai nostri vicini razzisti, ai nostri vicini islamici e cristiani, ai nostri vicini ladri e sfruttatori, a tutti gli intolleranti e violenti, ai pavidi e timidi omertosi di qualsiasi specie che ci capitino a tiro. Con le parole,le battute. gli scritti, le foto, i disegni i video e tanta ,tanta cultura e saggezza, tanta arte e musica, tanta letteratura e tantissima poesia.

    Giuseppe Campagnoli

  • LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

    LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

    La peste del nostro secolo, il terrorismo, generato dall’ ignoranza, dall’ intolleranza, dallo sfruttamento e dalla povertà va combattuta come una epidemia. A mali estremi estremi rimedi. Noi in Italia conosciamo bene l’omertà e la capacità di coperture delle nostre mafie, insegnamo  che per eradicare la mafia integralista islamica occorre tagliare tutti i legami politici, geografici e finanziari, le complicità ambientali e familiari e le ipocrisie del politically correct.

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    Sorgente: LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO.

  • L’epidemia  della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

    L’epidemia della Sharia.Istruzione e cultura uniche armi.

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    Education, job, freedom and peace against violence of sharia, religions and global markets.

    Non sto qui a spiegare che cosa sia la Sharia. Bastano Wikipedia e tutte le conferenze e gli scritti che ne trattano in giro per il mondo. Invece vorrei associarmi ad una idea che, se perseguita e sviluppata, potrebbe disinfestare il mondo dal terrorismo e dalle farneticazioni di tipo islamico. Le armi vincenti saranno l’istruzione, la cultura e il lavoro.

    Massicce infusioni di conoscenza ed istruzione faciliteranno la strada verso il lavoro, la salute e la pacifica convivenza attraverso la liberazione totale dalle nefaste credenze e superstizioni ancora legate all’ignoranza delle tribù di pastori del deserto di tanti secoli fa o delle congreghe chiesastiche dell’occidente.

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  • Le religioni,le parole, l’interpretazione, il dominio che si giova dell’ignoranza.

    Le religioni,le parole, l’interpretazione, il dominio che si giova dell’ignoranza.

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    Giordano Bruno non sarebbe piaciuto a Daech ai sionisti, agli emiri, agli ulema e agli imam
     così come non piacque alla Chiesa Cristiana.

    Ancora una  riflessione che mi fa eco sulle religioni e sulla loro benefica o nefasta influenza nella storia dei popoli. I pensieri sono indotti vieppiù dalle tragedie dell’Europa, del Medio Oriente e del Mondo in nome delle religioni, delle superstizioni e di talune ideologie, non ultima quella del mercato. Il linguaggio dei testi che riportano la voce e le narrazioni di uomini che sostengono (senza prova alcuna) di aver ricevuto messaggi da una divinità o da chi parlasse in suo nome (!!) e rivolte ad altri uomini è importantissimo e spesso non occorre interpretare nulla per quanto è chiaro, senza ricorrere alle metafore. Le frasi composte da soggetto, predicato e complemento che si ripetono come mantra, giaculatorie, cantici, sure o rosari non si prestano a dubbi. Basta leggere e capire la lingua. La lettura dei testi è fondamentale e l’invito ad approfondire commentari chiose  o la scusa di una interpretazione autentica, nascondono spesso profonde ambiguità di comunicazione, ipocrisia e mala fede. Se i testi si dice fossero stati scritti per il popolo  giocoforza dovrebbero essere più che chiari ed immediati. Piuttosto occorre collocare la lingua nei tempi in cui ha avuto origine e in quelli in cui è stata revisionata o trasformata per adattarla ai mutamenti dell’umanità. La questione è solo nella lingua e nei costumi che si evolvono, seppure non dovunque e per chiunque.

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  • ReseArt e Charlie Hebdo

    ReseArt e Charlie Hebdo

    Helwa ya baladi. Versione strumentale pop.

    “Per il mio dolce paese”

     

    Ubi maior minor cessat…Ma ognuno contribuisce ad usare la satira per combattere la cieca violenza in nome della superstizione e delle bugie degli uomini per sottomettere altri uomini. Un collage di cultura contro la non cultura e la barbarie.

      
      

  • I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

    I segni e i disegni del mito, della storia e della laicità.

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    Credo che ora si debba tacere per un po’ ed evitare di fare da grancassa alle perverse mire comunicative del terrorismo. In tv, sui giornali e nei social media non si fa che amplificare le gesta criminali degli islamisti. Per combattere il crimine in genere, da quello finanziario e mafioso a quello politico o religioso, la chiave del successo,certamente lungo e faticoso, sta nel rimuovere le cause che lo generano. Occorre avere coraggio e determinazione, anche sacrificando parte del nostro benessere (tanto più che è malamente distribuito da chi lo produce e gestisce) e rinunciando a voler far vivere tutto il mondo come l’occidente del consumo a tutti i costi.

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  • Buonasera.Possiamo dirci anche.

    Buonasera.Possiamo dirci anche.

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    Gli "alieni" piceni

    D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano?  Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti,  sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme  a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo  che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in  quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.

    2 Dicembre 2015

  • Guerre di religione?

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Dobbiamo ancora assistere alla violenza, fisica, economica o sociale che siano, in nome e per conto di una o più divinità di cui non è dato sapere. Anche l’arte, accanto alla rappresentazione delle cose degli uomini  ha spesso disegnato (quando fosse concesso dai dogmi e dalle leggi iconoclaste degli uomini) le figurazioni di chi ci eravamo inventati. L’homo sapiens doveva supplire alla  ragione che non poteva trovare spiegazioni plausibili. Queste, nel tempo, sono arrivate dalla scienza e allora, quasi tutte le credenze si sono comodamente e prontamente adattate allo stato mutato delle cose. La fantasia applicata  al mistero ha generato capolavori in tutto il mondo ma la realtà poi è cambiata ancora e oggi la rappresentazione di divinità e profeti obsoleti anche per chi non sia propriamente colto è sempre diminuita se non oggi, quando è diventata invece pericoloso e pretestuoso “casus belli”. L’arte che si occupa di religione oggi, infatti, con grandissimo coraggio è quella della satira scritta e disegnata. I capi delle religioni più potenti però, se da una parte si combattono per vie traverse o per interposte persone, dall’altra si mostrano concordi nel condannare il riso, seppure sempre innocuo, delle cose sacre. Ricordo come un mio zio vescovo, compianta e rara  eccezione nel mondo della chiesa, ridesse con noi delle barzellette sulle cose sacre, credo perché le ritenesse anche profondamente umane e tutto sommato rispettose delle convinzioni altrui, davvero ben poco solide se fossero state colpite da innocue parodie. Sentire parlare non più di arte ma di guerra fa veramente male. Sentire indicare gli uomini come cristiani, ebrei o musulmani come se fosse un insulto fa ancora più male e ci fa rivolgere alla storie delle filosofie per cercare di comprendere le ragioni storiche di questo presente.

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