Il piano di edilizia scolastica contiene in evidente ossimoro. Scuole sicure, belle e nuove: lo slogan confligge con la cifra di investimento di appena un miliardo di Euro! In Europa i paesi civili investono decine di miliardi nei loro piani di edilizia scolastica. E’ necessario cambiare decisamente prospettiva. Non servono le archistars. Servono gruppi multidisciplinari con esperienza conclamata nelle trincee della scuola militante e nel campo dell’architettura per l’educazione. Per dirla col nostro Primo Ministro: “Gli è tutto da rifare…”
Qualche idea nel libro gratuito”Questione di stile” su ITunes store e IBooks e nel numero 4 della “Rivista dell’istruzione” edita da Maggioli, di prossima uscita.
Tag: Scuola
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Scuole sicure, scuole nuove, scuole belle?
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Zibaldone
Riflessioni per l’ultima storica pausa estiva della scuola italiana.

Gli educatori
“Non hanno torto i padri e le madri che amano la vita metodica, senza varietà, senza (1473) commozioni, senza troppe fatiche, la pace domestica ec. I loro gusti, le loro inclinazioni possono ben difendersi, e v’é tanto da dire per la morte come per la vita, dice la Staël. Ma il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura; di voler sopprimere la differenza di gusti, di desiderii ec., che la natura invincibile e immutabile ha posta fra l’età de’ loro allievi, e la loro, o non volerla riconoscere, o volerne affatto prescindere; di credere che la gioventú de’ loro allievi debba o possa riuscire essenzialmente e quasi spontaneamente diversa dalla propria loro e da quella di tutti i passati, presenti e futuri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza ec. (9 agosto 1821)” -
Arte, arte, arte!
Giannini: inaccettabile il taglio della storia dell’arte nelle scuole
Firmata un’intesa Mibac-Miur per accrescere la conoscenza del patrimonio culturale
ROMA
Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, Stefania Giannini, e quello dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, hanno firmato questa mattina a Roma, presso il Museo dell’Alto Medioevo, il protocollo d’intesa tra i due ministeri per l’accrescimento della conoscenza e del patrimonio culturale per la formazione dei giovani nelle scuole.«La storia dell’arte è un tratto genetico della nostra cultura ma è stata trascurata. È inaccettabile che questa materia sia stata messa tra le cenerentole a rischio taglio, che poi si è effettivamente verificato». Così ha commentato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a margine della firma.
«Con il ministro Franceschini – ha spiegato Giannini – prendiamo quindi l’impegno di reintrodurre nelle scuole laddove è stata depotenziata la storia dell’arte. Al mio ingresso al Miur ricordo che una delle prese d’atto che mi aveva amareggiato fu proprio quella di scoprire quanto la storia dell’arte fosse stata eliminata o ridotta nelle scuole. Occorre quindi rivisitare gli ordinamenti didattici – ha concluso Giannini – e questo è un punto all’ordine del giorno e il governo è stato sollecitato a riguardo».
«Tra il ministero dei Beni Culturali e il ministero dell’Istruzione c’è un impegno comune per reintrodurre dove è stata tolta, e valorizzare dove è stata ridotta, la storia dell’arte nelle scuole – ha ribadito Franceschini -. Non si può infatti pensare di non far studiare l’arte nelle scuole. Le scelte politiche sbagliate vanno corrette».
Ricevuto da
Nicola Ghiaroni ArtemDocere -
L’arte è ricchezza
Pubblicato in versione ridotta su La Stampa del 10 Aprile 2014. Scritto da Giuseppe Campagnoli sotto pseudonimo.
Dalle famigerate indagini OCSE PISA e dalle analoghe classifiche di stampo liberista internazionali si può capire chiaramente come sia trascurata quella parte essenziale delle conoscenze e delle abilità connessa con la creatività e il fare artistico che sono appannaggio, secondo gli studiosi, di almeno la metà del nostro cervello. Privilegiare solamente gli apprendimenti linguistici e logici, umanistici e scientifici ha condotto ad una specie di atrofizzazione cognitiva che ha fatto dell’arte e del suo apprendimento in Italia una specie di riserva per una genialità marginale che “malgré tout” è riuscita comunque ad avere un successo internazionale che, in altre condizioni, poteva essere moltiplicato per mille ed esportare le nostre buone pratiche accanto al nostro patrimonio inestimabile. E’ tempo, per tanti motivi, culturali, economici, storici ed anche, connessi con la salute psicofisica dei cittadini di colmare questa lacuna fin dai primi istanti di apprendimento e per tutto l’arco della vita, (ricordando che i talenti si costruiscono e si cominciano a consolidare nel periodo di vita da 0 a 5 anni) assicurando pari dignità ad un linguaggio che costituisce la terza fondamentale gamba della formazione dell’individuo anche e non solo a livello professionale. (altro…)
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Aprilanti

Vi racconterò una piccola storia risalente ad oltre dieci anni fa. Allora dirigevo l’Istituto d’Arte di Pesaro e la mia fama consolidata era quella di preside tutto d’un pezzo. La giornata scolastica trascorse nella normalità: i soliti problemi di ritardi mattutini, le sostituzioni per le malattie primaverili, le giustificazioni con le motivazioni più varie e creative, gli appuntamenti con genitori e docenti, le telefonate con il Provveditorato (così si chiamava allora) e con i vari uffici della città. Verso le ore 13 la giornata si stava avviando alla conclusione e in tutte le classi era un fermento di studenti e docenti in vista dell’uscita. Alcuni erano già fuori della porta come in attesa del tram. La routine a un certo punto fu rotta dall’arrivo di un bidello (allora si chiamavano così) che classe per classe comunicava a tutti i docenti (già con il pensiero al pranzo imminente) che erano convocati d’urgenza dal preside. Nessuno si sognò di trascurare l’invito perentorio, immaginando chissà quale emergenza. Una cinquantina di docenti, dopo aver in fretta e furia congedato gli alunni, riposto i registri nell’armadietto e chiuse le cassettiere, si ritrovarono alla spicciolata nell’atrio adiacente l’ufficio del preside. Nei visi un’espressione tra l’interrogativo, il curioso e il preoccupato. Bussarono alla porta dell’anticamera. Nessuna risposta. Bussarono ancora e infine, lentamente, uno alla volta, riempirono l’angusto spazio davanti alla porta della presidenza. Proprio lì era appeso un enorme, colorato ed occhieggiante pesce di carta che fornì una inequivocabile risposta a tutte le infinite domande dei convenuti. Primo d’Aprile, benvenuti e buon pranzo! Abuso di autorità? Oppure il fatto è che un po’ più di fantasia e di divertimento ogni tanto gioverebbe? I “convocati” dichiararono di essersi divertiti. Comunque a tutti “semel in anno licet insanire”…
Giuseppe Campagnoli
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Comenius a Pesaro. Défilé
Comenius a Pesaro. Un successo della sfilata conclusiva del progetto.

Anteprima della clip finale del Fashion Show di chiusura del progetto Comenius che ha visto partecipare il Liceo Mengaroni con partners polacchi, spagnoli e turchi. La sfilata, nonostante la povertà di mezzi è stata un successo. Il merito è da attribuire per intero ai pochi docenti che hanno lavorato e agli studenti alle loro famiglie.
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Edilizia scolastica
Edilizia scolastica. La priorità del Governo Renzi. Ma la partenza è già con il piede sbagliato!
Proponiamo uno stralcio del saggio di Giuseppe Campagnoli sulla rivista “Le Voci della Scuola” 2010 Tecnodid Napoli
L’edilizia scolastica in Italia è raccontata da leggi e regolamenti che ne hanno improntato, in parte, la fisionomia. La norme fondamentali dell’attuale modo, spesso solo tecnico ed economico,di progettare e costruire scuole sono ancora quelle degli anni ’70, in particolare il Decreto del 18/12/ 1975 n°18 che, per la prima volta, ha fissato i parametri dimensionali e le regole per la localizzazione e la progettazione “tecnica” delle scuole di ogni ordine e grado con qualche implicita impronta pedagogica e molte rigidezze. (altro…)










