
Un mesetto fa, di primo pomeriggio, leggevo allo sgambatoio del parco Miralfiore un libercolo regalatomi da una cara amica, mentre il cane razzolava solo, felice e libero nel recintino ad hoc. Era aprile, c’era il sole ed erano circa sedici gradi. Un bel contorno. La lettura del libro deve avermi fatta pensare ad alcune cose che ho appuntato sul tablet e poco fa ritrovate. Questo il pensiero.
Come si dice in questo libro, (“Il fucile da cacccia” di Yasushi), “la vita è essenzialmente una fregatura, tinta di grande tristezza”. Bene, questa frase mi sembra molto bella, primo perché penso sia vero, secondo perché è l’accostamento di un termine quasi dialettale ad un’espressione estremamente poetica, pur se negativa. Insomma, un bel contrasto. Come starmene qui en plein air, in mezzo al verde, a leggere su una panchina di legno allo sgambatoio mentre tengo d’occhio Lucky, annegata dal sole, ma allo stesso tempo, mossa dall’aria ancora freddina che contrasta col calore del sole.
Il contrasto, quello che ci fa vivere. Ah, se non esistessero i contrasti! Sai che noia! Ben lo sapeva Eraclito, che poi in realtà parlava propriamente di opposti. Che sono dei contrasti esasperati. E senza di essi non ci sarebbe vita. Nessuna percezione di luce senza buio, (cioè assenza di luce), nessun caldo senza freddo, (cioè assenza di calore), nessuna felicità senza dolore, (cioè assenza di gioia), e così via.
