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  • Una piccola banlieu italiana in provincia.Come tante.

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    Un nostro lettore ha fatto un breve tour nel territorio di un piccolo paese dell’entroterra pesarese, una volta ricco, ora più povero ma sempre un po’ degradato per ambiente, cultura e qualità della vita. Una specie di banlieu suburbana legata funzionalmente e dipendente dalla città più grande proprio come accade in Francia. Sono cambiate, come altrove, le amministrazioni, ma cosa è cambiato?

    In proposito ricordiamo questo articoletto su La Stampa di tempo fa:

    “Chi è causa del suo mal. Viviamo in un’area del centro nord una volta ricca di un importante distretto produttivo monotematico. Quasi 15 anni fa fu commissionato dalle amministrazioni locali uno studio sullo sviluppo industriale della zona nel ventennio successivo. Gli esperti dissero che se non ci si fosse riconvertiti ad altre produzione sarebbe stata la fine. Nessun imprenditore seguì il consiglio tecnico pensando solo al proprio immediato alto profitto e ora sta succedendo quello che era stato previsto. Fin dagli anni 90 abbiamo assistito a imprese commerciali improvvisate che poi hanno dovuto chiudere nel giro di un anno e si era in tempi in cui il credito veniva erogato senza tanti complimenti. Solo uno sprovveduto avrebbe potuto pensare che la pacchia sarebbe durata più di 10 anni. Anche oggi si vedono numerosi esercizi commerciali con gli stessi prodotti nel raggio di 100-200 metri! E’la concorrenza? No. E’ la follia. Si è buttata a mare l’agricoltura disseminando le campagne di falsi agriturismo (in parte sovvenzionati a fondo perduto) turismo e cultura lasciati a una libera impresa spesso impreparata e votata ad alti profitti in tempi brevi. Le banche nel frattempo hanno fatto il loro dubbio lavoro dando soldi a chi non li meritava e dato il colpo di grazia ad un mercato già viziatodall’improvvisazione imprenditoriale e dalla mancata pianificazione produttiva… La tragedia è che ci stanno rimettendo le persone preparate, oneste e non venali che si trovano sia nel pubblico che nel privato tra quelli che lavorano il tempo necessario, raggiungono gli obbiettivi, guadagnano il giusto e pagano tutte le tasse spesso per avere i servizi inefficienti per colpa di chi non le paga. Per risollevarsi occorre puntare prima sull’istruzione, sulla ricerca, sulla limitazione dell’iniziativa privata quando provoca danni alla collettività (vedi sanità, trasporti) e sugli investimenti nei soli settori che in Italia possono rendere: agricoltura, cultura, turismo, artigianato, manifattura di qualità! Non sarebbe stato difficile!”

  • Maltempo, alluvioni, responsabilità.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Senza titolo

    Ho scritto dei fatti drammatici provocati dagli eventi meteorologici nelle Marche e altrove in Italia più e più volte e ora mi ritrovo a riproporre pari pari quello che scrissi giusto un anno fa. Di chi sarà la colpa? Forse di tutti: governi, amministrazioni locali, protezione civile, ma da ultimo e non per ultimi anche i cittadini che spesso desiderano la botte piena e la moglie ubriaca. Come si dice in campo fisiologico che la “prima digestio fit in ore” anche in campo di prevenzione la “prima prevenzione avviene nei nostri comportamenti quotidiani”. Se non ho curato il mio campo, il mio fosso, la mia scarpata non posso prendermela con il comune o con il meteo. Se ho voluto spendere i miei risparmi per i miei diletti invece di provvedere a regolare le acque nel mio giardino e a rispettare le norme sismiche e idrogeologiche della mia casa, non posso andare in piazza a protestare contro il sindaco e dare la colpa ad altri. Ma una cosa sono le scelte che i cittadini sono in grado di fare, altro è il danno subito da chi non ha le risorse nemmeno per vivere. Nessuna previsione potrà mai dire con certezza assoluta cosa accadrà dopodomani. La scienza fatica a prevedere certi fenomeni anche entro poche ore! Educazione ed istruzione ci aiuterebbero molto. Ma è proprio in questo campo che le risorse sono state tagliate ampiamente. I cittadini debbono conoscere qual’è la loro parte nella salvaguardia del territorio e debbono sapere come comportarsi prima, durante e dopo gli eventi calamitosi. I cittadini debbono essere messi in grado di valutare bene i rischi che corrono, ad esempio, quando estorcono permessi (attraverso i TAR, i contenziosi con i Comuni etc..) di costruire e produrre in aree da sempre a rischio. I cittadini debbono contribuire attivamente alla prevenzione ed alla tutela dei beni comuni a partire dal proprio ambiente domestico e dal proprio intorno territoriale. Gli eventi meteo straordinari sono ormai una realtà ma sono una realtà anche l’abbandono delle campagne agli agriturismo e ai pannelli solari, la speculazione edilizia che ha riempito l’Italia di doppie, triple e quadruple case, la speculazione finanziaria e l’ottusità imprenditoriale e politica che hanno creduto che l’Italia fosse un paese per l’industria pesante e per l’ipercommercio. E’ colpevole anche la tendenza dei cittadini quando protestano per le antenne e non rinunciano a tv e cellulari, quando urlano contro la TAV ma si lamentano dei ritardi dei treni, quando stigmatizzano l’inquinamento ma non fanno due passi senza auto, allestiscono impunemente tavernette abusive al di sotto del livello stradale… Chi è senza peccato scagli la prima pietra e duole constatare come tra le foto di cronaca si notino sindaci e assessori con la pala in mano ad uso e consumo della propaganda non ricordando che il proprio dovere va fatto sempre senza clamore!

    Montelabbate, 24 Maggio 2015

    Giuseppe Campagnoli

  • Il monte dell’abate. Tutta l’Italia è paese.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Certo che per essere il luogo dove pare spirasse precocemente il Papa tedesco Suidgero della Signoria sassone di Morsleben e Hornburg dal nome di Clemente II, i suoi abitanti o chi per loro, ne hanno conservato mirabilmente il sito e la memoria! La bella storia dell’abbazia di Mons Abatis (toponimo del feudo monastico che ha dato origine al locus) ha subito la stessa sorte delle vestigia industriali (ormai in gran parte archeologia lugubre e preoccupante), delle aree residenziali  e dell’architettura pubblica di questo piccolo paese che per sorte ancora mi ospita e che avrebbe meritato di più e di meglio anche per la sua posizione strategica sulla storica via urbinate. Gli altri luoghi del dominio abbaziale, il Castello e il borgo murato di Farneto sono quasi abbandonati e fatiscenti nonostante i tentativi di progettarne il recupero nel tempo, vanificati sempre dalla protervia delle amministrazioni che si sono succedute, forse più attente al mercato che alla cultura e neppure lì con esiti positivi. Ognuna voleva fare mari e monti:  invece, nella migliore delle ipotesi, ha lasciato lo stato delle cose così come lo aveva trovato. Solo il risibile prosopopaico museo semiparrocchiale denominato “Spazio Nobili” con il suo curioso ossimoro nell’intitolazione, collocato nella non disprezzabile architettura della vecchia sede comunale (che meritava ben altra nobile destinazione) ha suscitato lo strano interesse e l’immediato attivismo, di amministrazioni anche di segno opposto. Lo stesso è accaduto per  la ferraglia di cui è disseminato il territorio comunale considerata inspiegabilmente come pubblica opera d’arte. Il resto è semplice inarrrestata decadenza. Le zone residenziali di nuova espansione a ridosso della obsoleta zona industriale sono in condizioni da mezzogiorno d’Italia (con  le ovvie doverose distinzioni).

    (altro…)

  • Mecenati pro domo sua?

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Scrissi tempo fa una lettera a La Stampa di Torino criticando bonariamente il mecenatismo “peloso” dell’industriale ciarliero Diego Della Valle quando donò un nuovo edificio scolastico al suo paese d’origine. Il gesto era apprezzabile per la comunità, se si fa eccezione per qualche neo dovuto al fatto che l’edificio pare fosse stato progettato dalla consorte in un discutibile stile american neoclassic e che sia stato intitolato al fondatore della dinastia Della Valle. Tutti conoscono la successiva saga dell’intervento di sponsorizzazione del restauro del Colosseo. Oggi leggiamo di una analoga iniziativa del patron del cachemire italiano Brunello Cucinelli che nel “Progetto per la Bellezza” della sua Fondazione vuole contribuire a salvare il paesaggio e la natura. L’idea era quella di trasformare una pianura fatta di capannoni industriali  negli anni ’70-’90, dismessi e abbandonati o ridestinati a depositi e magazzini, in un parco interurbano di giardini, orti e frutteti attrezzati da “oratori laici” e strutture di accoglienza e ricreazione sociale. Il progetto si dovrebbe concludere nel 2015 anche con il restauro di un borgo medievale (paese della moglie) la creazione di un teatro e di una scuola per arti e mestieri. Demolire il cemento invece di costruire e risanare qualificandole aree deindustrializzate da politiche e imprenditorialità incoscienti ed analfabete, non è un cattiva idea. Occorrerebbe  spingere con “decisione” le imprese piccole e grandi ad investire il plusvalore non utilizzato in ricerca e innovazione in una specie di “tassa attiva” per incrementare la loro efficienza sociale distogliendo risorse al profitto per destinarle al territorio e al salvataggio e valorizzazione del paese in cui anche una industrializzazione senza regole e discrezione ha provocato danni su danni al patrimonio ambientale, culturale e artistico.  Un risarcimento “in nuce” che sarebbe premiato con reali agevolazioni e investimenti pubblici (sulla linea di una interpolazione virtuosa delle teorie  economiche della nostra ricercatrice e docente espatriata nei lidi britannici Mariana Mazzucato e del “neomarxista” Piketty)

    L’efficienza sociale

    Mi vengono in mente le nostre  aree industriali della teoria di valli che si protendono dalle colline al mare come la Valle del Tronto, quella del Tenna, del Chienti e del Potenza, la Vallesina e la Valle del Misa, non ultima quella che vediamo dalle nostre finestre, la Valle del Foglia,  cui ci riferiamo a mo’ di esemplificazione. (“Chi è causa del suo mal” La Stampa Maggio 2013) Non ho visto nessun programma veramente concreto e nemmeno futuribile in questa direzione dalle amministrazioni “progressiste” o sedicenti “dalla parte dei cittadini” della nostra provincia come delle altre. Sarebbe invece la prima cosa da fare per le aree degradate e sfruttate dallo slogan speculativo dei “pochi maledetti e subito” senza prospettive e reali programmi pluriennali di sviluppo e sostenibilità dei nostri ineffabili piccoli e grossi industrialotti di provincia. Sarebbe veramente un sogno che si creasse un’alleanza trasversale tra i sindaci delle valli per pianificare con ampio respiro il futuro dei nostri territori, puntando sul recupero, sulla salvaguardia e sulla trasformazione di tutte le aree nella direzione degli unici settori plausibili per un paese come l’Italia: l’agricoltura di prossimità e il turismo, la cultura e l’educazione, il tempo libero e la ricreazione, la vera arte e il vero artigianato. Credo ci potrà salvare solo una joint venture virtuosa tra un  pubblico divenuto efficiente, efficace, economico ed onesto ed un privato divenuto più colto e lungimirante. Ci piacerebbe un privato più attento al sociale che al profitto e senz’altro anch’esso, vista la corruzione subliminale e palese che si fa in due e l’evasione (di sopravvivenza delle persone o dei beni?) diffusa che si fa da soli, decisamente più onesto. Noi avremmo nel cassetto un progetto di ampio respiro di “ridisegno urbano” per i nostri territori, sicuramente esportabile altrove e fondato sul verde, l’agroalimentare, il turismo e la mobilità compatibili, l’arte e la cultura. Chissà se qualche sindaco illuminato rifletterà ed agirà dopo aver letto questo nostro accorato appello ed invito?

    Giuseppe Campagnoli

  • Chi è causa del suo mal…

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

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    Ripropongo, ad uso e consumo di quelle che si definiscono “nuove”, “trasparenti” ed “ecologiche” amministrazioni locali un vecchio/nuovo articolo apparso anche su La Stampa di Torino perchè poteva ben riguardare tanti esempi diffusi nel nostro italico territorio. Il pezzo, questa volta è corredato da una immagine che non ha bisogno di commenti ma che dovrebbe far riflettere su ciò che è urgente fare per eliminare tutte quelle anestetiche macchie grigie di un paesaggio che avrebbe ancora (non so per quanto tempo) delle forti connotazioni di bene ambientale e storico-artistico. Quelle macchie oscure sono state colpevolmente realizzate con la scusa di uno sviluppo che non era e non sarà certamente più compatibile con l’insieme dei beni naturali e storici. Lo è stato invece per chi ci si è arricchito nel tempo e continua forse a farlo anche oggi.

    Chi è causa del suo mal

    Viviamo in un’area del centro nord una volta ricca di un importante distretto produttivo monotematico.

    Quasi 15 anni fa fu commissionato dalle amministrazioni locali uno studio sullo sviluppo industriale della zona nel ventennio successivo. Gli esperti dissero che se non ci si fosse riconvertiti ad altre attività sarebbe stata la fine. Nessun imprenditore seguì il consiglio tecnico pensando solo al proprio immediato alto profitto e ora è successo quello che era stato previsto. Fin dagli anni 90 abbiamo assistito a imprese commerciali improvvisate che poi hanno dovuto chiudere nel giro di un anno e si era in tempi in cui il credito veniva erogato senza tanti complimenti. Solo uno sprovveduto avrebbe potuto pensare che la pacchia sarebbe durata più di 10 anni.

    Anche oggi si vedono numerosi esercizi commerciali con gli stessi prodotti nel raggio di 100-200 metri! E’ la concorrenza? No. E’ la follia. Si è buttata a mare l’agricoltura disseminando le campagne di falsi agriturismi (in parte sovvenzionati a fondo perduto) turismo e cultura lasciati a una libera impresa spesso impreparata e votata ad alti profitti in tempi brevi. Le banche nel frattempo hanno fatto il loro dubbio lavoro dando soldi a chi non li meritava e dato il colpo di grazia ad un mercato già viziato dall’improvvisazione imprenditoriale e dalla mancata pianificazione produttiva… La tragedia è che ci stanno rimettendo le persone preparate, oneste e non venali che si trovano sia nel pubblico che nel privato tra quelli che lavorano il tempo necessario, raggiungono gli obbiettivi, guadagnano il giusto e pagano tutte le tasse spesso per avere i servizi inefficienti per colpa di chi non le paga.

    Per risollevarsi occorre puntare prima sull’istruzione, sulla ricerca, sulla limitazione all’iniziativa privata imprenditoriale e commerciale quando provocano danni alla collettività.

    Per risollevarsi occorre  investire  nei soli settori che in Italia possono rendere: agricoltura, cultura, turismo, artigianato, manifattura di qualità! Non sarebbe stato difficile! E non è ancora impossibile.”

    Giuseppe Campagnoli