Tag: Manifesto per una scuola diffusa

  • Una architettura dell’educazione.

    Una architettura dell’educazione.

    “Bravo. Ce projet, c’est adopter une dĂ©marche rĂ©volutionnaire dans l’écologie du mode d’apprendre.” Denis-Michel Brochet Paris

    “Merci mon ami!! Je continue ma recherche et les dessins d’une nouvelle ville et une nouvelle Ă©cole viendront..” Giuseppe Campagnoli  Pesaro

    A Cesena il 12 Settembre scorso, organizzato dal Centro di Documentazione Educativa Gianfranco Zavalloni del Comune di Cesena e diretto da Gabriella Giornelli c’è stato un bell’incontro in cui sono emersi spunti interessanti per il dibattito tuttora in corso sull’educazione e gli spazi della scuola, tra statistiche e buone pratiche convenzionali, ricerca d’avanguardia e utopie possibili. Amministratori locali e architetti della facoltĂ  di Architettura Aldo Rossi dell’UniversitĂ  di Bologna hanno esposto i loro punti di vista tra tecnologia ed ecologia, bilanci e programmazione del territorio, prossemica ed emergenze di compatibilitĂ  edilizia e sicurezza. Tutti sembrano d’accordo nell’abolire il termine burocratico e urbanistico edilizia scolastica per utilizzare la definizione, poetica e scientifica insieme, di architettura della scuola . E’ emerso e con grande stupore, per bocca del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, seppure timidamente, il bisogno, di uscire dalle mura degli edifici per coinvolgere la cittĂ  in senso biunivoco e molto piĂą ampio del consueto per approfittare delle competenze che si possono acquisire meglio fuori che chiusi dentro le mura scolastiche. Si parla anche di “laboratori cittadini”. Le statistiche e gli studi della FacoltĂ  di Architettura di Cesena e il caso della cittĂ  di Bologna esposti da Giulia Olivieri e Valentina Orioli rappresentano la situazione del patrimonio di edilizia scolastica esistente nel territorio in termini prevalentemente urbanistici e tecnici e descrivono gli interventi che si mettono in campo per trasformare gli spazi dell’apprendimento approfittando anche dell’esistente per risanarlo, trasformarlo e riutilizzarlo al meglio. Si sono analizzati i modelli possibili e le strategie per migliorare la qualitĂ  degli spazi e introdurre elementi di innovazione architettonica e tecnologica mentre si sono stigmatizzati perentoriamente i ritardi nella programmazione e le condizioni del patrimonio pubblico esistente auspicando maggiore attenzione nell’azione politica e nella progettazione alle questioni di sostenibilitĂ  e di rinnovamento delle modalitĂ  di fruizione in sinergia tra chi fa ricerca, chi progetta, chi gestisce e chi usa i manufatti, sempre comunque in un quadro non mutato dell’organizzazione scolastica e delle tipologie edilizie scolastiche.

    Si è proposto di cambiare il modello delle aule, dei corridoi e dei disimpegni ma ciò che si continua a realizzare di nuovo, lo vedremo anche piĂą avanti, non va oltre gli open spaces aggregati a grappolo e appena proiettati verso l’esterno attraverso l’uso delle vetrate sempre piĂą ampie con diffusi rischi di effetto serra. Si sono intravisti in filigrana ulteriori tentativi di costruire una specie di abaco di linee guida amministrative, tecniche e urbanistiche ma poco pedagogiche per la progettazione di edifici scolastici. L’INDIRE ha presentato il suo punto di vista istituzionale attraverso i ricercatori sul campo Elena Mosa e Leonardo Tosi. Sono stati descritti la ricerca da tempo praticata nella sezione dell’ente dedicata all’architettura scolastica e il progetto “Avanguardie Educative” che attraverso il “Manifesto per l’innovazione” è impegnato nell’induzione di buone pratiche promuovendo sperimentazioni da parte elle scuole nell’ organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio. Gli esempi illustrati per mostrare la bontĂ  degli spazi educativi sono quasi tutti provenienti da modelli del nord Europa, tendenti a superare i blocchi aula e corridoio con open spaces e corners specializzati (cucina, biblioteca, angoli di discussione, isole) francamente e forse, non tanto inopinamente, un po’ troppo simili, per concezione tecnica ed estetica, agli spazi di uno shopping center: una specie di scuola on demand dove anche i mattoncini LEGO trovano il loro posto. Stupisce un po’ che si parli ancora, con linguaggio squisitamente mercantile e webeconomico, di capitale umano, di marketing, di formazione blended, messa a sistema, di training, webinar etc.. Gli argomenti si fanno decisamente piĂą stimolanti e appassionanti quando vengono presentati dei casi di ancora primordiale ma decisa “scuola diffusa” da Beate Weyland e Simone Gabrielli, l’ una esperta di didattica dell’UniversitĂ  di Bolzano e l’altro assessore architetto di Bagno di Romagna. Ci hanno raccontato insieme l’esperienza di indagine ed azione sul campo partita dall’Alto Adige, facendo tesoro di esperienze e buone pratiche nei contesti di lingua e cultura tedesca, per gli ambiti delle scuole dell’infanzia e primarie, in linea con le caratteristiche innovative degli interventi normativi della provincia autonoma che prevedono un’ampia partecipazione e condivisione tra cittadini, amministratori, progettisti e personale della scuola e la storia di altre scuole italiane che hanno usufruito dei risultati della ricerca come quelle di Bagno di Romagna. Sono portati vari esempi di eccellenza in quanto a progettazione condivisa e coinvolgimento delle cittĂ  nel pensare e realizzare i luoghi della scuola anche per risolvere le emergenze dovute alla vetustĂ  degli edifici ed alle mutate esigenze della popolazione scolastica e degli insegnanti. Lo scopo principale della proposta è arrivare a definire un’identitĂ  pedagogica dell’edificio scolastico con l’apporto simultaneo di diversi e complementari interessi e professionalitĂ  che lavorano insieme: dall’architetto al pedagogista, dall’amministratore ai docenti, al dirigente scolastico, ai cittadini. Ma è con Giuseppe Campagnoli che le cose prendono una piega utopica ma non tanto. Partendo dalle provocazioni di Giovanni Papini, Ivan Illich e Aldo Rossi, tra architettura, filosofia e pedagogia, l’architetto e preside pentito (come dice lui) introducono l’idea di una scuola oltre le aule per arrivare, in un futuro non proprio lontano, ad una scuola diffusa nella cittĂ  dove gli unici “edifici scolastici” resteranno dei portali, oggetti architettonici vivi che introducono alla cultura ed alla scuola sparsi nei luoghi attrezzati ad hoc della cittĂ . I “portali” potranno essere dei contenitori di funzioni amministrative e collettive, degli spazi comuni e multimediali e fungeranno da punti di ritrovo e di partenza che condurranno, attraverso un rinnovato sistema di mobilitĂ , ad aule e spazi decisamente diversi e innovativi: luoghi per apprendere come la bottega, il museo, la biblioteca, il teatro, la strada, la piazza, la radura, il bosco e anche il web. A Cesena viene lanciato ufficialmente il “Manifesto della scuola diffusa” che, con il contributo dello stesso Campagnoli architetto ed ex dirigente scolastico e di Paolo Mottana filosofo dell’educazione dell’UniversitĂ  Bicocca di Milano, unisce, per affinitĂ  elettive, i concetti estremi ma coinvolgenti di Controeducazione ed Ultrarchitettura prefigurando non solo una collaborazione ma una identitĂ  tra architettura ed educazione in uno scenario del tutto nuovo e rivoluzionario della scuola e dei suoi spazi, nelle cittĂ .

    https://youtu.be/c17QJLn1jdo

    Una cittĂ  dell’educazione. Oltre le aule e le architetture omologhe.

    Sto costruendo una mappa per realizzare un esperimento di scuola diffusa praticabile ed efficace fino a ridurre di almeno il 70% la famigerata e triste edilizia scolastica in una cittĂ  intorno ai 100 mila abitanti, utilizzando tutti gli attuali strumenti possibili per una diversa organizzazione della scuola. Il modello potrĂ  essere applicato in sinergia tra le piĂą avanzate e coraggiose amministrazioni locali, scolastiche, le agenzie e le piccole imprese e associazioni pubbliche e private che abbiano la determinazione di avviarsi sulla strada della controeducazione. Quale cittĂ  oggi avrebbe il coraggio e forse la lungimiranza di provare, anche solo per un breve periodo, un tale esperimento di scuola diffusa  per una vera rivoluzione in fatto di scuola e di spazi educativi e culturali? Quali cittĂ  sarebbero così evolute da creare un monumento-portale che fungesse da simbolico ingresso ad una dimensione urbana fatta di aule sui generis come radure, teatri, giardini, botteghe, musei, palazzotti del potere e del non potere? Le utopie a volte possono avvicinarsi a noi e prendere forma come una carovana che avanza nella polvere del deserto o una nave dalla nebbia. Occorre costruire i sogni pezzo dopo pezzo per trasformarli in realtĂ . Dall’immaginazione al disegno all’architettura reale e vivibile. In una accezione di scuola non scuola anche la scuola può mimetizzarsi nella cittĂ  come un gioco di specchi o uno specchio magico che moltiplica le occasioni educative in un continuo viaggio  dentro e fuori la cittĂ .

    citta-educa

    La cittĂ  che educa

    Per entrare nel concreto: saranno i disegni e le animazioni che costruiranno con fatica un progetto impossibile a condurvi nel racconto di come la cittĂ  stessa diventa scuola e le scuole di muro in essa si fingeranno per dissolversi e rinascere in altre forme libere e viventi. Qui si immagina una cittĂ  in parte trasformata nei suoi gangli vitali e aperta alle novitĂ  di una mobilitĂ  inusitata e di luoghi popolati tutto il giorno da gente multietĂ , multiforme, multietnica e piena di fantasia e di voglia di scoprire ed imparare muovendosi e dialogando, giocando e fermandosi a studiare e riflettere.

    SarĂ  il mio primo progetto urbano dopo quasi 25 anni e farĂ  tesoro delle idee, degli spunti degli appunti visuali e testuali di questo scorcio di tempo dedicato alle architetture o alle non architetture della cultura e dell’educazione. Ci vorrĂ  del tempo e forse qualche compagno di viaggio non ancora fagocitato del tutto dal mercato e con qualche sogno urbano in tasca. Dopo l’uscita, prevista da Gennaio 2017, del volumetto realizzato da Paolo Mottana con la collaborazione del sottoscritto dal titolo provvisorio “La cittĂ  Educante”-Manifesto della educazione diffusa darò il via, come conseguenza diretta, alla redazione del progetto architettonico dedicato una cittĂ  europea ideale, meglio ancora se reale.

    Intanto, oltre alle parole scritte, i segni e disegni in una miscellanea di tanti anni di ricerca e di pensieri sparsi intorno a questo tema appassionante e poetico. Lo stile è quello della città ideale, dell’educazione ideale, della vita ideale, che oggi non possono che essere contro, o meglio, oltre.

    img_1132img_1131 img_1133 img_1134

    Giuseppe Campagnoli 24 Ottobre 2016