Tag: Equità

  • Gramellini. Alchimie liberiste.

    di Giuseppe Campagnoli

    20140324-223939.jpg

    Questo scrissi tempo fa a Mr. Massimo Gramellini :

    “Ho scritto molte volte alle rubriche contenute nello spazio dei lettori ed ho avuto il piacere di vedere pubblicate molte mie lettere su argomenti vari e altrettanti editoriali. Da un certo momento storico in poi i miei scritti sono stati regolarmente cestinati. Il mio timore, spero non fondato, è che i presunti rifiuti siano dovuti ad alcuni reiterati interventi critici sulle prebende di giornalisti e conduttori tv che, pur dichiarandosi liberali e progressisti e conducendo battaglie per l’equità sociale, non dimenticano mai, schernendosi, di difendere con la scusa del mercato (che a loro dire a volte aborriscono) i loro lauti stipendi. Continuo a ritenere che , al di là dei meriti e della professionalità indiscutibili, quei compensi milionari non siano fondati sui principi dell’equità e della continenza e nemmeno su quelli costituzionali che contemplano il giusto compenso per il lavoro che si svolge commisurato ai bisogni di una vita dignitosa non escludendo il companatico di discreti svaghi.
    Sbaglio ad avere questo sospetto? Per favore mi rassicuri e mi dica che le cose non stanno così, per la stima che ho ancora verso di Lei, il suo giornale e, comunque, anche verso la trasmissione tv cui mi riferivo nelle mie critiche”

    Così mi rispose Mr. Gramellini da liberista più che da liberale:
    “E’ il mercato, caro Giuseppe, a determinare quanto è “giusto” il compenso erogato. Se il personaggio in questione, con il suo lavoro e/o la sua presenza, porta introiti pubblicitari tali da giustificare il compenso richiesto, questo gli viene erogato. La stessa cosa succede in certi sport, come il calcio.
    Può piacere o non piacere, ma funziona così.
    Cari saluti
    MG

    Così replicai infine ma non ottenni risposta:
    “In realtà il problema non sta nel fatto che la cosa possa piacere o no ma se sia morale ed equa o no e se il mercato non debba invece essere regolato per evitare simili scandalose sperequazioni e ingiustizie. Non mi ha risposto circa le mie lettere… Grazie comunque. GC

    Ma forse ora ha cambiato idea?

    No comment.

    IMG_8617

    88x31

  • Beni culturali ed equità.

    Beni culturali ed equità.

     

    IMG_0740

    Equità e cultura. La Stampa 10 Gennaio 2013

    Giuseppe Campagnoli

    Non ci sarebbe bisogno di raccolte fondi per il recupero del nostro patrimonioculturale, storico e artistico se solo si facessero pagare le tasse – equamente – a tutti. Vi sono delle Associazioni e degli Enti culturali «storici» in Italia che pervicacemente continuano a muoversi sulla strada dell’ipocrisia promuovendo iniziative, appelli, ricerche di fondi per il recupero e il mantenimento del nostro patrimonio culturale, storico e artistico senza far parola dell’unica forma veramente efficace di tutela: l’equità. Sono Enti e Associazioni nate spesso per la salvaguardia in primis di patrimoni molto «privati» con la scusa del pubblico. Non si dice quasi mai che le risorse verrebbero miracolosamente trovate se solo si facessero veramente pagare le tasse a chi le deve, se si combattesse incisivamente l’evasione, se si tassassero pesantemente tutti i patrimoni immobiliari, finanziari e le rendite sopra i 300 mila euro l’anno. In una più ampia prospettiva si dovrebbe fare finalmente una politica dei redditi tale da abbassare il differenziale (lo hanno detto perfino due papi della chiesa cattolica) tra minimi e massimi a uno o due punti. Si dovrebbe determinare la diversità  solo in base  alla reale preparazione in funzione delle condizioni di partenza e dei bisogni effettivi, alla responsabilità del lavoro svolto (qualunque esso sia) e dai risultati conseguiti, sia nel pubblico che nel privato. A ciascuno secondo le proprie capacità e i propri bisogni.Si dovrebbe imporre ai privati di reinvestire nella ricerca nella cultura e nell’innovazione il surplus di ricavi, rendendo di fatto tutto il mondo dell’impresa sostanzialmente «no profit» senza pregiudicare i fattori di rischio e gli investimenti iniziali da compensare in forma adeguata. I principi di equità così fondati garantirebbero sicuramente, tra le altre cose, la conservazione, la tutela ela promozione, anche in chiave turistica, dell’intero patrimonio artistico e storico italiano.

    mqdefault

  • Doppia intervista probabile. L’arte della comunicazione babelica: un mestiere impossibile.

     

    Volevo fare l’interprete. Una scuola dove è difficile entrare ma dalla quale è altrettanto difficile uscire e un mestiere aleatorio e d’élite,

    Riportiamo, nella categoria arte dell’educazione e dell’istruzione del nostro blog, una sintesi di una doppia intervista ad un aspirante interprete e ad un notissimo professionista della mediazione linguistica e della comunicazione entrambi reali seppure anonimi.

      (altro…)

  • Prima delle vacanze

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    P1100143

     

    Queste vacanze 2014  qualcuno le potrà passare divertendosi e spendendo gli ultimi danari o quelli che ancora guadagnerà in abbondanza non si sa come e non si sa perchè. Qualcun’altro invece trascorrerà il tempo rovente  rimpiangendo, dalla poltrona di casa o dalla sdraio sul balcone, le stagioni, in cui bene o male, poteva viaggiare e svagarsi grazie ad una maggiore equità sociale. Io vi ripropongo  una riflessione sulla microteoria economica e sociale che ritengo sempre più valida ed attuale.

    L’ efficienza sociale

    È il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla propria collettività, tasse comprese. Per valutare il grado di equità occorrerebbe misurare anche quello che definisco il parametro di efficienza sociale. Partendo dall’assunto costituzionale che recita: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società», questo coefficiente dovrebbe valutare in ogni mestiere, professione, impresa, il rapporto tra quanto prodotto per il proprio profitto privato e quanto invece come contributo e servizio alla collettività, tasse comprese. Quanto più si produce per il bene collettivo piuttosto che per il proprio fabbisogno, sacrosanto ma spesso e per alcune categorie volto anche al superfluo, tanto più ci si avvia a realizzare buona parte del principio di equità. Questo principio è infatti fatto di tre componenti fondamentali: un basso plusvalore (differenziale tra redditi a parità di investimento, lavoro e professionalità) un contributo alla collettività esponenzialmente tarato sul proprio profitto e patrimonio, una garanzia delle pari opportunità da realizzarsi nell’istruzione, nella dotazione di mezzi per raggiungere i più alti gradi di professionalità in base ai meriti ed all’impegno e, infine, anche nelle regole del lavoro, delle professioni e dell’impresa. Un esempio che può chiarire meglio il concetto: un lavoratore pubblico o privato che svolgesse un lavoro socialmente utile (scuola, sanità, trasporti, comunicazione, servizi essenziali…) e pagasse le sue tasse in anticipo potrebbe garantire un tasso di efficienza sociale pari quasi al 70% del suo reddito.

    Tutti possono fare altrettanto?

    Giuseppe Campagnoli, pubblicato su La Stampa in Luglio 2013