Tag: Edilizia scolastica

  • Costruire scuole.

    Costruire scuole.

    Mi piace tornare ad un titolo di una mia lettera pubblicata sulla Stampa di Torino nel 2010, quando stavo timidamente ma dolcemente scivolando verso la scuola oltre le mura e la negazione dell’edilizia scolastica in direzione ostinata di una intera città educante. Mi piace perché è diventato più attuale parlare di edifici scolastici in tempi di crisi e di emergenze. All’epoca stigmatizzavo l’enfasi con cui venivano inaugurati i luoghi di “detenzione educativa” che rappresentavano anche il mondo dell’impresa o della politica con perfidi sponsors tesi soltanto a pubblicizzare  il loro partito o la loro azienda, quando non la loro famiglia di tendenziosi mecenati. Quando i media parlano di politica, di terremoto e di migrazioni non manca mai l’accenno al “bisogno di scuole”. Questi riferimenti però sono ancora convenzionali e  idealmente vecchi come se i bambini e i ragazzi che, in momenti terribili della loro vita, in Italia, in Asia come in Africa, tra guerre e catastrofi naturali e umanitarie anelassero al modello di scuola del mercato, ad essere chiusi tra quattro mura per ore ed ore magari ad apprendere ciò che non sarebbe utile a loro ed alla loro comunità ma al mondo dell’impresa e della finanza globale. In realtà è un terribile condizionamento che viene loro imposto, spesso subliminalmente, dalla società attuale senza distinzione di oriente e occidente, primo mondo o terzo mondo. Il bisogno di scuola che trapela dalle interviste, dagli appelli e dalle manifestazioni è in realtà, nel profondo, il bisogno di educazione e di conoscenza, il bisogno di crescere, di apprendere e di riuscire a saper fare ciò che sarà utile nella vita. Ma è anche un forte bisogno di comunità e di relazioni. Non è certo l’aspirazione a fare tutto questo in una organizzazione che controlla, classifica e valuta meriti e demeriti ad ogni piè sospinto per creare dei perfetti robottini già dall’infanzia battezzati in contumacia per il mercato globale. Non è certo la voglia di rimanere chiusi tra quattro mura, tra quattro pareti di adobe o di fango e paglia, tra quattro pannelli super tecnologici e supertrasparenti ma comunque separati dal mondo. Forse non c’è più alcun bisogno di costruire scuole, con buona pace di costruttori e  architetti rampanti, di Ong, stati e amministrazioni, mecenati e privati in cerca di gloria e di profitti mascherati da bontà e altruismo. Forse sarebbe utile ripensare radicalmente alla costruzione di una idea di scuola diversa, di scuola oltre la scuola, nei contenuti e nelle modalità di realizzarsi, nei luoghi e nei maestri. Occorre dire a quei bambini e anche a quei maestri e mentori che ci si può educare diversamente e reciprocamente in ogni luogo reso adatto a questo scopo senza edificare nuovi santuari o chiese dell’educazione.

    Giuseppe Campagnoli

    d07a538c2dd8a41f231acaca61362a56.jpg

    Progetto di un intero villaggio amazzonico in alternativa alle baracche di lamiera a Manapiare (Venezuela). Tipologie e materiali locali con inserti tecnologici ed ecologici. Giuseppe Campagnoli e Istituto d’Arte di Pesaro 1990

    images

    La Controeducazione

    La scuola diffusa

    L’ultra architettura

    The scattered school (La scuola diffusa oltre le aule)

  • La città che educa (2). Un progetto reale.

    La città che educa (2). Un progetto reale.

    fullsizeoutput_21d2

    Ancora disegni e impressioni del progetto di città che educa. Le porte, le vie, le radure, i boschi, le case, le botteghe, le piazze senza mura e senza barriere. 

    imagespesaro-1pesaro

    Poiché nessun architetto giovane o attempato ha ritenuto di aderire al mio appello per contribuire gratisetamoredei al nostro meritorio progetto per una architettura di città educante che superi totalmente l’edilizia scolastica, procederò in solitaria. Dobbiamo immaginare  la trasformazione fisica di una città in città educante. Il luogo che mi ha visto operare come docente, dirigente scolastico  e architetto (sempre costruttivamente “bastian contrari” e sempre, prima o poi, ostracizzati) è Pesaro. Una città di provincia in tutti i sensi. Da quello che culturalmente e turisticamente di solito accade non sembra avere le aperture intellettuali e nemmeno economiche della vicina Romagna mentre conserva molti difetti delle Marche cui appartiene.  Lavorerò proprio sul corpus di Pesaro per collocare la mia idea controarchitettonica di scuola diffusa e quella controeducativa del mio amico Paolo Mottana. I “portali” avranno una proposta di collocazione reale e le loro forme, disegnate ad hoc, verranno a dialogare con la città e i suoi luoghi emergenti partendo dalla configurazione medievale del centro storico per riportare i luoghi dell’apprendere al centro della vita urbana.  Le reti di mobilità verranno ridisegnate a toccare i poli significativi per la cultura e l’educazione, sfruttando una cosa buona che la città ha fatto, ma non completato, per sè stessa, la bicipolitana. Si potranno così consentire gli spostamenti sostenibili dei nuovi protagonisti della città che educa. Il centro storico, cuore della città educante, che ora farà pulsare la sua linfa anche verso periferie rinate, dove non vi saranno più casamenti scolastici murati ma giardini, orti, laboratori, biblioteche e teatri, non sarà più appannaggio di un terziario fatto di banche, assicurazioni, uffici, botteghe e negozi d’élite o di retroguardia commerciale ma potrà ridiventare vivo di abitazioni, laboratori artigiani, di piccoli musei e platee, di pizzicagnoli e mercanti a chilometro zero e costi sostenibili, di aule vaganti e radure dialoganti. La pianta di Pesaro è già pronta per essere benevolmente sconvolta e rivitalizzata in una proposta che si potrà realizzare a piccoli passi con una enorme economia di scuole non costruite e non più gestite a mezzo servizio con costi abnormi , di spazi recuperati e fruiti liberamente e a tempo pieno, di benefica commistione tra pubblico e privato, di felici migrazioni di persone che apprendono da un luogo e l’altro della città e della campagna. Il progetto richiederà tempo ma, alla fine, credo se ne potranno apprezzare gli spunti che vanno oltre l’utopia, verso una reale fattibilità. Sarebbe una bestemmia intellettuale e politica ostacolare o ignorare quell’idea di città e di scuola. Quelle amministrazioni e quei gruppi che ci hanno dato credito stanno già apprezzando il loro gesto ed il loro coinvolgimento. E con il 2017 come dice il mio amico Paolo Mottana “scuoteremo il mondo!”

    Giuseppe Campagnoli

    2 Gennaio 2017

    Controeducazione e ultrarchitettura della città. 

    La città educante.

  • Oltre le aule.Nemo profeta in patria.

    Oltre le aule.Nemo profeta in patria.

    Un successo di qualità delle idee.

     

    IMG_1198

     

     

    FullSizeRender.jpg

     

    “La scuola diffusa nella città educante” Cesena 12 Settembre 2016 Sala Rosa Cinema San Biagio. Si è parlato anche di Controeducazione. Sabato scorso un articolo con una intervista sulla scuola diffusa e la controeducazione di Paolo Mottana (docente ordinario di filosofia dell’educazione a Milano Bicocca) su  http://www.criticaletteraria.org

    Il Seminario è stato un successo  di qualità, degli esperti, degli organizzatori e del pubblico. Presto una sintesi dell’incontro, che avrà un seguito, sulla sezione del nostro sito dedicata all’architettura per la scuola e la cultura. 

    E’ comunque d’obbligo fare un  passo indietro  per descrivere come vanno le cose oggi, tra luci ed ombre, nella scuola italiana. In tempo di riapertura delle scuole sarebbe stato interessante dibattere di edilizia scolastica o meglio di architettura scolastica e di scuola diffusa anche nella nostra regione. Alla fine della primavera del 2016 proposi all’amministrazione comunale di Pesaro,magari con la collaborazione del mondo scolastico e accademico, di organizzare un seminario nel mese di Settembre sulle tematiche degli spazi per l’educazione.La stessa proposta avevo esposto anche nella vicina Romagna.
    Da Pesaro rinvii e promesse ma a tutt’oggi nulla di fatto. Il Centro di documentazione educativa del Comune di Cesena, grazie alla Prof.ssa Giornelli, accoglie invece la proposta e insieme al dipartimento di architettura Aldo Rossi dell’Università di Bologna, organizza una giornata di studi sull’argomento incentrata anche su idee innovative e futuribili come quella della scuola diffusa oltre le aule.
    Il sottoscritto aveva invitato , per tempo, a divulgare la notizia del Seminario di Cesena anche alle confinanti scuole marchigiane, interpellando l’amministrazione scolastica statale nella sua sede regionale.

    Non ho trovato la notizia neppure sulla bacheca degli uffici scolastici regionale e provinciali. E’ veramente un peccato. Questa riflessione amara ci fa anche rimpiangere la bella, anche se discussa, esperienza de “Le Marche una regione laboratorio” promossa e realizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche di allora e che impegnò negli anni tra il 2003 e il 2010 tutta la scuola marchigiana presentandosi ricca di spunti di ricerca, di esperienze sul campo e di connessioni con il mondo dell’università e delle imprese sane.

    IMG_1179

    La storia non finisce qui. Dulcis in fundo, due settimane  fa mi era stato chiesto, pare su segnalazione dell’ineffabile (pentita?) assessora all’istruzione pesarese, di partecipare, naturalmente, per me, gratis et amore dei , ad una kermesse intitolata “Città Liberi tutti” in programma a Pesaro da prossimo 24 Settembre. Gli organizzatori dell’evento, dopo avermi interpellato e richiesto la disponibilità,  l’altro ieri, con un scusa via mail, hanno pensato bene di liberarsi di un relatore forse non proprio in linea con la filosofia un po’ radical chic ma tuttosommato conformista della kermesse che pare rispecchiare quella della gestione culturale e popsofistica della città. Mi spiace per Pesaro e per le Marche, forse anche per l’Italia.

    Intanto ecco il corto dell’intervento al Seminario di Cesena  di Giuseppe Campagnoli.

    https://youtu.be/c17QJLn1jdo

     

    Giuseppe Campagnoli

     

  • Le belle scuole.

    Le belle scuole.

    IMG_1194

    Non c’è bisogno di costruire altre scuole e non c’è neppure bisogno di ricostruire quelle distrutte da eventi naturali o dall’incuria e disonestà dell’uomo. Se la metà delle scuole italiane non si può mettere a norma né ora né mai, l’altra metà è vecchia sia concettualmente che fisicamente. Rincorrere gli adeguamenti e i restauri per tutta la vita di edifici che funzionano solo metà del tempo e sono irrimediabilmente obsoleti anche quando progettati l’altro ieri è folle oltre che antieconomico. Gli spazi dove si fa scuola sono lo specchio di come è il modello di scuola oggi. Sostanzialmente quello di un secolo fa.Statico, fisso, sclerotico. Papini ripeterebbe ancora il suo appello del 1914:
    “Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro la morte – contro lo straniero – contro il disordine – contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce l’uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.
    Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi – in città e in campagna e sulle rive del mare – davanti a’ quali non si passa senza terrore.
    Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all’immobilità, all’abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po’ di ricchezza a’ fratelli più ricchi o diminuirono d’improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m’intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita – e alla qualità e al diritto de’ loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c’è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.
    Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli – con morali e codici in mano – delinquenti ma quest’altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall’utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?
    …Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall’insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v’insegnavano…”

    Papini è sicuramente discutibile e condannabile per altre  sue idee che rispecchiavano gli umori degli inizi del ‘900 ma non lo è, a mio avviso, quando parla dei luoghi simbolo della nostra società. I luoghi monumento del potere e della costrizione che tarpano le ali piuttosto che dispiegare la creatività e la voglia di apprendere.

    A classroom for the future

    Iternational competition Open Architecture Network 2009

    Nuove scuole per un vecchio modello di scuola

    Se è una quasi utopia fare a meno di punto in bianco degli edifici scolastici, brutti e deprimenti, dove si intruppano centinaia di persone a fare le stesse cose giorno per giorno e anno per anno, non lo è quella di costruire un nuovo modello di educazione che nel tempo porti con sé anche una nuova concezione degli spazi per apprendere. Piano piano si faranno uscire di più i bambini e i ragazzi dalle mura in cui sono costretti per apprendere in luoghi diversi e piano piano si ridurranno le scuole fino ad arrivare ad un numero minimo di architetture, diverse, aperte, solo introduttive ad una intera città che invita a ricercare e ad imparare e che diventa essa stessa scuola. Cinquant’anni, cento anni? Forse si o forse no. Comunque già porsi delle domande e prefigurare degli scenari profondamente diversi da quelli di oggi è un grande passo avanti. Non continuiamo, come si dice a Napoli, a scrufugliare sull’esistente ormai morto o sull’ennesima finta riforma epocale attraverso convegni, seminari, pubblici incensi ed autoreferenzialità. Si abbia il coraggio di assecondare la fantasia esperta ed un sogno  per vedere dove ci possono portare.

    1 Settembre 2016

    Giuseppe Campagnoli

  • Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.

    Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.

     

    Glissando elegantemente sul fatto che a nostro avviso i luoghi e le suppellettili dell’apprendere non dovrebbero essere più edifici scolastici ad hoc, aule, corridoi, sgabuzzini, banchi sedie e lavagne (La scuola senza mura!) ci sono alcune considerazioni da fare sul racconto sicuramente non eccezionale, ma sintomatico di una situazione, di Massimo Gramellini qualche tempo fa, su una lavagna da appendere e “Quattro fori nel muro”. Una vita trascorsa nella scuola da alunno, poi da insegnante, da preside e da dirigente in un ufficio studi periferico del Ministero mi hanno insegnato che la scuola è ridotta materialmente così come ora la vediamo, anche se per fortuna non sempre e non dovunque, per tre ordini di fattori principali. Gli sprechi perpetrati per anni su progetti e attrezzature inutili e dispendiosi (in una scuola d’arte ho dovuto denunciare a chi di dovere di aver trovato persino un enorme torchio tipografico per realizzare manifesti giganti mai usato per anni perché non vi erano fondi per formare insegnanti che lo mettessero in funzione!) diffusi geograficamente e nel tempo; l’incapacità gestionale delle cose della scuola a livello centrale e periferico (ministero, uffici scolastici, ex provveditorati, scuole autonome, amministrazioni locali), l’endemica carenza di finanziamenti incrementatasi nel tempo fino a far sì, oggi, che manchi perfino la carta igienica. (altro…)

  • La nostra scuola innovativa.

    La nostra scuola innovativa.

    head-bambiniarchitetti.jpg

    E’ uscito un singolare bando di concorso ministeriale per idee di edilizia scolastica innovative. L’innovazione starebbe nel costruìre altre scuole con aule, corridoi, atri, arredi, banchi etc.? L’innovazione starebbe nell’aggiungere altri edifici in una concezione ormai obsoleta degli spazi per apprendere? Una specie di gara d’appalto (le regole sono quelle) indistinta sulla scorta di criteri generici e sostanzialmente vecchi limitata a delle specifiche aree geografiche.

    Ecco lo spirito in nuce:

    “In esecuzione del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 3 novembre 2015, n. 860, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 155, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è avviato il presente concorso di idee, da svolgersi secondo le modalità di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. L’obiettivo è quello di acquisire idee progettuali per la realizzazione di scuole innovative da un punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale e antisismica, caratterizzate dalla presenza di nuovi ambienti di apprendimento e dall’apertura al territorio. Il concorso di idee si svolge in un’unica fase consistente nell’esame e nella valutazione, da parte di apposita Commissione giudicatrice di esperti, delle proposte ideative presentate dai concorrenti e finalizzata alla individuazione delle migliori idee per singole aree territoriali regionali. Il concorso di idee è unico ma suddiviso in 52 aree territoriali, individuate da ciascuna Regione sulla base della procedura avviata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 7 agosto 2015, n. 593…”

    “Nella presentazione della propria proposta progettuale i candidati dovranno tenere conto delle seguenti finalità:

    – realizzazione di ambienti didattici innovativi, a partire dalle esigenze pedagogiche e didattiche e dalla loro relazione con la progettazione degli spazi.

    In particolare:

    ▪ permettere agilmente l’allestimento di setting didattici diversificati e funzionali ad attività differenziate (lavorare per gruppi, lavorare in modo individualizzato, presentare elaborati, realizzare prodotti multimediali, svolgere prove individuali o di gruppo, discutere attorno ad uno stesso tema, svolgere attività di tutoraggio tra pari tra studenti ecc.);

    ▪ permettere lo svolgimento di attività laboratoriali specialistiche tanto per ambito disciplinare che per tipologia di strumentazione necessaria (ad esempio dotazioni tecnologiche o periferiche specifiche);

    – sostenibilità ambientale, energetica ed economica: rapidità di costruzione, riciclabilità dei componenti e dei materiali di base, alte prestazioni energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, facilità di manutenzione;

    – presenza di spazi verdi fruibili che arricchiscono l’abitabilità del luogo; – relazione della soluzione progettuale con l’ambiente naturale, con il paesaggio e con il contesto di riferimento anche in funzione didattica. In particolare, gli spazi verdi e l’ambiente naturale dovranno essere in continuità o facilmente accessibili dagli spazi della didattica quotidiana formando in tal modo una estensione concretamente fruibile dell’ambiente educativo integrato della scuola;

    – apertura della scuola al territorio: la scuola come luogo di riferimento per la comunità; – coinvolgimento dei soggetti interessati e loro partecipazione attiva; – permeabilità e flessibilità degli spazi, fruibilità di tutti gli ambienti;

    – attrattività degli spazi anche al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica;

    – concezione dell’edificio come strumento educativo finalizzato allo sviluppo delle competenze sia tecniche che sensoriali;

    – attenzione alla presenza di spazi per la collaborazione professionale e il lavoro individuale dei docenti;

    – presenza di spazi dedicati alla ricerca, alla lettura e alla documentazione, con particolare riguardo all’ottimizzazione degli stessi rispetto alle possibilità di utilizzo di dispositivi tecnologici digitali individuali o di gruppo e alle potenzialità offerte dalla connettività diffusa; Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale

    – concezione e ideazione degli spazi nell’ottica del benessere individuale e della socialità, anche attraverso la previsione di aree sociali e informali in cui la comunità scolastica può incontrarsi e partecipare ad attività interne o aperte al territorio.”

    Dopo le ineffabili Linee Guida sull’edilizia scolastica di qualche mese fa ora le #scuoleinnovative  Noi della “Scuola diffusa” contrapponiamo al conformismo didattico e pedagogico condito di futurismo neoliberista, un’idea di più ampio respiro, veramente innovativa e rivoluzionaria legata davvero al territorio e alla città che recupera il recuperabile degli spazi esistenti senza disperdere risorse per restauri e messe in sicurezza dispendiosi quando non impossibili, e nuove costruzioni pensate da professionisti che spesso sanno poco o nulla di scuola ma sono sicuramente alla moda per ipertecnologia e ipersostenibilità.

    cover225x225-2

    Ecco invece, in nuce la nostra proposta di “Scuola diffusa” che dopo un decennio di studi è finalmente approdata nel dibattito nazionale sugli spazi per la cultura e l’istruzione

    “Ripercorreremo, dopo aver citato i passi del libro-madre che hanno fatto sviluppare l’idea la storia e le tappe fondamentali che hanno condotto a questo seminario di studi. Nel capitolo “I principi stilistici e architettonici per una progettazione non di maniera” del libro L’architettura della scuola si legge, tra l’altro: “Trattando di cultura e di scuola il locus non può non essere il cuore della città” e ancora “ pensiamo che nel progettare una scuola o un museo o una biblioteca sono più presenti i significati e i contenuti che la “meccanica” funzione” oppure meglio: “ La città dice come e dove fare la scuola…il rapporto con la città, per l’edificio scolastico è anche una forma di estensione della sua operatività perché occorre considerare che la funzione dell’insegnamento ed il diritto all’apprendere si esplicano anche in altri luoghi che non debbono essere considerati occasionali. Essi sono parte integrante del momento pedagogico ed educativo superando così anche i luoghi comuni sociologici della scuola aperta con una idea più avanzata di total scuola o meglio global scuola dove l’edificio è solo il luogo di partenza e di ritorno, sinesi di tanti momenti educativi svolti in molti luoghi significativi della città e del territorio”. “La staticità della conoscenza costretta in un banco, in un corridoio, nelle aule o nelle sale di un museo non apre le menti e fornisce idee distorte della realtà che invece è sempre in movimento.” (altro…)

  • Controeducazione.La scuola diffusa.

    Un anno fa è apparso un post sul blog  “controeducazione.blogspot.com” di Paolo Mottana e ora, grazie alla condivisione di Gabriella Giornelli, lo propongo come contributo all’idea di scuola diffusa del progetto “La scuola senza mura”. I contatti con enti e istituzioni per organizzare un seminario e studiare la fattibilità di questa quasiutopia sono in corso e la speranza è l’ultima a morire. Intanto raccogliamo contributi, proposte e suggerimenti.

    “La “scuola diffusa” oltre la scuola. Paolo Mottana 15 Aprile 2015

    unestate-da-giganti-zacharie-chasseriaud-paul-bartel-martin-nissen-foto-dal-film-4_mid.jpg

    Bisogna smettere di pensare alla vita dei bambini rinchiusa dentro una scuola, una casa, un oratorio. Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi devono ricominciare a circolare nel mondo, e allora il mondo prenderà un nuovo ritmo, più armonico. Quando i bambini, le ragazze e i giovani ricominceranno a essere presenti nel mondo, anche noi smetteremo di girare a vuoto. Liberare loro dalla gabbia significherà liberare anche noi.

    Immaginiamo una non-scuola come quella che oggi alcuni chiamano “scuola diffusa” (Campagnoli tra al.). Cosa potrebbe essere? Seguiamo Campagnoli:

    Un luogo minimale, “un edificio-base, che fungesse da manufatto simbolico, una specie di “portale” di ridotte dimensioni, ubicato in una parte significativa e centrale della città, con servizi amministrativi e luoghi di riunione non specializzati; esso potrebbe rappresentare la “stazione” di partenza verso le “aule” virtuali e reali sparse nel territorio, un luogo di “rendezvous” all’inizio della giornata di studio” (http://www.educationduepuntozero.it/tecnologie-e-ambienti-di-apprendimento/scuola-diffusa-provocazione-o-utopia-4031005060.shtml).

    E’ un buon punto di partenza. Ma è un punto di partenza che impone un drastico rovesciamento perché, appunto, le aule svanirebbero nella loro accezione consueta e i luoghi di apprendimento sarebbero altrove, nel territorio fuori dalla scuola. Ogni giorno i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, avrebbero un carniere di “esperienze” da vivere “là fuori” e non “qui dentro”. Campagnoli si preoccupa dei trasporti: “Per le scuole di livello base o intermedio, sarebbe sufficiente concepire quotidianamente un “orario di prossimità”, con un sistema di trasporto integrato che consentisse di trasferire gli alunni, anche in continuità verticale (negli stessi luoghi e laboratori studenti dalle elementari alle superiori, a volte anche insieme!), ogni giorno in un posto diverso a seconda delle necessità di apprendimento e di applicazione.” (altro…)

  • La scuola diffusa. Una storia da raccontare.

    La scuola diffusa. Una storia da raccontare.

    IMG_0018

    In previsione di un seminario che potrebbe coinvolgere l’amministrazione scolastica, quella locale e una università, ho preparato una sintesi storica del progetto “La scuola diffusa” che da anni sto curando in attesa di sviluppi concreti e che verrà letta e discussa ufficialmente alla prima occasione pubblica utile.

    Il progetto ha tratto spunto da un’idea che era già in nuce nel libro “L’architettura della scuola” edito da Franco Angeli nel 2007. Il volumetto suggeriva una concezione innovativa degli spazi per l’apprendere poi sviluppata in successivi saggi, articoli, iniziative e attività di ricerca. E’ il momento di fare la storia di questa proposta e intraprendere la strada per un dibattito più ampio e, auspicabilmente, una sua sperimentazione concreta. Confesso che l’idea è complessa e prefigura per la sua attuazione una diversa organizzazione di tempi e luoghi della scuola. La Buona Scuola dice di muoversi nella direzione di una rivoluzione organizzativa ma nulla si dice di nuovo sull’edilizia scolastica se non provvedere a tappare i buchi della sicurezza e tamponare una obsolescenza ormai cronica. Il discorso potrebbe essere ribaltato. Autonomia scolastica, flessibilità, tempi scuola, forse non possono affatto innovarsi se irrigiditi in aule, corridoi, uffici, laboratori inflessibili e per nulla in osmosi con il territorio. E’ tempo di cambiare veramente la prospettiva e tornare ad una specie di scuola peripatetica. Possibile, auspicabile, moderna.

    Giuseppe Campagnoli

    Ecco il link al testo integrale:

     La scuola diffusa 2016. Una storia da raccontare.

    La scuola diffusa.jpg

  • Costruire scuole.

    Costruire scuole.

    images

    Un articoletto del 12 Ottobre 2010 su La Stampa in linea con il nostro progetto dedicato all’edilizia scolastica e, ahimè, ancora attuale nonostante la “Buona scuola” neodemocristiana dell’attuale governo.

     È un lavoro delicato, da affidare a una categoria specializzata e non estranea a quel mondo. Perché si tratta di edifici “poetici”, non centri-servizi.

    “Il decantato plesso «Collodi» di Casette d’Ete nelle Marche (monumento personale ai mecenati  Della Valle) e il padano look della scuola leghista del comune di Adro meritano qualche riflessione sulla scuola «ideale». Siamo di fronte a due monumenti diversi ma simili per forza propagandistica e diseducativa. Da una parte il moderno mecenatismo che, superando la storia dell’architettura, le tradizioni tipologiche italiane e la pedagogia, propone modelli post neoclassici di importazione, dall’altra il provocatorio stile di regime che non si vedeva dai tempi del fascismo. Per anni mi sono occupato (da architetto, insegnante, preside e ricercatore) della scuola come «luogo»fisico e intellettuale. Le mie idee sugli spazi della scuola, condivise dalla ricerca più avanzata mi spingono a non tacere questi due episodi che sono ulteriori denunce su come si sia trasformata la nostra Italia se trattain questo modo edifici pubblici così «poetici» come le scuole. La scuola italiana è vittima da decenni di ministri alla rincorsa della propria «riforma epocale» e di idee tese a concepirla più come servizio/azienda che come una comunità educativa. L’architetto che si cimentasse con uno spazio così importante e difficile da concepire, perché necessita di proporre significati autonomi rispetto al potere politico o economico che lo generasse, dovrebbe appartenere a una categoria specializzata e in possesso di curriculum specifici in materia di edilizia scolastica e del mondo della scuola. L’imprenditore “benefattore” avrebbe dovuto lasciar realizzare l’opera ad altri che non la sua parente-architetta, magari con la condivisione di cittadini e utenti, avendo rispetto della scuola e della sua autonomia. L’amministrazione leghista avrebbe dovuto non cedere alla tentazione di firmare di verde ogni filo d’erba che verde già è per sua natura e avere rispetto dei propri cittadini, tutti.”

    Non servono commenti.

    Giuseppe Campagnoli

  • L’architettura della scuola e l’educazione alle arti.

    L’architettura della scuola e l’educazione alle arti.

    In questo autunno 2015 ReseArt rilancia due temi importanti per la cultura italiana e non solo. Uno riguarda i luoghi fisici della città dove si fa cultura e si insegna, l’altro la formazione e l’educazione alle arti dei cittadini in età scolare e non.

    Il dossier  completo di ReseArt su questi temi:

     

    scuola media 2.JPG3

    L’iniziativa “Scuola senza mura” timidamente lanciata ai primi di Settembre viene riproposta a partire dalla ricerca di amministrazioni sensibili, studenti, docenti e personale della scuola, cittadini, associazioni e privati interessati a fungere da sponsor culturali e/o finanziari e a collaborare per organizzare una giornata di scuola diffusa (La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0nella città con workshops tematici ed una simulazione di una giornata scolastica senza le aule ordinarie. Chiunque fosse concretamente interessato può scrivere e proporre la propria adesione (come sponsor, volontario, partner etc.) a: researt49@gmail.com all’attenzione del Prof. Giuseppe Campagnoli. (altro…)

  • La Buona Scuola. L’insegnamento delle arti, il lavoro e i luoghi della scuola.

    La Buona Scuola. L’insegnamento delle arti, il lavoro e i luoghi della scuola.

    Riportiamo in allegato il PDF della famigerata Legge 107 di cui vogliamo evidenziare le pesanti eredità dalle Leggi precedenti (Moratti e Gelmini) i cui contenuti in grandissima parte sono stati conservati, in qualche caso leggermente migliorati o corretti e in molti aspetti anche peggiorati. Faremo una lettura asettica e improntata non alle ideologie ma alle idee, al buon senso, ai principi di equità ed alle esperienze positive fatte altrove nell’ottica dei temi trattati dal nostro blog: l’educazione e la formazione artistica, la creatività e l’approccio agli insegnamenti artistici e della comunicazione accanto a quelli tradizionalmente privilegiati, l’organizzazione della scuola nella città e nel territorio, l’architettura della scuola.

    La Buona Scuola

    Superando le giaculatorie dei principi e dei dogmi enunciati in modo generico nei primi articoli e che paiono ricalcare le promesse mai mantenute e le teorie che abbiamo verificato irrealizzabili nella pratica e senza adeguate risorse (come l’autonomia, l’organico funzionale, il tempo flessibile e programmabile a lungo termine, l’ampliamento reale dell’offerta formativa, la pianificazione di istituto) lungo la  storia della scuola italiana a partire dagli anni ’60, entriamo nel dettaglio dei punti più significativi e apparentemente innovativi. Non analizzeremo i risvolti tecnici dei vari argomenti anche perché prima dell’attuazione di molti principi, sarebbe utile conoscere l’entità delle risorse finanziarie, umane e materiali effettive, considerato che quelle indicate nella legge appaiono ridicole e assolutamente insufficienti. Una analisi anche solo superficiale del testo fa capire il non sense profondo di quella che con ostinazione da propaganda qualcuno continua a chiamare riforma.Tra gli atti concreti e più eclatanti resta l’assunzione dei precari, come correttivo di scellerati patti elettorali pregressi. Il reclutamento dei docenti, la valutazione e il potere del dirigente scolastico, nel bene e nel male, sono delle armi spuntate. Molti provvedimenti, come al solito (vedi le varie riforme degli esami di stato) vengono adottati senza modificare in modo propedeutico tutto il sistema che c’è prima. Di riforme ideologiche di vario segno e senza soldi è piena la storia della nostra istruzione, fina da quando si chiamava Educazione Nazionale. (altro…)

  • Oltre le aule.Le belle scuole?

    Oltre le aule.Le belle scuole?

    Avevamo convocato una riunione “en plein air” presso la Biblioteca San Giovanni di Pesaro” per lanciare il progetto “Oltre le aule” per una scuola diffusa nella città e nel territorio. Le premesse dell’evento erano nel post “Scuole senza mura” a suo tempo pubblicato  su questo blog. A fronte di 240 invitati del mondo della scuola e della cultura e oltre 20 adesioni ufficiali, nessuno di fatto si è presentato. Qualcuno ha anticipato correttamente che non avrebbe potuto partecipare (2 persone) il Sindaco di Pesaro ci ha pregato di verificare la sua agenda presso la Segreteria e almeno ha dato la sua disponibilità e mostrato il suo interesse interloquendo con noi. Constatato di essere soli abbiamo donato i libri destinati ai partecipanti alla Biblioteca che ci è stata grata. L’ultima possibilità per il progetto è quella di provocare un incontro con il Sindaco di Pesaro per presentargli l’idea nata ormai più di 8 anni fa. Speriamo bene.

    Giuseppe Campagnoli  8 Settembre 2015

    La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0

    Oltre le aule

    IMG_5272

  • Scuola senza mura.

    E’ già uscito su iBook store e iTunes store il volumetto “Oltre le aule” scaricabile gratuitamente da PC o Ipad. La terza puntata sull’edilizia scolastica che si trasforma in architettura scolastica e in architettura della città, conclude la serie di studi per costruire un modo nuovo di concepire e costruire i luoghi della cultura e dell’apprendere. La proposta è nata nel 2007 e si è sviluppata in questi anni fino a giungere ad uno scenario vero e proprio di come si potrebbe attuare, in una città di medie dimensioni, una rete di “locations” per fare scuola e cultura insieme, lavoro, tempo libero e scuola insieme, servizi e cultura insieme. Il filmato introduttivo del libro evoca immagini e idee sulla scuola e sui suoi luoghi specializzati e non. Una grande aula che comprende la città e la campagna, la natura e la storia ma anche il web nella sua valenza conoscitiva ed educativa. In questo contesto si colloca l’invito a partecipare Lunedì 29 Giugno alle ore 18.00 a Pesaro, presso la scuola Perticari, ad un evento di presentazione che, ripercorrendo i luoghi della scuola nel centro storico della città,  lancerà la proposta di una Scuola senza mura. Si spera di raggiungere il numero minimo di partecipanti per poter realizzare l’evento. Sarebbe un segno di una accresciuta sensibilità verso i veri problemi di quella che oggi malamente si chiama “edilizia scolastica”.

  • Oltre l’edilizia scolastica

    Oltre le aule.

    Come  superare l’edilizia scolastica

    Oltre le aule

    Un pamphlet sull’architettura per la scuola in linea gratuitamente su i Tunes store e su iBook store. Un libretto in cui si descrivono le ipotetiche modalità di attuazione dei principi della scuola diffusa attraverso una architettura per la cultura e l’istruzione diversa, basata sulle buone pratiche della storia e sulle innovazioni per il futuro. Il sequel de “L’architettura della scuola” e di “Questioni di stile” Giuseppe Campagnoli Giugno 2015

    “Nei miei precedenti saggi e articoli sull’argomento mi sono addentrato progressivamente e pericolosamente sulla via della negazione di un’ architettura scolastica specializzata, perché foriera di gerarchie e di rigidezze anche pedagogiche oltre che sociali. I pamphlets “L’architettura della scuola” , “Questione di stile” e i vari interventi su riviste e quotidiani intendevano costruire una nuova idea di scuola in una nuova idea di architettura. Ora è il momento di dimostrare come e dove assumendo uno scenario plausibile.Si deve considerare che la scuola possa essere l’intero territorio della città e del suo intorno in duplice accezione orizzontale e verticale (cioè per tutti i gradi e tutte le tipologie di apprendimento). Si deve sognare che la scuola sia ogni giorno una teoria di luoghi da scoprire per imparare.

    (altro…)

  • Edilizia scolastica. Repetita non iuvant?

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    L’aria fritta del dibattito sull’edilizia scolastica in Italia.

    Le scuole “sicure” o scuole diverse? I fatti di questi giorni ci fanno riflettere e ci convincono che “repetita non iuvant”! Ma noi non desistiamo. Ho riletto criticamente la serie di articoli del focus sull’edilizia scolastica pubblicato in Ottobre sul N° 4 della “Rivista dell’istruzione” cui anche il sottoscritto ha contribuito, apparendo forse a prima vista utopico, fuori dal mondo ed eccessivamente “creativo”. Ne ho tratto la sensazione di una certa disforia e una percezione di quella non rara “aria fritta” che il mio buon maestro napoletano Uberto Siola attribuiva a certi intellettuali e in particolare agli architetti e agli psicopedagogisti. Ho lasciato la professione militante anche per questo e ho cercato di muovermi verso i lidi dell’aria da respirare sia in architettura che in scuola. Ho trovato nei testi molti luoghi comuni e molte mode intellettuali sulla scuola e sull’architettura e su entrambe. Amore per l’erba del vicino e parole, parole, parole, spesso narcisisticamente prese a prestito da un infondato complesso di inferiorità verso il mondo anglosassone e quello scandnavo. Rarissime le costanti ideali e le coincidenze propositive. Non è di un edificio specializzato che a mio avviso occorre parlare ma su quali siano i luoghi per apprendere. Altrimenti ripeteremmo quello che anche Papini considerava un errore: pensare ancora ad uno stabilimento, un opificio, un monumento unico, immobile anche se tecnologicamente innovativo e formalmente mirabolante. (altro…)

  • La buona scuola. The good school. La bonne école.

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Riforme.Reforms.Reformes.

    Allegoria della buona scuola italiana. Allegory of the Renzi’s good school. Allégorie de la bonne école de Monsieur Renzi.

    Un paese vale quanto la sua scuola. Une nation c’est comme sa école. The school make good country.

    IMG_5273

  • Scuole sicure, scuole nuove, scuole belle?

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Il piano di edilizia scolastica contiene in evidente ossimoro. Scuole sicure, belle e nuove: lo slogan confligge con la cifra di investimento di appena un miliardo di Euro! In Europa i paesi civili investono decine di miliardi nei loro piani di edilizia scolastica. E’ necessario cambiare decisamente prospettiva. Non servono le archistars. Servono gruppi multidisciplinari con esperienza conclamata nelle trincee della scuola militante e nel campo dell’architettura per l’educazione. Per dirla col nostro Primo Ministro: “Gli è tutto da rifare…”
    Qualche idea nel libro gratuito”Questione di stile” su ITunes store e IBooks e nel numero 4 della “Rivista dell’istruzione” edita da Maggioli, di prossima uscita.

    IMG_3305-0.JPG

  • “Questione di stile”

    di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

    Scuola 2014

     

    “Questione di stile”

    Ultima edizione al Giugno 2014 del libello di architettura e scuola. Da leggere con indulgenza verso l’autore e l’editore selfies che, stavolta, non hanno trovato mecenati.

    Versione gratuita da scaricare solo su tablet e PC.

    GC