Dopo aver visitato ieri la mostra dedicata a Giovanni Boldini ai Musei San Domenico di Forlì, mi duole rilevare ancora, come feci in occasione della visita alla mostra sul Liberty nella stessa sede che perseverare diabolicum est e i cerberi addestrati nelle varie sale emettevano grida improvvise e perentorie verso chi solo provasse a rivolgere il proprio smartphone o la propria digitale verso una qualsiasi opera, o anche solo verso il muro! A tal proposito mi piace riportare una bella lettera aperta pubblicata sul Corriere di Como nel Marzo 2014. Lo scopo di chi fotografa con onestà e competenza è scrivere una nota o un appunto, fare uno schizzo nel proprio diario per una memoria colta dei propri viaggi di studio, non certo assicurarsi una specie di trofeo consumistico. Credo sia il perfido mercato ad imporre tali divieti e il mercimonio plateale che si fa ancora dell’opera d’arte. Bella la mostra e riscoperto un Boldini, che, nonostante il pervicace sussiego di non pochi addetti ai lavori continuo a considerare originale e piacevole senza volermi per questo esprimere su correnti, movimenti artistici e teorie che spesso mi sembrano, come sosteneva anche Federico Zeri, invenzioni, abbagli o accademici luoghi comuni, di critici e professori.


