La crisi e le manovre finanziarie si abbattono soprattutto sui dipendenti pubblici. Congelamento degli stipendi, prelievi forzosi ai pensionati, blocco del turn over, innalzamento dell’età pensionabile. Molti lavoratori del settore privato, probabilmente, avranno pensato che in fondo gli sta bene, perché si è abituati a pensare che quello dei dipendenti pubblici sia un pozzo senza fondo di lavoratori privilegiati e assenteisti. Ma quanti sono i dipendenti pubblici in italia? e nel resto d’Europa? Il nostro paese è perfettamente nella media e nettamente al di sotto di paesi leaders come Francia e Germania. L’unica differenza è che a parità di lavoro e meriti i nostri sono pagati meno della metà!
Se poi pensiamo che dipendenti pubblici significa medici, infermieri, insegnanti, militari, magistrati, vi sembrano davvero troppi?
Chi denigra l’amministrazione pubblica dovrebbe rivolgere forse le proprie attenzioni altrove: evasione fiscale da parte di chi può farlo, profitti scandalosi di imprese, commercio e artigianato, stipendi anomali per professionisti, giornalisti vip, calciatori, attori..etc.etc.
Categoria: Varia umanità
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Scuole sicure, scuole nuove, scuole belle?
Il piano di edilizia scolastica contiene in evidente ossimoro. Scuole sicure, belle e nuove: lo slogan confligge con la cifra di investimento di appena un miliardo di Euro! In Europa i paesi civili investono decine di miliardi nei loro piani di edilizia scolastica. E’ necessario cambiare decisamente prospettiva. Non servono le archistars. Servono gruppi multidisciplinari con esperienza conclamata nelle trincee della scuola militante e nel campo dell’architettura per l’educazione. Per dirla col nostro Primo Ministro: “Gli è tutto da rifare…”
Qualche idea nel libro gratuito”Questione di stile” su ITunes store e IBooks e nel numero 4 della “Rivista dell’istruzione” edita da Maggioli, di prossima uscita. -
Zibaldone
Riflessioni per l’ultima storica pausa estiva della scuola italiana.

Gli educatori
“Non hanno torto i padri e le madri che amano la vita metodica, senza varietà, senza (1473) commozioni, senza troppe fatiche, la pace domestica ec. I loro gusti, le loro inclinazioni possono ben difendersi, e v’é tanto da dire per la morte come per la vita, dice la Staël. Ma il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura; di voler sopprimere la differenza di gusti, di desiderii ec., che la natura invincibile e immutabile ha posta fra l’età de’ loro allievi, e la loro, o non volerla riconoscere, o volerne affatto prescindere; di credere che la gioventú de’ loro allievi debba o possa riuscire essenzialmente e quasi spontaneamente diversa dalla propria loro e da quella di tutti i passati, presenti e futuri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza ec. (9 agosto 1821)” -
Chanson
CHANSON
L’amour impossible
Salomé dans mes rêves de garçon dans une vie en attente.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
J’ai joué avec la vie et J’ai jeté le sort à cette croisée fatidique.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
La moitié de l’histoire a passé sans coup férir.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
Tout à coup, parut une route, une route que n’est jamais prise.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
Salomé reviens à la danse dans les pensées de l’homme.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
Les souvenirs se melangent au réel avec les nuages et les rêves.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
Ce train qui nous transporte loin, unis et separés
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
Un sort doux et mélancolique dans la frontière des bornes possibles.
Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son
de l’amour impossible.
CANZONE
L’amore impossibile
Salomè nei miei di sogni ragazzo, una vita in attesa.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
Ho giocato con la vita ed ho lanciato il mio dado a quell’ incrocio fatale.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
Metà della storia è passata indenne.
Il silenzio della notte tra la luna e le lucciole danzanti: il suono
dell’amore impossibile.
All’improvviso apparve una strada, una strada mai presa.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti :il suono
dell’ amore impossibile.
Salomè torna a danzare nei pensieri di uomo.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
I ricordi si mescolano al reale tra nuvole e sogni.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
Questo treno ci sta portando via, uniti e divisi.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
Un destino dolce e malinconico nella frontiera dei confini possibili.
Silenzio notturno tra la luna e le lucciole danzanti : il suono
dell’ amore impossibile.
Da: La nuit en collaboration avec Les Ateliers d’Art Contemporain et Paracommand’art
Atelier “N’y a pas l’heure pour créer” Liège Avril 2012
https://www.youtube.com/watch?v=c3SAn-6X0HI
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Perché non ti stupisci?

Pieter Bruegel il Vecchio, Margherita la pazza, 1561.Sabato, in alternativa ad un pomeriggio di calca spiaggifera, me ne stavo al parco con un’amica. Sdraiate sull’erba leggevamo, chiacchieravamo, e stavamo anche zitte ad ascoltare ed osservare la natura. Ad un tratto mi sono soffermata, come altre volte, a guardare un’apetta che abile e svelta succhiettava il nettare dai fiori, sporcandosi di polline. Allora ho raccolto, forse facendole un dispetto, (ma in fondo ce n’erano migliaia), uno di quei fiori non tanto belli all’apparenza, tipici dei prati, circondati di trifogli e con una conformazione quasi ad alberello biancastro. Così l’ho osservato da vicino e ho notato come ogni sua particola fosse in realtà un fiore in miniatura bellissimo e piccolissimo, un incrocio tra un tulipano ed una calla. E mi sono stupita.
Poi ho continuato a guardare l’apetta, come trafugava il nettare precisa e sicura, e mi è venuto in mente “Microcosmos”, il fantastico documentario di Claude Nuridsany e Marie Pérennou sulla vita degli insetti. E anche questa perfezione e questa abilità mi hanno stupita.
La sera prima, invece, ero andata a sentire un concerto in un locale al mare. Tra il pubblico c’era una coppia di ragazzi un po’ freak, con un pupetto di non più di due anni, lasciato un po’ a sé che mangiucchiava briciole strane dalla tavola facendo smorfie di disgusto e osservava tutto con attenzione. Alla fine del primo pezzo del concerto, il pupetto ha sgranato gli occhi e la bocca, vedendo babbo, mamma e tutti i presenti che avvicinavano e allontanavano le mani ripetutamente e rumorosamente. Allora ha aperto le sue mentre osservava attentissimo, ma senza batterle. Come a prepararsi. Alla fine del secondo pezzo, batteva le mani, soddisfatto, anche lui. E, sorridendo, mi sono nuovamente stupita. -
Chi è causa del suo mal…
Ripropongo, ad uso e consumo di quelle che si definiscono “nuove”, “trasparenti” ed “ecologiche” amministrazioni locali un vecchio/nuovo articolo apparso anche su La Stampa di Torino perchè poteva ben riguardare tanti esempi diffusi nel nostro italico territorio. Il pezzo, questa volta è corredato da una immagine che non ha bisogno di commenti ma che dovrebbe far riflettere su ciò che è urgente fare per eliminare tutte quelle anestetiche macchie grigie di un paesaggio che avrebbe ancora (non so per quanto tempo) delle forti connotazioni di bene ambientale e storico-artistico. Quelle macchie oscure sono state colpevolmente realizzate con la scusa di uno sviluppo che non era e non sarà certamente più compatibile con l’insieme dei beni naturali e storici. Lo è stato invece per chi ci si è arricchito nel tempo e continua forse a farlo anche oggi.
“Chi è causa del suo mal
Viviamo in un’area del centro nord una volta ricca di un importante distretto produttivo monotematico.
Quasi 15 anni fa fu commissionato dalle amministrazioni locali uno studio sullo sviluppo industriale della zona nel ventennio successivo. Gli esperti dissero che se non ci si fosse riconvertiti ad altre attività sarebbe stata la fine. Nessun imprenditore seguì il consiglio tecnico pensando solo al proprio immediato alto profitto e ora è successo quello che era stato previsto. Fin dagli anni 90 abbiamo assistito a imprese commerciali improvvisate che poi hanno dovuto chiudere nel giro di un anno e si era in tempi in cui il credito veniva erogato senza tanti complimenti. Solo uno sprovveduto avrebbe potuto pensare che la pacchia sarebbe durata più di 10 anni.
Anche oggi si vedono numerosi esercizi commerciali con gli stessi prodotti nel raggio di 100-200 metri! E’ la concorrenza? No. E’ la follia. Si è buttata a mare l’agricoltura disseminando le campagne di falsi agriturismi (in parte sovvenzionati a fondo perduto) turismo e cultura lasciati a una libera impresa spesso impreparata e votata ad alti profitti in tempi brevi. Le banche nel frattempo hanno fatto il loro dubbio lavoro dando soldi a chi non li meritava e dato il colpo di grazia ad un mercato già viziato dall’improvvisazione imprenditoriale e dalla mancata pianificazione produttiva… La tragedia è che ci stanno rimettendo le persone preparate, oneste e non venali che si trovano sia nel pubblico che nel privato tra quelli che lavorano il tempo necessario, raggiungono gli obbiettivi, guadagnano il giusto e pagano tutte le tasse spesso per avere i servizi inefficienti per colpa di chi non le paga.
Per risollevarsi occorre puntare prima sull’istruzione, sulla ricerca, sulla limitazione all’iniziativa privata imprenditoriale e commerciale quando provocano danni alla collettività.
Per risollevarsi occorre investire nei soli settori che in Italia possono rendere: agricoltura, cultura, turismo, artigianato, manifattura di qualità! Non sarebbe stato difficile! E non è ancora impossibile.”
Giuseppe Campagnoli
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Empatia
Noi umani non siamo gli unici esseri viventi e sicuramente non siamo superiori a nessun altro essere vivente, vegetali compresi. Lo abbiamo ampiamente e continuamente dimostrato. Le mie due recentissime perdite di animali cosiddetti di affezione, una traumatica e imprevista l’altra ineluttabile e naturale, mi hanno consolidato nell’idea che chi non è capace di mostrare empatia verso gli animali e le piante non è capace di farlo neppure verso i suoi simili. Hanno recentemente fatto l’ipotesi che questa incapacità possa dipendere da fattori genetici e neuronali anomali che fanno da prodromi al cinismo, all’aggressività e alla violenza. Molti sono gli studi scientifici che da diverse discipline stanno giungendo alla medesima conclusione. Anche l’ambiente in cui si nasce e si cresce gioca comunque un suo ruolo seppure secondario ma egualmente determinante. Per questo sostengo fortemente che l’educazione al rispetto della natura di cui siamo parte integrante ma solo complementare è fondamentale e irrinunciabile. Da li discendono l’etica, il principio di solidarietà, di equità sociale, ma anche e soprattutto l’arte e la libertà.

14 Giugno 2014
Giuseppe Campagnoli
a Cleo e Nina
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S.S.S. Sempre solo sesso.

Auguste Rodin, Eterna primavera, 1884.La nostra società, oggi più che mai, è portatrice (non sempre sana) di sessualità. Attivamente esibita, fieramente sbandierata, spavaldamente urlata, essa è presente un po’ dovunque: dalla pubblicità dei cibi ai film, dalle canzoni all’arte in genere, fino addirittura ai cartoni animati. Essa riempie invadentemente il nostro universo quotidiano, tanto che il bombardamento a cui siamo sottoposti, a livello ormai non più subliminale, è evidente quasi a tutti, tanto da lasciarci talvolta veramente stupefatti. Ma siamo sicuri che il vero problema sia proprio la sessualità in sè? A rifletterci un attimo con pazienza, si può scoprire come il problema andrebbe forse spostato sull’(ab)uso che di questa si fa, rendendola talvolta atto reiterato, ossessivo, finanche perverso, con conseguenze talvolta pericolose. Ma perché? Perché oggi più che mai la nostra vita appare strenuamente collegata alla sessualità, (sia essa veramente vissuta o semplicemente bramata)?
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Se tu (non) torni.

Sir Lawrence Alma Tadema, Her eyes are with her thoughts, 1897, oil on woodChi può dire di non essere mai stato affetto da nostalgia? Nessuno. La nostalgia infatti pertiene all’uomo e non vi è esistenza che se ne possa esimere. Non è peraltro scorretto utilizzare il termine affetto da, perché la nostalgia è uno stato psicologico di grande tristezza e talvolta dolore (che può sfociare appunto nel patologico) per la lontananza da persone o luoghi a cui si è affezionati, o per situazioni del passato che si vorrebbero fortemente rivivere.
Così, chi è nostalgico vive nell’ansia che qualcosa o qualcuno ritorni: ‘nostalgia’ viene infatti dal greco νόστος (ritorno) e άλγος (dolore): “dolore del ritorno”.



















