Salomè
Ripropongo, da oggi, in versione PDF alcuni miei racconti e saggi brevi già pubblicati su iBook. Il primo è una breve storia onirica alla Arthur Schnitzler, un po’ autobiografica e un po’ no.
Buona lettura con “Salomè, l’amore impossibile.”


Gli "alieni" piceni
D’accordo con Massimo Gramellni sul concetto del “Non possiamo non dirci”. Aggiungerei però altresì che, grazie alla nostra complessa storia, all’arte, all’architettura ed ai sedimi culturali in genere possiamo anche dirci figli solidi della cultura italica, etrusca, romana, greca, latina, fenicia, cartaginese, araba, celtica, longobarda e così via. Quanti secoli la grecia, gli etruschi e l’impero romano? Quanti secoli la chiesa cristiana e l’impero? Quanti secoli l’impero ottomano? Le religioni fanno parte di queste culture ma la conquista rivoluzionaria del progresso illuminista e laico sta nel fatto che la credenza deve essere finalmente una libera scelta privata e personale. I nostri capolavori d’arte sono stati possibili quasi esclusivamente dal dominio temporale di una religione, di un impero o di entrambi indistinti, sulle genti e spesso non da libere scelte espressive. Ma l’arte si mostra anche e soprattutto nel dolore, nella sofferenza e nelle contraddizioni. Noi siamo quello che siamo stati e solo quando i segni delle religioni travalicano il valore confessionale allora diventano cultura e storia insieme a tutte le altre componenti non religiose. Il nostro paese avrà una parte, integrata storicamente e culturalmente, di altre religioni e culture quando, in virtù delle radici delle popolazioni che saranno vissute per secoli insieme, si saranno consolidati e saranno diventati parte della storia italiana e anche europea i segni e i valori di altre culture e tradizioni. Non è ancora l’ora. Sappiamo che la storia si muove lentamente et natura non facit saltus. Resta comunque il valore intimo e personale da attribuire a tutte le credenze con l’imperativo che rispettino la libertà e la dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini, senza le eccezioni contenute proditoriamente in quelle fedi nelle “favole rivelate” non si sa da chi. E infine resta l’imperativo che lo stato, la cultura e l’istruzione debbono avere uno spirito profondamente laico.
2 Dicembre 2015

Ci associamo all’editoriale di Gad Lerner sul suo blog per la vicenda della scuola di Rozzano su cui hanno speculato tutti, dalla ridicola Gelmini che testimonia con talento la sua complicità per aver distrutto la scuola italiana, al rozzo Salvini che documenta lo sfacelo dell’edilizia scolastica cui ha contribuito anche la Lega che ha governato per decenni con la destra. Noi commentiamo solo dicendo che in una scuola pubblica di un paese dove non c’è il culto di stato, non deve esistere l’insegnamento di nessuna religione e queste debbono entrare solo come libere materie culturali e storiche, se previste nei contenuti delle discipline, con pari dignità. Aggiungiamo anche la chiosa che abbiamo proposto qualche articolo fa:

Giuseppe Campagnoli

La buona scuola. “L’ora di otium”. Ancora una volta Massimo Gramellini “buongiorna” sulla scuola. Noi abbiamo scritto di scuola un articolo si e l’altro pure. Se qualcuno ci leggesse forse ne trarrebbe qualche giovamento, vista la nostra esperienza. La lingua italiana è una materia fondamentale della formazione e dell’istruzione nella nostra scuola. Il fatto che sia stata minimizzata, che sia insegnata malamente, che non si faccia più dettato, riassunto e analisi logica a vantaggio dell’articolo di giornale, del saggio breve, della critica storica e artistica o che non si facciano parlare in pubblico gli studenti “dal muretto” non vuol dire che si possa usare l’ora di “socialità” per compensare queste carenze né per recuperare la capacità di dialogo e di sana relazione interpersonale che dovrebbe iniziare dai nuclei o dalle tribù familiari che hanno per Costituzione la responsabilità “in educando”. Non mi stancherò mai di ripetere come noi, generazione anni ’50, prima della malefica riforma della scuola media del 1963 alla fine della terza leggevamo e capivamo senza problemi il “Moby Dick” di Melville tradotto da Cesare Pavese!

Oggi condivido in pieno e parola per parola, tranne il termine occidente che per me è solo una notazione geografica, il Buongiorno di Massimo Gramellini.L’empatia non si comanda. A volte ne abbiamo poca anche per i nostri parenti più prossimi, anche nei lutti e nel dolore. Ma è umano, naturale e comprensibile che la prossimità incida nel grado di empatia che muove i sentimenti quando avvengono fatti drammatici, tragici e sconvolgenti. Il nostro giardino, che può arrivare fino a tutta l’Europa e anche oltre, secondo le vite vissute, è un insieme di cultura, di idee, di storie personali, di amicizie, di parentele, di libri letti e città visitate e di tanto altro ancora. Là dentro i sentimenti e le emozioni sono ovviamente più forti e più incisive e ci spingono a prendere posizioni, a condividere a partecipare intensamente trascurando o lasciando in secondo piano fatti, pure gravi e tremendi, che avvengono in altri giardini, più lontani, più sfocati. (altro…)

Come in passato abbiamo voluto rendere omaggio all’eclettico Spadolini, artista poco noto in Italia perché fuori dai cataloghi dell’accademia critica da sempre legata ai mercati e ai mercanti o ai mecenati interessati, oggi seguendo il prezioso suggerimento del figlio Roberto vogliamo far conoscere ai nostri lettori Carlo Franzini: Saturnino.
Essere fuori moda è solo sempre un pregio.
Un artista dalla vita “molto complessa e, per certi versi, anche avventurosa. La sua biografia artistica si è svolta su due binari paralleli ben distinti: la pittura, che era scolpita nel suo dna e che ha professato anche nell’ultimo giorno della sua esistenza, e la carriera di tenore lirico, altrettanto importante e prestigiosa, ma che si è limitato a…stoicamente sopportare. Pur amando immensamente anche la musica, aveva un carattere un po’ ribelle alle convenzioni, e ciò ha fatto sì che il suo amore per l’ambiente della lirica non sia mai sbocciato del tutto. Era dotato di uno spirito molto indipendente e amava lavorare nella monastica solitudine della “Bohème di Saturnino”, la sua silenziosa soffitta/museo di Piazza del Duomo a Milano. Non ha mai inseguito alcuna “moda” artistica, nè ha mai fatto parte di scuole, correnti o movimenti culturali. Nonostante l’isolamento, della sua arte si sono occupate le migliori firme del panorama artistico e culturale del suo tempo: Luciano Garibaldi, Federico Zeri, Mario Portalupi e Leonardo Borgese, su tutti.La vita di Saturnino assomiglia alle sue opere: non conta per la preziosità del dettaglio, ma per la passione del tutto.”(dalla lettera del figlio Roberto Franzini)
Più della sua biografia riassunta qui in poche righe parlano le sue opere di cui diamo una selezione offertaci gentilmente alla pubblicazione da Roberto Franzini.
Carlo Franzini
1923: il 21 aprile, nasce a Milano in via Bramante, 13.
1948: terminati gli studi all’Accademia di Brera (fu allievo di Aldo Carpi), anche per evitare un futuro da impiegato di banca che in famiglia avevano già pianificato per lui, fugge a Parigi. Vi rimarrà ininterrottamente per tre anni, dormendo nei primi mesi anche sotto i ponti della Senna. Visto che con la pittura ancora non può farlo, per mantenersi, avendo ereditato dal nonno materno una bellissima voce, canta le canzoni napoletane nei bistrots di Montmartre. Nella vivacissima atmosfera della Parigi dell’immediato dopoguerra, avrà modo di entrare in contatto con diversi personaggi della cultura e e dell’arte, primo fra tutti col “vecchio” Matisse.
1951: rientra in Italia per partecipare al concorso nazionale per nuove voci e lo vince, debuttando così al Teatro Nuovo di Milano nelle “Preziose ridicole” di Felice Lattuada. La carriera di tenore lirico lo porterà a calcare i più importanti palcoscenici del mondo e marcerà sempre parallela a quella di pittore.
1975: mostra antologica nella sala delle cariatidi del Palazzo Reale di Milano.
1978: chiude la sua carriera di tenore, cantando alla Scala di Milano ne’ “La favola di Orfeo”, di Alfredo Casella.
1986: muore la madre a cui era legatissimo. Cade in un profondo stato di depressione dal quale, alla fine, lo salverà proprio la pittura: dipinge nell’arco di un quadriennio (86/90) le sue tele più belle e più intense, a tutt’oggi ancora mai esposte al pubblico.
2003: il 27 gennaio, colpito da un infarto, muore all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio terreno, un piccolo capannello di sedici persone.
La nostra galleria dedicata a Saturnino con alcune libere suggestioni e citazioni.
Giuseppe Campagnoli 2 Novembre 2015
Volevo fare l’interprete. Una scuola dove è difficile entrare ma dalla quale è altrettanto difficile uscire e un mestiere aleatorio e d’élite,
Riportiamo, nella categoria arte dell’educazione e dell’istruzione del nostro blog, una sintesi di una doppia intervista ad un aspirante interprete e ad un notissimo professionista della mediazione linguistica e della comunicazione entrambi reali seppure anonimi.

Ecco l’ineffabile anchor-man per eccellenza che, “da sinistra”, difende ed elogia il mercato. Ricordiamo i nostri post di tempo fa per ribadire il concetto che pare sfuggire ai più, spesso in malafede, secondo cui è bene che il servizio pubblico non si contamini con il privato (sponsors, appalti, pubblicità, contratti fuori budget..) per mantenere autonomia, indipendenza dalle logiche di mercato ed etica sociale.

Il galateo è un insieme di regole borghesi per una società di privilegi. L’educazione civica è un insieme di regole di convivenza sociale per evitare che la mia libertà limiti quella dell’altro e per tendere all’equità e all’inclusione. Il problema allora non è solo Galanm, Marino, il Richelieu-Orfini o chiunque della politica o del pubblico impiego truffi, rubi o corrompa.
Il problema è grave perché si è in una posizione di servizio allo Stato (quindi non solo il popolo) ma è altrettanto grave che il privato faccia lo stesso nei confronti dei cittadini approfittando magari di posizioni di monopolio di categoria e di comunicazione anche piccole e quotidiane. Molto spesso i luoghi comuni vengono fatti passare per emergenze nazionali oppure minimizzati dai media che non conoscono né il galateo né l’etica.Gli italiani vengono così “educati” civicamente dai telegiornali ad usum delphini, dalla pubblicità, dai giornalisti pennivenduti, dalla politica populista e liberista, dai santoni e guru della protesta o del buon senso da bar.Gli italiani vengono “educati” da tutti meno che dalla scuola e dalla famiglia, gli unici soggetti che educandosi a vicenda hanno la patente per educare, non al galateo ma alla vita. Poiché invece tutti educano o pretendono di educare da diversi improbabili pulpiti, non ci meraviglia affatto, senza essere influenzati, che Galan vada ad insegnare educazione civica nelle scuole. Volsi così colà dove si puote, e più non dimandare!
Giuseppe Campagnoli 30 Ottobre 2015

Era lo slogan della scuola d’arte che dirigevo negli anni ’90 e che ora ben si attaglia al “fenomeno” Valentino Rossi non-campione nelle tasse, nelle spacconate, nell’arroganza ignorante e ora nella responsabilità ed etica sportiva. Condivido parola per parola gli articoli di oggi su La Stampa in merito all’episodio. Certe schermaglie ci sono sempre state, ma oggi sono coram populo per via delle telecamere e chi ha buon senso dovrebbe usarlo. A parte i nazionalismi e i campanilismi nostrani i due piloti hanno avuto comportamenti estremamente scorretti, ma chi ha responsabilità per un traguardo importante come il trofeo mondiale ha certamente più colpa! Non ci sono scuse e la nemesi storica non perdona! Ciò che conta infatti non sono i miliardi ma la memoria.

Ecco il primo articolo speculare al Buongiorno di Gramellini su la Stampa. Stesso tema, due punti di vista contigui o opposti. Il papa re troppo romano e poco ecumenico? E’ il minimo peccato di questo papa molto mediatico, forse più del suo santo pre-predecessore. Una boutade progressista contro tre passi indietro nella dottrina più vecchia e retriva. E’ questa la strategia? E’ un modo di fare ondivago levantino e latino-americano che io conosco bene avendo avuto racconti in merito da una delle poche eccezioni a questo comportamento: uno zio vescovo salesiano missionario ( lui davvero diventato un sant’uomo quando si spinse a dire che se essere accusato di aiutare i poveri indios amazzonici contro lo sfruttamento, organizzarli in cooperative e combattere gli agrari e gli speculatori voleva dire essere comunista allora lui lo era!). Io non sono laico come si definisce Gramellini. Per tradizione e storia familiare sono un libertario agnostico che, contro ogni evidenza, crede ancora che la chiesa debba essere nettamente separata dallo stato e che il sentimento religioso è solo ed assolutamente privato. Che poi il Vaticano sia una nazione a sé stante è la più grossa anomalia di questo mondo, retaggio ottocentesco di una sudditanza mai sopita. Vi sono altri stati sovrani fondati sulla religione! E’ da tutto ciò che derivano le esagerazioni del papa e le sue continue esternazioni pesudo-pop. E’ bravo nel suo mestiere di evangelizzatore subliminale e la guerra con le altre religioni dominanti è sottile e passa anche per i riferimenti, le bacchettate, le stigmatizzazioni (giuste nei contesti ma per quali finalità?) dei poteri economici, politici, militari. Pochi e rari gesti concreti seguono. Solo simboliche concessioni come gli ospiti migranti delle parrocchie e i rimproveri qua e là al capitalismo e alla finanza con cui il Vaticano ha fatto affari d’oro fino a ieri (?). La povertà della chiesa è un’altra. E la vera battaglia da fare (come diceva un racconto su di un cammello e un ago) sarebbe quella contro la ricchezza che sempre proviene da crimini e sopraffazioni checchè se ne dica. Il sindaco Marino ha fatto le spese anche di questa risibile veemenza anticasta vaticana e ora ci aspettiamo altre “zeppe” e altri sottili e rocamboleschi ovattati “stop” anche sulle materie sensibili dei diritti civili e dell’etica.
Giuseppe Campagnoli

In questo autunno 2015 ReseArt rilancia due temi importanti per la cultura italiana e non solo. Uno riguarda i luoghi fisici della città dove si fa cultura e si insegna, l’altro la formazione e l’educazione alle arti dei cittadini in età scolare e non.
Il dossier completo di ReseArt su questi temi:
L’iniziativa “Scuola senza mura” timidamente lanciata ai primi di Settembre viene riproposta a partire dalla ricerca di amministrazioni sensibili, studenti, docenti e personale della scuola, cittadini, associazioni e privati interessati a fungere da sponsor culturali e/o finanziari e a collaborare per organizzare una giornata di scuola diffusa (La scuola diffusa: provocazione o utopia? – 2012 – Education 2.0) nella città con workshops tematici ed una simulazione di una giornata scolastica senza le aule ordinarie. Chiunque fosse concretamente interessato può scrivere e proporre la propria adesione (come sponsor, volontario, partner etc.) a: researt49@gmail.com all’attenzione del Prof. Giuseppe Campagnoli. (altro…)
Gli articoli di architettura scolastica e scuola diffusa di ReseArt. Cliccare sulle immagini per aprire i links.
Sorgente: La scuola senza mura.

La formazione artistica non è solo la storia dell’arte
Apprezzabile la sinergia tra il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni culturali, come da “intesa del 28 maggio”, nell’intento di tornare sui propri passi rispetto a quanto la riforma Gelmini ha imposto all’insegnamento della storia dell’arte. Nel mio ruolo di “Referente” del gruppo di studio sulla “Formazione Artistica” dell’Associazione ARTEM DOCERE, ho contribuito all’azione instancabile e meritoria del sodalizio per stimolare e sollecitare il Ministero dell’Istruzione affinché rivedesse le sue scelte sulla cultura artistica in Italia. L’Associazione ha confezionato per il Ministero e reso pubblico un ampio e corposo dossier che pare abbia avuto una prima risposta limitatamente all’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Ma questo non basta. L’insegnamento della storia dell’arte è solo un aspetto del grande campo dell’educazione in generale e della formazione artistica. Entrambi devono contribuire a consolidare nei cittadini la capacità di “leggere”, “comprendere”, e “applicare” un vero e proprio linguaggio con precise conoscenze e abilità in campo creativo, così come avviene in quello della lettura, della scrittura e dei saperi scientifici. (altro…)

Con le note di un suo scherzo jazz improvvisato, Giuseppe Campagnoli ci porta ancora a Trieste, sua città preferita.
Scorci inediti e luoghi famosi in una nuova sequenza di girotondi dopo quello ormai storico del Rondò in piazza a Trieste a Ferragosto del 2012.

Non starò a fare la storia arcinota dei famosi caffè di Trieste. Mostrando tra le foto una frase di Claudio Magris scritta in un pannello della mostra sul caffè realizzata da vari soggetti tra cui le amministrazioni triestine, Illy caffè e, il prezzemolo, Expo, vi proporrò un telegrafico report di un minitour effettuato in questi giorni. Ho glissato sui caffè malamante recuperati e ristrutturati nell’architettura e nell’atmosfera mentre ho visitato e fruito con piaceri diversi dell’antico caffè Tommaseo nell’omonima piazza e del Caffè San Marco presso i cosiddetti “viali”. Esclusivo il primo con uno stato di conservazione esemplare di arredi e supprllettili. Servizio e cibi e bevande perfetti a prezzi equi. Originale il San Marco con la sua dotta libreria e l’allestimento déco delle sale un po’ dimesse ma melanconicamente amabili, poetiche e letterarie. Servizio, quantità e qualità delle vivande non proprio all’altezza dei prezzi. I due caffè sono entrambi da frequentare mentre sono da guardare solo da fuori il Caffè degli Specchi e Stella Polare.

Quando manca la scuola viene meno la vera conoscenza e tutto si degrada mentre avanza un nuovo analfabetismo di cui i social networks sono indiscutibili testimoni. Chi ha a cuore il nostro futuro di nazione e di giacimento culturale dovrebbe essere più lungimirante, fornire i mezzi alle buone idee e alle buone pratiche e unirsi in questo sforzo nella stessa direzione prima che sia troppo tardi.Non ha senso fondare ogni giorno una nuova associazione culturale e corporativa che celebra se stessa con seminari e convegni inutili, mentre avrebbe senso mettersi in rete per contribuire a rifondare il settore educativo artistico italiano rendendo disponibili la ricerca, il progetto e la consulenza ai ministri e ai decisori politici di turno, senza disperdere occasioni e risorse che lo Stato dovrebbe una volta per tutte incrementare e rendere disponibili a chi realmente merita. L’educazione e la formazione sono le chiavi per assicurarsi in futuro persone capaci e competenti e prospettive di rilancio dell’unica economia possibile e non effimera in Italia. (altro…)
Cosa resterà al primo soffio di brezza?
Filosofia pop o sofismi pop? La prima giornata è stata un passerella di sponsors pubblici con un divo del mercato della cultura. Chi ha pagato? Chi ci guadagna? Chi ci lavora gratis et amore dei? Perché non si fa una consultazione tra i cittadini di Pesaro e delle Marche per chiedere se e dove dovrà ripetersi l’evento e se sempre a carico anche dei cittadini? Si potrà vedere pubblicato il conto consuntivo della manifestazione? Vedremo ancora gli show circolari dei soliti noti del circo televisivo? Vedremo ancora gli esibizionisti narcisisti della tv e del web? Molta forma, moltissima forma e rarissima o rarefatta sostanza. E’ questa la cultura del nuovo corso liberista democratico italiano? Invito Enrico Ghezzi, che non doveva impelagarvisi, a “blobbare” adeguatamente quanto prima anche Popsophia: ci sono spunti ad ogni angolo!